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	<title>Cronache Laiche &#187; aborto</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>Fuoco (in)crociato sui consultori</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/fuoco-incrociato-sui-consultori/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Trasformare i consultori in tribunali morali, aprendo le porte al (cosiddetto) Movimento per la Vita. È cosa nota che lo smantellamento della legge 194/78 sull&#8217;aborto sia tra le priorità delle amministrazioni regionali di Piemonte e Lazio, guidate rispettivamente dal leghista Roberto Cota e da Renata Polverini eletta dopo un testa a testa con Emma Bonino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35209" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Trasformare i consultori in tribunali morali, aprendo le porte al (cosiddetto) <strong>Movimento per la Vita</strong>.<br />
È cosa nota che lo smantellamento della legge 194/78 sull&#8217;aborto sia tra le priorità delle amministrazioni regionali di Piemonte e Lazio, guidate rispettivamente dal leghista <strong>Roberto Cota</strong> e da <strong>Renata Polverini</strong> eletta dopo un testa a testa con Emma Bonino grazie ai voti della destra estrema radicata nell&#8217;Agro pontino. Periodicamente sin dal loro insediamento le due giunte mettono in campo azioni volte a eliminare diritti acquisiti come quello all&#8217;autodeterminazione e alla salute della donna, tutelati con estrema efficacia da una norma ancora oggi moderna e all&#8217;avanguardia. Ma sgradita, in primis ai gerarchi vaticani, e poi ai loro sodali politici italiani. È successo con il tentativo, finora andato a vuoto, di far passare la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/09/regione-lazio-verso-la-privatizzazione-dei-consultori/" target="_blank">proposta di legge “Tarzia”</a> nel Lazio, e la famigerata <strong>Delibera 160</strong> in Piemonte. Due provvedimenti curiosamente simili. Da qualche tempo la norma per la riforma dei consultori pubblici a prima firma di Olimpia Tarzia &#8211; che per inciso fa parte del Movimento per la Vita &#8211;  giace inerte nel parlamentino della Regione. Perché priva delle necessarie coperture finanziarie e in odor di incostituzionalità.</p>
<p>Ma a metterle le definitive ganasce è stato l&#8217;articolo 3 laddove sostiene che “la Regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia”. Dando così, all&#8217;embrione, personalità giuridica in aperto contrasto con il Codice civile, la<strong> legge 194/78</strong>, e dignità di persona umana capovolgendo ciò che la scienza ha inequivocabilmente dimostrato. Vale a dire che la vita umana comincia con la nascita e che prima di 22-24 settimane di gestazione il feto non ha alcuna possibilità di sopravvivere al parto. La Delibera di Cota non ha avuto maggior fortuna. Almeno fino a oggi. Il tentativo di riportare indietro l&#8217;orologio della storia è già stato bocciato a luglio 2011 dal <strong>Tar</strong> che l&#8217;ha giudicata lesiva della legge 194. Tre giorni dopo la 160 è stata riproposta con lievi modifiche. Il presidente del Piemonte vuole a tutti i costi introdurre le associazioni private di volontari cattolici “pro-life” nei consultori pubblici con il chiaro intento di condizionare pesantemente la scelta di abortire. Sul piatto la Regione mette <strong>tre milioni di euro</strong> per aiutare le donne in difficoltà economica che non intendono portare a termine la gravidanza. Ovviamente la somma è stanziata solo per chi, poi, decide di rinunciare all&#8217;aborto. Nella prima versione si chiedeva ai <strong>privati pro-life</strong> solo di «comprendere nello statuto le finalità di tutela della vita fin dal concepimento». Ed era stato proprio questo il punto contestato dal Tar. Nella seconda i criteri imposti alle associazioni si estendono al fatto di «essere iscritte in uno degli appositi registri regionali o provinciali». Oppure, in assenza del requisito della difesa della vita dal concepimento, di avere svolto «attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e la tutela del neonato», o ancora, di possedere «un&#8217;esperienza almeno biennale nel sostegno alle donne e alla famiglia». Questi ritocchi sono al vaglio del Tar che si sarebbe dovuto pronunciare il <strong>25 gennaio</strong> scorso ma ha rimandato la decisione di qualche giorno. Staremo a vedere.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Federico Tulli</div>
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		<title>Il cimitero delle intenzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 01:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Izzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/il-cimitero-delle-intenzioni/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/cimitero-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Sembra un film horror (perciò ne è sconsigliata la lettura a chi sia debole di cuore o di stomaco) e invece si tratta soltanto dell’ultima, straziante trovata del Comune di Roma, nella persona del vicesindaco Sveva Belviso. Al cimitero Laurentino è stato inaugurato il Giardino degli angeli, un’area di 600 metri quadrati che sarà dedicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/cimitero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33937" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/cimitero.jpg" alt="" width="268" height="188" /></a>Sembra un film horror</strong> (perciò ne è sconsigliata la lettura a chi sia debole di cuore o di stomaco) e invece si tratta soltanto dell’ultima, straziante trovata del Comune di Roma, nella persona del vicesindaco <strong>Sveva Belviso</strong>. Al cimitero Laurentino è stato inaugurato il <strong><em>Giardino degli angeli</em></strong>, un’area di 600 metri quadrati che sarà dedicata alla<strong> tumulazione dei feti</strong>. Inutile che sgranate gli occhi: avete letto bene. Laddove sia avvenuta una «<em>interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica</em>», tiene a precisare la Belviso, d&#8217;ora in poi a Roma si possono chiamare le onoranze funebri, farle arrivare nell’ospedale dove è avvenuta l’interruzione suddetta, raccogliere i resti dell&#8217;intervento chirurgico abortivo e fare una bella preghiera per l’anima del feto&#8230; Sono escluse ovviamente le donne che abbiano abortito volontariamente, che questa brava gente considera, a tutt’oggi e nonostante la legge 194, assassine a tutti gli effetti; comunque, mortali peccatrici. Davvero, non stiamo scherzando: Sveva Belviso, <em>Cattivo Gioco</em>, si potrebbe ironizzare, se ci fosse ancora qualcosa da ridere.</p>
<p>La macabra iniziativa, del resto, non è nuova: aveva cominciato <strong>Roberto Formigoni</strong> in Lombardia (al cimitero di Milano esiste già un’area cimiteriale simile) a pensare alla sepoltura e persino al funerale per i feti, sebbene la legge non preveda nulla del genere. E non è nuovo nemmeno che questi necrofili abusino della parola “bambini” senza alcun criterio umano, scientifico e nemmeno giuridico. “Bambini non nati”, “bambini mai nati”, “angeli”, “figli”: questa la terminologia utilizzata senza scrupoli da persone che ricoprono anche incarichi importanti nell’Amministrazione della Capitale, come il <strong>consigliere di Roma Capitale Fabrizio Santori</strong> o il <strong>presidente di Ama Piergiorgio Benvenuti</strong> che hanno sostenuto l’iniziativa e la accolgono con entusiasmo.<br />
In un Paese civile non si può smettere nemmeno un istante di mantenere la guardia nello scontro con questi illegali cultori della morte che, in tema di aborto, se ne inventano di tutti i colori per cercare di uccidere psichicamente le donne e in special modo quelle che ricorrano all’interruzione di gravidanza volontaria. Ma dobbiamo veramente aspettarci ogni mostruosità, fino a chiederci persino quando verranno materialmente a frugare nei nostri letti, nei cicli mestruali delle donne o nei nostri preservativi usati per dare degna sepoltura a ovuli e spermatozoi in quello che forse chiameranno il <strong><em>Cimitero delle intenzioni</em></strong>?</p>
<div style="color: #ffffff;">Paolo Izzo</div>
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		<title>Pace, aborto e paradossi</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 08:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Belinda Malaspina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/pace-aborto-e-paradossi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Non c&#8217;è pace se c&#8217;è aborto: il legame tra queste due parole, ormai divenute slogan da gridare a denti serrati ogni qualvolta l&#8217;arenarsi di una dialettica, ovvero la mancanza di argomenti meno ammuffiti, ne forniscano l&#8217;esigenza, sembra una costante della nostra attualità. Come certa musica cosiddetta contemporanea ma nella realtà già da mezzo secolo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-33790" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine.jpg" alt="" width="272" height="186" /></a>Non c&#8217;è <strong>pace</strong> se c&#8217;è <strong>aborto</strong>: il legame tra queste due parole, ormai divenute slogan da gridare a denti serrati ogni qualvolta l&#8217;arenarsi di una dialettica, ovvero la mancanza di argomenti meno ammuffiti, ne forniscano l&#8217;esigenza, sembra una costante della nostra attualità.<br />
Come certa musica cosiddetta contemporanea ma nella realtà già da mezzo secolo in circolazione, così anche l&#8217;associazione tra cultura della pace e lotta all&#8217;interruzione di gravidanza più o meno volontaria, spacciata per concetto fondamentale, ci perseguita cacofonicamente al pari.</p>
<p>Da un po&#8217; di tempo a questa parte quasi ogni primo gennaio, giornata mondiale della pace, il suddetto fatale collegamento di concetti si mostra misticamente alla somma autorità cattolica di turno con la stessa virulenza con cui Carmelo Bene sosteneva di essere <em>«apparso alla Madonna»</em>. L&#8217;eredità di <strong>Giovanni Paolo II</strong> con il suo<em> «non può esserci pace autentica senza rispetto per la vita»</em> dove <em>vita</em>, s&#8217;intenda, è curiosamente da leggersi come <em>embrione</em>, è stata degnamente raccolta da <strong>papa Ratzinger</strong>: il primo gennaio 2007 egli infatti dichiarò che <em>«accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall&#8217;aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall&#8217;eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?»</em>.<br />
La <strong>domanda retorica</strong> finale, concepita come calcio nello stomaco dei buoni cattolici praticanti e degna di uno dei più bei paradossi usciti dalla penna di Umberto Eco, il suo<em> «c&#8217;è davvero bisogno di domande retoriche?»</em>, già da sola chiarisce gli intenti di chi l&#8217;ha formulata: imporre la propria <em>Weltanschauung</em> come è solito fare il papa tedesco è segnale di un <strong>atteggiamento non propriamente pacifico</strong>. Ma si sa, sovente chi di retorica ferisce di paradosso perisce.</p>
