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	<title>Cronache Laiche &#187; educazione sessuale</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Auguri mamme italiane, ma sbrigatevela da voi!</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 19:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/05/auguri-mamme-italiane-ma-sbrigatevela-da-voi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Come ogni anno da 12 anni, alla vigilia della festa della mamma, Save the Children ha pubblicato il rapporto sulle condizioni della maternità e dei bambini del mondo, il Mothers’ Index 2011, e veniamo così a sapere che il paese del Family Day è scivolato dal 17° posto al 21°.

Lo studio analizza un totale di 164 paesi e prende in considerazione sia i fattori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-21304" title="pregnant" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/pregnant.jpg" alt="" width="225" height="225" /></a>Come ogni anno da 12 anni, alla vigilia della festa della mamma, <em>Save the Children</em> ha pubblicato il rapporto sulle condizioni della maternità e dei bambini del mondo, il <a href="http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img144_b.pdf"><em>Mothers’ Index 2011</em></a>, e veniamo così a sapere che il paese del <strong>Family Day</strong> è scivolato dal 17° posto al 21°.</p>
<p>Lo studio analizza un totale di 164 paesi e prende in considerazione sia i fattori che determinano lo <strong>stato di salute generale della donna</strong> (assistenza sanitaria, tutela della maternità, educazione scolastica, opportunità economiche, partecipazione politica), sia i fattori specifici relativi alla <strong>salute dell’infanzia</strong> (mortalità, accesso alle cure, all’istruzione e, persino, all’acqua potabile, un lusso in molti luoghi del mondo).</p>
<p>I paesi analizzati sono raccolti in tre sezioni: <strong>paesi sviluppati</strong> (per un totale di 43), <strong>paesi in via di sviluppo </strong>(79) e <strong>paesi sottosviluppati </strong>(42). Coraggio, quindi, comunque siamo ancora nel primo gruppo, alla cui testa c’è l’immancabile paese scandinavo – questa volta la <strong>Norvegia</strong>. Seconde, a pari merito, <strong>Australia e Islanda</strong>, seguite da <strong>Svezia</strong>, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Nuova Zelanda</strong>, <strong>Finlandia</strong>, <strong>Belgio</strong>, <strong>Olanda</strong> e <strong>Francia</strong>. Queste le <em>top ten</em>. Per arrivare a leggere il nome Italia, bisogna scorrere praticamente l’intera Europa, ossia Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo, Svizzera, Irlanda, Slovenia, Estonia, Grecia e, fuori dal coro, Canada. Eccoci, finalmente: <strong>Italia</strong>.  Seguono Ungheria, Lituania, Repubblica Ceca, Lettonia, etc. Nota dolente: ultimo dell’ultimo gruppo è l’Afghanistan – evidentemente non ancora beneficato dall’esportazione in corso della democrazia.</p>
<p>Rimanendo sui dati italiani, notiamo che alcuni di essi dovrebbero apparire sconcertanti ma, a giudicare dall’infimo risalto che i media<a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/mamma-lavoro-figli2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-21307" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="mamma lavoro figli" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/05/mamma-lavoro-figli2.jpg" alt="" width="221" height="240" /></a> gli hanno dato, così evidentemente non è. <strong>Raffaela Milano</strong>, responsabile dei programmi Italia-Europa di <em>Save the Children</em>, spiega infatti che:«<em>L’Italia quest’anno non è nel gruppo di testa e neanche più nella seconda fila</em> (N.d.R. prima e seconda decina)<em>, perché dal 17esimo posto è scesa al 21esimo. La discesa di qualche posizione non è confortante perché riguarda soprattutto i parametri relativi alla <strong>condizione della donna</strong> e al suo <strong>ruolo e riconoscimento sociale</strong>. Risulta per esempio in flessione la percentuale delle<strong> donne sedute in parlamento (20%) </strong>a fronte di percentuali più alte in paesi come lo stesso <strong>Afganistan (28%)</strong>, Burundi (36%), Mozambico (39%). Stabili appaiono altri indicatori, come quello s<strong>ull’utilizzo della contraccezione</strong>, che coinvolge il 41% delle donne italiane.<strong> </strong>Una percentuale<strong> inferiore </strong>a quella di paesi come<strong> Botswana </strong>(42%)<strong> Zimbabwe</strong> (58%), o ancora<strong> Egitto (58%) </strong>e<strong> Tunisia (52%)</strong>, e molto distante<strong> </strong>dall’<strong>82% della Norvegia</strong></em>».</p>
<p>Possibile che il paese dove tutti, da nord a sud, esclamano da mane a sera «mammamia!» (l&#8217;espressione italiana forse più nota al mondo), il paese dei “mammoni” e quello che ha dato origine alla canzone dedicata alla mamma più nota in assoluto (<em>Mamma son tanto felice</em>), sia lo stesso paese che poi tanto trascura le mamme? In realtà, ciò che emerge cristallino dai dati di Save the Children, era emerso altrettanto cristallino da quelli del rapporto sul <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/10/impari-opportunita-e-miopia-italiana/">World Gender Gap </a>(disparità di genere nel mondo) del World Economical Forum, in cui l&#8217;Italia si piazzava al 74° posto: in Italia ad essere trascurata <strong>è la donna in quanto tale</strong> e, solo di conseguenza, le madri, perché sono le donne a diventare madri.</p>
