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	<title>Cronache Laiche &#187; preti</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Monasteri doppi: quando le donne avevano un ruolo</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 00:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/monasteri-doppi-quando-le-donne-avevano-un-ruolo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/The-Nun-and-the-Priest-2007_thumb2-257x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Se qualcuno potrebbe rimanere sorpreso alla notizia che fino all&#8217;anno Mille i preti potevano sposarsi &#8211; sebbene con le dovute misure cautelative che lo proteggevano dalla malefica e satanica presenza della donna: pare infatti che venisse loro continuamente ben raccomandato di non avere rapporti intimi nel giorno in cui c&#8217;era da celebrare messa, altrimenti non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/The-Nun-and-the-Priest-2007_thumb2.jpg"><img class="size-medium wp-image-31749 alignleft" title="The Nun and the Priest, 2007_thumb[2]" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/The-Nun-and-the-Priest-2007_thumb2-257x300.jpg" alt="" width="257" height="300" /></a>Se qualcuno potrebbe rimanere sorpreso alla notizia che fino all&#8217;anno Mille i preti potevano sposarsi &#8211; sebbene con le dovute misure cautelative che lo proteggevano dalla malefica e satanica presenza della donna: pare infatti che venisse loro continuamente ben raccomandato di non avere rapporti intimi nel giorno in cui c&#8217;era da celebrare messa, altrimenti non sarebbero stati adeguatamente puri per il pio uffizio &#8211; allora è il caso che si avvicini cautamente ai sali perché quest&#8217;altra rivelazione potrebbe sconvolgergli i nervi. Il matrimonio di uomini votati a Dio, infatti, è nulla se paragonato a un&#8217;altra possibilità che veniva concessa agli uomini e alle donne di chiesa. Si sa, infatti, che fra il V secolo e l&#8217;inizio del XII in gran parte dell&#8217;Europa, compresa l&#8217;Italia, erano assai diffusi i <strong>conventi doppi</strong>, quelli misti, che ospitavano in due unità distinte monaci e monache sotto lo stesso tetto. I monasteri misti europei sono di <strong>origine celtica</strong> la cui tradizione tiene sempre in primo piano la venerabilità delle donne, ecco perché nella maggior parte dei casi i monasteri in questione erano retti principalmente da badesse e solo raramente poteva accadere che venisse concessa agli abati la gestione della parte maschile.</p>
<p>Il primo monastero di tal fatta fu messo su in <strong>Irlanda</strong>, a Kildare, da una nobildonna di una potente famiglia locale che passò alla storia con il nome di <strong>Santa Brigida</strong> che lo mise nelle mani di una badessa. Siamo nel 470 e c&#8217;è molta confusione di pareri fra gli storici perciò non si può dichiarare l&#8217;assoluta certezza del fatto. Dopo l&#8217;Irlanda fu la volta delle vicine Scozia, Gallia, Germania, Svizzera, Italia e Inghilterra. Ma il cristianesimo celtico era in declino: le sue rigidità vennero presto soppiantate dalle più gradite regole <strong>benedettine</strong> e il fenomeno dei monasteri doppi stava scomparendo definitivamente. Con la <strong>riforma gregoriana</strong>, XI e XII secolo, la vita monastica divenne di gran richiamo e le conversioni e il bisogno di ritirarsi in una vita mistica e collettiva talmente diffusi che i monasteri raddoppiarono rapidamente. A quei tempi esistevano pochissimi monasteri femminili e così si sentì la necessita di ricreare <em>ex novo</em> i monasteri doppi, soprattutto quando non era possibile affiancare il &#8220;reparto femminile&#8221; a un monastero maschile già esistente. L&#8217;<strong>ordine gerarchico era</strong> però l&#8217;inverso di quello originario celtico: gli uomini gestivano le strutture provvedendo anche al mantenimento fisico e spirituale delle monache definitivamente sottomesse all&#8217;autorità del priore.</p>
<p>Il <strong>secondo concilio lateranense</strong> mostrò la sua disapprovazione verso strutture miste e molti monasteri doppi furono definitivamente chiusi. Oggi, a parte per gli ortodossi che invece conservano inalterata la tradizione di questi monasteri, il solo monastero benedettino riservato tanto ai monaci che alle monache è il monastero di <strong>Einsiedeln</strong>, in Svizzera, che si unì con il monastero femminile di <strong>Fahr</strong> nel 1130 e che fino a qualche anno fa contava 80 monaci e 28 monache.<br />
Come sia la vita là dentro non è dato saperlo: si sa che a seconda degli ordini le donne osservano regole più o meno rigide riguardo la <strong>clausura</strong> e che solitamente solo agli uomini è concessa la <strong>celebrazione</strong> rituale, motivo per cui la messa è il solo momento di <strong>vita collettiva mista</strong>, sebbene gli spazi anche in questo caso sono ben <strong>delimitati</strong> ed è norma non oltrepassarli.<br />
