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	<title>Cronache Laiche &#187; amenabar</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Lourdes, il miracolo è servito</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2010/02/lourdes-il-miracolo-e-servito/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/locandina_del_film_Lourdes-01-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Appena giunto alla splendida Casa del Cinema di Roma, sono stato subito omaggiato di un enorme distintivo con immagine della madonna e di un comodo accendino di forma e colori simili a quelli di una boccetta di acqua santa, anch'esso effigiato con la silhouette (sic!) della vergine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2818" title="locandina_del_film_Lourdes---01" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2010/02/locandina_del_film_Lourdes-01.jpg" alt="locandina_del_film_Lourdes---01" width="206" height="291" />Forse non dovevo rivedere per la quarta volta il capolavoro di <strong>Marco Bellocchio</strong>, &#8220;L&#8217;ora di religione&#8221;, che ha inaugurato il cine-forum dei Radicali il 31 gennaio scorso. E ho persino incolpato (ingiustamente) Mario e il suo pur ottimo bollito misto in salsa verde, pensando di non aver digerito bene. Fatto sta che la <em>matinée</em> riservata ai giornalisti per l&#8217;anteprima di &#8220;<em>Lourdes</em>&#8220;, della regista <strong>Jessica Hausner</strong>, non l&#8217;ho vissuta bene.</p>
<p>Sarà che, appena giunto alla splendida Casa del Cinema di Roma, sono stato subito omaggiato di un enorme distintivo con immagine della madonna e di un comodo accendino di forma e colori simili a quelli di una boccetta di acqua santa, anch&#8217;esso effigiato con la silhouette (sic!) della vergine. Sarà anche che mi sono fatto suggestionare (ad &#8220;avere fede&#8221; nel film?) dagli amici dell&#8217;Unione Atei Agnostici e Razionalisti, che a questa pellicola hanno conferito il &#8220;<em>Premio Uaar &#8211; Brian 2009<span style="font-style: normal;">&#8220;</span><span style="font-style: normal;">, o dagli echi dell&#8217;ultimo Festival di Venezia, dove &#8220;</span>Lourdes</em>&#8221; è stato acclamato da pubblico e critica.<br />
Insomma, pensavo che mi sarei trovato di fronte al grottesco, surreale, scandaloso film di una erede di <strong>Buñuel</strong>, come pure aveva suggerito qualche giornalista mesi orsono; invece ho assistito a un documentario sul santuario francese, a un noioso, lungo spot pubblicitario di quella famosa meta di pellegrinaggi (ma anche di alcune marche di birra e di un&#8217;aranciata, nello stile di vecchi film), a un <em>all inclusive</em> di avemarie, suore e cavalieri di Malta, messe, folle oceaniche di carrozzine e beghine, con miracolo compreso.</p>
<p>Ma sì, sicuramente la regista, a modo tutto suo, voleva dirci che una prodigiosa guarigione può capitare a chiunque, per oscure casualità dell&#8217;universo e non perché il fortunato preghi tutti i giorni o accarezzi pietre o beva acqua benedetta; che miracolata può essere una biondina affetta da sclerosi a placche (la brava <strong>Sylvie Testud</strong>) persino un po&#8217; scettica, un po&#8217; egoista, un po&#8217; invidiosa; che certi ambienti, intrisi come dovrebbero essere di sacralità e amore cristiano, diventano invece un business commerciale, una specie di villaggio-vacanze dove un cantante e un&#8217;infermiera sono gli <strong>Al Bano</strong> e <strong>Romina</strong> di &#8220;<em>Felicità</em>&#8220;, il teatro tragico dove terrenissimi sentimenti umani, come la gelosia, l&#8217;invidia, l&#8217;iracondia, la morbosità e la vigliaccheria, vengono malamente tenute a bada: basta che non venga miracolato al posto tuo il tuo vicino-prossimo, altrimenti arriva l&#8217;odio vero!</p>
<p>Ecco, sicuramente voleva dire tutte queste cose, Jessica Hausner. E forse, per farlo, sarebbero bastati un breve reportage giornalistico, un paio di interviste a chi ha fatto il suo &#8220;viaggio della speranza&#8221; e fine delle questioni. Oppure si deve pensare che anche lei stia cavalcando l&#8217;onda di <em>revanchismo</em> cattolico che attraversa il nostro Paese, così che le gigantografie della sua madonna di Lourdes possano riempire le nostre strade e torme di pellegrini salgano sui pullman per assistere al miracolo di un nuovo, allegramente ipocrita Family Day. Nelle sale italiane dal prossimo 11 febbraio.</p>
<p>E come biasimare la regista austriaca, che sbarca a Roma in così <em>magna pompa</em>? In questa Roma teocratica (e qui ci si limita soltanto al cinema) dove il film su Ipazia del suo collega <strong>Amenábar</strong> non si può ancora vedere e dove un regista italiano di ultrasinistra sta girando (ormai &#8211; dopo &#8220;Lourdes&#8221; &#8211; in colpevole ritardo) qualcosa su non si sa bene se Fatima, Medjugorje o altri Vaticani, con tanto di benedizione papale e supervisione alla sceneggiatura ad opera di alti prelati&#8230;</p>
