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	<title>Cronache Laiche &#187; pari opportunità</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>L&#8217;omofobia è una cosa seria</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 06:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/05/lomofobia-e-una-cosa-seria/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/omofobia1-400x377-300x282.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il 17 maggio è la Giornata Internazionale contro l'omofobia, istituita dal Parlamento Europeo nel giorno in cui - nel 1990 - l'omosessualità venne eliminata dalla lista delle malattie mentali dall'Organizzazione mondiale della sanità, per ricordare le vittime dell'odio contro gli omosessuali e transessuali nella storia e soprattutto nel secolo scorso. Durante il nazifascismo in Europa  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/omofobia1-400x377.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21657" title="omofobia1-400x377" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/omofobia1-400x377-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a>Lima, Perù: lo scorso febbraio un gruppo di attivisti cattolici ha tenuto una marcia di protesta e successivo rosario riparatore per rispondere alla manifestazione del &#8220;bacio gay&#8221; organizzata nei paraggi dai gruppi di omosessuali che protestavano contro l&#8217;omofobia.</em></p>
<p>Il 17 maggio è la <strong>Giornata Internazionale contro l&#8217;omofobia</strong>, istituita dal Parlamento Europeo nel giorno in cui &#8211; nel 1990 &#8211; l&#8217;omosessualità venne eliminata dalla lista delle malattie mentali dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità, per ricordare le vittime dell&#8217;odio contro gli omosessuali e transessuali nella storia e soprattutto nel secolo scorso. Durante il nazifascismo in Europa occidentale e lo stalinismo in quella orientale centinaia di migliaia di persone glbt sono state imprigionate, deportate, torturate e uccise, una sorta di <strong>genocidio</strong> del quale non si è mai parlato abbastanza. Sempre da Strasburgo, arriva nel 2007 la <strong><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2007-0167+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank">Risoluzione</a></strong> di condanna dell&#8217;omofobia.</p>
<p>Nel nostro continente (unico tra i cinque) l&#8217;omosessualità non è ufficialmente reato in alcuno Stato, ma nei fatti le persone glbt solo in pochi di questi paesi godono di effettiva parità di diritti e assenza di pregiudizio: citiamo ad esempio i Paesi Bassi e gli stati scandinavi, ma anche la parte mitteleuropea del continente (Francia e Germania); negli altri si va da una generica assenza di diritti riconosciuti dallo Stato, fino a un clima di ostilità aperta che non di rado sfocia in atti di violenza vera e propria. Si registrano anche casi di ostacolo alla concessione dell&#8217;asilo politico, con almeno due casi recenti in Svizzera e Gran Bretagna in cui è stata concessa &#8211; o bloccata in extremis &#8211; l&#8217;estradizione in Iran di persone omosessuali, tecnicamente rifugiati politici.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/gay-iranian-execution-mashad-july-2005.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-21649" style="margin-left: 10px;" title="gay-iranian-execution-mashad-july-2005" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/gay-iranian-execution-mashad-july-2005-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Nel resto del mondo la situazione è ancora più drammatica, sebbene in tempi recenti in alcuni paesi, nonostante l&#8217;opposizione delle chiese locali, siano stati fatti significativi passi avanti. L&#8217;omosessualità è <strong>reato</strong>, punibile <strong>anche con la morte</strong>, in quasi tutti i paesi africani, mediorientali e asiatici, e in alcuni stati dell&#8217;Oceania e del sud America. Particolarmente grave è la situazione in paesi come l&#8217;Uganda, dove vige un clima di autentica caccia alle streghe, e in Iran e Iraq (dove ci avevano detto che avrebbero esportato la democrazia) con le lapidazioni, in Sudafrica &#8211; che pure ha una legislazione più avanzata della nostra &#8211; con gli &#8220;<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/02/stupri-correttivi-in-sudafrica-la-chiesa-tace/" target="_blank">stupri correttivi</a>&#8221; delle lesbiche; linciaggi pubblici, liste di proscrizione, &#8220;cure&#8221; obbligatorie, esecuzioni capitali, insomma tutto l&#8217;armamentario delle persecuzioni di stampo medievale.</p>
<p><em>A Verona il 5 maggio viene organizzata una rappresentazione teatrale con &#8220;Romeo e Giulietta invertiti&#8221; per celebrare questa giornata. Christus Rex e L&#8217;Associazione Famiglia &amp; Civiltà hanno indetto per lo stesso giorno un rosario di riparazione che sarà recitato con megafono. Saranno distribuite fiaccole e cartelli ai partecipanti. Invitano tutti ad aderire, e a diffondere ai propri contatti per riparare a una grave offesa a Dio ed agli uomini.<br />
</em><br />
In Italia, paese che oscilla continuamente tra clericalismo becero e avanspettacolo (basta leggere certe dichiarazioni di politici e prelati), ci si va sempre più allineando ai paesi europei più arretrati come la Serbia, la Polonia o l&#8217;Ungheria, invece di avvicinarci ai paesi civili del nord e centro Europa. Non esiste alcun osservatorio sull&#8217;omofobia, così è l&#8217;Arcigay a stilare un proprio <strong><a href="http://www.arcigay.it/wp-content/uploads/report-omofobia-arcigay-20101.pdf" target="_blank">rapporto annuale</a> </strong>basato sui lanci di stampa e sui casi seguiti dai propri legali, precisando che con ogni probabilità i casi noti sono solo una piccola parte di quanto accade. Nessun governo ha mai legiferato nemmeno per tentare di proteggere le persone glbt dalla violenza verbale e fisica, come si fa con altre minoranze; in questa legislatura in particolare abbiamo un ministro delle Pari opportunità che ha esordito con uno spettacolare contributo al linciaggio mediatico delle persone glbt, tacciandole di essere &#8220;<em>costituzionalmente sterili</em>&#8220;, in una interpretazione della Costituzione assolutamente originale. Mara Carfagna è stata successivamente &#8220;folgorata sulla via di Damasco&#8221; arrivando persino a chiedere scusa alle persone glbt, tuttavia a oggi il suo ministero non ha prodotto alcun risultato a loro favore, salvo qualche campagna di sensibilizzazione, di per sé fondamentalmente inutile.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/bandiere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21650" title="bandiere" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/bandiere-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>In tutti i casi il ruolo della religione &#8211; soprattutto cattolica e islamica &#8211; è fondamentale, è il <strong>motore principale dell&#8217;omofobia</strong>. Il Vaticano, in particolare, si è sempre opposto con tutte le sue forze ad ogni tentativo quantomeno di tutelare le persone glbt dalla violenza, ha rifiutato di sottoscrivere la dichiarazione presentata il 13 dicembre 2008 all&#8217;ONU che richiedeva la depenalizzazione universale dell&#8217;omosessualità, interessato più che altro alla sua &#8216;libertà di espressione&#8217; (che non di rado si configura come un&#8217;istigazione all&#8217;odio), e a una paradossale &#8216;non discriminazione&#8217; degli stati teocratici dove le persone glbt vengono messe a morte. Lo stesso papa non ha mai nascosto che su certi temi sarebbe disposto a una <strong>alleanza con l&#8217;Islam</strong>.</p>
<p><em>Negli Stati Uniti la Westboro Baptist Church ha annunciato un picchetto di protesta ai funerali di Elizabeth Taylor, colpevole di aver sostenuto in vita la causa delle persone glbt, e di aver creato così dei &#8220;fieri finocchi&#8221; che dio, notoriamente, odia e che finiranno all&#8217;inferno, insieme all&#8217;attrice.</em></p>
<p>In molti casi, piccole chiese come questa dimostrano totale disprezzo del senso del ridicolo, ma l&#8217;omofobia è una cosa maledettamente seria, e risulta spiacevole che &#8211; nel caso dell&#8217;Europa &#8211; l&#8217;adesione alla Comunità di fatto non comporti vincoli precisi sui temi etici: infatti, la sopracitata Risoluzione di condanna dell&#8217;omofobia parla esplicitamente di <em>«discorsi di incitamento all&#8217;odio nei confronti della comunità glbt in numerosi paesi europei», </em>da parte di <em>«dirigenti <strong>politici e religiosi</strong>», «e che quindi essi hanno l&#8217;importante responsabilità di contribuire in modo positivo a un clima di tolleranza e parità». Se fosse vincolante, </em>Buttiglione, Giovanardi o certi politici slovacchi o polacchi non avrebbero potuto esternare le loro dichiarazioni surreali impunemente, come fuochi d&#8217;artificio a capodanno. La Risoluzione ribadisce inoltre <em>«il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell&#8217;Unione europea senza discriminazioni».</em></p>
<p>Tuttavia, che l&#8217;Europa si doti di una legislazione unica contro le discriminazioni basate sull&#8217;orientamento sessuale resta solo un auspicio; quei paesi &#8211; tra i quali il nostro - nei quali il pregiudizio è diffuso e radicato si oppongono regolarmente anche a semplici dichiarazioni di principio, con la consueta tattica &#8211; mutuata dalla Chiesa cattolica &#8211; del terrorismo psicologico (diritti ai gay = rovina della società), un giochetto che si continua a fare sulla pelle di persone in carne e ossa.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.laicitta.blogspot.com/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Alessandro Baoli</em></span></strong></a></p>
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		<title>Auguri mamme italiane, ma sbrigatevela da voi!</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 19:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/05/auguri-mamme-italiane-ma-sbrigatevela-da-voi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Come ogni anno da 12 anni, alla vigilia della festa della mamma, Save the Children ha pubblicato il rapporto sulle condizioni della maternità e dei bambini del mondo, il Mothers’ Index 2011, e veniamo così a sapere che il paese del Family Day è scivolato dal 17° posto al 21°.