<p>Questo è un paese ancora profondamente maschio-centrico, e l’allegra difesa della famiglia, combattuta a colpi di <strong>Family Day in funzione omofobica</strong>, è una palese presa per i fondelli ai danni di tutti i genitori, madri, padri (e figli) compresi.  Lo stato sociale diretto alle famiglie non ha mai brillato in Italia, ma questo governo è arrivato a identificare dichiaratamente la <strong>difesa della famiglia</strong> con la <strong>difesa della sacralità del matrimonio e della vita dell’embrione</strong>, anziché con una offerta di servizi, agevolazioni concrete, sostegno allo studio, accesso al lavoro e alla vita politica delle donne, etc. Qualche esempio? Lo <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/12/la-legge-194-e-in-pericolo-mobilitiamoci/"><strong>smantellamento dei consultori</strong> </a>proposto alla regione Lazio dall’ultracattolica Olimpia Tarzia o la proposta, depositata solo una settimana fa in Parlamento dalla senatrice PdL Ada Spadoni Urbani per <strong>estendere l’obiezione di coscienza ai farmacisti</strong>, in modo che questi ultimi – che di fatto già obiettano seguendo l’invito a violare la legge espressamente rivolto loro dal pontefice –  non rischino più di beccarsi neanche una denuncia per interruzione di pubblico servizio.</p>
<p>In un paese dove l’utilizzo dell’anticoncezionale si attesta al 41%, questo è certamente un provvedimento utile. <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/educazione-sessuale-nelle-scuole-perche-si/">Educazione sessuale a scuola</a>? Non scherziamo, non sia mai che i ragazzi, specie al sud, dove è maggiore la concentrazione di ragazzine-madri adolescenti (il 71% del totale), sappiano che è possibile continuare a fare quello che fanno <strong>in maniera protetta</strong>, senza rovinare la propria vita e quella del nascituro. Piuttosto, è certamente più educativo un presidente del Consiglio che &#8220;brevetta&#8221; sull&#8217;intero web la barzelletta della &#8220;mela al sapore di fica&#8221; (video <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nPedkwV3OtQ">qui</a>).</p>
<p>Tant’è, siamo un paese profondamente ipocrita e intriso del più bieco filo-clericalismo, e i dati del <em>Mothers’ Index 2011</em> non sorprendono nessuno, come non sorpresero quelli del World Economical Forum. Ormai ci appare scontato che in ogni classifica che conteggi il benessere, l’equità e l’avanzamento sociali in Europa noi dobbiamo essere ultimi o giù di lì. Sarà che così vuole il cielo (sopra al Vaticano).</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Alessandra Maiorino</em></span></strong></p>
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		<title>Religione cattolica, preservativi e paradossi italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 05:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/03/religione-cattolica-preservativi-e-paradossi-italiani/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/03/educazione-sessuale-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Certamente è giusto esprimere solidarietà al professor Petrucci per aver dimostrato autonomia e libertà di coscienza nel liceo scientifico Keplero di Roma col suo assenso all’introduzione del distributore di preservativi nella scuola nell’ambito di un progetto di educazione sessuale. E anche apprezzamento per il suo coraggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/03/educazione-sessuale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-19152" title="educazione sessuale" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/03/educazione-sessuale.jpg" alt="" width="255" height="251" /></a>Certamente è giusto esprimere solidarietà al professor Petrucci per aver dimostrato autonomia e libertà di coscienza nel liceo scientifico Keplero di Roma col suo assenso all’introduzione del <strong>distributore di preservativi</strong> nella scuola nell’ambito di un progetto di <strong>educazione sessuale</strong>. E anche apprezzamento per il suo coraggio. Nella sua condizione, infatti, di autentico “coraggio” si è trattato, poiché l’espressione di un proprio legittimo convincimento <strong>gli è costato il posto di lavoro</strong> nel presente anno scolastico.</p>
<p>Ma proprio questo “coraggio” ci spinge a riflessioni che vanno oltre la solidarietà e  l’apprezzamento.</p>
<p>Il professor Petrucci è infatti docente di <strong>religione cattolica</strong> e come tale il suo insegnamento dipende in primis da quell’idoneità concessa <strong>unilateralmente dal Vicariato</strong>, nei confronti della quale <strong>nulla può l’amministrazione scolastica</strong>. In virtù del regime concordatario lo Stato italiano “paga” e “la scuola nomina” i docenti di religiona cattolica su una rosa di nominativi forniti dal Vicariato (al di fuori dei vincitori del Concorso in seguito introdotto, ai quali, comunque il Vicariato concede l’idoneità per poter  concorrere ).</p>
<p>Su tale concessione la competenza dell’autorità religiosa è<em> </em><strong>insindacabile</strong>.Il docente di religione cattolica non gode pertanto della libertà d’insegnamento di cui godono tutti i docenti della Repubblica in base all’Art.33 della Costituzione. Vi ha rinunciato  nel momento in cui si è sottoposto a un’autorità esterna allo Stato italiano. Per questo è insensata la norma che definisce la “ parità” di diritti e doveri con gli altri docenti. Diverse sono infatti le condizioni.</p>
<p>Il docente di religione cattolica è presente nella scuola  in ragione di un  insegnamento <em>confessionale </em>e non <em>culturale</em>.</p>
<p>Lo dimostra una volta di più il  trattamento subito dal professor Petrucci da parte dell’autorità religiosa, la quale ha stabilito di rimuoverlo dall’incarico a causa di una  scelta ritenuta nociva, a giudizio della medesima autorità, alla formazione di alunni/e.</p>
