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	<title>Cronache Laiche &#187; costituzione</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>La laicità secondo Oscar Luigi Scalfaro</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 00:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/la-laicita-secondo-oscar-luigi-scalfaro/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/scalfaro-300x199.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Tra le definizioni più appropriate di Oscar Luigi Scalfaro, all&#8217;indomani della sua morte, vi è quella di &#8220;democristiano laico&#8221;. Potrebbe apparire un ossimoro stravagante ma in realtà egli fu l&#8217;uno e l&#8217;altro, e proprio per questo si è imposto come uno dei personaggi più interessanti e controversi della cosiddetta Prima Repubblica. In ogni caso fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/scalfaro.jpg"><img class="size-medium wp-image-35786 alignleft" title="scalfaro" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/scalfaro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tra le definizioni più appropriate di <strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong>, all&#8217;indomani della sua morte, vi è quella di &#8220;democristiano laico&#8221;. Potrebbe apparire un ossimoro stravagante ma in realtà egli fu l&#8217;uno e l&#8217;altro, e proprio per questo si è imposto come uno dei personaggi più interessanti e controversi della cosiddetta Prima Repubblica. In ogni caso fu uno dei politici italiani più attento a costruire e coltivare un rapporto con il <strong>mondo protestante</strong> italiano: tema purtroppo rimasto in ombra nelle commemorazioni di queste ore.</p>
<p>Tra le frasi che Scalfaro amava scoprire con la sua prosa antica, vi era la convinzione che &#8220;lo Stato fosse la casa di tutti&#8221;: non un apparato, né un centro di potere, ma piuttosto una &#8220;casa aperta&#8221;, capace di accogliere diverse sensibilità e diverse tradizioni culturali e religiose. Egli fu tra i primi ad affermarlo con forza, pronto ad affrontare le perplessità, la sorpresa e lo scandalo che talvolta queste esternazioni suscitavano oltre il Tevere. Negli anni della sua presidenza, Scalfaro ha partecipato a <strong>Torre Pellice</strong> &#8211; la Ginevra d&#8217;Italia, secondo la definizione di De Amicis &#8211; ad un culto in occasione del XVII Febbraio: data che come nessun&#8217;altra esprime il valore della libertà religiosa e di coscienza. Era il 1998 e ricorrevano i 150 anni dalle &#8220;Lettere Patenti&#8221; di re Carlo Alberto, con cui vennero concesse le libertà civili ai <strong>valdesi</strong>. Qualche anno prima aveva partecipato all&#8217;inaugurazione della Biblioteca della Facoltà valdese di teologia di Roma; numerosi, ormai emerito, i suoi interventi su diverse testate del protestantesimo italiano o in occasione di incontri promossi in ambito evangelico. Prolungata nel tempo, infine, la sua amicizia spirituale con alcuni pastori <strong>evangelici</strong> con i quali negli anni ha mantenuto una bella corrispondenza.</p>
<p>Benché tutto questo si possa attribuire al tratto gentile e colto della personalità di Scalfaro, a nostro avviso la trama di fondo di questa sua attenzione è di altra natura ed ha a che fare con un&#8217;<strong>idea costituzionale</strong> piuttosto che con la psicologia: dal suo ingresso all&#8217;Assemblea Costituente ai suoi ultimi giorni, la Costituzione è stata l&#8217;asse portante della sua militanza politica e del suo impegno istituzionale, e non è un caso se proprio la difesa della <strong>Carta fondamentale della Repubblica</strong> sia stata al centro di tutti i suoi ultimi interventi, spesso pronunciati di fronte a giovani e giovanissimi. L&#8217;idea guida, una vera e propria bussola, era che la Costituzione non sia solo un cumulo di norme e di regole: quel testo fondamentale è l&#8217;espressione più alta del <strong>patto di convivenza</strong> che è alla base della nazione, il frutto più oneroso e maturo del riscatto nazionale dopo il fascismo e la guerra. In questo senso Scalfaro della Costituzione aveva un&#8217;<strong>idea sacra</strong>, propria di quella &#8220;civil religion&#8221; in un&#8217;Italia così povera e fraintesa. E, anche di fronte a prelati e porporati, ha sempre ricordato che i principi di <strong>laicità dello Stato</strong> e di <strong>libertà religiosa</strong> sono solidamente iscritti in quel testo che fonda giuridicamente e tutela la convivenza nazionale. Certo, ben pochi democristiani furono &#8220;laici&#8221; quanto Oscar Luigi Scalfaro, ma alla prova dei fatti molti &#8220;laici&#8221; si sono mostrati assai più clericali di quel vecchio democristiano della Prima Repubblica.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Per gentile concessione di <a href="http://www.criticaliberale.it">Fondazione Critica Liberale</a></em><br />
<em> fonte:Federazione delle chiese evangeliche in Italia (nev- notizie evangeliche 05/2012)</em></p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff; text-align: right;"><a href="http://www.criticaliberale.it/news/34010">Paolo Naso</a></div>
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		<title>Ezra Pound non abita più qui</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/ezra-pound-non-abita-piu-qui/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/lees-david-poet-ezra-pound-95-relaxing-in-wing-chair-in-apt-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>I camerati di Casapound sono alla ribalta sempre più spesso sulle pagine di cronaca dei giornali, ogni volta per un motivo diverso, suscitando cori di sdegno da una parte e dall&#8217;altra dello schieramento politico, soprattutto nella capitale. L&#8217;ultima in ordine di tempo dei fascisti del terzo millennio riguarda un poco rispettoso commento del leader Gianluca Iannone alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/lees-david-poet-ezra-pound-95-relaxing-in-wing-chair-in-apt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-34412" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/lees-david-poet-ezra-pound-95-relaxing-in-wing-chair-in-apt-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I <em>camerati</em> di <strong>Casapound</strong> sono alla ribalta sempre più spesso sulle pagine di cronaca dei giornali, ogni volta per un motivo diverso, suscitando cori di sdegno da una parte e dall&#8217;altra dello schieramento politico, soprattutto nella capitale.</p>
<p>L&#8217;ultima in ordine di tempo dei <em>fascisti del terzo millennio </em>riguarda un poco rispettoso commento del leader <strong>Gianluca Iannone</strong> alla recente morte del procuratore aggiunto di Roma, nonché capo del pool antiterrorismo, <strong>Pietro Saviotti.</strong> <em>«Il 2012 si apre con prospettive interessanti&#8230; Evviva», </em>ha scritto Iannone (poi pentitosi ma solo a metà: «<em>una battuta infelice, scritta peraltro in uno spazio privato</em>»<em>, </em>è la precisazione che si legge sul sito di Casapound) sulla sua pagina Facebook, parlando della scomparsa del magistrato reo, ai suoi occhi, di aver inquisito ingiustamente il suo movimento per gli scontri studenteschi dell&#8217;ottobre 2008 a piazza Navona e per aver mandato in carcere (attualmente ai domiciliari) il militante Alberto Palladino per l&#8217;aggressione a Paolo Marchionne, capogruppo del Pd nel IV Municipio di Roma. La <em>battuta infelice</em> è stata seguita dai commenti indignati dei rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, i quali quando si parla di Casapound sembrano tutti appena cascati dal pero. Soprattutto il sindaco <strong>Gianni Alemanno</strong>, che pure &#8211; come dicono alcuni e come invece negano entrambi &#8211; i ragazzi in camicia nera li coccolava fino a ieri: <strong>Mario Vattani</strong> ad esempio, è stato consigliere del sindaco di Roma, poi console generale d&#8217;Italia in Giappone ed è leader &#8211; col nome di battaglia di <em>Katanga</em> &#8211; di un gruppo definito dai media <em>fascio-rock</em>, i <em>Sotto Fascia Semplice. S</em>i era esibito proprio a un raduno di Casapound, con tanto di video inserito su YouTube (generando lo <em>scoop</em> de <em>L&#8217;Unità</em> che ha portato al suo deferimento alla Commissione Disciplina della Farnesina).</p>
<p>Intanto, il minacciato <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/12/fascist-pride-parade/" target="_blank">corteo dell&#8217;estrema destra</a> italiana del 7 gennaio, ricorrenza della strage di <strong>Acca Larentia</strong>, non ha potuto svolgersi per il divieto della questura; già prima, però, proprio Iannone e soci all&#8217;ultimo momento avevano deciso di sfilarsi (seguendo una decisione analoga di <strong>Forza Nuova</strong>), facendo venire meno la loro importante presenza, cosa che avrebbe evidentemente sfoltito un po&#8217; troppo i ranghi dei manifestanti anche in presenza di un via libera della questura. Più o meno da quelle parti (cioè a destra) a proposito di cortei, al momento resta confermato solo quello del partito de<em> er pecora, </em>al secolo <strong>Teodoro Buontempo,</strong> e di <strong>Francesco Storace</strong> per il 4 febbraio prossimo, contro il <em>governo delle tasse </em>di Mario Monti.</p>
<p>Per il nome che si sono scelti, le gesta del movimento guidato da Gianluca Iannone stanno facendo il giro del mondo: il quotidiano francese <em><strong>Le Monde</strong></em>, partendo dalla <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/12/la-nostra-oslo-quotidiana-e-la-rete-neonazista/" target="_blank">strage di Firenze</a> (quando <strong>Gianluca Casseri</strong>, simpatizzante di Casapound, ha ucciso due venditori senegalesi e si è suicidato), ha intervistato Iannone in una inchiesta su Casapound intitolata <em>«E&#8217; una casa nera». </em>Il cronista francese entra con curiosità antropologica nella sede romana del movimento, osserva i poster di Ezra Pound ma anche di Che Guevara, di Kerouak, Pirandello, Tolkien e ovviamente Mussolini appesi al muro, e ha l&#8217;impressione di entrare nella stanza di un <em>adolescente confuso</em>. Iannone si produce nella consueta esposizione del manifesto del suo movimento, e a proposito delle gesta tragiche di Casseri &#8211; e del razzismo in genere &#8211; se la cava col solito «<em>noi non chiediamo la patente di sanità mentale ai nostri aderenti</em>». Dopo aver condannato le leggi razziali del ventennio, e senza però rinunciare a esaltare gli <em>effetti benefici </em>del regime: con il fascismo «<em>l&#8217;Italia ha conosciuto un periodo di sviluppo economico ed industriale intenso</em>»<em>.</em></p>
<p>In Francia, che si sappia, questa intervista non ha lasciato strascichi degni di nota; non così è andata a Roma, dove anche <em><strong>Radio Rock</strong></em> (tra le maggiori emittenti della capitale) prima di <em>Le Monde</em>, aveva intervistato Iannone: per aver fatto questo, lo speaker Emilio Pappagallo, conduttore del <em>morning show </em>della radio (che aveva in progetto &#8211; poi non realizzato a seguito delle polemiche &#8211; di intervistare anche Nunzio D&#8217;Erme in rappresentanza dell&#8217;opposto estremismo, pensando pure a un confronto tra i due), è stato subissato da una valanga di <a href="http://www.emiliopappagallo.it/page.primapagina.asp?showId=501" target="_blank">critiche e ingiurie</a> di una parte degli ascoltatori, prima, durante e dopo l&#8217;intervista. Tirando in ballo la Costituzione (divieto di ricostituzione del partito fascista), quegli ascoltatori &#8211; specchio del pensiero comune sul <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/12/il-fascismo-del-terzo-millennio/" target="_blank">fascismo contemporaneo</a> &#8211; hanno teorizzato che c&#8217;é qualcuno che non deve nemmeno parlare, facendo confusione tra i verbi <em>comprendere</em> e <em>giustificare, </em>di fatto praticando una forma di fascismo <strong>uguale e contraria</strong> a quello che sostengono di voler avversare. Ciliegina sulla torta, l&#8217;abbandono della radio, con modalità a dir poco polemiche, da parte di tre dei più importanti speakers della storica &#8211; e molto seguita &#8211; emittente capitolina. Sono stati aperti su Facebook gruppi contro Radio Rock e un paio di band importanti come i <strong>99Posse</strong> e i <strong>Radici nel Cemento</strong> hanno diffidato l&#8217;emittente dal trasmettere i loro brani. Il tutto per un&#8217;intervista nella quale non sono emersi dati salienti se non il rifiuto &#8211; certo non sorprendente &#8211; di Iannone, per conto del suo movimento, di rinunciare alla violenza. In Italia intervistare fascisti porta male.</p>
