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	<title>Cronache Laiche &#187; pacs</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Matrimonio gay: il nome della cosa</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 01:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/matrimonio-gay-il-nome-della-cosa/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/microsoft-300x200.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Leggendo una recente intervista concessa al Quotidiano.net dal vescovo di Ragusa, mons. Paolo Urso, spicca la posizione &#8211; apparentemente &#8211; aperta di quest’ultimo sulle unioni civili, persino quelle omosessuali. Dopo aver liquidato le sempre più diffuse convivenze (specie tra i giovani) come «elemento di poca sicurezza», «paura delle responsabilità» e «disistima del matrimonio», il monsignore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/microsoft.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-34920" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/microsoft-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Leggendo una recente <a href="http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/01/11/651009-vescovo_urso_stato_riconosca_unione.shtml">intervista</a> concessa al <em>Quotidiano.net</em> dal vescovo di Ragusa, <strong>mons. Paolo Urso</strong>, spicca la posizione &#8211; apparentemente &#8211; aperta di quest’ultimo sulle <strong>unioni civili</strong>, persino quelle omosessuali. Dopo aver liquidato le sempre più diffuse convivenze (specie tra i giovani) come <em>«elemento di poca sicurezza»</em>, <em>«paura delle responsabilità»</em> e <em>«disistima del matrimonio»</em>, il monsignore gentilmente concede che lo <strong>Stato laico</strong> (bontà sua) deve prendere atto della realtà e legiferare sulle unioni civili, anche omosessuali, fermo restando che la <em>valutazione morale </em>spetta ad altri (leggi: alla Chiesa). E a patto che siano chiamate <em>«con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo»</em>.</p>
<p>Puntuali e prevedibili sono arrivate le polemiche: i <em>talebani</em> di <strong>Pontifex</strong> reclamano a gran voce<em> tutte le sanzioni del caso</em> nei confronti dell&#8217;incauto prelato (il quale infatti farà una mezza marcia indietro dando sostanzialmente colpa dell&#8217;<em>equivoco</em> al giornalista del <em>Quotidiano</em>). Ironia della sorte: impossibile, pur mettendocela tutta, non notare che in bella evidenza nelle colonne laterali nella home page di Pontifex, uno spiritello maligno &#8211; o magari il demonio in persona &#8211; ha infilato il banner di un sito francese per incontri <em>pour celibataires exigeants</em>, dove uomini e donne possono &#8216;incontrarsi&#8217; tra di loro, ma anche incontrare persone del loro stesso sesso!</p>
<p>Anche <strong>Massimo Introvigne</strong>, filosofo cattolico, fondatore del Censur (Centro Studi sulle Nuove Religioni) ed ex delegato dell&#8217;<strong>Osce</strong> per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e le discriminazioni (ruolo, come stiamo per vedere, assegnatogli non certo per meriti sul campo della lotta a <em>tutte</em> le discriminazioni), si è lanciato in una esibizione di<strong> intolleranza</strong> di prima grandezza: per cominciare il suo <a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-caro-mons-ursosulle-coppie-gay-si-sbaglia-4223.htm">rimprovero</a> al vescovo di Ragusa, afferma che <em>«se si arrivasse a chiamare &#8216;matrimonio&#8217; un’unione fra persone dello stesso sesso questo causerebbe seri problemi sociali»</em>. Come sempre accade, questo tipo di affermazione non viene mai seguita da una dimostrazione logica; poi, dopo aver paventato l&#8217;estrema pericolosità dell&#8217;eventuale riconoscimento delle unioni civili (anche eterosessuali) etichettate come <em>«rischio mortale per la famiglia»</em> (anche qui: affermazione senza dimostrazione), introduce &#8211; citando il filosofo francese Thibaud Collin &#8211; il concetto di <em>legge del piano inclinato</em>: <em>«Se si apre la porta al riconoscimento di queste unioni con il nome di PACS, DICO o simili, il matrimonio è dietro l’angolo come tappa successiva».</em> E via delirando di questo passo, in quello che è il <strong>manifesto ideologico</strong> della discriminazione di genere e dell&#8217;omofobia.</p>