Una sorta di mondo perfetto: uomini che dettano legge, e svolgono attività di &#8220;pubblica utilità&#8221; e donne coperte dalla testa ai piedi in totale subordinazione e il cui unico sollazzo è concesso loro dal recarsi alla celebrazione per assistere l&#8217;uomo officiante. Quale persona terrorizzata dal confronto con l&#8217;altro e dal sesso non lo giudicherebbe un paradiso?</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Nicoletta Rocca</div>
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		<title>La rivincita della &#8220;maghella&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 01:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/la-rivincita-della-maghella/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/t05-160x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il TULPS – testo unico di pubblica sicurezza – è una norma che regola gli aspetti più improbabili e anche quelli più ordinari della quotidianità di chiunque viva in società. Per esempio, nell’articolo 121 si parla approfonditamente del “mestiere di ciarlatano” intendendo ogni attività che specula sulla credibilità altrui e che sfrutta e alimenta pregiudizi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/t05.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31379" title="t05" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/t05-160x300.jpg" alt="" width="160" height="300" /></a>Il TULPS – testo unico di pubblica sicurezza – è una norma che regola gli aspetti più improbabili e anche quelli più ordinari della quotidianità di chiunque viva in società. Per esempio, nell’<strong>articolo 121</strong> si parla approfonditamente del “mestiere di ciarlatano” intendendo ogni attività che specula sulla credibilità altrui e che sfrutta e alimenta pregiudizi. Qualcuno, però, ha avuto da ridire. «<em>Ciarlatana a me che distribuisco speranze e soluzioni a problemi all’apparenza insormontabili?</em>» sembra aver tuonato quindici anni fa davanti alla sentenza che lo vide espropriare di competenze, uffizi e credito.</p>
<p>Sebbene questa chiara definizione avrebbe potuto gettare il panico in più alti e sacri ambiti, a sentirsi colpita sul vivo è una <strong>cartomante</strong> di Palermo che nel 1996 si è vista smantellare lo studio in cui dispensava il suo “abusivo” aiuto con l’assoluto divieto di andare a spargere i suoi unguenti in qualunque altro posto per terra e per etere. L’agguerrita signora non si è lasciata intimidire e, con l’intenzione di riconquistare la perduta reputazione, insieme alle chiavi del suo studio e alla lista dei suoi clienti raminghi e probabilmente in cerca di altri distributori di speranza, è ricorsa in <strong>appello</strong>. Così, dopo la bellezza di quindici anni, finalmente è arrivata la definitiva sentenza. Pare infatti che “l’esproprio” da parte del Questore nel lontano ’96 non sia statocompiuto secondo la legge, la stessa poi che si è tenuto a citare la prima volta. In poche parole: perché qualcuno sia definito “ciarlatano” si deve accertare l’attività di questo e valutare in concreto se ci si trovi davanti a un vero e proprio <strong>truffatore</strong> o no, altrimenti si corre il rischio di commettere illazioni che potrebbero, anche quindici anni dopo, essere motivo di una prevedibile causa per “danni morali”.</p>
<p>In fin dei conti, dunque, secondo la sentenza del Tar di Palermo numero <a href="http://www.leggioggi.it/allegati/tar-palermo-sent-19442011-chiromanti-ciarlatani/">1944/2011</a> per dare del ciarlatano a qualcuno si deve poter inequivocabilmente dimostrare che il suo operato genera <strong>pregiudizio</strong> e alimenta la <strong>superstizione</strong> facendo leva sull’<strong>ingenuità</strong> altrui. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con gli spettacoli della domenica e l’Aldilà e il diavolo, sia chiaro.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Nicoletta Rocca</div>
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		<title>Umani dubbi in vite devote</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 03:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/07/umani-dubbi-in-vite-devote/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/poster88-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>I preti credono in Dio? Che domanda, certo che sì. E&#8217; pur vero che ci sono stati uomini e donne di Chiesa che hanno avuto momenti di debolezza, ma questo fa parte della natura umana. I primi a vacillare, neanche a farlo apposta, furono gli apostoli che se la diedero a gambe nel momento del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/poster88.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25135" title="poster88" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/poster88-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I preti credono in Dio? Che domanda, certo che sì. E&#8217; pur vero che ci sono stati uomini e donne di Chiesa che hanno avuto momenti di debolezza, ma questo fa parte della natura umana. I primi a vacillare, neanche a farlo apposta, furono gli <strong>apostoli</strong> che se la diedero a gambe nel momento del pericolo con in testa san Pietro, il primo papa, ritenendo che tutto fosse perduto.<br />
