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	<title>Cronache Laiche &#187; unione europea</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Il limbo europeo dell&#8217;omeopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 11:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/il-limbo-europeo-dellomeopatia/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/prodotti-omeopatici-in-granuli-300x195.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Le leggi dell’Unione europea sono estremamente restrittive per la commercializzazione di farmaci,  e non da oggi. Fin dal 1965 ogni dichiarazione relativa alla capacità di guarire o ridurre i sintomi delle malattie deve essere solidamente comprovata. A causa di queste normative (65/65/CEE, ad esempio) scomparvero dagli scaffali delle farmacie europee molti “rimedi tradizionali”. Come sappiamo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/prodotti-omeopatici-in-granuli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30880" title="prodotti omeopatici in granuli" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/prodotti-omeopatici-in-granuli-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Le leggi dell’Unione europea sono estremamente restrittive per la <strong>commercializzazione di farmaci</strong>,  e non da oggi. Fin dal 1965 ogni dichiarazione relativa alla capacità di guarire o ridurre i sintomi delle malattie deve essere <strong>solidamente comprovata</strong>. A causa di queste normative (65/65/CEE, ad esempio) scomparvero dagli scaffali delle farmacie europee molti “rimedi tradizionali”. Come sappiamo la truffa al consumatore è una delle materie in cui l’Ue si è mossa con più forza. Tuttavia, alla “comprovata capacità curativa” si è fatta nel 1992 un’eccezione, i <strong>farmaci omeopatici</strong>. Come si legge nella direttiva 92/73/CEE, infatti, «<em>alla procedura specifica semplificata di registrazione dei medicinali omeopatici sono applicabili per analogia i criteri e le norme procedurali previsti agli articoli da 5  a 12 della Direttiva 65/65/CEE, eccezion fatta per la prova dell’effetto terapeutico</em>».</p>
<p>Grazie a questa direttiva i farmaci omeopatici vengono sottratti alle norme sul cibo e sugli integratori alimentari e inserite in quelle “speciali” dei medicinali senza che vi sia la “solida prova” del loro <strong>effetto terapeutico</strong>. In realtà il testo originale prevedeva una frase di avvertimento della mancanza di un’indicazione scientifica comprovata sull’etichetta, ma le industrie omeopatiche aggirarono queste e altre restrizioni immettendo sul mercato prodotti complessi il cui nome ricordava la malattia per cui l’omeoprodotto pretendeva di essere il rimedio.</p>
<p>Il fatto che la cura omeopatica dovesse essere estremamente personalizzata era evidentemente diventato un optional; ad ogni modo tutto fu <strong>normalizzato</strong> nel 2004 con un&#8217;ulteriore direttiva che allargava ancor di più le maglie per i prodotti omeopatici, senza che nel frattempo con il progredire della scienza sia mai giunta una sola prova che questi rimedi abbiano un minimo effetto<strong> superiore al placebo</strong>. Ricordiamo infatti che il premio di un milione di dollari (mica spiccioli) messo in palio dalla <strong>fondazione James Randi</strong> a chi, con qualunque metodica, si fosse dimostrato in grado di riconoscere il medicinale omeopatico fra altri nove campioni di acqua distillata è rimasto non assegnato nonostante i tentativi di diversi omeopati.</p>
<p>Oggi l’<strong>organizzazione degli scettici belgi</strong> (SKEPP) promuove un appello al parlamento europeo che si può riassumere sinteticamente in un “delle due l’una” delle seguenti opzioni:</p>
<p>- Se i medicinali omeopatici costituiscono<strong> cure mediche</strong>, dovrebbero essere regolati dalle stesse norme di ogni altra terapia;<br />
- Se i medicinali omeopatici sono considerati come<strong> cibo o integratori alimentari</strong> devono essere applicate tutte le norme previste per questa categoria di prodotti: ogni dichiarazione sulla salute deve essere prima comprovata dall’EFSA (European Food Safety Agency).</p>
<p>Difficilmente un discorso cosi limpido e lineare riuscirà ad essere più forte delle pressioni politiche delle multinazionali omeopatiche.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Alessandro Chiometti</div>
