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	<title>Cronache Laiche &#187; coletti</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Rotative cattoliche (e contributi statali)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Tanari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa cattolica quanto ci costi?]]></category>
		<category><![CDATA[Chi€sa]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/10/rotative-cattoliche-e-contributi-statali/><img src=http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/10/rotative.gif class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Risuona ancora alto il grido di dolore del cardinale Angelo Bagnasco: secondo il presidente della CEI i mezzi di informazione italiani manipolerebbero consapevolmente le parole del papa. Il presule si chiedeva, nella sua prolusione di fronte al Consiglio episcopale permanente (21 settembre 2009), “se in alcune componenti della cultura e dei mezzi di informazione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/10/rotative.gif" alt="rotative" width="164" height="168" />Risuona ancora alto il grido di dolore del <strong>cardinale Angelo Bagnasco</strong>: secondo il presidente della CEI i mezzi di informazione italiani manipolerebbero consapevolmente le parole del papa. Il presule si chiedeva, nella sua prolusione di fronte al Consiglio episcopale permanente (21 settembre 2009), “<em>se in alcune componenti della cultura e dei mezzi di informazione non si stia facendo strada un anticlericalismo interessato a nascondere il vero volto della Chiesa e a distorcere il significato del suo messaggio, così che esso risuoni incoerente o anacronistico</em>”.<br />
<span id="more-171"></span><br />
Ciò avverrebbe soprattutto a proposito delle questioni etiche o su “<em>quanto è riconducibile in un modo o nell’altro all’esercizio della sessualità</em>”: è lì che la posizione della Chiesa verrebbe ridotta sostanzialmente ad una serie di no. Una critica ideologica preconcetta, portata avanti da fantomatiche “<em>componenti elitarie della nostra cultura</em>”, sarebbe quindi alla base di un chiaro <strong>orientamento anticlericale</strong> (sic!) del sistema italiano della comunicazione di massa.</p>
<p>Ora, non è chiaro quali reti televisive frequenti l’arcivescovo di Genova o quali organi di stampa consulti. Non sembra davvero che i media del Belpaese difettino di solerzia nel raccogliere e rilanciare qualsivoglia esternazione del Papa o di organismi al Vaticano riconducibili: basterebbe ricordare &#8211; tra le tante e le più recenti &#8211; la singolare affermazione a proposito della <strong>sentenza del Tar del Lazio</strong> (luglio 2009) e della conseguente polemica estiva sull’esclusione degli insegnanti di religione dagli scrutini finali. Abbiamo avuto la ventura di essere informati che tal <strong>monsignor Diego Coletti</strong>, presidente della Commissione episcopale per l&#8217;educazione cattolica scatenò nell’occasione fuoco e fiamme parlando di &#8220;<em>sentenza pretestuosa</em>&#8220;, indice certo di &#8220;<em>bieco illuminismo</em>&#8220;.</p>
<p><img class="alignright" src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/10/ottopermille.jpg" alt="ottopermille" width="337" height="276" />Ma i nostri mezzi di informazione non ci hanno fatto mancare neanche, che so, l’invettiva contro Harry Potter, che indurrebbe al satanismo e allontanerebbe dalla fede in Dio; autore di queste impareggiabili sciocchezze il sacerdote italiano <strong>Francesco Bamonte</strong>, noto esorcista, tra i principali relatori nel 3° Congresso nazionale degli esorcisti, per l’appunto, di Città del Messico (luglio 2007).</p>
<p>Del resto, non è che alla Chiesa mancherebbero i mezzi per formare la pubblica opinione: il sito del Governo italiano ha da poco pubblicato l’elenco dei contributi statali destinati, in base alla legge 250/90, ai mezzi di informazione periodica di proprietà di cooperative, enti morali, fondazioni ecc.<br />
