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	<title>Cronache Laiche</title>
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	<description>Il quotidiano. Laico per vocazione</description>
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		<title>La Chiesa è compatibile con la democrazia?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 01:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Chiometti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critiche laiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/la-chiesa-e-compatibile-con-la-democrazia/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/La-Chiesa-compatibile-con-la-democrazia--150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Con tutta la simpatia per l&#8217;ottimo lavoro analitico del professor Michele Martelli dobbiamo dire che purtroppo la domanda che dà il titolo al suo libro &#8220;La chiesa è compatibile con la democrazia?&#8221; è malposta. Il libro infatti analizza con dovizia di particolari tutte le ragioni che portano inconfutabilmente a dire che la Chiesa non è una democrazia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/La-Chiesa-compatibile-con-la-democrazia-.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-35384" title="La-Chiesa-compatibile-con-la-democrazia-" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/La-Chiesa-compatibile-con-la-democrazia-.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Con tutta la simpatia per l&#8217;ottimo lavoro analitico del professor<strong> Michele Martelli</strong> dobbiamo dire che purtroppo la domanda che dà il titolo al suo libro &#8220;<strong><em>La chiesa è compatibile con la democrazia?&#8221;</em></strong> è malposta.<br />
Il libro infatti analizza con dovizia di particolari tutte le ragioni che portano inconfutabilmente a dire che la Chiesa non è una democrazia. Ma se questo era l&#8217;intento il lavoro di  Martelli, è senza dubbio interessante quanto <strong>inutile</strong>.<br />
<strong>Interessante</strong> perché fa sempre bene ricordare tutto quello che i mass media unificati non ci dicono mai: concordati con i peggiori regimi fascisti, repressione della libertà di parola e di stampa, la perenne guerra alle eresie dai Catari al modernismo fino a giungere al relativismo (guerre combattute con mezzi diversi solo perché non è permesso loro attuare le persecuzioni medievali), il mancato sostegno ai diritti umani dell&#8217;ONU, l&#8217;affossamento del Concilio Vaticano II da parte degli ultimi due pontefici, le parole di Ratzinger sorprendentemente uguali a quelle di papi di secoli orsono e che ci vengono spacciate dagli illustri vaticanisti come “grandi novità” eccetera eccetera. <strong>Inutile</strong> perché nella “scoperta” che la Chiesa non è una democrazia  non c&#8217;è niente di nuovo, <strong>Karol Woytjla</strong> e<strong> Joseph Ratzinger</strong> l&#8217;avevano detto chiaramente, quindi bastava leggere le loro dichiarazioni.</p>
<p>La domanda è malposta, dicevamo, perché lascia presupporre che si affronti una questione che nel libro invece non si tratta in alcun modo, ovvero l&#8217;eterna discussione sul<a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/12/tollerare-o-non-tollerare-questo-e-il-dilemma/" target="_blank"> tollerare gli intolleranti oppure no</a>.<br />
Probabilmente l&#8217;autore ha già preso posizione sul conflitto filosofico del concetto di tolleranza che va avanti da secoli, lo si intuisce dal continuo richiamare alle dittature nazifasciste e staliniste. Egli è verosimilmente convinto che una volta assodato che una forza (politica, religiosa, sociale) rifiuta le regole della democrazia (in particolare il flusso di potere che deve andare dal basso verso l&#8217;alto) non può essere tollerata nella stessa. Pena la scomparsa di questa. È una posizione del tutto legittima, tanti pensatori (non ultimo <strong>Karl Popper</strong>) hanno aderito a questa posizione che altrove abbiamo definito pragmatica.</p>
<p>Tuttavia nel confronto filosofico ci sono anche sostenitori della cosiddetta <em>posizione coerente</em>, ovvero coloro che dicono che una democrazia realmente tollerante deve tollerare anche gli intolleranti. Altrimenti per forza di cose non sarebbe tollerante e dunque non sarebbe democrazia.<br />
Quindi la risposta alla domanda che dà il titolo al libro non è così scontata come sembrerebbe dall&#8217;enorme mole di prove portate a sostegno dell&#8217;inconfutabile fatto che la Chiesa ha sempre visto, e probabilmente sempre vedrà (a meno di <strong>evoluzioni darwiniane</strong> imprevedibili) le regole democratiche come un nemico da combattere. Siano esse la libertà di stampa e di espressione, i diritti civili o l&#8217;abolizione dei privilegi che oggi si arroga per sé grazie ai concordati.<br />
