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	<title>Cronache Laiche &#187; reato</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Permesso di soggiorno (a 200 euro) per tutti!</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 00:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/permesso-di-soggiorno-a-200-euro-per-tutti/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/permesso-soggiorno-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La completa insesatezza della normativa che definisce come reato penale (penale, ossia carcere) la clandestinità (ossia l’irregolarità di un documento) emerge in tutta la sua lapalissiana evidenza pensando a chi un permesso di soggiorno regolare ce l’ha, ma in scadenza. Poniamo che a questa non troppo ipotetica persona il permesso di soggiorno scada domani, venerdì 13 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/permesso-soggiorno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-34279" title="permesso soggiorno" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/permesso-soggiorno.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>La completa insesatezza della normativa che definisce come <strong>reato penale</strong> (<em>penale, </em>ossia carcere) la <strong>clandestinità</strong> (ossia l’irregolarità di un documento) emerge in tutta la sua lapalissiana evidenza pensando a chi un permesso di soggiorno regolare ce l’ha, ma in scadenza. Poniamo che a questa non troppo ipotetica persona il permesso di soggiorno scada domani, venerdì 13 gennaio: avremo un onesto immigrato regolare fino alle ore 23.59 di venerdì, e un pericoloso delinquente da arrestare alla prima occasione a partire dalle 00.01 di sabato. Non ci sarebbe altro da dire.</p>
<p>Le ragioni per cui non si è riusciti a rinnovare per tempo il permesso di soggiorno sono infinite. Se, per esempio, un cittadino straniero ha un permesso di soggiorno per studio perché sta frequentando l’università in Italia e gli capita persino di laurearsi, non potrà più godere del permesso per studio e quindi deve avere quello per lavoro ma, come sanno tutti i neolaureati, trovare lavoro di questi tempi (e lavoro <em>regolare</em>, perché se no ovviamente il permesso non te lo danno) è impresa quasi impossibile ed ecco che il nostro brillante straniero neolaureato si trova sulla via verso la clandestinità e non di rado si iscrive di nuovo all’università per poter continuare a usufruire del permesso per studio. È solo un esempio, mille altri se ne potrebbero fare.<br />
Tanto per stare in tema di equità – parola molto di moda di questi tempi – il vecchio governo Berlusconi aveva pensato bene di introdurre un nuovo criterio per il rinnovo del permesso di soggiorno: quello del censo. Aveva infatti introdotto una nuova tassa per il rinnovo che oscillava dagli 80 ai 200 euro a seconda della tipologia di permesso, cifra che si andava ad aggiungere a quelle già sostenute attualmente: la marca da bollo da 14,62 euro, le spese postali di 30 euro e il costo di produzione del permesso di soggiorno elettronico di 27,50 euro per un totale che quindi  potrebbe variare dai 150 ai 270 euro circa: cifre che costituisce sicuramente un importo significativo per le finanze di molti cittadini stranieri che vivono in Italia.</p>
<p>Con un sussulto di buon senso i nuovi ministri <strong>Riccardi</strong> (Cooperazione internazionale) e <strong>Cancellieri</strong> (Interno) hanno annunciato la loro intenzione di rivedere questo provvedimento e, al solo annuncio la Lega si è sollevata come un sol uomo. L’ex ministro Maroni ha dichiarato: eliminare il contributo chiesto agli stranieri per il rilascio del permesso di soggiorno «<em>sarebbe, inaccettabile, incomprensibile ed iniquo, nonché un atto di discriminazione al contrario nei confronti dei cittadini italiani, che invece devono pagare per ogni atto pubblico che richiedono</em>» e ha promesso «<em>barricate</em>» se il governo continuasse per la sua strada. <strong>Calderoli</strong> ha aggiunto: «<em>Prendiamo atto che per i ministri del Governo Monti si possono spremere i nostri pensionati e i nostri lavoratori, tassare i loro risparmi, la loro prima abitazione, ma non si deve chiedere nulla agli immigrati</em>». Qualcuno potrebbe spiegare cortesemente a Calderoli che tra i «nostri» pensionati», i «nostri» lavoratori a cui hanno prolungato l’età pensionabile, tassato risparmi e case ci sono anche gli immigrati? Non è che, una volta che ottengono il permesso di soggiorno, gli stranieri siano esentasse. Per cui quella sul permesso di soggiorno è una tassa <em>in più</em> che pesa sui cittadini stranieri che vivono in Italia.<br />