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		<title>Paradisi (fiscali) di culto</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 12:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/09/paradisi-fiscali-di-culto/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/faith_funds-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Forse, per uscire dalla crisi, alla Santa Sede più che il pagamento dell&#8217;Ici bisognerebbe chiedere consigli. Ad esempio su come ottenere sostegno economico e finanziario per almeno un secolo dall&#8217;Unione europea (o dalla Banca centrale) senza nulla dovere in cambio se non incondizionata venerazione. Leggendo tra le pieghe del Concordato del 1929 &#8211; il cappio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/faith_funds.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-27094" title="faith_funds" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/faith_funds.jpg" alt="" width="220" height="311" /></a>Forse, per uscire dalla crisi, alla Santa Sede più che il pagamento dell&#8217;Ici bisognerebbe chiedere consigli. Ad esempio su come ottenere sostegno economico e finanziario per almeno un secolo dall&#8217;Unione europea (o dalla Banca centrale) senza nulla dovere in cambio se non incondizionata venerazione. Leggendo tra le pieghe del Concordato del 1929 &#8211; il cappio messo intorno al collo degli italiani da Benito Mussolini e stretto fino al limite della sopportazione nel 1984 dal tandem socialista Craxi-Tremonti &#8211; di gratuite concessioni alla Chiesa, che la partita doppia traduce in costose eredità per le finanze dei cittadini italiani, se ne trovano a bizzeffe. Volete un (amaro) assaggio? Nel 19esimo secolo il neonato Stato italiano non si peritò di espropriare al Papa un bel numero di chiese, oltre 750 secondo i calcoli di <strong>Maurizio Turco</strong> e <strong>Carlo Pontesilli</strong>, rispettivamente presidente e segretario dell&#8217;associazione <a href="http://www.anticlericale.net/" target="_blank">Anticlericale.net</a>. L&#8217;atto di inaudito coraggio istituzionale &#8211; almeno a vederlo con gli occhi di oggi &#8211; ebbe vita relativamente breve. Con il Concordato del 1929 la Santa sede fu indennizzata. Non solo, da allora, senza che non un presidente del Consiglio o un ministro dell&#8217;Economia avesse da ridire, quelle 750 chiese sono concesse in <strong>uso gratuito</strong> per fini di culto all&#8217;Autorità ecclesiastica. Infine, ciliegina sulla torta: la loro manutenzione, ovviamente, è <strong>a carico dello Stato</strong>. Cioè nostro.</p>
<p>Uno sconcertante paradosso di fronte al quale Turco, in qualità di deputato radicale, ha presentato un <strong>emendamento</strong> che «<em>prevede l’alienazione delle oltre 750 chiese e degli edifici di culto appartenenti al Fondo edifici di culto il cui ricavato deve essere destinato unicamente alla riduzione del debito pubblico e in cui la Santa sede abbia il diritto di prelazione</em>». L&#8217;emendamento depositato oggi fa parte di un pacchetto di misure che i Radicali avevano già presentato ad agosto. «<em>Oltre alla vendita delle chiese e all’emendamento per l’abolizione dell’esenzione dell’ICI del 2006 (alla Camera votarono contro, tra gli altri, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, e quasi tutti i deputati dell’Ulivo; l’Italia dei valori si astenne)</em> &#8211; racconta a <em>Cronache Laiche</em> &#8211; <em>abbiamo chiesto che siano previsti l’obbligo di dichiarazione ICI per gli immobili esenti e l’abrogazione totale di esenzioni o riduzioni fiscali e tributarie a favore di qualsiasi soggetto che svolge una attività anche parzialmente commerciale, a prescindere dalla natura dell’ente stesso. Infine abbiamo presentato un emendamento per vietare l’uso delle quote dell’8 per mille di diretta gestione dello Stato ad altri soggetti che già percepiscono l’8 per mille. Infatti lo Stato ha utilizzato sino a ora circa il 50 per cento per interventi di cui dovrebbe farsi carico la Chiesa cattolica</em>». Zavorre pesantissime da sempre, ma che in questo particolare momento storico possono contribuire a dare il colpo di grazia a un Paese sull&#8217;orlo del collasso economico. Nonostante ciò aspettarsi un sussulto di <strong>dignità istituzionale</strong> (per non dire di laicità) da questo governo è utopia anche per il più inguaribile degli ottimisti.</p>
<p>Un “aiutino” potrebbe venire dalla Commissione europea. Il sistema fiscale fondato sui favori alla Chiesa è stato denunciato a Bruxelles dai Radicali sin dal 2006. Dopo continui rimandi e ritardi, dovuti alle pressioni esercitate sia dal Vaticano che dai diversi governi italiani, la Commissione dovrebbe pronunciarsi entro fine anno <strong>contro lo Stato italiano</strong>, per violazione delle Direttive Ue sulla concorrenza. «<em>Abbiamo presentato gli emendamenti nell’attesa che la Commissione europea decida sulla nostra denuncia</em> &#8211; conclude Turco &#8211; <em>se non altro per consentirci di adire la Corte europea di giustizia nel caso prevalga l’opportunità politica sul giudizio tecnico. Se l’esenzione Ici sarà giudicata contraria alle norme Ue, la legge italiana va cambiata. A prescindere dalla manovra</em>».
