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	<title>Cronache Laiche &#187; stato</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Concordato tra Stato e Chiesa: privilegi di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 02:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/concordato-tra-stato-e-chiesa-privilegi-di-ieri-e-di-oggi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano-300x188.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La storia dei rapporti fra Stato e Chiesa da prima dell'Unità, quando erano i piccoli stati italiani a farsi aiutare dal potere ecclesiastico, fino ai giorni nostri, con i finanziamenti statali a favore del Vaticano e le cifre da capogiro dell'8 per mille. Quanto costa e quanto rende, il Concordato, ai cittadini italiani? Un tema che merita attenzione, proprio ora che la Chiesa sembra tornare a un certo attivismo politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28575" title="vaticano" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a><strong>Dei presunti privilegi che la Chiesa godrebbe</strong> nei confronti dello Stato si sente spesso parlare. Soprattutto in questi difficili mesi di crisi economica, in cui il governo chiede sacrifici a tutti, l&#8217;argomento dei privilegi ecclesiastici è tornato di moda e infiamma gli animi dei cittadini, non più dei soliti anticlericali, ma anche quelli di osservatori abitualmente ben più pacati.<br />
Cosa siano i Patti Lateranensi è molto probabile che, anche per sentito dire, la maggior parte degli Italiani lo sappia. In cosa consistano realmente, a quali rapporti e relazioni tra Stato e Chiesa diano vita, invece, sono quesiti pressoché sconosciuti ai più, noti solo a qualche vecchio studioso e a pochi, interessati, addetti ai lavori. Per provare a fare un discorso aperto, a tutto tondo, non ideologico, sul Concordato, occorre rifarsi, come quasi sempre accade, alla storia e fornire dati comparativi. Possibilmente, partire dai precedenti, cioè dal considerare quale fosse la situazione che caratterizzava i rapporti tra lo Stato e la Chiesa nell&#8217;Ottocento, prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Proviamo a farlo sinteticamente.</p>
<p><strong>Ancora nell&#8217;Ottocento, la Chiesa provvedeva ai propri “bisogni” </strong>con un sistema di autofinanziamento, avendo un diritto di decima. Essa fruiva di donazioni, lasciti, ed era ricca al punto da non necessitare di aiuti da parte dello Stato. La sua presenza nella società era enorme: basti pensare anche solo al fatto che i servizi sociali, di assistenza e di istruzione, non erano forniti dai “piccoli” stati italiani ma erano gestiti dalla “grande” Chiesa.</p>
<p><strong>Con l&#8217;Unità d&#8217;Italia,</strong> lo Stato italiano prende in mano tutti questi servizi, ma con essi anche le rendite in base alle quali la Chiesa esercitava quei compiti. Questo meccanismo mise la Chiesa in condizioni di maggiore difficoltà sotto il profilo patrimoniale. Le parti si erano dunque invertite: se prima lo Stato si serviva della Chiesa per supplire alle proprie carenze, da quel momento in poi fu la Chiesa a doversi appoggiare alle strutture pubbliche per poter esercitare, grazie al suo aiuto, alcuni dei suoi precedenti compiti. Ci furono confische, espropri, passaggi di beni e denaro a favore dello Stato.</p>
<p><strong>Si giunse dunque al Concordato, </strong>con questo <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/concordato-11-2-29-324x230.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28577" style="margin-left: 10px;" title="concordato-11-2-29-324x230" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/concordato-11-2-29-324x230-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>retroterra che non va dimenticato. Mussolini, firmando il famoso accordo nel 1929, davanti al cardinal Gasparri in rappresentanza di Pio XI, garantiva alla Chiesa la libertà e l&#8217;indipendenza del suo governo spirituale, stabiliva che lo Stato pagasse una enorme somma di denaro come risarcimento, concedendole una zona del suo territorio, il Vaticano, ammetteva il matrimonio cattolico e l&#8217;insegnamento religioso nelle scuole, riconoscendo giuridicamente gli ordini religiosi e concedendo alcuni privilegi ai membri del clero. In particolare, confermava la congrua, cioè che lo Stato si accollasse una parte dello stipendio dei sacerdoti, per giungere, infine, a concedere un vero e proprio stipendio statale a quei preti che svolgessero funzioni pubbliche, come nell&#8217;esercito o nelle scuole (ancora oggi, peraltro, sono scelti dalle diocesi ma assunti e retribuiti dalle regioni o dallo Stato).</p>
<p><strong>Dopo la fine del fascismo </strong>e la nascita della Repubblica, tutti i partiti furono sostanzialmente d&#8217;accordo nell&#8217;evitare di chiedere la denuncia degli accordi lateranensi. Per i leader dei principali partiti bastò inserire in un articolo della Costituzione, il famigerato <strong>articolo 7</strong>, un riferimento preciso alla continuità sulla questione del Concordato. L&#8217;impressione, ormai consolidata dalla storiografia, è che la Dc, poco interessata a questioni culturali e religiose, dovesse, in qualche modo, restituire il favore dell&#8217;appoggio fornito dalla Chiesa alle elezioni, mentre i comunisti, per mantenere la pace religiosa nel paese, non avessero alcuna voglia di imboccare la via dell&#8217;anticlericalismo. I socialisti affermarono addirittura che anche la più piccola delle riforme agrarie interessasse loro più della revisione del Concordato. All&#8217;assemblea costituente, infatti, solo una sparuta minoranza, qualche ex azionista e qualche cristiano-sociale, aveva osato protestare. Nient&#8217;altro.</p>
<p><strong>Il problema in sostanza venne accantonato </strong>per più di un decennio, fino a quando non fu riproposto dalla rivista<em> il Mondo</em> (quella di Ernesto Rossi, per intenderci) in occasione di un convegno, organizzato nell&#8217;aprile 1957. In quell&#8217;occasione fu lanciata la prima proposta pubblica di abrogazione del Concordato, suscitando ovviamente forti proteste nel mondo cattolico.<br />
La questione veniva nuovamente messa a tacere, per essere ripresa negli anni Sessanta, dal nascente movimento dei radicali di Pannella. Il vento della secolarizzazione iniziava a spirare e preannunciava le storiche battaglie sui diritti civili. Ne era passata, d&#8217;altronde, di acqua sotto i ponti e da “oltre Tevere”, qualcuno “in alto&#8221;, aveva iniziato a capire che con lo Stato era forse giunto il momento di trattare.</p>
<p><strong>Sondaggi e opinioni a parte,</strong> le forze politiche, ancora negli anni Settanta, non erano affatto convinte di volersi impelagare in una sorta di battaglia campale contro la Chiesa e preferivano impegnare il parlamento a costituire una commissione di studio sul problema e il governo a intraprendere contatti diretti con la Santa Sede. Era, con tutta evidenza, un modo per rinviare sine die il problema.<br />
Solo la sinistra socialista (con Basso), i repubblicani (con Spadolini) e gli indipendenti di sinistra (con Parri) continuavano a proporre una revisione a tappeto del Concordato, sottolineando gli aspetti cruciali della questione: le “finte innovazioni”, evidenti ad esempio nella falsa rinuncia della Chiesa alla definizione della religione cattolica come “<em>unica religione di Stato</em>”, elemento, per la verità, decaduto in Italia fin dal 1948; l&#8217;accettazione da parte dello Stato dell&#8217;autorità della Chiesa sulla attribuzione automatica dei finanziamenti pubblici e anche sulla sua scelta di insegnanti e docenti nelle scuole e università private cattoliche; i privilegi per enti e beni ecclesiastici.</p>
<p><strong>Era quello un copione che più volte, </strong>nel corso degli anni, si riproponeva all&#8217;attenzione degli Italiani. Grandi questioni di principio, ma poi, nei fatti, nessuna modifica di sostanza.<br />
Il Concordato era infatti uno degli esempi più classici di come la Chiesa, arroccata a difesa delle sue posizioni di privilegio, iniziasse a perdere terreno e consenso tra la gente comune, come avrebbero dimostrato, nei decenni successivi, il calo inesorabile dei fedeli praticanti e delle stesse “vocazioni”. Ed era anche un terreno che, se avesse visto la compattezza e la giusta convinzione da parte del fronte laico, avrebbe potuto riservare spiacevoli sorprese alle gerarchie ecclesiastiche. Ma la vicenda prese, come vedremo, una ben diversa piega.</p>
<p><strong>Il punto era che democristiani e comunisti, </strong>cioè a dire la maggioranza dei seggi in parlamento, <strong>non erano d&#8217;accordo a inimicarsi la Chiesa</strong> con forti scelte di laicità che intaccassero non tanto i principi ideali, quanto i suoi stessi interessi economici e finanziari. Per dare un&#8217;idea di quali fossero questi interessi, basti riportare qualche breve passo tratto da due “storici” articoli, uno pubblicato su <em>il Mondo</em> (dicembre 1976) e l&#8217;altro sul <em>Corriere della Sera</em> (gennaio 1977):</p>
<blockquote><p><em>“Solo a Roma è stato calcolato che le proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici ammontano a oltre 80 milioni di metri quadrati, un quarto della superficie della città. In Italia, secondo un&#8217;approssimazione per difetto, superano i 400 mila ettari&#8230; Gli enti ecclesiastici godono di un regime fiscale di favore che comprende non solo la proprietà ma anche le attività costruttive e di esercizio. Gli acquisti sono esenti dalle imposte e dalle tasse di registro, successione e di ipoteca, da quelle sull&#8217;asse ereditario e di donazione, dalla tassa di riscossione governativa per l&#8217;accettazione di liberalità o per atti a titolo oneroso. Le proprietà sono esenti da contributi di miglioria, dalle imposte sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili&#8230; La Chiesa cattolica riceve ogni anno dallo Stato una serie di finanziamenti diretti. Somme ragguardevoli sono iscritte nei bilanci dei vari ministeri, soprattutto dell&#8217;interno e del tesoro. Il bilancio del ministero dell&#8217;interno a favore del culto nel 1976 è stato di 39 miliardi di lire. L&#8217;anno prossimo è prevista una cifra pari a 46 miliardi”.</em></p></blockquote>
<p><strong>Fu chiesta la costituzione,</strong> dagli anni Sessanta fino agli inizi degli anni Ottanta, di diverse commissioni di studio di politici, specialisti, studiosi e furono coinvolte delegazioni della Santa Sede, ma ogni volta i punti cruciali rimanevano inalterati. La solita “grande novità” di principio, vecchia ormai di decenni, relativa cioè alla religione cattolica non più religione di Stato. Il solito rinvio sulle questioni più scottanti. In poche parole, la famosa “bozza di revisione” compiva, da anni, una specie di percorso carsico: per la maggior parte del tempo segreta, invisibile, sotterranea, riemergeva improvvisamente di quando in quando, prendeva una boccata d&#8217;aria, non sempre in parlamento, ma passata sottobanco alla stampa, da guardarsi di sghimbescio, per poi far perdere nuovamente le proprie tracce. La Chiesa non era intenzionata, in alcun modo, a cedere i suoi privilegi. Inoltre, col passare del tempo, fu sempre più esautorato il ruolo del parlamento sulla questione, limitando la possibilità di critica dei singoli deputati, e demandando tutto agli accordi diretti tra governo e Vaticano.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/1258130673573_4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28578" title="1258130673573_4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/1258130673573_4-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a><strong>Questo almeno fino al 1984,</strong> quando a Villa Madama il “decisionista” <strong>Craxi</strong> e monsignor <strong>Casaroli</strong> in rappresentanza di Giovanni Paolo II, firmavano un accordo di modifica del Concordato lateranense, secondo la stessa prassi usata tra Stato e Chiesa ai tempi di Mussolini, cioè senza alcuna possibilità di intervento da parte del parlamento. Veniva così varato solennemente un nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, votato da tutto l&#8217;arco costituzionale (con la sola astensione dei liberali e il voto contrario di radicali, Pdup e Sinistra indipendente).</p>
<p><strong>Più che un evento storico</strong> di eccezionale rilevanza, come venne subito dipinto sulla stampa, il nuovo Concordato fu un&#8217;occasione abilmente utilizzata per il conseguimento di contingenti utilità politiche da parte del governo. Uno dei tanti compromessi politici della storia d&#8217;Italia, probabilmente il più grande, quanto a forze in campo coinvolte e a interessi finanziari, fatto, come tante altre volte, sulla testa del cittadino.</p>
<p><strong>Il nuovo Concordato fondava un regime </strong>che non era né quello della separazione tra Stato e Chiesa, né quello dello stato confessionale. Cosa si stabiliva? In teoria, grandi affermazioni di principio: si aboliva l’ormai anacronistico (oltre che anti-costituzionale) riferimento al cattolicesimo come sola religione ufficiale; si assicurava allo Stato una propria autonomia nelle questioni di diritto familiare, l&#8217;insegnamento della religione nelle scuole diventava facoltativo e non più obbligatorio; si aboliva la congrua per i sacerdoti.</p>
<p><strong>Nei fatti però, la libertà della Chiesa </strong>faceva un indubbio passo avanti, quella dello Stato rimaneva sostanzialmente quale era, mentre le sue finanze, con buona probabilità, diminuivano. Proviamo a spiegare brevemente perché.<br />