Lo studio analizza un totale di 164 paesi e prende in considerazione sia i fattori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21304" title="pregnant" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>Come ogni anno da 12 anni, alla vigilia della festa della mamma, <em>Save the Children</em> ha pubblicato il rapporto sulle condizioni della maternità e dei bambini del mondo, il <a href="http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img144_b.pdf"><em>Mothers’ Index 2011</em></a>, e veniamo così a sapere che il paese del <strong>Family Day</strong> è scivolato dal 17° posto al 21°.</p>
<p>Lo studio analizza un totale di 164 paesi e prende in considerazione sia i fattori che determinano lo <strong>stato di salute generale della donna</strong> (assistenza sanitaria, tutela della maternità, educazione scolastica, opportunità economiche, partecipazione politica), sia i fattori specifici relativi alla <strong>salute dell’infanzia</strong> (mortalità, accesso alle cure, all’istruzione e, persino, all’acqua potabile, un lusso in molti luoghi del mondo).</p>
<p>I paesi analizzati sono raccolti in tre sezioni: <strong>paesi sviluppati</strong> (per un totale di 43), <strong>paesi in via di sviluppo </strong>(79) e <strong>paesi sottosviluppati </strong>(42). Coraggio, quindi, comunque siamo ancora nel primo gruppo, alla cui testa c’è l’immancabile paese scandinavo – questa volta la <strong>Norvegia</strong>. Seconde, a pari merito, <strong>Australia e Islanda</strong>, seguite da <strong>Svezia</strong>, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Nuova Zelanda</strong>, <strong>Finlandia</strong>, <strong>Belgio</strong>, <strong>Olanda</strong> e <strong>Francia</strong>. Queste le <em>top ten</em>. Per arrivare a leggere il nome Italia, bisogna scorrere praticamente l’intera Europa, ossia Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, Svizzera, Irlanda, Slovenia, Estonia, Grecia e, fuori dal coro, Canada. Eccoci, finalmente: <strong>Italia</strong>.  Seguono Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca, Lettonia, etc. Nota dolente: ultimo dell’ultimo gruppo è l’Afghanistan – evidentemente non ancora beneficato dall’esportazione in corso della democrazia.</p>
<p>Rimanendo sui dati italiani, notiamo che alcuni di essi dovrebbero apparire sconcertanti ma, a giudicare dall’infimo risalto che i media<a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/mamma-lavoro-figli2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-21307" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="mamma lavoro figli" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/mamma-lavoro-figli2.jpg" alt="" width="221" height="240" /></a> gli hanno dato, così evidentemente non è. <strong>Raffaela Milano</strong>, responsabile dei programmi Italia-Europa di <em>Save the Children</em>, spiega infatti che:«<em>L’Italia quest’anno non è nel gruppo di testa e neanche più nella seconda fila</em> (N.d.R. prima e seconda decina)<em>, perché dal 17esimo posto è scesa al 21esimo. La discesa di qualche posizione non è confortante perché riguarda soprattutto i parametri relativi alla <strong>condizione della donna</strong> e al suo <strong>ruolo e riconoscimento sociale</strong>. Risulta per esempio in flessione la percentuale delle<strong> donne sedute in parlamento (20%) </strong>a fronte di percentuali più alte in paesi come lo stesso <strong>Afganistan (28%)</strong>, Burundi (36%), Mozambico (39%). Stabili appaiono altri indicatori, come quello s<strong>ull’utilizzo della contraccezione</strong>, che coinvolge il 41% delle donne italiane.<strong> </strong>Una percentuale<strong> inferiore </strong>a quella di paesi come<strong> Botswana </strong>(42%)<strong> Zimbabwe</strong> (58%), o ancora<strong> Egitto (58%) </strong>e<strong> Tunisia (52%)</strong>, e molto distante<strong> </strong>dall’<strong>82% della Norvegia</strong></em>».</p>
<p>Possibile che il paese dove tutti, da nord a sud, esclamano da mane a sera «mammamia!» (l&#8217;espressione italiana forse più nota al mondo), il paese dei “mammoni” e quello che ha dato origine alla canzone dedicata alla mamma più nota in assoluto (<em>Mamma son tanto felice</em>), sia lo stesso paese che poi tanto trascura le mamme? In realtà, ciò che emerge cristallino dai dati di Save the Children, era emerso altrettanto cristallino da quelli del rapporto sul <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/10/impari-opportunita-e-miopia-italiana/">World Gender Gap </a>(disparità di genere nel mondo) del World Economical Forum, in cui l&#8217;Italia si piazzava al 74° posto: in Italia ad essere trascurata <strong>è la donna in quanto tale</strong> e, solo di conseguenza, le madri, perché sono le donne a diventare madri.</p>
<p>Questo è un paese ancora profondamente maschio-centrico, e l’allegra difesa della famiglia, combattuta a colpi di <strong>Family Day in funzione omofobica</strong>, è una palese presa per i fondelli ai danni di tutti i genitori, madri, padri (e figli) compresi.  Lo stato sociale diretto alle famiglie non ha mai brillato in Italia, ma questo governo è arrivato a identificare dichiaratamente la <strong>difesa della famiglia</strong> con la <strong>difesa della sacralità del matrimonio e della vita dell’embrione</strong>, anziché con una offerta di servizi, agevolazioni concrete, sostegno allo studio, accesso al lavoro e alla vita politica delle donne, etc. Qualche esempio? Lo <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/la-legge-194-e-in-pericolo-mobilitiamoci/"><strong>smantellamento dei consultori</strong> </a>proposto alla regione Lazio dall’ultracattolica Olimpia Tarzia o la proposta, depositata solo una settimana fa in Parlamento dalla senatrice PdL Ada Spadoni Urbani per <strong>estendere l’obiezione di coscienza ai farmacisti</strong>, in modo che questi ultimi – che di fatto già obiettano seguendo l’invito a violare la legge espressamente rivolto loro dal pontefice –  non rischino più di beccarsi neanche una denuncia per interruzione di pubblico servizio.</p>
<p>In un paese dove l’utilizzo dell’anticoncezionale si attesta al 41%, questo è certamente un provvedimento utile. <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/educazione-sessuale-nelle-scuole-perche-si/">Educazione sessuale a scuola</a>? Non scherziamo, non sia mai che i ragazzi, specie al sud, dove è maggiore la concentrazione di ragazzine-madri adolescenti (il 71% del totale), sappiano che è possibile continuare a fare quello che fanno <strong>in maniera protetta</strong>, senza rovinare la propria vita e quella del nascituro. Piuttosto, è certamente più educativo un presidente del Consiglio che &#8220;brevetta&#8221; sull&#8217;intero web la barzelletta della &#8220;mela al sapore di fica&#8221; (video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nPedkwV3OtQ">qui</a>).</p>
<p>Tant’è, siamo un paese profondamente ipocrita e intriso del più bieco filo-clericalismo, e i dati del <em>Mothers’ Index 2011</em> non sorprendono nessuno, come non sorpresero quelli del World Economical Forum. Ormai ci appare scontato che in ogni classifica che conteggi il benessere, l’equità e l’avanzamento sociali in Europa noi dobbiamo essere ultimi o giù di lì. Sarà che così vuole il cielo (sopra al Vaticano).</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Alessandra Maiorino</em></span></strong></p>
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		<title>Spauracchio GLBT</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 07:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/04/spauracchio-glbt/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/torino-212x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>I manifesti che annunciano la rassegna “Da Sodoma ad Hollywood”, prestigiosa rassegna cinematografica che si svolgerà dal 28 aprile al 4 maggio a Torino, sono pronti ma quest’anno senza il logo della Regione Piemonte. Il cattolicissimo governatore della Lega Roberto Cota non ci pensa proprio a sponsorizzare una così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/torino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-20210" title="torino" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/04/torino-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>I manifesti che annunciano la rassegna<strong> </strong>“Da Sodoma ad Hollywood”, prestigiosa rassegna cinematografica che si svolgerà dal 28 aprile al 4 maggio a Torino, sono pronti ma quest’anno senza il logo della Regione Piemonte. Il cattolicissimo governatore della Lega Roberto Cota non ci pensa proprio a sponsorizzare una così <strong>lurida manifestazione</strong>. Di più, l’assessore alla Cultura regionale è Michele Coppola, candidato sindaco di Torino. E siccome uno più uno sembra faccia due, gioco facile ha avuto la deputata del Pd Anna Paola Concia a prevedere per Torino – nel caso disgraziato vincesse Coppola, cosa pure probabile visto che la sua controparte è l’opaco Piero Fassino, un <strong>futuro oscurantista</strong> per quella città.</p>
