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	<title>Cronache Laiche &#187; patti lateranensi</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Concordato tra Stato e Chiesa: privilegi di ieri e di oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 02:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/concordato-tra-stato-e-chiesa-privilegi-di-ieri-e-di-oggi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano-300x188.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La storia dei rapporti fra Stato e Chiesa da prima dell'Unità, quando erano i piccoli stati italiani a farsi aiutare dal potere ecclesiastico, fino ai giorni nostri, con i finanziamenti statali a favore del Vaticano e le cifre da capogiro dell'8 per mille. Quanto costa e quanto rende, il Concordato, ai cittadini italiani? Un tema che merita attenzione, proprio ora che la Chiesa sembra tornare a un certo attivismo politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28575" title="vaticano" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/vaticano-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a><strong>Dei presunti privilegi che la Chiesa godrebbe</strong> nei confronti dello Stato si sente spesso parlare. Soprattutto in questi difficili mesi di crisi economica, in cui il governo chiede sacrifici a tutti, l&#8217;argomento dei privilegi ecclesiastici è tornato di moda e infiamma gli animi dei cittadini, non più dei soliti anticlericali, ma anche quelli di osservatori abitualmente ben più pacati.<br />
Cosa siano i Patti Lateranensi è molto probabile che, anche per sentito dire, la maggior parte degli Italiani lo sappia. In cosa consistano realmente, a quali rapporti e relazioni tra Stato e Chiesa diano vita, invece, sono quesiti pressoché sconosciuti ai più, noti solo a qualche vecchio studioso e a pochi, interessati, addetti ai lavori. Per provare a fare un discorso aperto, a tutto tondo, non ideologico, sul Concordato, occorre rifarsi, come quasi sempre accade, alla storia e fornire dati comparativi. Possibilmente, partire dai precedenti, cioè dal considerare quale fosse la situazione che caratterizzava i rapporti tra lo Stato e la Chiesa nell&#8217;Ottocento, prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Proviamo a farlo sinteticamente.</p>
<p><strong>Ancora nell&#8217;Ottocento, la Chiesa provvedeva ai propri “bisogni” </strong>con un sistema di autofinanziamento, avendo un diritto di decima. Essa fruiva di donazioni, lasciti, ed era ricca al punto da non necessitare di aiuti da parte dello Stato. La sua presenza nella società era enorme: basti pensare anche solo al fatto che i servizi sociali, di assistenza e di istruzione, non erano forniti dai “piccoli” stati italiani ma erano gestiti dalla “grande” Chiesa.</p>
<p><strong>Con l&#8217;Unità d&#8217;Italia,</strong> lo Stato italiano prende in mano tutti questi servizi, ma con essi anche le rendite in base alle quali la Chiesa esercitava quei compiti. Questo meccanismo mise la Chiesa in condizioni di maggiore difficoltà sotto il profilo patrimoniale. Le parti si erano dunque invertite: se prima lo Stato si serviva della Chiesa per supplire alle proprie carenze, da quel momento in poi fu la Chiesa a doversi appoggiare alle strutture pubbliche per poter esercitare, grazie al suo aiuto, alcuni dei suoi precedenti compiti. Ci furono confische, espropri, passaggi di beni e denaro a favore dello Stato.</p>
<p><strong>Si giunse dunque al Concordato, </strong>con questo <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/concordato-11-2-29-324x230.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28577" style="margin-left: 10px;" title="concordato-11-2-29-324x230" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/concordato-11-2-29-324x230-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>retroterra che non va dimenticato. Mussolini, firmando il famoso accordo nel 1929, davanti al cardinal Gasparri in rappresentanza di Pio XI, garantiva alla Chiesa la libertà e l&#8217;indipendenza del suo governo spirituale, stabiliva che lo Stato pagasse una enorme somma di denaro come risarcimento, concedendole una zona del suo territorio, il Vaticano, ammetteva il matrimonio cattolico e l&#8217;insegnamento religioso nelle scuole, riconoscendo giuridicamente gli ordini religiosi e concedendo alcuni privilegi ai membri del clero. In particolare, confermava la congrua, cioè che lo Stato si accollasse una parte dello stipendio dei sacerdoti, per giungere, infine, a concedere un vero e proprio stipendio statale a quei preti che svolgessero funzioni pubbliche, come nell&#8217;esercito o nelle scuole (ancora oggi, peraltro, sono scelti dalle diocesi ma assunti e retribuiti dalle regioni o dallo Stato).</p>
<p><strong>Dopo la fine del fascismo </strong>e la nascita della Repubblica, tutti i partiti furono sostanzialmente d&#8217;accordo nell&#8217;evitare di chiedere la denuncia degli accordi lateranensi. Per i leader dei principali partiti bastò inserire in un articolo della Costituzione, il famigerato <strong>articolo 7</strong>, un riferimento preciso alla continuità sulla questione del Concordato. L&#8217;impressione, ormai consolidata dalla storiografia, è che la Dc, poco interessata a questioni culturali e religiose, dovesse, in qualche modo, restituire il favore dell&#8217;appoggio fornito dalla Chiesa alle elezioni, mentre i comunisti, per mantenere la pace religiosa nel paese, non avessero alcuna voglia di imboccare la via dell&#8217;anticlericalismo. I socialisti affermarono addirittura che anche la più piccola delle riforme agrarie interessasse loro più della revisione del Concordato. All&#8217;assemblea costituente, infatti, solo una sparuta minoranza, qualche ex azionista e qualche cristiano-sociale, aveva osato protestare. Nient&#8217;altro.</p>
<p><strong>Il problema in sostanza venne accantonato </strong>per più di un decennio, fino a quando non fu riproposto dalla rivista<em> il Mondo</em> (quella di Ernesto Rossi, per intenderci) in occasione di un convegno, organizzato nell&#8217;aprile 1957. In quell&#8217;occasione fu lanciata la prima proposta pubblica di abrogazione del Concordato, suscitando ovviamente forti proteste nel mondo cattolico.<br />
La questione veniva nuovamente messa a tacere, per essere ripresa negli anni Sessanta, dal nascente movimento dei radicali di Pannella. Il vento della secolarizzazione iniziava a spirare e preannunciava le storiche battaglie sui diritti civili. Ne era passata, d&#8217;altronde, di acqua sotto i ponti e da “oltre Tevere”, qualcuno “in alto&#8221;, aveva iniziato a capire che con lo Stato era forse giunto il momento di trattare.</p>
<p><strong>Sondaggi e opinioni a parte,</strong> le forze politiche, ancora negli anni Settanta, non erano affatto convinte di volersi impelagare in una sorta di battaglia campale contro la Chiesa e preferivano impegnare il parlamento a costituire una commissione di studio sul problema e il governo a intraprendere contatti diretti con la Santa Sede. Era, con tutta evidenza, un modo per rinviare sine die il problema.<br />
Solo la sinistra socialista (con Basso), i repubblicani (con Spadolini) e gli indipendenti di sinistra (con Parri) continuavano a proporre una revisione a tappeto del Concordato, sottolineando gli aspetti cruciali della questione: le “finte innovazioni”, evidenti ad esempio nella falsa rinuncia della Chiesa alla definizione della religione cattolica come “<em>unica religione di Stato</em>”, elemento, per la verità, decaduto in Italia fin dal 1948; l&#8217;accettazione da parte dello Stato dell&#8217;autorità della Chiesa sulla attribuzione automatica dei finanziamenti pubblici e anche sulla sua scelta di insegnanti e docenti nelle scuole e università private cattoliche; i privilegi per enti e beni ecclesiastici.</p>
<p><strong>Era quello un copione che più volte, </strong>nel corso degli anni, si riproponeva all&#8217;attenzione degli Italiani. Grandi questioni di principio, ma poi, nei fatti, nessuna modifica di sostanza.<br />
Il Concordato era infatti uno degli esempi più classici di come la Chiesa, arroccata a difesa delle sue posizioni di privilegio, iniziasse a perdere terreno e consenso tra la gente comune, come avrebbero dimostrato, nei decenni successivi, il calo inesorabile dei fedeli praticanti e delle stesse “vocazioni”. Ed era anche un terreno che, se avesse visto la compattezza e la giusta convinzione da parte del fronte laico, avrebbe potuto riservare spiacevoli sorprese alle gerarchie ecclesiastiche. Ma la vicenda prese, come vedremo, una ben diversa piega.</p>
<p><strong>Il punto era che democristiani e comunisti, </strong>cioè a dire la maggioranza dei seggi in parlamento, <strong>non erano d&#8217;accordo a inimicarsi la Chiesa</strong> con forti scelte di laicità che intaccassero non tanto i principi ideali, quanto i suoi stessi interessi economici e finanziari. Per dare un&#8217;idea di quali fossero questi interessi, basti riportare qualche breve passo tratto da due “storici” articoli, uno pubblicato su <em>il Mondo</em> (dicembre 1976) e l&#8217;altro sul <em>Corriere della Sera</em> (gennaio 1977):</p>
<blockquote><p><em>“Solo a Roma è stato calcolato che le proprietà immobiliari degli enti ecclesiastici ammontano a oltre 80 milioni di metri quadrati, un quarto della superficie della città. In Italia, secondo un&#8217;approssimazione per difetto, superano i 400 mila ettari&#8230; Gli enti ecclesiastici godono di un regime fiscale di favore che comprende non solo la proprietà ma anche le attività costruttive e di esercizio. Gli acquisti sono esenti dalle imposte e dalle tasse di registro, successione e di ipoteca, da quelle sull&#8217;asse ereditario e di donazione, dalla tassa di riscossione governativa per l&#8217;accettazione di liberalità o per atti a titolo oneroso. Le proprietà sono esenti da contributi di miglioria, dalle imposte sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili&#8230; La Chiesa cattolica riceve ogni anno dallo Stato una serie di finanziamenti diretti. Somme ragguardevoli sono iscritte nei bilanci dei vari ministeri, soprattutto dell&#8217;interno e del tesoro. Il bilancio del ministero dell&#8217;interno a favore del culto nel 1976 è stato di 39 miliardi di lire. L&#8217;anno prossimo è prevista una cifra pari a 46 miliardi”.</em></p></blockquote>