Pensate che nel 2003 lo Stato italiano aveva distribuito circa <strong>due milioni di euro</strong> di contibuti ai periodici di cui sopra, ai sensi della legge sull’editoria. Le testate percettrici di contributi diretti risultavano 386; di queste <strong>106 erano le pubblicazioni riconducibili a organismi religiosi e simili</strong>. Nell’elenco dei beneficiari abbondavano, naturalmente, le testate cattoliche: si contavano sulla punta delle dita di una sola mano quelli editi da organizzazioni non cattoliche come l’Istituto Buddista o non religiose come l’ANMIL (Associazione dei Mutilati e Invalidi del Lavoro) e la Federazione Orticoltori. Anche in questo caso la Chiesa non si è tirata indietro, rastrellando decine di milioni, incassando contributi persino per i giornalini delle parrocchie.</p>
<p>La sola <strong>Periodici San Paolo</strong>, in particolare, sommava con sei testate una cifra superiore al miliardo delle vecchie lire: <strong>Famiglia Cristiana</strong> (210 mila euro), <strong>Il Giornalino</strong> (210 mila), <strong>Jesus</strong> (49 mila), <strong>Vita Pastorale</strong> (34 mila), <strong>Famiglia Oggi</strong> (5 mila) e <strong>Letture</strong> (5 mila).<br />
Nel 2004 le testate di cui si diceva passeranno da 106 a 115, <strong>per una contribuzione complessiva di 3 milioni 674 mila euro</strong>.</p>
<p>Nel 2008 degli 8 milioni di euro stanziati dal Governo (per la precisione 8.253.656) <strong>circa 5 milioni e mezzo</strong> (5.592.670,80 ovvero il 67,7%)” <strong>sono andati alla stampa cattolica</strong>.<br />
Ingenuamente ci chiediamo (e, perché no? chiediamo al cardinal Bagnasco): ma non sono sufficienti l&#8217;otto per mille e l&#8217;esenzione degli immobili religiosi dall&#8217;ICI?</p>
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		<title>La Gelmini non lo sa, ma l’ora di religione non serve</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 08:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti&Rovesci]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[coletti]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/08/la-gelmini-non-lo-sa-ma-l%e2%80%99ora-di-religione-non-serve/><img src=http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/08/orareligione.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Monsignor Coletti ha definito la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione particolarmente pretestuosa e ha riaffermato che l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va inteso nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. “Non si tratta di un insegnamento che va a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/08/orareligione.jpg" alt="" width="247" height="163" /><strong>Monsignor Coletti</strong> ha definito la <a href="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/2009/08/12/e-sull%E2%80%99ora-di-religione-infuria-la-polemica-politico-cattolica/" target="_blank"><strong>sentenza del Tar Lazio</strong></a> sugli insegnanti di religione particolarmente pretestuosa e ha riaffermato che l’insegnamento della religione cattolica è parte integrante della conoscenza della cultura italiana, e in questo senso va inteso nel sistema scolastico italiano, non come percorso confessionale individuale. “<em>Non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali: ma di una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane</em>“.<span id="more-57"></span></p>
<p>In realtà le cose non stanno così. La componente importante della conoscenza della cultura italiana chiamata <strong>cultura cattolica</strong>, è già ricompresa ad abundantiam, e correttamente, negli altri insegnamenti obbligatori nella scuola italiana. La letteratura è gonfia di riferimenti cristiani e ne è profondamente intrisa (gli esempi sono così tanti che pare quasi inutile soffermarsi). Non esiste nessuna storia della letteratura che non parli in maniera estesa e approfondita di Dante, Sant’Agostino, Manzoni.<br />
La storia del nostro paese è anche storia della religione, di santi, di papi, di monasteri, di guerre di religione. Nessun manuale di storia si sognerebbe mai di boicottare i costanti riferimenti alla religione, dalla nascita del cristianesimo, al fenomeno del monachesimo, alle conversioni degli imperatori, alle crociate, alle guerre fra Guelfi e Ghibellini, fino all’Unità d’Italia e al fenomeno del Concordato.</p>