<p>Iannone, intanto, il 13 gennaio scorso ha ricevuto la visita dei Carabinieri che hanno perquisito la sua abitazione in cerca di prove di un coinvolgimento di Casapound in merito all&#8217;agguato subito da <strong>Francesco Bianco</strong>, ex militante dei Nar gambizzato una decina di giorni prima.</p>
<p>Poco prima di Natale, infine, il colpo di grazia: la signora <strong>Mary de Rachewiltz</strong>, figlia del controverso scrittore americano Ezra Pound, ha denunciato Casapound per l&#8217;uso improprio del cognome del padre. Già due anni fa la de Rachewiltz aveva manifestato pubblicamente la sua insofferenza; ora, dopo la vicenda di Gianluca Casseri è passata alle vie legali, con la dichiarata intenzione di far cambiare nome al gruppo di Iannone: <em>«Quella strage mi ha colpito tremendamente, ed è stata l&#8217;ultima goccia. Io ho studiato a Firenze, e questo mi ha reso tutto ancora più doloroso [...]Un&#8217;organizzazione politica compromessa come questa non ha nulla a che fare con il nome Pound», </em>che <em>«appartiene all&#8217;umanità ed è patrimonio di tutti». </em>Quest&#8217;ultima è la stessa motivazione per cui Iannone si è sempre rifiutato di rinunciare al nome Pound.<em></em></p>
<p>In effetti, qualcuno potrebbe domandarsi: chi collocherebbe Ezra Pound, poeta verso il quale anche <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> aveva manifestato interesse, nella camera di un <em>adolescente confuso</em>?</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Alessandro Baoli</div>
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		<title>Cos&#8217;è la libertà di coscienza?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 00:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/cose-la-liberta-di-coscienza/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/obiettore-di-coscienza-300x183.gif class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Gli uomini devono imparare a disobbedire agli ordini che violano la libertà di coscienza. Come facevano i cristiani quando gli imperatori romani li volevano obbligare a rinnegare la loro fede in Cristo. Quella volta i cristiani avevano ragione anche se oggi sappiamo che la loro fede storicamente non aveva alcun senso, essendo la fede non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/obiettore-di-coscienza.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-33800" title="obiettore di coscienza" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/obiettore-di-coscienza-300x183.gif" alt="" width="300" height="183" /></a>Gli uomini devono imparare a <strong>disobbedire</strong> agli ordini che violano la libertà di coscienza. Come facevano i cristiani quando gli imperatori romani li volevano obbligare a rinnegare la loro fede in Cristo. Quella volta i cristiani avevano ragione anche se oggi sappiamo che la loro fede storicamente non aveva alcun senso, essendo la fede non in un &#8220;liberatore&#8221; ma in un &#8220;redentore&#8221;.<br />
E&#8217; preferibile che gli uomini si facciano ammazzare piuttosto che violare questa libertà, da cui dipendono tutte le altre. Non per passare alla storia pur avendo mentito sulle proprie visioni &#8211; come nel caso di Giovanna d&#8217;Arco &#8211; ma proprio per ribadire che sulle <strong>questioni di coscienza</strong> non si scherza, vere o false che siano le proprie convinzioni o quelle altrui. Ricordiamoci sempre di <strong>Tommaso Moro</strong> che, nei confronti del proprio sovrano, politicamente aveva torto ma eticamente aveva ragione. Non serve a niente avere la <strong>libertà</strong> di associazione, di voto, di culto, di insegnamento o qualunque altra libertà, se viene negata o non viene adeguatamente rispettata quella di coscienza.</p>
<p>Prendiamo per esempio il fenomeno della <strong>guerra</strong>: una pura e semplice dichiarazione di guerra è già una <strong>violazione della coscienza</strong>, non solo di quella del &#8220;nemico&#8221;, che sarà costretto a difendersi, ma anche di quella dei cittadini dello Stato che ha dichiarato guerra, perché saranno costretti a considerarla come un dato di fatto, essendo stata decisa dal governo in carica senza previa consultazione popolare e, una volta accettata, saranno costretti ad accettare mille altre limitazioni, in un crescendo continuo, soprattutto se i &#8220;nemici&#8221; saranno in grado di difendersi. L&#8217;unica guerra ammissibile dovrebbe essere quella difensiva, da considerarsi come gesto estremo dopo il fallimento di tutti i negoziati politici, e solo per evitare conseguenze peggiori, come la sottomissione di un intero popolo o il suo genocidio o la sua deportazione in altri territori, e così via. In tal caso la guerra difensiva va giudicata come l&#8217;ultima possibilità di sopravvivenza.<br />
Dobbiamo ritenere altamente significativo che nella nostra <strong>Costituzione</strong> sia stato posto il divieto di usare la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; anzi tutte le Costituzioni del mondo dovrebbero prevedere il principio secondo cui <em>i crimini compiuti contro l&#8217;umanità non possono mai cadere in prescrizione</em>, come si disse al processo di Norimberga contro i nazisti. Questo perché occorre dare una qualche soddisfazione ai sopravvissuti, i quali devono essere indotti a credere che la <strong>giustizia</strong> non è una parola vuota e che, per ottenerla, non hanno bisogno di nutrire sentimenti di vendetta o di farsi giustizia per conto loro o di pretendere pene che violano il diritto ad avere una propria umanità.</p>
<p>Generalmente nelle situazioni belliche la libertà di coscienza viene ridotta al minimo. Nelle <strong>forze armate</strong> esiste una rigida gerarchia: l&#8217;inferiore è tenuto ad obbedire agli ordini del superiore di grado, a meno che non venga violata &#8211; oggi finalmente lo diciamo &#8211; la sua libertà di coscienza. Un soldato dovrebbe rifiutarsi di giustiziare i prigionieri o le persone disarmate, ferite o che si sono arrese. Quando un soldato afferma, sotto processo, ch&#8217;era stato <strong>costretto</strong> a compiere determinate cose contro la sua coscienza solo perché gli era stato ordinato, in genere mente, poiché, se si fosse davvero rifiutato, non gli sarebbe successo nulla di particolarmente grave. I superiori sanno bene che se in casi del genere agissero con mano pesante creerebbero dei precedenti che poi risulterebbero ingestibili. Di qui la necessità di formare dei <strong>picchetti</strong> per le fucilazioni sulla base della libera adesione o di caricare a salve almeno uno dei fucili o di non intervenire se i componenti del plotone non colpiscono il bersaglio o lo colpiscono non per farlo fuori ma solo per ferirlo. In genere i superiori devono convincere con la <strong>persuasione</strong> il plotone d&#8217;esecuzione che il soggetto da giustiziare meritava d&#8217;esserlo senza alcuna attenuante, in quanto le prove erano schiaccianti o il suo reato era assolutamente infame. Prediche analoghe, in grande stile, a interi eserciti, vennero fatte non solo ai giapponesi che bombardarono <strong>Pearl Harbor</strong>, ma anche agli americani che bombardarono <strong>Hiroshima</strong> e <strong>Nagasaki</strong>. Stessa cosa fecero Napoleone e Hitler alle loro truppe quando invasero la Russia. E&#8217; molto difficile rispettare la libertà di coscienza nelle situazioni-limite, i cui comportamenti unilaterali sono dettati da decisioni schematiche, semplificate al massimo. Frasi di questo genere: &#8220;<em>Se tu non uccidi lui, lui ucciderà te</em>&#8220;, &#8220;<em>Non fate prigionieri</em>&#8220;, &#8220;<em>T&#8217;assicuro che in un modo o nell&#8217;altro parlerai</em>&#8220;, &#8220;<em>Sii spietato se vuoi che il nemico abbia paura di te</em>&#8220;, &#8220;<em>Bruciate tutto!</em>&#8220;, &#8220;<em>Ci teniamo il diritto a un colpo preventivo</em>&#8220;, &#8220;<em>Per sicurezza non rischiare</em>&#8220;, &#8220;<em>Quando uccidi degli innocenti, devi considerarlo un incidente di percorso</em>&#8221; ecc., non dovrebbero mai essere pronunciate da un soldato e tanto meno da un ufficiale, che è preposto a dare l&#8217;esempio.</p>
<p>Quando non si rispetta la libertà di coscienza altrui, ci si mette nelle condizioni di non veder rispettata neppure la propria: sia perché si teme sempre che la <strong>vendetta</strong> del nemico, nel caso in cui abbia la meglio, sarà terribile; sia perché, temendo di dover sottostare a trattamenti analoghi ai propri, si preferisce il <strong>suicidio</strong>. Suicidarsi per non diventare schiavi, come fecero gli ebrei a Masada, si può capire; ma suicidarsi piuttosto che pentirsi, è un grave atto contro la propria coscienza. Ancora più grave è l&#8217;atteggiamento di chi vuol mascherare il proprio suicidio accusando qualcuno d&#8217;averlo assassinato, ma qui siamo già nell&#8217;ambito della follia (come quella di Kierkegaard nei confronti della Chiesa danese). La libertà di coscienza è la cosa più seria di questo mondo. E&#8217; il <strong>metro di giudizio</strong> di ogni nostra azione, ma se uno pensa di potersi giudicare da solo, s&#8217;illude enormemente. <strong>L&#8217;essere umano è un animale sociale</strong>: nessuno è in grado di giudicare obiettivamente se stesso, se non si confronta con altre persone. Da soli non abbiamo nessun criterio per stabilire la differenza tra bene e male, poiché per ogni azione sappiamo sempre trovare una giustificazione, anche a costo d&#8217;ingannare consapevolmente noi stessi.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Enrico Galavotti</div>
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		<title>Fascist pride parade</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/12/fascist-pride-parade/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/12/stele-mussolini-225x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Secondo la tradizione popolare &#8220;l&#8217;epifania tutte le feste porta via&#8221;. Questo detto risulterà particolarmente appropriato per la capitale nel 2012, quando il primo giorno dopo le celebrazioni di Natale e fine anno porterà per le strade di Roma (a meno di sorprese dell&#8217;ultima ora) una manifestazione che si annuncia tutt&#8217;altro che festosa: un corteo dell&#8217;estrema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/12/stele-mussolini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-32991" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/12/stele-mussolini-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Secondo la tradizione popolare &#8220;<em>l&#8217;epifania tutte le feste porta via&#8221;</em>. Questo detto risulterà particolarmente appropriato per la capitale nel 2012, quando il primo giorno dopo le celebrazioni di Natale e fine anno porterà per le strade di Roma (a meno di sorprese dell&#8217;ultima ora) una manifestazione che si annuncia tutt&#8217;altro che festosa: un corteo dell&#8217;estrema destra, una sorta di parata dell&#8217;<strong>orgoglio fascista</strong> della quale i romani e gli italiani tutti sentivano effettivamente la mancanza, avendo visto già &#8211; quasi &#8211; di tutto.</p>
<p>L&#8217;antefatto: nel luglio scorso sulle montagne intorno a Subiaco si è svolto il  <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.solidarietasociale.net">Forum Nazionale della Solidarietà Sociale</a></span>, raduno delle sigle e dei movimenti dell&#8217;estrema destra italiana, intente a disegnare per loro un futuro di riscossa contro<em> <em>«</em>l&#8217;orrendo moloch antifascista<em>»</em></em>.</p>