Nelle scuole l&#8217;insegnamento della religione veniva impartito da insegnanti nominati dall&#8217;autorità ecclesiastica, ma pagati dallo Stato. Era introdotta l&#8217;ora di religione nelle scuole materne. Si stabiliva che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico uguale a quelle statali, senza però precisare i loro obblighi nei confronti dello Stato. Si prevedeva il finanziamento da parte dei cittadini, aprendo la strada al sistema dell&#8217;8 per mille del gettito Irpef (con il meccanismo della donazione automatica alla Chiesa cattolica per il cittadino che non avesse espresso alcuna scelta). Era sancito l&#8217;obbligo per lo Stato di finanziare le attività, il personale e il funzionamento della Chiesa cattolica, con le sue decina di migliaia di istituti religiosi, parrocchie ed enti di varia natura, che avessero dichiarato di svolgere un “servizio sociale”. Veniva garantita l&#8217;esenzione dall&#8217;Iva e dall&#8217;imposta su terreni e fabbricati e sulle successioni. Erano accollati allo Stato, infine, gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.<br />
Sul momento tutti parlarono di evento epocale, di accordi che avrebbero giovato sia alla Chiesa che allo Stato e dipinsero Craxi e gli artefici di quel trattato, tra cui anche l&#8217;attuale ministro Tremonti, come una sorta di eroi nazionali.</p>
<p><strong>Sono passati 27 anni dal quell&#8217;evento storico,</strong> <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/3513103193_6c81fdef88.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28580" style="margin-left: 10px;" title="3513103193_6c81fdef88" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/3513103193_6c81fdef88-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>abbastanza per valutarne gli effetti concreti.<br />
Nel 2007 l&#8217;Unione Europea chiedeva spiegazioni all&#8217;Italia sui troppi privilegi della Chiesa in materia fiscale, frutto del nuovo Concordato, sollevando un polverone tra le file cattoliche e religiose. Già durante gli anni precedenti, con i primi governi Berlusconi, e poi in maniera propulsiva negli anni a seguire, sono stati introdotti altri provvedimenti che si potrebbero definire “di favore” nei confronti della Chiesa: l&#8217;esenzione dall&#8217;Ici (le prime esenzioni furono peraltro inaugurate nel 1992 dal governo Amato), per una somma compresa fra i 400 e i 600 milioni di euro; quella dall&#8217;Ires (portata al 50% per gli enti assistenziali), con un risparmio annuo di circa 900 milioni; i finanziamenti alle università private e all&#8217;editoria cattoliche; le convenzioni privilegiate con istituti ed enti nel settore della sanità. E altro ancora.</p>
<p><strong>Probabilmente le indicazioni dell&#8217;Ue </strong>avrebbero dovuto essere tenute in conto anche da altri governi, se è vero che oggi la Chiesa cattolica costa ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico.<br />
Se paragoniamo i dati forniti negli articoli del 1976 e quelli di oggi, ci rendiamo conto di quanto il nuovo Concordato abbia inciso, ma non certo a favore dello Stato.</p>
<p><strong>Secondo i più recenti calcoli,</strong> nel complesso, un gettito di circa 3,5 miliardi di euro all&#8217;anno, se si considerano i finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e il mancato gettito fiscale.<br />
Da dieci anni a questa parte, infatti, solo con l&#8217;8 per mille ammonta a circa 1 miliardo di euro l&#8217;anno e nel 2011 la cifra ha raggiunto il record di 1.118 milioni. Non si dimentichi il particolare che questa cifra affluisce nella casse della Chiesa solo sulla base di una apparente volontà maggioritaria dei cittadini italiani: solo il 44% dei contribuenti indica a chi attribuirlo e di questi solo il 35% sceglie la Chiesa cattolica. Tuttavia, grazie al meccanismo risalente al nuovo Concordato, le quote dell&#8217;8 per mille non espresse, cioè quelle di coloro che non hanno fatto alcuna scelta, non rimangono nelle casse dello Stato ma vengono ripartite tra le confessioni religiose, in base alle percentuali ottenute. In questo modo la Chiesa cattolica percepisce l&#8217;85% dei contributi.</p>
<p><strong>A questi vanno sommati i 360 milioni</strong> per gli stipendi degli insegnanti dell&#8217;ora di religione, 460 milioni per esigenze di culto e pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, altri 700 milioni circa versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.<br />
Si aggiunga che questa è una particolarità tutta italiana. In Spagna, ad esempio, le quote non espresse del 5 per mille restano allo Stato. In Germania i cittadini possono scegliere di versare l&#8217;8 o il 9 per cento del proprio reddito alle diverse chiese. Nel resto dei paesi europei vige il principio della volontarietà del contributo, senza trucchi.</p>
<p><strong>Alla luce di questa sintetica ricostruzione</strong>storica e dei dati di comparazione forniti, sembra che si possa già abbozzare una prima valutazione di fondo, sia sui mancati benefici venuti dal rinnovo del Concordato, sia in termini di libertà e di laicità per lo Stato (acuiti dai provvedimenti dei governi successivi), sia -soprattutto- sulle pesanti ripercussioni in termini concretamente economici sui cittadini italiani, credenti e non.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Giambattista Scirè</div>
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		<title>Italia laica? Intervista a Leoluca Orlando, portavoce dell&#8217;Italia dei Valori</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/italia-laica-intervista-a-leoluca-orlando-portavoce-dellitalia-dei-valori/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1-300x199.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Dopo l’intervista con Carla Corsetti di Democrazia Atea, parliamo di laicità con Leoluca Orlando, esponente di spicco e portavoce politico nazionale dell’Italia dei Valori dal 2006. Partiamo dalla attualità: in tempi di crisi economica e finanziaria profonda, come quella che stiamo vivendo, molti da tempo stanno chiedendo la soppressione dei ‘privilegi’ della classe politica, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1.jpg"><img class="size-medium wp-image-28387 alignleft" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Dopo l’intervista con <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/10/italia-laica-intervista-a-carla-corsetti-segretario-di-democrazia-atea/">Carla Corsetti</a> di Democrazia Atea, parliamo di laicità con <strong>Leoluca Orlando</strong>, esponente di spicco e portavoce politico nazionale dell’Italia dei Valori dal 2006.</p>
<p><strong>Partiamo dalla attualità: in tempi di crisi economica e finanziaria profonda, come quella che stiamo vivendo, molti da tempo stanno chiedendo la soppressione dei ‘privilegi’ della classe politica, ma alcuni anche di quelli della Chiesa (ad esempio l&#8217;esenzione dall&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere, l’otto per mille, ecc.). Come si pone il suo partito rispetto a questo tema?</strong></p>
<p>La crisi economica e finanziaria profonda sollecita  scelte di rigore e costituisce stimolo a razionalizzazioni di sistema. Italia dei Valori ha condotto e conduce un forte impegno per la soppressione di ogni privilegio, a partire dai privilegi della classe politica, includendo, in tale categoria , non soltanto privilegi di partiti e eletti, ma anche riducendo il numero di parlamentari, il numero di amministratori di aziende pubbliche, il numero di enti inutili , i privilegi di &#8211; spesso anonimi &#8211; nominati in una pletora di enti a carico di bilanci pubblici e ha condotto e conduce un forte impegno per la soppressione delle province, resa urgente in ragione di una esigenza di ristrutturazione legata ad un federalismo delle responsabilità. In tale quadro, ritengo debba farsi una distinzione tra l’esenzione dell&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere e l&#8217;otto per mille. L’esenzione dell&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere non ha giustificazione e costituisce una esigenza pressante, in tempi di crisi economica e finanziaria profonda: tale esenzione determina, peraltro, una impropria confusione tra attività economiche e esercizio della libertà religiosa. L’introduzione dell’otto per mille va, a nostro avviso, valutata diversamente: essa, come è noto, costituisce espressione di volontà del contribuente e consente il sostegno ad attività più propriamente rimesso alla volontà dei cittadini. Necessario è, invece, confermare ed estendere tale meccanismo ad altre realtà e settori e controllare le modalità di utilizzo di risorse sottratte al gettito fiscale.</p>
<p><strong>Cosa pensa della disputa che vede il termine &#8220;laicità&#8221; (intesa come equidistanza fattiva dello Stato da tutte le ideologie e confessioni religiose) contrapposto al termine &#8220;laicismo&#8221;, al quale spesso si vuole dare connotazione esclusivamente negativa, se non proprio dispregiativa? Inoltre: pensa che in Italia oggi il principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione sia pienamente rispettato, anche rispetto alla cosiddetta &#8220;prima repubblica&#8221;, quella che va dal dopoguerra agli anni &#8217;90?</strong></p>
<p>La laicità è principio costituzionale e, a mio avviso, principio etico, che qualifica le realtà civilizzate. Dare a Cesare ciò che è di Dio è intollerabile laicismo, dare a Dio ciò che è di Cesare è intollerabile clericalismo. E, ne sono convinto, il clericalismo contrasta con il principio costituzionale ed etico della laicità, e costituisce anche un insulto&#8230; per chi crede, costituisce una perversione della fede e della stessa libertà religiosa. In questi ultimi anni, in Italia, si registra uno scandalo costituzionale ed etico consistente nella progressiva lacuna di laicità, non soltanto collegata alla mancata equidistanza dello Stato da tutte le ideologie e confessioni religiose, ma anche alla intollerabile confusione tra pubblico e privato, tra Stato e Mercato.</p>
<p><strong>Il popolo italiano presenta una evidente eterogeneità di culture e di princìpi etici. L’associazionismo laico ed altri osservatori lamentano che il Parlamento legifera tenendo conto solo di una di queste etiche, quella cattolica (ad esempio su biotestamento, unioni civili anche omosessuali, pillola abortiva, eccetera). Come giudica l&#8217;opinione di chi sostiene che questo, nei fatti, comporti una limitazione della libertà di scelta del singolo cittadino, su questioni che attengono solo alla sua persona?</strong> <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28388" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita1-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p>Considero una limitazione della libertà di scelta del singolo cittadino, ed una ennesima conferma delle lacune di laicità nel nostro Paese, la normativa sul biotestamento, il mancato riconoscimento di unioni civili anche omosessuali e i continui tentativi di mettere sostanzialmente in discussione la normativa sulla interruzione di gravidanza. Nel senso da me esposto, si è coerentemente sviluppata la azione politica e parlamentare di Italia dei Valori.</p>
<p><strong>La legislazione italiana differisce molto da quella degli altri paesi europei sui temi cosiddetti “etici”. Secondo lei la nostra situazione rappresenta un ritardo di civiltà o un valore non negoziabile?</strong></p>
<p>La legislazione italiana differisce, anche per quanto sopra esposto, da quella di altri Paesi europei e rappresenta un ritardo di civiltà. Escono, così, confermati i limiti e le lacune di un autentico processo di integrazione europea, al di fuori di taluni aspetti monetari e finanziari, e confermate le condizioni di dannosa estraneità del nostro Paese da legislazioni di altri Stati europei. Italia dei Valori, insieme con Eldr<em> (Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori, ndr)</em>, ha promosso iniziative, e anche una petizione europea con un milione di firme, volte a rendere ‘europee’ le migliori leggi sulla condizione delle donne e sull&#8217;accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Molte di tali leggi costituiscono una sostanziale messa in mora dell&#8217;Italia, anche sul versante della laicità.</p>
<p><strong>Sondaggi e statistiche dicono che il grosso di coloro che si dichiarano credenti nel privato raramente segue e obbedisce alle gerarchie ecclesiali. In questa ottica, lei ritiene che il voto dei cattolici sia davvero numericamente importante come sembra? E come è quantificabile, secondo lei, la capacità della Chiesa di influenzare l’esito delle tornate elettorali?</strong></p>
<p>Ritengo laicamente necessario distinguere la Chiesa, comunità di fede, con le sue molteplici differenze di sensibilità, e il Vaticano, come Stato e organizzazione con interessi e scelte anche economiche. Un Papa ebbe a dichiarare essere stata la breccia di Porta Pia un dono della divina Provvidenza, la fine del potere temporale della Chiesa. Quel potere temporale sussiste ancora e, come tale, va e può essere valutato, apprezzato e criticato, anche dai credenti. Troppe volte si attenua, e negli ultimi anni si è preoccupantemente attenuata, con effetti anche elettorali,  la distinzione tra Chiesa e Vaticano, in tutto danno della Chiesa e delle sue molteplici differenze di sensibilità oltre che, esprimendo con convinzione una valutazione personale politica, in tutto danno  degli interessi del Paese.  Non parlo in astratto, ma faccio riferimento alla mia personale esperienza di laico e credente. Seguo, con grande positiva attenzione, i tentativi ricorrenti,  specie negli ultimi tempi, di organi di stampa di ispirazione cattolica e di esponenti della Chiesa ufficiale e anche Vescovi, di limitare i danni prodotti da quella impropria identificazione tra Chiesa e Vaticano Stato e organizzazione e dalla acquiescenza ad una visione clericale.</p>
<p><strong>Lei ritiene che si possa giungere prima o poi a una sintesi politica delle posizioni e delle esigenze dei cittadini credenti e dei non o diversamente credenti? E se sì, su quali basi, concretamente?</strong></p>
<p>Credo si debba giungere a una sintesi, però nel rigoroso, ripeto rigoroso, rispetto della legalità costituzionale e della laicità, chiaramente prevista e tutelata dalla Costituzione repubblicana.