<p>Il diniego alla sponsorizzazione non dovrebbe aver colto di sorpresa i piemontesi, giacché il presidente Cota durante la campagna elettorale aveva chiarito che la regione mai avrebbe accettato registri, riconoscimenti, graduatorie per eventuali <strong>coppie “contronatura”</strong>. Un po’ a sorpresa, come ha sottolineato il direttore della rassegna Giovanni Minerba, è arrivato il gradito appoggio del ministro Mara Carfagna che ha concesso il patrocinio del ministero delle Pari Opportunità. Il festival “Da Sodoma a Hollywood” è inserito nel bouquet delle manifestazioni dei 150 anni dell’Unità, e l’assenza della Regione Piemonte appare anche per questo ancor più grave.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm"><strong><span style="color: #006699;"><em>Tiziana Ficacci</em></span></strong></a></p>
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		<title>“L’Italia è maschilista”: buongiorno ministra Carfagna!</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 11:48:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/mara.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15928" title="mara" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/mara-254x300.jpg" alt="" width="254" height="300" /></a>La ministra Carfagna si è accorta che <strong>l’Italia è un paese maschilista</strong>. Le malignità – rigorosamente a sfondo sessuale &#8211; circolate a proposito della sua amicizia con Italo Bocchino le hanno fatto capire che in Italia una donna “<em>di gradevole aspetto</em>”, come lei stessa si definisce, non può avere un rapporto di amicizia con un esponente politico senza scatenare facili illazioni. In effetti, complice anche il non felice cognome del capogruppo di Fli alla Camera, ammiccamenti a presunte <em>fellatio</em> della ministra sono diventate nelle scorse settimane un passaggio obbligato per le chiacchiere da bar (e non solo) sul suo annuncio, poi ritirato, di dimissioni in seguito alla polemica sui rifiuti in Campania.</p>
<p>Preso in sé, il fenomeno &#8211; ha ragione la Carfagna &#8211; non può che indignare le orecchie di qualsiasi donna. Uno <strong>sciatto e volgare maschilismo</strong> che vede il successo femminile subordinato a un obbligatorio passaggio sotto (o sopra) qualche scrivania del potere, tipicamente maschile.</p>
<p>Ma poi la memoria non può non andare alla ‘professione’ pre-politica della ministra che l’ha portata a sedere in Consiglio dei ministri, alle liste pidielline brulicanti di soubrette e show girl, compagne delle allegre serate del nostro premier generosamente ricompensate della loro benevolenza, ragazze che dall’oggi al domani hanno lasciato nell’armadio, come la Carfagna, pecorecci abiti ‘da lavoro’ per sostituirli con accollatissimi tailleur, inequivocabili espressioni erotiche con sobri visetti acqua e sapone. La Carfagna si lamenta di un sessismo che lei stessa, con le sue generose apparizioni, ha contribuito a creare. Un’immagine che ora danneggia non solo la sua credibilità, ma quella di <strong>tutte le donne</strong> che lei, con il ministero che le è stato assegnato, dovrebbe difendere.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/mara-carfagna.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15929" style="margin-left: 10px;" title="mara-carfagna" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/12/mara-carfagna-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a>Non si può non dare atto alla ministra dei suoi cambiamenti, dimenticare la pubblica ammenda sulle sue retrive concezioni sugli omosessuali né la legge sullo stalking da lei fortemente voluta. Ma ciò che oggi le sfugge – in perfetta sintonia con gli insegnamenti del premier &#8211; è che <strong>ogni azione ha le sue conseguenze</strong>: l’immagine pubblica di una persona non può prescindere dalla sua storia. Passare dall’umiliante e grottesca mostra mediatica del proprio corpo per beare gli occhi del maschio italiano al denunciare il sessismo – in politica, sui media &#8211; che l’era berlusconiana continua a propinarci grazie al contributo di donne come lei che mercificano la propria immagine, non può essere percepita come una naturale evoluzione.</p>
<p>Cara ministra, che l’italiano medio abbia la memoria corta è acclarato, ma non basta un semplice cambio di abito per fargli riporre nel cassetto i suoi sogni erotici da dominatore di una femmina oggetto quale lei si è mostrata per anni. L’Italia maschilista che lei oggi denuncia è la stessa alla quale lei ha venduto per anni il suo corpo e la sua dignità. Come mai allora andava bene e oggi non più?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></p>
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		<title>Il paradosso di san Paolo</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 05:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/11/il-paradosso-di-san-paolo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/11/conversione-san-paolo-300x296.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Paolo (o Saulo) di Tarso, che da alcuni studiosi è considerato il vero fondatore del cristianesimo, era un cittadino romano ebreo vissuto nel I secolo d.C. Inizialmente feroce persecutore della neonata Chiesa, ne divenne un prolifico predicatore in seguito al celebre episodio della conversione miracolosa grazie alla caduta da cavallo sulla via di Damasco. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15531" title="conversione san paolo" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/11/conversione-san-paolo-300x296.jpg" alt="conversione san paolo" width="300" height="296" />Paolo (o Saulo) di Tarso, che da alcuni studiosi è considerato il vero fondatore del cristianesimo, era un cittadino romano ebreo vissuto nel I secolo d.C.</p>
<p>Inizialmente feroce persecutore della neonata Chiesa, ne divenne un prolifico predicatore in seguito al celebre episodio della conversione miracolosa grazie alla caduta da cavallo sulla via di Damasco. Da quel momento diede inizio a una colossale opera di diffusione dei Vangeli presso i &#8220;gentili&#8221; in Grecia e Asia Minore, anche attraverso una fitta corrispondenza.</p>
<p>La teologia di San Paolo ha profondamente influenzato l&#8217;evoluzione del pensiero cristiano e alcuni riconducono a lui (e ad Agostino) anche il <strong>fallocentrismo</strong> della Chiesa moderna. Nella prima lettera a Timoteo, per citare un esempio, Paolo scrive: <em>&#8220;La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all&#8217;uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia&#8221;</em>.</p>
<p>Oltre che nelle <strong>pari opportunità</strong>, il buon Paolo non eccelleva nemmeno in quella che Dante descrive nel Canto XVII dell&#8217;Inferno come una diabolica disciplina, la <strong>logica </strong>( <em>&#8220;Forse tu non pensavi ch&#8217;io loico fossi!&#8221; </em>fa dire a un diavolo che, vincitore di una disputa verbale con San Francesco, si porta Guido da Montefeltro agli inferi).</p>
<p>Nella &#8220;<em>Lettera a Tito</em>&#8221; (1, 10-16), il santo scrive: <em>&#8220;Molti sono i ribelli, i ciarloni, i seduttori, specialmente tra i circoncisi, ai quali bisogna tappare la bocca, perché son tali che rovinano intere famiglie, insegnando ciò che non si deve, a vile scopo di lucro. Uno di essi, loro profeta, ebbe a dire: “Cretesi, eterni bugiardi, cattive bestie, ghiottoni infingardi”.<br />
</em></p>
<p>L&#8217;identità del citato profeta è quella di <strong>Epimenide da Creta</strong>, vissuto nel IV sec. a.C., del quale si ricorda l&#8217;affermazione <em>&#8220;Tutti i Cretesi sono bugiardi&#8221;</em>, che, nonostante venga ricondotta al <strong>Paradosso del mentitore</strong>, in realtà non costituisce una proposizione paradossale, anche se ha certamente il merito di essere stata lo spunto per alcuni pensatori successivi che ne hanno preso in prestito la struttura e “chiuso” l&#8217;aspetto ciclico che porta all&#8217;indecidibilità.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-15528" style="margin-left: 10px;" title="mani" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/11/mani-300x208.jpg" alt="mani" width="300" height="208" />Non immaginando che sarebbe stato strumentalizzato secoli dopo da Paolo, Epimenide, dichiarando da cretese che tutti i cretesi mentono, aveva probabilmente cercato come esercizio dialettico di creare un interessante <strong>corto-circuito logico</strong>, che viene però &#8220;sabotato&#8221; dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiusura_universale">chiusura universale</a> con cui quantifica sulla totalità dei suoi compatrioti.</p>
