<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cronache Laiche &#187; tacito</title>
	<atom:link href="http://www.cronachelaiche.it/tag/tacito/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cronachelaiche.it</link>
	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 12:08:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Le prove storiche della favola di Cristo</title>
		<link>http://www.cronachelaiche.it/2009/11/le-prove-storiche-della-favola-di-cristo/</link>
		<comments>http://www.cronachelaiche.it/2009/11/le-prove-storiche-della-favola-di-cristo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 02:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critiche laiche]]></category>
		<category><![CDATA[adonis]]></category>
		<category><![CDATA[bacco]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[budda]]></category>
		<category><![CDATA[cristo]]></category>
		<category><![CDATA[ercole]]></category>
		<category><![CDATA[Filone di Alessandria]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[horus]]></category>
		<category><![CDATA[iside]]></category>
		<category><![CDATA[mosè]]></category>
		<category><![CDATA[nazareth]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo testamento]]></category>
		<category><![CDATA[osiride]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[plinio]]></category>
		<category><![CDATA[ponzio pilato]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[svetonio]]></category>
		<category><![CDATA[tacito]]></category>
		<category><![CDATA[tertulliano]]></category>
		<category><![CDATA[vangeli]]></category>
		<category><![CDATA[vangeli aprocrifi]]></category>
		<category><![CDATA[zoroastro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cronachelaiche.it/?p=977</guid>
		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/le-prove-storiche-della-favola-di-cristo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/cristo-257x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La favola di Cristo fu inventata copiando altre divinità: Horus, Mitra, Zoroastro, Baal, Iside-Osiride, Dioniso/Bacco, Adonis, Budda, Ercole, Prometeo, Krisna, Attis. Nessuno storico fa menzione del personaggio che risponderebbe al nome di Gesù: né in Grecia, né a Roma e né in Palestina. Tutto il primo secolo di storia che viene considerata come l’epoca della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-979" title="cristo" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/cristo-257x300.jpg" alt="cristo" width="257" height="300" />La favola di Cristo fu inventata copiando altre divinità: Horus, Mitra, Zoroastro, Baal, Iside-Osiride, Dioniso/Bacco, Adonis, Budda, Ercole, Prometeo, Krisna, Attis. Nessuno storico fa menzione del personaggio che risponderebbe al nome di Gesù: né in Grecia, né a Roma e né in Palestina. Tutto il primo secolo di storia che viene considerata come l’epoca della vita di tale Gesù,  nessuno l’ha mai visto vivo , né conosciuto, né tanto meno ne ha sentito parlare. La presunta sacralità del cattolicesimo si basa su alcune vicende tramandate verbalmente, per sentito dire, ma non per conoscenza diretta di chi le narra attraverso i cosiddetti “testi sacri”. Oggi di certo sappiamo che la verità non risiede nelle cosiddette “sacre scritture” in quanto, come ampiamente dimostrato dai vari studiosi degli ultimi due secoli, la presunta parola di Cristo tanto elogiata e propagandata, non è nient’altro che la summa di vari scritti di dubbia natura; testi manipolati a tal punto che in essi convergono una miriade di contraddizioni.</p>
<p>Queste contraddizioni, alle quali neanche i migliori teologici sono riusciti a trovare una spiegazione storica attendibile, vengono mistificate adducendo la falsa e tendenziosa teoria che Cristo andrebbe interpretato teologicamente piuttosto che storicamente. Molti si chiedono, ma è possibile che un personaggio del genere, che compiva tali miracoli, resti sconosciuto alla storia e ai popoli di allora? Risposta: certamente che è possibile; infatti tale personaggio non è mai esistito. L’unico modo per tentare di avvalorarne l’esistenza a posteriori era, ed è stato, quello di crearne la leggenda attingendo a piene mani dalla vita di altri personaggi mitologici. In questo modo si è creato il mito di Gesù Cristo. Nella circostanza ritorna utile il detto secondo il quale una menzogna ripetuta all’infinito con il tempo diventa una verità. Infatti così è stato e così, in parte, è ancora. La fandonia di Gesù, inculcata subdolamente fin da bambini, per molti è una verità, o meglio, resta una convinzione anche da adulti. Di fatto resta la più grande truffa della storia umana, che alle gerarchie della Chiesa cattolica frutta potere e ricchezza da oltre due millenni.</p>