<p>Alla tentazione di associare l&#8217;aborto alla guerra non è stata esente nemmeno il premio nobel per la pace <strong>Madre Teresa di Calcutta</strong>, secondo la cui belligerante opinione <em>«oggigiorno il più grande distruttore di pace è l&#8217;aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa»</em>. Come non sentirsi schiacciati da tale e tanta sicumera? Già dai toni pare di assistere ad una novella Apocalisse scoppiata come un fungo atomico tra le corsie d&#8217;ospedale, nel <strong>dramma di chi rinuncia alla propria gravidanza</strong> e si vede oltretutto mancare la minima comprensione altrui. Sopraffino in questo caso il <strong>paradosso</strong>: chi si proclama seguace di un tale che una volta disse: <em>«non giudicate e non sarete giudicati»,</em> si prende il diritto di farlo, ossia di giudicare, esattamente nel nome di lui. A fronte di una tale sublime contorsione, mentale e sostanziale, nessun retore saprebbe fare meglio.<br />
Invece ci soccorre ancora Benedetto XVI che, tanto per ribadire il concetto, lo scorso primo gennaio è passato dalla consueta domanda retorica, ormai evidentemente reputata superflua, al <strong>sillogismo</strong> degno del miglior Aristotele. Il papa ha infatti affermato, nell&#8217;ambito del suo discorso in occasione della giornata della pace, che la maternità è <em>«sempre stata associata alla benedizione di Dio»</em>. Ora, sappiano i fedeli cattolici nonché, vista la risonanza mediatica dei discorsi del primate della chiesa Roma, anche i fedeli non cattolici per non parlare dei non fedeli, insomma sappia l&#8217;intero orbe terracqueo che la pace<em> «è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni»</em>. Dunque cosa ne consegue? Se la fecondità è benedetta e le benedizioni sono pace, persino un ragazzino saprebbe tirare, assieme all&#8217;acqua al mulino papale, anche le dovute <strong>conclusioni del caso</strong>. Ma tant&#8217;è: ogni popolo ha le figure retoriche che si merita fin dalla tenerissima infanzia. C&#8217;è soltanto da sperare, come suggerisce l&#8217;umorista siciliano Panarello, che alla famosa madre dei cretini, sempre in stato interessante, venga finalmente offerto l&#8217;aborto gratis.</p>
<div style="color: #ffffff;">Belinda Malaspina</div>
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		<title>Obiettori in corsia: abuso di (santo) ufficio &#8211; Intervista a Filomena Gallo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Izzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/obiettori-in-corsia-abuso-di-santo-ufficio-intervista-a-filomena-gallo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/filomenagallo1-300x233.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Negli ultimi tempi la maternità delle donne italiane sembra essere oggetto di un'attenzione piuttosto violenta da parte dei cosiddetti "difensori della vita", paladini in realtà della non-vita degli embrioni: obiettori in corsia contro la legge 194, consultori che spariscono e centri religiosi che li sostituiscono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/filomenagallo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31923" title="filomenagallo1" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/filomenagallo1-300x233.jpg" alt="" height="235" /></a>Negli ultimi tempi la maternità delle donne italiane sembra essere oggetto di un&#8217;attenzione piuttosto violenta da parte dei cosiddetti &#8220;difensori della vita&#8221;, paladini in realtà della non-vita degli embrioni: obiettori in corsia contro la legge 194, consultori che spariscono e centri religiosi che li sostituiscono, una legge 40 che, se possibile, peggiora ulteriormente. Catto-politica, insomma, contro le donne. Le quali dovrebbero cominciare a risvegliarsi e a reagire, come suggerisce loro l&#8217;avvocato Filomena Gallo, Segretario nazionale dell&#8217;Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica.</em></p>
<p><strong>Nel lontano febbraio 2008 Emma Bonino denunciò che in Lombardia erano rimasti solo 2 o 3 ginecologi disposti ad ottemperare alla legge 194 e quell&#8217;allarme passò quasi inosservato. Oggi la Laiga </strong><strong>(Libera associazione italiana ginecologi per l´applicazione della 194) rende noto che in tutta Italia rimangono soltanto 150 medici non obiettori di coscienza. Tra poco nel nostro Paese non sarà più possibile abortire?</strong></p>
<p>Esistendo una legge che prevede l&#8217;obiezione di coscienza è ovvio che ci siano medici che attuano questa possibilità. Però, innanzitutto, non deve essere interrotto il servizio medico-sanitario e l&#8217;Azienda ospedaliera dovrebbe garantire la continuità del servizio: quindi le donne dovrebbero cominciare a denunciare, cosa che attualmente non avviene perché la donna che deve abortire ha dei limiti temporali da dover rispettare e quindi è più occupata a trovare la struttura idonea, il che si trasforma in un pellegrinaggio nei vari ospedali pubblici. C&#8217;è una mancanza di applicazione delle norme: la 194 è una legge che tutela la maternità e prevede l&#8217;interruzione di gravidanza laddove sussistano gravi problemi per la salute della donna che, come affermato dalla Corte costituzionale, nella scala dei diritti sta ad uno scalino più alto rispetto al nascituro. Dovrebbe essere possibile anche nelle strutture private eseguire l&#8217;aborto. Ma il medico obiettore non dovrebbe poter lavorare poi nel privato. Oggi possiamo accedere alla sanità privata per tutto ma non per  abortire.</p>
<p><strong>Accade anche questo?</strong></p>
<p>Sì. E bisognerebbe fare una indagine ben precisa in questo senso per comprendere meglio le motivazioni di questo monopolio assoluto che determina anche un controllo per legge, e non trova motivazione di alcun tipo al divieto di aborto nel privato. Poi non c&#8217;è solo il medico obiettore di coscienza. Ci sono altre figure professionali, come gli anestesisti, che sono coinvolte. Io faccio a volte un parallelo: anche la legge 40 prevede l&#8217;obiezione di coscienza, ma siccome è un settore specifico, peraltro molto nel privato, chi ci lavora sa su cosa lavora e l&#8217;obiezione di coscienza è inferiore. Poi, quando nel pubblico vengono rifiutate le applicazioni di alcune tecniche di fecondazione assistita, il medico non si dichiara obiettore, però dichiara che si tratta di una scelta aziendale. Quindi credo che la responsabilità sia da ascrivere non solo ai medici, ma anche alle aziende ospedaliere per le politiche che determinano.</p>
<p><strong>Quali sono gli estremi per le denunce? L&#8217;omissione di soccorso è tra questi?</strong></p>
<p>Sicuramente l&#8217;abuso di ufficio, in quanto non si garantisce la continuità di un servizio. Ma si configura anche l&#8217;omissione di soccorso, nel momento in cui la donna si trova alla settimana limite e può essere in pericolo la sua salute.</p>
<p><strong>Un farmacista può essere obiettore di coscienza?</strong></p>
<p>No. E anche in quel caso ci troveremmo in presenza di un abuso di ufficio. Perché il farmacista è obbligato a fornire un farmaco se c&#8217;è una prescrizione medica: non si può sostituire al medico, che è l&#8217;unico abilitato a prescrivere l&#8217;uso di quel farmaco.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra questione recente è la legge regionale 160, presentata in Piemonte, che prevederebbe sovvenzioni a organizzazioni cattoliche per dissuadere e comunque per schedare le donne che si rivolgano agli ospedali per interrompere una gravidanza.</strong></p>
<p>Questa legge è passibile di procedura costituzionale, perché verrebbero intaccate le libertà personali della donna. Leggendo il testo si evince che questi &#8220;Centri della tutela della maternità e della vita&#8221; dovrebbero convincerla a non abortire, di fatto sostituendosi ai consultori. Dal nostro ordinamento stanno scomparendo questi consultori, che sono il centro primo di ascolto per le famiglie. Se una donna abortisce, applicando alla lettera la 194, lo fa per un preciso motivo: viviamo in un Paese dove non si fa prevenzione per tutto ciò che riguarda le malattie sessualmente trasmissibili, non si fa nessuna informazione né educazione sessuale nelle scuole. La 194 non serve a favorire l&#8217;aborto per la ragazza che non ha usato metodi contraccettivi, ma a tutelare la salute della donna e del nascituro. E interviene in alcune fattispecie concrete: prevedendo perciò anche l&#8217;intervento dei servizi sociali e del Comune, affinché un limite economico non debba portare a una interruzione di gravidanza. L&#8217;intervento dei &#8220;Centri della tutela&#8221; e delle associazioni pro-life, pur autorizzati dall&#8217;Azienda sanitaria locale, vanno di fatto a violare la privacy della donna che ha intenzione di abortire. L&#8217;aborto non è una passeggiata e nel momento in cui prendi una decisione del genere non devi avere la persona che ti tartassa per motivi religiosi per farti recedere da questa volontà o da questa scelta sofferta.</p>
<p><strong>C&#8217;è il paradosso, quindi, di non fare prevenzione e poi di impedire alle donne di accedere alla 194. Qualcosa di simile accade anche per la legge 40?</strong></p>
<p>Dipende sempre da mancanza di prevenzione e di informazione. Si deve sottolineare che l&#8217;applicazione della 194 ha fatto scomparire l&#8217;aborto clandestino in Italia, pur essendoci ancora il problema per le donne immigrate e chi oggi si professa medico pro-life probabilmente è il medico che potrebbe farlo clandestinamente. Inoltre è scomparsa la mortalità a causa di aborto, piaga molto presente prima della legge 194. Stessa cosa per la legge 40: pur prevedendo la stessa legge una campagna di informazione sulla prevenzione dell&#8217;infertilità, questa viene completamente disattesa! A noi non serve un sottosegretario che vada a evidenziare che le donne scelgono di avere bambini in età sempre più avanzata. A noi serve un ministro della Salute che tuteli la salute di tutti, facendo campagne informative per tutte le patologie, tra cui quella dell&#8217;infertilità.</p>
<p><strong>Il sottosegretario uscente Eugenia Roccella ha fatto un tentativo in extremis proponendo linee guida anche peggiorative della legge 40. Si aspetta che il nuovo ministro della Salute, Renato Balduzzi, molto legato ad ambienti cattolici, le ratifichi o le respinga?</strong></p>
<p>Intanto il tentativo della Roccella è fallito perché attualmente sono in vigore le linee guida del 2008. Dal ministro, giacché è anche un docente di diritto e ha un ruolo da tecnico, mi aspetto che faccia il tecnico: non c&#8217;è urgenza che vengano emanate queste linee guida perché siamo in attesa dell&#8217;udienza in Corte costituzionale sull&#8217;eterologa; inoltre le linee guida dovrebbero recepire la giurisprudenza di questi anni che ha dato un&#8217;interpretazione costituzionalmente orientata della legge 40, prevedendo che l&#8217;accesso a tecniche medico-sanitarie sia consentito a tutti coloro che ne hanno bisogno, compreso chi potrebbe avere figli in modo naturale, ma che di fatto è considerato infecondo perché evita di avere una gravidanza per non trasmettere gravi malattie.</p>
<p><strong>Anche nel colpo di coda di Roccella c&#8217;è un infierire sulla donna, perché se un uomo è affetto da una malattia genetica trasmissibile può accedere alla fecondazione assistita. La donna no. Perché questo odio contro le donne?</strong></p>