<p><strong>Fu chiesta la costituzione,</strong> dagli anni Sessanta fino agli inizi degli anni Ottanta, di diverse commissioni di studio di politici, specialisti, studiosi e furono coinvolte delegazioni della Santa Sede, ma ogni volta i punti cruciali rimanevano inalterati. La solita “grande novità” di principio, vecchia ormai di decenni, relativa cioè alla religione cattolica non più religione di Stato. Il solito rinvio sulle questioni più scottanti. In poche parole, la famosa “bozza di revisione” compiva, da anni, una specie di percorso carsico: per la maggior parte del tempo segreta, invisibile, sotterranea, riemergeva improvvisamente di quando in quando, prendeva una boccata d&#8217;aria, non sempre in parlamento, ma passata sottobanco alla stampa, da guardarsi di sghimbescio, per poi far perdere nuovamente le proprie tracce. La Chiesa non era intenzionata, in alcun modo, a cedere i suoi privilegi. Inoltre, col passare del tempo, fu sempre più esautorato il ruolo del parlamento sulla questione, limitando la possibilità di critica dei singoli deputati, e demandando tutto agli accordi diretti tra governo e Vaticano.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/1258130673573_4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28578" title="1258130673573_4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/1258130673573_4-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a><strong>Questo almeno fino al 1984,</strong> quando a Villa Madama il “decisionista” <strong>Craxi</strong> e monsignor <strong>Casaroli</strong> in rappresentanza di Giovanni Paolo II, firmavano un accordo di modifica del Concordato lateranense, secondo la stessa prassi usata tra Stato e Chiesa ai tempi di Mussolini, cioè senza alcuna possibilità di intervento da parte del parlamento. Veniva così varato solennemente un nuovo Concordato tra Stato e Chiesa, votato da tutto l&#8217;arco costituzionale (con la sola astensione dei liberali e il voto contrario di radicali, Pdup e Sinistra indipendente).</p>
<p><strong>Più che un evento storico</strong> di eccezionale rilevanza, come venne subito dipinto sulla stampa, il nuovo Concordato fu un&#8217;occasione abilmente utilizzata per il conseguimento di contingenti utilità politiche da parte del governo. Uno dei tanti compromessi politici della storia d&#8217;Italia, probabilmente il più grande, quanto a forze in campo coinvolte e a interessi finanziari, fatto, come tante altre volte, sulla testa del cittadino.</p>
<p><strong>Il nuovo Concordato fondava un regime </strong>che non era né quello della separazione tra Stato e Chiesa, né quello dello stato confessionale. Cosa si stabiliva? In teoria, grandi affermazioni di principio: si aboliva l’ormai anacronistico (oltre che anti-costituzionale) riferimento al cattolicesimo come sola religione ufficiale; si assicurava allo Stato una propria autonomia nelle questioni di diritto familiare, l&#8217;insegnamento della religione nelle scuole diventava facoltativo e non più obbligatorio; si aboliva la congrua per i sacerdoti.</p>
<p><strong>Nei fatti però, la libertà della Chiesa </strong>faceva un indubbio passo avanti, quella dello Stato rimaneva sostanzialmente quale era, mentre le sue finanze, con buona probabilità, diminuivano. Proviamo a spiegare brevemente perché.<br />
Nelle scuole l&#8217;insegnamento della religione veniva impartito da insegnanti nominati dall&#8217;autorità ecclesiastica, ma pagati dallo Stato. Era introdotta l&#8217;ora di religione nelle scuole materne. Si stabiliva che le scuole private cattoliche avessero un trattamento scolastico uguale a quelle statali, senza però precisare i loro obblighi nei confronti dello Stato. Si prevedeva il finanziamento da parte dei cittadini, aprendo la strada al sistema dell&#8217;8 per mille del gettito Irpef (con il meccanismo della donazione automatica alla Chiesa cattolica per il cittadino che non avesse espresso alcuna scelta). Era sancito l&#8217;obbligo per lo Stato di finanziare le attività, il personale e il funzionamento della Chiesa cattolica, con le sue decina di migliaia di istituti religiosi, parrocchie ed enti di varia natura, che avessero dichiarato di svolgere un “servizio sociale”. Veniva garantita l&#8217;esenzione dall&#8217;Iva e dall&#8217;imposta su terreni e fabbricati e sulle successioni. Erano accollati allo Stato, infine, gli oneri per la costruzione e la manutenzione di edifici di culto, per la tutela del patrimonio artistico gestito da enti e istituzioni ecclesiastiche.<br />
Sul momento tutti parlarono di evento epocale, di accordi che avrebbero giovato sia alla Chiesa che allo Stato e dipinsero Craxi e gli artefici di quel trattato, tra cui anche l&#8217;attuale ministro Tremonti, come una sorta di eroi nazionali.</p>
<p><strong>Sono passati 27 anni dal quell&#8217;evento storico,</strong> <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/3513103193_6c81fdef88.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28580" style="margin-left: 10px;" title="3513103193_6c81fdef88" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/3513103193_6c81fdef88-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>abbastanza per valutarne gli effetti concreti.<br />
Nel 2007 l&#8217;Unione Europea chiedeva spiegazioni all&#8217;Italia sui troppi privilegi della Chiesa in materia fiscale, frutto del nuovo Concordato, sollevando un polverone tra le file cattoliche e religiose. Già durante gli anni precedenti, con i primi governi Berlusconi, e poi in maniera propulsiva negli anni a seguire, sono stati introdotti altri provvedimenti che si potrebbero definire “di favore” nei confronti della Chiesa: l&#8217;esenzione dall&#8217;Ici (le prime esenzioni furono peraltro inaugurate nel 1992 dal governo Amato), per una somma compresa fra i 400 e i 600 milioni di euro; quella dall&#8217;Ires (portata al 50% per gli enti assistenziali), con un risparmio annuo di circa 900 milioni; i finanziamenti alle università private e all&#8217;editoria cattoliche; le convenzioni privilegiate con istituti ed enti nel settore della sanità. E altro ancora.</p>
<p><strong>Probabilmente le indicazioni dell&#8217;Ue </strong>avrebbero dovuto essere tenute in conto anche da altri governi, se è vero che oggi la Chiesa cattolica costa ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico.<br />
Se paragoniamo i dati forniti negli articoli del 1976 e quelli di oggi, ci rendiamo conto di quanto il nuovo Concordato abbia inciso, ma non certo a favore dello Stato.</p>
<p><strong>Secondo i più recenti calcoli,</strong> nel complesso, un gettito di circa 3,5 miliardi di euro all&#8217;anno, se si considerano i finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e il mancato gettito fiscale.<br />
Da dieci anni a questa parte, infatti, solo con l&#8217;8 per mille ammonta a circa 1 miliardo di euro l&#8217;anno e nel 2011 la cifra ha raggiunto il record di 1.118 milioni. Non si dimentichi il particolare che questa cifra affluisce nella casse della Chiesa solo sulla base di una apparente volontà maggioritaria dei cittadini italiani: solo il 44% dei contribuenti indica a chi attribuirlo e di questi solo il 35% sceglie la Chiesa cattolica. Tuttavia, grazie al meccanismo risalente al nuovo Concordato, le quote dell&#8217;8 per mille non espresse, cioè quelle di coloro che non hanno fatto alcuna scelta, non rimangono nelle casse dello Stato ma vengono ripartite tra le confessioni religiose, in base alle percentuali ottenute. In questo modo la Chiesa cattolica percepisce l&#8217;85% dei contributi.</p>
<p><strong>A questi vanno sommati i 360 milioni</strong> per gli stipendi degli insegnanti dell&#8217;ora di religione, 460 milioni per esigenze di culto e pastorale, 235 milioni per interventi caritativi, altri 700 milioni circa versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.<br />
Si aggiunga che questa è una particolarità tutta italiana. In Spagna, ad esempio, le quote non espresse del 5 per mille restano allo Stato. In Germania i cittadini possono scegliere di versare l&#8217;8 o il 9 per cento del proprio reddito alle diverse chiese. Nel resto dei paesi europei vige il principio della volontarietà del contributo, senza trucchi.</p>
<p><strong>Alla luce di questa sintetica ricostruzione </strong>storica e dei dati di comparazione forniti, sembra che si possa già abbozzare una prima valutazione di fondo, sia sui mancati benefici venuti dal rinnovo del Concordato, sia in termini di libertà e di laicità per lo Stato (acuiti dai provvedimenti dei governi successivi), sia &#8211; soprattutto &#8211; sulle pesanti ripercussioni in termini concretamente economici sui cittadini italiani, credenti e non.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Giambattista Scirè</div>