<p>L’erudito e biografo latino Svetonio, che scrive nella prima metà del secondo secolo, quindi nell’epoca coeva alla vita di tale Gesù, non lo conosce più di quanto lo conoscano il suo amico Plinio il giovane e addirittura lo storico giudaico Gisuto di Tiberiade. Quest’ultimo, conterraneo e contemporaneo di tale Gesù, era residente a Tiberiade, cioè non molto distante da Cafarnao, dove secondo la leggenda il Gesù avrebbe fatto spesso le sue magiche apparizioni. Qualche critico malizioso ha provato ad opporre la seguente valutazione su Svetonio: “<em>Più che storico vero e proprio, Svetonio è un erudito curioso di aneddoti, pettegolezzi ed eventi privati, spesso scabrosi; tuttavia, il fatto che i protagonisti vengano presentati in una dimensione meno ufficiale e solenne che nella storiografia tradizionale, assieme alla prosa semplice ed energica, rende piacevoli le pagine di Svetonio. Esse, d&#8217;altra parte, costituiscono una fonte essenziale per la ricostruzione delle vicende storiche della prima età imperiale, poiché trattano di periodi, come quello del regno di Caligola, la cui corrispondente descrizione di Tacito è andata perduta.</em>” Questa è la prima di una lunga serie di dimostrazioni che attesta come, pur di avvalorare le proprie invenzioni, i revisionisti cattolici tendano a screditare gli storici.</p>
<p>Di fatto nella grande storia dei re Giudaici, che va da Mosè fino ad Erode Agrippa II, cioè fino all’epoca in cui fu inventato il Vangelo di Giovanni, non c’è nessuna traccia di tale Gesù.  Di costui non sa nulla neanche lo storico Filone di Alessandria, che sopravisse due decenni dopo la presunta morte del leggendario Gesù. Eppure Filone era un ottimo conoscitore dell’ebraismo e delle sacre scritture, così come conosceva bene la varie sette, tanto da descrivere minuziosamente quella degli Esseni e persino una vastità di cose su Ponzio Pilato!</p>
<p>Tutti più o meno sappiamo che la fama del governatore militare romano, o procuratore, della provincia imperiale della Giudea, Ponzio Pilato è dovuta al ruolo che ebbe nel processo e nella condanna a morte di Gesù Cristo. Il governatore della Giudea esercitava l&#8217;autorità giudiziaria per le cause di natura penale e civile, mentre quelle religiose venivano discusse dal Sinedrio, il tribunale ebraico. Secondo i Vangeli, dopo che il Sinedrio ebbe riconosciuto Gesù colpevole di blasfemia, non avendo la facoltà di pronunciare la sentenza di morte, lo consegnò alla corte romana. Pilato rifiutò di ratificare il giudizio senza ulteriori indagini, ma i sacerdoti ebrei formularono altre accuse contro Gesù. Il governatore volle incontrarlo e, secondo l&#8217;evangelista Giovanni, rimase colpito dalla dignità e dalla franchezza delle sue risposte e tentò di salvarlo (Giovanni 18:38-39, 19:12-15). Il timore di una rivolta a Gerusalemme lo costrinse però a cedere alle richieste del popolo e Gesù venne giustiziato. Pilato fu richiamato a Roma nel 36, e da quella data non ci sono più notizie certe. Secondo lo storico della Chiesa e teologo Eusebio di Cesarea, si sarebbe suicidato. Pilato è venerato come martire dalla Chiesa copta, che lo festeggia il 25 giugno. Ebbene negli scritti di Filone di Alessandria , che pure scrisse di Ponzio Pilato, non vi è alcuna traccia di tale Gesù. Altresì del grande storico romano Tacito Cornelio (55 ca.- 117 ca. d.C.), tutto ciò che si conosce della sua vita è stato ricavato dai riferimenti contenuti nelle sue opere e nelle lettere che gli indirizzò l&#8217;amico Plinio il Giovane.</p>