<p>Altra è invece la musica che arriva in questi giorni da oltre oceano: meno di due anni fa, il gigante dell&#8217;informatica <strong>Google</strong>, già apertamente schierato a favore del matrimonio gay, aveva deciso di aumentare lo stipendio ai propri dipendenti omosessuali, perché questi godono di sgravi fiscali minori rispetto ai colleghi eterosessuali e sono costretti a pagare più tasse per coprire le spese sanitarie dei loro partners. Ai suoi dipendenti gay, inoltre, Google concede lo stesso numero di ore di permesso per questioni mediche o familiari.</p>
<p>Ora, è l&#8217;altro gigante nonché concorrente di Google, e cioè<strong> Microsoft</strong>, a schierarsi apertamente in favore dei diritti delle persone glbt. L&#8217;azienda di Bill Gates spinge affinché lo stato di <strong>Washington</strong> (dove ha sede legale) approvi una legge sui matrimoni omosessuali: <em>«il patrimonio di Microsoft»</em>, si legge in un comunicato, <em>«è una forza lavoro di talento e diversificata come i nostri clienti. Dal momento che altri stati riconoscono il diritto al matrimonio per tutti, gli impiegati di Washington sono svantaggiati se non possiamo offrire lo stesso ambiente, equo e inclusivo ai nostri dipendenti, al nostro personale e alle loro famiglie. Questa legge metterebbe i lavoratori di Washington sullo stesso piano di quelli degli altri sei stati che hanno già riconosciuto le relazioni stabili delle coppie dello stesso sesso. Approvare la legge farebbe bene ai nostri affari e all&#8217;economia dello Stato (&#8230;) Noi ci sforziamo di promuovere attivamente la diversità, l&#8217;equità e l&#8217;inclusione nel posto di lavoro»</em>. Cose dell&#8217;altro mondo!</p>
<p>Intanto in <strong>Olanda</strong>, primo paese al mondo  (oltre dieci anni fa) a concedere ai suoi cittadini omosessuali la possibilità di contrarre un matrimonio civile equiparato in tutto a quello eterosessuale, il Parlamento ha varato una norma che rende passibili di denuncia per violazione della legge contro le discriminazioni quei pubblici ufficiali che, nel nome dell&#8217;obiezione di coscienza, dovessero rifiutarsi di celebrare un matrimonio gay. Sulla scia di quanto già predisposto in <strong>Irlanda</strong>, dove nella legge varata nel luglio del 2010 sul <em>Civil partnership bill</em> era inserita una clausola che prevede severe sanzioni per gli eventuali obiettori, incluso il carcere.</p>
<p>Questo succede, sia pure con lentezza e non senza difficoltà, in quei paesi dove il controllo della religione sulla vita privata dei cittadini e sulla politica non è così asfissiante come qui: come minimo se ne può parlare, in un dibattito non viziato irrimediabilmente dal <strong>pregiudizio ideologico</strong>. In un contesto simile, le consuete obiezioni al matrimonio gay (e in genere all&#8217;affermazione civile delle persone glbt) possono facilmente essere confutate, smontate pezzo per pezzo con dimostrazioni pratiche di infondatezza; e quello che resta (il fine ultimo del procedimento), tolte le sovrastrutture ideologiche e gli artifizi retorici, sarà, limpida nella sua chiarezza, la vera ragione della contrarietà: l&#8217;odio, l&#8217;intolleranza, il razzismo. E la nostalgia dell&#8217;<strong>assolutismo</strong>, essenza della religione, l&#8217;arroganza prepotente di chi si vuole imporre pur non avendo alcun titolo per farlo.</p>
<p>Per inciso: se il problema è quello esposto da mons. Urso, cioè quello del <strong>nome</strong> da dare all&#8217;istituto delle unioni civili e del matrimonio civile, ebbene, che si conceda alla religione il <em>copyright</em> della parola <em>matrimonio</em> (sebbene non ce l&#8217;abbia), se questo fosse utile per ottenere finalmente uno straccio di <strong>progresso civile</strong>.</p>
