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	<title>Cronache Laiche &#187; cervello</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Diabete e Parkinson: nuove teorie</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sacro&Profano]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
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		<category><![CDATA[Centro per le Malattie Digestive nel New South Wales]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/01/diabete-e-parkinson-nuove-teorie/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/0-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Secondo quanto si apprende dal Newscientist – Nature – Centre for digestive diseases, un ricercatore del Centro per le Malattie Digestive nel New South Wales, Australia, ha pubblicato alcune ricerche su una nuova possibile cura di malattie come il diabete ed il Parkinson. L’autore di queste nuove ipotesi si chiama Thomas Borody, ed è gastroenterologo presso il centro australiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17619" title="0" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/01/0-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Secondo quanto si apprende dal <em>Newscientist – Nature – Centre for digestive diseases,</em> un ricercatore del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cdd.com.au/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Centro per le Malattie Digestive nel New South Wales,</span></a></span> Australia, ha pubblicato alcune ricerche su una nuova possibile cura di malattie come il diabete ed il Parkinson. L’autore di queste nuove ipotesi si chiama <strong>Thomas Borody,</strong> ed è gastroenterologo presso il centro australiano.</p>
<p>Sostanzialmente l’ipotesi si basa sul principio che il morbo di Parkinson e alcuni disordini metabolici come l&#8217;obesità, potrebbero essere causati da trasformazioni non previste dei <strong>microbi dell&#8217;intestino</strong>. Da una semplice stitichezza causata da un’infezione del colon e curata con antibiotici, Borody è arrivato, dopo molte ricerche ed esperimenti specifici, ad ipotizzare almeno per ora una possibile cura per queste pericolose malattie con un trattamento di normali antibiotici per arrivare, nei casi più particolari, ad un possibile <strong>trapianto fecale</strong> effettuato con feci di donatori per ripristinare la flora intestinale.</p>
<p>Negli ultimi dieci anni, Borody, dopo aver effettuato un trapianto fecale ha registrato in molti suoi pazienti dei miglioramenti notevoli nei sintomi di malattie come il Parkinson, la sclerosi multipla, la sindrome da stanchezza cronica e l&#8217;artrite reumatoide.</p>
<p>Borody insieme al neurologo <strong>David Rosen</strong> del Principe di Galles Private Hospital di Sydney stanno mettendo a punto uno studio specifico per validare le tesi, <strong>per ora solo sperimentali</strong>, del collegamento tra le infezioni intestinali e le malattie citate. “<em>Va detto</em>” ha specificato molto cautamente il dott. Rosen <em>“che non possiamo assolutamente asserire o dare speranze preventive che queste cure possano risolvere il problema di queste terribili malattie, ma alcuni studi condotti contemporaneamente presso l&#8217;Università di Ulm in Germania ci danno buone speranze che sia questa una strada possibile</em>”.</p>
<p>Di fatto, nel 2003 uno studio pubblicato nel <em>Journal of Neural Transmission</em> ha dimostrato che i danni causati al sistema nervoso dal morbo di <strong>Parkinson</strong> avanzano dal nervo vago del cervello alle sue regioni superiori per arrivare alla corteccia cerebrale, trovando anche danni nel sistema nervoso enterico che controlla il tratto gastrointestinale e<strong> </strong>comunica con il cervello attraverso il nervo vago. Questa scoperta può suggerire che il Parkinson potrebbe essere causato da un <em>bug</em> che supera la barriera della mucosa del tratto gastrointestinale ed entra nel sistema nervoso centrale attraverso il nervo vago.</p>
<p><em>“Interpretare i risultati”</em> dice Borody, <em>“richiede <strong>estrema cautela</strong>. Tuttavia, vi è evidenza da modelli animali che i microbi intestinali possono influenzare l’autoimmunità. È sicuramente il caso di percorrere queste ipotesi con studi più approfonditi”</em>.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.tvspace.it/"><span style="color: #006699;"><strong><em>Aldo Gagliano</em></strong><em></em></span></a></p>