<p>Non si tratta quindi di autentica discriminazione, ma del richiamo delle gerarchie cattoliche alla specifica funzione del ruolo al docente assegnato.</p>
<p>La vicenda del prof. Petrucci deve pertanto indurre non tanto a chiedere all’amministrazione scolastica il suo reintegro nel posto di lavoro – le cui condizioni, lo ribadiamo, dipendono dal Vicariato –, o a invocare un insegnamento della religione cattolica più aperto alle istanze dei giovani; questa vicenda deve indurre ancora una volta a riflettere sull’<strong>incompatibilità pratica di un insegnamento confessionale all’interno della scuola pubblica</strong>, i cui gli insegnanti devono essere tutti fruitori nelle medesime condizioni e della medesima libertà di insegnamento.</p>
<p><em><strong>(*) <a href="http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/">Comitato Nazionale Scuola e Costituzione</a></strong><br />
</em></p>
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		<title>Il papa vede giusto: l&#8217;educazione sessuale minaccia la fede</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/01/il-papa-vede-giusto-leducazione-sessuale-minaccia-la-fede/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/papa-educazione-sessuale-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>“Non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/papa-educazione-sessuale.jpg"><img class="size-full wp-image-17033 alignleft" title="papa-educazione-sessuale" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/papa-educazione-sessuale.jpg" alt="" width="279" height="180" /></a>“<em>Non posso passare sotto silenzio un&#8217;altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un&#8217;antropologia contraria alla fede e alla retta ragione</em>&#8221; (Joseph Ratzinger, Udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 10 gennaio 2011).</p>
<p>Per una volta siamo d’accordo con il papa. Prima che qualcuno si stupisca che da queste pagine esca un plauso per la sua affermazione, è bene chiarire cosa Ratzinger intenda con ‘<strong>libertà religiosa’</strong>. Invocata in quest’ultimo periodo ad ogni occasione, per il papa la libertà religiosa non è altro che il dovere dell’uomo di credere in dio. Se così non fosse, non si spiega come mai uno dei più efferati nemici della libertà religiosa, come <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/01/moschee-e-liberta-religiosa-due-pesi-e-due-misure/" target="_blank">Ratzinger stesso ha affermato</a>, sia la laicità &#8211; anzi il <strong>laicismo</strong>, con accezione dispregiativa – che, invece, garantisce a ognuno la libertà di coscienza. Lo stesso dicasi per ‘<strong>retta ragione’</strong>, che ovviamente è la ‘ragione’ cattolica (che poi l&#8217;accostamento tra i due termini generi un paradosso è un&#8217;altra questione).</p>
<p>Operando quindi la giusta traduzione, ne viene fuori che <strong>l’educazione sessuale e quella civile sono un pericolo per la fede.</strong> Come dar torto al papa? Le persone informate e consapevoli non possono più credere nelle favole sessuali che il cattolicesimo propina. La sessualità responsabile e protetta, frutto di adeguata informazione scientifica, è fonte di gioia, non di dolore. Non lede alcun principio etico né morale (tranne i precetti cattolici, naturalmente), non produce situazioni di forte disagio come la nascita di un figlio non voluto, l’aborto, l’Aids, o altre malattie sessualmente trasmissibili che, seppure meno gravi, minacciano la fertilità delle nuove generazioni.</p>
<p>E ora che (anche) il papa è arrivato a questa innegabile verità, qual è la sua proposta? La pianterà di pretendere che i cattolici mortifichino i loro naturali desideri di esseri umani o chiederà a qualche amico ‘fedele’ di proporre in Parlamento (quello italiano, il resto dell’Europa neanche lo ascolterebbe) un disegno di legge <strong>preventivo</strong> per vietare l’educazione sessuale agli adolescenti?</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></p>
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		<title>Formigoni e l’aborto, prove tecniche di propaganda (della fede)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 14:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/06/formigoni-e-l%e2%80%99aborto-prove-tecniche-di-propaganda-della-fede/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/formigoni-233x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La Regione Lombardia verserà 250 euro al mese per 18 mesi alle donne che, avendo scelto di abortire per motivi economici, rinunceranno ad interrompere la gravidanza. Così commenta il governatore lombardo, Roberto Formigoni, l’iniziativa: "Vogliamo aiutare la famiglia, la maternità e la natalità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7035" title="formigoni" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/06/formigoni-233x300.jpg" alt="formigoni" width="215" height="276" />La Regione Lombardia verserà 250 euro al mese per 18 mesi alle donne che, avendo scelto di abortire per motivi economici, rinunceranno ad interrompere la gravidanza. Così commenta il governatore lombardo, <strong><a href="http://www.unita.it/news/italia/99417/lombardia_bonus_di_euro_per_non_abortire">Roberto Formigoni</a></strong>, l’iniziativa: &#8220;<em>Vogliamo aiutare la famiglia, la maternità e la natalità rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta <strong>a favore della vita</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Due le reazioni più frequenti che serpeggiano sulla rete e sui social network. La prima: 250 euro al mese per 18 mesi non risolvono il problema economico del mantenimento di un figlio; la seconda: meglio 250 euro al mese che niente.</p>