<div id='cercaAutore' style='visibility:hidden'>Alessandro Baoli</div></p>
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		<title>“8&#215;1000 alla Ricerca”: proposta di legge di iniziativa popolare</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/06/%e2%80%9c8x1000-alla-ricerca%e2%80%9d-proposta-di-legge-di-iniziativa-popolare/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ricerca-scientifica-200x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La ricerca è vita! La ricerca è progresso! La ricerca è conoscenza! Per convincersi di queste tre verità oggettive, non occorre essere scienziati, basta avere buon senso, perché la ricerca serve a tutti, perché tutti, ricchi e poveri, privati e politici, atei e religiosi, ambiscono al progresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ricerca-scientifica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22359" title="ricerca scientifica" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ricerca-scientifica-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>La ricerca è vita! La ricerca è progresso! La ricerca è conoscenza! </em>Per convincersi di queste tre verità oggettive, non occorre essere scienziati, basta avere buon senso, perché la ricerca serve a tutti, perché tutti, ricchi e poveri, privati e politici, atei e religiosi, ambiscono al progresso sociale e al miglioramento della qualità della vita.</p>
<p>Perciò appare scontato che per finanziare seriamente la ricerca lo Stato dovrebbe predisporre risorse adeguate, almeno pari alla media europea. E invece non è così: l’Italia risulta la Cenerentola d’Europa per fondi assegnati alla ricerca. E allora? Se non ci pensa lo Stato possono farlo i cittadini! Come? <strong>Potendo scegliere di devolvere l’8&#215;1000 alla Ricerca.</strong> Quindi, più fondi alla ricerca ma senza prelevarli né dal bilancio statale, né dalle tasche dei contribuenti con nuovi balzelli.</p>
<p><strong>In pratica</strong>, il punto cardine della proposta di legge prevede l’aggiunta di una casella per la Ricerca sul modulo per la dichiarazione dei redditi. La proposta<strong> </strong><strong>mira</strong><strong> ad ampliare e non a ridurre </strong><strong>la libertà di</strong><strong> scelta del contribuente</strong><strong> </strong></p>
<p>Infatti, chi abitualmente sceglie una religione o lo Stato, potrà continuare a farlo come sempre; chi invece non preferisce devolvere il suo<strong> </strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/" target="_blank"><strong>8&#215;1000 dell’Irpef</strong></a> nè allo Stato nè alle religioni (circa il 60 per cento dei contribuenti), volendo, potrà scegliere la ricerca. Questa opportunità di alto profilo sociale è possibile realizzarla nell’interesse di tutti modificando la Legge 20 maggio 1985 n. 222 che disciplina appunto l’8&#215;1000.</p>
<p><em><strong>Per saperne di più: </strong></em><a href="http://www.ottopermilleallaricerca.it"><em><strong>www.ottopermilleallaricerca.it</strong></em></a><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #006699;"><em><a href="http://www.ottopermilleallaricerca.it/index.htm" target="_blank"><span style="color: #006699;">Enzo Mellano</span></a> </em></span><br />
<span style="color: #006699;"><em>(promotore dell&#8217;iniziativa)</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>8 x 1.000 = 1.000.000.000</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 18:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/04/8-x-1-000-1-000-000-000/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/dio-ci-protegge-267x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Un miliardo di euro l’anno, ogni anno. Ecco a quanto ammonta, approssimativamente, la porzione dell’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini italiani che finisce ogni anno nelle casse della Chiesa cattolica. Se questa cifra rappresentasse realmente la volontà popolare ci sarebbe poco da dire. Invece deriva da meccanismi di calcolo ignorati dalla gran parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/dio-ci-protegge.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20345" title="dio ci protegge" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/dio-ci-protegge-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" /></a>Un miliardo di euro l’anno, ogni anno</strong>. Ecco a quanto ammonta, approssimativamente, la porzione dell’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini italiani che finisce ogni anno nelle casse della Chiesa cattolica. Se questa cifra rappresentasse realmente la volontà popolare ci sarebbe poco da dire. Invece deriva da meccanismi di calcolo ignorati dalla gran parte dei cittadini che si rendono così complici &#8211; loro malgrado &#8211; del dirottamento di un capitale tutt’altro che trascurabile a favore di una confessione religiosa. Capitale che potrebbe essere utilizzato, ad esempio, per compensare i massicci tagli all’Istruzione, alla Ricerca scientifica, alla Sanità, al Lavoro. Investimenti per tutti, non solo per pochi.</p>
<p>Ogni anno il contribuente è chiamato a scegliere, apponendo la propria firma nell’apposito modulo, il destinatario dell’otto per mille dell’Irpef tra lo Stato, la Chiesa cattolica, l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, la Chiesa evangelica luterana, l’Unione delle comunità ebraiche, l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, le Assemblee di Dio.  Lo scorso anno lo Stato ha firmato altre sei intese – già definite nel 2007 dal governo Prodi &#8211; con altrettante confessioni (cristiani ortodossi, buddisti, mormoni, induisti, apostolici e testimoni di Geova), ma sono ancora in attesa di approvazione legislativa e non le troveremo della dichiarazione dei redditi 2011.</p>
<p>E veniamo al punto. Con la sua firma, il contribuente non decide a chi destinare una porzione del <strong>suo</strong> Irpef, ma <em>vota</em> per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno con un reddito di 200 mila. Valgono, insomma, <strong>le persone,</strong> non i loro <strong>redditi</strong>. Ma non è tutto. Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille contiene un’altra insidia che riguarda la valutazione delle <strong>scelte non espresse</strong> dai contribuenti. Attestandosi sul <strong>60%</strong> circa del totale, le ‘non scelte’ condizionano fortemente la distribuzione del gettito perché vengono ripartite in <strong>proporzione alle preferenze espresse</strong>. Succede così che chi non firma si affida alle scelte degli altri, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il <strong>35%</strong> dei contribuenti, riceva <strong>più dell’80%</strong> dell’intera cifra. Ecco da dove viene il miliardo di euro che ogni anno la Cei incamera nelle sue casse. Non solo dai fedeli, ma da tutti quelli che, credenti o meno, non effettuano una scelta pensando erroneamente di destinare la totalità del proprio Irpef allo Stato.</p>
<p>Ma anche chi firma per lo Stato finanzia in modo indiretto &#8211; e a sua insaputa &#8211; la Chiesa cattolica. Nel <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/2009/11/8-per-mille-alla-chiesa-anche-la-quota-dello-stato/">2009</a>, anno del terremoto a L’Aquila, dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i <strong>10 milioni</strong> destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei <strong>14 milioni</strong> destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. A <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/otto-per-mille-il-fondo-delle-regalie/">dicembre del 2010</a>, invece, <strong>60 milioni</strong> di euro dell’otto per mille di competenza statale sono stati destinati a <em>lavori di abbellimento e restauro di chiese, conventi, sedi arcivescovili, monasteri, confraternite e basiliche della Cei. U</em>n “regalino” natalizio giusto in concomitanza con la crisi del governo Berlusconi in seguito all&#8217;<em>affaire</em> Ruby.</p>
<p>Insomma, chi non crede, chi crede in religioni non contemplate dalla spartizione o chi non vuole finanziare la Chiesa cattolica è in un vicolo cieco. Appurato che è necessario firmare onde evitare che la Cei faccia la parte del leone, quale beneficiario scegliere? Ognuno di loro pubblica su internet le sue “intenzioni”, anche se spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. Ecco una breve sintesi, con i link di riferimento.</p>
<p><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/ottopermille_2010/" target="_blank"><strong><span style="color: #006699;">Lo Stato</span></strong></a>.   Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. In sostanza, si affida allo Stato un capitale senza che sia vincolato all’uso dichiarato. Va da sé che utilizzi “politici” siano tutt’altro che peregrini, come dimostrano i casi del <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/2009/11/8-per-mille-alla-chiesa-anche-la-quota-dello-stato/">2009</a> e del <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/otto-per-mille-il-fondo-delle-regalie/">2010</a>.</p>
<p><strong><span style="color: #006699;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/otto-per-mille.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-20346" style="margin-left: 10px;" title="otto per mille" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/otto-per-mille-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><a href="http://www.8xmille.it/" target="_blank"><span style="color: #006699;">La Chiesa cattolica</span></a></span></strong>.  Beneficiaria di oltre l’80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione – prima della scadenza delle dichiarazioni – sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. Da segnalare la campagna di quest’anno, <strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/03/ifeelcud-la-chiesa-cattolica-e-lo-spirito-santo-del-marketing/">IfeelCud</a></strong>, in cui la Cei invita i giovani dai 18 ai 35 anni a raccogliere i Cud dei pensionati della propria parrocchia (dopo essersi debitamente accertati che questi abbiano apposto la firma sulla “casella giusta”). In palio, pacchetti viaggio a Madrid per la Giornata mondiale della gioventù.<br />
Nonostante le dichiarazioni di intenti, la Chiesa spende circa il<strong>20%</strong><strong> </strong>della cifra in beneficenza, circa il <strong>35%</strong> per gli stipendi del clero e il rimanente <strong>45%</strong> è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.</p>
<p><a href="http://www.ottopermillevaldese.org/opm/index.php" target="_blank"><strong><span style="color: #006699;">L’Unione delle Chiese metodiste e valdesi</span></strong></a>.  I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un <a href="http://www.ottopermillevaldese.org/documenti/progetti_2007.pdf" target="_blank">resoconto dettagliato</a> dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna “<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/02/8-per-mille-alla-chiesa-valdese-qualcosa-di-laico/" target="_blank">Campagna di comunicazione umana</a>” effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la ricerca sulle cellule staminali.<br />
Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma <strong>unicamente</strong> per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al <strong>30%</strong><strong> </strong>dell’importo totale dei fondi ricevuti sia devoluta a sostegno di progetti nei paesi in via di sviluppo «<em>da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici</em>».</p>
<p><strong><span style="color: #006699;">Le altre confessioni</span></strong>. L’<a href="http://moked.it/dossier/otto-per-mille/" target="_blank">Unione delle comunità ebraiche italiane</a> utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’<a href="http://ottopermilleavventisti.it/" target="_blank">Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno</a> per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all’estero; la <a href="http://www.chiesaluterana.it/it/index.php?mod=pagina&amp;id=95&amp;m=7" target="_blank">Chiesa Evangelica Luterana in Italia</a> alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, a opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le <a href="http://www.assembleedidio.org/nw0002.php" target="_blank">Assemblee di Dio in Italia</a> utilizzano l’otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all’estero.</p>