Se proprio Maroni e Calderoli ci tengono a che gli italiani siano trattati come gli immigrati, propongano una nuova tassa: 200 euro per rinnovare la carta d’identità. In fondo, è il nostro «permesso di soggiorno».</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Cinzia Sciuto</div>
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		<title>Cristiani e musulmani, una tregua?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 01:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/cristiani-e-musulmani-una-tregua/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/islam-vs-cristianesimo-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Pochi giorni a Faisalabad, in Pakistan, è stata prosciolta la cristiana Agnes Bibi dall’accusa di blasfemia contro l’Islam. La donna era stata accusata del reato in seguito ad una discussione sul luogo di lavoro, ma non sono arrivate notizie chiare su cosa abbia effettivamente detto. Sappiamo che Agnes Bibi, operaia agricola, è stata coinvolta in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/islam-vs-cristianesimo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31608" title="islam vs cristianesimo" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/islam-vs-cristianesimo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Pochi giorni a Faisalabad, in Pakistan, è stata prosciolta la cristiana Agnes Bibi dall’accusa di<strong> blasfemia</strong> contro l’Islam. La donna era stata accusata del reato in seguito ad una discussione sul luogo di lavoro, ma non sono arrivate notizie chiare su cosa abbia effettivamente detto. Sappiamo che Agnes Bibi, operaia agricola, è stata coinvolta in una disputa riguardante una proprietà contesa tra cristiani e musulmani. Da questa è partita la denuncia e dal febbraio del 2011 Agnes è rimasta in prigione in attesa che si concludessero le indagini. Pochi giorni fa la donna è stata scarcerata, dietro pagamento di cauzione, con un’ipotesi di reato cambiata da blasfemia a <strong>istigazione all&#8217;odio interconfessionale.</strong></p>
<p>Questo caso ricorda quello di un’altra donna accusata nel 2009 di aver offeso il Corano e insultato Maometto. In una discussione quasi teologica, aveva detto qualcosa del tipo “<em>Gesù è morto per gli uomini, cosa ha fatto per te Maometto”? </em>Solo che allora le cose non andarono a finire bene, perché nel 2010 fu emessa la condanna a morte.<br />
Il reato di blasfemia in Pakistan prevede l’<strong>ergastolo</strong> o <strong>la condanna a morte</strong>. La norma, introdotta negli anni 80, tuttora rimane invariata nonostante le continue richieste di abrogazione. I più perseguitati sono i musulmani, seguiti da cristiani, indù e altre minoranze religiose.</p>
<p>Il caso di Agnes Bibi quindi ha qualcosa di straordinario. Padre Naveed Arif, sacerdote della chiesa del Santo Rosario a Faisalabad,  dice che bisogna essere «<em>riconoscenti» </em>alla comunità musulmana, perché ha svolto «<em>indagini approfondite»</em> prima di condannare una persona per blasfemia e che ha impedito il ripetersi di scontri su una «<em>questione molto delicata»</em>. Aggiunge di essere molto soddisfatto per l&#8217;esito della vicenda, «<em>un esempio di armonia interconfessionale»</em> con l&#8217;Islam. Ovviamente ne sono felici anche tutti coloro che credono semplicemente nella <strong>dignità</strong> e nel <strong>diritto alla vita</strong> di ciascun uomo. E’ impressionante che ancora oggi si attui la pena capitale (o ergastolo) nonostante l’articolo 3 della <strong>Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo</strong> («Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona»).</p>