<p>Prese così, non si può dar torto ad alcuna delle due: se da una parte questa cifra non risolve un problema, di certo non si può escludere che, seppur per un periodo limitato, possa aiutare una famiglia. Ma questo solo se si vuole rimanere sulla superficie di questo provvedimento.</p>
<p>Andando in profondità, invece, le riflessioni sono altre.</p>
<p>Non c’è dubbio sul fatto che investire sulla diminuzione del numero annuo di aborti sarebbe solo un segno di civiltà: minore sofferenza fisica e psicologica per le donne, minori spese per il sistema sanitario nazionale. La domanda corretta da porsi, a parte questi stucchevoli inni alla vita in salsa popolar-cattolica è: <strong>su quali fronti investire? </strong>Quali sono le azioni da intraprendere per prevenire l’interruzione di una gravidanza che, non dimentichiamolo, per una donna è solo l’<em>extrema ratio</em>? <strong> Sul fronte sociale</strong>, la diffusione di informazioni per un corretto approccio alla sessualità a partire dalle fasce di popolazione più giovani; l’informazione sui metodi contraccettivi; la diffusione a basso costo dei preservativi, il mezzo più semplice di prevenzione (e non solo delle gravidanze); la disponibilità immediata della contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo). <strong>Sul fronte economico</strong>, l’istituzione di servizi (asili nido e scuole primarie a tempo pieno, tanto per fare un esempio) e l’ausilio da parte dello Stato per gli studi di ogni ordine e grado. Questa la teoria, per altro recepita da molti Paesi europei. Basti guardare alla <strong><a href="../2010/03/la-spagna-dei-diritti-civili-dice-si-all%E2%80%99aborto-litalia-e-sempre-piu-indietro/">Spagna</a></strong>, che ha modificato la sua legislazione su aborto e contraccezione di emergenza proprio pochi mesi fa per arginare il dilagare di aborti tra le giovanissime. O ai <strong>Paesi del nord Europa</strong>, che fanno del sostegno alla maternità un punto centrale delle politiche sociali.</p>
<p>In <strong>Italia</strong>, invece, queste semplici ed efficaci teorie vengono annegate dagli ostracismi di stampo religioso (che diventa politico). Nessuno spazio per l’educazione sessuale nelle scuole; scarsa diffusione di informazioni; nessun investimento statale in campagne di prevenzione della gravidanza e delle malattie sessualmente trasmissibili; contraccezione di emergenza subordinata a iter complicati e per di più  osteggiati da un discreto esercito di medici e farmacisti obiettori; nessuna garanzia di accesso agli asili nido e alla scuola materna; ingenti tagli, dal prossimo anno scolastico, al tempo pieno nella scuola primaria di primo grado; nessun sostegno statale per gli studi dalla scuola primaria all’università.</p>
<p>E torniamo a Formigoni e al suo provvedimento. Come abbiamo visto, il punto non è convincere una donna a non abortire, quanto <strong>prevenire una gravidanza che non desidera</strong>, a maggior ragione se poi non può materialmente permettersela. Il governatore ha dichiarato: “<em>Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche</em>”, dando così un’interpretazione del problema che è tutto tranne che corretta: nessuna donna sana di mente deciderebbe coscientemente di fare un figlio per poi ripiegare dopo qualche settimana sull’aborto perché non ha i mezzi per mantenerlo.</p>
<p>E&#8217; chiaro, a questo punto, che le dichiarazioni del governatore ciellino debbano essere chiamate con il loro nome: <strong>propaganda</strong>. Formigoni sembra ignorare che <strong>avere un figlio è una cosa seria</strong>, una responsabilità morale ed economica che in Italia dura anche per 25 o 30 anni.</p>
<p>Non è noto, al momento, il minimo reddito affinché alle ‘rinunciatarie’ venga elargito il bonus, ma c’è da scommettere che un numero imprecisato di donne si metteranno in lista per abortire e poi ritratteranno, andando a ingrossare le file delle ‘pentite’ sulle quali Formigoni si gioca la faccia e il consenso.</p>
<p>In ogni caso, la Regione Lombardia ha già stanziato per questo progetto una prima tranche di <strong>cinque milioni di euro</strong>. Quanta prevenzione si sarebbe potuta fare con questa cifra coinvolgendo direttamente i consultori e le scuole su programmi di formazione sui metodi contraccettivi e la sessualità responsabile?</p>
<p>Evidentemente il punto, per Formigoni, non è la prevenzione, che porterebbe indiscutibili vantaggi sociali ed economici per tutti, ma l’investimento sulla ‘<strong>vita a tutti i costi</strong>’ come da precetto cattolico. E i ‘costi’ sono presto detti: uno specchietto per le allodole di <strong>4500 euro complessivi</strong> che non garantirà né amore né futuro al nuovo nato. Nessun progetto sociale, quindi, ma un tributo morale ai preziosi amici d’Oltretevere con i soldi di tutti i cittadini lombardi.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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		<title>Educazione sessuale nelle scuole, perché sì</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/educazione-sessuale-nelle-scuole-perche-si/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/preservativi-300x224.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>L’installazione di distributori automatici di preservativi in due scuole italiane, il liceo Keplero di Roma e il liceo Garibaldi di Palermo, ha suscitato un vespaio di polemiche di sapore ottocentesco.