<p><strong>Cosa fare, dunque? </strong>Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l’ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. In secondo luogo, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. In terzo luogo<strong>,</strong> cercare di partecipare attivamente alle numerose iniziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, la <a style="font-weight: bold;" href="http://www.ottopermilleallaricerca.it/">ricerca scientifica</a>, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #006699;"><span style="font-size: small;"><strong>Scarica <a href="http://www.civiltalaica.it/documenti/manifesti/volantini/8x1000.pdf" target="_blank"><span style="color: #006699;">qui</span></a> il volantino sull&#8217;otto per mille redatto dall&#8217;associazione  <em><a href="http://www.civiltalaica.it" target="_blank"><span style="color: #006699;">Civiltà Laica</span></a></em></strong></span></span></p>
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		<title>Il Vaticano non paga l&#8217;acqua. Gas e luce, tutto a posto?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maurizio fiumara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/09/il-vaticano-non-paga-lacqua-gas-e-luce-tutto-a-posto/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/logo_campagna_acqua-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Chiedete e vi sarà dato” avrebbe detto Gesù secondo il Vangelo di Matteo (7, 7-8). Non è proprio una garanzia per chiunque, ma pare funzioni per lo Stato del Vaticano visto che alla stregua delle imposte (da versare), delle sanzioni (da pagare) e dell’otto per mille (da ricevere), anche l’acqua verrebbe debitamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12522" title="logo_campagna_acqua" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/logo_campagna_acqua.jpg" alt="logo_campagna_acqua" width="400" height="280" /><br />
<em>“Chiedete e vi sarà dato”</em> avrebbe detto Gesù secondo il Vangelo di Matteo (7, 7-8). Non è proprio una garanzia per chiunque, ma pare funzioni per lo Stato del Vaticano visto che alla stregua delle imposte (da versare), delle sanzioni (da pagare) e dell’otto per mille (da ricevere), anche l’acqua verrebbe debitamente e servizievolmente <strong>agevolata</strong> dallo Stato italiano.</p>
<p>Nel 1999, infatti, sarebbero stati versati a favore di Città del Vaticano circa <strong>ventidue milioni</strong> di euro di arretrato all’Acea, società che si occupa, tra gli altri, della gestione di servizi idrici (acquedotto, fognatura e depurazione) a cui si sarebbero aggiunti circa <strong>diciassette milioni</strong> di euro per il periodo che va dal 1998 al 2003, ovvero circa 3,4 milioni all’anno, solo per la fornitura dell’acqua.</p>
<p>Inoltre per le acque di scarico, Città del Vaticano non pagherebbe le bollette all’Acea perché pare non riconosca la tassazione imposta da enti appartenenti a Stati terzi. Seppur sia un’informazione poco chiara, sarebbe la motivazione addotta dalla Santa Sede; curioso che riesca a credere in una vita ultraterrena, ma non al più modesto pagamento oltreconfine.</p>
<p>Come se non bastasse, dal 2004 la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico annualmente dei servizi concessi, per una spesa che ha disatteso, obbligando lo Stato italiano a stanziare, con la finanziaria 2005, un conto di<strong> venticinque milioni </strong>di euro subito e di <strong>quattro milioni</strong> annui dal 2005, per dotare il Vaticano anche di un sistema di acque proprie. E’ evidente che Gesù intendesse una cosa un po’ diversa con “rimetti a noi i nostri debiti”</p>
<p>E poiché è immorale, quindi peccaminoso, non dare “all’imperatore quello che appartiene all’imperatore…”,  e la Chiesa non può, per definizione, compiere peccati così grossolani, tanto meno perseverare nell’errore, sorge il dubbio che il rifiuto del pagamento sia dovuto alla presunzione di un&#8217;acqua difettosa o di bassa qualità, non potendoci camminare sopra.</p>
<p>Alcuni razionalisti, invece, credono (sic) nella buonafede della Chiesa, sostenendo che il Vaticano non paghi l&#8217;acqua solo perché <em>“viene separata prima del contatore”</em>, il che potrebbe essere un buon suggerimento da estendere <em>urbi et orbi</em>. In genere, però, bisogna ammettere di trovarsi di fronte ad una ingenuità diffusa visto che è risaputo che “il crimine non paga”.</p>
<p>Fa specie, però, che malgrado il vantaggio dell’acqua <em>gratis</em>, tendenzialmente i panni rimangano sporchi, senza prendere in considerazione tutto il sommerso di cui sono piene le cronache (laiche).</p>
<p>Ma sotto una così partecipata benevolenza italiana c’è soprattutto un accordo che vede Stato e Chiesa in conveniente comunione, e difficile liberazione reciproca, che risale al 1929 con la firma dei <strong>Patti Lateranensi</strong> tra Benito Mussolini, allora capo del governo, ed il cardinale Pietro Gasparri, e che impegnerà l’Italia a coprire i consumi di acqua dello Stato del Vaticano, pari a circa cinque milioni di metri cubi l’anno, anche se, nella pratica, si adopererà solo per la fornitura effettiva, temporeggiando fino al 1999 sull’evasione pecuniaria dovuta all’ente preposto.</p>
<p>Certo è che il Figlio dell’Uomo non avrebbe mai immaginato per la Chiesa il passaggio da un modello cristiano ad uno paga(no), in cui si sfruttano allo stesso tempo, e così spudoratamente, l’acqua dello Stato e la luce del Signore.</p>
<p>Un dubbio però è lecito: di fronte al passo di Matteo <em>“avevo sete e mi avete dato da bere”</em> a chi spetterebbe il Regno dei cieli? A chi dà fisicamente da bere o a chi finanzia quel bicchiere d’acqua? Perché oltre alla beffa di sovvenzionare una tale risorsa, qui e subito, ad uno Stato terzo già così ben piazzato, sarebbe antipatico farsi soffiare, là e un giorno, pure l’ambita postazione.</p>
<p>In ogni caso, acclarato che il Vaticano non paga l&#8217;acqua, almeno il limoncello è offerto dalla casa?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Maurizio Fiumara</em></span></strong></p>
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		<title>Il figlio è solo della madre?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 04:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/il-figlio-e-solo-della-madre/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/alice-in-wonderland-3-243x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Trento. Un bambino viene tolto alla madre perché indigente: 550 euro al mese, non abbastanza per la cura di un bambino. La madre, infatti, non ha nemmeno potuto abbracciare il proprio figlio dopo averlo partorito ed ha incontrato il giudice per richiedere una perizia sulle proprie &#8220;capacita&#8217; genitoriali&#8221; solo un mese dopo il lieto evento tramutatosi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10073" title="alice-in-wonderland-3" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/alice-in-wonderland-3-243x300.jpg" alt="alice-in-wonderland-3" width="243" height="300" />Trento. Un bambino viene tolto alla madre perché indigente: 550 euro al mese, non abbastanza per la cura di un bambino. La madre, infatti, non ha nemmeno potuto abbracciare il proprio figlio dopo averlo partorito ed ha incontrato il giudice per richiedere una perizia sulle proprie &#8220;<em>capacita&#8217; genitoriali&#8221; </em>solo un mese dopo il lieto evento tramutatosi, immediatamente, in enorme e disumana ingiustizia.</p>
<p>Difatti, anche tale procedura è in pratica &#8221;<em>una beffa; perchè, in questo modo, la ragazza, cui e&#8217; stato sottratto il diritto di essere madre dal primo momento, rivedra&#8217; il proprio figlio solo dopo otto mesi, con buona pace della fase primaria dell&#8217;attaccamento, con relativo allattamento e svezzamento, e della giustizia per il minore&#8221;</em> dice Raspadori, avvocato della neo mamma<em> . </em> In questo stato (volutamente con la s minuscola) si pretende che un figlio abbia già un capitale accumulato. E’ un privilegio avere figli tanto che devi aver già aperto un conto in banca per loro prima di partorirli. Secondo questa logica non solo i figli li faranno solo persone che hanno una solidità finanziaria, ma da ora gli altri dovranno ben guardarsi dal riprodursi, se non possono essere sicuri di avere in tasca un introito maggiore di 550 euro al mese.</p>
<p>Forse è questo il messaggio da far passare. E’ pur vero che una responsabilità la si deve avere nelle proprie azioni, ma in uno Stato che si dice civile, la discendenza va curata come il Pil e non come una zavorra da mantenere. I più recenti studi hanno verificato che uno Stato con maggiore welfare ha un maggiore credito e di conseguenza una maggiore ricchezza (rialzo del Pil).</p>
<p>Cosa spinge una donna a fare un figlio quando il mondo gli è contro? Una forma di masochismo insito nella sua “essenza di donna” parafrasando una delle tante superstizioni vigenti? No! Decisamente. Un bambino per una madre è il compimento di parte del suo essere, come anche per l’uomo che  arriva alla propria paternità per altre vie esattamente con lo stesso desiderio. Averlo quando ovviamente si sente la necessità (perché bisogna pur essere consapevoli di non essere tutti uguali), comporta una evoluzione permanente della propria vita. Il figlio sarà sempre lì, una freccia scagliata nel futuro. Le donne hanno un privilegio: di riconoscere prima del padre il proprio figlio, perché lo hanno già conosciuto intimamente quando erano in attesa.</p>
<p>Questo atto della nostra vita che è un naturale evolversi degli eventi per gli altri esseri che la popolano, per gli umani è divenuta un privilegio. Una nuova politica sui valori reali del nostro stare al mondo è senz’altro urgente per riscoprire, al di fuori di quello che può essere la virtualità delle nostre esistenze, di cosa realmente l’uomo ha bisogno. In ognuno di noi la libertà di prendere delle decisioni sulla nostra vita grazie ad uno Stato che guarda caso siamo noi a generare e che guarda caso paghiamo anche profumatamente con le nostre tasse.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Isabella Boari</em></span></strong></p>
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		<title>Ddl Salva-preti: paradossi e controsensi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 22:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/ddl-salva-preti-paradossi-e-controsensi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/berluscapapabacio390-300x190.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Secondo il comma 24 dell’articolo 1 del decreto anti-intercettazioni, comunemente noto col nome di legge-bavaglio, “se risulta indagato un sacerdote deve essere preventivamente informato il vescovo, se a essere indagato è un vescovo l’informativa deve essere inoltra direttamente in Vaticano, al segretario di Stato”. Questa aggiunta, passata agli onori della cronaca col soprannome di ddl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8696" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/berluscapapabacio390-300x190.jpg" alt="berluscapapabacio390" width="300" height="190" />Secondo il <strong>comma 24 dell’articolo 1 </strong>del decreto anti-intercettazioni, comunemente noto col nome di legge-bavaglio, “<em>se risulta indagato un sacerdote deve essere preventivamente informato il vescovo, se a essere indagato è un vescovo l’informativa deve essere inoltra direttamente in Vaticano, al segretario di Stato</em>”. Questa aggiunta, passata agli onori della cronaca col soprannome di ddl <strong>salva-preti</strong>, contiene un paio di incoerenze.</p>