<p>A parte la pena capitale, che trova oppositori trasversali, sarebbe il caso di riflettere sul senso di una legge anti-blasfemia, ricordando che anche l’<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/01/irlanda-la-blasfemia-e-reato-ma-l%E2%80%99italia-non-e-poi-cosi-distante/">Europa non ne è immune</a>. Le religioni necessitano di fedeli assoggettati. Se valesse la libertà di espressione e quindi di raziocinio, i dogmi, che sostengono le religioni rivelate, cadrebbero e con essi i poteri forti del pianeta. Se <em>soccombono</em> coloro che credono, non possono essere da meno coloro che non credono. Infatti, una regola comune alle religioni dice che chi non crede è un peccatore o non è salvo e chi crede in una fede diversa, “ha sbagliato dio”, quindi è comunque in errore. Chi sta fuori dalla cerchia dei fedeli, se viene condannato in seguito all’accusa di offese, insulti, opinioni, deve <em>soccombere</em> al potere religioso e in un certo qual modo riconoscerlo. Quel che è successo in Pakistan ne è solo un esempio. Ma chi la fa, l’aspetti.</p>
<p>Per fortuna in questo caso specifico ha prevalso il buon senso o l’amore del prossimo. Chissà se ha inciso la foto di Benetton – poi ritirata &#8211; del bacio tra papa Benedetto XVI e l’imam Mohamed Ahmed el-Tayeb che invitava non certo ad una <em>liaison</em> tra i due, ma a sciogliere &#8211; appunto &#8211; le tensioni tra cristiani e musulmani?</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Sara De Santis</div>
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		<title>Alla Chiesa cattolica il meritato premio “Chiuso come un’ostrica”</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gitto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/alla-chiesa-cattolica-il-meritato-premio-%e2%80%9cchiuso-come-un%e2%80%99ostrica%e2%80%9d/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/premioostrica-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Un’associazione di giornalisti tedeschi ogni anno assegna il premio Verschlossene Auster, “Chiuso come un’ostrica”,  a una persona o a una organizzazione che si sono distinte per assenza di trasparenza e mancanza di volontà di collaborare con la stampa. Nel 2010, nona edizione della storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8791" title="premioostrica" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/premioostrica.jpg" alt="premioostrica" width="366" height="215" />Un’associazione di giornalisti tedeschi ogni anno assegna il premio <em>Verschlossene Auster</em>, &#8220;Chiuso come un’ostrica&#8221;,  a una persona o a una organizzazione che si sono distinte per assenza di trasparenza e mancanza di volontà di collaborare con la stampa. Nel 2010, nona edizione della storia, il premio è andato di diritto alla Chiesa cattolica per aver “<strong><em>raramente mostrato la volontà di educare, ostacolando invece i giornalisti investigativi”.</em></strong> La Chiesa succede all’associazione delle banche tedesche, al Comitato Olimpico Internazionale e a Vladimir Putin.</p>
<p>Un “premio” meritato, che non sorprende.  Sorprendono, invece,  le dichiarazioni riportate dal  <a href="http://www.tagesschau.de/inland/verschlosseneauster102.html"><em><strong>Tagesschau</strong></em></a> , del portavoce della Conferenza episcopale tedesca, Matthias Kopp, il quale ha sportivamente ritirato  il premio ammettendo che, a proposito degli abusi sessuali commessi da religiosi, la Chiesa ha compiuto un grave errore di comunicazione: “<em><strong>Abbiamo atteso troppo tempo prima di intervenire</strong></em>”.</p>
<p>Bisognerebbe chiedere al signor Matthias Kopp il perché di questa “lunghissima” attesa, considerato che la pratica della pedofilia negli ambienti ecclesiastici si perde nella notte dei tempi. Forse è stato il noto distinguo che la Chiesa fa da sempre fra <strong>peccato e reato</strong>, a spingere gli ambienti ecclesiastici a non dare peso a quella che è diventata una malattia endemica della Chiesa cattolica?</p>
<p>Secondo la Chiesa, gli atti contrari alle leggi della morale cattolica sono “peccati”, mentre gli atti contrari alle leggi della società sono “reati”. I cattolici confessano i peccati nel confessionale, non nell&#8217;aula di tribunale, e la salvifica “indulgenza plenaria” cancella colpe e misfatti. Il “reato invece”, non può essere cancellato con cinque “<em>avemaria</em>” e un “<em>pater noster</em>”.</p>