<p>Lo <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.solidarietasociale.net/statuto.html">statuto</a></span> della costituenda associazione <em>Solidarietà Sociale</em> si riallaccia a quella <em>«</em><em>Tradizione<em>»</em></em> che ha costituito il <em>«</em><em>brodo di coltura per l&#8217;affermazione politica del fascismo in Italia e del Nazionalsocialismo in Germania<em>»</em> </em>(il Giappone, terzo vertice dell&#8217;Asse, viene praticamente ignorato); i toni epici usati nel testo rimandano proprio a quello spirito, ma ovviamente solo dopo aver avuto cura di rimuoverne gli aspetti più tragici della violenza materiale e la sospensione della democrazia.</p>
<p>Il <em>parterre</em> del convegno è stato tutt&#8217;altro che rassicurante per la qualità dei nomi (erano rappresentate, tra le altre sigle, <strong>Forza Nuova, Casa Pound </strong>e<strong> Terza posizione</strong>), anche se in effetti il raduno non è stato molto affollato, a giudicare dalle foto pubblicate sul sito del Forum. Da rilevare che <strong>Gianluca Casseri</strong>, autore della strage di Firenze di ieri, dove ha ucciso due venditori ambulanti senegalesi prima di togliersi la vita, era un simpatizzante di Casa Pound (associazione che non ripudia apertamente la violenza),  tra i principali organizzatori del  Forum: l&#8217;associazione in un comunicato non smentisce, ma ribadisce di non chiedere la <em>«</em><em>patente di sanità mentale<em><em>»</em></em> </em>ai propri simpatizzanti.</p>
<p>Tra le risoluzioni adottate a Subiaco, quella di sfilare nella capitale il 7 gennaio, anniversario della strage di <strong>Acca Larentia</strong>, in un corteo nazionale il cui percorso &#8211; che si sappia al momento &#8211; non è stato ancora comunicato. In effetti non si sa nemmeno se è stata concessa l&#8217;autorizzazione (e comunque sarà interessante vedere come si porrà l&#8217;ex &#8211; o neo? &#8211; fascista sindaco di Roma <strong>Gianni Alemanno</strong>, il quale si dice abbia &#8216;a cuore&#8217; la causa di Casa Pound, malgrado le smentite di ambo le parti), ma anche se alla fine il via dalla questura non arrivasse, è lecito supporre che ci si riproverà.</p>
<p>Inoltre, è stato istituito il <em>«</em><em>Senato nero<em>»</em></em> (che nel circo para istituzionale nostrano fa il paio col parlamento padano) che dovrebbe &#8211; non si sa quando e come &#8211; trovare casa nella storica sede ex Msi di Acca Larentia a Roma.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/12/Europride-Forza-Nuova.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-32992" style="margin-left: 10px;" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/12/Europride-Forza-Nuova-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" /></a>Dopo i pellegrinaggi dei devoti del <em>mascellone</em> a Predappio, e le bottiglie di vino con la sua foto sull&#8217;etichetta sugli scaffali degli autogrill, sarà interessante seguire l&#8217;evoluzione di questo ritrovato orgoglio fascista dato che questi gruppi si muovono sul confine &#8211; quanto mai indefinito &#8211; tra la libertà d&#8217;espressione e tendenze eversive anticostituzionali, in un paese assuefatto al fascismo verde degli ultimi vent&#8217;anni (dopo quello nero del secolo scorso), dove non si sa mai che interpretazione dare della Carta costituzionale.</p>
<p>La XII norma transitoria della Costituzione recita: <em>«È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». </em>Il reato di apologia di fascismo, istituito nel 1952 dalla cosiddetta <strong>legge Scelba</strong>, invece punisce chiunque <em>«faccia propaganda per la costituzione di un&#8217;associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista» </em>o <em>«pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».</em></p>
<p>Fece scalpore sollevando un&#8217;ondata di indignazione <em>bipartisan</em> la proposta di abolizione della legge Scelba avanzata nell&#8217;aprile scorso da un pugno di parlamentari del PdL (Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro); la proposta cadde nel vuoto, ma scoperchiò di nuovo il pentolone dell&#8217;italica ipocrisia: c&#8217;é coerenza tra la legge e l&#8217;esistenza e le attività di questi gruppi di estrema destra? Siamo un popolo che non riesce a fare i conti col proprio passato, il quale ritorna ciclicamente come uno tsunami travolgendo tutto ad ogni occasione, e prima o poi ci sarà bisogno di una soluzione coerente.</p>
<p>Nel frattempo, per il corteo del 7 gennaio ci permettiamo di suggerire l&#8217;arrivo davanti allo stadio Olimpico, sotto alla stele di Benito Mussolini. Chissà quale sarebbe la reazione del corteo se per caso le associazioni glbt dovessero far calare dagli spalti dello stadio uno striscione inneggiante l&#8217;Arcigay, così come Forza Nuova fece dal Colosseo nel giungo scorso al passaggio dell&#8217;Europride. Libertà d&#8217;espressione, articolo 21, la stessa che invocano i fascisti.</p>
<div style="color: #ffffff;">Alessandro Baoli</div>
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		<title>Le rivolte dei ragazzi e le colpe degli adulti</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 23:15:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/le-rivolte-dei-ragazzi-e-le-colpe-degli-adulti/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/tom-armadietti1-300x253.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Roberto Tripodi, dirigente scolastico dell’Itis Volta di Palermo, con una sua coraggiosa e  preveggente iniziativa ha preso dei provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti che, occupando i locali della scuola per protestare contro la demolizione della scuola pubblica degli ultimi anni, impediranno di fatto a tanti altri lo svolgimento regolare delle lezioni. Una iniziativa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/tom-armadietti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31853" title="tom-armadietti1" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/tom-armadietti1-300x253.jpg" alt="" width="300" height="253" /></a><strong>Roberto Tripodi</strong>, dirigente scolastico dell’Itis Volta di Palermo, con una sua coraggiosa e  preveggente iniziativa ha preso dei provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti che, occupando i locali della scuola per protestare contro la demolizione della scuola pubblica degli ultimi anni, impediranno di fatto a tanti altri lo svolgimento regolare delle lezioni. Una iniziativa che merita di essere discussa in un dibattito pubblico a cui non possono continuare a sottrarsi (come è avvenuto negli ultimi decenni) gli adulti a qualsiasi titolo responsabili dell’educazione delle giovani generazioni, dai genitori ai politici, dai docenti ai dirigenti dell’amministrazione pubblica. Senz&#8217;altro si può dissentire, o in buona fede o per evitare astutamente l’impopolarità; ma perché questo <strong>dissenso</strong> non può diventare argomentazione logica e controproposta pratica?</p>
<p>Nell’attesa che gli adulti si pronunzino apertamente (sottovoce lo fanno, sinceramente o ipocritamente, tutti i genitori quando vanno a colloquio con gli insegnanti e dichiarano la loro impotenza pedagogica nei confronti di decisioni dei figli che non condividono) possiamo solo tentare di <strong>dialogare con i giovani</strong> che, in varie modalità, sostengono le proprie ragioni. Che sono sintetizzabili in <strong>due punti cruciali.</strong><br />
<strong>Primo</strong>: il governo italiano ha demolito, nell’ultimo ventennio, la scuola statale. In queste condizioni, la protesta &#8211; anche formalmente illegale – è l’unico strumento per esprimere dissenso. <strong>Secondo</strong>: a decidere la sospensione delle lezioni e l’occupazione dei locali è sempre una maggioranza di studenti che si contano in assemblea, dunque è in nome delle procedure <strong>democratiche</strong> che la minoranza deve adeguarsi.</p>
<p>Che cosa opporre a queste due argomentazioni, apparentemente ineccepibili? Allo stato attuale della scuola, non c&#8217;è nulla da obiettare. Infatti un confronto su questioni così cruciali presupporrebbe un linguaggio comune, una base concettuale e valoriale condivisa: ma è proprio tale presupposto che manca. Manca perché gli studenti sono totalmente all’<strong>oscuro</strong> dei principi e delle regole della Costituzione; perché non hanno gli elementi storici e teorici per distinguere la lotta politica che distrugge, con la <strong>violenza emotiva</strong>, dalla lotta politica che costruisce, con la forza delle proposte e della partecipazione attiva; perché ignorano i nessi fra i diversi <strong>progetti di società</strong> (di destra, di centro o di sinistra) e le rispettive, conseguenti, concezioni di scuola.<br />
Sarebbe troppo comodo, però, fermarsi a questo stadio della riflessione. Gli studenti <strong>si illudono</strong> che, facendo parlare di sé per qualche settimana i giornali e i talk show televisivi, stanno davvero modificando la politica scolastica dei governi in carica e che l’alzata di mano di mille studenti con la voglia di anticipare le vacanze natalizie sia esercizio di democrazia (anche se novecento resteranno a casa per tre settimane lasciando ai duri e puri di presidiare i locali scolastici da fantomatiche irruzioni della polizia): verissimo. Ma sono essi stessi i principali responsabili di queste convinzioni infondate, di queste scelte autolesionistiche? Che cosa abbiamo fatto <strong>noi adulti</strong> &#8211; che cosa stiamo facendo – per orientarli nella direzione della coerenza, dell’impegno metodico, del cambiamento strutturale e duraturo? Non ci sono scorciatoie. La società si trasforma con la <strong>forza delle idee</strong> e con la <strong>pazienza della mobilitazione politica</strong>. Ed è su entrambi i fronti che abbiamo tradito i bisogni dei nostri ragazzi.</p>
<p>Dal punto di vista della formazione culturale, con il pretesto che “a scuola non si fa politica” (divieto sacrosanto) non gli diamo nessuna formazione politica (omissione imperdonabile). Sforniamo intere <strong>generazioni analfabete</strong> dal punto di vista dei principi elementari della politologia (relegando ai margini, o espellendo del tutto, persino l’ora settimanale di educazione civica). Dal punto di vista, poi, degli <strong>spazi di aggregazione</strong> politica, con il pretesto che “i giovani devono autogestirsi”, nella vita dei partiti e dei sindacati li manteniamo a debita distanza, concedendogli solo il diritto di fare il tifo per questo o quell’altro leader maturo (e non di rado appassito). Così, <strong>senza idee e senza canali</strong> di partecipazione effettiva alla determinazione delle scelte politiche, i giovani si avviano al destino amaro della maggior parte dei loro padri: dalla fase <strong>rivoluzionaria</strong> dell’adolescenza a una quotidianità adulta fatta o di <strong>rassegnazione</strong> o di complicità con chi ha in mano, di volta in volta, qualche brandello di potere.<br />
Le prossime scadenze elettorali potrebbero costituire un’occasione per<strong> invertire la tendenza</strong> se i partiti tradizionali e le nuove aggregazioni cittadine provassero (come hanno provato, negli ultimi tre anni, le associazioni palermitane aderenti ai “Movimenti civici siciliani” che sabato 29 ottobre hanno presentato, a Palazzo delle Aquile, i lavori svolti e i progetti futuri) a inquadrare il dibattito &#8211; pur necessario – sui nomi dei candidati e sulle alleanze tattiche nel più ampio orizzonte della <strong>formazione intellettuale</strong>, etica e metodologica dei cittadini. E&#8217; banale ripeterlo, ma è ancora più irritante che tale ripetizione sia ancora necessaria: ogni città avrà gli amministratori che si merita.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Augusto Cavadi</div>