<p>Sinceramente mi sto sforzando di trovare una motivazione ma non la trovo. L’ex sottosegretario aveva la delega alla salute della donna, ma non ho visto misure poste in essere che l’abbiano davvero favorita. Le donne colmano il vuoto del welfare, e sono delle ottime amministratrici con competenze diverse che potrebbero sicuramente essere quella marcia in più che attualmente manca in Italia e in una politica tutta al maschile dove le donne di spessore sono<em> “amate ma non votate&#8221;.</em></p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Paolo Izzo</div>
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		<title>Alla Calabria la pillola abortiva proprio non va giù</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 01:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Belinda Malaspina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/alla-calabria-la-pillola-abortiva-proprio-non-va-giu/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/immagine2-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>A un anno e mezzo dal via libera del ministero della Salute, con il quale le farmacie ospedaliere hanno potuto dare avvio ufficialmente alle procedure per richiedere e distribuire la pillola abortiva RU486, è evidente che quest’ultima non è minimamente vicina a un regolare regime d&#8217;uso in Italia. Con sei mesi di ritardo il 4 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/immagine2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-31702" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/immagine2.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>A un anno e mezzo dal via libera del ministero della Salute, con il quale le farmacie ospedaliere hanno potuto dare avvio ufficialmente alle procedure per richiedere e distribuire la<strong> pillola abortiva RU486</strong>, è evidente che quest’ultima non è minimamente vicina a un regolare regime d&#8217;uso in Italia. Con sei mesi di ritardo il 4 agosto scorso è stata presentata la <em>Relazione</em><em> del</em> <em>Ministro della Salute sulla attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78)</em>.</p>
<p>Nelle poche righe dedicate alla RU486, il ministero segnala che <strong>«</strong><em>tutte le Regioni<strong> </strong>hanno inviato il dato da cui risulta che questa metodica è stata usata nel 2010 in 3775 casi. <strong>L&#8217;uso è avvenuto in tutte le regioni tranne Abruzzo, Calabria e Sardegna</strong></em>». Come è possibile? Di chi è la responsabilità? Governo? Regione? Ospedali e strutture sanitarie pubbliche? Personale medico? Oppure si tratta forse di un circolo ben poco virtuoso di responsabilità condivise?</p>
<p>All’interno dell’emergenza nazionale in materia di autodeterminazione,  la <strong>Regione Calabria</strong> rappresenta un vero e proprio banco di prova. I primi di aprile 2010 infatti, tramite interviste e comunicati, il neo governatore della Calabria ribadiva un atteggiamento di totale chiusura nei confronti della pillola abortiva, indicando come ipotesi unica, eventuale ed estrema,  quella della somministrazione della RU486 in ospedale attraverso il ricovero prolungato, la cui praticabilità veniva ritenuta ancora da verificare. Il tutto perfettamente in linea con quegli ossessivi tormentoni sulla legge 194 che denotano un’arretratezza culturale dalla quale, in Calabria come nel resto d&#8217;Italia, fatichiamo a liberarci.</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione Calabria ha senza dubbio adempiuto a una parte delle responsabilità inoltrando le linee guida ministeriali alle strutture sanitarie. Scopriamo che se nel 2010, in Calabria, la RU486 non è stata utilizzata da nessuna donna, al 30 settembre del 2011 le interruzioni volontarie di gravidanza con RU486 sono state in totale 28, di cui 15 presso l’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria e 13 presso il Presidio Ospedaliero di Lamezia Terme. Come mai in tutto il territorio regionale <strong>solamente in due ospedali</strong> viene somministrata la pillola abortiva? Possibile che questa situazione dipenda dalla mancanza di posti letto nei reparti o dalla volontà stessa delle donne? Ma prima ancora: La RU486 è stata richiesta dai reparti ospedalieri alle unità operative di farmacia?</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima risposta viene fornita dall’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro dove, ad oggi,  la pillola abortiva non è presente nel prontuario aziendale perché non è stata richiesta all’unità operativa di farmacia. Qual è la ragione di questa mancanza? Forse l&#8217;<strong>obiezione di coscienza</strong>? Sappiamo che in Calabria più del 73% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore. Nel già citato ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, ad esempio, sul numero complessivo del personale del reparto di ginecologia-ostetricia, solamente due medici non sono obiettori. Tenuto conto che la legge prevede sia l’interruzione volontaria di gravidanza che la cosiddetta obiezione di coscienza, c&#8217;è da domandarsi se le strutture sanitarie pubbliche considerino la necessità di conciliare il diritto all’obiezione con la responsabilità professionale e con il diritto di ogni paziente ad accedere tempestivamente a legittime cure mediche. Figurarsi, poi, se ci si preoccupa di assicurare alle donne la possibilità di scegliere come abortire. Potrebbe anche verificarsi l’eventualità che, da parte dei pochissimi medici non obiettori, manchi la volontà di uscire da <em>routine</em> consolidate per avventurarsi in nuove prassi mediche da svolgere in ambienti lavorativi a volte ostili, o contro la volontà del primario stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tale massiva obiezione rischia comunque di culminare nella prospettiva concreta dell’impossibilità, tra soli cinque anni in Italia, di praticare IVG in strutture sanitarie pubbliche e del conseguente ricorso alle <em>mammane</em> o, per chi potrà permetterselo, ai viaggi all’estero. E’ mancata e manca tutt’ora, da parte della nostra classe politica, una seria riflessione sul diritto di autodeterminazione delle donne che viene continuamente messo in discussione. Manca una reale attenzione alla prevenzione e ad un&#8217;educazione sessuale responsabile, né si bada alle condizioni lavorative del personale medico e paramedico non obiettore che viene penalizzato sul lavoro e  confinato in termini di carriera. Siamo, in definitiva, in balia di <strong>un sistema malato</strong>, dove è in ballo molto di più della salute delle donne: tutto si riconduce ad una millenaria questione di potere.</p>
<div style="color: #ffffff;">Doriana Righini</div>
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		<title>Il consultorio familiare: un ferito ai margini della strada</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/familyTherapy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-31437" title="familyTherapy" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/familyTherapy-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>In Italia, fin dagli anni Settanta, si è sempre parlato tanto di aborto, dividendo semplicisticamente la cittadinanza in favorevoli e contrari, ma non si è mai riflettuto abbastanza su quello che è il problema dei tanti bambini e ragazzi destinati a non diventare del tutto uomini o donne, cioè dei tanti bambini nati malformati, sordomuti, ciechi, per colpa di una mancata assistenza pre e post natale alla madre, o dei bambini cosiddetti &#8220;istituzionalizzati&#8221;, cioè privati di quell&#8217;affetto necessario alla loro crescita, o ancora dei bambini violentati, non scolarizzati o avviati alla delinquenza e preda delle mafie. Si tratta, con tutta evidenza, di bambini e ragazzi, di fatto, &#8220;<strong>abortiti</strong>&#8221; per colpa della società e dello Stato. A questo proposito, dopo la recente pubblicazione del primo rapporto ufficiale sul consultorio familiare, a 35 anni dalla sua istituzione, è il caso di ripercorrerne la storia. Una storia che ci permette di capire come il consultorio familiare sia sempre stato, e sia, ancora oggi, in Italia, una sorta di ferito ai margini della strada.</p>
<p>Il <strong>consultorio familiare</strong> venne istituito nel 1975 (anche se le prime proposte risalivano al lontano 1949), con la legge 405, grazie al movimento delle donne che lo aveva fortemente voluto, e alla convergenza dei partiti di allora, cattolico, socialista e comunista. Si trattava di un <strong>presidio pubblico</strong> con la finalità di assicurare informazione, consulenza e assistenza psicologica, sanitaria e sociale su argomenti fondamentali per le coppie e per le famiglie, cioè maternità, paternità, procreazione responsabile e salute sessuale. Con la legge 194 del 1978, poi, le competenze del consultorio inclusero anche l&#8217;assistenza all&#8217;aborto.<br />
Fino a quel momento, gli unici centri di sostegno per queste problematiche regolarmente funzionanti erano stati solo quelli privati, con forti connotazioni religiose. I primi consultori prematrimoniali esistenti in Italia, infatti, erano sorti per iniziativa di alcuni sacerdoti o laici d&#8217;ispirazione cattolica, riuniti nell’Ucipem (Unione Consultori Italiani Matrimoniali e Prematrimoniali), a cui erano poi seguiti consultori di gruppi volontari, di indirizzo politico diverso, come quelli dell&#8217;Aied (Associazione internazionale Educazione Demografica), del Cemp (Centro per l&#8217;Educazione Matrimoniale e Prematrimoniale), e del Ced (Centro Educazione Demografica), che tendevano, per lo più, a favorire la conoscenza dei mezzi anticoncezionali. Fino a quel momento, le funzioni dei nascenti consultori, soprattutto dopo la soppressione dell&#8217;Onmi (Opera Nazionale per protezione Maternità e Infanzia) e dei servizi gestiti dal ministero della Giustizia, erano state delegate alle Regioni, anch&#8217;esse peraltro di recente nascita. La difficoltà organizzativa dei consultori si affiancava all&#8217;insufficienza delle istituzioni sanitarie del paese e spesso anche alla mancanza di un&#8217;adeguata specializzazione dei medici preposti. Sia l&#8217;assistenza alla coppia e alla famiglia, quanto le tecniche psicologiche e mediche finalizzate al controllo delle nascite, non potevano essere svolte con coerenza perché demandate a norme legislative regionali diverse.</p>
<p>La legge che faceva nascere il consultorio familiare pubblico metteva di fronte la <strong>capacità</strong> dello stato di gestire un problema di tale portata e l&#8217;<strong>attaccamento</strong> della Chiesa alla gestione delle problematiche relative alla famiglia, secondo la propria reiterata tradizione secolare. Si trattava, dunque, di un primo importante banco di prova e di un&#8217;occasione preziosa per cominciare un discorso di crescita, non solo a livello di organizzazione sociale, ma anche a livello dei rapporti tra società religiosa e società civile.<br />