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		<title>Cause di lavoro: stop all’immunità degli istituti religiosi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 02:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/08/cause-di-lavoro-stop-all%e2%80%99immunita-degli-istituti-religiosi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/sentenza-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La Corte di Cassazione ha depositato il 1° agosto scorso una pregevole sentenza, la n. 16847, in tema di tutela del lavoro dipendente presso gli Enti ecclesiastici. La vicenda riguarda una lavoratrice licenziata da un istituto religioso a causa della insorgenza di una rilevante patologia. Davanti al giudice del Lavoro di Roma l’istituto religioso aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/sentenza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25710" title="sentenza" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/sentenza.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>La <strong>Corte di Cassazione</strong> ha depositato il 1° agosto scorso una pregevole sentenza, la n. 16847, in tema di tutela del lavoro dipendente presso gli Enti ecclesiastici. La vicenda riguarda una lavoratrice licenziata da un istituto religioso a causa della insorgenza di una rilevante patologia. Davanti al giudice del Lavoro di Roma l’istituto religioso aveva invocato la propria extraterritorialità richiamando i Patti Lateranensi e il Tribunale di Roma si era pronunciato<strong> declinando la propria giurisdizione</strong>. La sentenza è poi stata impugnata davanti alla Corte d’Appello di Roma che ha confermato il difetto di giurisdizione. Ma la lavoratrice non si è arresa e ha voluto impugnare anche la sentenza d’appello.</p>
<p>La Corte di Cassazione, nella composizione a Sezioni Unite, ha<strong> accolto il ricorso</strong> promosso dalla lavoratrice, assista in questa fase dall’avvocato Carla Corsetti, e ha escluso che l’istituto potesse godere della dichiarata immunità. Secondo la Cassazione, l’immunità sancita dai Patti Lateranensi è prerogativa esclusiva dei <strong>trenta organi centrali della Chiesa cattolica</strong>, tassativamente elencati.</p>
<p>La tutela dei lavoratori, secondo la Cassazione, non può trovare il limite della immunità invocata indistintamente da tutti gli istituti religiosi. <em>«Questo nuovo contesto normativo è apprezzabile sotto un duplice aspetto»</em> &#8211; ha puntualizzato l’avvocato Carla Corsetti. <em>«Il primo attiene alla tutela generale dei lavoratori il cui ampliamento e riconoscimento rappresenta senza dubbio una progressione di civiltà. Il secondo attiene, più in generale, al recupero di una Sovranità nazionale troppo facilmente e troppo spesso ceduta a causa dei Patti Lateranensi, che si auspica possano un giorno essere definitivamente abrogati».</em></p>
<p>Non c’è altro da aggiungere: possiamo solo salutare con favore una sentenza che traccia, almeno sulle questioni inerenti al lavoro, un netto confine sulla ambigua  e labile divisione giurisdizionale tra Italia e Città del Vaticano.</p>
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		<title>In nome della Santissima Trinità</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 19:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/02/in-nome-della-santissima-trinita/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/patti-laterano-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Maggio 1929. Il capo del governo Benito Mussolini mette ai voti nel parlamento fascista la ratifica dei Patti Lateranensi già firmati l’11 febbraio con il cardinale Pietro Gasparri in rappresentanza della Santa Sede. Nel discorso conclusivo prima del voto al Senato, bacchetta apertamente Benedetto Croce, che ravvisa nei Patti un tradimento del principio “Libera Chiesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/patti-laterano.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18235" title="patti laterano" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/patti-laterano.jpg" alt="" width="367" height="224" /></a>Maggio 1929</strong>. Il capo del governo Benito Mussolini mette ai voti nel parlamento fascista la ratifica dei <strong>Patti Lateranensi</strong> già firmati l’11 febbraio con il cardinale Pietro Gasparri in rappresentanza della Santa Sede.</p>
<p>Nel <strong>discorso conclusivo prima del voto al Senato</strong>, bacchetta apertamente Benedetto Croce, che ravvisa nei Patti un tradimento del principio “<em>Libera Chiesa in libero Stato</em>”:</p>
<p><span style="color: #808080;"><em>«Ma ora debbo occuparmi del discorso del Senatore Croce [… ] Ed allora siccome il protocollo lateranense si compone di tre parti : trattato, concordato e convenzione finanziaria, bisogna scendere al concreto. E il &#8220;modo&#8221; del trattato che non vi piace? Vi sembrano forse eccessivi quei quarantaquattro ettari, cioè l&#8217;attuale Vaticano con qualche cosa in meno, passati in sovranità al Sommo Pontefice, oppure vi sembra sterminato il numero di quattrocento sudditi volontari, non tutti italiani, che formeranno il popolo della Città del Vaticano? Sono i millecinquecento milioni di lire carta che feriscono la vostra sensibilità di cauti amministratori delle vostre rendite, oppure è il concordato, oppure tutte le tre cose insieme?</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>[…] Ho molto riflettuto su questa formula; ma io credo che lo stesso Cavour non si rendesse conto di che cosa, in realtà, questa formula potesse significare. Libera Chiesa in libero Stato! Ma è possibile? <strong>Nelle nazioni cattoliche, no</strong>. Le nazioni protestanti hanno risolto il problema, facendo in modo che il capo dello Stato sia anche il capo della loro religione, e hanno costituito la Chiesa nazionale. V&#8217;è un solo paese, fra quelli di razza bianca, dove la formula cavourriana sembra aver trovato la sua applicazione: gli Stati Uniti. Là veramente lo Stato è libero e sovrano, e le Chiese sono libere, ma perché? Perché, come ha detto uno studioso di questi problemi, negli Stati Uniti c&#8217;è un polverio di religioni per cui lo Stato non ne può scegliere nessuna, né proteggerne alcuna. Io credo invece che Cavour volesse intendere che lo Stato dovesse essere libero completamente e sovrano in quelle che sono le proprie attribuzioni, non soltanto però di ordine materiale e pratico, come si vorrebbe dare ad intendere &#8211; e su ciò torneremo tra poco &#8211; e che la Chiesa dovesse essere libera per il suo magistero e per la sua missione pastorale e spirituale.</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>Non si può pensare una separazione nettissima tra questi due enti, perché <strong>il cittadino è cattolico e il cattolico è cittadino</strong>. Bisogna dunque determinare i confini tra quelle che sono le materie miste. D&#8217;altra parte la lotta tra la Chiesa e lo Stato è millenaria: o è l&#8217;Imperatore che domina il Papa o è il Papa che domina l&#8217;Imperatore. Negli Stati moderni, negli Stati a solida organizzazione costituzionale moderna, dato lo sviluppo dei tempi, si preferisce vivere in regime di concordato. Io credo che Cavour volesse appunto pensare a una siffatta soluzione del problema dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato».</em></span></p>
<p>Le votazioni si concludono con 316 sì e 6 no, tra i quali quello di Benedetto Croce.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Alla Camera</strong>, il  13 maggio, pronuncia un famoso “discorso fiume”. Esalta l’esiguità del territorio concesso al Vaticano:</p>
<p><span style="color: #808080;"><em><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/Mussolini-_pope-_king_flag_56.png"><img class="alignright size-full wp-image-18225" style="margin-left: 10px;" title="Mussolini-_pope-_king_flag_56" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/Mussolini-_pope-_king_flag_56.png" alt="" width="380" height="230" /></a>«Io spero che voi avvertirete l&#8217;enorme importanza di questo fatto. D&#8217;altra parte, a prescindere dalla constatazione che sul Vaticano non vi fu mai compiuto atto di sovranità italiana, nessuno, neanche il più fanatico dell&#8217;integrità territoriale, potrà sentirsi diminuito per i quarantaquattro ettari che formano la Città del Vaticano; quando, poi togliete la Piazza San Pietro e la Chiesa vastissima che rimangono dì uso promiscuo, la superficie di questa divina Città, di questo Stato, si riduce ancora: è, in ordine di grandezza, veramente irrilevante. La Repubblica di Andorra, che ha quattrocentocinquantadue chilometri quadrati di superficie, e la Repubblica di San Marino, che ha cinquantanove chilometri quadrati, al paragone sono Imperi. Naturalmente questa città del Vaticano è ancora uno Stato sui generis, per il fatto che è circondata da tutti i lati da un altro Stato, per il fatto che ha zone nel suo stesso territorio, di uso promiscuo collo Stato confinante e per altre peculiarità che formeranno la delizia dei commentatori tra qualche tempo»</em>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sminuisce l’aggravio economico della conciliazione per lo Stato:</span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>«Vengo alla convenzione finanziaria e al concordato. Quando si è saputo che esisteva una convenzione finanziaria, anzitutto, per arrotondare le cifre, si è detto che si trattava di due miliardi. Molto meno! Si tratta, infatti, di settecentocinquanta milioni in contanti e di un miliardo di Consolidato, il quale però, non è piacevole il constatarlo, si può comperare oggi con ottocento milioni.</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>Sono dunque millecinquecentocinquanta milioni, ma di lire carta. Bisogna dividere per tre e sessantasei: sono quattrocento milioni di lire oro. Poco, quando voi pensate, e scommetto che non ve ne spaventate affatto, che noi abbiamo duecento miliardi di debiti. La cifra è una di quelle che fanno rabbrividire, ma noi <strong>rimandiamo i brividi a migliore stagione</strong>. Cosa sono quattrocento milioni di lire oro? Tuttavia la curiosità del pubblico si è manifestata: “Come farete a pagare? Soprattutto, come farete a trovare un miliardo di consolidato?” Rispondo a questi interrogativi, che io riconosco legittimi. I provvedimenti che si stanno predisponendo presso il ministero delle Finanze sono tali che si potrà far fronte agli impegni assunti senza aumentare il debito pubblico e senza ricorrere al mercato».</em></span></p>