<p>Questa Roma, questa Italia, dove i laici non sanno più&#8230; in quale miracolo sperare, a quale santo votarsi e magari si mettono a pregare Bellocchio affinché giri &#8220;<em>L&#8217;ora di religione 2<span style="font-style: normal;">&#8220;</span><span style="font-style: normal;">, pure con qualche bestemmia in più, ma sicuramente con un bel po&#8217; di vero cinema.</span></em></p>
<p><a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=9691&amp;Itemid=65" target="_blank"><strong><em>Agenzia radicale</em></strong></a></p>
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		<title>Ipazia. Milleduecento anni prima di Galileo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 07:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Tanari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2009/10/ipazia-milleduecento-anni-prima-di-galileo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/10/hypatia-267x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Bella, libera, intelligente. Era nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 dC. Unica donna matematica per almeno un millennio, erede della razionalità scientifica che aveva fatto risplendere il pensiero antico; sua l’invenzione dell’astrolabio, dell’aerometro, dell’idroscopio. Rifiutando di convertirsi al cristianesimo aveva detto: “Se mi faccio comprare non sarò più libera e non potrò più studiare”. Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-365" title="hypatia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/10/hypatia-267x300.jpg" alt="hypatia" width="175" height="197" />Bella, libera, intelligente</strong>. Era nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 dC.<br />
Unica donna matematica per almeno un millennio, erede della razionalità scientifica che aveva fatto risplendere il pensiero antico; sua l’invenzione dell’astrolabio, dell’aerometro, dell’idroscopio. Rifiutando di convertirsi al cristianesimo aveva detto: “<em>Se mi faccio comprare non sarò più libera e non potrò più studiare</em>”. Così il vescovo Cirillo, preoccupato della popolarità di <strong>Ipazia</strong> (era amica del prefetto Oreste e di Sinesio, vescovo di Tolemaide) e delle sue lezioni di filosofia neoplatonica, che rischiavano di riportare in auge il paganesimo, emanò la sua fatwa: <strong>Ipazia doveva essere eliminata</strong>.</p>
<p>A marzo del 415, un gruppo di basiji cristiani l’aggredì uccidendola barbaramente: il suo corpo venne quindi fatto a pezzi e dato alle fiamme nel Cinerone, una sorta di discarica di rifiuti della metropoli ellenistica. Giustizia era fatta, anzi l’ordine naturale delle cose era stato ripristinato: non aveva forse affermato Sant’Agostino che «<em>la donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità</em>»? “<strong>Una macchia indelebile</strong>” nella storia del cristianesimo secondo Edward Gibbon.</p>
<p>Oggi <strong>Adriano Petta</strong>, studioso di storia della scienza, prova a colmare l’inspiegabile vuoto nella conoscenza di questa figura di donna (ma ne scrissero <strong>Diderot</strong>, <strong>Voltaire</strong>, <strong>Leopardi</strong>), prima martire del fondamentalismo e dell’intolleranza, con il suo &#8220;<strong>Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo&#8221;</strong> (ed. La Lepre).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-366" title="agora" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2009/10/agora.jpg" alt="agora" width="262" height="374" /><strong>Margherita Hack</strong>, autrice della prefazione al romanzo, la accosta a <strong>Bruno</strong> e <strong>Galileo</strong>: in effetti la sua storia costituisce una “prima volta” di quell’integralismo oscurantista ancora oggi tristemente e tragicamente vivo e vegeto in tutte le latitudini. Il sacrificio di Ipazia, oltre a rappresentare una sorta di terribile “manifesto” della concezione cristiana della donna, lasciava presagire quale sarebbe stato l’atteggiamento prevalente dell’establishment ecclesiastico nei confronti del progresso scientifico e della libertà di pensiero: dunque l’oblio cui la scienziata sembra essere stata condannata non è più così incomprensibile&#8230;</p>
<p>L’<strong>Unesco</strong> ha intitolato proprio ad Ipazia un progetto che si propone di aumentare la percentuale di donne che nel mondo ricopre incarichi di responsabilità in ambito scientifico (attualmente ferma al cinque per cento).<br />
Il romanzo rianima la vita quotidiana di Alessandria &#8211; una metropoli fatta di intrighi ma anche di vivacità culturale, con il suo melting pot mediterraneo &#8211; attraverso la storia personale di Ipazia, i suoi rapporti con filosofi, politici, le sue passioni e i suoi amori.</p>
<p>Il libro di Petta sembra intercettare una curiosità diffusa: la riscoperta della scienziata pagana passa infatti anche per il cinema: la primavera scorsa il regista spagnolo <strong>Alejandro Amenabar</strong> (&#8216;The Others&#8217;) ha presentato fuori concorso “<strong>Agorà</strong>”, un kolossal costato 50 milioni di euro sulla vita della donna.<br />
Mentre qui da noi si preferisce produrre (a spese del contribuente, <em>ça va sans dire</em>) film mediocri come il “Barbarossa” di Martinelli. Ma questa è un’altra storia&#8230;</p>
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