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		<title>Rosario Sorrentino: “Rabbia”</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 07:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Faraoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critiche laiche]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia tani]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[rosario sorrentino]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/01/%e2%80%9crabbia%e2%80%9d-quando-la-scienza-si-traduce-in-impegno-sociale/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/rabbia-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Esiste un numero infinito di pubblicazioni scientifiche ad uso e consumo delle più svariate tipologie di lettori: dagli “iniziati”, ai semplici interessati, ai curiosi, agli studiosi medesimi. Ognuno di questi segmenti di lettura  è importante, a patto che, ovviamente, i contenuti di un libro, o più in generale di queste opere, si avvalgano dei crismi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2376" title="rabbia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/01/rabbia.jpg" alt="rabbia" width="155" height="246" />Esiste un numero infinito di pubblicazioni scientifiche ad uso e consumo delle più svariate tipologie di lettori: dagli “iniziati”, ai semplici interessati, ai curiosi, agli studiosi medesimi. Ognuno di questi segmenti di lettura  è importante, a patto che, ovviamente, i contenuti di un libro, o più in generale di queste opere, si avvalgano dei crismi di un saldo ancoraggio scientifico e di una sufficiente chiarezza espositiva.</p>
<p>Ci sembra che entrambe queste condizioni siano soddisfatte nel nuovo lavoro del neurologo  <strong>Rosario Sorrentino:</strong> <strong>“Rabbia</strong>” &#8211; un’emozione che non sappiamo controllare &#8211; <strong>edizioni Mondadori</strong>. Si tratta di un’opera divulgativa, ma al contempo puntuale nel riferire i meccanismi di formazione e la genesi di quest’emozione sovente incontrollabile per la maggior parte di noi. E, come in tutte le cose, quando di un determinato aspetto della vita se ne comprendono i meccanismi originari, quelli che lo hanno prodotto, si hanno poi minori difficoltà a governarne i percorsi e, quando serve, ad elaborare le giuste soluzioni. Così succede per la <strong>rabbia</strong>, questa pulsione irrefrenabile che ci fa fare cose a volte assurde e che coglie la stragrande maggioranza di noi, anche nei momenti più insospettabili.</p>
<p>Il libro è stato scritto insieme alla giornalista Cinzia Tani, ed è stato pensato ed elaborato in forma di lunga intervista suddivisa per alcune aree tematiche (cervello, stimoli, rabbia in città, nello sport e in politica ecc.) Ne è nato un lavoro completo rispetto alle originarie intenzioni degli autori: quello di fornire alle persone un valido strumento di conoscenza di alcune delle innumerevoli potenzialità (e storture) del nostro cervello. Uno strumento che, intelligentemente, esplora anche terreni contigui al mondo della conoscenza, fino a giungere, necessariamente, su quei lidi del “quotidiano” che più interessano le persone, di qualsiasi condizione o estrazione sociale esse siano. E’ qui che la scienza, travalicando il proprio mero interesse cognitivo, troppo spesso autoreferenziale, si muove con maggiore scioltezza, navigando con agilità nel mare dei rapporti fra le persone, degli impatti e dei riverberi di natura sociale che sono una delle finalità ultime, anche se non l’unica, della scienza stessa.</p>
<p><strong>La rabbia è un’emozione; ma il fatto che sia un’emozione, non vuol dire che non possa essere esplorata come fenomeno neurologico e come fenomeno sociale</strong>. Soprattutto perché è un’emozione – e questa è una delle tesi del libro – sovente portatrice di negatività; ti fa vedere e vivere le cose in maniera non corretta, a volte del tutto deviante, come l’immagine riflessa da uno specchio deformato. E’ il “governo”, la gestione del fenomeno rabbia, quindi il vero goal. E quest’opera è senza dubbio un valido ausilio per accompagnare correttamente i nostri comportamenti verso il dominio di un impulso che, preso nelle sue manifestazioni estreme, può essere addirittura devastante. Le soluzioni, le indicazioni, i percorsi verso il dominio di questi incontrollati impulsi aggressivi nel cervello, non mancano. Ne parla in maniera esauriente l’ultima parte del libro. Le due principali soluzioni e/o correttivi sono innanzitutto lo sport: l’attività fisica è un rimedio tanto semplice quanto efficace; ma forse troppo sottovalutato. L’altra è una condizione esogena, meno dipendente dal nostro volere, ma sulla quale comunque tutti noi dovremmo fare un’importante riflessione: la nostra capacità/incapacità di vagliare in maniera corretta i miliardi di input che i media ci propinano quotidianamente, senza alcun ritegno per la pericolosità dei messaggi che inviano in termini di aggressività, violenza, e sovente di ipocrisia mediatica. Un coacervo confuso, inestricabile, di messaggi negativi impregnati di aggressività, che comincia con immagini inusitatamente crude di guerre, passa attraverso quelle delle catastrofi naturali o prodotte dall’uomo, per finire con l’insulsa e incontrollata aggressività della gran parte dei Talk Show, vero insulto mediatico quotidiano all’intelligenza umana. La scienza, quella vera, è “naturalmente” contraria a tutto ciò, e Sorrentino lo dimostra efficacemente in questo libro. Perché in questi casi la scienza è essa stessa etica, non avendo bisogno di ulteriori supporti, conferme o imprimatur di qualsivoglia natura, politica o religiosa che sia.</p>
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