<p>Epimenide è cretese e tutti i cretesi sono bugiardi, <em>ergo</em> Epimenide è bugiardo. Se Epimenide è bugiardo, significa che le sue affermazioni sono <strong>false</strong>. Ciò indica che la frase <em>&#8220;tutti i cretesi sono bugiardi&#8221;</em> è falsa e per renderla vera occorre negarla, ottenendo: <em>&#8220;NON tutti i cretesi sono bugiardi&#8221;</em>. Applicando infine una semplice identità tipica della logica del primo ordine, si ottiene la proposizione equivalente <em>&#8220;ESISTE (almeno) un cretese NON bugiardo&#8221;</em>, senza incorrere in alcuna situazione paradossale.</p>
<p>Le raffinazioni successive che hanno mantenuto la stessa struttura hanno abbandonato l&#8217;uso di quantificatori per introdurre invece l&#8217;aspetto dell&#8217;<strong>autoriferimento</strong>. In particolare si deve a <strong>Eubulide</strong> l&#8217;affermazione <em>&#8220;Io sto mentendo&#8221;</em>, che intesa nel senso di <em>&#8220;questa affermazione è falsa&#8221;</em> dà luogo a un virgolettato indecidibile.</p>
<p>In realtà anche l&#8217;aspetto di autoriferimento può essere eliminato, mantenendo però la <strong>ciclicità</strong> nei riferimenti tra le proposizioni che devono generare la situazione paradossale:</p>
<p>- la frase seguente è falsa<br />
- la frase precedente è vera</p>
<p>Vista l&#8217;importanza che ha poi avuto la predicazione di Paolo per gli sviluppi di quella che adesso è la Chiesa di Roma,  possiamo solo cercare di immaginare cosa sarebbe stato oggi il Cristianesimo se solo, scrivendo quella lettera a Tito, nonostante il sacro furore, il Santo si fosse soffermato per un momento a riflettere sulle possibili sottili connotazioni derivanti da una singola affermazione di un cretese riguardo i suoi stessi compatrioti, quei <em>“ghiottoni infingardi”</em>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Daniele Raimondi</em></span></strong></p>
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		<title>(Im)pari opportunità e miopia italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 19:57:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/10/impari-opportunita-e-miopia-italiana/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/10/ggr10_cover-213x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Lo scalpore mediatico suscitato in questi giorni dalla pubblicazione del Rapporto sul Global Gender Gap (disparità di genere nel mondo) da parte del World Economical Forum (WEF) ha un che di prosaico, forse addirittura di offensivo. Secondo l’organizzazione, il nostro Paese si piazza in 74ma posizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-13823" title="ggr10_cover" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/10/ggr10_cover-213x300.jpg" alt="ggr10_cover" width="213" height="300" />Lo scalpore mediatico suscitato in questi giorni dalla pubblicazione del Rapporto sul Global Gender Gap (disparità di genere nel mondo) da parte del World Economical Forum (WEF) ha un che di prosaico, forse addirittura di offensivo. Secondo l’organizzazione, il nostro Paese si piazza in 74ma posizione, tra la Repubblica Dominicana e quella del Gambia. Peggio di noi, fra i paesi dell’Unione, fa solo Malta (83ma). Ebbene? Forse che qualcuno pensava invece che l’Italia fosse “un paese per donne”?</p>
<p>Senza essere economisti, la consacrazione di Mara Carfagna a ministro delle Pari opportunità costituiva già un indicatore piuttosto eloquente della drammatica situazione in cui versano le donne nel nostro Belpaese. Ora in più abbiamo un numero, il 74, e il fastidioso sospetto che, oltre all’Islanda, capolista, e ai soliti paesi scandinavi, vi siano almeno una settantina di altri posti al mondo dove le donne se la passano meglio, inclusi il Kazakistan (41°), il Malawi (68°) e il Vietnam (72°), solo per citare qualche esempio.</p>
<p>Per quanto i criteri utilizzati per la ricerca (partecipazione e opportunità economica, accesso all’istruzione, salute e aspettativa media di vita, partecipazione politica delle donne) siano certamente rigorosi e studiati per essere il più affidabili possibile, i profani rimarranno comunque perplessi all&#8217;idea che in un paese quale l’Uganda (33ma posizione) la condizione femminile possa essere migliore che da noi. Probabilmente il malessere diffuso è un fattore livellante tanto quanto il benessere. Accantoniamo dunque i numeri e i loro misteri e passiamo, invece, a quella che è la vera notizia contenuta nel rapporto del WEF, e che dovrebbe far riflettere gli italiani, al di là del posizionamento in classifica.<br />
Essa è contenuta nella prefazione al rapporto, ove si legge: «<em>Ci troviamo a vivere un punto di svolta epocale nella storia dell’umanità: mai prima d’ora la questione della parità di genere è stata così centrale sulla scena globale. Numerose multinazionali hanno messo in campo elementi centrali della propria forza produttiva per <strong>sostenere e favorire le donne </strong>nelle comunità in cui sono attive. L’Onu ha creato nuovi enti appositi per <strong>promuovere l’uguaglianza di genere </strong>e il cosiddetto </em>women empowerment<em>. Nei paesi in via di sviluppo si sta consolidando una forte spinta ad <strong>investire nell’istruzione delle bambine</strong>. Il mercato mondiale si è accorto delle crescenti <strong>opportunità di vendita </strong>che le consumatrici donne rappresentano. Mentre le donne costituiscono ormai la metà del numero totale dei laureati in gran parte dei paesi sviluppati, si fa strada la consapevolezza che è necessario che questi nuovi talenti abbiano la possibilità di <strong>arrivare ai posti di comando</strong>. Molti paesi hanno infatti introdotto legislazioni per favorire l’accesso delle donne nell’economia e nella politica. Il WEF è stato da sempre in prima linea nel guidare tale cambio di mentalità, sottolineando innanzitutto il fatto che <strong>la disparità di genere ha un impatto negativo sulla competitività </strong>e coinvolgendo le comunità economiche in tal senso</em>».</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-13826" style="margin-left: 10px;" title="parità uomo donna" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/10/parità-uomo-donna1.jpg" alt="parità uomo donna" width="246" height="205" />In sostanza, l’eliminazione del Gap Gender non si configura, come vorrebbe una certa nostrana retorica di propaganda, tra le opere pie che le anime belle devono aspirare a compiere; molto più pragmaticamente, converrebbe invece all’economia dell’intero paese che le forze intellettuali, lavorative e di capacità di consumo espresse dalle donne fossero valorizzate e sviluppate il più possibile. Non si tratta di filantropia, ma di mera opportunità di crescita, innanzitutto economica, dato che – è triste ammetterlo &#8211; è la monetizzazione il motore che più fortemente spinge l’umanità ad agire in un senso piuttosto che in un altro.</p>
<p>L’Italia, invece, dalla 55ma posizione assegnatale nel 2005, scende alla 74ma. Anziché progredire, andiamo indietro. I nostri politici e tutti i poteri forti che, a vario titolo, ostacolano una reale parificazione tra i generi, ci stanno derubando di una comune ricchezza. In pratica, saltelliamo su una gamba sola, pur avendo due forti gambe su cui potremmo correre.</p>
<p>Socrate ha impiegato una vita nel tentativo di far comprendere ai propri concittadini che il bene non solo è <em>bello</em>, ma è anche <em>conveniente</em>. I risultati raggiunti dal filosofo ateniese li testimonia la storia, più che la filosofia successiva: l’assemblea lo condannò a morte. Ma si sa, neanche Socrate, con il concetto di <em>bene</em>, intendeva una poltrona inalienabile.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Alessandra Maiorino</em></span></strong></p>