<p>Rivendica il carattere cattolico dello Stato fascista:</p>
<p><span style="color: #808080;"><em>«Siamo principalmente fascisti! Ognuno si ricordi che il regime fascista, quando impegna una battaglia, la conduce a fondo e lascia dietro di sé il deserto. Né si pensi di negare il <strong>carattere morale dello Stato fascista</strong>, perché io mi vergognerei di parlare da questa tribuna se non sentissi di rappresentare la forza morale e spirituale dello Stato. Che cosa sarebbe lo Stato se non avesse un suo spirito, una sua morale, che è quella che dà la forza alle sue leggi, e per la quale esso riesce a farsi ubbidire dai cittadini? Che cosa sarebbe lo Stato? Una cosa miserevole, davanti alla quale i cittadini avrebbero il diritto della rivolta o del disprezzo. Lo Stato fascista rivendica in pieno il suo carattere di eticità: <strong>è cattolico, ma è fascista</strong>, anzi soprattutto esclusivamente, essenzialmente fascista. Il cattolicesimo lo integra, e noi lo dichiariamo apertamente, ma nessuno pensi, sotto la specie filosofica o metafisica, di cambiarci le carte in tavola.</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/mussolini_gasparri.jpg"><img class="size-medium wp-image-18233 alignright" style="margin-left: 10px;" title="mussolini_gasparri" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/mussolini_gasparri-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>Ognuno pensi che non ha di fronte a sé <strong>lo Stato agnostico demoliberale</strong>, una specie di materasso sul quale tutti passavano a vicenda; ma ha dinanzi a sé uno Stato che è conscio della sua missione e che rappresenta un popolo che cammina, uno Stato che trasforma questo popolo continuamente, anche nel suo aspetto fisico. A questo popolo lo Stato deve dire delle grandi parole, agitate delle grandi idee e dei grandi problemi, non fare soltanto dell&#8217;ordinaria amministrazione. Per questa anche dei piccoli ministri dei piccoli tempi erano sufficienti».</em></span></p>
<p>E arriva finalmente al punto:</p>
<p><span style="color: #808080;"><em>«Onorevoli camerati ! Voi avete inteso, e soprattutto deve avere inteso il popolo italiano, devono avere inteso i nostri fascisti, i migliori dei nostri camerati, che costituiscono sempre la spina dorsale del regime. Ho parlato netto e chiaro per il popolo italiano: credo che il popolo italiano mi intenderà.</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em><strong>Con gli atti dell&#8217; 11 febbraio, il fascismo raccomanda il suo nome ai secoli che verranno</strong>. Quando, nel punto culminante delle trattative, Camillo Cavour, ansioso, raccomandava a padre Passaglia : &#8220;Portatemi il ramoscello d&#8217;olivo prima della Pasqua&#8221;, egli sentiva che questa era la suprema esigenza della coscienza e del divenire della rivoluzione nazionale. Oggi, onorevoli camerati, noi possiamo portare questo ramoscello d&#8217;olivo sulla tomba del grande costruttore dell&#8217;unità italiana, perché soltanto oggi la sua speranza è realizzata, il suo voto è compiuto!»</em></span></p>
<p><strong>Applauso, cala il sipario</strong>. La Camera vota in favore alla quasi unanimità (due soli i no). Per Mussolini il guadagno di immagine è enorme: il fascismo ha, finalmente, anche il plauso della Chiesa.</p>
<p>Nel 1948 la neonata Repubblica Italiana sigilla nell’articolo 7 della Costituzione i rapporti tra Stato e Chiesa già sanciti dai Patti Lateranensi. La loro revisione, pur non richiedendo modifica costituzionale, deve essere accettata da entrambi i contraenti, unico trattato internazionale che gode di tale privilegio. La revisione concordataria del 1984, ad opera del governo Craxi, non muta <em>de facto</em> la sostanza degli accordi.</p>
<p>Nel 2011 l’Italia è ancora prigioniera, dal punto di vista economico e legislativo, di quegli accordi fascisti che chiusero la <strong>“questione romana”</strong> per aprire quella <strong>“italiana”</strong> di uno Stato che, pur dichiarandosi laico, prevede per norma costituzionale un rapporto privilegiato con una religione.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/patti-lateranensi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18231" title="patti-lateranensi" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/patti-lateranensi.jpg" alt="" width="400" height="196" /></a></p>
<p><em>(fonte dei discorsi di Mussolini: <a href="www.storiologia.it">www.storiologia.it</a>)</em></p>
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		<title>Dalla teocrazia politica a quella ideologica</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 07:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sacro&Profano]]></category>
		<category><![CDATA[concordato]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Galavotti]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/02/dalla-teocrazia-politica-a-quella-ideologica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/collage-copia-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La &#8220;teocrazia&#8221; non è solo un concetto politico (il governo del clero), ma anche un concetto filosofico (qualunque governo in cui dio non possa essere escluso). La teocrazia s&#8217;è formata sin dalle prime società schiaviste e da allora non ha mai cessato d&#8217;esistere, proprio perché hanno continuato a riprodursi, in forme e modi diversi, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/collage-copia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18053" title="collage copia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/02/collage-copia.jpg" alt="" width="381" height="253" /></a>La &#8220;teocrazia&#8221; non è solo un concetto <strong><em>politico</em> </strong>(il governo del clero), ma anche un concetto <strong><em>filosofico</em> </strong>(qualunque governo in cui dio non possa essere escluso). La teocrazia s&#8217;è formata sin dalle prime società schiaviste e da allora non ha mai cessato d&#8217;esistere, proprio perché hanno continuato a riprodursi, in forme e modi diversi, i rapporti sociali basati sull&#8217;antagonismo di ceto, di classe, di casta&#8230;</p>
<p>In maniera &#8220;diretta&#8221;, come governo del clero (del papato in particolare), in Italia è esistita &#8211; dicono gli storici &#8211; dalla Donazione di Sutri del 729 alla Breccia di Porta Pia, che vi pose fine nel 1870, salvo ripristinarla, questa volta in forma &#8220;indiretta&#8221;, dapprima con la Legge delle Guarentigie, del 1871, con cui si assicuravano alla chiesa romana privilegi intollerabili in uno Stato laico, e successivamente col Concordato del 1929, con cui lo Stato fascista tradì definitivamente e vergognosamente l&#8217;<strong>ispirazione laica dell&#8217;unificazione nazionale</strong>, sconfessando tutte le idee che, in merito, avevano avuto le correnti politiche che si rifacevano al repubblicanesimo, al liberalismo e al socialismo.</p>
<p>Ancora oggi, in virtù di quel Concordato (parzialmente revisionato dal governo Craxi), recepito nell&#8217;art. 7 della nostra Costituzione, ci troviamo ad avere i crocifissi nelle istituzioni pubbliche, il &#8220;ruolo&#8221; per gli insegnanti di religione, i finanziamenti statali alle scuole private e così via. <strong>Quale paese potrebbe mai dirsi &#8220;laico&#8221; con un articolo costituzionale che pone tra lo Stato e una particolare confessione un rapporto privilegiato?</strong></p>
<p>Dunque se, da un lato, la Chiesa romana ha dovuto rinunciare, con la forza delle armi, al proprio &#8220;Stato&#8221; nella parte centrale della penisola, accontentandosi di una porzione di mezzo kmq, avente circa mille abitanti, con cui pur esercita un potere enorme, assolutamente sproporzionato rispetto alla propria entità, dall&#8217;altro gli Stati (e più che mai il nostro) continuano a legiferare rispettando tutti i principi di questa confessione. Al massimo le differenze stanno tra paesi a orientamento cattolico e quelli a orientamento protestante.</p>
<p>Sicché ancora oggi tutti gli Stati borghesi occidentali (o capitalistici) restano &#8220;<strong>confessionali</strong>&#8220;, anche se formalmente si dicono &#8220;laici e democratici&#8221;. Esattamente come lo erano gli Stati Sumeri, Babilonesi, Egizi, Greci, Romani&#8230;, il cui confessionismo politeistico impediva l&#8217;ateismo e persino il monoteismo, essendo visto, quest&#8217;ultimo, come una variante ateistica.</p>
<p>Naturalmente anche gli Stati capitalistici a orientamento islamico sono &#8220;confessionali&#8221;, ma almeno essi si risparmiano l&#8217;ipocrisia di dichiararsi formalmente o giuridicamente &#8220;laici&#8221;.</p>
<p>Ancora oggi presidenti americani (di una nazione che viene detta la più aperta al pluralismo religioso) <strong>giurano sulla Bibbia</strong> quando vengono eletti, chiedono la protezione divina quando entrano in guerra e fanno stampare banconote con la scritta <em>In God we trust</em>.</p>
<p>Gli unici due momenti in cui abbiamo avuto una certa separazione tra Chiesa e Stato sono state le <strong>rivoluzioni francese e russa</strong>, che però han fatto dell&#8217;ateismo una nuova religione, suscitando opposizioni ancora più forti di quando c&#8217;era lo Stato confessionale.</p>
<p>Questo insomma per dire che la <em>teocrazia</em> esiste, come principio di vita, da quando sono nate le civiltà basate sui conflitti di classe e non è ancora finita. Che poi questa teocrazia sia stata un governo &#8220;diretto&#8221; del clero o &#8220;indiretto&#8221; degli Stati politici, e che l&#8217;oggetto in cui credere sia stato un unico dio o molti dèi, non cambia molto la sostanza delle cose. Non possiamo illuderci che, siccome non esiste più uno &#8220;Stato della Chiesa&#8221;, come ai tempi di Bonifacio VIII, lo Stato è finalmente diventato &#8220;laico&#8221;.</p>