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Federico Tulli</div>
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		<title>Claudia Cucchiarato: &#8220;Vivo altrove&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 12:42:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/12/claudia-cucchiarato-vivo-altrove/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/Vivo-altrove..bmp class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Di giovani si parla poco e male: sui canali televisivi consueti non ce ne è traccia, né di quelli che restano nel nostro Paese né di quelli che se ne vanno, per studio (programmi Erasmus o Leonardo), lavoro o spirito di avventura. Ma in rete, sui social network sia e su canali come Youtube, impazzano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/Vivo-altrove..bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-16613" title="Vivo altrove." src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/Vivo-altrove..bmp" alt="" width="276" height="373" /></a>Di giovani si parla poco e male: sui canali televisivi consueti non ce ne è traccia, né di quelli che restano nel nostro Paese né di quelli che se ne vanno, per studio (programmi Erasmus o Leonardo), lavoro o spirito di avventura.</p>
<p>Ma in rete, sui social network sia e su canali come Youtube, impazzano video e i siti web che raccontano le peripezie di eterni sfruttati da una “Repubblica fondata sugli stage” (come l’ha definita Eleonora Voltolina in un suo noto volume)  e le avventure picaresche di chi parte per andare in Europa o oltreoceano senza un contratto lavorativo, guidato solo dalla voglia di non continuare a sentirsi tradito da un Paese che raramente premia il merito.</p>
<p>Ma come affrontano i problemi legati al precariato gli italiani in Italia e all’estero?</p>
<p> Molti sono quelli che utilizzano i  propri talenti per esprimere un malessere condiviso ed allo stesso tempo si creano con le proprie mani un lavoro, un progetto, un motivo per cui lottare ed andare avanti a testa alta. Una di loro è <strong>Claudia Cucchiarato</strong>, trentuno anni, che dopo il suo Erasmus spagnolo sei anni fa si è trasferita a Barcellona e da lì porta avanti con determinazione una carriera giornalistica bilingue: durante il suo primo anno bercelloneta ha iniziato a raccogliere storie, dati e statistiche e a proporre dei reportage sulla situazione degli italiani in Spagna alla redazione di <em>Repubblica.</em> Concita De Gregorio, di madre spagnola, la nota e la mette alla prova: firmano insieme i primi pezzi e a partire da quelli ed altre numerose ricerche sul campo Cucchiarato ha scritto un libro.</p>
<p><strong><em>Vivo altrove. Giovani e senza radici</em></strong> (Mondadori, 2010) è il frutto di diversi anni di inchieste e fotografa la situazione dei giovani emigrati sia in Europa sia oltreoceano.</p>
<p>Ma qual è l’identikit dell’emigrante italiano d’oggi? «<em>Gli emigranti italiani d’oggi – </em>scrive l’autrice –<em> di solito hanno meno di trentacinque anni e si trasferiscono un po’ ovunque, a volte anche allo sbaraglio, pur di andarsene dal Paese d’origine. Molte delle persone che ho intervistato nel 2005 e nel 2006 non vivono più qui, ma si sono spostati a Berlino, a Parigi, a Londra. Alcuni sono tornati in Italia, ma sono una minoranza. Poco si parla del fatto che non sono solo i ricercatori/studiosi ad andarsene, c’è una generazione intera di persone che sono stanche del proprio Paese e fanno la valigia, prendono un volo low-cost e si trasferiscono altrove</em>».</p>
<p>Nei sedici capitoli la giornalista è riuscita a costruire un mosaico di storie che uniscono la minuziosità dei dati alla passione per il racconto, i racconti a tratti esilaranti a tratti sorprendenti dei tantissimi giovani italiani che ha intervistato. Alla fine del libro non si dimenticano la storie di Giulia Tellarini,<strong> </strong>che dopo un percorso multiforme fra Italia, Francia, Inghilterra, è riuscita a formare un gruppo musicale, Giulia y los Tellarini, le cui canzoni sono state scelte come colonna sonora da Woody Allen per il suo <em>Vicky Cristina Barcelona</em>; o quella di Alessandro Mistrorigo, che dopo il dottorato a Venezia si è trasferito a Londra dove ora lavora nel campo della ricerca sulla letteratura ispano-americana contemporanea.</p>