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		<title>Alla Leopolda non si parla di laicità e diritti civili</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 11:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/alla-leopolda-non-si-parla-di-laicita-e-diritti-civili/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/matteo_renzi_310-300x168.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Dalla tre giorni degli ex rottamatori guidati dal sindaco di Firenze, il diessino Matteo Renzi, è uscito un primo documento in cento punti, scaricabile e commentabile sul sito dell&#8217;incontro, pomposamente chiamato Big Bang. Ma quanto è big questo bang? Per ora pochino, temiamo, almeno se guardiamo a quello che ci interessa: laicità e diritti civili. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/matteo_renzi_310.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30433" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/matteo_renzi_310-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Dalla tre giorni degli ex <em>rottamatori</em> guidati dal sindaco di Firenze, il diessino <strong>Matteo Renzi</strong>, è uscito un primo documento in cento punti, <a href="http://www.leopolda2011.it/100proposte.pdf">scaricabile</a> e commentabile sul sito dell&#8217;incontro, pomposamente chiamato <strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/10/superman-contro-i-morti-viventi/">Big Bang</a></strong>. Ma quanto è <em>big</em> questo <em>bang</em>? Per ora pochino, temiamo, almeno se guardiamo a quello che ci interessa: <strong>laicità e diritti civili</strong>.</p>
<p>Lasciamo da parte la polemica sui <em>dinosauri</em>, che ha fatto arrabbiare il segretario Bersani, e leggiamo il documento. Nel sito si parla di &#8220;prime&#8221; cento proposte, a lasciar intendere che ce ne saranno altre; speriamo che non siano altre cento, perché duecento proposte richiamerebbero fin troppo le ben 281 pagine del <strong>programma dell&#8217;Unione</strong> di Prodi, rimaste inevitabilmente e inesorabilmente lettera morta pressoché in toto. Non un bel segnale di innovazione. Sarebbe lecito attendersi che nel prossimo centinaio di proposte il tema a noi caro venga affrontato, se non fosse che già nelle prime cento se ne fa un timido accenno, cosa che non chiarisce le intenzioni di chi ha stilato le proposte. Si tratta di un isolato richiamo alla necessità di una legge sulle <strong>unioni civili</strong> (punto 89), senza specificare se solo etero o anche omo, e uno a iniziative per facilitare le <strong>adozioni internazionali</strong> (punto 91). Nulla di più.</p>
<p>Mentre si salta da un centinaio all&#8217;altro, si deve far notare agli ex <em>rottamatori</em> che l&#8217;assenza di iniziative, anzi, l&#8217;assenza proprio di una discussione <strong>non ideologica</strong> su questi due temi &#8211; laicità e diritti civili &#8211; è uno dei motivi per cui una valanga di potenziali elettori potrebbe (ancora una volta) andare al mare, piuttosto che prendere in considerazione la possibilità di votare il <strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/06/dramma-del-masochismo/">PD</a></strong>. Anche perché non si parla nemmeno dei privilegi economici e fiscali della <strong>casta</strong> ecclesiale, in epoca di grande crisi, cui infatti non si fa cenno nel documento, a differenza di altri privilegi (della casta politicante) e sperperi.</p>
<p>Di <strong>clericali</strong> e traditori della Costituzione, in Parlamento ce ne sono più che abbastanza: avranno Renzi e i suoi sostenitori, invece, il coraggio di <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/09/laici-in-cerca-di-rappresentanza/">rappresentare</a> anche chi tiene a una laicità non fasulla (come quella di oggi) e ai diritti civili delle minoranze, specie quelle invise alla Chiesa? Noi siamo convinti che nella platea dei sostenitori del Big Bang renziano il tema sia sentito come gli altri. Dopo tutto, se ce l&#8217;hanno fatta in Spagna e <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/10/palikot-la-sorpresa-polacca/">Polonia</a>, ché, noi siamo più fessi?</p>
<p>Attendiamo fiduciosi il documento con i prossimi cento punti.</p>
<div style="color: #ffffff;">Alessandro Baoli</div>
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		<title>&amp;#34Non negoziabile&amp;#34 per chi?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 01:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/non-negoziabile-per-chi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/gianfalco-5-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Dal Convegno cattolico di Todi, che si è concluso il 20 ottobre scorso con le osservazioni e la benedizione di Angelo Bagnasco, presidente della Cei, sono uscite una serie di indicazioni preziose. Il mondo dei movimenti cattolici e la Chiesa  ci informano che i politici cattolici indagati per furto, prostituzione minorile, corruzione, collusione con la mafia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gianfalco.it/"><img class="alignleft size-full wp-image-29900" title="gianfalco-5" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/gianfalco-5.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Dal <strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/10/niente-di-nuovo-sotto-al-sole-di-todi/">Convegno cattolico di Todi</a></strong>, che si è concluso il 20 ottobre scorso con le osservazioni e la benedizione di <strong>Angelo Bagnasco</strong>, presidente della<em> </em>Cei, sono uscite una serie di indicazioni preziose. Il mondo dei movimenti cattolici e la Chiesa  ci informano che i politici <em>cattolici</em> indagati per furto, prostituzione minorile, corruzione, collusione con la mafia, corruzione in atti giudiziari, evasione fiscale, vendita ed acquisto di voti elettorali, concussione, e noti per una serie di altri comportamenti non  illegali, ma sicuramente incoerenti per chi si dichiara cattolico (rapporti con prostitute, dichiarazioni false, bestemmie continuate…) non rappresentano più quell’esempio <em>preclaro</em> di “politico credente” che propagandavano fino a qualche mese fa.</p>
<p>Strano, non ci eravamo proprio accorti della deriva etica e morale di chi ci sta governando da circa un decennio. Ma, si sa, la Chiesa ha l’occhio lungo, e vede sempre con grande anticipo la realtà che ci circonda. E’ per questo che, checché ne dicessero gli organizzatori del Convegno, non si trattava di un congedo da Berlusconi, bensì della ricerca di qualche uomo nuovo che incarnasse gli ideali politici e religiosi “non negoziabili” (aborto, fine vita, riconoscimento delle coppie omosex, fecondazione in vitro…). Ed è pure ovvio che uno dei primi a farsi avanti sia stato il segretario del Pd <strong>Pierluigi Bersani</strong>, che ha avuto un fruttuoso incontro pubblico con <strong>Rino Fisichella</strong> proprio sui cosiddetti valori “non negoziabili”. Fisichella, novello Ghedini, invoca il «<em>diritto radicato nella stessa legge di natura, a cui una “laicità creativa” deve sapersi ancorare</em>». Astuta mossa  riferirsi alla legge di natura, solo che tale argomentazione era già stata delineata come fallace da D. Hume nel terzo volume del <em>Trattato sulla vita umana (1740), </em>in cui si considerava fallace il salto logico fra proposizioni indicanti  fatti (ciò che è<em>), </em>e proposizioni indicanti valori (ciò che dovrebbe essere). Da cui la falsa affermazione che ciò che è “naturale”, sia anche ciò che è “morale”.</p>
<p>La natura non può avere la pretesa di dirci <em>cosa dobbiamo</em> o <em>non dobbiamo fare</em>. Giochi di cui alcune persone sono esperte, bloccando qualunque discussione con la citazione di regole date per vere. E qua cade il caro Bersani che, nell’apprezzato tentativo di difendere il primato della politica, afferma: «<em>Non tocca alla politica far negozio né della fede, né dei valori, né della gerarchia dei valori</em>»; missione della politica è «<em>negoziare soluzioni condivise per la convivenza</em>». Ennò caro Bersani, non si negoziano i principi “non negoziabili”, cioè i <strong>principi di libertà</strong> sanciti molto chiaramente dalla nostra Costituzione. La libertà è il punto non negoziabile di qualunque società, e non può essere confusa con una falsa “libertà religiosa”.</p>
<p>E’ stato già detto con altre parole, qualche anno fa: «<em>Il diritto alla libertà in materia religiosa viene esercitato nella società umana; di conseguenza il suo esercizio è regolato da alcune norme. Nell&#8217;esercizio di ogni libertà si deve osservare il principio morale della responsabilità personale e sociale: nell&#8217;esercitare i propri diritti i singoli esseri umani e i gruppi sociali, in virtù della legge morale, sono tenuti ad avere riguardo tanto ai diritti altrui, quanto ai propri doveri verso gli altri e verso il bene comune. Con tutti si è tenuti ad agire secondo giustizia ed umanità. Inoltre, poiché la società civile ha il diritto di proteggersi contro i disordini che si possono verificare sotto pretesto della libertà religiosa, spetta soprattutto al potere civile prestare una tale protezione; ciò però va compiuto non in modo arbitrario o favorendo iniquamente una delle parti, ma secondo norme giuridiche […]. Per il resto nella società va rispettata la norma secondo la quale agli esseri umani va riconosciuta la libertà più ampia possibile, e la loro libertà non deve essere limitata, se non quando e in quanto è necessario.» </em>(<em>Dignitatis Humanae</em> &#8211; 7.12.1965 – Concilio Vaticano II).</p>
<p>La libertà delle azioni e delle credenze del singolo non possono e non devono diventare obblighi nei confronti di altri cittadini, altrimenti si ritorna all’epoca del Concilio di Costantinopoli (391) che con Teodosio portò a trasformare la dissidenza religiosa in <em>crimen publicum. </em>Una delle tante conseguenze fu l’uccisione di <strong>Ipazia di Alessandria</strong>, nel 415, colpevole di essere una filosofa neoplatonica, non credente. Sappiamo che oggi  il massimo desiderio della Curia romana, per voce di persone come Paola Binetti, Eugenia Roccella &amp;C, sia di trasformare il <em>peccato</em> in <em>reato, </em>ma questo non è accettabile per uno stato libero. Se proprio si vogliono prendere alcuni principi universali come riferimento, si può leggere la <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/Dichiarazione-Universale-dei-Diritti-dellUomo.pdf">Dichiarazione Universale dei Diritti per l’Uomo</a>, adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in particolare l’ultimo articolo: <em> «Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato, gruppo o persona, di esercitare un&#8217;attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati».</em> La Dichiarazione non è stata sottoscritta dalla Chiesa. Come mai?</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Carlo Cosmelli</div>
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		<title>Il bene comune</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 16:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gianfalco.it" rel="www.gianfalco.it" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-28528" title="cattolici_politica" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/cattolici_politica.gif" alt="" width="289" height="305" /></a>ll Papa auspica la formazione, da parte dei cattolici (senza precisare esattamente quali), di <em>«una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere </em>[in politica, ndr]<em> non tanto interessi di parte, ma il bene comune»</em>. Questo intervento, ultimo di una lunga serie di <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/10/politici-ancora-piu-cattolici/">esternazioni</a> con lo stesso contenuto, mentre è in preparazione l&#8217;incontro di Todi del prossimo 17 ottobre del <strong>Forum delle Associazioni cattoliche</strong>, dove si metterà un altro tassello nella costruzione del prossimo partito cattolico e si proverà a fare il punto di anni di illazioni, smentite e auspici, della parte più politicante di quel mondo. Il sogno, pare, è una <strong>nuova DC</strong>.</p>
<p>In effetti, è inutile fare paragoni con la vecchia Democrazia Cristiana (salvo forse nella tendenza all&#8217;inciucismo e al talento da &#8216;ago della bilancia&#8217;, tipico della partitocrazia della prima repubblica?), erano altri tempi, e non c&#8217;era un pontificato così aggressivo nel suo <strong>assolutismo</strong> e nella sua pretesa egemonica a tutti i livelli, nella sfera pubblica come in quella privata dei singoli cittadini. Altresì, noi speriamo non si voglia fondare, invece di una nuova Democrazia Cristiana, un soggetto &#8216;geneticamente modificato&#8217;, che potremmo chiamare con identico acronimo: DC, <strong>Devoti della Contestualizzazione</strong>, per il garantismo etico a senso unico dimostrato per anni nei confronti della deriva &#8216;orgiastica&#8217; e disonesta della politica. Oppure <strong>Demolitori della Costituzione</strong>, per l&#8217;interpretazione originale della nostra Carta fondamentale al capitolo Concordato. O magari <strong>Discriminazione Continua</strong>, per l&#8217;esibita ostilità verso le libertà individuali e i diritti civili. O infine <strong>Depauperamento Coatto</strong>, per il disinteresse mostrato &#8211; rispetto alle conosciute manie sessuofobiche &#8211; verso le fallimentari politiche economiche dei governi degli ultimi venti anni. Ovviamente speriamo di sbagliarci, ma questa è tutta roba che c&#8217;é già, signori d&#8217;Oltretevere, c&#8217;é già.</p>