<p>Anzi, persino la nozione di &#8220;Stato laico&#8221; è, in parte, un <strong>controsenso</strong>, in quanto fino a quando vedremo la presenza degli &#8220;Stati&#8221; <em>tout-court</em>, dovremo anche supporre ch&#8217;esistano società in cui dominano rapporti fortemente conflittuali. In situazioni del genere gli Stati possono sempre usare la religione per regolamentare detti conflitti. Si può persino usare un&#8217;ideologia &#8220;laica&#8221; come se fosse una religione. Non l&#8217;hanno forse fatto tutti i <strong>dittatori </strong>che si richiamavano alle idee del socialismo?</p>
<p>Un uso strumentale della religione rende automaticamente &#8220;confessionale&#8221; qualunque Stato. Oggi anzi dovremmo dire che lo diventa anche quello che usa in maniera &#8220;religiosa&#8221; la propria laicità, come quando per esempio i governi francesi dicono che nelle loro scuole non vogliono vedere negli studenti dei simboli di appartenenza specifica alla loro propria religione.</p>
<p>La teocrazia finirà soltanto quando i rapporti umani non avranno motivi <em>oggettivi</em> per vivere in maniera antagonistica, e di questi motivi il primo resta senza dubbio quello della <em>proprietà privata dei fondamentali mezzi di sussistenza</em>.</p>
<p>La <em>libertà di coscienza</em> sarà davvero autentica quando sul piano pratico s&#8217;imporra la <em>gestione collettiva delle risorse di un determinato territorio</em>, senza condizionamenti esterni impropri. Solo allora &#8220;dio&#8221; diverrà davvero una questione di &#8220;<strong>coscienza</strong>&#8221; e non di &#8220;<strong>governo</strong>&#8220;. E non basterà semplicemente smettere di pronunciare il suo nome o di vederlo trasformato in mille modi diversi, per sentirsi davvero liberi, proprio perché, volendo, anche un cosiddetto &#8220;governo democratico&#8221;, oggi, potrebbe acconsentire a questo desiderio.</p>
<p>Occorrerà che tale rinuncia nasca da una <em>convinzione interiore</em>, non condizionata dai poteri forti di uno Stato che vuole dominare la società.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.homolaicus.com/"><span style="color: #006699;"><strong><em>Enrico Galavotti</em></strong></span></a></p>
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		<title>Il Vaticano non paga l&#8217;acqua. Gas e luce, tutto a posto?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maurizio fiumara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/09/il-vaticano-non-paga-lacqua-gas-e-luce-tutto-a-posto/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/logo_campagna_acqua-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Chiedete e vi sarà dato” avrebbe detto Gesù secondo il Vangelo di Matteo (7, 7-8). Non è proprio una garanzia per chiunque, ma pare funzioni per lo Stato del Vaticano visto che alla stregua delle imposte (da versare), delle sanzioni (da pagare) e dell’otto per mille (da ricevere), anche l’acqua verrebbe debitamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12522" title="logo_campagna_acqua" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/logo_campagna_acqua.jpg" alt="logo_campagna_acqua" width="400" height="280" /><br />
<em>“Chiedete e vi sarà dato”</em> avrebbe detto Gesù secondo il Vangelo di Matteo (7, 7-8). Non è proprio una garanzia per chiunque, ma pare funzioni per lo Stato del Vaticano visto che alla stregua delle imposte (da versare), delle sanzioni (da pagare) e dell’otto per mille (da ricevere), anche l’acqua verrebbe debitamente e servizievolmente <strong>agevolata</strong> dallo Stato italiano.</p>
<p>Nel 1999, infatti, sarebbero stati versati a favore di Città del Vaticano circa <strong>ventidue milioni</strong> di euro di arretrato all’Acea, società che si occupa, tra gli altri, della gestione di servizi idrici (acquedotto, fognatura e depurazione) a cui si sarebbero aggiunti circa <strong>diciassette milioni</strong> di euro per il periodo che va dal 1998 al 2003, ovvero circa 3,4 milioni all’anno, solo per la fornitura dell’acqua.</p>
<p>Inoltre per le acque di scarico, Città del Vaticano non pagherebbe le bollette all’Acea perché pare non riconosca la tassazione imposta da enti appartenenti a Stati terzi. Seppur sia un’informazione poco chiara, sarebbe la motivazione addotta dalla Santa Sede; curioso che riesca a credere in una vita ultraterrena, ma non al più modesto pagamento oltreconfine.</p>
<p>Come se non bastasse, dal 2004 la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico annualmente dei servizi concessi, per una spesa che ha disatteso, obbligando lo Stato italiano a stanziare, con la finanziaria 2005, un conto di<strong> venticinque milioni </strong>di euro subito e di <strong>quattro milioni</strong> annui dal 2005, per dotare il Vaticano anche di un sistema di acque proprie. E’ evidente che Gesù intendesse una cosa un po’ diversa con “rimetti a noi i nostri debiti”</p>
<p>E poiché è immorale, quindi peccaminoso, non dare “all’imperatore quello che appartiene all’imperatore…”,  e la Chiesa non può, per definizione, compiere peccati così grossolani, tanto meno perseverare nell’errore, sorge il dubbio che il rifiuto del pagamento sia dovuto alla presunzione di un&#8217;acqua difettosa o di bassa qualità, non potendoci camminare sopra.</p>
<p>Alcuni razionalisti, invece, credono (sic) nella buonafede della Chiesa, sostenendo che il Vaticano non paghi l&#8217;acqua solo perché <em>“viene separata prima del contatore”</em>, il che potrebbe essere un buon suggerimento da estendere <em>urbi et orbi</em>. In genere, però, bisogna ammettere di trovarsi di fronte ad una ingenuità diffusa visto che è risaputo che “il crimine non paga”.</p>
<p>Fa specie, però, che malgrado il vantaggio dell’acqua <em>gratis</em>, tendenzialmente i panni rimangano sporchi, senza prendere in considerazione tutto il sommerso di cui sono piene le cronache (laiche).</p>
<p>Ma sotto una così partecipata benevolenza italiana c’è soprattutto un accordo che vede Stato e Chiesa in conveniente comunione, e difficile liberazione reciproca, che risale al 1929 con la firma dei <strong>Patti Lateranensi</strong> tra Benito Mussolini, allora capo del governo, ed il cardinale Pietro Gasparri, e che impegnerà l’Italia a coprire i consumi di acqua dello Stato del Vaticano, pari a circa cinque milioni di metri cubi l’anno, anche se, nella pratica, si adopererà solo per la fornitura effettiva, temporeggiando fino al 1999 sull’evasione pecuniaria dovuta all’ente preposto.</p>
<p>Certo è che il Figlio dell’Uomo non avrebbe mai immaginato per la Chiesa il passaggio da un modello cristiano ad uno paga(no), in cui si sfruttano allo stesso tempo, e così spudoratamente, l’acqua dello Stato e la luce del Signore.</p>
<p>Un dubbio però è lecito: di fronte al passo di Matteo <em>“avevo sete e mi avete dato da bere”</em> a chi spetterebbe il Regno dei cieli? A chi dà fisicamente da bere o a chi finanzia quel bicchiere d’acqua? Perché oltre alla beffa di sovvenzionare una tale risorsa, qui e subito, ad uno Stato terzo già così ben piazzato, sarebbe antipatico farsi soffiare, là e un giorno, pure l’ambita postazione.</p>
<p>In ogni caso, acclarato che il Vaticano non paga l&#8217;acqua, almeno il limoncello è offerto dalla casa?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Maurizio Fiumara</em></span></strong></p>
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		<title>Il XX settembre torni ad essere festa nazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 08:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/09/il-xx-settembre-torni-ad-essere-festa-nazionale/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/Porta-Pia4-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>L&#8217;anno prossimo saranno festeggiati in pompa magna (Lega permettendo) i 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia, ma il XX settembre di quest&#8217;anno saranno 140 anni dal compimento effettivo e definitivo di quella unità, con la liberazione di Roma dal giogo del potere temporale dei papi e il trasferimento della Capitale da Firenze (realizzato l&#8217;anno successivo). Salvo gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12334" title="Porta Pia4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/09/Porta-Pia4-300x225.jpg" alt="Porta Pia4" width="300" height="225" />L&#8217;anno prossimo saranno festeggiati in pompa magna (Lega permettendo) i 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia, ma il <strong>XX settembre</strong> di quest&#8217;anno saranno 140 anni dal compimento effettivo e definitivo di quella unità, con la liberazione di Roma dal giogo del potere temporale dei papi e il trasferimento della Capitale da Firenze (realizzato l&#8217;anno successivo). Salvo gli &#8216;aggiustamenti&#8217; che furono conseguenza dell&#8217;ultimo dopoguerra, la fisionomia del Paese da quel momento non cambierà più.</p>
<p>Il XX settembre è il nostro <em>independence day</em>, il primo (l&#8217;altro è il 25 aprile, data pure quella invisa alla maggioranza di destra), la liberazione dalla teocrazia vaticana. E&#8217; dunque una data importante, ma non è più festa nazionale, abolita come tale dal fascismo nel momento in cui ha siglato con lo Stato Vaticano i famigerati <strong>Patti Lateranensi</strong>.</p>
<p>In una loro proposta &#8211; scrive<em> La Repubblica</em> del 7 settembre scorso &#8211; due consiglieri di minoranza in Campidoglio (Athos De Luca del PD e Gianluca Quadrana della Lista Civica) hanno chiesto che torni ad esserlo, perché <em>&#8220;Molti anni sono trascorsi dal quel 20 settembre 1870 in cui Roma divenne capitale dell&#8217; Italia unita, i tempi sono maturi per cancellare l&#8217; ostracismo imposto dal fascismo a questo importante anniversario della storia italiana che dobbiamo per far conoscere alle nuove generazioni&#8221;.</em></p>