<p>È Alessandro che riprende da Luigi Meneghello una nozione densa di significato, quella di <em>dispatrio</em>: ovvero di colui che vive altrove, ma non per sempre, e riesce a vedere i fatti da una prospettiva diversa da quella dell’ espatriato/esiliato, che vede le cose da ‘fuori’, come ricorda l’etimologia.</p>
<p>Nel libro il fenomeno della nuova emigrazione italiana viene trattato con obiettività, senza quel tono a metà tra il nostalgico e il drammatico con cui di solito si affrontano questi temi.</p>
<p>Cucchiarato riesce a cogliere il succo del problema, che non è soltanto nell’emigrazione italiana, ma soprattutto nell’incapacità del nostro Paese di attrarre talenti stranieri: «<em>Non si tratta di un fenomeno negativo a priori; l</em><em>’Europa Unita, la moneta unica, l’assenza di frontiere e una serie di altri fattori come Internet, i voli low-cost o i programmi di studio e lavoro all’estero, permettono a coloro che sono nati dagli anni ‘70 in poi di essere estremamente mobili e fluidi; succede in tutti i Paesi europei. Quel che è grave, però </em>– spiega l’autrice –<em> è che l’Italia è in assoluto il Paese dell’OCSE che esporta più laureati e meno importa giovani delle stesse caratteristiche. Insomma: un dissanguamento senza possibilità di trasfusione</em>».  </p>
<p><strong>Claudia Cucchiarato<br />
</strong><em>Vivo altrove. Giovani senza radici: gli emigranti italiani di oggi<br />
</em>Mondadori, 2010<br />
pp.  240 – € 18.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Eloisa Morra</em></span></strong></p>
<p>* <em>Vivo altrove</em> è anche un <a href="http://www.vivoaltrove.it/">blog </a>e ha lanciato l&#8217;idea di un <a href="http://manifestoespatriati.wordpress.com/">Manifesto degli Espatriati</a>, denuncia dell&#8217;Italia che non funziona.</p>
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		<title>I turchi ieri e oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 09:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/09/i-turchi-ieri-e-oggi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/toto2152010201515-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Quando, nel XV secolo, Costantinopoli era in procinto di cadere in mano turca, gli intellettuali bizantini non poterono non arrivare a pensare che se la cultura islamica era sicuramente alcuni passi indietro rispetto alla loro, aveva almeno il pregio di non essere ipocrita come quella cattolico-romana, che dietro la fede cristiana ambiva a mire egemoniche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12998" title="toto2152010201515" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/toto2152010201515.jpg" alt="toto2152010201515" width="239" height="293" />Quando, nel XV secolo, Costantinopoli era in procinto di cadere in mano turca, gli intellettuali bizantini non poterono non arrivare a pensare che se la cultura islamica era sicuramente alcuni passi indietro rispetto alla loro, aveva almeno il pregio di non essere ipocrita come quella cattolico-romana, che dietro la fede cristiana ambiva a mire egemoniche sullo stesso impero bizantino, di religione non meno cristiana.</p>
<p>La cultura islamica era una cultura semplice, basata sì sull&#8217;uso della forza, ma solo per affermare l&#8217;appartenenza a tribù, etnie, stirpi, clan e famiglie, che sicuramente erano per loro più importanti di qualunque &#8220;impero&#8221; e tanto più del concetto di &#8220;stato&#8221;. Era una cultura che non avrebbe tollerato monarchi assoluti e divinizzati. E soprattutto non era una cultura borghese ma rurale, proveniente da allevatori nomadici, che durante le conquiste islamiche s&#8217;erano trasformati in agricoltori, artigiani e commercianti, facendo fortuna con le spezie.</p>
<p>I turchi ottomani erano più &#8220;laici&#8221; degli arabi, ma anche più militaristi, più burocrati, più feudali nei rapporti agrari, più esosi sul piano fiscale. Nella gestione dei loro patrimoni assomigliavano molto agli spagnoli colonialisti e controriformisti.</p>