<p>Tacito, dopo aver ricoperto numerose cariche politiche sotto gli imperatori Flavi e poi sotto Nerva e Traiano, negli ultimi anni della sua vita si dedicò principalmente alla redazione di opere storiche. Pur essendo il maggior storico dell&#8217;età postaugustea, purtroppo le sue opere si sono conservate solo in parte. I suoi due capolavori, le Historiae (che narrano gli avvenimenti dal 69 al 96) e gli Annales – gli Annali (che coprono il periodo dal 14 all&#8217;inizio del 69) purtroppo non ci sono giunti integralmente. Tacito vi svolge un&#8217;analisi spietata del funzionamento della macchina imperiale romana, del contrasto tra l&#8217;arbitrio dei principi e la libertà, del servilismo dell&#8217;aristocrazia e dei delitti efferati compiuti in nome della ragion di stato. In queste opere emergono i tratti più tipici dell&#8217;arte tacitiana: il severo moralismo, la nostalgia per la repubblica, il fosco pessimismo sui destini di Roma, il penetrante interesse psicologico e uno stile definito inconfondibile. La grandezza di Tacito come storico sta nelle sue analisi psicologiche e nella forza dei personaggi descritti, oltre che in un&#8217;efficace combinazione di sinteticità e vivacità stilistiche; egli esaltò gli ideali della Roma repubblicana, tracciando un ritratto severamente critico di molti imperatori romani. In ogni caso nei suoi scritti non si trova neanche un solo riferimento al personaggio di Gesù, il quale la leggenda vuole che criticasse anch’egli il potere.</p>
<p>Però, un secolo dopo la presunta morte di Gesù, proprio negli Annali di Tacito ecco comparire la prima grande contraffazione storica, la quale attesta l’inserimento postumo della frase &lt;&lt;<em>Cristo, che fu messo a morte dal governatore Ponzio Pilato sotto l’imperatore Tiberio</em>&gt;&gt;, e si basa su voci circolanti nel secondo secolo, cioè, guarda caso, nel periodo della comparsa degli scitti “apocrifi”.</p>
<p>Gli apocrifi del Nuovo Testamento sono più di cento libri scritti da autori cristiani tra il II e il IV secolo, che hanno caratteristiche comuni: somigliano infatti nella forma agli scritti del Nuovo Testamento (molti rientrano nelle categorie letterarie di Vangelo, Atti, Lettere e Apocalisse), ma non appartengono al canone del Nuovo Testamento né agli scritti dei padri della Chiesa riconosciuti. Alcuni documenti furono redatti per gli iniziati appartenenti ai gruppi gnostici secondo i quali il sapere e la salvezza derivavano da una tradizione segreta; per essi dunque gli scritti erano autenticamente apocrifi (dal greco apókryphos, &#8216;celato&#8217;), cioè “libri tenuti nascosti”.</p>
<p>Lo gnosticismo è il movimento religioso esoterico che si sviluppò, guarda caso, soprattutto nel II e III secolo nell&#8217;ambito del cristianesimo, di cui costituì la maggiore tendenza eterodossa. Il termine gnosticismo, derivato dalla parola greca gnósis (&#8216;conoscenza&#8217;), designa la conoscenza segreta del divino che i seguaci del movimento affermavano di possedere. Pur proclamandosi cristiani, i maestri gnostici come Valentino, figura di spicco della Chiesa di Roma del II secolo, tendevano a riunire intorno a sé gruppi ristretti di fedeli ritenuti i soli degni di apprendere la dottrina segreta. Altri testi apocrifi vennero scritti per essere usati nelle chiese alle quali appartenevano i loro autori e semplicemente non vennero accolti nel canone ortodosso della Bibbia. Lo gnosticismo oscillava fra il rigorismo etico e il lassismo: se, infatti, la valutazione negativa della materia e del corpo spingeva alcuni gruppi ad astenersi anche dal matrimonio e dalla procreazione, la considerazione dell&#8217;estraneità assoluta dell&#8217;anima al mondo materiale portava altre correnti a giudicare &#8216;indifferente&#8217; sul piano morale ogni atto connesso con il corpo. Alcune sette gnostiche per mezzo di inni e formule magiche, dovevano propiziare l&#8217;ascesa al regno spirituale del principio divino dell&#8217;anima umana, esorcizzando i demoni pronti, alla morte del fedele, a imprigionare nuovamente la sua anima in un corpo mortale. Alcuni testi, come il “Vangelo secondo gli ebrei”, potrebbero aver svolto un ruolo importante nella vita comunitaria dei cristiani ebrei. Per ricostruire la dottrina dello gnosticismo si ricorre soprattutto ai testi della letteratura patristica (vedi Padri della Chiesa) che, pur concepiti con intento polemico nei confronti delle varie