<p>La pedofilia, secondo questo contorto ragionamento, è  considerata solo peccato, e cioè un affare di Chiesa e non di Stato. Allora, niente scandali, niente ingerenze dei tribunali, niente indagini. E le vittime? Sono agnelli che si sacrificano a Dio, e in quanto martirizzati, violentati, abusati, si guadagneranno il Paradiso. Qui, ovviamente, incontreranno di nuovo i loro carnefici i quali,  grazie alla confessione (e a qualche spintarella divina), avranno l’anima  lavata e candeggiata, occuperando di diritto i posti d’onore.</p>
<p>Ma, se fra i <strong>peccati mortali</strong> la Chiesa cattolica annovera quelli che:<br />
1) hanno come oggetto  una materia grave, precisata dai dieci comandamenti;<br />
2) devono essere compiuti con piena consapevolezza;<br />
3) devono essere compiuti con deliberato consenso;<br />
e i dieci comandamenti impongono, tra l’altro, di non uccidere, non rubare e non commettere atti impuri, è lecito pensare che anche altri eventuali efferati delitti commessi negli ambienti clericali possano essere celati e sfuggire così alle leggi dello Stato?</p>
<p>Quindi, fra l’ “<strong>immunità assoluta</strong>”,  sancita  ai sensi dell&#8217;articolo 8 del Trattato del Laterano fra l&#8217;Italia e la Santa Sede,  di cui gode il Papa (persona sacra e inviolabile in Italia) in quanto Capo della Chiesa cattolica, e l’immunità garantita ai  religiosi, con annessa inviolabilità delle loro sedi ancora in vigore in alcuni Paesi, i rappresentanti del Clero &amp; C.,  diventano gli “intoccabili”, i “non peccatori a prescindere&#8221; per investitura divina.  Con buona pace della verità, della giustizia, dell’uguaglianza  e… della carità cristiana.</p>
<p>“<em>Chi ha favorito atteggiamenti di indulgenza o pratiche di rimozione non ha mai applicato direttive di Chiesa, ma semmai le ha tradite, stravolgendo la doverosa riservatezza in complice copertura</em>”. <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=99847&amp;sez=HOME_NELMONDO">Ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata,</a> che  ha aggiunto  “<em>bisogna correggere, tra i tanti, un luogo comune ricorrente, che vorrebbe il magistero ecclesiastico fino all&#8217;altro ieri tollerante verso certe pratiche, quando invece la condanna esplicita della pedofilia non è cosa di oggi, ma va ricondotta almeno a documenti del 1922 e del 1962, che ne stigmatizzavano in maniera inequivocabile la natura criminosa e aberrante”.</em></p>
<p>Sarà anche vero che nei documenti citati ci fu la<em> “condanna esplicita della pedofilia</em>”, ma Monsignor  Crociata omette di dire che per quasi vent’anni Joseph Ratzinger ha guidato la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo pontificio che ha nascosto nei suoi archivi molte scabrose e più che imbarazzanti verità; e che lo stesso Joseph Ratzinger ha firmato nel maggio del 2001, insieme al cardinale Tarcisio Bertone, il documento “<em>De delictis gravioribus</em>”, un aggiornamento del “<em>Crimen sollicitationis</em>” (1962) con le nuove istruzioni rivolte ai preti sui casi di pedofilia. Il documento forniva un’indicazione molto chiara: “<strong><em>Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”.</em></strong></p>
<p>Allora, chi è che ha “<em>favorito atteggiamenti di indulgenza o pratiche di rimozione</em> &#8220;? Ed è davvero “<em>un luogo comune ricorrente, che vorrebbe il magistero ecclesiastico fino all&#8217;altro ieri tollerante verso certe pratiche</em>”? Non ci sembra, e le ultime direttive di Ratzinger sono illuminanti.  Ecco spiegato il perché, almeno fino  a oggi, la Chiesa si è soltanto preoccupata di nascondere al mondo le sue colpe, di minimizzarle senza mai reprimerle; ecco il perché del ritardo; ecco perché il premio <em>Verschlossene Auster</em> del 2010 spetta di diritto alla Chiesa cattolica che davvero lo ha meritato.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/eleonora-gitto/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Eleonora Gitto</em></span></strong></a></p>