Le iniziative, volte a incentivare l’uso del profilattico tra gli adolescenti che, vuoi per vergogna, vuoi per i prezzi proibitivi, difficilmente ricorrono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5637" title="preservativi" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/preservativi-300x224.jpg" alt="preservativi" width="300" height="224" />L’installazione di distributori automatici di preservativi in due scuole italiane, il <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/03/a-roma-il-primo-distributore-%e2%80%98scolastico%e2%80%99-di-profilattici/" target="_blank">liceo Keplero di Roma</a> e il <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/condom-nelle-scuole-un-doveroso-atto-di-coerenza/" target="_blank">liceo Garibaldi di Palermo</a>, ha suscitato un vespaio di polemiche di sapore ottocentesco.</p>
<p>Le iniziative, volte a incentivare l’uso del profilattico tra gli adolescenti che, vuoi per vergogna, vuoi per i prezzi proibitivi, difficilmente ricorrono all’acquisto in farmacia o nei supermercati, hanno scatenato i più disparati cori di disapprovazione. Chi dice che la scuola non deve entrare in dinamiche educative che spettano unicamente alle famiglie, chi parla di ‘banalizzazione’ della sessualità, chi, come l’illuminato preside del liceo romano Montale, Francesco Girgenti, ha addirittura commentato<em> &#8220;Mi vergognerei a guardare in faccia mamme e studentesse: bisogna educare i ragazzi alla virtù e al rispetto di sé e <strong>non incentivarli ai vizi</strong></em>” dando prova, oltre che di limitate vedute, anche di retaggi culturali che si speravano ormai superati, secondo i quali il sesso per una metà del cielo è solo una vergogna.</p>
<p>D’altronde non possiamo dimenticare che il maggiore condizionamento culturale, fonte di un netto ritardo su questi temi rispetto al resto dell’Europa, è il <strong>retaggio cattolico del peccato</strong>. Il sesso è qualcosa di sporco e spregevole, e va ‘praticato’ solo ai fini riproduttivi. Sul preservativo, poi, basti pensare alla <em>lectio magistralis</em> del Papa che ha affermato di fronte ai popoli africani decimati dalla piaga dell’Aids – evitando per un pelo la denuncia per crimine contro l’umanità – che <strong>i preservativi non servono perché <em>&#8220;anzi, aumentano i problemi</em>&#8220;</strong>.</p>
<p>Insomma, si continuano a fare investimenti &#8216;morali&#8217; piuttosto che scientifici, e a pagarne le spese è la salute degli adolescenti, la categoria più a rischio non solo per le gravidanze indesiderate, ma per la trasmissione sessuale di malattie che ne compromettono la salute e la futura fertilità.</p>
<p>I dati dell&#8217;<a href="www.medinews.it/bin/02_-_confronto_italia_europa_ecc.doc" target="_blank">indagine TNS Healtcare 2009</a> effettuata su un campione di ragazzi tra i 15 e i 21 anni di 14 paesi, parlano chiaro: l’<strong>Italia è ultima in classifica, insieme alla Turchia, in materia di informazione sulla contraccezione</strong>.</p>
<p>Il 27% degli adolescenti dichiara di non utilizzare alcun metodo contraccettivo, e la percentuale sale al 35% fra le sole ragazze. Inoltre, mentre i ragazzi dell’Europa civilizzata hanno ben chiara la condivisione della responsabilità della contraccezione tra i partner, da noi solo 67% sposa questa tesi. Per gli altri vale il principio dello scaricabarile: tocca a lui/tocca a lei. Con il risultato che, magari, non provveda alcuno dei due.</p>
<p>Aggiungiamo, tanto per aggravare la situazione, che  il primo rapporto sessuale non è protetto per una ragazza su tre e solo il 50% di esse usa metodi anticoncezionali sicuri, secondo quanto riportato da un’indagine della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia) del 2008.</p>
<p>I rischi, in tutto ciò, non sono solo legati alle gravidanze indesiderate (10mila parti l’anno tra le ragazze under 20) o al contagio da Hiv, ma anche a tutte le malattie sessualmente trasmissibili, molto più pericolose di quanto non si pensi: “<em>In media la prima volta in Italia è a 16 anni, ma c’è chi inizia a scoprire il sesso anche a 12-13. Inoltre le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento, specie fra i giovanissimi. Nel nostro Paese si verificano 1 milione 200 mila uretriti l’anno, infezioni come la gonorrea sono in crescita anche fra gli adolescenti, e il papillomavirus, insieme a clamidia e micoplasma, minaccia la salute di ragazzi e ragazze. I rapporti non protetti sono inoltre un rischio anche per la fertilitá futura</em>”, dice Vincenzo Gentile, presidente della <em>Sia </em>(Societá italiana di andrologia).</p>
<p>A fronte di tutto ciò, sembrerebbe proprio la scuola il luogo più adatto per una corretta educazione sessuale degli adolescenti. Delegarla alle famiglie diventa sempre più una scelta suicida, vista la variabilità dei livelli sociali e culturali e i forti condizionamenti religiosi che, laddove presenti, inducono i genitori a proiettare sui figli il rispetto a priori dei loro stessi canoni morali. Che poi vengano puntualmente disattesi all’insaputa degli stessi genitori, è un altro paio di maniche. L’apparenza, almeno, è salva.</p>
<p>Il pregiudizio secondo il quale informare i ragazzi su questi temi, o fornire loro la possibilità di proteggersi, significhi invitarli alla pratica e alla sperimentazione è ancora duro a morire nonostante l’evidente illogicità. Il silenzio non salva la salute e, soprattutto, non incentiva l’adolescente a scelte corrette e responsabili in materia di sessualità.</p>
<p>Eppure, nonostante i dati siano sotto gli occhi di tutti e, si spera, soprattutto di chi è delegato a legiferare in campo educativo, la scuola continua, nelle sue innumerevoli riforme, ad ignorare il problema come se il silenzio fosse sufficiente a negarne l’esistenza, in pieno stile <strong>&#8216;vizi privati, pubbliche virtù</strong>&#8216;.</p>