<p>Nonostante siano stati molto repressivi nella storia (basta guardare lo sterminio degli armeni e dei kurdi, ma anche delle popolazioni di rito bizantino e persino di quelle arabe, pur professando con quest&#8217;ultime una medesima fede islamica), i turchi hanno impedito uno svolgimento in senso capitalistico della ex società bizantina. Ciò determinerà una grande debolezza dell&#8217;impero ottomano rispetto alle nazioni europee che nel XIX secolo cominceranno a imporsi sulla scena internazionale, al punto che crollerà come impero durante la prima guerra mondiale.</p>
<p>Ma la debolezza dipese anzitutto dal fatto che gli emiri e i sultani turchi non permisero mai alcuna riforma agraria. Per mezzo millennio (dopo il 1453) il loro impero restò un&#8217;autocrazia dispotica, i cui rapporti feudali impedivano qualunque forma di democrazia.</p>
<p>La Turchia moderna, cioè &#8220;borghese&#8221;, nasce solo con Ataturk, nel 1923, il quale, temendo che la fine del feudalesimo comportasse lo smembramento di quel che era rimasto dell&#8217;ex impero ottomano, provvide a sterminare gli armeni e a isolare completamente i kurdi sulle montagne. Si comportò sul piano etnico in maniera più dispotica che nei secoli precedenti, anche se il suo Stato fu in un certo senso considerato &#8220;eretico&#8221; dal mondo musulmano, e non solo certamente perché sostituì l&#8217;alfabeto arabo con quello latino, ma anche e soprattutto perché non voleva i mullah al governo.</p>
<p>Pur di sopravvivere in mezzo ai colossi che volevano disintegrarla (Francia e Inghilterra in primis: l&#8217;Italia si limitò a sottrarle l&#8217;odierna Libia e alcune isole del Dodecaneso), la Turchia fu disposta ad allearsi coi tedeschi: lo fece nella prima guerra mondiale e lo rifece nella seconda, pagando tutti i prezzi di questa alleanza perdente, e facendoli pagare agli stessi tedeschi e alle loro teorie di razza pura e superiore. Oggi i quasi tre milioni di turchi sono la minoranza più forte in Germania e, per quanto laici siano nei rapporti tra chiesa e stato, restano pur sempre di confessione islamica, almeno in grande maggioranza. Nel mondo islamico la religione non può essere un fatto privato, anche quando &#8211; come in questo caso &#8211; lo Stato si dichiara &#8220;laico&#8221;, proprio perché la fede è una sorta di collante socioculturale.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-13000" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="turchia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/turchia.jpg" alt="turchia" width="355" height="237" />Il fatto che oggi l&#8217;Europa abbia al suo interno una nazione di quasi 80 milioni di abitanti senza radici cristiane (per non parlare dei molti milioni di immigrati islamici), lo si deve, originariamente, alla volontà di Francia e Inghilterra d&#8217;impedire alla Russia zarista di sferrare un colpo demolitore alla Turchia. A partire dagli anni Venti dell&#8217;Ottocento la Russia aveva cominciato ad aiutare i greci e tutte le popolazioni balcaniche a liberarsi dell&#8217;oppressione ottomana.</p>
<p>L&#8217;obiettivo avrebbe potuto realizzarsi abbastanza facilmente se non l&#8217;avessero impedito sia gli austriaci, che col loro vetusto impero volevano arrivare sino al Mare Egeo (ma si fermarono ad amministrare la Bosnia e l&#8217;Erzegovina), sia, e soprattutto, gli anglo-francesi, che non volevano assolutamente permettere alla Russia né di minacciare i loro interessi imperiali nel Vicino Oriente, né di entrare con la sua flotta da guerra nel Mediterraneo; e, per impedirglielo, fecero scoppiare la guerra di Crimea (1853-56), cui partecipò anche il nostro Regno Sabaudo, e che fu disastrosa per lo zar, benché un ventennio dopo (1877-78) i russi, da soli, poterono approfittare della guerra franco-prussiana per obbligare i turchi a dare l&#8217;indipendenza a tutti gli Stati balcanici.</p>
<p>Oggi il ruolo della Turchia è quello di essere un avamposto americano nel Vicino Oriente, in grado di controllare i paesi arabi limitrofi, la Russia e parte del Mediterraneo. Ancora oggi, nei dibatti politici e culturali interni, non vogliono sentir parlare né di kurdi né di armeni, né di questione cipriota (l&#8217;isola che hanno occupato per metà nel 1974), per quanto alcuni timidi passi siano stati fatti.</p>