<p>Fa notare<a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:btwjSOijSQYJ:federicotulli.wordpress.com/2010/05/28/ddl-intercettazioni-e-pedofilia-il-cavillo-salva-preti/+ddl+salva+preti+articolo+24&amp;cd=4&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;client=firefox-a"> <strong>Francesco Dall’Olio</strong></a>, magistrato della Procura della Repubblica di Roma, che “<em>l’obbligo di comunicare preventivamente l’esistenza di indagini contrasta con il segreto istruttorio di cui il pubblico ministero è il dominus</em>”. Praticamente è come se si avvertisse il reparto amministrativo che si occupa della contabilità di un’azienda che nei prossimi giorni è previsto un controllo fiscale. Può anche darsi che questa sia prassi comune, ma nessun decreto dovrebbe stabilirlo per legge. A meno che non si stia tratteggiando una legge che tuteli le aziende e il falso in bilancio.</p>
<p>La seconda questione legata al ddl salva-preti, più che un’incoerenza, è un vero e proprio <strong>controsenso</strong>. Ma per comprenderlo bisogna tornare a qualche giorno fa, esattamente al giorno in cui <strong>Jeffrey Lena</strong>, avvocato del Vaticano negli Stati Uniti, nel tentativo di deresponsabilizzare la Santa Sede dalla causa che un <strong>anonimo</strong> americano ha indetto per abusi sessuali, ha rivelato al <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/05/17/AR2010051703572.html?wpisrc=nl_cuzhead"><strong>Washington Post</strong></a> la sua difesa articolata in due principali punti.</p>
<p>Il primo si basa sul fatto che probabilmente l’Aricidiocesi incriminata, quella di <strong>Louisville</strong>, non conosceva il <strong>Crimen Sollicitationis</strong>, un testo redatto nel 1962 dal cardinale Ottaviani, approvato da Giovanni XXIII, emesso dal Sant’Uffizio e diretto a tutti i patriarchi, arcivescovi, vescovi e altri ordinari, che stabilisce le procedure da seguire, secondo il diritto canonico, nelle cause in cui un chierico è accusato di molestie sessuali. Il secondo punto della difesa di Lena si riduce, praticamente, a una <strong>busta paga</strong>: dal momento che i vescovi americani non sono stipendiati dalla Santa Sede, a pieno titolo si può affermare che non ne sono dipendenti. Pertanto la Santa Sede non era tenuta a conoscerne l’operato.</p>
<p>Ed ecco che improvvisamente, alla luce di questa rivelazione, il decreto salva-preti appare quanto meno da ritoccare. Perché il Vaticano non deve essere ritenuto responsabile delle turpi azioni dei suoi vescovi cui non eroga alcuno stipendio, e però informato quando qualcuno di questi suoi “non dipendenti” viene messo sotto controllo da un pubblico ministero? In Belgio, Finlandia, Grecia e Germania, per esempio, i compensi al clero sono erogati dallo Stato e dunque, secondo la difesa dell’avvocato Lena, i chierici di questi stati non sono “impiegati papali” e pertanto a loro non dovrebbe essere estesa l’<strong>incostituzionale copertura</strong> proposta dal decreto di legge anti-intercettazioni.</p>
<p style="text-align: right;"><em><a href="http://niky-rocks.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #006699;"><strong>Nicoletta Rocca</strong></span></a></em></p>
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		<title>La tela bianca della laicità</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 22:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gitto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/la-tela-bianca-della-laicita/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/tela-bianca-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Laicità. Negli ultimi tempi non c’è termine più usato. Che ci sia tanta confusione rispetto al vero significato della parola è cosa nota. Non sfugge più a nessuno che, sempre più spesso, gli si attribuisca un significato semanticamente scorretto. Ma il "populismo" è diventato un male quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8543" title="tela-bianca" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/tela-bianca.jpg" alt="tela-bianca" width="388" height="284" />Laicità</strong>. Negli ultimi tempi non c’è termine più usato. Che ci sia tanta confusione rispetto al vero significato della parola è cosa nota. Non sfugge più a nessuno che, sempre più spesso, gli si attribuisca un significato semanticamente scorretto. Ma il &#8220;populismo&#8221; è diventato un male quasi endemico, per cui l&#8217;abuso del termine in sede politica (alla ricerca di una parola unica che fosse sinonimo di anticlericale, ateo e a-confessionale), unito alla complicità dei media, che di solito associano le battaglie degli anticlericali-anticattolici alla &#8220;laicità&#8221;, hanno  finito per fare identificare il “laico” con l’agnostico, l’ateo, l’anti-religioso per eccellenza. E non c’è nulla di più falso.</p>
<p>Vero è che il termine laico nasce da un contesto esclusivamente religioso poiché esso serviva a fare un distinguo fra chi, pur professando un dato culto, non era appartenente alla gerarchia di quel culto e al suo clero. Ma nell’epoca moderna, il termine “laico” ha assunto il significato di “a-confessionale”, che  certo non significa ateo, agnostico o anticlericale. Tale sovrapposizione è scorretta perché un laico è sicuramente svincolato dall’autorità ecclesiastica, ma può lo stesso aderire a qualche confessione religiosa, come può non farlo: quindi esistono laici credenti e laici non credenti. Questa insana sovrapposizione ha generato anche il termine laicista, usato, sovente, in modo dispregiativo.</p>
<p>Premesso che esiste un modo molto vario di essere laico che va, appunto,  dall’ateismo, dall’agnosticismo alla pratica religiosa, oggi, forse, è più giusto parlare di laicità in termini di “condizione mentale”, e questa, in quanto tale, è difficilmente identificabile con un termine. Un laico parte del presupposto che le diverse opinioni hanno pari dignità. Per questo, pur avendo le proprie convinzioni, ha grande rispetto per quelle altrui.  Un laico non prevarica, non impone le sue idee ma le difende, perciò non tollera imposizioni, soprattutto quando queste attengono alla sfera privata delle persone.  </p>
<p>E la religione, qualunque essa sia, è un fatto privato, inerente alla libertà di coscienza. Ognuno ha la possibilità di credere in qualsivoglia religione o non credere per nulla; di conseguenza, tutte le forme di diffusione (imposizione) di credo, specialmente nei confronti di bambini, sono una violazione della libertà di coscienza, per non dire una violenza. Per questo motivo i laici, e non solo i non credenti, sono contrari a qualsiasi “educazione religiosa”, sia da parte della famiglia, sia, soprattutto, da parte della scuola: non si deve predeterminare la libertà di scelta religiosa del bambino e del ragazzo, affinché da adulto possa scegliere, senza “pregiudizi”, di essere o non essere religioso.</p>
<p>Tutto questo è abbastanza chiaro alla comunità laica. <strong>Allora perché ritornarci sopra?</strong> Perché tale concetto non sembra essere altrettanto chiaro a quanti, volutamente, continuano a fare un uso distorto del termine.</p>
<p>A proposito della sentenza sul Crocifisso della Corte di Strasburgo, il <strong>Cardinale Julián Herranz Casado</strong>, Presidente emerito sia del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, sia della Pontificia Commissione disciplinare della Curia Romana, <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/30/news/cardinale_sul_crocifisso-5288733/"><strong>in un’intervista rilasciata al quotidiano “<em>La Repubblica</em>”</strong> </a>ha dichiarato, fra l’altro,: &#8220;<em>Mi sembra che i giudici siano partiti da due principi certamente condivisibili, come sono la laicità dello Stato e il diritto alla libertà religiosa. Ma tali principi sono stati interpretati e applicati con leggerezza, forse anche con un atteggiamento ideologico pregiudiziale. Sono perciò arrivati a una sentenza -  la soppressione del crocefisso nelle scuole, e specificamente nelle scuole italiane  &#8211; che mi pare debba essere inquadrata tra le manifestazioni del fondamentalismo laicista&#8221;. […] la laicità rappresenta, sì, un principio costitutivo negli stati democratici, ma sono gli Stati a determinarne nei singoli casi i modi specifici di attuazione, alla luce delle varie circostanze e culture locali. […]La laicità non può essere concepita come un’ideologia o filosofia statale o comunitaria da imporre alle società nazionali violentando le tradizioni, i sentimenti e le credenze religiose dei cittadini&#8221;.</em></p>
<p>Il Cardinale Casado, da un lato parla di laicità in termini di diritto “condivisibile” e dall’altro la nega nella sua vera essenza. D’altra parte, le sue affermazioni sono in piena sintonia con le argomentazioni della Chiesa, la quale vorrebbe anche la “laicità” asservita a quella falsa morale dalla quale  fanno scaturire, <strong>ingannevolmente,</strong>  divieti, imposizioni e&#8230; &#8220;<em>tradizioni, i sentimenti e le credenze religiose dei cittadini&#8221;. </em></p>
<p>Casado dice “…<em>la laicità rappresenta, sì, un principio costitutivo negli stati democratici, ma sono gli Stati a determinarne nei singoli casi i modi specifici di attuazione, alla luce delle varie circostanze e culture locali…”.</em> Cosa significa? Noi sappiamo che uno Stato laico si regge su principi propri, ha i suoi valori e una piena autonomia. Per cui quali dovrebbero essere le  “<em>culture locali</em>” e “<em>varie circostanze</em>” di cui parla il Cardinale? Forse si riferisce all’“ingerenza indebita” della religione nella vita sociale e dello Stato (ingerenza che  diventa subdola quando la si vuole giustificare con il ritornello stonato delle &#8220;radici cristiane&#8221;).  Ma se uno Stato accoglie tale ingerenza,  può definirsi  “laico”  e “democratico”?</p>
<p>Come si può parlare di laicità e nel contempo avere la pretesa di imporre simboli, morale, fede? Ma davvero non si è in grado di capire che è questa ingerenza a essere invisa al  laico, non il credo religioso? Vale la pena di ricordare, a tale proposito, che <strong>Radio Radicale</strong>, gestita da laici non credenti, trasmette la rassegna stampa di Radio Vaticana, proprio per onorare il principio delle pari opportunità. Mentre, dal lato opposto, <strong>Radio Maria</strong> parla degli <a href="http://elegitto.blog.kataweb.it/2008/01/24/cara-radio-maria-credo-nella-scienza-e-nell%e2%80%99etica-sono-posseduta/"><strong>studenti della Sapienza come “posseduti seguaci di Satana”,</strong> </a>cosa che sicuramente non può essere definita laica. La separazione tra Stato e Chiesa, l’agnosticismo dello Stato verso la religione e la sua estraneità verso ogni confessione religiosa, la lotta contro le “ingerenze” della Chiesa nella vita pubblica, sono condizioni indispensabili per il laico in quanto solo in queste egli vede la vera garanzia dei diritti umani e civili.</p>
<p>Anche per la Chiesa lo Stato, in quanto realtà temporale e storica, è laico per sua natura, vale a dire è autonomo rispetto a qualsivoglia credo religioso per quanto riguarda la sua costituzione, la sua forma, il suo regime, le sue leggi e il suo fine. <strong>Ma, e qui c’è la differenza sostanziale, secondo la Chiesa l’autonomia in cui consiste la laicità dello Stato non è assoluta, ma relativa.</strong> Se esso è autonomo dall’ordine religioso soprannaturale, non è autonomo dall’ordine morale naturale: se è autonomo dalla Chiesa, non lo è da Dio e dalla legge morale. Perciò, se lo Stato non è confessionale, non ha una religione, ha però una morale (la morale naturale), cui conformare le proprie leggi. In altre parole, la laicità dello Stato non significa che esso è padrone di fare le leggi che vuole: le sue leggi non devono essere contrarie all’“ordine morale naturale”.</p>
<p><strong>E questo è il grande questo l’inganno.</strong> L’ordine morale naturale chi lo stabilisce? Il concetto di moralità varia nel tempo e nello spazio. In tempi antichi, l’omosessualità, la poligamia e il maschilismo erano fenomeni non solo abituali, ma gli individui che li praticavano godevano di stima ed erano ritenuti soggetti di buona moralità. Questo era ritenuto l’“ordine morale naturale” dell’epoca. Così com’era ritenuto “moralmente naturale&#8221; per alcune etnie eliminare i bambini malformati. La stessa schiavitù era morale.</p>