<p>Ne è passata di acqua sotto i ponti, e il destino ha voluto che ad avere oggi il potere di decidere sulla proposta sia una classe dirigente che ha molto a che fare proprio col regime che siglando il Concordato con la Chiesa di Roma ha di fatto tradito lo <strong>spirito unitario</strong> compiutosi il XX settembre 1870 e ha restituito alla Chiesa stessa, come avremmo avuto modo di vedere nei decenni successivi fino ad oggi, il potere temporale che aveva perso quel giorno, seppure ora esercitato in maniera &#8216;moderna&#8217;, ovvero più o meno nascosta e fraudolenta, che non necessita di doversi esporre il prima persona nell&#8217;agone politico.</p>
<p>Dal <em>non expedit</em> di allora alle continue ingerenze nella vita politica (e sociale) italiana odierna, ovvero di quella che per il Vaticano dovrebbe essere una democrazia indipendente e uno Stato estero, si sta compiendo di fatto una restaurazione nell&#8217;equilibrio dei poteri tra i due Stati, una controriforma pienamente appoggiata dalla parte destra del Parlamento italiano, che d&#8217;altra parte aveva già cercato di <strong>riabilitare </strong>i repubblichini fascisti e si rifiuta da sempre &#8211; soprattutto nella persona del Presidente del Consiglio, sua massima autorità &#8211; di celebrare degnamente pure il 25 aprile; e che infatti si è distinta il XX settembre del 2008 ricordando dal palco nei pressi di Porta Pia i <strong>19 zuavi pontifici</strong> caduti in quel giorno di 140 anni fa, mentre cercavano di difendere ciò che restava di una dittatura feroce.</p>
<p>Dunque, ci sono poche speranze che la proposta di ripristino della festività (che invece dovrebbe essere sostenuta con forza e convinzione da tutti i laici italiani) venga accolta: sappiamo infatti che stavolta &#8211; scrive sempre La Repubblica in un altro pezzo del 27 luglio &#8211; l&#8217;agenda delle celebrazioni viene decisa dal sindaco di Roma, l&#8217;ex/post/neo fascista<strong> Gianni Alemanno</strong>, insieme coi vertici del Vaticano (nella persona del <strong>cardinal Bertone</strong>) e nientemeno che dal Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>, ovvero della massima autorità dello Stato, che proprio questo Stato e la sua identità dovrebbe difendere, piuttosto che tradire e svendere in nome di un presunto rispetto delle posizioni della Chiesa.</p>
<p>Ci sono quindi ottime possibilità di dover assistere, tra pochi giorni, al pietoso spettacolo di una nuova celebrazione revisionista della nostra storia, un nuovo colpo di spugna sulla lavagna della nostra coscienza collettiva, un nuovo tassello della strategia di cancellazione della memoria storica di questo Paese, in ossequio all&#8217;idea che un popolo ignorante si può controllare meglio.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.laicitta.blogspot.com/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Alessandro Baoli</em></span></strong></a></p>
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		<title>Otto per mille, la posta in gioco</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 20:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/otto-per-mille-la-posta-in-gioco/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/soldi-euro1-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’otto per mille dell’Irpef: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5060" title="soldi-euro1" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/soldi-euro1.jpg" alt="soldi-euro1" width="210" height="314" />Ci avviciniamo alla scadenza per la dichiarazione annuale dei redditi e si ripropone quindi, per ogni contribuente, la scelta sulla destinazione dell’<strong><a href="http://occhiopermille.it/come.html">otto per mille dell’Irpef</a></strong>: a favore dello Stato, della Chiesa cattolica o delle altre confessioni religiose (Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane, Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia)?</p>
<p>Intanto, è bene subito sfatare un luogo comune: il contribuente, con la sua firma, non  sceglie a chi destinare una porzione del suo Irpef, ma vota per la ripartizione del gettito derivante dall’otto per mille dell’Irpef di tutti i cittadini. In parole povere, la scelta di un contribuente con un reddito annuo di 20 mila euro pesa come quella di uno che ha un reddito dieci o 100 volte maggiore. Valgono, insomma, <strong>le persone,</strong> non i loro <strong>redditi</strong>.</p>
<p>Il meccanismo di distribuzione dell’otto per mille però contiene un’altra insidia, anch’essa mai pubblicizzata dai media e dallo stesso Stato, che riguarda il modo in cui vengono considerate le <strong>scelte non espresse</strong> dai contribuenti. Attestandosi sul 60% circa del totale, le ‘non scelte’ possono condizionare fortemente la distribuzione del gettito e, in effetti, è quello che succede.</p>
<p>La ripartizione delle scelte non espresse è <strong>proporzionale alle preferenze espresse</strong>. Per spiegare meglio il meccanismo, prendiamo come esempio i dati della dichiarazione dei redditi  2001 (gli ultimi noti). Il <strong>60,4 %</strong> dei contribuenti non ha espresso alcuna preferenza, il <strong>34,56%</strong> ha firmato per la Chiesa cattolica, il <strong>4,07%</strong> per lo Stato, lo <strong>0,5%</strong> per i Valdesi e il rimanente <strong>0,46</strong>% per le altre confessioni.</p>
<p>A fronte di queste scelte, la distribuzione del gettito è stata la seguente: <strong>87,25%</strong> alla Chiesa Cattolica,  <strong>10,28% </strong>allo Stato, <strong>1,27%</strong> ai Valdesi e il restante  <strong>1,2%</strong> alle altre confessioni.</p>
<p>In sostanza,<strong> </strong>chi non firma per destinare quota parte dell’Irpef si affida alle <strong>scelte degli altri</strong>, generando l’assurdo che la Chiesa cattolica, indicata da circa il 35% dei contribuenti, riceva più dell’80% dell’intera cifra, il cui valore annuo è stimabile intorno al <strong>miliardo di euro</strong>. Un cifra che potrebbe essere utilizzata per l’istruzione, per finanziare la ricerca, o come sussidio al lavoro.</p>
<p>E’ interessante, a questo punto, capire il perché lo Stato ha istituito il meccanismo dell’otto per mille.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5061" title="vignetta orto per mille" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/vignetta-orto-per-mille.jpg" alt="vignetta orto per mille" width="311" height="385" />Dalla entrata in vigore dei <strong>Patti lateranensi</strong> (1929) e fino alla revisione del Concordato ad opera del Governo Craxi (1984), i preti della Chiesa cattolica ricevevano dallo Stato italiano la cosiddetta ‘<strong>congrua</strong>’, uno stipendio mensile come risarcimento per i beni confiscati alla Chiesa con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870 che segnò la fine del potere temporale dei papi. Con la revisione del Concordato, la congrua fu convertita in quota parte del gettito fiscale annuo, l’otto per mille dell’Irpef per l’appunto, ed elargita dallo Stato alla Cei, alle varie confessioni religiose che ne facessero richiesta o allo Stato stesso per scopi sociali o assistenziali.</p>
<p>Ogni tre anni una commissione potrebbe rivedere la percentuale di gettito Irpef da destinare, ma finora non è mai stato fatto, nonostante la crescita del reddito degli italiani abbia sempre più ingrossato il paniere (dai 398 milioni di euro del 1990 siamo passati al miliardo di euro del 2008). Inoltre, le lungaggini parlamentari per l’approvazione di nuovi beneficiari fanno sì che la Chiesa cattolica possa continuare ad usufruire in modo significativo della quota delle scelte non espresse che, come dicevamo, sono la maggioranza.</p>
<p>Ma il contribuente, prima di firmare, dovrebbe anche sapere come viene impiegato questo denaro.</p>
<p><strong><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/ottopermille_2010/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">Lo Stato</span></a></strong>.   Dichiara di destinare la sua quota di otto per mille a settori di intervento quali la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati, la conservazione dei beni culturali. In realtà non è sempre così, sia perché attinge dall’otto per mille per voci di bilancio ordinarie, sia perché parte della quota per la conservazione dei beni culturali viene comunque devoluta alla Chiesa per il restauro di luoghi di culto. Emblematico è ciò che è successo <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/11/8-per-mille-alla-chiesa-anche-la-quota-dello-stato/" target="_blank">lo scorso anno</a>. Dei quasi 44 milioni di euro di gettito spettanti allo Stato, i <strong>10 milioni</strong> destinati ai Beni culturali sono stati devoluti al restauro di immobili ecclesiastici e analoga fine hanno fatto gran parte dei <strong>14 milioni</strong> destinati agli “interventi per il sisma in Abruzzo”. Tutte ristrutturazioni che avrebbero dovuto essere finanziate dal fondo “edilizia di culto” compreso  nella quota di 8 per mille destinata alla Chiesa.<br />
Insomma, scegliere lo Stato significa spesso scegliere la Chiesa cattolica, anche se la maggior parte dei contribuenti ne è all’oscuro.</p>
<p><strong><a href="http://www.8xmille.it/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">La Chiesa cattolica</span></a></strong>.  Beneficiaria di oltre l&#8217;80% del gettito, è l’unica ad avere i mezzi per una campagna pubblicitaria battente che punta l’attenzione &#8211; prima della scadenza delle dichiarazioni &#8211; sulla solidarietà e gli aiuti al Terzo mondo. In realtà, la Chiesa spende circa il <strong>20% </strong>della cifra in beneficenza, circa il <strong>35%</strong> per gli stipendi del clero e il rimanente <strong>45%</strong> è destinato alla voce non meglio definita ‘esigenze di culto’. Chi crede quindi di fare una scelta di solidarietà casca, anche qui, male.</p>