Quando nacque, il consultorio scontava subito tutta l&#8217;<strong>inadeguatezza</strong> della legge e delle strutture organizzative italiane: finì per essere gestito dai rappresentanti dei partiti, dei sindacati, delle parrocchie, figure, con tutta evidenza, troppo burocratizzate per poter assolvere alla loro funzione specifica, a scapito dunque del diretto coinvolgimento della società, cioè a dire delle famiglie, delle coppie e in particolare della donna. A questi meccanismi si provò ad affiancare, inizialmente, il <strong>volontariato</strong>, con la presenza, nel consultorio di donne che informavano e discutevano le varie problematiche relative alla vita sessuale della coppia. Ma una soluzione di questo tipo, se pure utile, non poteva che ritenersi provvisoria e monca. Permanevano, inoltre, enormi differenze tra le diverse regioni. In sostanza, si disse molto <em>all&#8217;italiana</em>, i consultori sarebbero diventati ciò che la politica e la società li avrebbero fatti diventare.</p>
<p>Vediamo allora, <strong>dopo 35 anni</strong>, cosa sono diventati. Dalla metà degli anni ottanta, il numero dei consultori familiari <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/Schermata-2011-11-18-a-09.02.18.png"><img class="alignright size-medium wp-image-31439" style="margin-left: 10px;" title="Schermata 2011-11-18 a 09.02.18" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/Schermata-2011-11-18-a-09.02.18-284x300.png" alt="" width="284" height="300" /></a>pubblici era continuato a crescere, nonostante la mancanza di un miglioramento della funzionalità e del livello del servizio offerto. Nel 1979, cioè un anno dopo l&#8217;approvazione della legge sull&#8217;aborto, erano circa 600 quelli pubblici e poco più di 200 quelli privati; nel 1981 si era passati ad un rapporto di 1456 contro 167. Nel 2006 il numero dei consultori notificato era pari a 2188 per quelli pubblici, mentre si erano ancora ridotti, a 103, quelli privati. Ma veniamo all&#8217;oggi.<br />
Di recente il ministero della Salute ha pubblicato il <strong>primo rapporto nazionale sui consultori familiari pubblici presenti in Italia</strong>. La situazione è a dir poco preoccupante. Solo in poche regioni le Asl prevedono un capitolo di bilancio ad essi adibiti, ma più in generale, non hanno alcun interesse a valorizzare i consultori, come dimostra il mancato adeguamento delle risorse e degli organici. Il numero dei consultori è passato dai 2097 del 2007 ai 1911 del 2009, con un consultorio ogni 31 mila abitanti circa, contro un valore legale stabilito per legge di 1 ogni 20 mila in area urbana e 1 ogni 10 mila in area rurale. Mancherebbero all&#8217;appello, dunque, almeno 1000 consultori. Inoltre, la legge prevede un organico multidisciplinare, con figure professionali come ginecologo, pediatra, psicologo, ostetrica, assistente sociale, sanitario, consulente legale, infermieri. Nel rapporto si legge invece che solo nel <strong>4%</strong> dei casi è coperto l&#8217;organico, in particolare l&#8217;<strong>andrologo</strong> è assente in tutti in consultori pubblici nazionali (ad eccezione che in Valle d&#8217;Aosta). La legge prevede che il consultorio disponga di locali per l&#8217;accoglienza utenti, la segreteria, la consulenza psicologica e terapeutica, le visite ginecologiche e pediatriche, le riunioni, l&#8217;archivio, mentre la realtà dice che il 15% dei consultori ha solo 1-2 stanze, ben 440 consultori non hanno una stanza per gli incontri di gruppo, e addirittura 634 non possono inviare e ricevere mail. Inoltre il 9% dei consultori è aperto la mattina solo uno o due giorni a settimana e il 7% non risulta mai aperto la mattina, mentre il 14% non è mai aperto neppure il pomeriggio, mentre il sabato mattina è chiuso l&#8217;86% dei consultori italiani. Quanto ai contenuti, l&#8217;<strong>assistenza alla gravidanza</strong> è praticamente inesistente mentre il <strong>percorso prematriomoniale</strong> è fornito solo in tre regioni.</p>
<p>Per completare il quadro è bene ricordare che i consultori matrimoniali familiari fondati sul cosiddetto <em>counselling</em> (cioè sulla consulenza come relazione di aiuto tra consulente e coppia) risalgono alla fine degli <strong>anni Venti</strong> negli Stati Uniti e hanno avuto, da allora, un considerevole sviluppo in numerosi stati europei, in particolare in Inghilterra (1946), nei paesi scandinavi (1952), poi in altre nazione come Austria, Irlanda, Malta, Francia, Svizzera, Germania etc. Nel corso degli <strong>anni sessanta</strong> e dei primi <strong>anni settanta</strong> i consultori hanno poi avuto ampia diffusione e riconoscimento in quasi tutti gli stati dell&#8217;Europa occidentale e infine, anche da noi.<br />
E&#8217; evidente che, oltre a essere arrivati ancora una volta per ultimi a questo servizio di base per la cultura della famiglia e delle coppie, ci troviamo ancora oggi a un livello di funzionalità e di fruibilità del servizio assolutamente <strong>inadeguato</strong>, se paragonato a quelli degli altri paesi. Non ci stancheremo mai di ricordare e di ripetere, dunque, che è su questi argomenti che si misura il <strong>grado di civiltà</strong> di uno stato. Forse, al di là delle fumose affermazioni di principio, è il caso che il governo tecnico di recente formazione inizi proprio col mettere mano a inadempienze e inadeguatezze come questa per meritarsi la nostra stima e la nostra simpatia.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Giambattista Scirè</div>
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		<title>Lo sciovinismo della vita</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Raimondi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/lo-sciovinismo-della-vita/><img src=http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e5/Gospers_glider_gun.gif class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Quante volte vi è capitato di sentire parlare di «sacralità della vita»? Parecchie, indubbiamente. Scottanti temi bioetici hanno scioccato l&#8217;opinione pubblica nel recente passato e altri dovrebbero essere tutt&#8217;ora discussi in parlamento. I salotti TV hanno spremuto questi argomenti fino all&#8217;ultima goccia di audience e per la Chiesa Cattolica su certe questioni non vi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Conway%27s_Game_of_Life"><img style="margin: 10px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e5/Gospers_glider_gun.gif" alt="" width="250" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Il &quot;gioco della vita&quot;, di H. Conway</p></div>
<p>Quante volte vi è capitato di sentire parlare di <em>«sacralità della vita</em>»? Parecchie, indubbiamente. Scottanti temi bioetici hanno scioccato l&#8217;opinione pubblica nel recente passato e altri dovrebbero essere tutt&#8217;ora discussi in parlamento. I salotti TV hanno spremuto questi argomenti fino all&#8217;ultima goccia di <em>audience</em> e per la Chiesa Cattolica su certe questioni non vi è mediazione che tenga.</p>
<p>Il <a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_P1A.HTM#WB" target="_blank">catechismo</a> afferma che <em>«ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio &#8211; non è “prodotta” dai genitori ed è immortale»</em> e che la vita è sacra <strong>dal momento della fecondazione fino alla morte naturale</strong>, con magari <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/11/la-guerra-di-piero/" target="_blank">qualche interferenza</a> (non ancora ben regolamentata) da parte di macchinari per respirazione e nutrizione artificiale. A qualche criticone potrebbe però non sfuggire che, per quanto i riflettori siano puntati su inizio e fine, qualche <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/gli-“inalienabili-diritti”-tra-teologia-e-politica-internazionale/" target="_blank">scivolone</a> è stato compiuto dall&#8217;<a href="http://www.cronachelaiche.it/?s=pedofilia+tulli" target="_blank">infanzia in poi</a>, come la formale abolizione della pena di morte in Vaticano avvenuta solo nel 2001 e la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/12/articolo-1-tutti-gli-esseri-umani-nascono-liberi-ed-eguali-in-dignita-e-diritti/" target="_blank">mancata sottoscrizione</a> della Dichiarazione ONU dei Diritti Umani.</p>
<p>Ma di preciso, la vita che cos&#8217;è? Possiamo innanzitutto dire che è un concetto di <strong>difficile definizione</strong>: si potrebbe parlare di omeostasi, riproduzione e metabolismo, ma più che discreto lo scenario appare proprio <em>continuo</em> e le tenui gradazioni che conducono dalla materia inanimata all&#8217;organismo vivente offrono sempre qualche entità <em>borderline</em> che mette in discussione i tentativi di incanalare la questione in un rigido schema.</p>
<p>Di sicuro sappiamo che almeno<strong> gli animali sono vivi</strong>. Curiosamente, la <strong>battaglia ecclesiale per la sacralità della vita</strong> non sembra essere molto interessata ai nostri <em>coinquilini planetari plurizamputi o pelosi</em>. Al contrario, l&#8217;esasperato antropocentrismo che pervade la Bibbia non riserva loro il migliore dei trattamenti: dato che il mondo è stato fatto a <em>misura d&#8217;uomo</em>, ciò che resta sono solo <em>cose</em> di cui l&#8217;uomo può disporre <strong>a piacere</strong>. Così, tra porci posseduti, fichi maledetti perché sterili e liste di <a href="http://www.laparola.net/testo.php?versioni[]=C.E.I.&amp;riferimento=Levitico11" target="_blank">animali ripugnanti</a> o da <a href="http://www.biblestudytools.com/riv/deuteronomio/14.html" target="_blank">tenere in abominio</a>, <strong>Sant&#8217;Agostino</strong><em></em> chiarisce, nella <em>&#8220;Città di Dio&#8221;,</em> che <em>«Quando sentiamo dire &#8220;Non uccidere&#8221; noi sappiamo che non è riferito agli alberi, poiché gli alberi non hanno i sensi, né è riferito agli animali, poiché gli animali non hanno rapporti con noi. Di conseguenza il comandamento si riferisce solo agli uomini»</em> . Che passo avanti sarebbe stato, per la teologia cattolica, se in una simile occasione fosse stato anticipato il pensiero del luterano<strong> Albert Schweitzer</strong>: <em>«L&#8217;etica è la responsabilità verso tutto ciò che vive»</em>!</p>
<p><em>Tutto ciò che vive</em>. Per comprendere <em>davvero</em> un simile concetto bisogna liberarsi di un <strong>mucchio di pregiudizi</strong>, molti dei quali probabilmente nemmeno immaginiamo di avere. L&#8217;antropocentrismo biblico è sì piuttosto dannoso, ma non è l&#8217;unica forma di <em>sciovinismo</em> che abbiamo inconsapevolmente interiorizzato: siamo per esempio abituati a considerare <em></em>la <strong>cellula</strong>, la più piccola struttura classificata come vivente, come il mattone fondamentale, il <em>necessario quanto</em> della vita. Ciò non implica però che in altre parti dell&#8217;universo non si siano potute sviluppare forme di vita <strong>organizzate in maniera diversa</strong>. Perfino la biochimica dei processi su cui si fonda il funzionamento di una singola cellula potrebbe non necessariamente essere basata sui nostri stessi elementi, come suggerito nel 1973 da Carl Sagan, a cui si deve il termine <strong>Sciovinismo del Carbonio</strong>. Il concetto è poi stato ripreso ed esteso, cercando di immaginare su quali altri elementi possano essere basate biochimiche più <em>esotiche</em>. Lo &#8220;sciovinismo molecolare&#8221; <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m1568/is_3_31/ai_55015494/?tag=content;col1" target="_blank">proposto</a> da J. Stenger è solo una ulteriore estremizzazione di questo principio: nulla vieta, infatti, che <em>«in un universo con proprietà differenti, nuclei atomici o altre strutture possano assemblarsi in modi a noi totalmente non familiari»</em>.</p>