<p>Che poi sia la stessa società ad addossarsi i costi sanitari e sociali derivanti dalle gravidanze indesiderate o dalla proliferazione di malattie sessualmente trasmissibili, non è e non è mai stato da noi un sufficiente stimolo per abbattere il muro del pregiudizio e affrontare il problema con gli occhi della scienza piuttosto che di una presunta morale sempre più lontana dalla vita e dalle esigenze delle nuove generazioni.</p>
<p>Se nei Paesi più civili si corre al riparo istituendo, come in <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/11/gravidanze-tra-le-minorenni-leuropa-si-mobilita-e-litalia/" target="_blank">Inghilterra</a>, corsi obbligatori di educazione sessuale nelle scuole o, come in Spagna, fornendo alle ragazze al di sopra di 16 anni l’accesso senza ricetta medica alla pillola del giorno dopo, le scelte italiote in questo campo vanno nella direzione opposta: ostruzionismo all’aborto farmacologico, riconoscimento giuridico dell’<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/04/obiezione-di-coscienza-per-i-farmacisti-il-pdl-presenta-un-disegno-di-legge/" target="_blank">obiezione di coscienza per i farmacisti</a> per la vendita dei contraccettivi di emergenza e, ciliegina sulla torta, il desiderio, mai nascosto dal nostro ministro dell’Istruzione, di far diventare curriculare l’ora di religione. Forse la Gelmini intende risolvere il problema sessualità proprio in quella sede: astenetevi perché è peccato. Parola del Signore.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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		<title>Condom nelle scuole: un doveroso atto di coerenza</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 15:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilaria garosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/04/condom-nelle-scuole-un-doveroso-atto-di-coerenza/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/condom_sexed-300x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Di educazione sessuale nelle scuole si sente molto parlare ma quali sono state le effettive misure fino a questo momento? Vaste sono le iniziative poste all’attenzione dei giovani, a partire dall’aborto, sul quale sono concentrate la stragrande maggioranza delle forze, fino alle imbarazzate informazioni sui metodi anticoncezionali, seppure essi siano alla base della problematica sull’interruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5018" title="condom_sexed" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/04/condom_sexed-300x300.jpg" alt="condom_sexed" width="300" height="300" />Di educazione sessuale nelle scuole si sente molto parlare ma quali sono state le effettive misure fino a questo momento? Vaste sono le iniziative poste all’attenzione dei giovani, a partire dall’<strong>aborto</strong>, sul quale sono concentrate la stragrande maggioranza delle forze, fino alle imbarazzate informazioni sui <strong>metodi anticoncezionali,</strong> seppure essi siano alla base della problematica sull’interruzione volontaria di gravidanza.</p>
<p>Il dilagante<em> spirito pudico</em>, quello che spesso si concreta sulla bocca della gente attraverso il noto “<em>non sta bene che…</em>”, ha fatto sì che tra teoria e pratica venisse a mancare una linea di giunzione. In un simile contesto degno di nota si rileva il coraggioso atto di coerenza posto in essere dal<a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/04/14/news/la_svolta_del_liceo_garibaldi_profilattici_nel_distributore-3349404/" target="_blank"><strong> liceo Garibaldi</strong></a> di Palermo che, a seguito di un ciclo di incontri sul tema “<strong>sessualità</strong>”, ha deciso di installare, senza non pochi problemi, dei <strong>distributori automatici di preservativi</strong>. Le <em>macchinette</em>, per privacy, verranno installate nei bagni, dove gli studenti potranno finalmente acquistare i condom a prezzi “politici” ed in totale riservatezza.</p>
<p>La decisione, che segue il sentiero tracciato dal<a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/03/a-roma-il-primo-distributore-%E2%80%98scolastico%E2%80%99-di-profilattici/" target="_blank"> liceo Keplero</a> di Roma, si è da subito mostrata problematica. La maggiore preoccupazione, che ha destato subbuglio durante la seduta del consiglio di istituto, è legata alla possibilità che l&#8217;installazione dei distributori possa effettivamente spingere i giovani al concreto uso dei condom: patema alquanto vano. Al contrario, all’iniziativa va il merito di agire come semplice rimedio ad eventuali azioni che, senza un’adeguata informazione alla base, potrebbero portare a conseguenze indesiderate.</p>
<p><em>“Compito che dovrebbe spettare ad un genitore”</em> argomenta qualcuno, come la professoressa di latino che si domanda il perché debba essere proprio la scuola ad insegnare la sessualità agli studenti. Sulla questione si potrebbe ribattere menzionando l’attuale contesto sociale in cui lo sfuggente dialogo <em>genitori-figli</em> si rivela sempre più impacciato e, molto spesso, delegare ad esterni compiti così delicati giunge ad essere la soluzione più efficace. Il ruolo della scuola sarebbe nel complesso non sostitutivo ma complementare a quello dei genitori in quegli ambiti in cui<em> una parola è poca ma due non sono mai troppe</em>: la protezione dalle <strong>STD </strong>(<em>malattie sessualmente trasmissibili</em>) ne costituisce un valido esempio.</p>