<p>E’ per questo che l’insegnamento di una materia come “Religione” non ha alcun senso. Ed ha ancor minor senso, se si pretende che possa incidere sulla valutazione o sulla formazione dei nostri ragazzi. Perché il fenomeno culturale della religione, nel bene e nel male, esiste, è già presente, incide e scava in profondità sia nelle scelte di carattere privato di ognuno di noi, sia, purtroppo, nelle scelte di carattere pubblico dello Stato.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/08/religioni400-300x300.gif" alt="" width="300" height="300" />Se ad un ragazzo viene fatta studiare bene la storia o la storia della letteratura, il ragazzo stesso sarà correttamente e compiutamente formato con la conoscenza delle nostre tradizioni e della nostra cultura.<br />
Ma se, oltre a questo dato inconfutabile, si intende inserire un’altra materia che parla di “religione”, intendendo con questo <strong>la religione cattolica</strong> &#8211; e  non anche le altre &#8211; è evidente che ci si sposta dalla dimensione dell’insegnamento ad una di carattere più “privato”, che attrae verso un’orbita non più solo didattica, di conoscenza, ma verso un’orbita molto più intima, di scelta, di convinzioni o presunte tali, di rapporto con dio, di pratica di un’etica derivata dalla convinzione che dio esiste, è che è uno solo e non può essere altri se non quello della religione cattolica.</p>
<p>Altrimenti si insegnerebbe “Religioni” o “Storia delle religioni”. Ecco che allora si va ad incidere in maniera impropria e non corretta su altro, sulla coscienza, sulle scelte individuali, sulle convinzioni più libere e profonde di una persona. Si va ad intaccare quel principio fondante dello Stato che si regge sulla “non distinzione in base al credo religioso” così come formulato nell’<strong>articolo 3 della Carta Costituzionale.</strong> La nostra Carta tratta i valori (quelli irrinunciabili e fondanti – come alcuni obblighi, doveri e diritti) come aventi carattere pubblico e oggettivo, ai quali tutti, volenti o nolenti, dobbiamo attenerci (uguaglianza, difesa della patria, lavoro, casa, diritto alla difesa in giudizio ecc.); tratta invece la questione “religione” nella sua dimensione privata e soggettiva, cioè come una libera scelta di carattere personale.</p>
<p>L’attrazione verso la sfera pubblica della dimensione religiosa è un fatto contrario allo spirito della Costituzione, proprio perché nel preciso momento in cui le orbite dei due pianeti (Stato e Chiesa cattolica) avessero la medesima traiettoria pubblica, necessariamente i corpi verrebbero a collidere. Questo i nostri padri costituenti, pur essendo in  maggioranza cattolici, lo sapevano bene.<br />
Quindi la nostra cultura, impregnata di conoscenze umanistiche di derivazione religiosa, è salva. Intatta. Non anche la nostra Costituzione, quando, interpretandola in maniera non corretta, rischia di ricevere un <em>vulnus </em>grave da forzature che con la cultura stessa non hanno nulla a che vedere.<br />
Tutto il resto è pretesto, preconcetto ideologico, dogmatismo religioso e acritico.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/08/vauro-gelmini-264x300.gif" alt="" width="264" height="300" />Quando la <strong>ministra Gelmini </strong>dice che impugnerà la sentenza del Tar Lazio al Consiglio Stato ancor prima di leggere e studiare le motivazioni della sentenza (che non sono uscite) dà un esempio formidabilmente negativo – lei, ministro dell’istruzione &#8211; a ogni studente. Dà l’esempio dell’apriori, del pregiudizio ideologico; l’opposto di quello che diceva Einaudi: <strong>conoscere per decidere, per deliberare</strong>. Un ministro col senso dello Stato, in questi casi può dire solo una cosa: aspettiamo le motivazioni della sentenza e poi decideremo se impugnarla. Niente di tutto questo; è proprio quando le pressioni si fanno forti, incalzanti che ci si dimostra o meno uomini/donne di Stato.</p>
<p>La prima impressione per noi è che Il Tar Lazio in realtà abbia fatto semplicemente il proprio mestiere: ha applicato la Costituzione per quello che è e non per quello che si vorrebbe fosse. Ha applicato il principio di non discriminazione anche nell’insegnamento, con tutto quello che ne consegue. Chiamato a decidere, avrà la forza anche il Consiglio di Stato di pronunciarsi esclusivamente su parametri di derivazione valoriale-costituzionale (che sono gli unici in gioco) e non anche in base a valutazioni di opportunità politica?</p>
<p>La posta in gioco è altissima, talmente alta che è l’altro principio sacro della Costituzione che potrebbe essere intaccato: quello dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura. Ai più alti livelli. Facciamoci gli auguri.</p>
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