<p>Senza addentrarci in ulteriori <em>se</em> e <em>ma</em>, si potrebbero prendere in prestito alcuni termini dall&#8217;<strong>informatica</strong> per provare a pensare che forse la vita può essere <em></em><strong></strong><em>astratta</em> dall&#8217;<em>hardware </em>(o meglio dal <em>wetware</em>, per noi esseri mollicci e assetati) attraverso cui essa è <em>implementata</em>.<strong></strong> Tale idea può suonare inizialmente balzana, ma è stata ampiamente utilizzata ed ampliata da molti studiosi, tra cui anche John von Neumann. A tal proposito <a href="http://www.simulation-argument.com/simulation.pdf" target="_blank">Nick Bostrom ha scritto</a>, parlando dell&#8217;ipotesi di <strong>indipendenza dal substrato</strong> (un termine più <em>politically correct</em> per indicare tutti i tipi di<em> ware</em>): <em>«Una ipotesi comune nella filosofia della mente è quella dell&#8217;indipendenza dal substrato. L&#8217;idea è che &#8220;forme di mente&#8221; possano manifestarsi in ciascuno di una vasta classe di substrati fisici<em>».</em></em> L&#8217;idea fondamentale è qui addirittura estesa: non solo la vita è un fenomeno in grado di <strong>manifestarsi indipendentemente</strong> da qualunque particolare <em>medium</em>, ma lo stesso discorso è applicabile addirittura a fenomeni superiori e complessi (di cui si ritiene la vita una condizione necessaria) come la <strong>coscienza</strong>. <em>«Dato un sistema che implementi la giusta varietà di strutture e processi computazionali, esso può essere associato a una esperienza cosciente. Non è una proprietà essenziale della coscienza quella di essere implementata in reti neurali biologiche basate sul carbonio all&#8217;interno di un cranio: processori basati sul silicio all&#8217;interno di un computer potrebbero, in linea di principio, svolgere la funzione altrettanto bene.<em>».</em></em></p>
<p>Bostrom fa notare che, anche senza avvicinarsi a filosofie come <strong>funzionalismo</strong> e <strong>computazionalismo</strong>, tale ragionamento necessita solo di una versione <em>attenuata</em> (e piuttosto ampiamente condivisa) della <em>substrate-independence</em>, per essere accettato: potrebbe infatti bastare anche solo una <strong>adeguata simulazione</strong> del cervello per permettere il manifestarsi di <strong>caratteristiche emergenti</strong> come la coscienza, delineando uno scenario in cui <em>«i processi computazionali del cervello umano sono strutturalmente replicati in maniera sufficientemente dettagliata, come ad esempio il livello dei singole sinapsi»</em>. Ovviamente, questo ragionamento è per ora puramente speculativo, dato che<em> «Al nostro attuale livello di sviluppo tecnologico, non disponiamo né di hardware sufficientemente potente né del software necessario per creare una mente conscia nei computers»</em>. E&#8217; stato stimato che la capacità di calcolo richiesta sia tra le 10^14 e le 10^17 operazioni per secondo.</p>
<p align="left">Si già parlato di varie forme di sciovinismo anche in precedenza ed anche il nostro attaccamento al <em>substrato umidiccio</em> che ci ha permesso di diventare quello che siamo può definirsi a pieno titolo <strong>Sciovinismo del Substrato</strong>, <a href="http://www.virtualworldlets.net/Resources/Dictionary.php?Term=Substrate%20Chauvinism" target="_blank">definito</a> come la convinzione che <strong>solo materiale biologico possa essere portatore di dignità morale</strong>.</p>
<p><em>«Lo sciovinismo del substrato è un ristretto sistema di pensiero emergente dalla miscela di credenze </em>[tipiche, ndr]<em> delle religioni antiche e nuovi concetti come </em>[appunto, ndr]<em> la substrate-independence. Lo sciovinismo del substrato è la <strong>convinzione che solo il materialie biologico può essere portatore di dignità moral</strong>e. Conseguentemente, è usato per rafforzare la credenza da parte di alcuni che le <strong>Intelligenze Artificiali autocoscienti</strong> non potrebbero mai essere considerate </em>[vere, ndr]<em> personalità, dal momento che <strong>sono inorganiche</strong>.</em>»</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Daniele Raimondi</div>
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		<title>Questione di longitudine</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 00:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/11/questione-di-longitudine/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/contraccettivi_anticoncezionali-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Friuli Venezia Giulia, Italia. L’assessore regionale alla Famiglia in quota Udc,  Roberto Molinaro, denuncia l’eccessivo numero di aborti (10.284 contro 52.218 gravidanze portate a termine negli ultimi cinque anni): «Praticamente un aborto ogni cinque nati vivi. È francamente intollerabile». Secondo il quotidiano dei vescovi Avvenire, «Molinaro puntualizza che quanti operano sul campo, nei servizi sociali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/contraccettivi_anticoncezionali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30618" title="contraccettivi_anticoncezionali" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/11/contraccettivi_anticoncezionali.jpg" alt="" width="224" height="259" /></a>Friuli Venezia Giulia, Italia.</strong> L’assessore regionale alla Famiglia in quota Udc,  <strong>Roberto Molinaro</strong>, denuncia l’eccessivo numero di aborti (10.284 contro 52.218 gravidanze portate a termine negli ultimi cinque anni): «<em>Praticamente un aborto ogni cinque nati vivi. È francamente intollerabile</em>». Secondo il quotidiano dei vescovi <em>Avvenire</em>, «<em>Molinaro puntualizza che quanti operano sul campo, nei servizi sociali e nelle associazioni, hanno più volte segnalato che le interruzioni volontarie delle gravidanze sono in gran parte evitabili</em>». Certo, la maggior parte degli aborti è evitabile, basta prevenire le gravidanze. Ma l’assessore friulano non la pensa proprio così, e invece di istituire campagne sociali e corsi nelle scuole per una sana e responsabile sessualità  – come già si fa in <a href="http://www.cronachelaiche.it/2009/11/gravidanze-tra-le-minorenni-leuropa-si-mobilita-e-litalia/">Inghilterra</a> – o rendere accessibile anche alle giovanissime la pillola del giorno dopo – come avviene in Spagna per le sedicenni &#8211; stanzia 500mila euro per l’attuazione della legge regionale del 2006 che prevede il sostegno economico alle gestanti in difficoltà. Un contributo di <strong>2400 euro</strong> dovrebbe convincere una donna a rinunciare a un aborto quando la cifra non riuscirà neanche a coprire le spese del primo anno di vita del nascituro. E dopo? Dio vede e provvede.</p>
<p><strong>Stati Uniti d’America.</strong> Circa 7mila chilometri a ovest di Udine, <strong>Barak Obama</strong> va in tutt’altra direzione inimicandosi ancora una volta i <em>pro-life</em> americani. Il Department of Health and Human Services (Hhs) ha interrotto i finanziamenti alla Conferenza episcopale statunitense per l&#8217;assistenza alle donne vittime dello sfruttamento della prostituzione. Motivo: in linea con gli insegnamenti della loro religione, le associazioni cattoliche rifiutano di educare alla contraccezione e informare sull’aborto. L’Hhs preferisce quindi finanziare altre realtà associative in grado di fornire un supporto di più ampio raggio. E anche di questo dà notizia <em>Avvenire</em> che fa riferimento a «<em>tristi manipolazioni per favorire la politica dell’aborto</em>», mentre per contro plaude all&#8217;iniziativa friulana.</p>
<p>Comunque la si pensi, la differenza di approccio non può non saltare agli occhi. Sarà mica a causa  della distanza dal Vaticano?</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Cecilia Maria Calamani</div>
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		<title>La pillola dei cinque giorni dopo arriva tre anni dopo. E solo se non serve</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 08:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/10/la-pillola-dei-cinque-giorni-dopo-arriva-tre-anni-dopo-e-solo-se-non-ce-n%e2%80%99e-bisogno/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/femministe-281x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Quella della pillola dei cinque giorni dopo è una storia emblematica per il nostro paese, sempre così attento, al di là di chi lo governa, a non calpestare la sensibilità di quei pochi che vorrebbero convertire in legge l&#8217;oscurantismo della loro religione. Partiamo dall’inizio. È il maggio 2009 quando l’Emea, l’agenzia europea del  farmaco, autorizza la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/femministe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29893" title="femministe" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/femministe-281x300.jpg" alt="" width="281" height="300" /></a>Quella della <em><strong>pillola dei cinque giorni</strong></em> dopo è una storia emblematica per il nostro paese, sempre così attento, al di là di chi lo governa, a non calpestare la sensibilità di quei pochi che vorrebbero convertire in legge l&#8217;oscurantismo della loro religione.</p>
<p>Partiamo dall’inizio. È il <strong>maggio 2009</strong> quando l’Emea, l’agenzia europea del  farmaco, autorizza la commercializzazione di <strong>EllaOne</strong> (<em>ulipristal acetato</em>), un contraccettivo d’emergenza che ritarda o inibisce l’ovulazione se assunto entro 120 ore da un rapporto a rischio. Nel <strong>gennaio 2010</strong> la casa produttrice fa richiesta all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per ottenere i relativi permessi su suolo italiano, ma il ministro della Salute <strong>Ferruccio Fazio</strong> interrompe l’iter per chiedere che il Consiglio superiore di sanità chiarisca se Ellaone è davvero un farmaco contraccettivo o non, piuttosto, <strong>abortivo</strong>. Per circa un anno cala il silenzio sulla vicenda, tant’è che la maggior parte della popolazione italiana non sa neanche cosa sia la pillola dei cinque giorni dopo, già usata con successo dalle donne di molti paesi europei. Finché i senatori <strong>Poretti</strong> e <strong>Perduca</strong> (Radicali italiani), nel <strong>maggio 2011</strong>, presentano al ministro della Salute un’<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/05/ellaone-la-pillola-dell%E2%80%99anno-e-mezzo-dopo/">interrogazione parlamentare</a> e la vicenda comincia finalmente ad acquisire un minimo di visibilità. Si arriva così al <strong>luglio scorso</strong>, quando il Consiglio superiore di sanità esterna  finalmente il suo parere (non vincolante): EllaOne <strong>non è un farmaco abortivo </strong>e quindi non può essere somministrato in caso di gravidanza accertata. Bisognerebbe perciò prescriverlo solo dietro presentazione di test di gravidanza ematico negativo. Nonostante gli evidenti paletti posti dal Consiglio superiore di sanità, qualche solerte <strong>cattoparlamentare bipartisan</strong> ha comunque da ridire e <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/07/giu-le-mani-dal-corpo-delle-donne/">redige una nota</a> in cui chiede al governo di fermare immediatamente l’introduzione della pillola dei cinque giorni dopo perché «<em>il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità a questa pillola per la contraccezione d’emergenza è un ulteriore passo verso la trasformazione dell’aborto in contraccezione</em>». La probabilità di successo della richiesta è scarsa, ma intanto si mette qualche altro bastone tra le ruote del progresso in modo tale da ritardare la discesa agli inferi di tutto il paese.</p>