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		<title>Nu jeans e na maglietta&#8230;bagnata</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 06:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/07/nu-jeans-e-na-maglietta-bagnata/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/wett-shirt-300x197.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Per quanti di noi credevano che si trattasse di una leggenda metropolitana messa in piedi per alimentare un certo campanilismo che non ci vuole secondi a nessuno, tanto meno ai nostri goliardici cugini americani, questa potrebbe essere una vera rivelazione: il concorso Miss Maglietta Bagnata esiste sul serio. Anzi ne esistono centinaia sparsi dalle Dolomiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10003" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/07/wett-shirt-300x197.jpg" alt="wett-shirt" width="300" height="197" />Per quanti di noi credevano che si trattasse di una leggenda metropolitana messa in piedi per alimentare un certo campanilismo che non ci vuole secondi a nessuno, tanto meno ai nostri goliardici cugini americani, questa potrebbe essere una vera rivelazione: il concorso <strong>Miss Maglietta Bagnata</strong> esiste sul serio. Anzi ne esistono centinaia sparsi dalle Dolomiti a Ustica, ma sono tutte pallide imitazioni dell’unico e solo format originale con marchio registrato dal 1992.</p>
<p>Sul <a href="http://www.missmagliettabagnata.it/Sito/Tour2010.html">sito internet</a> si scopre che questo concorso, basato su una formula itinerante che si muove per le selezioni in tutta la Penisola, è arrivato alla <strong>diciannovesima </strong>edizione.</p>
<p>Accanto alle informazioni sull’ascesa nelle televisioni locali della vincitrice dell’anno scorso e alle inevitabili fotografie, si avverte che questo non è un semplice sfoggio di belle forme ma una gara di abilità in cui il talento delle partecipanti dovrà cimentarsi fra delle vere e proprie prove artistiche come l’hula hoop – che i curatori del sito si ostinano a chiamare<strong> ula hop</strong>- il <strong>limbo </strong>e il <strong>cantadoccia</strong> che non hanno una descrizione precisa ma che i telespettatori della domenica di Canale Cinque possono ben immaginare.</p>
<p>Se fino all’altro ieri questo tipo di spettacolo poteva essere patrimonio <strong>folkloristico </strong>di qualche allegro villaggio turistico, oggi è ben altro. Si tratta di una realtà sommersa che caratterizza quell’Italietta che fa il verso ai campus d’Oltreoceano e che trova giustificazione e credito grazie a un atteggiamento <strong>sdoganato </strong>dall&#8217;intrattenimento televisivo. L’orrendo immaginario dell’eterno trenino-in-mezzo-alla-pista-da-ballo che non è più proprio di un momento <strong>imbarazzante </strong>di una festa di matricole, ma una <strong>alternativa moderna</strong> allo stantio ruolo di certi concorsi di bellezza che continuano a sembrare tappe indispensabili per ogni bella figliola che voglia conquistarsi un posto al sole, un trono accanto a Maria De Filippi o la prossima nomina a ministro per le Pari Opportunità.</p>
<p style="text-align: right"><em><a href="http://niky-rocks.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #006699"><strong>Nicoletta Rocca</strong></span></a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Omofobia: come trasformare una tendenza naturale in una devianza</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 13:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/06/omofobia-come-trasformare-una-tendenza-naturale-in-una-devianza/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/homophobie2007_300px-205x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Partiamo dal presupposto che un Ministero non è un circolo di supporto psicologico secondo cui ammettere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione. Un Ministero, e principalmente quello delle Pari Opportunità deve renderli nulli i problemi non confermarne l’esistenza. Principalmente, e questo è lo scopo di tale istituzione, quando si parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7481" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/homophobie2007_300px-205x300.jpg" alt="homophobie2007_300px" width="205" height="300" />Partiamo dal presupposto che un Ministero non è un circolo di supporto psicologico secondo cui ammettere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione. Un Ministero, e principalmente quello delle <strong>Pari Opportunità</strong> deve renderli nulli i problemi non confermarne l’esistenza. Principalmente, e questo è lo scopo di tale istituzione, quando si parla di <strong>discriminazione sessuale</strong>.</p>
<p>Per fare questo è dato per scontato che la <strong>comunicazione</strong> sia di aiuto fondamentale. È evidente che l’Italia è parecchio indietro quando si parla di sessualità: le <strong>donne sul lavoro </strong>non sono valorizzate e a parità di meriti si preferisce assumere un uomo, e l’<strong>omosessualità</strong> è ancora vista come una devianza.</p>
<p>Quando, dunque, è uscita fuori la campagna contro l’<strong>omofobia</strong> non si è guardato tanto per il sottile e si è apprezzato comunque il tentativo di porre la questione in risalto come succede in tutti i paesi civilizzati. Questa che vedete qui di fianco è una campagna di informazione <strong>francese</strong>: semplice, diretta e che non gira intorno al problema e non ha la pretesa di addolcire una pillola indigesta. “<em>L’orientamento sessuale non è una scelta</em>” dichiara il manifesto. Qui da noi si è scelto, invece, di mostrare un <strong>video</strong> in cui, in una situazione al limite (quella del medico che ti salva la vita) si potrebbe anche soprassedere sulla vita privata dell’individuo. E come dargli torto? Ma la cosa più grave avviene nella chiosa finale dello spot.</p>
<p>Dopo averci convinto che le differenze non esistono, candidamente si afferma: “<em><strong>Non essere tu il diverso</strong></em>”. Nella sintesi si è come disgregata la tesi e l’antitesi, rivelando un atteggiamento <strong>intollerante</strong> che non solo è <strong>fascista</strong> ma non supera nemmeno il “problema”. Chissà, forse se si fosse evitato di strizzare l’occhietto proprio a quelli che si voleva convincere sarebbe stato persino un passo avanti verso la <strong>civilizzazione</strong> di questo paese.</p>
<p style="text-align: right"><em><a href="http://niky-rocks.blogspot.com/" target="_blank"><span style="color: #006699"><strong>Niky Rocks</strong></span></a></em></p>
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		<title>1° maggio: un anniversario per le pari opportunità</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 16:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilaria garosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/05/1%c2%b0-maggio-un-anniversario-per-le-pari-opportunita/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/05/200px-Voto_donne-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Da tempo siamo abituati a considerare il primo maggio semplicemente come la più grande festa laica che affonda le sue radici nell&#8217;art. 1 della Costituzione: &#8220;L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro&#8220;. Il diritto al lavoro in particolare, in quanto diritto individuale a garanzia di una vita dignitosa, è un tema che da sempre infervora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5691" title="200px-Voto_donne" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/05/200px-Voto_donne.jpg" alt="200px-Voto_donne" width="155" height="231" />Da tempo siamo abituati a considerare il primo maggio semplicemente come la più grande festa laica che affonda le sue radici nell&#8217;art. 1 della Costituzione: &#8220;<em>L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro</em>&#8220;. Il <strong>diritto al lavoro</strong> in particolare, in quanto diritto individuale a garanzia di una vita dignitosa, è un tema che da sempre infervora la società civile ed il mondo politico.</p>
<p>Tuttavia, pur sempre di politica parlando, il primo maggio può anche essere ricordato come il giorno della nascita di <span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Salvatore Morelli,</strong> &#8220;<em>il patriota pugliese&#8221;</em> considerato un antesignano della affermazione e valorizzazione del ruolo culturale, pedagogico e politico della <strong>donna</strong>.</span></span></p>
<p>Il primato pertanto riconosciuto al presidente Vendola per la formazione di un esecutivo regionale per meta&#8217; costituito da donne, resta nel solco tracciato proprio da Morelli.<br />
Avvocato, per oltre 10 anni incarcerato da antiborbonco, consigliere comunale a Napoli, (per un voto non passo&#8217; la proposta di destinare meta&#8217;  Bilancio  per l&#8217;educazione ed il sostegno ai giovani), divenne  parlamentare dal 1867 al 1880.Fu il primo in Europa a presentare disegni di legge per il <strong>voto alle donne</strong>, il <strong>divorzio</strong>, la <strong>parità dei sessi</strong> e dei figli naturali con i legittimi, l&#8217;accertabilita&#8217; della paternita&#8217;, la difesa delle prostitute, la <strong>cremazione</strong>, la riduzione delle &#8220;Guarentigie&#8221;, la scuola laica.Resta al riguardo sempre attuale uno dei suoi testi, &#8220;<em>La donna e la scienza</em>&#8220;, edizioni Pensa.<br />