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		<title>Chiesa e pedofilia, lo stravolgimento dell’etica</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 10:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/chiesa-e-pedofilia-lo-stravolgimento-dell%e2%80%99etica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/pedofilia-irlandesi-papa-02-300x210.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Ogni grande scandalo che si rispetti ha una sua ritualità, vive una serie di fasi prevedibili e come codificate da certi comportamenti sostanzialmente irrinunciabili, che fanno parte di un copione di natura probabilmente più antropologica che storica. Nel senso che questi comportamenti fanno parte della natura umana, del vissuto dell’uomo in quanto inserito nel contesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4630" title="pedofilia-irlandesi-papa-02" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/pedofilia-irlandesi-papa-02-300x210.jpg" alt="pedofilia-irlandesi-papa-02" width="300" height="210" />Ogni grande scandalo che si rispetti ha una sua ritualità, vive una serie di fasi prevedibili e come codificate da certi comportamenti sostanzialmente irrinunciabili, che fanno parte di un copione di natura probabilmente più antropologica che storica. Nel senso che questi comportamenti fanno parte della natura umana, del vissuto dell’uomo in quanto inserito nel contesto della società. Lo scandalo ormai planetario della pedofilia nella Chiesa non si sottrae a queste leggi comportamentali, e viene scandito da fatti tanto scontati quanto prevedibili. Proviamo a riassumerli didascalicamente.</p>
<p>1)      C’è inizialmente la fase della negazione, del rifiuto: lo scandalo non esiste, ed anzi, è una pura invenzione.</p>
<p>2)      Segue, di fronte all’evidenza e al susseguirsi dei fatti, il momento dello sconcerto, del “c’è forse stato”, ma lo scandalo si risolve con la contrizione e con la richiesta eventualmente di scuse.</p>
<p>3)      Si arriva poi alla fase della minimizzazione, se il fenomeno tende vieppiù a crescere ed a diventare non controllabile: è il momento del “c’è stato” ma così fan molti, o del comunque “non siamo solo noi”.</p>
<p>4)      Si affianca o segue immediatamente a quest’ultima fase, quella della indignazione, del “ma come si può pensare che…”</p>
<p>5)      Si passa poi, da parte dei responsabili materiali o morali, al momento della chiusura nell’angolo di pugilistica memoria, dal quale, per difendersi ormai dai pugni che arrivano con forza da ogni dove, rimane la sola arma dell’invocazione dell’”attacco concentrico, del complotto”.</p>
<p>Tutti atteggiamenti, lo ripetiamo, scontati e prevedibili, fors’anche comprensibili da un punto di vista umano, pur se non giustificabili.</p>
<p>Eppure, nel caso dello scandalo della pedofilia nella Chiesa, esistono due notevoli aggravanti, aspetti ai quali sarebbe sbagliato non dare il giusto peso.</p>
<p>Il primo è l’atteggiamento di <strong>assoluta omertà</strong> che per decenni (probabilmente secoli) i vertici ecclesiastici hanno operato; omertà che ricorda alcuni gangli organizzati della società a base malavitosa, più che una organizzazione religiosa improntata su concetti tipo verità, solidarietà, compassione, giustizia.</p>
<p>Il secondo aspetto, fors’anche più inquietante e fondamentalmente di natura “eversiva”, è <strong>lo stravolgimento del concetto di morale</strong>, il quale, per convenzione e per antonomasia, dovrebbe storicamente ed ideologicamente essere appannaggio dell’autorità religiosa. Il venire meno in maniera così eclatante ai fondamenti etici che contraddistinguono l’azione religiosa cattolica, stride in maniera assordante con le quotidiane perorazioni di Papa Ratzinger in favore di un recupero dell’etica e dei principi fondamentali dell’umanesimo. Ormai appare sempre più evidente che la Chiesa non sia più titolata al recupero di questi tradizionali fondamenti, perché non credibile.</p>
<p>Non si tratta solo di ripercorrere storicamente errori, mali e nequizie che nel corso dei secoli l’istituzione religiosa cattolica ha perpetrato con somma impudenza; <strong>si tratta ora, hic et nunc, di valutare con serena razionalità che l’apice dell’immoralità è stato raggiunto proprio da chi invoca sani principi di moralità</strong>. E questo è vero sia da un punto di visto soggettivo, quando oltre ai semplici preti anche vescovi ed altri alti prelati si sono resi protagonisti dell’infame reato; sia da un punto di vista della responsabilità oggettiva di chi, Papa in testa, non ha vigilato, non ha parlato, e addirittura ha nascosto e coperto, consentendo la continuazione del reato moralmente più infamante inscritto nelle nostre tavole della legge: l’abuso dei minori.</p>