E se Gesù, che evidentemente li conosceva bene, non fosse ricomparso loro, forse il cristianesimo non sarebbe mai nato.<br />
Del resto anche Gesù si sentì abbandonato sulla croce, mentre il ladrone non avendo nulla da perdere accettò la scommessa di Pascal e riconobbe nel compagno di supplizio il Messia.</p>
<p>La vicenda di preti poco o per nulla convinti di quello che stavano facendo sull&#8217;altare ricorre poi nei <strong>miracoli eucaristici</strong> di Bolsena e di Lanciano dove ci mancò poco che i protagonisti non morissero per lo spavento della transustanziazione avvenuta davanti ai loro occhi. Esistono poi le lettere scritte di pugno da <strong>Madre Teresa di Calcutta</strong> (1910-2003) al proprio confessore nelle quali la suora albanese denunciava il silenzio di Dio, ma il Vaticano che ha esaminato questi scritti nel corso della causa di beatificazione ha sorvolato ritenendo che la crisi fu solo passeggera.</p>
<p>Ben più di una momentanea debolezza fu invece quella dell&#8217;ineccepibile curato francese<strong> Jean Meslier</strong>, (1664-1729) che durante il suo lungo incarico di parroco di Etrèpigny ebbe modo non solo di dubitare, ma addirittura di elaborare in maniera sistematica il primo vero e proprio trattato di “ateologia”, smontando passo dopo passo le sacre scritture, lanciando infine nel suo Testamento la famosa invettiva &#8220;<em>vorrei come mio ultimo desiderio che l’ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell’ultimo dei preti</em>&#8220;.</p>
<p>Le vite dei santi e dei mistici sono piene principalmente di aneddoti su ex miscredenti ed ex peccatori che vivono conversioni improvvise, folgorazioni mistiche e rinascite spirituali. Meno diffuso ma comunque presente è l&#8217;argomento delle <strong>tentazioni diaboliche</strong> rispetto a uomini già Santi. Quasi del tutto assente invece è il tema del <strong>dubbio</strong> perché, anche se a lieto fine, comunque ritenuto poco edificante. In realtà è statisticamente difficile ipotizzare una percentuale di incredulità tra i religiosi così bassa, ma dati non ce ne sono mentre è comprensibile che il fenomeno non venga pubblicizzato per non turbare la serenità dei fedeli. Si ritiene più accettabile che un prete svesta l&#8217;abito per amore che non per abbandono della fede.</p>
<p>Invece il popolo dei <strong>fedeli</strong> rispetto a ciò è assai più smaliziato, al punto da mettere in bocca ad un papa, Leone X, con assoluta verosimiglianza la frase &#8220;<em>Historia docuit quantum nos iuvasse illa de<br />
Christo fabula</em>&#8220;, la storia insegna quanti vantaggi abbiamo avuto da questa <strong>favola</strong> di Cristo.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Giuseppe Ancona</div>
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		<title>Babbo Natale versus Gesù Bambino</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 20:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/12/babbo-natale-versus-gesu-bambino/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/vignetta-personaggi-di-fantasia-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Si avvicina anche quest&#8217;anno la festività del 25 dicembre, oggi conosciuta come Natale commercial-cristiano. Dal punto di vista storico la ricorrenza era associata alla celebrazione di divinità antecedenti Cristo di secoli: è il caso degli dei babilonesi Tammuz e Shamas (3000 a.C.) e più in generale di divinità associate al sole che confluirono nella festività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/vignetta-personaggi-di-fantasia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16397" title="vignetta-personaggi-di-fantasia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/vignetta-personaggi-di-fantasia.jpg" alt="" width="334" height="277" /></a>Si avvicina anche quest&#8217;anno la festività del <strong>25 dicembre</strong>, oggi conosciuta come Natale <em>commercial-</em>cristiano. Dal punto di vista storico la ricorrenza era associata alla celebrazione di divinità antecedenti Cristo di secoli: è il caso degli dei babilonesi Tammuz e Shamas (3000 a.C.) e più in generale di divinità associate al sole che confluirono nella festività romana, egiziana e siriana del <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/12/natale-la-festa-del-sole-e-delle-luci/" target="_blank"><strong>Sol Invictus</strong></a>. L’associazione con la rinascita del sole dal buio invernale (anche <em>Sol Indiges</em>) ha collocato queste celebrazioni intorno al 21 o 22 dicembre proprio per ricordare il <strong>solstizio invernale</strong>, cioè il giorno in cui, a causa dell&#8217;inclinazione dell&#8217;asse terrestre rispetto all&#8217;eclittica, la notte ha durata massima per poi ciclicamente diminuire fino al <strong>solstizio estivo</strong> del 20 o 21 giugno, giorno in cui sono le ore di luce ad avere il loro massimo.</p>