<strong>Stuart Mill,</strong> in contatto con Morelli, si ispiro&#8217; al suo schema di legge per la legge sul suffragio femminile che presento&#8217; a Londra.</p>
<p>Di Morelli la legge che riconobbe alle donne la facolta&#8217; di essere testimoni nelle cause, mentre fu solo approvata &#8220;<em>la presa in considerazione</em>&#8221; del progetto di divorzio, proprio l&#8217;8 marzo 1880.</p>
<p>Di integerrima moralita&#8217; (al tempo i parlamentari non percepivano alcuna retribuzione), fu persona di eccezionale generosita&#8217;. Da carcerato, nelle galere borboniche, rifiuto&#8217; sempre la domanda di grazia, che pero&#8217; gli sarebbe spettata per aver salvato  dall&#8217;annegamento due bambini, ma che preferi&#8217; passare ad altro condannato, anziano e con famiglia.</p>
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		<title>Quer pasticciaccio brutto dell’Equality Bill</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 21:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/02/quer-pasticciaccio-brutto-dell%e2%80%99equality-bill-ovvero-perche-gli-inglesi-contestano-la-visita-di-ratzinger/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/equality-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Non sarà sfuggito, a quanti amano dare un’occhiata alla sezione esteri dei quotidiani, che in Gran Bretagna serpeggia un certo disappunto per l’annunciata visita, in settembre, del Santo Padre. Dato il noto pragmatismo anglosassone, sarà stato facile credere che il motivo di ciò risieda nella prevista spesa di 20 milioni di sterline da sostenere per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2936" title="equality" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/equality.jpg" alt="equality" width="322" height="160" />Non sarà sfuggito, a quanti amano dare un’occhiata alla sezione esteri dei quotidiani, che in Gran Bretagna serpeggia un certo disappunto per l’annunciata visita, in settembre, del Santo Padre. Dato il noto pragmatismo anglosassone, sarà stato facile credere che il motivo di ciò risieda nella prevista spesa di <strong>20 milioni di sterline</strong> da sostenere per la sua accoglienza. E in effetti, 20 milioni di sterline, specie in piena crisi economica, sono un’ottima ragione per non volere l’esoso ospite.</p>
<p>Tuttavia, dietro la contrarietà di molti britannici, si celano ragioni ben più profonde. E sono almeno due.</p>
<p>Proprio in questi giorni, è in discussione nella Camera dei Lords un provvedimento chiamato <a href="http://www.publications.parliament.uk/pa/cm200809/cmbills/085/09085_iw/09085_iw_en_1.htm">Equality Bill</a>, firmato dalla laburista Harriet Harman e già passato alla Camera dei Comuni, che estende e rafforza le garanzie di pari opportunità ed uguale trattamento per tutti i cittadini britannici. Il fatto singolare è che l’Equality Bill non si limita a deprecare genericamente la discriminazione, ma individua delle categorie di persone con caratteristiche ben specifiche e indica, altrettanto specificamente, quali sono i comportamenti ritenuti discriminatori e, quindi, da evitare, nei loro confronti. Le caratteristiche protette, nell’ordine, sono: <strong>l’età, la disabilità, il cambio di sesso </strong>(avvenuto, parziale o programmato)<strong>, le coppie di fatto, la gravidanza e la maternità, la razza, il credo religioso o filosofico, il sesso, l’orientamento sessuale</strong>.</p>
<p>Da notare che tale provvedimento è solo un ulteriore passo nel cammino verso una più concreta uguaglianza intrapreso dal Governo laburista nel 2007, quando, con l’Equality Act on Sexual Orientation, furono estesi il matrimonio – civile e anglicano – e la possibilità di adottare bambini anche alle coppie gay. I vescovi cattolici insorsero, gridando che in questo modo, per venire incontro ai diritti di alcuni (i gay), si ledevano i diritti di altri (i credenti). La normativa, infatti, implica che anche le agenzie cattoliche per l’adozione debbano adeguarsi alle nuove regole e valutare le richieste avanzate dalle coppie gay alla stregua di quelle avanzate dalle coppie etero. Più della metà di esse ha preferito chiudere e cessare i propri servizi piuttosto che accettare il fatto che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti.</p>
<p>Il disegno di legge ora in discussione irrobustisce la tendenza imboccata dal Governo e così, lo stesso giorno in cui la Cancelleria Vaticana ha confermato ufficialmente la visita del pontefice nella vecchia Inghilterra, lo stesso indirizzava una <a href="http://www.zenit.org/article-21227?l=italian">lettera</a> ai vescovi cattolici, in cui affermava: « l’effetto di una certa legislazione atta a  raggiungere questo obiettivo [<em>l’uguaglianza</em>] è stato di imporre ingiuste limitazioni alla libertà delle comunità religiose di agire secondo il proprio credo. Per alcuni aspetti essa viola veramente la legge naturale su cui si fonda l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e per mezzo della quale essa è garantita. ». Il <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/faith/article7011095.ece?&amp;EMC-Bltn=ABKGL2F">Times</a> non ha usato mezzi termini, ed ha così commentato l’osservazione del papa: «È davvero inusuale che un capo di Stato straniero o un leader religioso intervenga così direttamente nel processo legislativo di uno Stato protestante; i commenti del papa hanno provocato la condanna delle organizzazioni secolari e per i diritti dei gay». Si sono creati comitati di <a href="http://www.politics.co.uk/news/foreign-policy/protests-against-the-pope-to-hit-london-$1359293.htm">protesta</a> e Terry Sanderson, uno degli organizzatori, si domanda «perché mai i contribuenti britannici dovrebbero accollarsi le spese della visita di qualcuno che verrà ad attaccare il diritto all’uguaglianza e a  promuovere la discriminazione».</p>
<p>Ma non è finita qui. A monte di questa vicenda <em>sociale</em>, ve ne è, infatti, una <em>strutturale</em>. Nel luglio del 2008 la chiesa anglicana ha assentito all’ordinazione delle donne vescovo (che già dal 1992 potevano divenire sacerdoti) e, recependo la direttiva sulle unioni civili, ha consentito ai pastori gay di unirsi civilmente. Ciò ha provocato la reazione scomposta della parte più tradizionalista del clero britannico, primi fra tutti i membri della Traditional Anglican Communion, che hanno avanzato formalmente richiesta di entrare a far parte della chiesa di Roma. Il Vaticano ha annusato l’affare e, dopo un paio d’anni di tentennamenti, ha spalancato le paterne braccia a tutti quei vescovi e sacerdoti anglicani che proprio non se la sentivano di vedere una femmina elevata al loro rango, o di inghiottire il rospo delle unioni omosessuali.</p>
<p>Pur di far rientrare le pecorelle smarrite nell’ovile, Benedetto XVI, lo scorso 9 novembre, ha istituito un apposito ordinariato, sancito dalla <a href="http://www.zenit.org/article-20244?l=italian">Costituzione Apostolica <em>Anglicanorum coetibus</em></a>. Con essa si stabilisce che i pastori e i vescovi «scissionisti» potranno conservare le liturgie anglicane e una certa autonomia nella diocesi di appartenenza. Quanti di loro, poi, sono già sposati, diverranno a tutti gli effetti sacerdoti della Santa Romana Chiesa; i vescovi, però, dovranno rinunciare al loro rango e tornare semplici sacerdoti.</p>
<p>Il Vaticano sta dunque portando avanti una doppia strategia nel chiaro intento di indebolire la chiesa anglicana: inveisce contro il Governo laburista che limita la libertà religiosa, pretendendo di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, e offre protezione a quegli anglicani che si rifiutano di accettare le novità. Si calcola che i vescovi anglicani pronti a mettersi sotto la rassicurante ala della Santa Romana Chiesa siano una cinquantina, e che porteranno con sé mezzo milione di fedeli.</p>
<p>Ecco perché gli inglesi non sono proprio contenti di pagare 20 milioni di sterline per ospitare il pontefice in casa propria.</p>