<p>Mentre la situazione all’estero, come di sovente accade, può già essere definita all’avanguardia, le scuole italiane che ospitano distributori di condom al loro interno si contano sulle dita di una mano. Ci auspichiamo che la vicenda del Keplero, insieme alla <a href="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/2009/06/20/l%E2%80%99eterno-problema-del-preservativo/" target="_blank">decisione del consiglio provinciale di Roma</a> che nel giugno del 2009 permise l’installazione delle <em>macchinette </em>nelle scuole della provincia, faccia da apripista ad una tendenza destinata a non esaurirsi.</p>
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		<title>A Roma il primo distributore ‘scolastico’ di profilattici</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/03/a-roma-il-primo-distributore-%e2%80%98scolastico%e2%80%99-di-profilattici/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/preservativo-300x228-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il liceo scientifico di Roma Keplero ospiterà, a partire da venerdì 12 marzo, macchinette per la distribuzione automatica di profilattici. I distributori saranno installati nei bagni maschili e femminili e dispenseranno i preservativi a prezzi ‘studenteschi’: due euro per una confezione da tre, meno della metà del prezzo di farmacia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3735" title="preservativo-300x228" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/03/preservativo-300x228.jpg" alt="preservativo-300x228" width="300" height="228" />Il liceo scientifico di Roma Keplero ospiterà, a partire da venerdì 12 marzo, macchinette per la distribuzione automatica di profilattici. I <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_marzo_10/condom-liceo-roma-reazioni-1602629374209.shtml" target="_blank">distributori</a> saranno installati nei bagni maschili e femminili e dispenseranno i preservativi a prezzi ‘studenteschi’: <strong>due euro per una confezione da tre, meno della metà del prezzo di farmacia</strong>.</p>
<p>Parte così, nella prima scuola italiana, un’iniziativa che ha preso piede dalla mozione approvata nel giugno scorso dalla Provincia di Roma e sostenuta in tutta Italia dalla comunità di studenti ScuolaZoo.com. Ma è il Consiglio di Istituto del liceo che ha deciso autonomamente, e senza finanziamenti provinciali, di installare i distributori. Contemporaneamente alla installazione, è previsto un seminario tenuto dalla <em>Lega italiana per la lotta all’Aids</em> che illustrerà ai ragazzi i comportamenti sessualmente corretti per evitare il rischio di contagio.</p>
<p>Al di là del plauso degli studenti, contenti di risparmiare e di evitare l’imbarazzo dell’acquisto in farmacia, è importante sottolineare che questa iniziativa mette in prima linea la scuola nell’affrontare l’educazione dei ragazzi a una sessualità sicura e responsabile.</p>
<p>Ma, puntuale come solo quando si parla di sesso la Chiesa sa essere, arriva l’anatema cattolico per bocca del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, che conferma il suo “<em>No alla banalizzazione della sessualità</em>”, in linea con quanto già affermato nel giugno scorso, quando la Provincia di Roma approvò la delibera. Ma d’altronde, è bene ricordare che fu proprio Benedetto XVI a esortare i popoli africani, colpiti in maggior modo dalla diffusione dell’Aids, a non usare i preservativi “<em><strong>che, anzi, aumentano i problemi</strong></em>“. Cosa aspettarsi quindi da una istituzione, la Chiesa, che condanna apertamente a morte intere generazioni vietando loro di utilizzare l’unico mezzo ad oggi scientificamente riconosciuto per limitare la diffusione  del virus?</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E mentre la Chiesa parla di ‘<em>scorciatoie</em>’ e di ‘<em>seria preoccupazione delle famiglie cattoliche per l’educazione dei loro figli</em><strong>’, </strong>Vincenzo Gentile, presidente della <em>Sia </em>(Societá italiana di andrologia), sottolinea che il sesso senza protezione, soprattutto tra i giovanissimi, non è solo un problema di prevenzione dell’Aids o di rischio di gravidanze indesiderate: “<em>In media la prima volta in Italia è a 16 anni, ma c&#8217;è chi inizia a scoprire il sesso anche a 12-13. Inoltre le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento, specie fra i giovanissimi. Nel nostro Paese si verificano 1 milione 200 mila uretriti l&#8217;anno, infezioni come la gonorrea sono in crescita anche fra gli adolescenti, e il papillomavirus, insieme a clamidia e micoplasma, minaccia la salute di ragazzi e ragazze. I rapporti non protetti sono inoltre un rischio anche per la fertilitá futura</em>”.</p>
<p>Quale luogo migliore se non la scuola per affrontare con serietà e competenza scientifica il problema di una corretta educazione sessuale degli adolescenti e per incentivare, attraverso prezzi abbordabili per i ragazzi, l&#8217;uso dell&#8217;unico sitema che può proteggere la loro salute?</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.cronachelaiche.it/tag/cecilia-calamani/"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></a></p>
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		<title>Gravidanze tra le minorenni, l&#8217;Europa si mobilita. E l&#8217;Italia?</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 18:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/11/gravidanze-tra-le-minorenni-leuropa-si-mobilita-e-litalia/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/couple-embrace-300x199.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>In Gran Bretagna, a partire dal prossimo anno, verranno istituiti nelle scuole corsi obbligatori di educazione sessuale per i ragazzi dai 15 anni di età. Questa la strada scelta dal ministro della Istruzione e delle Politiche familiari Ed Balls per arginare il numero sempre crescente di gravidanze indesiderate tra le minorenni. In Inghilterra, infatti, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-731" title="couple-embrace" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/11/couple-embrace-300x199.jpg" alt="couple-embrace" width="300" height="199" />In Gran Bretagna, a partire dal prossimo anno, verranno istituiti nelle scuole corsi obbligatori di educazione sessuale per i ragazzi dai 15 anni di età. Questa la strada scelta dal <strong>ministro della Istruzione e delle Politiche familiari Ed Balls</strong> per arginare il numero sempre crescente di gravidanze indesiderate tra le minorenni. In Inghilterra, infatti, il tasso di concepimento per le ragazze tra i quindici e i diciassette anni è del 4,2%, il più alto d’Europa.</p>