<p>Può entrare in Europa un paese che non permette di dire una parola convincente al proprio interno su argomenti del genere? No, non può. Ci farebbe comodo avere nell&#8217;Unione Europea un paese che smetterebbe di stare supinamente dalla parte degli americani? Sì, potrebbe farci comodo. Dobbiamo forse temere la presenza di tutti questi islamici turchi in Europa? Nessun timore: i turchi sono i primi a non volere alcuna forma di integralismo politico-religioso, anche se non ammetterebbero mai che questa loro forma di laicità gli deriva proprio dalla concezione diarchica del potere che avevano i bizantini.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.homolaicus.com/"><span style="color: #006699;"> <strong><em>Enrico Galavotti</em></strong></span></a></p>
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		<title>Disabilità, da Bibione una brutta storia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 07:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gitto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/disabilita-da-bibione-una-brutta-storia/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/discriminazione-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>E’ accaduto a Bibione, nel “civilissimo” Veneto. Un albergatore ha chiesto ai genitori di una bimba di quattro anni, affetta da una sindrome congenita, di pranzare in orari diversi dagli altri avventori, per non “imbarazzare” il resto della clientela. Viene spontaneo chiedersi, in questi casi,  chi siano i veri disabili. Di primo acchito, la risposta porterebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-10318" title="discriminazione" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/discriminazione.jpg" alt="discriminazione" width="326" height="323" /><strong>E’ accaduto a Bibione, nel “civilissimo” Veneto.</strong> Un albergatore ha chiesto ai genitori di una bimba di quattro anni, affetta da una sindrome congenita, di pranzare in orari diversi dagli altri avventori, per non “imbarazzare” il resto della clientela.</p>
<p>Viene spontaneo chiedersi, in questi casi,  chi siano i veri disabili. Di primo acchito, la risposta porterebbe a indicare questo“zelante” albergatore. Ma poi, a pensarci bene, anche i clienti dell’albergo, almeno quelli “imbarazzati” dalla presenza della bimba che si esprime a suoni e non a parole (che pateticamente  si considereranno “normo-dotati”), tanto “abili” probabilmente non sono. Tra l’altro sarebbe interessante sapere se i loro pargoletti sono meno rumorosi e fastidiosi della piccola in questione.</p>
<p>Ironia a parte è davvero una brutta storia.  Con tanta amarezza bisogna constatare che episodi del genere  sono sempre più frequenti, e la dicono lunga su quali siano la cultura, la conoscenza e la rappresentazione della disabilità nella nostra “moderna e civile” società.  Una società in cui migliaia di persone decidono di aderire a gruppi nati sul social network Facebook dai nomi raccapriccianti: “<em>Gettiamo gli handicappati nei burroni</em>&#8220;; &#8220;<em>Picchiamo gli handicappati”.</em></p>
<p>Un tempo si definivano persone ignoranti gli analfabeti. Oggi come definire queste persone? Bastano gli epiteti “ignoranti” e “incivili”? No, perché non rendono bene l’idea dell’infimo statutus in cui essi si trovano. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Perché gli episodi di violenza e discriminazione cui sono sottoposti ancora oggi i disabili sono il segno di una deriva culturale, ormai imperante, dove regna sovrana la paura e il rifiuto dell’altro e della sua diversità, e dove il rispetto della dignità delle persone, in quanto esseri umani, ha perso ogni valore.</p>
<p>E contro questo malcostume nulla può, nemmeno la legge. In Italia ne abbiamo una dal nome altisonante <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/06067l.htm">“Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni</a>”, ma del tutto inefficace, a quanto pare, in quanto non trova applicazione.<br />