dottrine ereticali, presentano anche citazioni di documenti originali perduti. Dalle fonti cristiane antiche è possibile venire a conoscenza di alcune importanti figure dell&#8217;ampio movimento gnostico: Simon Mago, Menandro, Cerinto, Carpocrate, Epifane, Basilide, Isidoro, il già citato Valentino, Marco, Teodoto, Eracleone, Tolomeo. La posizione di Marcione rispetto allo gnosticismo è difficile da determinare: alcuni temi della sua teologia sembrano però avvicinarvelo. Una preziosissima biblioteca gnostica, con oltre 50 scritti in lingua copta contenuti in tredici codici, scoperti nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto, ha consentito finalmente un accesso alle fonti originali. Condannato come eretico, il movimento gnostico incontrò l&#8217;opposizione decisa delle comunità cristiane, conoscendo ben presto un rapido declino che condusse all&#8217;estinzione delle varie scuole già alla fine del III secolo. Tuttavia alcuni elementi gnostici, soprattutto l&#8217;ispirazione ascetica, divennero, debitamente controllati, patrimonio della Chiesa stessa.<br />
Per ciò che riguarda il personaggio di Gesù di storico non c’è nulla.</p>
<p>Nessuno degli storici dell’epoca ha mai visto, né conosciuto, né tanto meno ha sentito parlare di tale Gesù. Il silenzio, in particolar modo quello degli storici giudaici, era insostenibile per i cristiani. Tanto è vero che dal II secolo iniziano le personificazioni nell’ideale della divinità; tanto insulse in quanto a quelle personificazioni manca e la profondità del significato e la serietà della vita. Un repertorio che non ha nessuna relazione con la società. Con le falsificazioni iniziano delle combinazioni astratte e arbitrarie dello spirito, ricavate da somiglianze che adulterano e falsificano le forme naturali, e creano enti mostruosi che non hanno esistenza nella realtà. Uno dei cristiani, durante il terzo secolo, inserì furtivamente nelle “Antichità giudaiche” di Giuseppe Flavio, pubblicate nel 93 d.c., un breve passo che attesta: &lt;&lt;<em>un uomo saggio, se pure è lecito chiamarlo un uomo</em>&gt;&gt;, &lt;&lt;<em>il Cristo</em>&gt;&gt;, &lt;&lt;<em>un maestro per gli uomini amanti della verità</em>&gt;&gt;. Invece, nel passo sopraindicato, Giuseppe viene fatto passare per garante non solo dei miracoli di tale Gesù, ma anche della sua resurrezione e del compimento delle profezie. In pratica è una sorta di offerta “3&#215;1” alimentata dalla contraffazione.</p>
<p>Ecco qui la truffa storica: il nome Cristo è stato palesemente copiato da il Krst (il Cristo) del mito di Horus, anche detto Horo, così come Iezeus o Jeseus era l’appellativo con cui veniva chiamato il mito di Krishna. Tanto è vero che l’ebreo “Yoshua” o “Yehoshua”, concepito con il nome di Emmanuele, ma generalmente conosciuto come “Gesù”, che qui significa &lt;&lt;Dio salva&gt;&gt;, deriva dal nome latino che corrisponde a Giosuè; il quale nome è a sua volta derivato dal greco “Jesus”, un calco del nome ebraico “Jeshu”, divenuto “Cresto” nelle Vite dei Cesari di Gaio Svetonio, tradotto dall’originale latino “Chrestus”, &lt;&lt;valoroso&gt;&gt; o anche &lt;&lt;buono&gt;&gt;, a sua volta derivato dal greco. C’è chi lo interpreta come “Christus” (appellativo usato comunemente tra gli schiavi), chi invece sostiene che rifletta la parola greca “Christòs”, la quale traduce l’ebraico “mashiah”, cioè &lt;&lt;messia&gt;&gt;, però detto il “Cristo”, ossia &lt;&lt;l’Unto&gt;&gt; il &lt;&lt;Consacrato&gt;&gt;.</p>
<p>Presumibilmente “Gesù di Nazareth”, ma forse nato a Betlemme (di sicuro senza il bue e l’asinello del presepe). Detto anche il re d’Israele, nato leggendariamente da madre vergine ma ordinariamente pieno di fratelli, figlio di Giuseppe il falegname e Maria, poi il figlio dell’uomo, poi figlio di Dio, quindi figlio di Elhoim, figlio di Yahvè, di cui si dice che fosse un essere umano, un profeta, poi mago e pranoterapeuta, ed infine il figlio di Dio fatto uomo, nonché verbo e carne, corpo ed anima, verità rivelata, spirito divino. Di lì a poco dopo divenuto redentore.</p>