<p>Arriviamo così all’inizio di<strong> ottobre 2011</strong>, quando la Commissione tecnico-scientifica dell’Aifa dà finalmente il via libera alla commercializzazione pur recependo in<em> toto</em> il parere (non vincolante!) del Consiglio superiore di sanità. EllaOne, dunque, potrà essere prescritto esclusivamente dietro presentazione di <strong>test di gravidanza ematico negativo</strong>. Della serie: ti diamo la pillola solo se non ne hai bisogno.  Ora dovremo aspettare la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e tutti i tempi burocratici connessi. EllaOne arriverà nelle farmacie italiane non prima della primavera del 2012, ossia esattamente <strong>tre anni dopo il <em>placet</em> europeo</strong>.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/pillola-del-giorno-dopo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-29881" style="margin-left: 10px;" title="pillola del giorno dopo" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/pillola-del-giorno-dopo-300x242.gif" alt="" width="300" height="242" /></a>A parte il vergognoso ritardo di civiltà che costerà una quantità non stimabile di aborti (presumibilmente chirurgici, visto lo stato in cui versa una parente stretta di EllaOne, la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/pillola-ru486-essenzialmente-eretica/">pillola abortiva Mifegyne</a> – ex Ru486), rimane l’assurda misura del test di gravidanza, non richiesto da alcuno dei paesi in cui la pillola è già in commercio (tanto per avere un’idea: America, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Gran Bretagna, Olanda, Finlandia, Svezia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Danimarca, Norvegia, Spagna, Austria, Grecia, Polonia, Lettonia, Lettonia, Portogallo e Romania). L’efficacia della contraccezione di emergenza è direttamente proporzionale alla sua <strong>tempestività. </strong>Se nelle 120 ore seguenti al rapporto a rischio ci devono rientrare il prelievo venoso, i tempi di analisi, il ritiro del referto, la ricerca di un medico non obiettore che prescriva la pillola e quella di un farmacista non obiettore che la venda (a Vaticalia ne abbiamo a iosa, anche se fuorilegge), la probabilità di successo del farmaco <strong>diminuisce considerevolmente</strong>.</p>
<p>Così commenta la decisione dell’Aifa <strong>Silvio Viale</strong>, ginecologo di Torino che si è battuto per l’introduzione della pillola abortiva (Ru486) e presidente dei Radicali italiani: «<em>Il test di gravidanza per assumere la contraccezione di emergenza ha l&#8217;unico obiettivo di ritardare l&#8217;intervento e renderlo meno efficace, con la conseguenza di aumentare le gravidanze indesiderate. Quello ematico è ridicolo, poiché allunga i tempi e non ha alcun vantaggio rispetto al test sulle urine. È una disposizione contro le donne e la loro salute che non verrà rispettata, tranne da chi la userà come pretesto per non prescriverla</em>». E continua: «<em>E&#8217; una figuraccia, che mi auguro che il CdA dell&#8217;Aifa abbia il coraggio di rimettere in discussione: non vi è nessun Paese e non vi è alcuna agenzia del farmaco che abbiano subordinato la contraccezione di emergenza a un test di gravidanza, meno che mai ematico</em>».</p>
<p>Tra un premier che ha creato un sistema di potere sulla mercificazione del corpo femminile e i continui veti oscurantisti sulla loro salute e i loro diritti (fatti salvi quelli di vendersi al miglior offerente), questo non è proprio un paese per donne.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Cecilia Maria Calamani</div>
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		<title>Gmg: aborto e assoluzioni a buon mercato. Venghino, siore, venghino!</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 12:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/08/gmg-aborto-e-assoluzioni-a-buon-mercato-venghino-siore-venghino/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/locandina-Gmg-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Lo hanno rifatto, non hanno resistito alla tentazione e ci sono ricascati. Con una nota ufficiale l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela ha annunciato che in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (o GMG, come pare piaccia molto chiamarla agli stessi organizzatori) i sacerdoti deputati alle confessioni avranno, in via eccezionale, una “abilitazione” in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/locandina-Gmg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-26149" title="locandina Gmg" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/locandina-Gmg.jpg" alt="" width="223" height="282" /></a>Lo hanno rifatto, non hanno resistito alla tentazione e ci sono ricascati. Con una <a href="http://www.archimadrid.org/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=34297:O129342" target="_blank">nota ufficiale </a>l’arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varela ha annunciato che in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (o GMG, come pare piaccia molto chiamarla agli stessi organizzatori) i sacerdoti deputati alle confessioni avranno, in via eccezionale, una “abilitazione” in più, diciamo pure un superpotere: quello di <strong>assolvere</strong> direttamente le donne che si sono macchiate del «<strong><em>delitto di aborto procurato</em></strong>».</p>
<p>Nel maggio 2010 avevamo già assistito proprio qui da noi, in Italia, alla prova generale di queste miserande <strong>svendite da fiera di paese</strong>, quando a Torino, in occasione dell’esposizione della Sindone, il cardinal Poletto, arcivescovo della città, aveva emanato un decreto simile (anche allora ne avevamo dato conto da queste <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/05/di-fronte-alla-sindone-decade-la-scomunica-per-aborto-parola-del-cardinal-poletto/">pagine</a>).</p>
<p>Perché una superficiale conoscenza del catechismo cattolico non induca a sottovalutare la sensazionale portata della nuova offerta madrilena, sarà bene ricordare, come i fedeli cattolici ben sapranno, che il peccato dell’aborto è gravissimo, così grave che un semplice sacerdote non basta per assolvere la pentita di turno, ma abbisogna della <strong>dispensa del vescovo</strong>: essa infatti incorre <em>ipso facto</em> nella scomunica <em>latae sententiae</em>, ossia d’ufficio, automatica.</p>
<p>Ma c’è di più: <strong>l’aborto</strong> <strong>è</strong> considerato un peccato <strong>più grave della pedofilia</strong>. In un’intervista di qualche tempo fa, monsignor Girotti, reggente della Penitenzieria vaticana, si era prodigato per cercare far intendere anche a noi, comuni mortali, come avvenga che un prete pedofilo se la cavi con una confessione – e al confessore sia assolutamente proibita la delazione! – mentre una donna che ha abortito necessita di un “permesso speciale”. Quanti si fossero persi la disinvolta aplomb con la quale il monsignore elargiva questa ed altre chiarissime “verità”, potranno rifarsi <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/03/la-pedofilia-e-meno-grave-dellaborto-donne-svegliamoci/">qui</a>.</p>
<p>Ora, stupefatti, apprendiamo che questi uomini che si arrogano la facoltà di interpretare il giudizio divino sugli altri uomini, non solo sanno che Dio nutre minor disappunto verso un suo ministro che <strong>stupra e sodomizza</strong> minori – magari a decine –, piuttosto che per una donna che si sottopone all’interruzione di gravidanza; essi sanno persino che oggi – proprio oggi e non sempre –, e a Madrid – proprio lì e non ovunque –, Dio sarà un po’ più ben disposto verso tali suddette donne e concederà loro la salvezza, ma, attenzione, solo a condizione che esse si trovino a confessarsi a Madrid tra il 16 e il 22 agosto. Il 23 già dovrete cavarvela da sole, care signore, l’offerta speciale è terminata, e il prezzo delle vostre scelte torna quello che era prima: fiamme eterne, a meno che il vescovo locale non disponga diversamente.</p>
<p>Ora, è evidente come tutto ciò possa sanamente indurre il riso quanti dispongono di una mente sufficientemente salda. Ciò non ostante è piuttosto irritante constatare come la <strong>merce di scambio</strong>, anche per queste <strong>carnevalate teologiche</strong> – di cui, ne siamo certi, qualunque credente sincero prova pudore – debba essere sempre e ancora la condotta di vita delle donne, continuamente al centro delle “paterne” attenzioni delle gerarchie ecclesiastiche. Oltretutto qui con l’ulteriore beffa di essere appellate al maschile: nel testo originale in lingua spagnola col quale si annuncia la grande amnistia, si legge infatti che la remissione della scomunica per l’avvenuto aborto sarà elargita<em> </em>«<em>a <strong>los</strong> fieles verdaderamente arrepentid<strong>os</strong></em>», cioè «<em>ai fedeli sinceramente pentiti</em>».<em> </em>I vescovi stiano pur tranquilli: per quanto grandi passi la scienza – nonostante loro – abbia compiuto, ancora non è in grado di rendere gravidi gli uomini. Che la Chiesa stia giocando d’anticipo?<em> </em>
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Alessandra Maiorino</div>
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		<title>Aborto: l’obiezione di coscienza paralizza l&#8217;applicazione della legge</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 16:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/08/aborto-l%e2%80%99obiezione-di-coscienza-paralizza-lapplicazione-della-legge/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/legge_194_12-300x243.gif class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Si è parlato spesso, nell’ultimo anno, dell’ostracismo politico all’immissione in commercio della pillola abortiva e del pantano burocratico in cui è ancora intrappolata la pillola dei cinque giorni dopo  nonostante il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità. L’ingiustificabile ritardo di adozione di mezzi non invasivi per l’aborto e della contraccezione d’emergenza non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/legge_194_12.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-25847" title="legge_194_12" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/legge_194_12-300x243.gif" alt="" height="260" /></a>Si è parlato spesso, nell’ultimo anno, dell’ostracismo politico all’immissione in commercio della pillola abortiva e del pantano burocratico in cui è ancora intrappolata la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/07/giu-le-mani-dal-corpo-delle-donne/">pillola dei cinque giorni dopo</a>  nonostante il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità. L’ingiustificabile ritardo di adozione di mezzi non invasivi per l’aborto e della contraccezione d’emergenza non è altro che lo specchio di un parlamento che antepone la riverenza ai dogmi cattolici sulla vita al diritto e alla salute delle donne.</p>