<p>L&#8217;attributo &#8220;commerciale&#8221; invece deriva dal fatto che, oltre a essere la festa del <strong>consumismo</strong> per eccellenza (un osservatore esterno potrebbe pensare che si celebri il Dio Denaro), la figura stessa di <strong>Babbo Natale</strong> come la intendiamo oggi (grasso e barbuto vecchietto vestito di rosso e bianco) è in realtà stata introdotta negli anni 30 da una <strong>fortunata campagna pubblicitaria</strong> della Coca-Cola.</p>
<p>Santa Claus (San Nicola) infatti era una figura derivante dal vescovo cristiano <strong>San Nicola di Myra</strong> che poi è stata rielaborata da diverse tradizioni dell&#8217;Europa centrale e del nord. In queste raffigurazioni, però, il personaggio acquisisce una caratterizzazione più &#8220;silvestre&#8221; e infatti i colori tipici sono quelli di un lungo mantello verde ornato di pelliccia.</p>
<p>Lo &#8220;Spirito del Natale&#8221; già citato da Dickens dovrebbe renderci tutti più buoni, ma regolarmente ogni anno si ripete un fenomeno molto particolare, per certi versi paradossale e grottesco. Come successo a Garlasco nel 2008 e in provincia di Lecco l&#8217;anno scorso (ma anche in Inghilterra qualche anno fa), durante le prediche del periodo natalizio qualche illuminato servo di Dio coglie l&#8217;occasione per ricordare ai bambini presenti in chiesa la <strong>non-esistenza</strong> di Babbo Natale, con conseguenti pianti a dirotto e madri alterate. I preti più &#8220;preparati&#8221; spiegano anche con l&#8217;ausilio di semplici calcoli che il tempo pro-capite per ogni singolo bambino è infinitesimale anche senza considerare quello impiegato dalle renne per trainare la slitta da un posto all&#8217;altro nel mondo. Non abbiamo notizia se sia mai stato citato anche il &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Problema_del_commesso_viaggiatore">Problema del Commesso Viaggiatore</a>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/why-copia.jpg"><img class="size-medium wp-image-16402 alignright" style="margin-left: 10px;" title="why-copia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/why-copia-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a>Quello che lascia con un misto tra lo sbigottimento e l&#8217;indignazione è il fatto che l&#8217;infanzia è forse l&#8217;unico momento della vita in cui è salutare, poetico e <strong>legittimo</strong> credere in qualcosa di fantastico e irreale. Quello che lascia invece sbalorditi è che una tale cattiveria gratuita venga amministrata da una <strong>casta</strong> che basa sull&#8217;ignoranza e sulla credenza a fenomeni scientificamente assurdi non solo la propria fede ma anche la propria <strong>ricchezza</strong>. L&#8217;immacolata concezione, la resurrezione, tutti i vari episodi stregoneschi citati nella Bibbia, ogni singolo dogma non sono meno risibili della storia di Babbo Natale e rendono la religione cristiana una intricata architettura di favole condite da un cieco oltranzismo reazionario verso qualsiasi possibile avanzamento civile, culturale e sociale.</p>
<p>Perché quindi i bambini non possono essere liberi di credere in una storia folkloristica che abbandoneranno da soli crescendo, mentre gli stessi <strong>religiosi adulti</strong> che distruggono questi sogni trovano salvifico e giusto credere in cose non meno assurde?</p>
<p>Proprio i preti, che si comportano come rigorosi censori dei sogni dei bambini nel periodo natalizio, durante il resto dell&#8217;anno si prodigano a ‘forgiarne’ le menti attraverso battesimo, catechismo, didattica nelle scuole cattoliche e ora di religione in quelle pubbliche.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Daniele Raimondi</em></span></strong></p>
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		<title>Vorrei sposare un prete</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 12:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/vorrei-sposare-un-prete/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/prete-sesso-300x228.gif class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Un gruppo di donne che convivono con un prete, stanche di essere costrette a scegliere tra vivere i loro affetti nella clandestinità, sacrificare i propri sentimenti  in nome di un bene più grande o fuggire dalla Chiesa, hanno scritto una lettera al Papa perché prenda immediatamente atto della drammaticità della loro situazione.