<p>Dal 2007 il Vaticano ha ritrattato la storia della nascita ed ha creato una nuova versione, ossia che egli sarebbe nato a Nazareth da Giuseppe il falegname. Insomma, colui che nessuno ha mai realmente conosciuto di persona, ma di cui esistono molteplici versioni raccontate differentemente da visionari e millantatori. Centinaia di storie contrastanti. Migliaia di traduzioni divergenti di altrettanti scritti, tutti convenuti negli scritti cristiani, successivamente abiurati e definiti apocrifi. Quindi ridefiniti a tavolino nei vari concili, e successivamente riuniti nei quattro Vangeli cosiddetti canonici, di cui tre sinottici (Luca, Marco Matteo) ed uno adiacente e parallelo (Giovanni), mostrano delle incongruenze e delle contraddizioni impossibili da far convivere. Di fatto nessuno dei primi padri della Chiesa fa riferimento alla presunta citazione di Giuseppe Flavio che, come già sottolineato dal teologo Deschner, qualora l’avessero conosciuta gli sarebbe stata di grandissimo aiuto, tanto più nella loro lotta contro gli Ebrei. Ma non ne parla né Giustino nel periodo del 150, né Tertulliano intorno al 200, né Cipriano nel 250. Anzi, il teologo Origene, scrittore cristiano di lingua greca, nonché feroce antisemita, afferma più volte che Giuseppe non era affatto cristiano. Origene è anche considerato il padre dell&#8217;interpretazione delle Scritture; profondo conoscitore del neoplatonismo, tentò di conciliare la filosofia greca con la religione cristiana concependo Cristo come Logos o Verbo Incarnato, che è con il Padre dall&#8217;eternità, ma è subordinato al Padre per potere e dignità. Tra l’altro queste dottrine, assieme a quella della provvisorietà delle pene infernali, furono condannate nel 553 dal secondo concilio di Costantinopoli.</p>
<p>Tuttavia di prove storiche dell’esistenza di tale Gesù non vi è nemmeno l’ombra. Il teologo olandese Gerhard Johann Vossius, che nel XVII secolo aveva un manoscritto delle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, neanche lui possedeva una sola riga in cui ci fosse la parola”Gesù”. Quindi è lapalissiano che il Testimonium Flavianum sia una falsificazione cristiana. Insomma, nessun documento contemporaneo all’evento, nessuna prova archeologica, nessun fatto comprovato, niente di certo consente oggi di giungere alla verità di una sua presenza effettiva: non esiste né una tomba, né un sudario. L’unico sepolcro esistente fu inventato nel 325 da Sant’Elena, la madre dell’imperatore Costantino, alla quale si deve anche la scoperta del Golgota e del titulus, ovverosia il pezzo di legno che riporta la motivazione della presunta condanna. Qualcosa di più eclatante è avvenuto in tempi recenti.</p>
<p>Ad ottobre 2002 il direttore alla scuola di Alti Studi, André Lamare, annunciò la sensazionale scoperta di un’iscrizione su un ossario di Gerusalemme. Apparentemente il raccoglitore d’ossa certificava una prova dell’esistenza di Gesù Cristo per via di una menzione in aramaico, di “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Cristo”. L’ossario avrebbe dunque contenuto i resti del fratello di Gesù. Se questa notizia ha trasportato al settimo cielo alcuni credenti, altri appartenenti alla gerarchia cattolica l’accentavano piuttosto male poiché l’esistenza di un fratello di Gesù distruggeva l’assurdo dogma della verginità della Madonna. La soluzione è venuta il 18 giugno 2003 da un’analisi effettuata dal dipartimento della Antichità d’Israel: l’urna è autentica ma le iscrizioni sono recenti, esse sono state apportate con lo scopo di dare un senso religioso all’oggetto. Si tratta quindi di una falsificazione e il proprietario dell’ossario, certo Odan Golan, è sospettato di esserne lui stesso l’artefice. Bisogna rimarcare che questa contraffazione ha fortemente svalorizzato il valore dell’oggetto archeologico.</p>