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		<title>Spagna: il vescovo concede licenza di stupro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/01/spagna-il-vescovo-concede-licenza-di-stupro/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/arcivescovo-granada-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Poche immagini nella storia sono più tristi di quella che hanno offerto i nostri parlamentari plaudendo a ciò che, in fine si è trasformato in un diritto: uccidere dei bambini nel ventre della madre. E questo lo chiamano progresso? Si promulga una legge che pone migliaia di professionisti – medici e infermieri –  in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1983" title="arcivescovo granada" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/arcivescovo-granada.jpg" alt="arcivescovo granada" width="227" height="304" />“<em>Poche immagini nella storia sono più tristi di quella che hanno offerto i nostri parlamentari plaudendo a ciò che, in fine si è trasformato in un diritto: uccidere dei bambini nel ventre della madre. E questo lo chiamano progresso? Si promulga una legge che pone migliaia di professionisti – medici e infermieri –  in una situazione molto simile a quella che si trovarono ad affrontare i medici o i soldati sotto il regime di Hitler o di Stalin, o in qualche altra dittatura del XX secolo, quando davvero si stabilì la legalità di altri crimini meno ripugnanti dell’aborto. Perché è da codardi uccidere il debole. […] Uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia proprio sua madre! Questo dà agli uomini la licenza assoluta, senza limite, di abusare del corpo della donna, perché la tragedia la sopporta lei, e la sopporta come se fosse un diritto: il diritto di vivere tutta la vita oppressa da un crimine che rimarrà sempre nella sua coscienza e per il quale né i medici, né gli psichiatri, né tutta la scienza conoscono il rimedio.”</em></p>
<p>Con queste <a href="http://diocesisgranada.files.wordpress.com/2009/12/homiliacatedral20diciembre20092.pdf" target="_blank">parole</a> l’<strong>arcivescovo di Granada, Javier Martínez</strong>, ha sconcertato i cittadini spagnoli nel corso dell’omelia tenuta in occasione della Natività il 20 dicembre scorso. La tempesta, in realtà, furoreggiava da tempo, da quando, cioè, il <strong>governo Zapatero</strong> aveva promesso di metter mano ad una nuova legge sull’aborto. La norma ancora vigente, entrata in vigore nel 1985, depenalizzava l’interruzione di gravidanza – che era ed è, tuttora, reato – in tre soli casi: nel caso di grave rischio per la salute fisica o psichica della madre, nel caso di accertate gravi malformazioni del feto e nel caso la gravidanza fosse frutto di un violenza. Di fatto, tale legge aveva finito per favorire gli istituti privati, dove, a pagamento, gli ostacoli per praticare un aborto sembrano essere più facilmente superabili.</p>
<p>Tra gli strepiti del clero spagnolo, il 17 dicembre 2009, il governo Zapatero ha mantenuto la parola. La Camera dei deputati ha approvato, con 184 voti favorevoli, 154 contrari e un astenuto, la nuova norma che permette la libera interruzione di gravidanza fino alla 14ma settimana, dove per «libera» si intende che la decisione di portare avanti la gravidanza o meno è interamente soggiacente all’autodeterminazione della donna.</p>
<p><strong>Autodeterminazione della donna</strong>. Evidentemente questa, da un punto di vista religioso, è una definizione ossimorica, se non del tutto blasfema ed ha provocato la reazione scomposta dell’arcivescovo. Qualche suo collega è intervenuto per stemperare i toni? Tutt’altro. Il 4 gennaio 2010 la Conferenza episcopale spagnola ha rincarato la dose ufficializzando la propria posizione al riguardo: nessun vescovo dovrà dare la comunione, nella propria diocesi «<em>a chi, pubblicamente, abbia dato il proprio appoggio o il proprio voto a una legge che non protegga in forma adeguata il diritto alla vita di coloro che stanno per nascere</em>». È sia, ciò è loro facoltà.</p>
<p>Queste, d’altra parte, sono le povere armi rimaste nelle mani del clero nella ex-cattolicissima Spagna di Zapatero, dove i suoi ministri non si lasciano sfuggire l’occasione di chiarire cosa competa ai preti e cosa ai politici. Quando il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale, definì l’aborto un «crimine», prontamente il ministro per le Pari Opportunità, Bibiana Aido, precisò che «<em>alla Chiesa compete dire semmai che l’aborto è peccato, non che è un delitto. E al governo spetta elaborare leggi che riguardano tutti i cittadini, nel rispetto di tutte le posizioni</em>». Come italiana, non posso nascondere una certa invidia.</p>
<p>Ma torniamo alle parole dell’arcivescovo di Granada e lasciamo che l’orrore ci penetri nel profondo. Egli non si limita allo spropositato paragone di quello che avvenne sotto <strong>Hitler</strong> e <strong>Stalin</strong> (genocidi, deportazioni e stermini di massa con motivazioni razziali e politiche) con quanto questa legge, a parer suo, permetterà che avvenga nella contemporanea e democratica Spagna; egli afferma che quei crimini, cioè quelli ideologici, sistematici e praticati in massa su milioni di individui, siano meno ripugnanti di un’interruzione di gravidanza voluta da una donna che, evidentemente, non può o non vuole, per motivi suoi e insindacabili, portare avanti una gestazione nel suo proprio corpo.</p>
<p>Di più, egli sostiene che la donna che abortisce «<em><strong>dà al maschio l’assoluta licenza di abusare del suo corpo</strong></em>», perché la tragedia la sopporta lei. Cosa esattamente intenda il vescovo con questa motivazione è francamente lontano dal comprensibile e, per altro, davvero poco rilevante. Di rilevante, nella sua orazione, c’è ben altro. E non si obietti che un passo estrapolato dal suo contesto è facilmente soggetto a fraintendimenti: l’omelia è leggibile per intero sul sito della <a href="http://diocesisgranada.files.wordpress.com/2009/12/homiliacatedral20diciembre20092.pdf" target="_blank">diocesi di Granada</a>. Chiunque può verificarne personalmente il contenuto.</p>
<p>Le tinte fosche da Millenarismo post litteram con cui si apre sembrano tratte di peso dall’età medievale: nella mente di questo prelato nulla è cambiato, da allora. Perché la verità è che le religioni non cambiano. Sono le società attorno ad esse che cambiano, si evolvono e progrediscono sulla via della civiltà; e ciò non avviene certo grazie alle religioni: semmai, non ostante esse. Immaginate cosa accadrebbe se le parole dei sacerdoti avessero ancora forza di legge.</p>
<p>Immaginate cosa accadrebbe se dei religiosi potessero informare delle loro convinzioni le norme della convivenza civile. Lo stupro, ad esempio, potrebbe essere depenalizzato. Assurde fantasie? Purtroppo no. È ciò che accade oggi in Paesi non molto lontano da qui, almeno in termini geografici. In <strong>Afghanistan</strong>, dove la pretesa, claudicante «democrazia» deve scendere continuamente a patti con la religione nelle sue più diverse forme e tradizioni, il presidente Karzai, ha firmato una legge che modifica il diritto di famiglia sciita e, di fatto, <strong>legalizza lo stupro della moglie da parte del marito</strong>.</p>
<p>Come non vedere le somiglianze? La donna non è persona, è corpo, e questo corpo appartiene al marito, o alla società, o a dio. A tutti, fuorché a essa stessa.<br />
È la società civile che impone alle religioni di progredire sulla strada del rispetto e del riconoscimento reciproco, non il contrario.</p>
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		<title>Donna, specie preziosa in via di estinzione. I dati Cofimp</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 07:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/01/donna-specie-preziosa-in-via-di-estinzione-i-dati-cofimp/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/donna-271x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Per quanto riguarda il lavoro, negli ultimi dieci anni si è assistito a un sostanziale allineamento tra uomini e donne“, questo emerge dalla ricerca realizzata da Cofimp, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna. L’ “allineamento” di cui si parla si traduce nel dato oggettivo che le donne sul lavoro “assomigliano sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-1854" title="donna" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/donna-271x300.jpg" alt="donna" width="271" height="300" />“Per quanto riguarda il lavoro, negli ultimi dieci anni si è assistito a un sostanziale allineamento tra uomini e donne</em>“, questo emerge dalla ricerca realizzata da Cofimp, società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna. L’ “allineamento” di cui si parla si traduce nel dato oggettivo che le donne sul lavoro “<em>assomigliano sempre più agli uomini e viceversa</em>“,  cioè sono diventate più ciniche, più calcolatrici, meno empatiche e meno sensibili.</p>
<p>La ricerca sembra confermare la tesi che la giornalista Marina Terragni, in modo paradossale e provocatorio, porta avanti nel suo libro “<em>La scomparsa delle donne</em>”. Una tesi pessimista che lascia spazio a punte di amarezza.  <em>“La differenza femminile è sul punto di scomparire”</em>, sostiene la Terragni, “<em>Non c’è quasi più nessuna che voglia prendersi la briga di essere una donna. Siamo diventate tutti veri uomini</em>”.</p>