E che dire delle indicazioni dell’Unione Europea? I principi della parità di trattamento e della <strong>non</strong> discriminazione sono da sempre al centro del modello sociale europeo e rappresentano uno dei capisaldi dei diritti e dei valori fondamentali dell&#8217;individuo. “<em>Come cittadini a pieno titolo, le persone con disabilità hanno gli stessi diritti di qualsiasi altro cittadino e, in particolare, il diritto alla dignità, alla parità di trattamento, a una vita autonoma e alla piena partecipazione alla vita sociale</em>”. (Piano d&#8217;azione dell&#8217;UE a favore delle persone disabili 2007). Ma che belle parole!</p>
<p>Parole che restano sulla carta, perchè,  nonostante le enunciazioni di principio, i bambini disabili devono comunque nascondersi alla vista dei “normali” benpensanti, che vogliono godersi il meritato relax senza “imbarazzi”. I genitori della bimba hanno lasciato di corsa l’albergo, ovviamente, dopo che il  “grande” manager bibionese ha fatto anche pagare loro 500 euro di penale per aver anticipato la partenza. Non c’è che dire, bisogna essere proprio tanto “normali” per partorire idee così brillanti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Eleonora Gitto</em></span></strong></p>
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		<title>D’Alema non sarà ministro degli esteri dell’Unione europea</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconidalema-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La britannica Catherine Ashton sarà Mr, anzi Mrs Pesc, il ministro degli esteri europeo; il belga Herman Van Rompuy sarà il prossimo Presidente dell’Assemblea di Strasburgo. Questa la decisione degli otto capi di governo socialisti che si sono incontrati ieri sera. Salta quindi per l’Italia la candidatura di Massimo D’Alema agli esteri. Ma probabilmente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1064" title="berlusconidalema" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconidalema.jpg" alt="berlusconidalema" width="311" height="228" />La britannica <strong>Catherine Ashton</strong> sarà Mr, anzi Mrs <em>Pesc</em>, il ministro degli esteri europeo; il belga Herman Van Rompuy sarà il prossimo Presidente dell’Assemblea di Strasburgo. Questa la decisione degli otto capi di governo socialisti che si sono incontrati ieri sera. <strong>Salta quindi per l’Italia la candidatura di Massimo D’Alema agli esteri</strong>.</p>
<p>Ma probabilmente la questione D’Alema va vista, per così dire, <em>di taglio</em>, da un’angolazione particolare. Infatti, se consideriamo la qualità della candidatura in sé e per sé, probabilmente era fra le migliori, se non la migliore in assoluto insieme a quella di Blair alla presidenza del parlamento europeo. E questo sia per il curriculum sia per il notevole appeal politico che Massimo D’Alema vanta anche a livello internazionale.</p>
<p>Tuttavia, per l’appunto, sono stati probabilmente altri elementi, di contorno, ad indebolirla e, alla fine, a renderla non praticabile.</p>
<p>Il primo, inconfessato ma evidente, è la scarsa propensione dei maggiori paesi europei a proporre a ministro degli esteri dell’Unione una personalità forte che facesse da ombra o che addirittura annichilisse la rappresentatività internazionale delle singole nazioni, espressa coi propri primi ministri o coi relativi ministri degli esteri. Anche indipendentemente dall’indicazione di un gruppo politico (come quello socialista) la questione va considerata, a nostro avviso, in questa ottica “trasversale”, tesa comunque ad evidenziare una personalità di secondo piano. Non a caso, infatti, anche la candidatura di <strong>Tony Blair</strong> a Presidente del Parlamento europeo, è stata cassata: la logica è la medesima.</p>
<p>La seconda ragione, se vogliamo più intrinseca e ancora meno confessabile – ma non per questo meno importante –  è che ad appoggiare esplicitamente, e con forza, la candidatura di D’Alema, è stato il Presidente del Consiglio <strong>Berlusconi</strong>, che si è speso in prima persona. Più che una candidatura italiana, questa è stata vista come una forzatura, evidentemente anche di natura opportunistica, che Mr. Berlusconi voleva imporre agli altri partner europei con lo scopo di sistemare altre sue questioni interne. In quest’ottica, non è peregrino rammentare come al nostro Presidente del Consiglio da un po’ di tempo, a livello internazionale, non ne vada bene una: prima ci aveva provato (a giugno) con l’integralista cattolico <strong>Mario Mauro</strong> (sempre per il seggio di Presidente del Parlamento; ora ci ha provato col <em>comunista</em> D’Alema agli esteri. Naturalmente dopo averne sistematicamente dette di tutti i colori, negli ultimi quindici anni, ai postcomunisti stessi.</p>
