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	<title>Cronache Laiche &#187; karzai</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Spagna: il vescovo concede licenza di stupro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:08:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/01/spagna-il-vescovo-concede-licenza-di-stupro/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/arcivescovo-granada-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Poche immagini nella storia sono più tristi di quella che hanno offerto i nostri parlamentari plaudendo a ciò che, in fine si è trasformato in un diritto: uccidere dei bambini nel ventre della madre. E questo lo chiamano progresso? Si promulga una legge che pone migliaia di professionisti – medici e infermieri –  in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1983" title="arcivescovo granada" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/arcivescovo-granada.jpg" alt="arcivescovo granada" width="227" height="304" />“<em>Poche immagini nella storia sono più tristi di quella che hanno offerto i nostri parlamentari plaudendo a ciò che, in fine si è trasformato in un diritto: uccidere dei bambini nel ventre della madre. E questo lo chiamano progresso? Si promulga una legge che pone migliaia di professionisti – medici e infermieri –  in una situazione molto simile a quella che si trovarono ad affrontare i medici o i soldati sotto il regime di Hitler o di Stalin, o in qualche altra dittatura del XX secolo, quando davvero si stabilì la legalità di altri crimini meno ripugnanti dell’aborto. Perché è da codardi uccidere il debole. […] Uccidere un bambino indifeso, e che lo faccia proprio sua madre! Questo dà agli uomini la licenza assoluta, senza limite, di abusare del corpo della donna, perché la tragedia la sopporta lei, e la sopporta come se fosse un diritto: il diritto di vivere tutta la vita oppressa da un crimine che rimarrà sempre nella sua coscienza e per il quale né i medici, né gli psichiatri, né tutta la scienza conoscono il rimedio.”</em></p>
<p>Con queste <a href="http://diocesisgranada.files.wordpress.com/2009/12/homiliacatedral20diciembre20092.pdf" target="_blank">parole</a> l’<strong>arcivescovo di Granada, Javier Martínez</strong>, ha sconcertato i cittadini spagnoli nel corso dell’omelia tenuta in occasione della Natività il 20 dicembre scorso. La tempesta, in realtà, furoreggiava da tempo, da quando, cioè, il <strong>governo Zapatero</strong> aveva promesso di metter mano ad una nuova legge sull’aborto. La norma ancora vigente, entrata in vigore nel 1985, depenalizzava l’interruzione di gravidanza – che era ed è, tuttora, reato – in tre soli casi: nel caso di grave rischio per la salute fisica o psichica della madre, nel caso di accertate gravi malformazioni del feto e nel caso la gravidanza fosse frutto di un violenza. Di fatto, tale legge aveva finito per favorire gli istituti privati, dove, a pagamento, gli ostacoli per praticare un aborto sembrano essere più facilmente superabili.</p>
<p>Tra gli strepiti del clero spagnolo, il 17 dicembre 2009, il governo Zapatero ha mantenuto la parola. La Camera dei deputati ha approvato, con 184 voti favorevoli, 154 contrari e un astenuto, la nuova norma che permette la libera interruzione di gravidanza fino alla 14ma settimana, dove per «libera» si intende che la decisione di portare avanti la gravidanza o meno è interamente soggiacente all’autodeterminazione della donna.</p>
<p><strong>Autodeterminazione della donna</strong>. Evidentemente questa, da un punto di vista religioso, è una definizione ossimorica, se non del tutto blasfema ed ha provocato la reazione scomposta dell’arcivescovo. Qualche suo collega è intervenuto per stemperare i toni? Tutt’altro. Il 4 gennaio 2010 la Conferenza episcopale spagnola ha rincarato la dose ufficializzando la propria posizione al riguardo: nessun vescovo dovrà dare la comunione, nella propria diocesi «<em>a chi, pubblicamente, abbia dato il proprio appoggio o il proprio voto a una legge che non protegga in forma adeguata il diritto alla vita di coloro che stanno per nascere</em>». È sia, ciò è loro facoltà.</p>
<p>Queste, d’altra parte, sono le povere armi rimaste nelle mani del clero nella ex-cattolicissima Spagna di Zapatero, dove i suoi ministri non si lasciano sfuggire l’occasione di chiarire cosa competa ai preti e cosa ai politici. Quando il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza episcopale, definì l’aborto un «crimine», prontamente il ministro per le Pari Opportunità, Bibiana Aido, precisò che «<em>alla Chiesa compete dire semmai che l’aborto è peccato, non che è un delitto. E al governo spetta elaborare leggi che riguardano tutti i cittadini, nel rispetto di tutte le posizioni</em>». Come italiana, non posso nascondere una certa invidia.</p>
<p>Ma torniamo alle parole dell’arcivescovo di Granada e lasciamo che l’orrore ci penetri nel profondo. Egli non si limita allo spropositato paragone di quello che avvenne sotto <strong>Hitler</strong> e <strong>Stalin</strong> (genocidi, deportazioni e stermini di massa con motivazioni razziali e politiche) con quanto questa legge, a parer suo, permetterà che avvenga nella contemporanea e democratica Spagna; egli afferma che quei crimini, cioè quelli ideologici, sistematici e praticati in massa su milioni di individui, siano meno ripugnanti di un’interruzione di gravidanza voluta da una donna che, evidentemente, non può o non vuole, per motivi suoi e insindacabili, portare avanti una gestazione nel suo proprio corpo.</p>
<p>Di più, egli sostiene che la donna che abortisce «<em><strong>dà al maschio l’assoluta licenza di abusare del suo corpo</strong></em>», perché la tragedia la sopporta lei. Cosa esattamente intenda il vescovo con questa motivazione è francamente lontano dal comprensibile e, per altro, davvero poco rilevante. Di rilevante, nella sua orazione, c’è ben altro. E non si obietti che un passo estrapolato dal suo contesto è facilmente soggetto a fraintendimenti: l’omelia è leggibile per intero sul sito della <a href="http://diocesisgranada.files.wordpress.com/2009/12/homiliacatedral20diciembre20092.pdf" target="_blank">diocesi di Granada</a>. Chiunque può verificarne personalmente il contenuto.</p>
<p>Le tinte fosche da Millenarismo post litteram con cui si apre sembrano tratte di peso dall’età medievale: nella mente di questo prelato nulla è cambiato, da allora. Perché la verità è che le religioni non cambiano. Sono le società attorno ad esse che cambiano, si evolvono e progrediscono sulla via della civiltà; e ciò non avviene certo grazie alle religioni: semmai, non ostante esse. Immaginate cosa accadrebbe se le parole dei sacerdoti avessero ancora forza di legge.</p>
<p>Immaginate cosa accadrebbe se dei religiosi potessero informare delle loro convinzioni le norme della convivenza civile. Lo stupro, ad esempio, potrebbe essere depenalizzato. Assurde fantasie? Purtroppo no. È ciò che accade oggi in Paesi non molto lontano da qui, almeno in termini geografici. In <strong>Afghanistan</strong>, dove la pretesa, claudicante «democrazia» deve scendere continuamente a patti con la religione nelle sue più diverse forme e tradizioni, il presidente Karzai, ha firmato una legge che modifica il diritto di famiglia sciita e, di fatto, <strong>legalizza lo stupro della moglie da parte del marito</strong>.</p>
<p>Come non vedere le somiglianze? La donna non è persona, è corpo, e questo corpo appartiene al marito, o alla società, o a dio. A tutti, fuorché a essa stessa.<br />
È la società civile che impone alle religioni di progredire sulla strada del rispetto e del riconoscimento reciproco, non il contrario.</p>
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