<p>Progresso che, come abbiamo <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/gay-friendly-e-solo-business/">già visto</a> in altre circostanze, arriva prima se viaggia sulle ali del <em>business</em>, piuttosto che su quelle della politica: la casa automobilistica francese <strong>Renault</strong> starebbe per immettere nel circuito commerciale televisivo un nuovo spot, dove si reclamizza il modello <em>Twingo</em> sullo sfondo di un serenissimo (normale,  se questa parola avesse un significato) matrimonio omosessuale. Lo spot è già visibile su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=1pwN-yiho4M">YouTube</a>: guardatelo, prima che intervenga la censura.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Alessandro Baoli</div>
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		<title>“Mille Chiamparino”, ovvero quando la politica fa orecchie da mercante</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 07:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/12/%e2%80%9cmille-chiamparino%e2%80%9d-ovvero-quando-la-politica-fa-orecchie-da-mercante/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/12/coppie-omosessuali-300x199.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La campagna lanciata dal sito Gay.it “Mille Chiamparino”  sta prendendo sempre più piede nel mondo omosessuale. Nata a seguito della disponibilità mostrata dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino (Pd) a sposare &#8211; seppur solo simbolicamente &#8211; due cittadine lesbiche, l’iniziativa del sito dedicato agli omosessuali consente alle coppie monosesso  di chiedere al sindaco della loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1671" title="coppie omosessuali" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/12/coppie-omosessuali-300x199.jpg" alt="coppie omosessuali" width="300" height="199" />La campagna lanciata dal sito Gay.it “<strong><a href="http://www.gay.it/millechiamparino/" target="_blank">Mille Chiamparino</a></strong>”  sta prendendo sempre più piede nel mondo omosessuale. Nata a seguito della disponibilità mostrata dal sindaco di Torino <strong>Sergio Chiamparino</strong> (Pd) a sposare &#8211; seppur solo simbolicamente &#8211; due cittadine lesbiche, l’iniziativa del sito dedicato agli omosessuali consente alle coppie monosesso  di chiedere al sindaco della loro città di celebrarne il matrimonio. Basta riempire un modulo online e la richiesta arriverà al primo cittadino.</p>
<p>Varie le domande già inoltrate e nei giorni scorsi è stato tirato in ballo da una coppia di lesbiche anche il sindaco di Roma <strong>Gianni Alemanno</strong> (Pdl) che, come prevedibile, ha declinato l’invito. D’altronde, come già aveva affermato durante la visita al Gay Village dello scorso settembre, “<em>Non tutti i sentimenti umani devono avere un riconoscimento per legge. <strong>Sono contrario ai Dico e ai Pacs</strong></em>”.</p>
<p>Neanche il centro sinistra, però, si distingue per apertura. Lo stesso rifiuto di Alemanno è arrivato dal sindaco di Bologna, <strong>Flavio Delbono</strong> (Pd), che così l’ha argomentato: “<em>Manca ancora una legge nazionale che garantisce la parità dei diritti e della dignità delle coppie gay e lesbiche</em>”.<br />
Che manchi la legge è noto, che le eventuali nozze sarebbero solo simboliche anche. Ma quando si parla di coppie di fatto, peggio se omosessuali, in molti fanno orecchie da mercante.</p>
<p>E’ dagli anni novanta che in Italia fioriscono proposte di legge per il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. I vari <strong>Pacs </strong>(Patto civile di solidarietà), <strong>Dico </strong>(Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) e <strong>Cus </strong>(Contratto di unione solidale) sono naufragati in vari stadi dell’iter parlamentare dopo le infinite diatribe causate dal mondo cattolico, che da noi detta legge in Parlamento.</p>