<p>La Chiesa Cattolica, secondo l’“ordine morale naturale” del tempo, non battezzava i bambini che nascevano morti, perché non li riteneva degni. <strong>La morale, pertanto, nasce “per imposizione</strong>”. Il gruppo che ha maggiore forza politica, religiosa o ideologica impone i suoi valori e la sua maniera di concepire la vita, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, agli altri.  Così la persona “morigerata” seguirà le direttrici stabilite senza discuterle. L’individuo “morale” ha un’identità indottrinata che reprime la sua capacità di elaborazione critica e di libera scelta, permettendo che la sua mente sia sequestrata da indicazioni esterne, ad esempio da norme imposte come assolute da Governi, da religioni o da altre istituzioni.</p>
<p><strong>Un vero laico si ribella e osteggia queste imposizioni.</strong> Non vive secondo morali imposte, vive secondo <strong>l’etica</strong> che è quella morale vista da una prospettiva umana<strong>, tenendo in conto i concetti di autonomia, bontà, equità, solidarietà e uguaglianza di genere</strong>. L’etica si realizza quando l’individuo esercita la capacità di pensare, di fermarsi prima di agire e di chiedersi  perché deve seguire una determinata regola. La morale non può essere portata avanti da uomini liberi, necessita di semplici esecutori, seguaci. <strong>Al contrario dell’etica che ha bisogno solo di uomini liberi.</strong></p>
<p>La libertà diventa il discrimine tra etica e morale: la libertà è l’essenza dell’etica, la sottomissione è l’essenza della morale. Ed è questo che fa la differenza nel modo di intendere la laicità.<strong> In poche parole la tela bianca della laicità rappresenta la “libertà”.</strong> Uno spazio aperto a tutti dove ogni individuo può dipingere colori diversi, simboli diversi che, anche se in contrapposizione, possono convivere sullo stesso luogo e nello stesso tempo, perché partono dalla pari dignità e dal rispetto reciproco, condizioni essenziali  per impedire qualsiasi conflitto.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/eleonora-gitto/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Eleonora Gitto</em></span></strong></a></p>
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		<title>Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i consensi ma aumentano gli utili</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 22:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/06/otto-per-mille-alla-chiesa-cattolica-calano-i-consensi-ma-aumentano-gli-utili/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/vignetta-Ottopermille-C-S-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La Cei guarda con preoccupazione alla diminuzione delle scelte a favore della Chiesa per la destinazione dell’otto per mille dell’Irpef. Da un documento redatto dall’Assemblea dei vescovi italiani, di cui l’Asca ha diffuso il contenuto, “risulta che nel 2007 le firme a favore della Chiesa cattolica sono state l&#8217;85,01% del totale, contro l&#8217;86,05% del 2006 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7420" title="vignetta Ottopermille C S" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/vignetta-Ottopermille-C-S.jpg" alt="vignetta Ottopermille C S" width="260" height="311" />La Cei guarda con preoccupazione alla diminuzione delle scelte a favore della Chiesa per la destinazione dell’<strong>otto per mille dell’Irpef</strong>. Da un documento redatto dall’Assemblea dei vescovi italiani, di cui l’<a href="http://www.asca.it/news-8_X_MILLE__CALATE_FIRME_A_FAVORE_CHIESA__CEI_PREOCCUPATA-922581-ORA-.html">Asca</a> ha diffuso il contenuto, “<em>risulta che nel 2007 le firme a favore della Chiesa cattolica sono state l&#8217;85,01% del totale, contro l&#8217;86,05% del 2006 e l&#8217;89,82% del 2005”.</em></p>
<p>Innanzitutto è necessaria una precisazione, visto che il meccanismo di calcolo della distribuzione delle quote derivanti dall’otto per mille è tanto macchinoso quanto subdolo. Quando la Cei parla di “<em>percentuale di firme a favore della Chiesa</em>”, in realtà intende sia quelle realmente apposte dai contribuenti, sia quelle che derivano dai meccanismi di redistribuzione delle scelte non espresse.</p>
<p>Già, perché la ripartizione percentuale avviene sulla base del totale dei contribuenti, che abbiano o no manifestato una preferenza. Le <strong>scelte non espresse</strong> (dalle ultime rilevazioni circa il <strong>55%</strong>) vengono ‘spalmate’ in percentuale su quelle espresse (<strong>45%</strong>). Il che significa, senza allontanarci troppo dalla realtà, che la Chiesa <strong>potrebbe ottenere l’85% del gettito a fronte di un 35% di preferenze</strong>.</p>
<p>Vantare quindi percentuali così elevate sulle “firme” non è corretto ed è fuorviante per chi legge: quelle riportate dal documento della Cei si riferiscono agli <strong>introiti</strong>, non alle <strong>preferenze </strong>effettivamente espresse. Inoltre, per una corretta indagine comparativa, per ogni anno andrebbe considerato anche il dato sul numero dei contribuenti che firmano, per vedere se cresce o diminuisce.</p>
<p>Tuttavia, al calo percentuale denunciato dalla Cei <strong>non corrisponde un calo degli introiti</strong>, che anzi aumentano:  quest’anno, in riferimento alle dichiarazioni del 2007, la Chiesa ha percepito <strong>1 miliardo e 67 milioni di euro</strong>, mentre l’anno prima (dichiarazioni 2006) <strong>967 milioni</strong>.</p>
<p>Questo perché il meccanismo dell’otto per mille, istituito con la <strong>revisione del Concordato</strong> del 1984 per sopperire all’abolizione della ‘<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assegno_di_congrua">congrua</a></strong>’, è stato ben architettato: all’aumento del reddito degli italiani corrisponde un aumento del gettito derivante dall’otto per mille e di conseguenza la crescita dell&#8217; incasso per la Chiesa cattolica, la maggiore beneficiaria tra i sei destinatari possibili (gli altri cinque: Stato, Chiesa valdese, Chiesa Evangelica Luterana, Unione Comunità Ebraiche, Chiesa avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio).</p>
<p>Tutto ciò rende sempre più palese quanto sia truffaldino il meccanismo dell’otto per mille. Il contribuente è spesso ignaro di due fattori che giocano un ruolo fondamentale nell’attribuzione di questa ricca fetta di gettito fiscale. L’idea più diffusa è che ognuno destìni con quella firma <strong>l’otto per mille dell’Irpef relativo al proprio reddito</strong> e che, se non firma, quella quota andrà allo Stato. Nulla di più falso, ma lo Stato e la stampa si guardano bene dal pubblicizzare come stanno realmente le cose.</p>
<p><strong>Ogni firma vale come un voto</strong>, il che significa che la firma di un contribuente che guadagna 20mila euro l’anno vale come quella di chi ne guadagna 200mila, ossia riguarda il gettito totale derivante dall’otto per mille di tutti i contribuenti.</p>
<p>Inoltre, come abbiamo visto, <strong>non firmare non significa rinunciare a scegliere</strong>, bensì affidarsi alle scelte degli altri. E, come in ogni meccanismo proporzionale, il grosso della torta va a chi colleziona il numero maggiore di firme anche se, come in questo caso, le preferenze sono espresse da meno della metà dei contribuenti.</p>
<p>Per fortuna qualcosa si sta muovendo, almeno dal punto di vista dell’informazione.  Nell’ultimo mese le trasmissioni <strong><a href="../2010/06/il-boccone-del-prete-report-glielo-manda-di-traverso/">Report</a></strong> su Rai3 ed <strong>Exit </strong>su La7 si sono occupate di spiegare finalmente agli italiani come funziona l’otto per mille, quali sono i meccanismi di calcolo e come vengono impiegati dai destinatari questi soldi. Così, chi credeva che la Chiesa cattolica destinasse, come da pubblicità, tutta la cifra in opere assistenziali, si è finalmente reso conto che solo il <strong>20% </strong>di essa viene impiegato a questo scopo: il resto serve per il <strong>sostentamento del clero e delle parrocchie</strong>, che viene finanziato, a loro insaputa, anche dai cittadini che non hanno effettuato alcuna scelta.</p>
<p>Ma, per amor di verità, non molto diversa è la situazione per l’altro maggiore destinatario, <strong>lo Stato</strong>. Pur dichiarando di destinare il gettito a interventi per la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali, in realtà vi attinge sia per voci di bilancio ordinarie sia per <strong>finanziare il restauro dei luoghi di culto</strong>. Insomma, anche parte dalla fetta spettante allo Stato si riversa  nelle casse del Vaticano.</p>
<p>Per tornare alla Cei e alle sue preoccupazioni, possiamo solo dire che sono più che legittime: un’<strong>adeguata informazione</strong> dei cittadini e la <strong>disaffezione </strong>(economica) dei fedeli dovuta allo scandalo pedofilia nel clero potrebbero seriamente intaccare quel tesoretto che ogni anno va a finire nei suoi forzieri.</p>
<p>Maggiore è il livello di coscienza dei cittadini, maggiore è il rischio che il privilegio &#8211; e non solo economico &#8211; fin qui ottenuto decada.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
<p><span style="color: #006699;"><strong>Leggi anche: <a href="../2010/04/otto-per-mille-la-posta-in-gioco/">Otto per mille, la posta in gioco</a></strong></span></p>
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		<title>Laicità, la linea di confine</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 05:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/06/laicita-la-linea-di-confine/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/confini-200x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Laico” è termine della tradizione cristiana: indica chi nella Chiesa non appartiene al clero. Il linguaggio comune si è appropriato del vocabolo cambiandogli significato: laico sarebbe chi si ispira a concezioni di autonomia rispetto all’autorità e alla dottrina sociale ecclesiastica. Se così intesa la laicità sarebbe povera cosa: non solo perché incapace di generare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7173" title="confini" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/confini-200x300.jpg" alt="confini" width="176" height="265" />“<strong>Laico</strong>” è termine della tradizione cristiana: indica chi nella Chiesa non appartiene al clero. Il linguaggio comune si è appropriato del vocabolo cambiandogli significato: laico sarebbe chi si ispira a concezioni di autonomia rispetto all’autorità e alla dottrina sociale ecclesiastica.</p>
<p>Se così intesa la laicità sarebbe povera cosa: non solo perché incapace di generare una propria semantica, ma perché prassi che troverebbe ragione e sussistenza solo per antitesi: un vigile urbano  noioso, prevedibile e mai propositivo, che fischia quando scorge l’auto del Vescovo invadere la carreggiata, perché parcheggiata fuori dalle strisce.</p>
<p>Se la laicità fosse mero metodo e non valore, se non avesse un cuore e contenuti, che significato avrebbero la “<strong>scuola laica</strong>” e ancor più lo &#8220;<strong>Stato laico</strong>&#8220;? Limbi neutri, vuoti e dormienti che si attivano unicamente per reagire all’odore di incenso.</p>
<p>Al di là del linguaggio comune la civiltà laica è evidentemente ben altro: <strong>interpretazione della realtà</strong> dove l’individuo, ogni individuo è il principio etico; pertanto la tutela della sua inviolabilità, della sua libertà e autonomia e, a maggior ragione, la difesa all’esistenza e all’espressione delle minoranze, di ogni minoranza; delle maggioranze, di ogni maggioranza. <strong>Rispetto della tradizione</strong> e della storia di ognuno, valorizzazione del diverso, accoglienza, dialogo, apertura e confronto con ogni individuo e aggregazione, interesse senza pregiudizio sulle questioni fondamentali dell’esistere.</p>
<p>Pertanto per la laicità così intesa, l’individuo e i gruppi, confessioni religiose e istituzione ecclesiastiche comprese, possono, anzi devono, affermare in libertà la loro interpretazione della realtà e dell’individuo.</p>
<p>Ad esempio riguardo a temi “eticamente sensibili” le istituzioni ecclesiastiche possono giudicare <strong>peccati </strong>quello che i laici considerano invece <strong>diritti inviolabili dell’individuo</strong>, ma lì la Chiesa si deve fermare; se oltrepasserà la linea di confine per giudicare tali scelte crimini invece che peccati la laicità è legittimata a difendersi, per il bene di tutti, cattolici compresi.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em><a href="http://blognew.aruba.it/blog.brunovergani.it/" target="_blank"><strong>Bruno Vergani</strong></a></em></strong></p>