<p>Certo non si può non tenere conto dell’evoluzione dei tempi. La realtà è in continua evoluzione e noi, uomini e donne, ci evolviamo con essa. Ma davvero tante lotte per la parità dei diritti devono avere come misero risultato il fatto che la donna debba sempre più “assomigliare” all’uomo?</p>
<p>C’è qualcosa di sbagliato e d’innaturale in questo. La parità di diritti e trattamento sociale è dovuta. Lottare per eliminare tutte le disuguaglianze imposte da una società fin troppo maschilista, è irrinunciabile. Ma scimmiottare l’uomo per  affermarsi, o peggio, incutere timore per guadagnare una parvenza di rispetto, non rende giustizia all’ “essere donna”.</p>
<p>Esiste una differenza di genere che è naturale e che merita rispetto. All’uomo non viene chiesto mai per fare carriera di rinnegare la propria mascolinità. Per la donna, invece, pare che sia una <em>condicio sine qua non</em> rinnegare la propria “femminilità” se vuole diventare un “manager”.</p>
<p>Non è mai facile, seppure molto intrigante, parlare di differenze e uguaglianze delle due metà della mela. Non è facile definire l’essenza dell’uomo o della donna. Sono stati versati fiumi d’inchiostro, nei secoli, per provare a spiegare la “differenza di genere”. Tesi e teorie si sono rincorse, sposate e divise, avvicinate e contrapposte, seguendo il tempo, i costumi, le mode, le religioni, la politica del momento. Ma in ogni tempo, una cosa ha accomunato tutti i filosofi, i poeti, i pensatori, che hanno affrontato il tema: la donna è stata sempre, per sua natura, più sensibile, più comprensiva, più critica.</p>
<p>La donna rispetto all’uomo è più dotata di intelligenza emotiva (o emozionale) dicevano i due psicologi Peter Salovey e John Mayer, nel 1990.  E questo tipo di intelligenza è stata definita come la “<em>capacità di monitorare e dominare le emozioni proprie e altrui per guidare il pensiero e l’azione”.</em> In seguito fu James Hillman a dire che l’intelligenza emozionale è formata da empatia; maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti. In poche parole, l’intelligenza emotiva è ciò che traccia l’identikit del codice dell’anima femminile, meglio detto, del suo carattere, della sua vocazione del suo destino.</p>
<p>Questa era un’equazione lineare, fino ad oggi. I dati pubblicati dalla Cofimp smentiscono clamorosamente (ahinoi!) l’associazione “donna-sensibilità”. E come se ciò non bastasse fotografano una donna non proiettata verso miglioramento di se stessa, ma protesa verso il suo abbrutimento. Cinica,  egoista e calcolatrice: prende dagli uomini non pregi ma proprio quei difetti di cui la donna stessa lo ha sempre accusato.</p>
<p>E se la sensibilità delle donne è in calo quella degli uomini è in ascesa: passa da -0,1% a 5,7%. <em>“E’ come se le due metà del cielo, anziché ottimizzare, valorizzandole, le differenze avessero perduto le rispettive caratteristiche peculiari con il risultato di mandare in scena comportamenti uniformi”,</em> spiegano i ricercatori della Cofimp. “<em>Stiamo assistendo a un appiattimento verso il basso, sia per le donne che per gli uomini. Il risultato sono relazioni peggiori sul lavoro e persone chiuse in se stesse”.</em></p>
<p>Anche se questi dati sono riferiti ai luoghi di lavoro e soprattutto a livello manageriale, questi indici al ribasso non sono per nulla confortanti. Non lo sono perché negano la “parità” agognata. Non è imitando l’uomo che si conquista il rispetto di se stesse e un posto nella società.  In una società maschilista  atteggiarsi a “uomo” è dare, comunque, al genere maschile un ruolo di supremazia. Prendere la parola in questa società che continua, anche per colpa delle stesse donne, a essere dominata da patriarcato, significa parlare un linguaggio non “al femminile”, perciò il problema è come riuscire a trovare una nuova strada, a percorrere fino in fondo il tema della differenza e della libertà.</p>
<p>Si, questi dati sconfortano per tutto ciò che essi significano e perché  disconoscono quella differenza di genere che segna la distinzione fra uomo e donna e che è motivo di arricchimento per l’intera Umanità.</p>
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		<title>Berlusconi non offende (solo) Rosy Bindi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 20:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Gitto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/10/berlusconi-non-offende-solo-rosy-bindi/><img src=http://elegitto.blog.kataweb.it/files/2009/10/bindi-300x255.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Berlusconi non offende Rosy Bindi, calpesta la dignità delle donne e, con la loro, quella di ogni essere umano.“Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce”, sono le parole sprezzanti e volgari che il premier Berlusconi ha indirizzato a Rosy Bindi, alle quali, il vicepresidente della Camera, mostrando tanta intelligenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://elegitto.blog.kataweb.it/files/2009/10/bindi-300x255.jpg" alt="bindi" width="262" height="227" />Berlusconi non offende Rosy Bindi, <strong>calpesta la dignità delle donne e, con la loro, quella di ogni essere umano</strong>.“<em>Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce</em>”, sono le parole sprezzanti e volgari che il <strong>premier Berlusconi</strong> ha indirizzato a <strong>Rosy Bindi</strong>, alle quali, il vicepresidente della Camera, mostrando tanta intelligenza da smentire clamorosamente il presidente del Consiglio in pectore, ha reagito con signorilità e acume: “<em>Evidentemente non sono una donna al suo servizio</em>” ha risposto, composta e lapidaria.<br />
<span id="more-161"></span><br />
<strong>La solidarietà a Rosy Bindi per la volgare offesa è scontata</strong>. Solidarietà, ci si augura, che arrivi non solo dalle donne, ma dall’universo mondo. Indifendibile il comportamento del premier, che ancora una volta mostra tutta la sua debolezza di uomo, oltre che di politico.</p>
<p>Ma alla sua arroganza e alla sua cattiva educazione, perché si tratta semplicemente di questo, al suo livore, al suo desiderio di vendetta, al suo modo di reagire con minacce e imposizioni degne dei peggiori dittatori, il Cavaliere ci ha abituato da tempo. Per cui non siamo meravigliati di questo.</p>
<p>Ciò che rimane però sempre incomprensibile però, ogni qualvolta ci accade (hainoi!) di subire atteggiamenti del genere, è l’assoluta mancanza di reazioni da parte dei componenti il suo partito (Fini a parte).</p>
<p>Possiamo pensare che ci sia nella componente maschile, un radicato e difficilmente sradicabile atteggiamento di superiorità nei confronti dell’altra metà del cielo.<br />
<img class="alignleft" src="http://elegitto.blog.kataweb.it/files/2009/10/classe.jpg" alt="classe" width="298" height="272" />Atteggiamento che fa ritenere normale considerare <strong>la donna solo come oggetto</strong> (meglio se di piacere), come esseri non pensanti a cui dare anche cariche istituzionali importanti; tanto, non essendo capaci di intendere e di volere, non impediscono i progetti maschili. Basta che, a comando, riescano ad alzare la mano o a pigiare un bottone. Fanno numero, e quei numeri servono. Se poi sono anche “numeri” belli da vedere, molto meglio.</p>
<p><strong>Ciò che più rattrista</strong> è che questo atteggiamento troglodita e maschilista, per quanto esecrabile e imbecille, trovi una sua motivazione nell’atteggiamento delle donne che militano in questo partito, che si commuovono alle lusinghe di “Papi”, che costruiscono carriere e ricchezze, compiacendo e compiacendosi, con e dei loro corpi: involucri luccicanti e adorni di un disarmante vuoto abissale.</p>
<p><strong>Ciò che più rattrista</strong> è ascoltare una giovane donna, avvocatessa rappresentante del Pdl intervenuta nella puntata di <strong>AnnoZero</strong> con la D’Addario, scagliarsi contro l’escort più popolare del momento, accusandola di utilizzare il “fascino” piuttosto che l’intelligenza per fare carriera, giustificando così l’atteggiamento del suo leader.</p>
<p><strong>Ciò che più <span> </span>rattrista</strong> è vedere che parole come <strong>dignità, pari opportunità, diritti, etica politica</strong>, scivolano sul corpo di donne e uomini di certi apparati politici senza colpo ferire.</p>
<p><strong>Ciò che più rattrista</strong> è constatare che nessuno del Pdl, donna o uomo che sia, osi dire a Silvio Berlusconi che <strong>il rispetto non si compra con il potere</strong>, tantomeno con i soldi e il successo; il rispetto si conquista rispettando, un concetto così semplice e naturale, che bisogna essere veramente ottusi per non riuscire a comprendere.</p>
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