<p>Tra i propugnatori del progetto (o della <em>minaccia</em>, a seconda dei punti di vista) c&#8217;é grande confusione tra<strong> moralità</strong>, l&#8217;obiettivo dichiarato, e <strong>moralismo</strong>, il più grande risultato mai raggiunto da costoro. In ogni caso, se ne parla. Se ne parla   negli ambienti chiusi delle lobbies cattoliche, e anche pubblicamente ma in codice cifrato: oggi ne parliamo e lasciamo intendere a chi ha orecchie per intendere, ma poi recapitiamo puntuale la smentita (la chiesa non fa politica, non fa o disfa governi e così via negando l&#8217;evidenza). Dall&#8217;esterno delle preziosissime stanze vaticane, pare di vedere il papa, i vescovi e i loro seguaci nella posa di quei soggetti che alle feste o in discoteca negano ripetutamente di avere voglia di ballare, seduti, mentre muovono ossessivamente il piede al ritmo della musica. <em>Santità, se vuole ballare si butti in pista e si scateni, si liberi!</em></p>
<p>Almeno fino al 17 prossimo, dunque, resterà il mistero, ma intanto possiamo fare alcune ipotesi su quali saranno le linee guida della nascente formazione, che per comodità chiameremo DC, <strong>Democrazia Cattolica</strong> (chi vuole potrà inserire un punto interrogativo tra parentesi subito dopo la D). Avendo chiara in testa l&#8217;espressione chiave usata dal pontefice: il <strong>bene comune</strong>.</p>
<p>Per il bene comune, la DC considererà come unica forma di famiglia riconosciuta e tutelata quella eterosessuale finalizzata alla procreazione; per il bene comune la DC promuoverà  l&#8217;insegnamento della religione cattolica  nelle scuole pubbliche ad opera di insegnanti che continueranno ad essere scelti dal vicariato e pagati dallo Stato, materia che seguiterà ad essere determinante ai fini della valutazione dello studente. Per il bene comune la DC tutelerà la vita sin dal concepimento, &#8216;ritoccando&#8217; la legge 194 e rendendo più &#8216;umana&#8217; la legge 40; per gli stessi motivi verrà confermata la legge sul biotestamento che sta per essere approvata. Per il bene comune la DC esonererà definitivamente gli immobili ecclesiali dal pagamento dell&#8217;Ici, anche quelli che attualmente devono; per il bene comune la DC intensificherà la la promozione della <em>laicità positiva</em> e della lotta al relativismo (altrui) e alla secolarizzazione, nella convinzione che solo <em>chi resta in cerca di dio</em> riesce a vivere la vita nella sua pienezza; o giù di lì.</p>
<p>Come dite? Già sentito? Sì, ma volete mettere con la fine dell&#8217;<strong>ipocrisia</strong>della Chiesa-che-non-fa-politica?
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Alessandro Baoli</div>
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		<title>Italia laica? Intervista a Leoluca Orlando, portavoce dell&#8217;Italia dei Valori</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/italia-laica-intervista-a-leoluca-orlando-portavoce-dellitalia-dei-valori/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1-300x199.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Dopo l’intervista con Carla Corsetti di Democrazia Atea, parliamo di laicità con Leoluca Orlando, esponente di spicco e portavoce politico nazionale dell’Italia dei Valori dal 2006. Partiamo dalla attualità: in tempi di crisi economica e finanziaria profonda, come quella che stiamo vivendo, molti da tempo stanno chiedendo la soppressione dei ‘privilegi’ della classe politica, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1.jpg"><img class="size-medium wp-image-28387 alignleft" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Leoluca-Orlando1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Dopo l’intervista con <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/10/italia-laica-intervista-a-carla-corsetti-segretario-di-democrazia-atea/">Carla Corsetti</a> di Democrazia Atea, parliamo di laicità con <strong>Leoluca Orlando</strong>, esponente di spicco e portavoce politico nazionale dell’Italia dei Valori dal 2006.</p>
<p><strong>Partiamo dalla attualità: in tempi di crisi economica e finanziaria profonda, come quella che stiamo vivendo, molti da tempo stanno chiedendo la soppressione dei ‘privilegi’ della classe politica, ma alcuni anche di quelli della Chiesa (ad esempio l&#8217;esenzione dall&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere, l’otto per mille, ecc.). Come si pone il suo partito rispetto a questo tema?</strong></p>
<p>La crisi economica e finanziaria profonda sollecita  scelte di rigore e costituisce stimolo a razionalizzazioni di sistema. Italia dei Valori ha condotto e conduce un forte impegno per la soppressione di ogni privilegio, a partire dai privilegi della classe politica, includendo, in tale categoria , non soltanto privilegi di partiti e eletti, ma anche riducendo il numero di parlamentari, il numero di amministratori di aziende pubbliche, il numero di enti inutili , i privilegi di &#8211; spesso anonimi &#8211; nominati in una pletora di enti a carico di bilanci pubblici e ha condotto e conduce un forte impegno per la soppressione delle province, resa urgente in ragione di una esigenza di ristrutturazione legata ad un federalismo delle responsabilità. In tale quadro, ritengo debba farsi una distinzione tra l’esenzione dell&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere e l&#8217;otto per mille. L’esenzione dell&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere non ha giustificazione e costituisce una esigenza pressante, in tempi di crisi economica e finanziaria profonda: tale esenzione determina, peraltro, una impropria confusione tra attività economiche e esercizio della libertà religiosa. L’introduzione dell’otto per mille va, a nostro avviso, valutata diversamente: essa, come è noto, costituisce espressione di volontà del contribuente e consente il sostegno ad attività più propriamente rimesso alla volontà dei cittadini. Necessario è, invece, confermare ed estendere tale meccanismo ad altre realtà e settori e controllare le modalità di utilizzo di risorse sottratte al gettito fiscale.</p>
<p><strong>Cosa pensa della disputa che vede il termine &#8220;laicità&#8221; (intesa come equidistanza fattiva dello Stato da tutte le ideologie e confessioni religiose) contrapposto al termine &#8220;laicismo&#8221;, al quale spesso si vuole dare connotazione esclusivamente negativa, se non proprio dispregiativa? Inoltre: pensa che in Italia oggi il principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione sia pienamente rispettato, anche rispetto alla cosiddetta &#8220;prima repubblica&#8221;, quella che va dal dopoguerra agli anni &#8217;90?</strong></p>
<p>La laicità è principio costituzionale e, a mio avviso, principio etico, che qualifica le realtà civilizzate. Dare a Cesare ciò che è di Dio è intollerabile laicismo, dare a Dio ciò che è di Cesare è intollerabile clericalismo. E, ne sono convinto, il clericalismo contrasta con il principio costituzionale ed etico della laicità, e costituisce anche un insulto&#8230; per chi crede, costituisce una perversione della fede e della stessa libertà religiosa. In questi ultimi anni, in Italia, si registra uno scandalo costituzionale ed etico consistente nella progressiva lacuna di laicità, non soltanto collegata alla mancata equidistanza dello Stato da tutte le ideologie e confessioni religiose, ma anche alla intollerabile confusione tra pubblico e privato, tra Stato e Mercato.</p>
<p><strong>Il popolo italiano presenta una evidente eterogeneità di culture e di princìpi etici. L’associazionismo laico ed altri osservatori lamentano che il Parlamento legifera tenendo conto solo di una di queste etiche, quella cattolica (ad esempio su biotestamento, unioni civili anche omosessuali, pillola abortiva, eccetera). Come giudica l&#8217;opinione di chi sostiene che questo, nei fatti, comporti una limitazione della libertà di scelta del singolo cittadino, su questioni che attengono solo alla sua persona?</strong> <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28388" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita1-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p>Considero una limitazione della libertà di scelta del singolo cittadino, ed una ennesima conferma delle lacune di laicità nel nostro Paese, la normativa sul biotestamento, il mancato riconoscimento di unioni civili anche omosessuali e i continui tentativi di mettere sostanzialmente in discussione la normativa sulla interruzione di gravidanza. Nel senso da me esposto, si è coerentemente sviluppata la azione politica e parlamentare di Italia dei Valori.</p>
<p><strong>La legislazione italiana differisce molto da quella degli altri paesi europei sui temi cosiddetti “etici”. Secondo lei la nostra situazione rappresenta un ritardo di civiltà o un valore non negoziabile?</strong></p>
<p>La legislazione italiana differisce, anche per quanto sopra esposto, da quella di altri Paesi europei e rappresenta un ritardo di civiltà. Escono, così, confermati i limiti e le lacune di un autentico processo di integrazione europea, al di fuori di taluni aspetti monetari e finanziari, e confermate le condizioni di dannosa estraneità del nostro Paese da legislazioni di altri Stati europei. Italia dei Valori, insieme con Eldr<em> (Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori, ndr)</em>, ha promosso iniziative, e anche una petizione europea con un milione di firme, volte a rendere ‘europee’ le migliori leggi sulla condizione delle donne e sull&#8217;accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Molte di tali leggi costituiscono una sostanziale messa in mora dell&#8217;Italia, anche sul versante della laicità.</p>
<p><strong>Sondaggi e statistiche dicono che il grosso di coloro che si dichiarano credenti nel privato raramente segue e obbedisce alle gerarchie ecclesiali. In questa ottica, lei ritiene che il voto dei cattolici sia davvero numericamente importante come sembra? E come è quantificabile, secondo lei, la capacità della Chiesa di influenzare l’esito delle tornate elettorali?</strong></p>
<p>Ritengo laicamente necessario distinguere la Chiesa, comunità di fede, con le sue molteplici differenze di sensibilità, e il Vaticano, come Stato e organizzazione con interessi e scelte anche economiche. Un Papa ebbe a dichiarare essere stata la breccia di Porta Pia un dono della divina Provvidenza, la fine del potere temporale della Chiesa. Quel potere temporale sussiste ancora e, come tale, va e può essere valutato, apprezzato e criticato, anche dai credenti. Troppe volte si attenua, e negli ultimi anni si è preoccupantemente attenuata, con effetti anche elettorali,  la distinzione tra Chiesa e Vaticano, in tutto danno della Chiesa e delle sue molteplici differenze di sensibilità oltre che, esprimendo con convinzione una valutazione personale politica, in tutto danno  degli interessi del Paese.  Non parlo in astratto, ma faccio riferimento alla mia personale esperienza di laico e credente. Seguo, con grande positiva attenzione, i tentativi ricorrenti,  specie negli ultimi tempi, di organi di stampa di ispirazione cattolica e di esponenti della Chiesa ufficiale e anche Vescovi, di limitare i danni prodotti da quella impropria identificazione tra Chiesa e Vaticano Stato e organizzazione e dalla acquiescenza ad una visione clericale.</p>
<p><strong>Lei ritiene che si possa giungere prima o poi a una sintesi politica delle posizioni e delle esigenze dei cittadini credenti e dei non o diversamente credenti? E se sì, su quali basi, concretamente?</strong></p>
<p>Credo si debba giungere a una sintesi, però nel rigoroso, ripeto rigoroso, rispetto della legalità costituzionale e della laicità, chiaramente prevista e tutelata dalla Costituzione repubblicana.