<p>Un segnale ancor più preoccupante per l’autodeterminazione di queste ultime  arriva dalla <strong>Relazione del ministero della Salute</strong>(*) sull’attuazione della legge 194 sull’aborto, presentata in parlamento il 4 agosto scorso. Il documento riporta i dati sull’obiezione di coscienza esercitata da ginecologi, anestesisti e personale non medico nel 2009. E così veniamo a scoprire che in Italia <strong>il 70,7% dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore</strong>.</p>
<p>Dal punto di vista regionale la percentuale è soggetta a forte variabilità ma, ad eccezione della Val d’Aosta che vanta solo il 18% di ginecologi obiettori, non scende <strong>mai al di sotto del 52%</strong> nelle regioni “migliori” (Emilia Romagna 52,4%, Sardegna 54,3%, Trentino 55,9%, Liguria 57,3%). Il primato negativo spetta al <strong>Sud</strong> (Sicilia 81,7%, Basilicata 85,2, Campania 83,9%, Molise 82,8%, Puglia 79,4%, Calabria 73,3%, Abruzzo 78,5%), al <strong>Lazio</strong> (80,2%), al <strong>Veneto</strong> (78%) e alla provincia autonoma di <strong>Bolzano</strong> (81,3%). Sullo stesso andamento, seppur con percentuali notevolmente più basse, è la distribuzione degli obiettori tra gli <strong>anestesisti</strong>, la cui media nazionale è in ogni caso è del <strong>51,7%. </strong>Dati sconcertanti che fanno riflettere.</p>
<p>Introdotta nel 1978 insieme alla legge 194 sull’aborto, l’obiezione di coscienza aveva lo scopo di garantire la libertà di agire secondo coscienza  a chi già esercitava la professione nelle strutture pubbliche. Ma negli anni, da quanto riportano le periodiche relazioni del ministero della Salute, la percentuale di obiettori è salita al punto da <strong>invalidare</strong> l’applicazione della legge. Dietro alla motivazione ufficiale della fede si nasconde sovente, secondo quanto denuncia <strong>Donatella Poretti</strong>, senatrice radicale e segretario della Commissione Igiene e Sanità, «<em>un modo di far carriera se anche il primario è obiettore</em>».</p>
<p>Il risultato è devastante, sia per il sistema sanitario nazionale sia per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza, spesso costrette a cambiare regione per evitare le lunghe attese dovute all’esiguità di personale non obiettore. O addirittura a praticare l’<strong>aborto clandestino </strong>in strutture private o ad acquistare, sempre <strong>illegalmente</strong>, la pillola abortiva &#8211; ex Ru486.</p>
<p>L’obiezione di coscienza può avere un senso, in un paese democratico, quando si <strong>obbliga</strong> qualcuno a compiere azioni contrarie ai suoi principi etici. È il caso dell’ormai abolito servizio obbligatorio di leva: una legge del 1972 concedeva, a chi per motivi personali non avesse voluto imbracciare le armi, di scegliere l’alternativo servizio civile. Ma fare il ginecologo, per di più in una struttura pubblica, è una scelta, <strong>non un obbligo</strong>. E se non si vogliono praticare interruzioni di gravidanza basta cambiare specialità medica o professione.</p>
<p>Le ripercussioni del lasciare libera “coscienza” a ginecologi e anestesisti  in tema di aborto sono evidenti. E il rischio che altre categorie professionali la rivendichino – come già fanno a gran voce i farmacisti cattolici, che considerano loro <strong>diritto</strong> non vendere anticoncezionali – è sempre in agguato. Come la metteremmo poi se un medico testimone di Geova rifiutasse di praticare trasfusioni o un chirurgo musulmano di operare i pazienti durante il Ramadan?</p>
<p>L’obiezione di coscienza è una stortura legislativa che non si può superare, come suggerisce in questi giorni la Fp Cigl Medici, con il divieto di assunzione di medici obiettori in strutture che già ne ospitino il 50% o affidando la direzione dei presidi in cui si applica l’aborto a non obiettori. L’unico modo per superarla è <strong>abolirla</strong>. Un segno di rispetto per le leggi dello Stato (laico) e dei diritti delle donne che né questo governo né i precedenti hanno mai preso in considerazione, troppo preoccupati di creare insanabili fratture con la potente lobby cattolica.</p>
<p>(*) <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/Ministero-Salute-relazione-2011-attuazione-legge-194.pdf">Relazione 2011 del ministero della Salute sull’applicazione della legge 194</a><br />
<a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/08/Ministero-Salute-tabelle-2011-attuazione-legge-194.pdf">Dati 2009 sull’applicazione della legge 194</a>
<div id='cercaAutore' style='color:#FFFFFF'>Cecilia Maria Calamani</div>
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		<title>Giù le mani dal corpo delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 13:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/07/giu-le-mani-dal-corpo-delle-donne/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/picasso_due_donne1-300x240.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>In pieno stile vaticaliota, infuria la polemica politica sulla pillola dei cinque giorni dopo, alias EllaOne, un contraccettivo d’emergenza efficace fino a 120 ore dopo un rapporto a rischio. Su Cronache Laiche ne abbiamo già parlato poco meno di due mesi fa dando conto degli ingiustificati ritardi alla sua commercializzazione, ma da allora sono subentrate evoluzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/picasso_due_donne.jpg"></a><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/magritte_il_vestito_di_notte.jpg"></a><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/picasso_due_donne1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24294" title="picasso_due_donne" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/picasso_due_donne1-300x240.jpg" alt="" height="270" /></a>In pieno stile vaticaliota, infuria la polemica politica sulla <strong>pillola dei cinque giorni dopo</strong>, alias <a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/Ellaone-EMA.pdf" target="_blank">EllaOne</a>, un contraccettivo d’emergenza efficace fino a 120 ore dopo un rapporto a rischio. Su <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/05/ellaone-la-pillola-dell%e2%80%99anno-e-mezzo-dopo/">Cronache Laiche</a> ne abbiamo già parlato poco meno di due mesi fa dando conto degli ingiustificati ritardi alla sua commercializzazione, ma da allora sono subentrate evoluzioni (o involuzioni?) che meritano di essere riportate. In particolare, a una buona notizia – il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità – se ne aggiungono due cattive.</p>
<p>La prima è che secondo il Consiglio EllaOne non può essere somministrata in caso di gravidanza accertata, non essendo un farmaco abortivo. Il che significa che potrà essere prescritta solo dietro presentazione di <strong>test di gravidanza ematico negativo</strong>. Da notare che la pillola è già commercializzata in America, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Gran Bretagna, Olanda, Finlandia, Svezia, Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Danimarca, Norvegia, Spagna, Austria, Grecia, Polonia, Lettonia, Lettonia, Portogallo e Romania senza che sia richiesto il test. Facendo due banali conti, nelle 120 ore seguenti al rapporto a rischio ci devono rientrare il prelievo venoso, i tempi di analisi, il ritiro del referto, la ricerca di un medico non obiettore che prescriva la pillola e quella di un farmacista non obiettore che la venda. Come dire: forse è meglio che lasciate perdere.</p>
<p>La seconda è una <strong>mozione bipartisan</strong> presentata al governo a seguito dell’intervento di monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, che nella migliore tradizione italiana ha dettato al governo le linee da seguire: «<em>È un aborto a tutti gli effetti, un aborto di raffinata malizia: una pillola del giorno dopo 5 volte</em>» ha tuonato. «<em>Mi auguro che questa delibera sia responsabilmente respinta dal governo</em>».</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/ellaone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24289" style="margin-left: 10px;" title="ellaone" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/ellaone.jpg" alt="" width="276" height="183" /></a>Detto fatto, qualche parlamentare si è mosso e ha redatto una nota nella quale chiede al governo di impegnarsi «<em>a fermare l’introduzione della pillola dei 5 giorni dopo</em>». «<em>Il via libera da parte del Consiglio superiore di sanità a questa pillola</em><em> per la contraccezione d’emergenza è un ulteriore passo verso la <strong>trasformazione dell’aborto in contraccezione</strong>. Per questo motivo chiediamo al governo risposte certe, al fine di evitare che ciò accada</em>». Non è sufficiente che il test di gravidanza sia negativo, perché questo «<em>dà esito positivo solo 8-9 giorni dopo la fecondazione, quando l’embrione si è già annidato nell’utero. Quindi se c’è stata fecondazione ma l’embrione non si è annidato, il test fatto entro il quinto giorno (così come indicato dal Css) sarà comunque negativo, anche se la gravidanza esiste e gli effetti del farmaco non sarebbero contraccettivi ma abortivi</em>».</p>
<p>Primi firmatari della petizione la senatrice <strong>Laura Bianconi</strong>, Pdl, tra i soci fondatori di  Valori e Libertà, un’associazione per la promozione e la diffusione dei <em> </em>«<em>principi e i valori di una cultura ispirata alla tradizione del pensiero conservatore e alla difesa delle radici cristiane della civiltà occidentale</em>», e il senatore <strong>Claudio Gustavino</strong>, primario ginecologo di Genova con un passato Dc, Ppi, Margherita, Pd e Apl, attualmente nell’Udc.</p>
<p>Ma soffermiamoci per un momento su questa meraviglia dell’ipocrisia che è la frase «… <em>e gli effetti del farmaco non sarebbero contraccettivi ma abortivi</em>». Se ne deduce che il problema non è la salute della donna, ma l’uso lessicale eventualmente (e solo eventualmente)  improprio del termine <strong>contraccezione</strong>.  Che infatti in questo caso è <strong>d’emergenza</strong>, intendendo con ciò una forma di prevenzione che si adotta dopo (e non prima) un rapporto sessuale non protetto o a rischio.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/pillola-giorno-dopo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24291" title="pillola giorno dopo" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/07/pillola-giorno-dopo.jpg" alt="" width="250" height="214" /></a>Il discrimine, secondo gli illuminati parlamentari, è il rischio di una avvenuta &#8211; e non verificabile &#8211;  fecondazione, uno stato che, sancendo il passaggio dell’ovuolo e dello spermatozoo a embrione, non può essere “risolto” con una tempestiva pillola ma richiede l’applicazione della<strong> legge 194 sull’aborto</strong>. Potere della retorica, si approda così a un contenzioso legale che potrebbe costringere una donna a dover aspettare una decina di giorni per avere il risultato del test per poi abortire, sottoponendosi a quel calvario dell’intervento chimico (ammesso e non concesso che viva una regione civile) o chirurgico con tanto di visite, accertamenti, colloqui, ricovero. Visto che non si può obbligare per legge una donna a non <em>peccare</em>, che almeno la si costringa a espiare con la sofferenza parte della sua colpa. Sarebbe troppo “facile” scegliere una strada indolore, domestica e immediata.</p>