<p>La contraccezione, i pericoli delle malattie veneree e dell’Aids, le istruzioni per un ‘sesso sicuro’, l’omosessualità e l’aborto: questi i temi che verranno trattati con gli studenti ai quali si aggiungeranno, sempre su direttiva del ministro, lezioni specifiche sul pericolo dell’abuso di droghe e di alcol.</p>
<p>In realtà l’ordinamento scolastico inglese già prevede corsi di educazione sessuale dai 5 ai 19 anni, ma come materia facoltativa. I genitori potevano fino ad oggi esonerare i propri figli, un po’ come da noi avviene per l’insegnamento della religione cattolica. La novità introdotta dal ministro Balls  è quella di rendere tale materia curriculare al compimento dei 15 anni di età.</p>
<p>La regola varrà anche per gli istituti scolastici religiosi i quali, però, potranno “<em>tenere lezioni sui precetti di fede</em>&#8221; per quanto riguarda i rapporti al di fuori del matrimonio.</p>
<p>Contro il ministro Balls sono insorte, naturalmente, le <strong>associazioni cattoliche e mussulmane</strong>, che rivendicano il diritto dei genitori di decidere non solo gli argomenti da trattare con i figli, ma anche a quale età introdurli alle tematiche legate al sesso. Il ministro, dal canto suo, ha già ribadito che continuerà per la sua strada, insistendo sul diritto di ogni giovane di essere correttamente informato per poter vivere in modo sicuro e responsabile la sua sessualità.</p>
<p>Di fronte a tale esempio, il paragone con l’Italia è d’obbligo.<br />
Da un’indagine del 2008 della <strong>Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia</strong>, l’informazione sulla contraccezione si può considerare soddisfacente solo per lo 0,3% delle under 19 italiane. Ancora, il primo rapporto sessuale non è protetto per una ragazza su tre e solo il 50% di esse usa metodi anticoncezionali sicuri. Cifre ancor più desolanti per le giovani immigrate, che ricorrono all’aborto 3-4 volte in più delle italiane.</p>
<p>Eppure, nelle nostre scuole non c’è traccia di corsi specifici di educazione sessuale e se un insegnante volenteroso volesse svolgere, in discipline analoghe, temi legati alla sessualità correrebbe seri rischi di denuncia.</p>
<p>La riforma scolastica inglese segue di pochi mesi la<strong> direttiva spagnola</strong> che autorizza la vendita della pillola del giorno dopo senza ricetta medica anche per le minorenni e che abbassa a 16 anni l’età per abortire senza il consenso dei genitori.</p>
<p>Mentre l’Europa, quindi, si mobilita per arginare le gravidanze indesiderate nella fascia più giovane della popolazione e per educare i ragazzi a una sessualità senza rischi, l&#8217;Italia rimane attaccata alle proprie arretrate posizioni culturali.</p>
<p>Nel nostro Paese l’educazione sessuale dei ragazzi è ancora delegata in toto all’istituzione ‘famiglia’ a prescindere dalla sua preparazione, dal suo livello culturale e dalle sue convinzioni religiose. E, nei casi peggiori, a coetanei più &#8216;smaliziati&#8217;. Nessuna veste scientifica ma solo un eventuale ‘buon senso’ a penalizzare ancora una volta i ragazzi delle fasce socialmente meno elevate della popolazione e di quelle a tendenza confessionalista.</p>
<p>In un Paese in cui il solo parlare di coppie di fatto scandalizza la cittadinanza cattolica e benpensante, che vanta un ritardo di oltre vent’anni rispetto alla Francia sull’adozione della pillola abortiva, in cui la visione cattolica della sessualità condiziona tutta la legislazione in merito, è lecito pensare che per recuperare il divario con il resto dei pesi europei su questi temi occorreranno ancora decenni.</p>
<p>Esplicativo, a tal proposito, questo stralcio tratto da una lettera del <strong>1907</strong> di <strong>Sigmund Freud</strong> al dottor Furst che gli chiedeva <em>&#8220;uno scritto sull’educazione sessuale dei bambini</em>&#8220;.</p>
<p>“<em>Che cosa ci si può proporre di ottenere rifiutando ai bambini &#8211; o diciamo ai giovani &#8211; tali spiegazioni sulla vita sessuale dell’uomo? Si teme forse di risvegliare precocemente il loro interesse per queste cose, prima che si ecciti da solo? O si spera occultando le cose di poter trattenere l’istinto sessuale fino a che possa imboccare le sole strade che sono aperte all’ordinamento borghese della società? Si pensa che i bambini non manifesterebbero alcun interesse o alcuna comprensione dei fatti sessuali, se la loro attenzione non vi fosse richiamata da un intervento altrui? Si ritiene possibile che quelle cognizioni che si rifiutano loro, non vengano fornite per altre vie? O si ha davvero seriamente il proposito di ottenere che essi più tardi considerino basso ed esecrabile tutto ciò che ha a che fare con quella sessualità da cui genitori ed educatori li hanno voluti tener lontani il più a lungo possibile?</em>”</p>
<p>E’ da notare che nel 1907 si era appena adottata ufficialmente la tesi secondo la quale il concepimento avviene attraverso l’unione di un ovulo e uno spermatozoo.  Anni luce indietro, dal punto di vista scientifico, dalle nostre attuali conoscenze. Anni luce in avanti, invece, le considerazioni di Freud rispetto alla mentalità dell’Italia cattolica di un secolo dopo.</p>
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