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		<title>Otto per mille, la posta in gioco</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 20:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/otto-per-mille-la-posta-in-gioco/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/soldi-euro1-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’otto per mille dell’Irpef: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5060" title="soldi-euro1" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/soldi-euro1.jpg" alt="soldi-euro1" width="210" height="314" />Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’<strong><a href="http://occhiopermille.it/come.html">otto per mille dell’Irpef</a></strong>: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia)?</p>
<p>Intanto, è bene subito sfatare un luogo comune: il contribuente, con la sua firma, non  sceglie a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno che ha un reddito dieci o 100 volte maggiore. Valgono, insomma, <strong>le persone,</strong> non i loro <strong>redditi</strong>.</p>
<p>Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille però contiene un’altra insidia, anch’essa mai pubblicizzata dai media e dallo stesso Stato, che riguarda il modo in cui vengono considerate le <strong>scelte non espresse</strong> dai contribuenti. Attestandosi sul 60% circa del totale, le ‘non scelte’ possono condizionare fortemente la distribuzione del gettito e, in effetti, è quello che succede.</p>
<p>La ripartizione delle scelte non espresse è <strong>proporzionale alle preferenze espresse</strong>. Per spiegare meglio il meccanismo, prendiamo come esempio i dati della dichiarazione dei redditi  2001 (gli ultimi noti). Il <strong>60,4 %</strong> dei contribuenti non ha espresso alcuna preferenza, il <strong>34,56%</strong> ha firmato per la Chiesa cattolica, il <strong>4,07%</strong> per lo Stato, lo <strong>0,5%</strong> per i Valdesi e il rimanente <strong>0,46</strong>% per le altre confessioni.</p>
<p>A fronte di queste scelte, la distribuzione del gettito è stata la seguente: <strong>87,25%</strong> alla Chiesa Cattolica,  <strong>10,28% </strong>allo Stato, <strong>1,27%</strong> ai Valdesi e il restante  <strong>1,2%</strong> alle altre confessioni.</p>
<p>In sostanza,<strong> </strong>chi non firma per destinare quota parte dell’Irpef si affida alle <strong>scelte degli altri</strong>, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno al <strong>miliardo di euro</strong>. Un cifra che potrebbe essere utilizzata per l’istruzione, per finanziare la ricerca, o come sussidio al lavoro.</p>
<p>E’ interessante, a questo punto, capire il perché lo Stato ha istituito il meccanismo dell’otto per mille.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5061" title="vignetta orto per mille" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/vignetta-orto-per-mille.jpg" alt="vignetta orto per mille" width="311" height="385" />Dalla entrata in vigore dei <strong>Patti lateranensi</strong> (1929) e fino alla revisione del Concordato ad opera del Governo Craxi (1984), i preti della Chiesa cattolica ricevevano dallo Stato italiano la cosiddetta ‘<strong>congrua</strong>’, uno stipendio mensile come risarcimento per i beni confiscati alla Chiesa con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870 che segnò la fine del potere temporale dei papi. Con la revisione del Concordato, la congrua fu convertita in quota parte del gettito fiscale annuo, l’otto per mille dell’Irpef per l’appunto, ed elargita dallo Stato alla Cei, alle varie confessioni religiose che ne facessero richiesta o allo Stato stesso per scopi sociali o assistenziali.</p>
<p>Ogni tre anni una commissione potrebbe rivedere la percentuale di gettito Irpef da destinare, ma finora non è mai stato fatto, nonostante la crescita del reddito degli italiani abbia sempre più ingrossato il paniere (dai 398 milioni di euro del 1990 siamo passati al miliardo di euro del 2008). Inoltre, le lungaggini parlamentari per l’approvazione di nuovi beneficiari fanno sì che la Chiesa cattolica possa continuare ad usufruire in modo significativo della quota delle scelte non espresse che, come dicevamo, sono la maggioranza.</p>
<p>Ma il contribuente, prima di firmare, dovrebbe anche sapere come viene impiegato questo denaro.</p>
<p><strong><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/ottopermille_2010/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Lo Stato</span></a></strong>.   Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. Emblematico è ciò che è successo <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/11/8-per-mille-alla-chiesa-anche-la-quota-dello-stato/" target="_blank">lo scorso anno</a>. Dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i <strong>10 milioni</strong> destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei <strong>14 milioni</strong> destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. Tutte ristrutturazioni che avrebbero dovuto essere finanziate dal fondo “edilizia di culto” compreso  nella quota di 8 per mille destinata alla Chiesa.<br />
Insomma, scegliere lo Stato significa spesso scegliere la Chiesa cattolica, anche se la maggior parte dei contribuenti ne è all’oscuro.</p>
<p><strong><a href="http://www.8xmille.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">La Chiesa cattolica</span></a></strong>.  Beneficiaria di oltre l&#8217;80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione &#8211; prima della scadenza delle dichiarazioni &#8211; sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. In realtà, la Chiesa spende circa il <strong>20% </strong>della cifra in beneficenza, circa il <strong>35%</strong> per gli stipendi del clero e il rimanente <strong>45%</strong> è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede quindi di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.</p>
<p><strong><a href="http://www.ottopermillevaldese.org/opm/index.php" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;Unione delle Chiese metodiste e valdesi</span></a></strong>.  I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un <a href="http://www.ottopermillevaldese.org/documenti/progetti_2007.pdf" target="_blank">resoconto dettagliato</a> dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna ‘<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/02/8-per-mille-alla-chiesa-valdese-qualcosa-di-laico/" target="_blank"><strong>Facciamo qualcosa di laico</strong></a>’ effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la <strong>ricerca sulle cellule staminali</strong>.<br />
Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al <strong>30% </strong>dell&#8217;importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell’otto per mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo “<em>da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici</em>”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Le altre confessioni</span></strong>. L’<a href="http://moked.it/dossier/otto-per-mille/" target="_blank">Unione delle comunità ebraiche italiane</a> utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’<a href="http://ottopermilleavventisti.it/" target="_blank">Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno</a> per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all&#8217;estero; la <a href="http://www.chiesaluterana.it/it/index.php?mod=pagina&amp;id=95&amp;m=7" target="_blank">Chiesa Evangelica Luterana in Italia</a> alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, ad opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le <a href="http://www.assembleedidio.org/nw0002.php" target="_blank">Assemblee di Dio in Italia</a> utilizzano l&#8217;otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Cosa può fare il cittadino</span></strong>. Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l&#8217;ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. Ognuno dei destinatari dell’otto per mille pubblica su internet le sue ‘intenzioni’, anche se molto spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. <strong>In secondo luogo</strong>, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. <strong>In terzo luogo</strong>, cercare di partecipare attivamente alle numerose inziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, <strong>la ricerca scientifica</strong>, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso scientifico meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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		<title>Il Papa istiga alla disobbedienza in casa degli altri</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/il-papa-istiga-alla-disobbedienza-in-casa-degli-altri/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/papa-ratzinger-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il Pontefice ha invitato i cattolici a disobbedire alle leggi dello Stato quando queste sono considerate &#8220;ingiuste&#8221; dalla Chiesa, come &#8220;l&#8217;uccisione di bambini innocenti non ancora nati&#8221;. Sarebbe contraddittorio, da parte di sostenitori della libertà di pensiero, negare al Papa ed ai suoi seguaci il diritto di esprimere liberamente il loro, ma il discorso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4591" title="papa-ratzinger" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/papa-ratzinger.jpg" alt="papa-ratzinger" width="232" height="300" />Il Pontefice ha invitato i cattolici a disobbedire alle leggi dello Stato</strong> quando queste sono considerate &#8220;ingiuste&#8221; dalla Chiesa, come &#8220;l&#8217;uccisione di bambini innocenti non ancora nati&#8221;.</p>
<p>Sarebbe contraddittorio, da parte di sostenitori della libertà di pensiero, negare al Papa ed ai suoi seguaci il diritto di esprimere liberamente il loro, ma <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/01/news/il_papa_contro_l_aborto_non_accettare_leggi_ingiuste-3062881/index.html?ref=search" target="_blank">il discorso di Ratzinger</a> va ben oltre tale espressione. Si tratta di un&#8217;<strong>evidente esortazione, da parte di un Capo di Stato, a violare le leggi di altri Stati</strong>. Ciò è particolarmente grave nei confronti dello Stato italiano, poiché costituisce una violazione di quel Concordato dal quale derivano immensi privilegi e vertiginose elargizioni di denaro pubblico a favore del Vaticano. Inoltre, se un comportamento del genere viene considerato legittimo, si legittimano di conseguenza anche i rappresentanti di altre religioni ad invitare i fedeli a violare le leggi statali.</p>
<p>Molti laicisti affermano pubblicamente di non nutrire risentimento nei confronti della Chiesa e delle esternazioni dei suoi rappresentanti, ma di essere piuttosto indignati per il comportamento di una classe politica che è sempre pronta a genuflettersi dinanzi ai gerarchi d&#8217;Oltretevere.</p>
<p>Questo atteggiamento si fonda su presupposti logici alquanto deboli. Il Papa dovrebbe rivolgersi alle coscienze dei fedeli, esortandoli a non compiere &#8211; in prima persona &#8211; atti contrari agli insegnamenti della Chiesa. Il Papa ha tutto il diritto di dire: &#8220;<em>Ti dichiari cattolico? Allora non devi divorziare, abortire, avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, ecc</em>&#8220;. <strong>Non ha però il diritto di esortare i cittadini italiani a violare le leggi dello Stato</strong>, così come non può cercare di imporre anche ai non cattolici &#8211; cristiani protestanti e dissidenti, eterocredenti e non credenti &#8211; i suoi divieti, poiché non è in grado di dimostrare scientificamente che: i) Dio esiste; ii) se esiste, è proprio quello di cui parla la Chiesa, e che la Chiesa afferma di rappresentare in terra; iii) se esiste, ed è proprio quello di cui parla la Chiesa, la sua volontà coincide con quei divieti.</p>