<p>Dal settimanale Archeology del 18 giugno 2003: “<em>Il vero dramma del cristianesimo è che, dopo 2000 anni, i cristiani ancora cercano febbrilmente le prove dell’esistenza di Gesù. E attenderanno purtroppo ancora poiché la recente scoperta che aveva dato un pallore di speranza al cuore di alcuni si è rivelata purtroppo un’impostura supplementare  che s’iscriverà nella lunga lista delle menzogne e contraffazioni praticate dalla Chiesa&#8221;</em>. E ancora dal  giornale Liberazione del 23 ottobre 2003: “ <em>Il 21 giugno 2003 è stato arrestato dalla polizia israelita Odad Golan accusato di essere il responsabile della falsificazione operata sull’ossario. Degli strumenti utilizzati per eseguire questo arresto sono stati trovati presso il suo domicilio insieme ad altre falsificazioni in fase di realizzazione. Il valore dell’ossario è così passato da più di un milione di dollari a nulla. Odad Golan, in seguito al processo, è stato condannato a sei mesi di reclusione e a un risarcimento verso lo Stato d’Israele di un milione di dollari</em>”. E ancora dal settimanale “Time” del 30 giugno, pag. 14: “<em>La più antica e unica prova della vita di Gesù che poteva venire da un contenitore funerario  di pietra che si riteneva custodire frammenti ossei di Giacomo, fratello di Gesù, è stato dichiarato un falso dall’Autorità Israeliana  delle Antichità. Il gruppo di esperti ha trovato incongruenze nella patina e nel linguaggio dell’iscrizione sulla tomba, “Giacomo, il fratello di Gesù” che l’autore colloca in tempi moderni</em>”.</p>
<p>Ciò che invece esiste è un continuo rimpasto di elementi per lungo uso; ciò che è ripulito e messo a nuovo è lo scenario, o lo spettacolo, vecchio anch&#8217;esso, ma lustrato e inverniciato. Quindi combinazioni puramente soggettive, ispirate da dissonanze niente affatto accidentali; una manciata di citazioni falsificate dalle interpolazioni, tendenti al paradosso e all&#8217;assurdo, ma effettuate su copie alcuni secoli dopo la pretesa crocifissione del Gesù e, in particolar modo, molto dopo il successo dei suoi adulatori – incensatori. Aristotele ripete che “una convincente impossibilità è preferibile a una non convincente possibilità”. Nella circostanza ci richiama alla mente i paradossi delle figure assurde di cui abbondano i testi evangelici. L&#8217;esempio più venerando e illustre di questo genere di cose è forse il famoso “paradosso del mentitore”, una versione del quale è la seguente: “Questa frase è falsa”. Naturalmente, se la frase fosse vera dovrebbe essere falsa (perché questo è ciò che essa dice); e se fosse falsa dovrebbe essere vera (perché questo è il contrario di ciò che essa dice).</p>
<p>Un aspetto fondamentale della falsificazione ontologica del cristianesimo è proprio è la sua esclusiva autoreferenzialità, il fatto cioè che il cristianesimo parli di se stesso per dimostrare la sua veridicità, quando invece non esiste un solo elemento storico della sua attendibilità. Ma d’altronde che la Chiesa sia la prima a riconoscere che la figura di Gesù è stata costruita sui Soteres pagani, e particolarmente su Mitra, ci viene confermato dal Papa Paolo III, papa (1534-1549) che, secondo una testimonianza di Mendoza, ambasciatore di Spagna presso il Vaticano, “osava spingere la sua irriverenza verso Cristo fino al punto di affermare che non era altri che il sole, adorato dalla setta mitraica, e Giove Ammone rappresentato nel paganesimo sotto forma di montone o di agnello. Egli spiegava le allegorie della sua incarnazione e della sua resurrezione mettendolo in parallelo con Mitra. Diceva ancora che l’adorazione dei Magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zaratustra offrivano a Mitra oro, incenso e Mirra, le tre cose attribuite all’astro della luce. Egli sosteneva che la costellazione della Vergine o, meglio, della dea Iside che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mitra (25 dicembre), erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo, per cui Mitra e Gesù erano lo stesso dio. Egli affermava che non c’era nessun documento valido per dimostrare l’esistenza di Cristo per cui la sua convinzione era che non era mai esistito.” Ma già il suo predecessore papa Leone X (1513-1521) confessò la farsa di Gesù tramite l’affermazione &lt;&lt;quanto ci ha giovato la favola di Cristo&gt;&gt;! (cit. da Raschke in: Deschner [1966] 409); ma il padre del Cristianesimo occidentale e fondatore del Cattolicesimo Tertulliano (150-225), senza riserve, con assoluta sincerità ed altrettanta disinvoltura fu il primo a scrivere per ben tre volte della &lt;&lt;fiaba&gt;&gt; del Cristo (Terulliano Apologeticum cap.1 e 23).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cronachelaiche.it/2009/11/le-prove-storiche-della-favola-di-cristo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