"Siamo costrette a vivere nell'anonimato i pochi attimi che il prete può concedere - scrivono queste donne, che si firmano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4667" title="prete-sesso" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/prete-sesso-300x228.gif" alt="prete-sesso" width="300" height="228" />Un gruppo di donne che convivono con un prete, stanche di essere costrette a scegliere tra vivere i loro affetti nella clandestinità, sacrificare i propri sentimenti  in nome di un bene più grande o fuggire dalla Chiesa, hanno scritto <a href="http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/pretisposati/dibattito_1269810195.htm" target="_blank"><strong>una lettera al Papa</strong></a> perché prenda immediatamente atto della drammaticità della loro situazione.<br />
&#8220;<em>Siamo costrette a vivere nell&#8217;anonimato i pochi attimi che il prete può concedere</em> &#8211; scrivono queste donne, che si firmano coraggiosamente con nome e cognome &#8211; <em>e viviamo i dubbi e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell&#8217;obbligo al celibato</em>&#8220;.</p>
<p>In effetti il celibato sacerdotale fu imposto per accrescere le entrate della Chiesa e non per consentire al clero di dedicare più tempo agli altri o perché Gesù, pur vivendo in mezzo ad apostoli sposati, aveva scelto di restare celibe, come le gerarchie cercano pretestuosamente di far credere.<br />
Questa legge dunque non ha nulla di sacro, in quanto è solo una regola che la Chiesa si è data per conseguire un suo obiettivo contingente senza tener conto del diritto fondamentale delle persone di avere una vita di relazione autentica, di provare dei sentimenti, di amare ed essere amate.</p>
<p>Le firmatarie della lettera, pertanto, chiedono al Papa di mettere in discussione una legge ritenuta da tutti il retaggio medioevale di un&#8217;esistenza che si nutriva di inanerrabili sofferenze, per eliminarla o almeno apportarvi delle modifiche atte a renderla più conforme al costume della Natura.<br />
Considerato che oggi ben pochi si indignano nel sentir parlare di relazioni clandestine, liberazione della donna o eguaglianza dei diritti, una decisione della Chiesa su questa legge incommensurabilmente obsoleta sarebbe vista come il primo segnale di un sincero desiderio di riconciliarsi con il mondo.</p>
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		<title>Chiesa e pedofilia, lo stravolgimento dell’etica</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 10:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/chiesa-e-pedofilia-lo-stravolgimento-dell%e2%80%99etica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/pedofilia-irlandesi-papa-02-300x210.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Ogni grande scandalo che si rispetti ha una sua ritualità, vive una serie di fasi prevedibili e come codificate da certi comportamenti sostanzialmente irrinunciabili, che fanno parte di un copione di natura probabilmente più antropologica che storica. Nel senso che questi comportamenti fanno parte della natura umana, del vissuto dell’uomo in quanto inserito nel contesto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4630" title="pedofilia-irlandesi-papa-02" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/pedofilia-irlandesi-papa-02-300x210.jpg" alt="pedofilia-irlandesi-papa-02" width="300" height="210" />Ogni grande scandalo che si rispetti ha una sua ritualità, vive una serie di fasi prevedibili e come codificate da certi comportamenti sostanzialmente irrinunciabili, che fanno parte di un copione di natura probabilmente più antropologica che storica. Nel senso che questi comportamenti fanno parte della natura umana, del vissuto dell’uomo in quanto inserito nel contesto della società. Lo scandalo ormai planetario della pedofilia nella Chiesa non si sottrae a queste leggi comportamentali, e viene scandito da fatti tanto scontati quanto prevedibili. Proviamo a riassumerli didascalicamente.</p>
<p>1)      C’è inizialmente la fase della negazione, del rifiuto: lo scandalo non esiste, ed anzi, è una pura invenzione.</p>
<p>2)      Segue, di fronte all’evidenza e al susseguirsi dei fatti, il momento dello sconcerto, del “c’è forse stato”, ma lo scandalo si risolve con la contrizione e con la richiesta eventualmente di scuse.</p>