<p><strong><a href="http://www.ottopermillevaldese.org/opm/index.php" target="_blank"><span style="color: #0000ff;">L&#8217;Unione delle Chiese metodiste e valdesi</span></a></strong>.  I Valdesi destinano tutto l’ammontare della loro quota a progetti di natura sociale e assistenziale e forniscono un <a href="http://www.ottopermillevaldese.org/documenti/progetti_2007.pdf" target="_blank">resoconto dettagliato</a> dell’impiego dei fondi. Merita menzione la campagna ‘<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/02/8-per-mille-alla-chiesa-valdese-qualcosa-di-laico/" target="_blank"><strong>Facciamo qualcosa di laico</strong></a>’ effettuata con i proventi dell’otto per mille del 2008 e dedicata allo sradicamento della discriminazione basata sulla diversità (di razza, di genere). La rimanente cifra è stata impiegata per finanziare oltre 200 progetti, in Italia e all’estero. Due di questi, in particolare, sono per la <strong>ricerca sulle cellule staminali</strong>.<br />
Il Sinodo ha stabilito che i fondi ricevuti non siano utilizzati per fini di culto ma unicamente per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale. Ha deliberato inoltre che una quota corrispondente al <strong>30% </strong>dell&#8217;importo totale dei fondi ricevuti dal sistema dell’otto per mille sia devoluta a sostegno di progetti nei Paesi in via di sviluppo “<em>da realizzarsi in collaborazione con organismi internazionali sia religiosi che laici</em>”.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Le altre confessioni</span></strong>. L’<a href="http://moked.it/dossier/otto-per-mille/" target="_blank">Unione delle comunità ebraiche italiane</a> utilizza i fondi per formazione culturale, tutela delle minoranze e attività sociali; l’<a href="http://ottopermilleavventisti.it/" target="_blank">Unione Chiese cristiane avventiste del settimo giorno</a> per interventi sociali, umanitari e culturali sia in Italia che all&#8217;estero; la <a href="http://www.chiesaluterana.it/it/index.php?mod=pagina&amp;id=95&amp;m=7" target="_blank">Chiesa Evangelica Luterana in Italia</a> alle spese di evangelizzazione, agli stipendi dei ministri di culto, ad opere sociali, alle missioni, a iniziative culturali e spese di amministrazione; le <a href="http://www.assembleedidio.org/nw0002.php" target="_blank">Assemblee di Dio in Italia</a> utilizzano l&#8217;otto per mille esclusivamente per progetti culturali e di solidarietà, in Italia e all&#8217;estero.</p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Cosa può fare il cittadino</span></strong>. Innanzitutto una scelta oculata e informata, cercando così di ridurre al minimo l&#8217;ammontare delle scelte non espresse che condizionano tutto il meccanismo. Ognuno dei destinatari dell’otto per mille pubblica su internet le sue ‘intenzioni’, anche se molto spesso poco chiare e, soprattutto, non documentate. <strong>In secondo luogo</strong>, pretendere che vengano pubblicati in dettaglio i resoconti di impiego della cifra spettante. <strong>In terzo luogo</strong>, cercare di partecipare attivamente alle numerose inziative che – ad oggi senza alcun seguito – hanno cercato negli anni di abbattere un meccanismo discriminatorio che vede come beneficiario principale un solo soggetto, o almeno di far pressione per inserire nell’elenco delle destinazioni possibili voci di spesa fondamentali che lo Stato assottiglia sempre più. Una fra tutte, <strong>la ricerca scientifica</strong>, vessata da anni di tagli e riduzioni. Come se la salute e il progresso scientifico meritassero molta meno attenzione economica di quella elargita a piene mani dallo Stato ai luoghi di culto, per altro di una sola religione.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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		<title>I due Concordati, interpretazioni a confronto</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 13:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/03/i-due-concordati-interpretazioni-a-confronto/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/concordato-300x161.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>L’11 febbraio 1929 il Cardinale Pietro Gasparri ed il Capo del governo Benito Mussolini, rispettivamente in rappresentanza della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, firmavano i Patti Lateranensi, che comprendevano, tra l’altro, il Concordato. Questa convenzione era destinata a regolare i rapporti fra Stato e Chiesa fino al 18 febbraio 1984, allorché il Cardinale Agostino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3483" title="concordato" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/concordato-300x161.jpg" alt="concordato" width="300" height="161" />L’11 febbraio 1929 il Cardinale Pietro Gasparri ed il Capo del governo Benito Mussolini, rispettivamente in rappresentanza della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, firmavano i Patti Lateranensi, che comprendevano, tra l’altro, il Concordato. Questa convenzione era destinata a regolare i rapporti fra Stato e Chiesa fino al 18 febbraio 1984, allorché il Cardinale Agostino Casaroli per la Chiesa e il Presidente del consiglio Bettino Craxi  per lo Stato non siglarono gli accordi di revisione.</p>
<p>Il Concordato è sopravvissuto alla caduta del Fascismo, dato che la Costituente, dopo molte discussioni, decise di inserire nella carta costituzionale l’articolo 7, comma 2, in base al quale i rapporti Stato/Chiesa “<em>sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale</em>“.</p>
<p>Molto si è discusso, è a tutti noto, circa il valore da attribuire a questa norma: intendeva costituzionalizzare il Concordato del ’29? O il principio concordatario? O cos’altro?</p>
<p>In questa sede intendiamo proporre un’altra questione, legata alla prima ma di maggiore attualità, ovverosia il valore da attribuire all’altro Concordato, quello del 1984.</p>
<p>Una prima lettura, sostenuta in dottrina, ritiene che le due questioni non siano distinte, perché l’articolo 7 offrirebbe la medesima “copertura” ad entrambi i Concordati.</p>
<p>Un’altra lettura, invece, sottolinea il carattere “transitorio” dell’art.7, che sarebbe stato pensato per garantire la pace religiosa alla neonata Repubblica italiana, anche a costo di salvare le norme del Concordato, recepite dalla legge di ratifica n.810 del 1929, pur chiaramente contrarie al nuovo assetto costituzionale. Si sarebbe trattato, tuttavia, di un salvacondotto temporaneo, in attesa di modificare i Patti con una nuova legge, sulla base di un nuovo accordo.</p>
<p>In sostanza, per tranquillizzare la Chiesa, il Costituente avrebbe accettato di attribuire ai Patti la forza di resistere alle censure di legittimità costituzionale, ma solo in via eccezionale, in vista di una loro prossima riscrittura concordata.</p>
<p>Se così è, il “salvacondotto” offerto dall’articolo 7 non si estenderebbe al secondo Concordato, la cui legge di esecuzione potrebbe essere oggetto di dirette censure di legittimità costituzionale.</p>
<p>Questa tesi, riproposta di recente dal prof. Ainis (<em><a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/02/michele-ainis-chiesa-padrona-un-falso-giuridico-dai-patti-lateranensi-ad-oggi/" target="_blank">Chiesa padrona. Un falso giuridico</a></em>, Garzanti 2009) era già stata avanzata da altri studiosi, come il prof. Finocchiaro, che riteneva che l’articolo 7 offrisse protezione da modifiche unilaterali o da censure di legittimità costituzionale solo ai Patti Lateranensi, ma non si estendesse alle modificazioni che, nel rispetto del medesimo articolo, fossero successivamente intervenute.</p>
<p>Lo studioso, tuttavia, riteneva che gli Accordi di revisione, o meglio, il nuovo Concordato del 1984 fosse “coperto” dall’articolo 10, la norma che garantisce il rispetto dei trattati internazionali, anche in deroga a norme della Costituzione.</p>
<p>L’equiparazione del Concordato a un trattato internazionale è il grimaldello giuridico attraverso il quale la Corte costituzionale, con la sentenza n.16 del 1978, ha ritenuto inammissibile il referendum per l’abrogazione del Concordato, chiesto dai Radicali.</p>
<p>Non solo. Applicando tale principio qualunque modifica dell’articolo 7 c.2 é del tutto ininfluente, ché la norma sarebbe un mero fossile storico, senza alcuna capacità prescrittiva effettiva. Il Concordato trarrebbe la propria capacità di porsi come fonte eccezionale, in grado di garantire la persistenza di uno ius singulare di assoluto privilegio per la Chiesa cattolica, dall’articolo 10.</p>
<p>Non intendiamo prendere posizione in merito all’aspetto più squisitamente giuridico della questione.</p>
<p>Ci limitiamo solo a considerare quali effetti dovrebbero esser tratti dall’assimilazione del Concordato a un trattato internazionale. Per giurisprudenza costituzionale costante questi debbono pur sempre rispettare i principi supremi dell’ordinamento costituzionale: il principio di eguaglianza fra le religioni non è forse tra questi?</p>
<p>Se così è, anche l’articolo 10 non potrebbe offrire valido usbergo a norme che garantiscono alla Chiesa cattolica privilegi rispetto alle altre confessioni religiose.</p>