<div id='cercaAutore' style='visibility:hidden'>Alessandro Baoli</div></p>
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		<title>Italia laica? Intervista a Carla Corsetti, segretario di Democrazia Atea</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 12:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/italia-laica-intervista-a-carla-corsetti-segretario-di-democrazia-atea/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Carla_Corsetti-300x224.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Democrazia Atea è nata nel gennaio del 2010. E&#8217; uno dei due soli partiti (l&#8217;altro è quello Radicale) che parla apertamente di una questione laicità in Italia, arrivando &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; ad affermare la necessità della abrogazione del concordato. Di laicità abbiamo parlato col suo segretario, l&#8217;avvocato Carla Corsetti. Partiamo dalla stretta attualità: in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Carla_Corsetti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28154" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/Carla_Corsetti-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><em><strong><a href="http://www.democrazia-atea.it/">Democrazia Atea</a> </strong>è nata nel gennaio del 2010. E&#8217; uno dei due soli partiti (l&#8217;altro è quello <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/per-tassare-il-vaticano-ci-vuole-una-doppia-porta-pia-intervista-a-mario-staderini/">Radicale</a>) che parla apertamente di una questione laicità in Italia, arrivando &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; ad affermare la necessità della abrogazione del concordato. Di laicità abbiamo parlato col suo segretario, l&#8217;avvocato Carla Corsetti.</em></p>
<p><strong>Partiamo dalla stretta attualità: in tempi di crisi economica e finanziaria profonda, come quella che stiamo vivendo, molti da tempo stanno chiedendo la soppressione dei privilegi della politica, ma alcuni anche di quelli della Chiesa (ad esempio l&#8217;esenzione dall&#8217;Ici per le attività commerciali o alberghiere, l’otto per mille, ecc.). Come si pone il suo partito rispetto a questo tema?</strong></p>
<p>La spesa che lo Stato italiano sostiene per mantenere la classe politica non trova riscontro negli altri Paesi europei, ma quella che sostiene per mantenere la casta clericale è dieci volte superiore in riferimento alle somme che lo Stato elargisce direttamente, ed è incalcolabile rispetto alle esenzioni fiscali.  Non è un caso che le gerarchie ecclesiastiche si siano prodigate a sollecitare un ridimensionamento dei privilegi dei politici, perché da abili comunicatori hanno sviato l’attenzione dalle loro prerogative. Noi di Democrazia Atea qualifichiamo lo Stato del Vaticano come una monarchia assoluta extracomunitaria nella quale non sono rispettati i diritti umani e con la quale dovremmo avere le stesse relazioni diplomatiche che abbiamo con altri regimi teocratici come l’Iran. Riteniamo che i Patti Lateranensi vadano abrogati e che lo Stato debba mantenere un rigore di neutralità rispetto a qualunque confessione, religiosa o non religiosa.</p>
<p><strong>Cosa pensa della disputa che vede il termine &#8220;laicità&#8221; (intesa come equidistanza fattiva dello Stato da tutte le ideologie e confessioni religiose) contrapposto al termine &#8220;laicismo&#8221;, al quale spesso si vuole dare connotazione esclusivamente negativa se non proprio dispregiativa? Inoltre: pensa che in Italia oggi il principio di laicità dello Stato sancito dalla Costituzione sia pienamente rispettato, anche rispetto alla cosiddetta &#8220;prima repubblica&#8221;, quella che va dal dopoguerra agli anni &#8217;90?</strong></p>
<p>Il termine laicismo viene utilizzato da taluni quando si vuole attribuire alle legittime istanze di laicità, una connotazione di scherno. Noi proponiamo il superamento del concetto di laicità e l’affermazione dello Stato ateo che non va confuso con l’ateismo di Stato. Imporre l’ateismo o imporre una religione sono entrambi crimini contro l’umanità. Oggi si definisce laico quel politico che interrompe il Congresso del proprio Partito per omaggiare il Capo di Stato Vaticano durante un congresso eucaristico, o quel politico che nella veste di Sindaco bacia il sangue di San Gennaro, o colui che tra le proprie virtù politiche dà atto di avere sempre il rosario in tasca. Occorre ripristinare la demarcazione tra pubblico e privato e ridisegnare un ruolo pubblico capace di rispettare le differenze senza incorrere in discriminazione.</p>
<p><strong>Il popolo italiano presenta una evidente eterogeneità di culture e di princìpi etici. L’associazionismo laico ed altri osservatori lamentano che il Parlamento legiferi tenendo conto solo di una di queste etiche, quella cattolica (ad esempio su biotestamento, unioni civili anche omosessuali, pillola abortiva, eccetera). Come giudica l&#8217;opinione di chi sostiene che questo, nei fatti, comporti una limitazione della libertà di scelta del singolo cittadino su questioni che attengono solo alla sua persona?</strong></p>
<p>Noi pensiamo che lo Stato Etico sia il crimine dei crimini. Lo Stato non può assumere regole morali e su quelle costruire il diritto. In Iran la regola morale impone che la donna non possa avere relazioni extraconiugali e se ciò accade viene processata e condannata alla lapidazione. Da noi la regola morale secondo la quale l’embrione si forma per volere di dio, diventa regola di diritto e si materializza nelle limitazioni sulla fecondazione assistita. Sono due casi diversi rispetto al differente grado di progresso delle società nelle quali si innestano, ma sono entrambi accomunati dalla stessa modalità che trasforma la regola morale in regola di diritto. La morale attiene alla sfera personale e non può essere imposta. Ciò che deve essere imposta, semmai, è l’etica dei diritti umani quelli che abbiamo relativizzato e storicizzato nelle Convenzioni cui abbiamo aderito. E’ quello l’unico riferimento cui dobbiamo tendere se vogliamo combattere oscurantismo, inciviltà e povertà.</p>
<p><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-28156" style="margin-left: 10px;" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/laicita-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a>La legislazione italiana differisce molto da quella degli altri paesi europei sui temi cosiddetti “etici”. Secondo lei la nostra situazione rappresenta un ritardo di civiltà o un valore non negoziabile?</strong></p>
<p>La nostra legislazione, per buona parte,  è figlia di una morale cattolica che attraverso una casta clericale connivente, ha ”ispirato” intere classi dirigenziali corrotte. Il clero ha continuato a legittimare eticamente i politici corrotti (<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/il-silenzio-della-cei-verso-una-nuova-contestualizzazione/">perdonandoli</a>) per trarne  denaro e potere. Non c’è progresso e non c’è civiltà in una società che non definisce con chiarezza la propria idea di progresso e la propria idea di conservazione, ma soprattutto che non pone limiti all’ingerenza di una classe clericale.</p>
<p><strong>Sondaggi e statistiche dicono che il grosso di coloro che si dichiarano credenti nel privato raramente segue e obbedisce alle gerarchie ecclesiali. In questa ottica, lei ritiene che il voto dei cattolici sia davvero numericamente importante come sembra? E come è quantificabile, secondo lei, la capacità della Chiesa di influenzare l’esito delle tornate elettorali?</strong></p>
<p>La Chiesa cattolica mantiene il potere da 2000 anni con modalità di comunicazione e di sottomissione piuttosto raffinate. Mettersi contro il potere clericale per  molti italiani significa mettersi contro dio e su questo equivoco il clero gioca la sua partita da sempre. Mentre i cardinali e i vescovi influenzano ministri e parlamentari, i parroci influenzano i cittadini comuni, determinano lo schieramento vincente nelle elezioni politiche o il sindaco del paese di provincia. La morale cattolica non è rimasta confinata nella sfera privata ma ha caratterizzato la vita pubblica e questa anomalia ci condanna alla arretratezza culturale e economica.</p>
<p><strong>Secondo lei perché in Italia i temi legati alla laicità dello Stato non interessano e non coinvolgono lo stesso numero di cittadini che invece è disposto a scendere in piazza per altre questioni? Cosa consiglierebbe al mondo dell&#8217;associazionismo laico, e ai laici in generale, per raggiungere l&#8217;obiettivo di una reale laicità dello Stato? Cosa devono fare i laici italiani per ottenere i loro diritti (che, ricordiamo, non tolgono nulla ai diritti dei credenti) visto che sono pochi e numericamente non determinanti i partiti politici disposti a rappresentarli in Parlamento?</strong></p>
<p>I Patti Lateranensi costituiscono il  presupposto giuridico per l’erosione della laicità. Nessuno mette in relazione il fatto che la sanità pubblica e la scuola pubblica non funzionano perché sono state privilegiate, finanziandole, sanità e scuola cattolica; o che le attività economiche cattoliche sono in concorrenza sleale perché in totale esenzione fiscale. E’ per questo che la parola laicità è stata soffocata.</p>
<p><strong>Lei ritiene che si possa giungere prima o poi a una sintesi politica delle posizioni e delle esigenze dei cittadini credenti e dei non o diversamente credenti? E se sì, su quali basi, concretamente?</strong></p>
<p>Non c’è sintesi tra ragione e fede, sono inconciliabili. Esiste soltanto il diritto che impedisce la prevaricazione. E’ necessario che lo Stato si mantenga equidistante da tutte le credenze senza privilegiarne alcuna. Se la  morale religiosa qualifica l’azione politica ci si trova di fronte allo Stato teocratico cui noi contrapponiamo e proponiamo lo Stato ateo nel quale si è liberi di credere e di non credere, nel rispetto della Costituzione.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Alessandro Baoli</div>
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		<title>Cassazione: la Costituzione riconosce tutte le famiglie</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 16:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/09/cassazione-la-costituzione-riconosce-tutte-le-famiglie/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/mani1-300x264.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Secondo il nostro illuminato governo, il «tema» delle coppie di fatto è «inesistente». A dichiararlo fu un paio di anni fa il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri,  il quale  assicurò che simili argomenti non avrebbero mai oltrepassato la porta del Senato («ne sarò garante io stesso!»). Non dello stesso parere la  corte di Cassazione, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/mani1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27795" title="mani1" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/mani1-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a>Secondo il nostro illuminato governo, il «tema» delle coppie di fatto è «inesistente». A dichiararlo fu un paio di anni fa il capogruppo Pdl al Senato <strong>Maurizio Gasparri</strong>,  il quale  assicurò che simili argomenti non avrebbero mai oltrepassato la porta del Senato («ne sarò garante io stesso!»). Non dello stesso parere la  <strong>corte di Cassazione</strong>, che giorni fa ha depositato un’innovativa sentenza nella quale afferma che il «tema» esiste eccome e la legge ne deve tenere conto.</p>
