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	<title>Cronache Laiche &#187; assistenza al suicidio</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Eutanasia in Inghilterra, il caso</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 09:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/02/eutanasia-in-inghilterra-il-caso/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/Lynn-Gilderdale_676977a-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Un giudice dell’Alta Corte britannica ha criticato l’operato del Capo del servizio della pubblica accusa per aver personalmente sostenuto l’accusa di tentato omicidio nei confronti di una madre che ha aiutato la figlia terribilmente malata a realizzare il suo desiderio di morire. Il giudice l’ha definita «una madre altruista e devota».
Ieri la signora Kay Gilderdale, dopo essere stata dichiarata innocente all’unanimità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-2554" title="Lynn-Gilderdale_676977a" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/Lynn-Gilderdale_676977a.jpg" alt="Lynn-Gilderdale_676977a" width="304" height="182" />Per favorire un&#8217;informazione il più ampia e diretta possibile, riteniamo importante far conoscere anche ciò che accade fuori dai nostri confini nazionali in materia di laicità e diritti civili. Il caso di un processo conclusosi in Inghilterra a carico di una madre che ha aiutato la propria figlia malata a porre fine alla propria vita ha aperto la prima pagina del <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/crime/article7002405.ece?&amp;EMC-" target="_blank">Times on line </a>del 26 gennaio scorso. Ne riportiamo la traduzione, a cura di Alessandra Maiorino.</em></p>
<p><strong>Kay Gilderdale, madre devota, non avrebbe mai dovuto essere perseguita</strong></p>
<p>Un giudice dell’Alta Corte britannica ha criticato l’operato del Capo del servizio della pubblica accusa per aver personalmente sostenuto l’accusa di tentato omicidio nei confronti di una madre che ha aiutato la figlia terribilmente malata a realizzare il suo desiderio di morire. Il giudice l’ha definita «una madre altruista e devota».<br />
Ieri la signora Kay Gilderdale, dopo essere stata dichiarata innocente all’unanimità, ha lasciato il tribunale. Il giudice, Justice Bean, ha ripetutamente domandato agli avvocati se questo caso così carico di emotività fosse davvero di pubblico interesse.</p>
<p>Ieri sera, la signora Gilderdale – 55 anni e madre di due figli – ha parlato per la prima volta e ha rivelato come il suo cuore fosse stato « spaccato in due», diviso tra l’istinto materno che le imponeva di salvare sua figlia Lynn, di 31 anni, e la volontà di rispettare le sue ripetute implorazioni di aiutarla a mettere fine alle proprie sofferenze, iniziate 17 anni fa, quando contrasse la Encefalomielite Mialgica (N.d.T. più nota come Sindrome della Stanchezza Cronica, tale patologia è attualmente oggetto di studi specifici che stanno facendo luce sulla sua autentica natura e sui suoi effetti altamente debilitanti per il fisico e per il sistema nervoso centrale dell’individuo).</p>
<p>L’infermiera che accudiva la ragazza ha ammesso che nel dicembre 2008 la aiutò nel suo proposito fornendole 420 mg di morfina. Anche l’infermiera è stata accusata di tentato omicidio, essendo emerso che aveva appunto procurato a Lynn una medicina per alleviare le sue sofferenze negli ultimi istanti di vita.</p>
<p>Solo ora è stato reso noto che all’inizio del dibattimento legale il giudice Richard Brown, che presiedeva il caso, aveva invitato la pubblica accusa a lasciar cadere l’imputazione di tentato omicidio. Riferendosi alla richiesta della donna, che si era riconosciuta colpevole di suicidio assistito, il giudice avrebbe domandato: «<em>Non sarebbe meglio accettare ora la richiesta, piuttosto che lasciare che questa difesa si aggrovigli in un confuso processo celebrato in nome di un feticcio legale?</em>»</p>