<p>Se ragionassimo in punta di penna, con l’eleganza giornalistica tipica di un Feltri, potremmo anche dire che Berlusconi, ogni volta che interviene, <em>porta male</em>. Ma la realtà, facezie a parte, è molto più seria e delicata: il nostro Paese, a causa del proprio Presidente del Consiglio, è arrivato a un preoccupante livello di isolamento nel contesto internazionale. Un isolamento gravissimo, che lo porta fuori dagli ambiti decisionali che contano. E non serve a nulla, per Berlusconi, inventarsi viaggi improbabili e confusi in Russia, o strette di mano con Gheddafi o col leader croato di turno. La realtà è che siamo fuori dai livelli decisionali, con tutto ciò che questo comporta.</p>
<p>Alla fine a rappresentare l’Europa, comunque, non ci sarà un italiano. Ma il problema vero è che con questo governo, e soprattutto con questo Presidente del Consiglio, chissà per ancora quanto tempo dovremo scontare gli effetti di questa regressione forte del prestigio italiano sul piano internazionale, recuperata progressivamente e non senza grandi difficoltà, negli ultimi decenni.</p>
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		<title>Berlusconi: la sentenza della Corte Europea non si rispetta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/berlusconi-la-sentenza-della-corte-europea-non-si-rispetta/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi4-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il premier, con una delle sue solite chicche, dice che la sentenza della Corte Europea sui diritti dell’uomo, non è “coercitiva”. Questo vuol dire che per farla rispettare l’Unione europea non può usare la forza. E’ bello apprendere queste cose: sostanzialmente sta dicendo che le sentenze (anche quelle europee!) possono non essere rispettate. Cioè non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-721" title="berlusconi4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconi4.jpg" alt="berlusconi4" width="230" height="219" />Il premier, con una delle sue solite chicche, dice che la sentenza della Corte Europea sui diritti dell’uomo, non è “coercitiva”. Questo vuol dire che per farla rispettare l’Unione europea non può usare la forza.</p>
<p>E’ bello apprendere queste cose: sostanzialmente sta dicendo che le sentenze (anche quelle europee!) possono non essere rispettate. Cioè non sono vincolanti, quindi i crocifissi lo Stato Italiano non li deve levare. E’ un po’ l’atteggiamento tipico del premier circa la giustizia italiana (&#8220;<strong>per fare il magistrato si deve essere uno squilibrato mentale&#8221;)</strong> e circa il rispetto delle leggi (<strong>&#8220;le tasse troppo alte possono pure non essere pagate&#8221;)</strong>. Cioè lo sprezzo delle regole. A questo punto, decide lui, o chi per lui, quali sentenze della Corte Europea vanno applicate oppure no; quali vanno rispettate oppure no. Questi organismi europei stanno agendo, vagliando, analizzando, pronunciando come se dessero dei consigli, e non come emanassero sentenze.</p>
<p><strong>“<em>Possono morire tutti, tanto i crocifissi non li togliamo! Quegli organismi non contano nulla!</em>”</strong> aveva sbraitato la faccia da orco di Ignazio La Russa l’altro giorno alla Tv di Stato.</p>
<p>In fin dei conti, con modalità diverse, Ignazio e Silvio dicono la stessa cosa: <em>le regole sono un optional, se contrarie ai nostri interessi non si rispettano</em>.</p>
<p><strong>Ma la democrazia è un&#8217;altra cosa: si nutre di rispetto istituzionale e di regole condivise. Se il nostro Paese crea, insieme ad altri, gli organismi di governo e di tutela che presiedono alla convivenza civile,è tenuto a rispettarli. E&#8217; tenuto a rispettarne i deliberati e le sentenze, tutte,  per principio, compresa quella della <em>Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo</em> che ingiunge di togliere i crocifissi dalle aule scolastiche. </strong></p>
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