<p>C&#8217;è molta violenza, molta sopraffazione in questi tentativi di imposizione dei propri precetti, tipici tutte le religioni basate su presunte &#8211; ed indimostrabili &#8211; verità rivelate.<strong> E nessun rispetto per il pensiero degli individui, credenti compresi.</strong></p>
<p>Tutte le persone sensate considerano sbagliata l&#8217;uccisione di un essere vivente, anche se spesso è inevitabile (per nutrirsene, o per legittima difesa, o altri motivi), ma i punti di vista cominciano a divergere quando bisogna stabilire, ad esempio, se sia lecito rispettare la volontà dell&#8217;essere stesso quando sceglie di porre fine alla sua esistenza e non può farlo autonomamente, o se un ammasso informe di cellule privo di un sistema nervoso possa essere già considerato una persona.</p>
<p>La Chiesa, come qualsiasi altro soggetto, dovrebbe rispettare la volontà di chi non si riconosce nei suoi insegnamenti, limitandosi a pretendere l&#8217;obbedienza dei suoi seguaci, poiché chi fonda la propria morale su dogmi e presupposti non dimostrabili non può pretendere obbedienza anche da parte di chi non le riconosce alcuna autorità morale. Ed <strong>uno Stato degno di questo nome dovrebbe abolire un Concordato che viene sistematicamente violato da una delle parti contraenti</strong>.</p>
<p>Non si può pretendere che una Chiesa che ha massacrato Ipazia di Alessandria e bruciato Giordano Bruno (per tacere di tutto il resto) possa sviluppare da sola l&#8217;auspicata apertura verso il libero pensiero, ma sarebbe sacro dovere delle istituzioni pubbliche porre un argine ai suoi continui tentativi di sopraffazione. Anche perché, nonostante le tante scuse presentate dai Pontefici per gli errori commessi in passato (nel caso di Galileo hanno impiegato solo tre secoli e mezzo per rendersi conto di aver sbagliato), essi continuano imperterriti a commetterli. Sempre gli stessi.</p>
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		<title>Il Papa contro l’aborto: da che pulpito viene la predica</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 10:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/il-papa-contro-l%e2%80%99aborto-da-che-pulpito-viene-la-predica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/ratzinger4-216x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Benedetto XVI ha affermato, nella messa crismale del giovedì santo, che i cattolici devono rifiutare le leggi che consentono l’aborto. Chissà se il Papa si rende conto che incitare a non rispettare le leggi dello Stato è un reato. E che il sindacato sulla giustezza delle leggi lo opera lo Stato e non una religione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI ha <img class="alignleft size-medium wp-image-4467" title="ratzinger4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/ratzinger4-216x300.jpg" alt="ratzinger4" width="216" height="300" />affermato, nella messa crismale del giovedì santo, che i cattolici devono rifiutare le leggi che consentono l’aborto.</p>
<p>Chissà se il Papa si rende conto che incitare a non rispettare le leggi dello Stato è un reato. E che il sindacato sulla giustezza delle leggi lo opera lo Stato e non una religione. E che una legge è giusta per antonomasia, fino a quando non viene cambiata dallo Stato stesso e non da un’indicazione religiosa; e che, semmai, la legge può essere cassata solo da un organo competente dello Stato (un organo giurisdizionale o la Corte Costituzionale stessa).</p>
<p>Chissà se ricorda che, quando si opera una cosiddetta “obiezione di coscienza”, la stessa coscienza, la deontologia, e l’etica impongono di autodenunciarsi alla pubblica autorità, al fine di assumersi le conseguenti responsabilità, e non furbescamente cercare di evitarle (tali sono i medici che rifiutano di operare aborti come prescritti dalla legge, e tali sono i farmacisti o gli operatori sanitari che decidono di non vendere o somministrare la RU486).</p>
<p>Chissà se capisce che tutelare, valorizzare, proteggere la vita degli uomini, e in particolare dei più deboli – vedi gli immigrati disperati &#8211; vuol dire non far votare la Lega xenofoba e razzista (ma col cavolo che Bagnasco ha dato quest’indicazione di voto, contrariamente all’indicazione di non votare la Bonino e la Bresso).</p>
<p>Chissà se il Papa si rende conto che la sua autorevolezza, il suo afflato presunto etico,  diviene sempre meno tale nel momento stesso in cui viene accusato, sia in Germania che negli Usa, di aver protetto dei pedofili sottraendoli alla giusta condanna e consentendo loro di continuare a consumare per anni il reato più abominevole e immorale che si conosca. Il Papa e le gerarchie vaticane, come ormai noto e sempre più evidente.</p>
<p>Chissà se quest’uomo cosiddetto portatore di morale si rende conto che la vulgata che la pedofilia nei preti non c’entri niente con il celibato, l’astinenza e la continenza, è una favoletta talmente puerile che anche un bambino si domanderebbe se lo stanno prendendo in giro.</p>
<p>E soprattutto chissà se la gente comincia a rendersi finalmente conto che la favola più grossa di tutte, quella che la Chiesa è portatrice di morale per eccellenza, comincia a fare i conti con la storia e soprattutto con la realtà quotidiana, quella fattuale del vissuto, del giorno per giorno. Non sono bastati duemila anni di guerre religiose, di stragi, di efferatezze, di immoralità, di una storia della Chiesa  che qualcuno ha definito addirittura criminale (<strong>Karlheinz Deschner</strong>, <strong>Storia criminale della Chiesa</strong>). Ora si tocca con mano che l’immoralità era ed è profondamente incistata nelle stesse strutture religiose che dovrebbero educare: i preti, con le coperture adeguate delle gerarchie che certamente sapevano e nascondevano.</p>
<p>Rischiamo di fare di tutte le erbe un fascio? Forse, ma c’è anche il rischio opposto: che qualcuno ci faccia credere che siano casi isolati. Nordamerica, Sudamerica, Africa centrale, Irlanda, Svizzera, Austria, Germania, Italia, Nuoza Zelanda, Australia, e chi più ne ha più ne metta. Un fenomeno planetario.</p>
<p>Ma chi è portatore di quest’etica, ha titolo per parlare di giustizia? Ha titolo per parlare di morale? Può egli incitare a non far rispettare le leggi dello Stato approvate dal Parlamento, a sua volta eletto dal popolo? La domanda è retorica, certo, ma prima di rispondere sì o no, dovremmo tutti operare una riconsiderazione obiettiva su ciò che per duemila anni ci hanno fatto credere, e che solo ora, purtroppo, sta uscendo fuori con sempre maggiore evidenza: <strong>nascondersi dietro l’idea di dio per giustificare la miseria degli uomini, è stata ed è di gran lunga l’abiezione maggiore che la storia stessa ci abbia consegnato. </strong></p>
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		<title>I due Concordati, interpretazioni a confronto</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critiche laiche]]></category>
		<category><![CDATA[1929]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/03/i-due-concordati-interpretazioni-a-confronto/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/concordato-300x161.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>L’11 febbraio 1929 il Cardinale Pietro Gasparri ed il Capo del governo Benito Mussolini, rispettivamente in rappresentanza della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, firmavano i Patti Lateranensi, che comprendevano, tra l’altro, il Concordato. Questa convenzione era destinata a regolare i rapporti fra Stato e Chiesa fino al 18 febbraio 1984, allorché il Cardinale Agostino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3483" title="concordato" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/concordato-300x161.jpg" alt="concordato" width="300" height="161" />L’11 febbraio 1929 il Cardinale Pietro Gasparri ed il Capo del governo Benito Mussolini, rispettivamente in rappresentanza della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, firmavano i Patti Lateranensi, che comprendevano, tra l’altro, il Concordato. Questa convenzione era destinata a regolare i rapporti fra Stato e Chiesa fino al 18 febbraio 1984, allorché il Cardinale Agostino Casaroli per la Chiesa e il Presidente del consiglio Bettino Craxi  per lo Stato non siglarono gli accordi di revisione.</p>
<p>Il Concordato è sopravvissuto alla caduta del Fascismo, dato che la Costituente, dopo molte discussioni, decise di inserire nella carta costituzionale l’articolo 7, comma 2, in base al quale i rapporti Stato/Chiesa “<em>sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale</em>“.</p>
<p>Molto si è discusso, è a tutti noto, circa il valore da attribuire a questa norma: intendeva costituzionalizzare il Concordato del ’29? O il principio concordatario? O cos’altro?</p>
<p>In questa sede intendiamo proporre un’altra questione, legata alla prima ma di maggiore attualità, ovverosia il valore da attribuire all’altro Concordato, quello del 1984.</p>
<p>Una prima lettura, sostenuta in dottrina, ritiene che le due questioni non siano distinte, perché l’articolo 7 offrirebbe la medesima “copertura” ad entrambi i Concordati.</p>
<p>Un’altra lettura, invece, sottolinea il carattere “transitorio” dell’art.7, che sarebbe stato pensato per garantire la pace religiosa alla neonata Repubblica italiana, anche a costo di salvare le norme del Concordato, recepite dalla legge di ratifica n.810 del 1929, pur chiaramente contrarie al nuovo assetto costituzionale. Si sarebbe trattato, tuttavia, di un salvacondotto temporaneo, in attesa di modificare i Patti con una nuova legge, sulla base di un nuovo accordo.</p>
<p>In sostanza, per tranquillizzare la Chiesa, il Costituente avrebbe accettato di attribuire ai Patti la forza di resistere alle censure di legittimità costituzionale, ma solo in via eccezionale, in vista di una loro prossima riscrittura concordata.</p>
<p>Se così è, il “salvacondotto” offerto dall’articolo 7 non si estenderebbe al secondo Concordato, la cui legge di esecuzione potrebbe essere oggetto di dirette censure di legittimità costituzionale.</p>
<p>Questa tesi, riproposta di recente dal prof. Ainis (<em><a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/02/michele-ainis-chiesa-padrona-un-falso-giuridico-dai-patti-lateranensi-ad-oggi/" target="_blank">Chiesa padrona. Un falso giuridico</a></em>, Garzanti 2009) era già stata avanzata da altri studiosi, come il prof. Finocchiaro, che riteneva che l’articolo 7 offrisse protezione da modifiche unilaterali o da censure di legittimità costituzionale solo ai Patti Lateranensi, ma non si estendesse alle modificazioni che, nel rispetto del medesimo articolo, fossero successivamente intervenute.</p>
<p>Lo studioso, tuttavia, riteneva che gli Accordi di revisione, o meglio, il nuovo Concordato del 1984 fosse “coperto” dall’articolo 10, la norma che garantisce il rispetto dei trattati internazionali, anche in deroga a norme della Costituzione.</p>
<p>L’equiparazione del Concordato a un trattato internazionale è il grimaldello giuridico attraverso il quale la Corte costituzionale, con la sentenza n.16 del 1978, ha ritenuto inammissibile il referendum per l’abrogazione del Concordato, chiesto dai Radicali.</p>
<p>Non solo. Applicando tale principio qualunque modifica dell’articolo 7 c.2 é del tutto ininfluente, ché la norma sarebbe un mero fossile storico, senza alcuna capacità prescrittiva effettiva. Il Concordato trarrebbe la propria capacità di porsi come fonte eccezionale, in grado di garantire la persistenza di uno ius singulare di assoluto privilegio per la Chiesa cattolica, dall’articolo 10.</p>
<p>Non intendiamo prendere posizione in merito all’aspetto più squisitamente giuridico della questione.</p>
<p>Ci limitiamo solo a considerare quali effetti dovrebbero esser tratti dall’assimilazione del Concordato a un trattato internazionale. Per giurisprudenza costituzionale costante questi debbono pur sempre rispettare i principi supremi dell’ordinamento costituzionale: il principio di eguaglianza fra le religioni non è forse tra questi?</p>
<p>Se così è, anche l’articolo 10 non potrebbe offrire valido usbergo a norme che garantiscono alla Chiesa cattolica privilegi rispetto alle altre confessioni religiose.</p>
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