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		<title>Amnesty: mercato della tortura, una vergona (anche) italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gitto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/03/amnesty-mercato-della-tortura-una-vergona-anche-italiana/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/tortura-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>E’ la legge del mercato, quella che giustifica tutto anche la produzione e l’esportazione degli strumenti di tortura. “Dalle parole ai fatti” si chiama il rapporto presentato dall’associazione per i diritti umani Amnesty International. Anche in Italia cinque aziende “traggono profitto da un cono d’ombra giuridico che consente di vendere strumenti utilizzati per infliggere torture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3921" title="tortura" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/tortura.jpg" alt="tortura" width="276" height="304" />E’ la legge del mercato, quella che giustifica tutto anche la produzione e l’esportazione degli strumenti di tortura. <strong>“Dalle parole ai fatti”</strong> si chiama il rapporto presentato dall’associazione per i diritti umani Amnesty International. Anche in Italia cinque aziende “<em>traggono profitto da un cono d’ombra giuridico che consente di vendere strumenti utilizzati per infliggere torture in almeno nove stati del mondo che utilizzano disumani metodi d’interrogatorio&#8221;. </em></p>
<p>Defence System Srl, Access Group srl, Joseph Stifter s.a.s/KG, Armeria Frinchillucci  Srl e PSA Srl, questi i nomi delle cinque aziende di casa nostra che allegramente vendono manette per appendere persone al muro, blocca-caviglie, aerosol di prodotti chimici, serrapollici in metallo e bracciali che producono scariche elettriche da 50 mila volt.</p>
<p>“<em>Le nostre ricerche mostrano che dal 2006, nonostante i nuovi controlli, diversi stati membri hanno autorizzato l’esportazione di strumenti per operazioni di polizia e di controllo dei detenuti verso almeno nove paesi, in cui Amnesty International ne ha documentato l’uso per infliggere torture</em>”. Ha detto  Brian Wood, direttore del dipartimento di Amnesty International che si occupa di questioni militari, di sicurezza e di polizia. Nel rapporto di Amnesty c’è anche un&#8217;accusa diretta all&#8217;Unione Europea per avere fatto mancare negli anni l&#8217;adeguata copertura legislativa atta a porre fine a questo commercio.</p>
<p><em>“<strong>La tortura è un mercato</strong>. Dietro chi commette le atrocità ci sono finanziatori, campi d’addestramento, forniture di strumenti di morte. In molti paesi i torturatori sono appoggiati da governi stranieri che trasmettono loro mezzi e tecniche per usarli.  Alcuni governi sono direttamente coinvolti nel commercio della tortura, altri preferiscono tenere gli occhi chiusi. Pochi hanno mostrato l’intenzione di porre fine a questo mercato, i cui profitti sono realizzati attraverso le infinite sofferenze inflitte alle vittime.  La produzione, il commercio e la pubblicizzazione di equipaggiamenti che possono essere usati per torturare rappresentano un grande business. E il commercio parallelo in addestramento nelle tecniche di tortura fisica e psichica può essere ugualmente vantaggioso. Aziende e individui in tutto il mondo sono coinvolti nella fornitura di conoscenze e servizi progettati per il controllo del crimine e la sicurezza, ma che in pratica sono utilizzati per compiere abusi. È un commercio internazionale, che coinvolge aziende sparse in tutti i continenti e governi di tutto il mondo</em>. (da &#8220;Amnesty international&#8221; di Emilio Emmolo e Marita Villa)</p>
