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	<title>Cronache Laiche &#187; gruppo socialista</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>D’Alema non sarà ministro degli esteri dell’Unione europea</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconidalema-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La britannica Catherine Ashton sarà Mr, anzi Mrs Pesc, il ministro degli esteri europeo; il belga Herman Van Rompuy sarà il prossimo Presidente dell’Assemblea di Strasburgo. Questa la decisione degli otto capi di governo socialisti che si sono incontrati ieri sera. Salta quindi per l’Italia la candidatura di Massimo D’Alema agli esteri. Ma probabilmente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1064" title="berlusconidalema" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/berlusconidalema.jpg" alt="berlusconidalema" width="311" height="228" />La britannica <strong>Catherine Ashton</strong> sarà Mr, anzi Mrs <em>Pesc</em>, il ministro degli esteri europeo; il belga Herman Van Rompuy sarà il prossimo Presidente dell’Assemblea di Strasburgo. Questa la decisione degli otto capi di governo socialisti che si sono incontrati ieri sera. <strong>Salta quindi per l’Italia la candidatura di Massimo D’Alema agli esteri</strong>.</p>
<p>Ma probabilmente la questione D’Alema va vista, per così dire, <em>di taglio</em>, da un’angolazione particolare. Infatti, se consideriamo la qualità della candidatura in sé e per sé, probabilmente era fra le migliori, se non la migliore in assoluto insieme a quella di Blair alla presidenza del parlamento europeo. E questo sia per il curriculum sia per il notevole appeal politico che Massimo D’Alema vanta anche a livello internazionale.</p>
<p>Tuttavia, per l’appunto, sono stati probabilmente altri elementi, di contorno, ad indebolirla e, alla fine, a renderla non praticabile.</p>
<p>Il primo, inconfessato ma evidente, è la scarsa propensione dei maggiori paesi europei a proporre a ministro degli esteri dell’Unione una personalità forte che facesse da ombra o che addirittura annichilisse la rappresentatività internazionale delle singole nazioni, espressa coi propri primi ministri o coi relativi ministri degli esteri. Anche indipendentemente dall’indicazione di un gruppo politico (come quello socialista) la questione va considerata, a nostro avviso, in questa ottica “trasversale”, tesa comunque ad evidenziare una personalità di secondo piano. Non a caso, infatti, anche la candidatura di <strong>Tony Blair</strong> a Presidente del Parlamento europeo, è stata cassata: la logica è la medesima.</p>
<p>La seconda ragione, se vogliamo più intrinseca e ancora meno confessabile – ma non per questo meno importante –  è che ad appoggiare esplicitamente, e con forza, la candidatura di D’Alema, è stato il Presidente del Consiglio <strong>Berlusconi</strong>, che si è speso in prima persona. Più che una candidatura italiana, questa è stata vista come una forzatura, evidentemente anche di natura opportunistica, che Mr. Berlusconi voleva imporre agli altri partner europei con lo scopo di sistemare altre sue questioni interne. In quest’ottica, non è peregrino rammentare come al nostro Presidente del Consiglio da un po’ di tempo, a livello internazionale, non ne vada bene una: prima ci aveva provato (a giugno) con l’integralista cattolico <strong>Mario Mauro</strong> (sempre per il seggio di Presidente del Parlamento; ora ci ha provato col <em>comunista</em> D’Alema agli esteri. Naturalmente dopo averne sistematicamente dette di tutti i colori, negli ultimi quindici anni, ai postcomunisti stessi.</p>
<p>Se ragionassimo in punta di penna, con l’eleganza giornalistica tipica di un Feltri, potremmo anche dire che Berlusconi, ogni volta che interviene, <em>porta male</em>. Ma la realtà, facezie a parte, è molto più seria e delicata: il nostro Paese, a causa del proprio Presidente del Consiglio, è arrivato a un preoccupante livello di isolamento nel contesto internazionale. Un isolamento gravissimo, che lo porta fuori dagli ambiti decisionali che contano. E non serve a nulla, per Berlusconi, inventarsi viaggi improbabili e confusi in Russia, o strette di mano con Gheddafi o col leader croato di turno. La realtà è che siamo fuori dai livelli decisionali, con tutto ciò che questo comporta.</p>
<p>Alla fine a rappresentare l’Europa, comunque, non ci sarà un italiano. Ma il problema vero è che con questo governo, e soprattutto con questo Presidente del Consiglio, chissà per ancora quanto tempo dovremo scontare gli effetti di questa regressione forte del prestigio italiano sul piano internazionale, recuperata progressivamente e non senza grandi difficoltà, negli ultimi decenni.</p>
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