<p>Tutto è iniziato con un tipico caso di divorzio. Un uomo si è opposto al pagamento dell’assegno che la ex moglie aveva richiesto per poter mantenere il tenore di vita antecedente alla separazione. Motivo del diniego la convivenza stabile di lei con un altro uomo. Fino ad oggi, e nei tanti casi simili che si sono presentati, la condizione di convivenza <em>more uxorio</em> è stata sempre considerata irrilevante dalla legge: la donna avrebbe perduto il suo assegno<strong> solo nel caso in cui si fosse risposata</strong>.</p>
<p>Invece a sorpresa la Cassazione ha rovesciato la sentenza  stabilendo che la Costituzione <strong>tutela e garantisce tutte le famiglie</strong>, anche quelle di fatto. E quindi la signora deve rinunciare all’assegno. La legge, secondo i giudici,  va interpretata in modo ampio e soprattutto tenendo conto dei cambiamenti della società. Attraverso un’analisi dell’evoluzione della convivenza, da disprezzato “concubinaggio” a rapporto completamente integrato nei costumi, la Cassazione ha concluso che bisogna recepire «un diverso modello familiare, aperto e comunitario, una sicura valutazione dell&#8217;elemento affettivo, rispetto ai vincoli formali e coercitivi».</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/coppiedifatto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-27756" title="coppiedifatto" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/coppiedifatto-300x206.jpg" alt="" height="230" /></a>Il messaggio che questa sentenza indirettamente rivolge al parlamento è evidente. Allo stato attuale, ai conviventi non è riconosciuto alcuno dei diritti “forti” di cui godono le coppie sposate. Addirittura, in caso di morte di uno dei due l’altro non rientra tra gli eredi, non può godere della pensione di reversibilità e non può subentrare nell’affitto della casa. E in caso di malattia, gli viene negata l’assistenza ospedaliera perché non è un “familiare”.  Il caso di Walter Bonatti e della sua compagna, riportato su <em><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/il-certificato-di-affetto-in-carta-bollata/" target="_blank">Cronache Laiche</a></em> qualche giorno fa, rende molto bene la <strong>crudele arretratezza</strong> della legge italiana. E il loro è un caso illustre, ma comunque uno dei tanti.</p>
<p>Lo scollamento tra la legge scritta e la necessità di una sua diversa interpretazione sulla base del cambiamento dei costumi non potrà resistere ancora a lungo, il parlamento prima o poi se ne dovrà occupare. D’altronde, non è un problema che riguarda solo le coppie di fatto ma in generale tutti i diritti legati alla sfera più intima dei cittadini, regolati da un Codice civile <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/04/un-codice-incivile/" target="_blank">rimasto fermo</a> – a parte il continuo ricorso a leggi speciali &#8211; all’<em>imprimatur</em> di Vittorio Emanuele III nel 1942.</p>
<p>La sentenza della Cassazione apre nuovi scenari persino per chi, come Gasparri, rifiuta di trattare l’argomento. Ma se il centrodestra esterna tutto il suo rozzo oscurantismo eludendo ogni possibile proposta, bisogna ricordare che sono stati proprio i governi di centrosinistra ad affossare i vari <strong>Pacs, Dico </strong>e<strong> Cus</strong> attraverso  farraginose discussioni parlamentari mai terminate nell’arco della legislatura. Quando si tratta di legiferare sugli affetti, il solo pensare che i conviventi possano essere in alcuni aspetti equiparati ai coniugi &#8211; e indipendentemente dal loro sesso &#8211; getta nel panico gli uni e gli altri. A Vaticalia l&#8217;evidenza sociale e il rispetto per i diritti di tutti non sono un valido parametro di giudizio, il peccato sì.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Cecilia Maria Calamani</div>
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		<title>Il certificato di affetto (in carta bollata)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 12:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/09/il-certificato-di-affetto-in-carta-bollata/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/walter-bonatti-rossana-podestà-222x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Walter Bonatti, creatore ed esploratore di mondi, si è spento il 13 settembre; ne hanno parlato tutti i giornali e le televisioni, celebrandolo per le sue imprese come era giusto che fosse. Pochi hanno parlato, invece, della sua vita privata e dei suoi affetti: anche questo è giusto, perché il privato di una persona che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/walter-bonatti-rossana-podestà.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27656" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/walter-bonatti-rossana-podestà-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><strong>Walter Bonatti</strong>, creatore ed esploratore di mondi, si è spento il 13 settembre; ne hanno parlato tutti i giornali e le televisioni, celebrandolo per le sue imprese come era giusto che fosse. Pochi hanno parlato, invece, della sua vita privata e dei suoi affetti: anche questo è giusto, perché il privato di una persona che non ha un ruolo pubblico può diventare manifesto solo per espresso desiderio di questa, e perché &#8211; nel caso in questione &#8211; comunque nulla potrebbe togliere neanche una virgola alla straordinarietà delle imprese compiute, al contributo portato alle discipline dell&#8217;alpinismo e dell&#8217;esplorazione e al lustro dato alla nazione intera.</p>
<p>Tuttavia, un dettaglio non trascurabile della vita privata di Bonatti è venuto a galla nelle ultime ore e ha fatto &#8216;notizia&#8217; perché solo nel paese moralista e ipocrita che abitiamo poteva accadere (lo stesso paese, ingrato, cui egli ha dato il lustro di cui sopra).</p>
<p>Bonatti era divorziato, e conviveva da lungo tempo con l&#8217;attrice <strong>Rossana Podestà</strong>; una unione mai &#8220;regolarizzata&#8221; col sigillo del matrimonio. Ebbene, nelle ultime ore della vita dell&#8217;uomo che ha vinto le montagne più alte e i luoghi più remoti, ma che è stato vinto dal cancro, la compagna è stata scacciata dal suo capezzale senza tanti complimenti perché (come ha dichiarato a <em>Vanity Fair</em>)<em> «tanto lei non è la moglie»</em>, come le è stato detto brutalmente. La Podestà non ha voluto dire in quale ospedale di Roma è successo, non servirebbe a ridarle l&#8217;uomo della sua vita: non tutti condivideranno la ritardata denuncia pubblica dell&#8217;accaduto, ma si tratta comunque di un sussulto di dignità che sovrasta il bieco <strong>moralismo</strong> italico come un gigante su una formica.</p>
<p>Era accaduto anche ad <strong>Adele Parrillo</strong>, convivente di Stefano Rolla, il regista vittima con altre diciotto persone dell’attentato contro la caserma dei carabinieri a Nassiriya del 2003: non invitata alle esequie pubbliche e alle commemorazioni ufficiali, non assistita e considerata come le mogli &#8220;regolari&#8221; delle altre vittime. Entrambe invisibili, inesistenti. Come un esercito di altri <strong>conviventi</strong> in tutto il paese, legami affettivi spesso molto profondi (non meno dei matrimoni veri e propri) non calcolati nemmeno di striscio dalla politica succube della gigantesca, disumana lobby cattolica, a causa della libera scelta di questi di non appiccicare alla loro relazione, di non incollarsi sul cuore una inutile marca da bollo solo per assecondare la <strong>burocrazia</strong>.</p>
<p>L&#8217;ultima proposta di regolarizzazione dei conviventi, i famosi <strong>DiDoRe</strong> (DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi) proposti dal ministro Renato Brunetta insieme al collega di Governo Gianfranco Rotondi è naturalmente caduta nell&#8217;oblio: forse, dopo un ripensamento anche i conviventi sono stati spostati dall&#8217;ineffabile ministro nello scaffale etichettato come &#8220;Italia peggiore&#8221;; oppure, più semplicemente, sarà arrivata una telefonata dall&#8217;altra parte del Tevere, chissà.</p>
<p>D&#8217;altra parte, stiamo parlando di due lobbies &#8211; o <em>caste</em>, se preferite &#8211; che attualmente sono troppo impegnate: quella della politica a salvare il fondoschiena del presidente del Consiglio dalle conseguenze delle sue manie sessuali, quella ecclesiale a <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/il-silenzio-della-cei-verso-una-nuova-contestualizzazione/" target="_blank">contestualizzare i medesimi bollori</a> e a tacere sulle convivenze di alcuni parlamentari, tollerate (e tutelate) perché questi sono evidentemente &#8216;più uguali&#8217; degli altri. Anche questo è contestualizzabile, in fondo.</p>
<p><em>«Come cattolico»,</em> ebbe a dichiarare a proposito dei famigerati Dico di Prodi il <strong>concubino</strong> Pier Ferdinando Casini, cattolico, divorziato, risposato con rito civile, <em>«mi inchino alla Chiesa quando vado in chiesa e quando, anche per condizioni personali in cui vivo, ad esempio non posso essere ammesso alla Comunione</em> (&#8230;) <em>Abbiamo una Costituzione imperniata sulla famiglia, perchè si ritiene che la cellula naturale della società sia la famiglia, non la famiglia cristiana, ma una famiglia dove possono stare due coniugi divorziati tre volte ma che decidono di sottoscrivere questo negozio giuridico».</em></p>
<p>Saranno &#8216;più uguali&#8217;, ma di sicuro hanno anche una <em>faccia di bronzo</em> sensazionale, come nemmeno la maschera di Agamennone. E se almeno si concedesse ai conviventi &#8216;meno uguali&#8217; di poter ottenere dai municipi un <strong>certificato di affetto</strong> (in carta bollata, così non si direbbe che sono un peso economico per la società), da esibire al momento opportuno, per non dover subire persino in momenti così delicati e personali come la prossimità del trapasso la ferocia inutile, egoista ed ottusa (ma ispirata da dio) di operatori sanitari e funzionari pubblici obnubilati da un moralismo sadico di stampo medievale? Basterebbero a costoro e a dio i quattordici euro e sessantadue centesimi della marca da bollo?