<p>In Italia come in altri Paesi il traffico avviene, almeno ufficialmente, all’insaputa del governo che, riferisce Amnesty, ha “<em>dichiarato di non essere a conoscenza”</em> di alcun produttore o esportatore attivo in questo campo. Ma in Italia, Finlandia e Belgio &#8211; sempre secondo l&#8217;organizzazione umanitaria &#8211; alcune società hanno dichiarato apertamente in interviste sui media o attraverso i propri siti web di fornire articoli messi al bando ma spesso prodotti in altri paesi. Il non “esserne a conoscenza” dichiarato dal nostro governo  è in linea con il fatto che, sempre nel nostro Paese,  non si riconosce il reato di tortura. Se non si riconosce vuol dire che non esiste e con esso non esistono gli “strumenti di tortura”. Il proverbiale struzzo farebbe di meglio! A questo riguardo, in riferimento agli agenti imputati al processo d’appello del G8 di Genova, la stessa Amnesty International afferma : “<em>Riconosciute chiare violazioni dei diritti umani. Se in Italia esistesse il reato di tortura, le sanzioni sarebbero state più dure”.</em></p>
<p>In ogni caso, nel nostro tanto civile <em>Bel Paese</em>, dopo la negazione dei diritti civili, dopo i reiterati no sui temi etici, dopo le mine anti-uomo, specialità tricolore,  scopriamo il grande affare della commercializzazione degli strumenti di tortura. Così, tanto per non farci mancare nulla in tema di negazione dei diritti umani.</p>
<p>Sono notizie, queste, che non vorremmo mai leggere. Ma tant’è. Ci si deve rassegnare all’amara constatazione che tutto è piegato e asservito alle logiche del mercato, anche i diritti umani.  Viviamo questi tempi e in questi tempi  l’uomo che conta è quello che “ha” e non quello che “è”.  Se il mercato richiede questi “giocattoli”  bisogna darglieli, perché sono “affari”. Se il mercato dovesse chiedere mamma, fratelli e figli  perché non darglieli lo stesso? Business is business.  </p>
<p>E pensare che tutto questo avviene in un Paese che con orgoglio sbandiera, a ogni piè sospinto, le sue radici e i suoi valori cristiani, e di questi si pregia di essere esportatrice e protettrice. Quanta ipocrisia! La verità è che davanti ai soldi  non ci sono valori che tengano.  E ai diritti umani, in questa logica aberrante, non resta che soccombere al cospetto del dio denaro.</p>
<p><em>“Credo che la parola &#8220;tortura&#8221; raduni in sé un’immensità di significati, come poche altre. Nella tortura c’è la violenza brutale di esseri umani contro esseri umani, ma c’è anche l’ingegno di chi scientificamente studia le forme di violenza più terribili. La tortura è una pratica orribile, che mette angoscia solo a raccontarla, eppure per alcuni, i torturatori  è un lavoro, un &#8220;mestiere&#8221; come un altro che &#8220;qualcuno deve pur fare&#8221;. La tortura serve per far provare alla vittima una sofferenza estrema, a distruggerla, ma non a ucciderla. Anzi, la tortura è tanto più efficace quanto più riesce ad annientare la personalità della vittima lasciandola però in vita. Ancora, benché la tortura sia diffusa in tutto il mondo e colpisca migliaia di persone, quasi nessuno ne parla e i governi del mondo non la considerano certo un problema prioritario. […] Vogliamo &#8220;far sapere&#8221;, rendere noto al più ampio numero di persone che la tortura è una piaga ancora presente nel nostro pianeta. Vogliamo &#8220;far agire&#8221;, chiedendo a tutti di impegnarsi contro questa vergogna. Vogliamo punire chi si macchia di questo reato. Vogliamo prevenire, tramite buone leggi e azione di formazione delle forze di sicurezza. Vogliamo aiutare chi della tortura è stata vittima, fornendo loro un’accoglienza adeguata, sostenendo i centri di riabilitazione. Vogliamo che il mondo diventi una &#8220;zona libera dalla tortura&#8221;. Aiutateci a far sì che la tortura sparisca dai nostri rapporti e compaia solamente più nei libri di storia.</em> (Daniele Scaglione Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International).</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/8%252Fb%252F8%252FD.bba5e3edb5bdc9cc6eeb/P/BLOB%3AID%3D3193">Scarica il rapporto in inglese &#8220;From words to deeds&#8221;</a></p>