<p>3)      Si arriva poi alla fase della minimizzazione, se il fenomeno tende vieppiù a crescere ed a diventare non controllabile: è il momento del “c’è stato” ma così fan molti, o del comunque “non siamo solo noi”.</p>
<p>4)      Si affianca o segue immediatamente a quest’ultima fase, quella della indignazione, del “ma come si può pensare che…”</p>
<p>5)      Si passa poi, da parte dei responsabili materiali o morali, al momento della chiusura nell’angolo di pugilistica memoria, dal quale, per difendersi ormai dai pugni che arrivano con forza da ogni dove, rimane la sola arma dell’invocazione dell’”attacco concentrico, del complotto”.</p>
<p>Tutti atteggiamenti, lo ripetiamo, scontati e prevedibili, fors’anche comprensibili da un punto di vista umano, pur se non giustificabili.</p>
<p>Eppure, nel caso dello scandalo della pedofilia nella Chiesa, esistono due notevoli aggravanti, aspetti ai quali sarebbe sbagliato non dare il giusto peso.</p>
<p>Il primo è l’atteggiamento di <strong>assoluta omertà</strong> che per decenni (probabilmente secoli) i vertici ecclesiastici hanno operato; omertà che ricorda alcuni gangli organizzati della società a base malavitosa, più che una organizzazione religiosa improntata su concetti tipo verità, solidarietà, compassione, giustizia.</p>
<p>Il secondo aspetto, fors’anche più inquietante e fondamentalmente di natura “eversiva”, è <strong>lo stravolgimento del concetto di morale</strong>, il quale, per convenzione e per antonomasia, dovrebbe storicamente ed ideologicamente essere appannaggio dell’autorità religiosa. Il venire meno in maniera così eclatante ai fondamenti etici che contraddistinguono l’azione religiosa cattolica, stride in maniera assordante con le quotidiane perorazioni di Papa Ratzinger in favore di un recupero dell’etica e dei principi fondamentali dell’umanesimo. Ormai appare sempre più evidente che la Chiesa non sia più titolata al recupero di questi tradizionali fondamenti, perché non credibile.</p>
<p>Non si tratta solo di ripercorrere storicamente errori, mali e nequizie che nel corso dei secoli l’istituzione religiosa cattolica ha perpetrato con somma impudenza; <strong>si tratta ora, hic et nunc, di valutare con serena razionalità che l’apice dell’immoralità è stato raggiunto proprio da chi invoca sani principi di moralità</strong>. E questo è vero sia da un punto di visto soggettivo, quando oltre ai semplici preti anche vescovi ed altri alti prelati si sono resi protagonisti dell’infame reato; sia da un punto di vista della responsabilità oggettiva di chi, Papa in testa, non ha vigilato, non ha parlato, e addirittura ha nascosto e coperto, consentendo la continuazione del reato moralmente più infamante inscritto nelle nostre tavole della legge: l’abuso dei minori.</p>
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		<title>Il Papa contro l’aborto: da che pulpito viene la predica</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 10:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/il-papa-contro-l%e2%80%99aborto-da-che-pulpito-viene-la-predica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/ratzinger4-216x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Benedetto XVI ha affermato, nella messa crismale del giovedì santo, che i cattolici devono rifiutare le leggi che consentono l’aborto. Chissà se il Papa si rende conto che incitare a non rispettare le leggi dello Stato è un reato. E che il sindacato sulla giustezza delle leggi lo opera lo Stato e non una religione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI ha <img class="alignleft size-medium wp-image-4467" title="ratzinger4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/ratzinger4-216x300.jpg" alt="ratzinger4" width="216" height="300" />affermato, nella messa crismale del giovedì santo, che i cattolici devono rifiutare le leggi che consentono l’aborto.</p>
<p>Chissà se il Papa si rende conto che incitare a non rispettare le leggi dello Stato è un reato. E che il sindacato sulla giustezza delle leggi lo opera lo Stato e non una religione. E che una legge è giusta per antonomasia, fino a quando non viene cambiata dallo Stato stesso e non da un’indicazione religiosa; e che, semmai, la legge può essere cassata solo da un organo competente dello Stato (un organo giurisdizionale o la Corte Costituzionale stessa).</p>