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		<title>Michele Ainis : &#8220;Chiesa padrona. Un falso giuridico dai Patti Lateranensi ad oggi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/02/michele-ainis-chiesa-padrona-un-falso-giuridico-dai-patti-lateranensi-ad-oggi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/chiesa-padrona-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>«Il Vaticano, nei confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta a palma larga per chiedere quattrini, l&#8217;altra mano svolazzante per suonar ceffoni in faccia alla politica. Questo doppio registro si consuma all’ombra del diritto, trova nella legge il proprio schermo protettivo. Anzi: l’alibi perfetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2867" title="chiesa padrona" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/chiesa-padrona.jpg" alt="chiesa padrona" width="186" height="294" />«<em>Il Vaticano, nei confronti della Repubblica italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta a palma larga per chiedere quattrini, l&#8217;altra mano svolazzante per suonar ceffoni in faccia alla politica. Questo doppio registro si consuma all’ombra del diritto, trova nella legge il proprio schermo protettivo. Anzi: l’alibi perfetto è la legge più alta, quella scolpita sulle tavole della Costituzione</em>».</p>
<p>Questo l’incipit con cui Michele Ainis, docente di diritto pubblico presso l’università di Roma Tre, ha scelto di dare avvio al proprio saggio. Lungi dall’essere una provocazione, l’affermazione è immediatamente confortata da dati reali, che colpiscono il lettore là dove egli è sovente più sensibile: dritto al portafoglio. Le prime pagine sono infatti dedicate a produrre un sintetico elenco delle molte leggi che, dal 2000 ad oggi, sono state promulgate dalle regioni o dai vari governi nazionali per devolvere denaro a parrocchie, oratori, scuole private e fondazioni religiose. Tutte rigorosamente cattoliche. Dall’esenzione totale dell’Ici, alle bollette dell’Acea che lo Stato italiano paga al Vaticano dal 1929; dal subdolo marchingegno della distribuzione dell’8 per mille, alle sovvenzioni accreditate ad emittenti radiofoniche private quali Radio Maria, un fiume di soldi viene continuamente drenato dalle casse dello Stato per dirigersi verso quelle del Vaticano.</p>
<p>Illustrati i costi che i contribuenti italiani sopportano per finanziare lo Stato Vaticano e le sue attività – che lo studioso non esita a definire come più ingenti di quelli sborsati per il mantenimento della «casta» politica –, l’autore passa poi in rassegna le più eclatanti manifestazioni di ingerenza da parte delle gerarchie ecclesiastiche in materia di politica interna, portando così a compimento la dimostrazione del suo assunto d’esordio: la Chiesa avanza, nei confronti della Repubblica italiana, notevoli pretese economiche ed esercita, sulle istituzioni della stessa, una forte pressione politica.</p>
<p>Le cause di questa situazione sono da ricercarsi all’interno della stessa Costituzione e, in particolar modo, nelle norme che regolano i rapporti tra Stato, confessioni religiose e Chiesa cattolica. In base all’analisi condotta dal professor Ainis, tali norme sono inficiate da una contraddizione intrinseca e da un’interpretazione di comodo. L’articolo 7, ad esempio, che riguarda esclusivamente la Chiesa cattolica e si richiama ai Patti Lateranensi, si va a configurare come una norma eccezionale e temporanea. In primo luogo, in quanto esso smentisce, o limita, ciò che invece l’articolo 8 afferma: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge»; in secondo luogo, in quanto «infligge una deroga ai principi costituzionali in materia religiosa, sicché la regola va cercata altrove». Proprio il richiamo ai Patti Lateranensi, inoltre, rende tale articolo decaduto, o meglio, dovrebbero renderlo tale, dal momento che i Patti Lateranensi sono stati rinnovati con il Concordato del 1984 e l’articolo non può, pertanto, «coprire nuovi Patti su nuove materie».</p>
<p>Con un ragionamento piano e un linguaggio accessibile, l’autore illustra da un punto di vista giuridico il problema e la sua soluzione, rintracciabili entrambi all’interno della Carta costituzionale.<br />
Chiesa padrona, alla sua seconda edizione, si rivela un agile e utile strumento per quanti vogliano ancorare i propri giudizi in materia di diritto e libertà religiosa a concreti fatti giuridici, piuttosto che a semplici opinioni.</p>
<p><em><strong>Chiesa padrona. Un falso giuridico</strong><br />
Michele Ainis, docente di diritto pubblico presso l’Università di Roma Tre.<br />
Garzanti, 2009. Euro 13</em></p>
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		<title>L&#8217;ora di religione, utilità e proposte alternative</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 23:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti&Rovesci]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/lora-di-religione-utilita-e-proposte-alternative/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/religione_scuola-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Qualche giorno fa uscendo dalla Biblioteca mi sono ritrovata in ascensore con una madre che, con un certo imbarazzo, spiegava alla figlia undicenne che aveva finalmente raggiunto un accordo con il dirigente scolastico: la piccola aveva adesso il diritto di restare a scuola con altri ragazzini durante l’ora di religione. Con tono rassicurante la “laica” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-585" title="religione_scuola" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/religione_scuola.jpg" alt="religione_scuola" width="284" height="219" />Qualche giorno fa uscendo dalla Biblioteca mi sono ritrovata in ascensore con una madre che, con un certo imbarazzo, spiegava alla figlia undicenne che aveva finalmente raggiunto un accordo con il dirigente scolastico: la piccola aveva adesso il diritto di restare a scuola con altri ragazzini durante l’<strong>ora di religione</strong>. Con tono rassicurante la “laica” mamma spiegava alla ragazzina che li avrebbero riuniti tutti in un’aula e ci sarebbe stato senz’altro qualcuno a vigilare. La figlia ascoltava paziente, vittima di una burocrazia che non riusciva a comprendere, sebbene sembrasse consapevole di cosa andava accadendo tra la mamma, la scuola e l’ora di religione.</p>
<p>Non ho resistito: «<em>Signora! ho commentato &#8211; ma sa che a questi ragazzini spetta per legge la possibilità di una attività alternativa?</em>». Ho letto sul suo volto rassegnazione, in realtà &#8211; mi ha poi spiegato &#8211; era riuscita ad ottenere che non le mettessero fuori scuola la figlia durante l’ora di religione, costringendola, com’è accaduto ad una mia collega, a recarsi a scuola nel cuore della mattinata per “sorvegliarla”. E, facendo spallucce, ha sussurrato: «<em>Sa, siamo a Napoli!</em>».</p>
<p>Esempi di ordinaria vessazione, dove l’esercizio di un diritto si traduce in un iter infinito di incontri e richieste e, alla fine, cedimenti. Qualsiasi pur lieve tentennamento delle istituzioni si riflette così, nella nostra città, in un circolo vizioso che conduce per lo più ad un unico risultato, questo sì, molto ecumenico: la scelta dell’ora di religione per quieto vivere.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Lasciando ora da parte il piano del vissuto, che comunque non credo sia secondario in questo dibattito, penso che la questione ci ponga dinanzi a due interrogativi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In primo luogo: crediamo davvero necessario, nella formazione dei giovani, l’insegnamento della religione nelle scuole?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">E poi, solo se dovessimo riconoscere a questa domanda una risposta affermativa, potremmo quindi passare alla seconda questione e cioè se sia corretto pensare che l’insegnamento debba essere prerogativa di una specifica confessione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Credo che la nostra scuola, che per tradizione più di qualsiasi altro paese, ha fatto delle materie umanistiche il centro dell’iter formativo, non lasci certo scoperto il versante della cura dell’interiorità. La filosofia nei licei, ma anche l’ampio spazio lasciato alle materie letterarie negli istituti tecnici, segna senz’altro una dimensione educativa orientata alla formazione dell’<em>uomo</em> nella sua completezza.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Volendo perciò guardare oltre i compromessi storici, e quell’accordo fascista, che dopo la legge delle guarentigie, nel 1929, con i <strong>Patti lateranensi</strong>, rese obbligatorio l’insegnamento dell’ora di religione nelle nostre scuole, dovremmo cercare di analizzare il senso dell’insegnamento di religione. E allora ci troveremmo dinanzi a un bivio: o l’insegnamento della religione nelle scuole ha uno scopo preciso, e cioè quello di convertire e consolidare il cattolicesimo in Italia, oppure, e sarebbe questo il caso dell’introduzione dello studio delle diverse religioni, tale insegnamento sarebbe destinato a promuovere la spiritualità e i valori della solidarietà.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In quest’ultimo caso credo che la diffusione delle discipline filosofiche in tutte le scuole potrebbe tranquillamente assolvere alla stessa funzione. <em>Tertium non datur</em>.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="color: #000066;"><strong><em>Link correlati:</em></strong> </span><br />
<a href="http://www.cronachelaiche.it/?p=314" target="_blank">L&#8217;idea balorda dell&#8217;insegnamento dell&#8217;Islam nella scuola</a><br />
<a href="../?p=226" target="_blank">Le preoccupazioni di Mariastella</a><br />
<a href="../?p=111" target="_blank">La Gelmini si appella all&#8217;Islam</a><br />
<a href="../?p=57" target="_blank">La Gelmini non lo sa, ma l&#8217;ora di religione non serve</a><br />
<a href="../?p=53" target="_blank">E sull&#8217;ora di religione infuria la polemica politico-cattolica</a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">
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