<p>Riecheggia alla mente l’aberrante ostracismo alla commercializzazione della Ru486, la pillola abortiva. «<em>Abortire non può diventare come bere un bicchiere d’acqua!</em>» urlavano le frange più retrive del Parlamento. Ancora una volta la battaglia sui valori etici cattolici <strong>passa sul corpo delle donne</strong>, sulla loro dignità e sui loro diritti. Ancora una volta la valutazione scientifica cede il passo a quella ideologica e la salute delle donne arretra in second’ordine rispetto al concetto “divino” &#8211; e non biologico &#8211; di vita. Chi ricorre a EllaOne non vuole una gravidanza. E che la fecondazione sia avvenuta o meno, che ci sia stato annidamento o no non sposta di una virgola il diritto all&#8217;autodereminazione garantito dai principi di uno Stato laico. Che ha l’obbligo etico, questo sì, di mettere a disposizione delle sue cittadine tutti i mezzi che la medicina prevede  per alleviare e prevenire la loro sofferenza.</p>
<p>In un paese civile di medicina si occupano le commissioni scientifiche, non quelle parlamentari. Queste ultime si limitano a ratificare i risultati delle valutazioni mediche. Da noi non solo succede il contrario ma c’è un passaggio in più per la Curia, che indica al Parlamento i paletti da mettere alla scienza e alla salute, ossia al progresso e alla libertà.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em>Cecilia M. Calamani</em></span></strong></p>
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		<title>L’alba del (neo)nazismo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 05:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/06/l%e2%80%99alba-del-neonazismo/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ungheria-300x210.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Finalmente l’Ue alza (piano) la voce sulla punitiva legge sull’aborto, come segnala l'Uaar. L’Ungheria attualmente è alla presidenza del semestre europeo. Nonostante il Paese sia così esposto è riuscito (il 18 aprile) ad approvare la nuova Costituzione con 262 voti a favore e 44 contrari. Il Paese, o meglio la nazione, basa la sua identità su una tradizione cristiana che individua nella famiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ungheria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22804" title="ungheria" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/ungheria-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Finalmente l’Ue alza (piano) la voce sulla punitiva legge sull’aborto, come segnala l&#8217;<a href=" http://www.uaar.it/news/2011/06/12/ue-chiede-ungheria-di-fermare-la-campagna-anti-aborto/" target="_blank">Uaar</a>. L’Ungheria attualmente è alla presidenza del semestre europeo. Nonostante il Paese sia così esposto è riuscito (il 18 aprile) ad approvare la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/04/dio-patria-e-famiglia-a-volte-ritornano/" target="_blank"><strong>nuova Costituzione</strong></a> con 262 voti a favore e 44 contrari. Il Paese, o meglio la nazione, basa la sua identità su una tradizione cristiana che individua nella <strong>famiglia</strong> il presupposto della sua unità e civiltà. Contrari a questa anacronistica impostazione le opposizioni, Socialdemocratici e Verdi, ma anche il partito ultranazionalista e xenofobo Jobbik. Il premier Viktor Orban ritiene che la nuova Costituzione è il compimento del processo di democratizzazione avviato con la fine del comunismo. Infatti, fino a questa nuova stesura, la Carta in vigore era quella del 1949 opportunamente modificata nel 1989.</p>
<p>Quello che maggiormente turba è il continuo e fuori tempo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo attimo del concepimento. L’incipit della Costituzione è <em>«O Signore, benedetta sia la nazione ungherese</em>», e subito dopo viene omaggiata <em>«la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta la Nazione ungherese</em>». Questo riferimento è<strong> incredibilmente grave</strong> per un paese che siede in Europa, perché Stefano è stato il primo re magiaro che sconfisse un pretendente non cristiano imponendo con la forza il cristianesimo in un paese che era un mosaico di etnie e religioni. Per questi motivi la Costituzione nel suo preambolo conferma l’indissolubilità del legame al cristianesimo. Sulla famiglia la Costituzione afferma che il Paese si basa su di essa e non esistono spazi “per stili di vita alternativi”. Stupisce tanto silenzio indifferente da parte europea che – difficile negarlo – sembra un <em>déjà vu</em>.</p>
<p>Era immaginabile che con la fine del nazifascismo, dell’uscita dei paesi dell’est dall’influenza sovietica e con l’allargamento dell’Europa si potesse costruire un continente diverso, con una visione repubblicana che non facesse distinzione fra le origini e le culture dei suoi cittadini, invece oggi sembra che a questo schema si è sostituita una idea antica e pericolosa fondata sul diritto del sangue e sull’origine etnica.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm"><strong><span style="color: #006699;"><em>Tiziana Ficacci</em></span></strong></a></p>
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		<title>La non sottile differenza tra l’omelia e il comizio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 06:43:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2011/06/la-non-sottile-differenza-tra-l%e2%80%99omelia-e-il-comizio/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/preacher_priest_92864_tnb-300x287.png class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Se le parole volano, gli scritti restano. Per questo don Leonardo Ricotta &#8211; parroco a Casteldaccia (Palermo) – ha la santa abitudine di distribuire ai fedeli la trascrizione delle sue omelie più importanti. Come il commento al brano del vangelo di domenica 13 febbraio scorso, un passaggio rilevante del “Discorso sulla montagna” in cui Gesù [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/preacher_priest_92864_tnb.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-22419" title="preacher_priest_92864_tnb" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/06/preacher_priest_92864_tnb-300x287.png" alt="" width="300" height="287" /></a>Se le parole volano, gli scritti restano. Per questo don <strong>Leonardo Ricotta</strong> &#8211; parroco a Casteldaccia (Palermo) – ha la santa abitudine di distribuire ai fedeli la trascrizione delle sue omelie più importanti. Come il commento al brano del vangelo di domenica 13 febbraio scorso, un passaggio rilevante del “Discorso sulla montagna” in cui Gesù di Nazareth invita a <strong>non odiare i propri nemici,</strong> soprattutto quando si è i primi responsabili dei peccati che si rinfacciano loro.</p>
<p>Il buon prete sa che certe prediche rischiano di volare sopra la testa &#8211; e dunque anche le orecchie – degli astanti: perciò si è sforzato, anche in questo caso, di essere concreto e di non lesinare le esemplificazioni attuali. «<em>Non odiare mai nessuno, nemmeno Berlusconi. Se Berlusconi è un depravato, come sembra</em> – ha assicurato – <em>ne darà conto a Dio. Ma</em> – ha poi aggiunto con fine argomentazione teologica &#8211; <em>anche gli uomini della<strong> sinistra</strong> sfileranno, uno dopo l’altro, nell’aula del Santissimo Tribunale, e il loro fardello è molto pesante. Sono i farisei di cui parla il Vangelo! Da quando portavo i calzoni corti rivendicano certe cose e, quando le raggiungono, le chiamano ‘conquiste sociali’: divorzio, aborto, sesso libero, convivenza, preservativo, pillola del mese prima e pillola del giorno dopo, il diritto alla pillola anche per le minorenni, matrimoni tra omosessuali, ‘orgoglio omosessuale’, ‘il corpo è mio e ne faccio ciò che voglio’, la moglie che non è più moglie ma compagna, laicità, ‘no alle ingerenze del Vaticano’. Negli ultimi quarant’anni hanno predicato l’<strong>inferno</strong>, hanno avvelenato l’anima d</em>i <em>intere generazioni di giovani e ora condannano, in Berlusconi, quell’immoralità che essi hanno insegnato per quarant’anni. Hanno fatto di tutto per sfasciare la famiglia, la sua normalità, e ora si mettono a fare la morale. A tanto arriva la depravazione della loro coscienza».</em></p>
<p>Come ogni predicatore di classe, anche il parroco del Comune palermitano sa che ogni arringa deve toccare – almeno ogni tanto – l’apice di un <strong>anatema</strong>: «<em>Farisei, ipocriti, becchini delle anime: come sfuggiranno al fuoco della Geenna?»</em> E sa pure che bisogna avere le antenne per afferrare al volo i <strong>riferimenti </strong>al contesto immediato. Così, visto che in quella domenica 13 febbraio le principali piazze italiane erano gremite di esponenti del <strong>gentil sesso</strong>, rivolge anche a loro un pensiero affettuoso: «<em>E che dire di quelle donne che, sconvolte per il caso Ruby, scendono in piazza a difendere la dignità della donna? Non mi facciano ridere! Accompagnano le loro figlie in quella fiera di cavalli che è Miss Italia o alle selezioni del Grande Fratello o delle Veline e le mandano in giro mezze nude. Bella dignità!»</em></p>
<p>Prediche come questa lasciano senza parole. Ma un gruppetto di<strong> cittadini </strong>di Casteldaccia ha trovato la forza di scriverne alcune: «<em>E’ doveroso innanzitutto precisare che l’omelia non dovrebbe essere un attacco a un orientamento politico con l’implicito sostegno all’orientamento opposto perché la liturgia non è la sede per queste manifestazioni; se proprio si vuole parlare di questi problemi, si può convocare un’assemblea parrocchiale per un confronto aperto e leale»</em>. Quanto poi alle accuse strabilianti rivolte alla “sinistra”, gli estensori della lettera aperta <strong>obiettano</strong> che «<em>alcune scelte legislative che sono maturate negli ultimi decenni sono frutto non solo della sinistra ma di una volontà popolare, anche cattolica, che le ha sostenute e vanno comprese all’interno della laicità dello Stato la quale, senza imporre niente a nessuno, ha il dovere di salvaguardare eventuali orientamenti diversi rispetto alla morale tradizionale»</em>. E aggiungono che don Ricotta non è riuscito ad andare oltre la<strong> caricatura</strong> della sinistra italiana, mostrando di ignorare i “valori” che essa difende: «<em>La sinistra è l’idea che, se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti»</em> e che, «<em>se pochi hanno troppo e troppi hanno poco, l’economia non gira perché l’ingiustizia fa male all’economia»</em>. «<em>Chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene <strong>progressista</strong>, compresi coloro che vogliono essere fedeli al Vangelo</em> – conclude la lettera – <em>devono tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e senza violenza&#8221;</em>, perché «<em>essere di sinistra significa combattere l’aggressività che ci abita dentro: quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha»</em>.</p>
<p>*scritto il 25 marzo 2011</p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="color: #006699;"><em><a href="http://www.augustocavadi.eu/public/public/"><span style="color: #006699;">Augusto Cavadi</span></a></em></span></strong></p>
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