Tuttavia va comunque fatto un plauso all&#8217;autore per l&#8217;ottimo lavoro di analisi che rende le pagine piacevoli e utili come manuale da usare per citare le numerose lotte ecclesiastiche contro ogni tipo di modernità.</p>
<p><em>Michele Martelli</em><br />
<strong><em> La chiesa è compatibile con la democrazia?</em></strong><br />
<em> ed. Manifestolibri 2011, € 18,00</em></p>
<div style="color: #ffffff;">Alessandro Chiometti</div>
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		<title>Emiliano folgorato sulla via della Re(li)gione</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 01:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Ancona</dc:creator>
				<category><![CDATA[La parola ai lettori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/emiliano-folgorato-sulla-via-della-religione/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Il responsabile dell&#8217;esecutivo al Comune di Bari Emiliano,  nel contempo anche segretario del PD pugliese, scatta subito non appena sente odor di elezioni. In pre-visione delle prossime regionali  si è autoconvocato per capeggiare un listone- omnibus, senza Sel e senza il Mal di tutti i partiti. Il baldanzoso primo cittadino barese è pronto con  facilità a  saltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/category/lettere"><img class="alignleft size-full wp-image-29613" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" title="immagine_lettera" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg" alt="" /></a>Il responsabile dell&#8217;esecutivo al Comune di Bari <a href="http://www.cronachelaiche.it/2012/01/russi-ortodossi-a-bari-pregate-e-pagate/" target="_blank">Emiliano</a>,  nel contempo anche segretario del PD pugliese, scatta subito non appena sente odor di elezioni.<br />
In pre-visione delle prossime regionali  si è autoconvocato per capeggiare un listone- omnibus, senza Sel e senza il Mal di tutti i partiti. Il baldanzoso primo cittadino barese è pronto con  facilità a  saltare a pie&#8217; pari sulle differenze culturali, politiche ed economiche tra destra e sinistra.<br />
E&#8217; da immaginare che abbia solo di Mira, il riscoperto  S.Nicola.<br />
La trovata &#8211; a tentar di interpretarla  &#8211; nasce nella testa del politico di ruolo figlio, fra i tanti,  della &#8220;Provvidenza&#8221;, spendibile a piacimento dove &#8220;occorre&#8221;,  da una casella all&#8217;altra, duplicando o triplicando la presenza.<br />
Anche per questo sono stato contrario alla candidatura al Comune di Lecce della vice presidente della Giunta regionale.<br />
L&#8217; attenzione civica dei cittadini, degli elettori,  non deve combattere o battere  sulle diseguaglianze, rappresentate anche dai supercompensi degli eletti in eterna guerra fra di loro.<br />
C&#8217;è un altro aspetto del particolare status dei politici che non va più ignorato o sottovalutato.<br />
Non va ignorato l&#8217;argomento del libero gioco senza limiti dei mandati, della inesistente incompatibilità fra carica esecutiva istituzionale (esempio: Sindaco  o assessore) ed incarico esecutivo di partito esempio: segretario ), dell&#8217;ancora possibile cumulo di cariche. In Inghilterra, pur con le caratteristiche ed il ruolo nel mondo che conosciamo,  quando un politico conclude il mandato ( e lo conclude)  resta nei due anni successivi in panchina.<br />
Ecco come rendere più partecipato e sano l&#8217; impegno politico.<br />
Nella  vita di partito e nelle candidabilità proprio un po&#8217; di ecologia farebbe sempre bene.</p>
<p style="text-align: right;">Giacomo Grippa</p>
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		<title>Il complotto evoluzionista</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 00:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Raimondi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/il-complotto-evoluzionista/><img src=http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Creationist_car.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Durante la campagna elettorale per le primarie dei repubblicani, negli USA, non è potuto mancare un desolante siparietto in cui, al Republican Presidential Debate, ai candidati è stato chiesto di indicare, per alzata di mano, quanti di loro non credessero nella teoria dell&#8217;evoluzione. La mancata alzata di mano del mormone Mitt Romney ha scatenato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin-left: 7px; margin-right: 7px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f5/Creationist_car.jpg" alt="" width="358" height="268" />Durante la campagna elettorale per le primarie dei repubblicani, negli USA, non è potuto mancare un desolante siparietto in cui, al <em>Republican Presidential Debate</em>, ai candidati è stato chiesto di indicare, per alzata di mano, quanti di loro <em>non credessero</em> nella <em>teoria</em> dell&#8217;evoluzione. La