<p>Chissà se ricorda che, quando si opera una cosiddetta “obiezione di coscienza”, la stessa coscienza, la deontologia, e l’etica impongono di autodenunciarsi alla pubblica autorità, al fine di assumersi le conseguenti responsabilità, e non furbescamente cercare di evitarle (tali sono i medici che rifiutano di operare aborti come prescritti dalla legge, e tali sono i farmacisti o gli operatori sanitari che decidono di non vendere o somministrare la RU486).</p>
<p>Chissà se capisce che tutelare, valorizzare, proteggere la vita degli uomini, e in particolare dei più deboli – vedi gli immigrati disperati &#8211; vuol dire non far votare la Lega xenofoba e razzista (ma col cavolo che Bagnasco ha dato quest’indicazione di voto, contrariamente all’indicazione di non votare la Bonino e la Bresso).</p>
<p>Chissà se il Papa si rende conto che la sua autorevolezza, il suo afflato presunto etico,  diviene sempre meno tale nel momento stesso in cui viene accusato, sia in Germania che negli Usa, di aver protetto dei pedofili sottraendoli alla giusta condanna e consentendo loro di continuare a consumare per anni il reato più abominevole e immorale che si conosca. Il Papa e le gerarchie vaticane, come ormai noto e sempre più evidente.</p>
<p>Chissà se quest’uomo cosiddetto portatore di morale si rende conto che la vulgata che la pedofilia nei preti non c’entri niente con il celibato, l’astinenza e la continenza, è una favoletta talmente puerile che anche un bambino si domanderebbe se lo stanno prendendo in giro.</p>
<p>E soprattutto chissà se la gente comincia a rendersi finalmente conto che la favola più grossa di tutte, quella che la Chiesa è portatrice di morale per eccellenza, comincia a fare i conti con la storia e soprattutto con la realtà quotidiana, quella fattuale del vissuto, del giorno per giorno. Non sono bastati duemila anni di guerre religiose, di stragi, di efferatezze, di immoralità, di una storia della Chiesa  che qualcuno ha definito addirittura criminale (<strong>Karlheinz Deschner</strong>, <strong>Storia criminale della Chiesa</strong>). Ora si tocca con mano che l’immoralità era ed è profondamente incistata nelle stesse strutture religiose che dovrebbero educare: i preti, con le coperture adeguate delle gerarchie che certamente sapevano e nascondevano.</p>
<p>Rischiamo di fare di tutte le erbe un fascio? Forse, ma c’è anche il rischio opposto: che qualcuno ci faccia credere che siano casi isolati. Nordamerica, Sudamerica, Africa centrale, Irlanda, Svizzera, Austria, Germania, Italia, Nuoza Zelanda, Australia, e chi più ne ha più ne metta. Un fenomeno planetario.</p>
<p>Ma chi è portatore di quest’etica, ha titolo per parlare di giustizia? Ha titolo per parlare di morale? Può egli incitare a non far rispettare le leggi dello Stato approvate dal Parlamento, a sua volta eletto dal popolo? La domanda è retorica, certo, ma prima di rispondere sì o no, dovremmo tutti operare una riconsiderazione obiettiva su ciò che per duemila anni ci hanno fatto credere, e che solo ora, purtroppo, sta uscendo fuori con sempre maggiore evidenza: <strong>nascondersi dietro l’idea di dio per giustificare la miseria degli uomini, è stata ed è di gran lunga l’abiezione maggiore che la storia stessa ci abbia consegnato. </strong></p>
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		<title>Prete pedofilo a Firenze, lo Stato sta a guardare</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 09:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/prete-pedofilo-a-firenze-lo-stato-sta-a-guardare/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/Don-Roberto-Berti-300x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Don Roberto Berti, ex parroco della Curia di Firenze, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione della dottrina della fede. La sentenza giudica il parroco colpevole di “molestie sessuali e psicologiche su minori&#8221; e prevede per lui &#8220;la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-852" title="Don Roberto Berti" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/Don-Roberto-Berti-300x300.jpg" alt="Don Roberto Berti" width="250" height="250" />Don <strong>Roberto Berti</strong>, ex parroco della Curia di Firenze, è stato <a href="http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2009/10-novembre-2009/prete-accusato-molestie-sessuali-condannato-ex-sant-uffizio-1601990207492.shtml" target="_blank">condannato</a> per pedofilia dalla <strong>Congregazione della dottrina della fede</strong>.<br />