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		<title>Prete pedofilo a Firenze, lo Stato sta a guardare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti&Rovesci]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/prete-pedofilo-a-firenze-lo-stato-sta-a-guardare/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/Don-Roberto-Berti-300x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Don Roberto Berti, ex parroco della Curia di Firenze, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione della dottrina della fede. La sentenza giudica il parroco colpevole di “molestie sessuali e psicologiche su minori&#8221; e prevede per lui &#8220;la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-852" title="Don Roberto Berti" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/Don-Roberto-Berti-300x300.jpg" alt="Don Roberto Berti" width="250" height="250" />Don <strong>Roberto Berti</strong>, ex parroco della Curia di Firenze, è stato <a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml" target="_blank">condannato</a> per pedofilia dalla <strong>Congregazione della dottrina della fede</strong>.<br />
La sentenza giudica il parroco colpevole di “<em>molestie sessuali e psicologiche su minori</em>&#8221; e prevede per lui <em>&#8220;la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati</em>”.</p>
<p>In  virtù del perdono cristiano, l&#8217;arcivescovo di Firen­ze <strong>monsignor Giuseppe Beto­ri</strong> scrive nella lettera di accompagnamento della sentenza: “<em>Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole</em>”.</p>
<p>Ricapitolando, un parroco avrebbe molestato sessualmente dei bambini (al punto da scatenare una sentenza della Congregazione della dottrina della fede, l’erede diretta della Santa Inquisizione) e  viene mandato in un’altra provincia per una “rigenerazione spirituale”.  L&#8217;Arcidiocesi pregherà per lui e tra otto anni si vedrà. Nel frattempo Berti sarà comodamente alloggiato in altra parrocchia in regime di piena libertà e come penitenza perderà “ogni attività pastorale”. In quella parrocchia circoleranno, ignari, dei ragazzini. Ma lui sarà troppo occupato a pregare per degnarli delle sue  immonde attenzioni.</p>
<p>Si ripete, insomma, una storia nota, in particolare in America latina: i preti pedofili, nel silenzio dell&#8217;omertà e dell&#8217;ignoranza, vengono spostati in altre parrocchie e lì continuano indisturbati, su altre vittime, i loro abusi.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: ma <strong>lo Stato dov’è</strong>?<br />
Un prete che abusa dell&#8217;infanzia viene condannato da un tribunale eccelsiastico ma non dalla giustizia italiana. E’ più grave, pare, il <strong>peccato</strong> sessuale del <strong>reato </strong>– ripugnante – di violenza sessuale nei confronti di minori.<br />
Dobbiamo pensare che se sconterà la prima pena (pregare) sconterà automaticamente anche la seconda? O dobbiamo pensare che la giustizia italiana “ha i suoi tempi”? O ancora, che grazie al <strong>Concordato</strong> e al <strong>Trattato tra la Santa Sede e l&#8217;Italia</strong> le autorità ecclesiastiche non siano soggette all&#8217;obbligo di denunciare il caso a quelle italiane e possano quindi sbrigarsela ‘in casa’? Le linee di confine tra le due giurisdizioni, anche su territorio e  cittadini italiani,  sono infatti pericolosamente &#8211; e volutamente &#8211; labili.</p>
<p>Due parole merita infine il &#8216;peccato&#8217; di pedofilia nella Chiesa cattolica.</p>
<p>Per la Chiesa sono cinque i <strong>peccati mortali</strong>, per i quali non è sufficiente la confessione: rubare ostie consacrate per usarle in riti satanici; violare il segreto della confessione; commettere, se si è preti o suore,  peccati sessuali (e la pedofilia rientra in questi); abortire o rendersi corresponsabile di aborto; aggredire o offendere la persona del Papa.</p>
<p><strong>Violentare un bambino è come rubare delle ostie o offendere il Papa</strong>. In quest&#8217;ottica, un trasferimento in altra parrocchia appare addirittura una pena severa.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
<p><span style="color: #000066;"><strong><em>Articoli correlati:</em></strong></span><br />
<a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/10/preti-pedofili-ma-no-solo-omosessuali-affetti-da-efebofilia/" target="_blank">Preti pedofili? Ma no, solo omosessuali affetti da efebofilia</a></p>
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