<p>L’ultima proposta, targata Pdl e ancora non presentata in Parlamento nonostante sia passato più di un anno, porta la firma dei ministri <strong>Brunetta </strong>e <strong>Rotondi </strong>e la sigla <strong>DiDoRe</strong> (DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi), ma è solo un avvilente ‘contentino’.  Partendo dal presupposto che <strong>la famiglia è costituita solo da un uomo e una donna regolarmente uniti in matrimonio</strong>, il disegno di legge dei due ministri sancisce i diritti di un convivente in caso di malattia o morte dell’altro (assistenza ospedaliera, donazione degli organi, esequie, subentro nel contratto di affitto o diritto di abitare nella casa di proprietà del defunto) e, bontà sua, la tutela economica del partner più debole in caso di ‘separazione’. Non c’è traccia dei diritti ‘forti’ previsti dal matrimonio: <strong>pensione, eredità, tasse, immigrazione</strong>.</p>
<p>Sono circa un milione (almeno quelle stimate) le coppie conviventi in Italia  e non godono ancora di alcuna tutela a causa dei precetti religiosi fortemente radicati nella società – e peggio ancora nella politica &#8211; italiana. Tutelare le coppie di fatto vorrebbe dire equiparare in dignità la convivenza al matrimonio e riconoscere legalmente le unioni omosessuali. Impossibile per la mentalità bigotta nostrana: se  le unioni al di fuori del matrimonio possono – a fatica &#8211; essere tollerate, per quelle monosesso non c’è proprio posto. L’omosessualità, a Vaticalia, è un peccato gravissimo. Riconoscerla per legge significherebbe istigare gli italiani a peccare! Che l’Italia sia, almeno su carta, uno Stato laico, poco importa. Eredita in pieno la legislazione sul ‘peccato’ dello Stato straniero che ospita.</p>
<p>Ma se le coppie eterosessuali possono aggrapparsi all’ultima spiaggia del matrimonio civile per vedere riconosciuti i loro diritti, a quelle omosessuali non resta altro che accettare una discriminazione assurda, incivile, anacronistica.</p>
<p>Tra l’altro, l’Europa ha una posizione ben chiara in merito. Nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani, il Parlamento europeo<strong> </strong>ha chiesto agli Stati membri di &#8220;<em>garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali</em>&#8220;.</p>
<p>Linee guida ben recepite dalla quasi totalità dei Paesi europei. Tre quelli che prevedono il matrimonio tra persone dello stesso sesso: Olanda (dal 2001), Spagna (dal 2005), Belgio (dal 2003). Ma moltissimi quelli che regolamentano i diritti delle unioni omosessuali: Francia (1999), Germania (2000), Danimarca (1989!), Gran Bretagna (2005), Finlandia (2002), Lussemburdo (2002), Portogallo (2001), Svezia (1994), i paesi ex-comunisti… dobbiamo continuare?</p>
<p>L’Italia, invece, si avvicina sempre più alle regole adottate dal Vaticano<strong> </strong>(Stato al di fuori dell&#8217;Unione europea): “<em>Il Vaticano non prevede alcuna legislazione per la regolamentazione delle unioni civili. Le autorità considerano esplicitamente il matrimonio eterosessuale come la unica forma di matrimonio accettabile, e il matrimonio religioso cattolico come la forma di matrimonio preferibile. Le autorità hanno preso esplicitamente posizione sia contro il matrimonio gay, sia contro le unioni civili fra persone omosessuali. Il matrimonio contratto nello stato del Vaticano (in chiesa) è legalmente riconosciuto dallo Stato italiano, mentre il matrimonio contratto civilmente all&#8217;estero tra persone di cui almeno una sia battezzata (e non abbia formalmente abbandonato la fede) non è riconosciuto dallo Stato vaticano</em>” (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile#Paesi_europei_che_non_prevedono_legislazioni_specifiche" target="_blank">Wikipedia</a>).</p>
<p>E’ questo il nostro prossimo futuro?</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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