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Alessandro Baoli</div>
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		<title>Il vitalizio ai parlamentari è incostituzionale? Forse sì!</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 00:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/09/il-vitalizio-ai-parlamentari-e-incostituzionale-forse-si/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/Senato-soldi-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Se tutti i parlamentari avessero letto almeno una volta l’articolo 3 della Costituzione, avrebbero dovuto accorgersi che il vitalizio che difendono a spada tratta, forse è incostituzionale.  Ma si vede che non tutti l’hanno fatto oppure, peggio ancora, non ne hanno capito i passaggi salienti. E’ il caso di sei parlamentari che hanno addirittura fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/Senato-soldi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-27146" title="Senato-soldi" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/Senato-soldi.jpg" alt="" height="310" /></a>Se tutti i parlamentari avessero letto almeno una volta l’articolo 3 della Costituzione, avrebbero dovuto accorgersi che il vitalizio che difendono a spada tratta, forse è incostituzionale.  Ma si vede che non tutti l’hanno fatto oppure, peggio ancora, non ne hanno capito i passaggi salienti. E’ il caso di <a href="http://letteraviola.it/2011/08/tagli-ai-vitalizi-sei-parlamentari-fanno-ricorso-i-nostri-diritti-non-si-toccano-foto-e-nomi/">sei parlamentari</a> che hanno addirittura fatto ricorso alla Corte dei conti per difendere il vitalizio, che a torto ritengono un “loro diritto”. Purtroppo, in certi ambienti, avere una buona dose di faccia tosta è diventato un requisito indispensabile per sedere in parlamento e “rappresentare”, si fa per dire, gli interessi degli italiani.</p>
<p><strong>Per la Costituzione “La legge è uguale per tutti</strong>”. Lo stabilisce l’articolo 3 che recita così: «<em>Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali</em>». Quindi, come si può notare, la Costituzione non attribuisce ad alcuna categoria di cittadini, di lavoratori, di parlamentari o altri, il privilegio di fruire di un trattamento più favorevole e diverso dagli altri di fronte alla legge. Ciò vuol dire che, in tema di vitalizio (o pensione), le stesse regole in vigore per i lavoratori (i comuni mortali) dovrebbero essere valide anche per i parlamentari. E invece non è così. Vediamone alcune più significative, con riferimento alla pensione minima (o vitalizio).</p>
<p><strong>Contributi versati. </strong>La prima differenza sostanziale sta nella quantità di contributi richiesti per accedere alla pensione minima: ai parlamentari  bastano 260 settimane (5 anni di una legislatura), ai lavoratori se ne chiedono minimo 780 (15 anni).  La notevole differenza di contributi fa emergere un altro aspetto che manda in bestia i contribuenti, perché  oltre a versare per intero i contributi per la propria pensione, attraverso le tasse, si fanno carico anche di circa due terzi dei contributi non versati dai parlamentari, nonostante questi privilegiati percepiscano uno stipendio che ammonta a circa il doppio della media di quello dei loro colleghi europei.</p>
<p><strong>Calcolo della pensione. </strong>La pensione dei lavoratori viene calcolata con il “metodo contributivo”, cioè l’importo mensile viene quantificato in funzione dei contributi realmente versati. Al contrario, ai parlamentari la pensione viene calcolata col “metodo retributivo”, cioè in percentuale allo stipendio percepito. Ne consegue che anche in questo caso, la legge così applicata non è uguale per tutti. Infatti, a parità di importo contributi versati, i parlamentari percepiscono una pensione di gran lunga superiore a quella dei lavoratori.</p>
<p><strong>Se sono pochi, i lavoratori perdono i contributi versati. </strong>Facciamo un esempio. Chiarito che il parlamentare può versare anche solo 5 anni di contributi per assicurarsi la pensione minima, se il lavoratori hanno versato dieci anni di contributi non solo non hanno diritto alla pensione, ma perdono del tutto i contributi che hanno versato. Ovvero, non gli vengono restituiti nemmeno con una tantum.</p>
<p><strong>In conclusione</strong>. La Costituzione non ammette privilegi di sorta, per nessuno. Perciò, la soluzione più rispettosa per la Carta e per i lavoratori sarebbe quella di cancellare il vitalizio pagato con denaro pubblico, e lasciare ai parlamentari la facoltà di pagarsi privatamente una pensione integrativa.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Enzo Mellano</div>
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		<title>Giro a perdere</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 00:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/09/giro-a-perdere/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/padani231-208x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Sabato scorso il Giro di Padania è finito come era iniziato e continuato: fra i fischi. Per Basso che l’ha vinto è stata, scrive Giampiero Calapà, «la corsa più brutta della sua vita… un “premio alla carriera” di un campione finito», di cui nella storia del ciclismo «resterà il letame trovato dagli organizzatori lungo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/padani231.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27191" title="GIRO PADANIA: CHIUDE TRA POLEMICHE, COM'ERA COMINCIATO" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/09/padani231-208x300.jpg" alt="" height="350" /></a>Sabato scorso il <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/07/il-giro-di-padania-ovvero-la-secessione-in-bicicletta/" target="_blank">Giro di Padania</a> è finito come era iniziato e continuato: fra i fischi. Per Basso che l’ha vinto è stata, scrive Giampiero Calapà, «<em>la corsa più brutta della sua vita… un “premio alla carriera” di un campione finito</em>», di cui nella storia del ciclismo «<em>resterà il letame trovato dagli organizzatori lungo la strada, vicino a Vicenza…. In definitiva, con buona pace del Coni, della federciclismo, di vecchie glorie della bicicletta e dei campioni a fine carriera…un Giro di merda</em>» («Il giro di Bossi finisce nel letame»<em>, Il fatto quotidiano</em>, 11/9/2011).</p>
<p><strong>Il partito che si fa stato</strong><br />
Ma è, soprattutto, un Giro che ribadisce la vocazione totalitaria della Lega: un partito-regime già manifestatosi come tale attraverso l’imbrattamento della scuola di Adro con i Soli delle Alpi e  attraverso l’occupazione di Monza con sedicenti “ministeri del Nord”,  aventi l’unica funzione di ostentare l’immaginetta di Bossi,  Alberto da Giussano e altri simboli leghisti.<br />
Anche col Giro di Padania si è ripetuto  il rito totalitario del partito che si fa stato, imponendo il proprio marchio a momenti e istituzioni <em>di tutti</em>. «<em>Era già successo un’altra volta all’Italia sportiva</em>», scrive ancora Calapà. «<em>Nel 1938 le prime due partite del mondiale vinto in Francia, gli azzurri le giocarono in divisa nera. … sfoggiarono lo scudetto con stemma dei Savoia e con tanto di fascio littorio…sotto la pioggia di fischi dei tifosi francesi</em>».<br />
Questa volta i fischi erano italiani. Ma sempre comunque “stranieri” per i gerarchi addobbati di verde che hanno dato il via, premiato gli atleti, scelto il nome Padania, sdegnandosi per le proteste contro una manifestazione che – sbraitavano – «<em>non c’entra con la politica</em>».<br />
Il che conferma anche un altro tratto tipico della Lega: la doppiezza di un partito che giura sulla Costituzione e istiga alla secessione, si dice democratico e pratica il razzismo, manifesta solidarietà agli operai e approva manovre contro di loro, si proclama per la legalità e vota le leggi vergogna, dichiara disinteressato amore per il ciclismo e lo usa come spot politico.</p>
<p><strong>Perché il Giro è stato possibile</strong><br />
Le contestazioni, partite da una lettera di un gruppo di sportivi e da qualche articolo (uno apparso su <em><a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/07/il-giro-di-padania-ovvero-la-secessione-in-bicicletta/" target="_blank">Cronache Laiche</a></em>), poi su facebook dalla pagina <em>No al giro della Padania</em>, cui è seguita <em>Diciamo no al passaggio del Giro di Padania dal trentino</em>, si sono estese  con l’intervento di partit e movimenti (da RC a settori e sindaci PD, Cgil, No dal Molin ecc.) nel corso delle tappe; e dure prese di posizione di notisti e cronisti de <em>La</em> <em>Stampa</em>, <em>Repubblica</em>, <em>Il fatto</em> ecc.<br />
La contestazione su facebook, sui giornali e sulle strade ha ottenuto importanti risultati perché se ha “fatto pubblicità” (come si è detto) al Giro di Padania, ne ha però smascherato la natura di spot politico, “sputtanandolo” e  spingendo molti a chiedere che non si faccia più, almeno con questo nome.<br />
Non è però bastata a impedirlo, penso per due ragioni: 1) la persistente sottovalutazione del pericolo che la Lega rappresenta, per cui anche chi alla fine ha manifestato o scritto lo ha fatto tardivamente e dopo che per mesi chi aveva avviato la protesta era rimasto inascoltato;  2) la particolare ottusità per non dire peggio degli ambienti “sportivi” – dalla federazione ciclistica servile verso il governo (e il sottogoverno), a CT, vecchie glorie e campioni in carica che, come ha scritto ironicamente Serra, pedalano a testa bassa senza vedere dove vanno o, come ha detto senza ironia Gimondi, vanno dove c’è da correre, sia Russia o Padania (dando per scontato che la Padania, come ripete Moser, esista).</p>
<p><strong>E adesso?</strong><br />
Questi sono i due punti di forza su cui conta anche il Trota per assicurare che il Giro di Padania nei prossimi anni si rifarà. E’ chiaro invece che si deve cancellare, costringendo la Federazioni ciclistica a ripensare le  sue scelte insensate. Nel quadro della lotta più decisa che va condotta contro una Lega in difficoltà, e quindi sempre più tentata da avventure eversive, dovrà essere un punto fermo il “NO al Giro di Padania”, cioè all’istituzionalizzazione della nazione che non c’è.
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Walter Peruzzi</div>
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