mancata alzata di mano del mormone <strong>Mitt Romney</strong> ha scatenato un certo scalpore, ma i granitici oltranzisti del creazionismo a stelle e strisce non sono comunque mancati. La <a href="http://http://thecaucus.blogs.nytimes.com/2007/05/11/romney-elaborates-on-evolution/" target="_blank">successiva esternazione</a> del possibile presidente restituisce un quadro impietoso del grado di conoscenza dell&#8217;argomento dei più irriducibili (e politicamente influenti) detrattori di quella che fu la teoria di Darwin: <em>&#8220;Io credo che Dio abbia progettato e creato l&#8217;universo. E credo che l&#8217;evoluzione sia probabilmente il processo che egli ha usato per creare il corpo umano&#8221;. </em>Non ci resta che soprassedere e chiederci se la prossima guerra che verrà intrapresa da un eventuale esecutivo repubblicano verrà decisa con altrettanta cognizione di causa.</p>
<p>Se solo gli estemporanei e intransigenti sostenitori di ogni forma di creazionismo accettassero anche solo per un istante di riconnettersi alla realtà in cui viviamo si accorgerebbero che, a 153 anni dalla pubblicazione de <em>&#8220;L&#8217;Origine delle Specie&#8221;</em>, non è solo del barbuto naturalista inglese che si dovrebbero preoccupare. L&#8217;evoluzione è e rimane una teoria fondamentale per descrivere dal punto di vista biologico (e delle macromolecole, se pensiamo all&#8217;antropologia molecolare) la presenza e le dinamiche della biodiversità sul nostro pianeta, ma nel frattempo il Darwinismo ha avuto un successo tale da causare un disappunto ben maggiore tra gli zeloti di tutto il mondo, se solo avessero prestato attenzione a <em>cosa andava in onda sugli altri canali</em>.</p>
<p>Darwin, pur ormai ampiamente decomposto, non ha solo definitivamente relegato al rango di leggenda la pittoresca vicenda di Adamo ed Eva, ma ha voluto dire la sua in un numero impressionante di altri campi della scienza e della vita quotidiana, abbastanza prepotentemente da far coniare, nel 1983, il termine <strong>&#8220;Darwinismo Universale</strong>&#8220;. Il <em>fiat lux</em> si ebbe (questa volta!) quando <strong>Richard Dawkins</strong> congetturò che i processi evolutivi potrebbero non necessariamente essere una peculiarità del nostro pianeta. Essi potrebbero infatti <em>attivarsi</em>, previa sussistenza delle condizioni adatte, anche durante lo sviluppo di eventuali forme di vita in qualsiasi altra parte dell&#8217;universo. Una volta superata l&#8217;inerzia necessaria a comprendere questo primo passo, si è notato che l&#8217;<em>essere vivo</em> non è un requisito fondamentale perché si inneschi un <strong>processo evolutivo</strong>: è infatti sufficiente avere a che fare con <strong>replicatori </strong>e<strong> competizione</strong> tra di essi.</p>
<p>Guarda caso, i replicatori sono estremamente comuni. Teoricamente, qualsiasi <em>cosa/organismo/entità</em> <em>astratta</em> in grado di replicare se stessa può entrare a pieno titolo in questa categoria: l&#8217;<strong>acido ribonucleico</strong> (RNA), le <strong>idee</strong> (e.g. aspetti culturali) e i <strong>programmi per computer</strong>, per quanto eterogenee, sono tre entità che condividono la capacità di replicarsi.</p>
<p>Il moderno creazionista, rispettoso dei dettami della propria religione, non può più fidarsi praticamente di nulla. Certamente  già da tempo naturalisti ed etologi erano nel <em>libro nero del moderno zelota</em>, ma le cose sono andate peggiorando. Con il tempo si sono aggiunti, come era lecito aspettarsi, anche i biologi, ma ben presto anche gli arroganti computer<em> scientists</em> hanno finito per accorgersi che talvolta, anziché creare un programma dal nulla alla maniera di Elhoim, è più conveniente lasciare che le <a href="http://http://www.cronachelaiche.it/2011/10/prove-empiriche-di-evoluzionismo-algoritmi-genetici-ed-evolutivi/" target="_blank">soluzioni evolvano</a> attraverso migliaia di successive generazioni. Da quel punto in poi, è stato un dilagare: <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/12/eppur-si-evolve/" target="_blank">un medico</a> che non tenga conto degli effetti della <strong>selezione naturale</strong> quando prescrive un antibiotico è da considerarsi irresponsabile; la medicina, la psicologia, l&#8217;antropologia, le scienze sociali, l&#8217;ecologia e molte altre discipline hanno trovato modo di discutere gli effetti e trovare riscontri dell&#8217;evoluzione biologica nel loro studi. Si sta quindi parlando di <em>riscontri incidentali</em>, non di<em> </em>fossili, radioisotopi o di analisi filogenetica del DNA.</p>