La sentenza giudica il parroco colpevole di “<em>molestie sessuali e psicologiche su minori</em>&#8221; e prevede per lui <em>&#8220;la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. L’arco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarà di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attività pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerà la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrà ottenuto i risultati sperati</em>”.</p>
<p>In  virtù del perdono cristiano, l&#8217;arcivescovo di Firen­ze <strong>monsignor Giuseppe Beto­ri</strong> scrive nella lettera di accompagnamento della sentenza: “<em>Nel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, l’Arcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova l’impegno affinché simili funesti episodi non accadano mai più, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevole</em>”.</p>
<p>Ricapitolando, un parroco avrebbe molestato sessualmente dei bambini (al punto da scatenare una sentenza della Congregazione della dottrina della fede, l’erede diretta della Santa Inquisizione) e  viene mandato in un’altra provincia per una “rigenerazione spirituale”.  L&#8217;Arcidiocesi pregherà per lui e tra otto anni si vedrà. Nel frattempo Berti sarà comodamente alloggiato in altra parrocchia in regime di piena libertà e come penitenza perderà “ogni attività pastorale”. In quella parrocchia circoleranno, ignari, dei ragazzini. Ma lui sarà troppo occupato a pregare per degnarli delle sue  immonde attenzioni.</p>
<p>Si ripete, insomma, una storia nota, in particolare in America latina: i preti pedofili, nel silenzio dell&#8217;omertà e dell&#8217;ignoranza, vengono spostati in altre parrocchie e lì continuano indisturbati, su altre vittime, i loro abusi.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: ma <strong>lo Stato dov’è</strong>?<br />
Un prete che abusa dell&#8217;infanzia viene condannato da un tribunale eccelsiastico ma non dalla giustizia italiana. E’ più grave, pare, il <strong>peccato</strong> sessuale del <strong>reato </strong>– ripugnante – di violenza sessuale nei confronti di minori.<br />
Dobbiamo pensare che se sconterà la prima pena (pregare) sconterà automaticamente anche la seconda? O dobbiamo pensare che la giustizia italiana “ha i suoi tempi”? O ancora, che grazie al <strong>Concordato</strong> e al <strong>Trattato tra la Santa Sede e l&#8217;Italia</strong> le autorità ecclesiastiche non siano soggette all&#8217;obbligo di denunciare il caso a quelle italiane e possano quindi sbrigarsela ‘in casa’? Le linee di confine tra le due giurisdizioni, anche su territorio e  cittadini italiani,  sono infatti pericolosamente &#8211; e volutamente &#8211; labili.</p>
<p>Due parole merita infine il &#8216;peccato&#8217; di pedofilia nella Chiesa cattolica.</p>
<p>Per la Chiesa sono cinque i <strong>peccati mortali</strong>, per i quali non è sufficiente la confessione: rubare ostie consacrate per usarle in riti satanici; violare il segreto della confessione; commettere, se si è preti o suore,  peccati sessuali (e la pedofilia rientra in questi); abortire o rendersi corresponsabile di aborto; aggredire o offendere la persona del Papa.</p>
<p><strong>Violentare un bambino è come rubare delle ostie o offendere il Papa</strong>. In quest&#8217;ottica, un trasferimento in altra parrocchia appare addirittura una pena severa.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
<p><span style="color: #000066;"><strong><em>Articoli correlati:</em></strong></span><br />
<a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/10/preti-pedofili-ma-no-solo-omosessuali-affetti-da-efebofilia/" target="_blank">Preti pedofili? Ma no, solo omosessuali affetti da efebofilia</a></p>
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