<p>Il caso è stato rivisto da Keir Starmer, direttore dell’Ufficio della pubblica accusa britannica, dopo che questi aveva pubblicato un libello contenente le linee guida per trattare i casi di suicidio assistito. Nonostante ciò, l’accusa di tentato omicidio è stata portata avanti.</p>
<p>Il fatto che il giudice Justice Bean abbia messo in discussione il ruolo svolto da Starmer e dal Crown Prosecution Service in merito a questo caso riaccenderà in Inghilterra il dibattito sul <em>mercy killing</em>, l’omicidio compassionevole.<br />
Il giudice ha inoltre ringraziato i membri della giuria, dicendo loro che, nello scagionare la signora Gilderdale da quell’accusa, avevano dimostrato «<em>buon senso, dignità morale e umanità</em>». Fonti vicine alla famiglia sostengono che il processo sia stato usato come un esperimento per testare l’opinione pubblica. Il Crown Prosecution Service è rimasto comunque dell’avviso che la decisione di perseguire il caso fosse giusta, sostenendo che la legge non ammette l’omicidio compassionevole.<br />
La signora Gilderdale non ha rilasciato dichiarazioni durante lo svolgimento del processo; solo al termine ha cercato di descrivere lo strazio che comporta il dover venire a patti con le continue richieste di una persona amata, che ti implora di essere lasciata morire. In un’intervista rilasciata a Panorama, programma della BBC, ha detto: «<em>Ti senti squarciata a metà; da una parte, vorresti rispettare il desiderio di tua figlia e comprendi il tormento che attraversa; dall’altra, vorresti solo vederla guarire e farla rimanere in vita</em>». Ed ha aggiunto: «<em>È stata la cosa più difficile che io abbia mai fatto in vita mia. Non mi interessa cosa sarà di me. Nulla potrà mai eguagliare lo strazio e il dolore di vedere la mia bellissima figlia lasciare questo mondo</em>».</p>
<p>Quando la giuria è entrata in aula dando lettura del verdetto di innocenza, raggiunto all’unanimità in meno di un paio d’ore di dibattimento seguite ad un processo durato un’intera settimana, le persone presenti in aula sono scrosciate in un lungo applauso. Prima di leggere la sentenza di condanna per «assistenza al suicidio», il giudice ha domandato chi avesse preso la decisione di continuare a sostenere l’accusa di tentato omicidio. Sally Howes, Queen’s Counsel per questo processo, ha risposto che la decisione era stata presa dal Dipartimento della Pubblica Accusa riunito in consiglio. Alla domanda del giudice se dunque si ritenesse che la causa fosse di pubblico interesse, la Howes ha detto: «<em>Abbiamo pensato che nel modo più assoluto questo fosse un caso meritevole di essere esposto alla valutazione della giuria</em>».</p>
<p>Il giudice ha rilasciato la signora Gilderdale condannandola ad una anno con la condizionale. Lei ha replicato: «<em>Grazie, grazie infinite</em>». Fuori dal tribunale, Stephen Gilderdale, 35 anni, ha affermato di essere orgoglioso delle «<em>altruistiche scelte</em>» di sua madre.<br />
La giuria è rimasta visibilmente commossa dal racconto dei due genitori, straziati nel rendersi conto che loro figlia aveva perso la volontà di lottare contro una condizione di vita debilitante.</p>
<p>Richard Gilderdale, il padre di Lynn, ha affermato che sua figlia desiderava porre fine alla sua «<em>sventurata esistenza</em>». Il 2 dicembre 2008 inviò alla sua ex moglie e a Lynn il suo usuale messaggio di buonanotte, informandosi anche su come procedesse la nuova cura. Nell’ultimo messaggio le scrisse: «<em>Buonanotte. Sogni d’oro. Ti voglio bene</em>». Nelle prime ore della mattina seguente Lynn ha chiamato sua madre nella propria stanza, e l’ha implrata per l’ultima volta di aiutarla a porre fine alla propria vita.</p>
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