<p>Il Darwinismo universale si è però potuto dire compiuto grazie alle discipline che hanno seguito la via battuta dall&#8217;informatica, cioè che sono state in grado di <strong>astrarre i principi fondamentali dell&#8217;evoluzione</strong> e di riapplicarli con successo a entità <strong>differenti</strong> dai classici <strong>geni</strong> (a cui la biologia ci ha abituato). E&#8217; stato proprio quando i principi dell&#8217;evoluzionismo sono stati usati per massimizzare funzioni matematiche, ottenere scafi idrodinamici per barche da regata o scocche aerodinamiche per macchine da corsa, progettare robots, modellare forme di vita artificiale <em>in silico</em>, produrre musica o dipinti digitali, studiare lo sviluppo sociale e linguistico, o modellare la trasmissione di unità culturali (le <em>idee</em>, i famosi <em>memi</em> della <em>memetica</em>) che ha perso definitivamente senso ogni disperato tentativo di tenere in vita il creazionismo, indipendentemente dal peso politico e/o religioso degli <em>arrampicatori di specchi</em> che tutt&#8217;ora si cimentano in questa impresa.</p>
<p>La grottesca paradossalità dell&#8217;intera situazione è racchiusa nel fatto che perfino il concetto di &#8220;creazionismo&#8221; <strong>evolve</strong> (basti pensare alla sua ultima rivisitazione, l&#8217;Intelligent Design) e risponde ai principi<em> </em>della <strong>memetica</strong>, cioè del<em> modello evolutivo</em> che si occupa dello studio della <strong>variazione, trasmissione e selezione</strong> di &#8220;unità culturali&#8221; (dette <em>memi</em>), che possono essere (appunto) <strong>credo religiosi</strong>, <strong>mode</strong>, <strong>tradizioni</strong> o qualsiasi altro concetto astratto, come <em>la libertà</em>, il tintinnio di Neil Peart in <em>YYZ</em> o il pensiero di Ayn Rand.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Daniele Raimondi</div>
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		<title>All&#8217;oratorio passando per l&#8217;università</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Maiorino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/alloratorio-passando-per-luniversita/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/universita-di-perugia-300x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Se non puoi vincere, smetti di lottare e mettiti comodo. Questo, se avessero voluto essere davvero esplicativi e sinceri, avrebbe dovuto essere il sottotitolo del corso di perfezionamento postlaurea offerto questo anno per la prima volta dall’Università di Perugia.  Di che cosa si tratta? I lettori si tengano saldi alle sedie: di un corso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/universita-di-perugia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35352" title="universita-di-perugia" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/universita-di-perugia-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Se non puoi vincere, smetti di lottare e mettiti comodo. Questo, se avessero voluto essere davvero esplicativi e sinceri, avrebbe dovuto essere il sottotitolo del corso di perfezionamento postlaurea offerto questo anno per la prima volta dall’Università di Perugia.  Di che cosa si tratta? I lettori si tengano saldi alle sedie: di un <a href="http://oratorio.unipg.it/">corso di perfezionamento in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio</a>. Sì, proprio <strong>l’oratorio della parrocchia</strong>.</p>
<p>Promotrici di questa rivoluzionaria iniziativa didattica sono l’Anspi (associazione nazionale S. Paolo Italia) e la Ceu (Conferenza episcopale umbra), le quali, nei propri siti web (<a href="http://www.anspiemiliaromagna.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=84&amp;Itemid=27">qui </a>e <a href="http://www.webregioni.chiesacattolica.it/cci_reg_v3/s2magazine/moduli/ultimora/index.jsp?link_archivio_altro=0&amp;id=6020&amp;idCategoria=27&amp;ordina_per=DESC">qui</a>) annunciano in toni trionfalistici la sua realizzazione. E ne hanno ben donde.</p>
<p>Il corso è strutturato in <strong>mille ore</strong> (1000), così ripartite: 132 ore di didattica più 48 ore di laboratorio (in presenza o in modalità e-Learning); 570 ore di studio individuale; 150 ore di tirocinio; 100 ore dedicate all’elaborazione della prova finale. Per accedere al corso è necessario essere già in possesso di una laurea triennale e sborsare la modica cifra di 250 euro. L’attivazione avverrà a condizione che gli iscritti siano almeno in numero di 20. Qualcosa tuttavia fa supporre che tale cifra sarà abbondantemente superata.</p>
<p>Innanzitutto vediamo cosa impareranno gli studenti. Direttamente dal <a href="http://oratorio.unipg.it/?page_id=6">sito </a>dell’ateneo umbro veniamo a sapere che essi impareranno a: «<em>Perfezionare le competenze di base nella realizzazione, gestione e coordinamento di un progetto d’Oratorio. Migliorare le competenze psico-pedagogiche in merito alla relazione educatore-ragazzo. Far crescere le competenze didattiche volte a promuovere la capacità di progettazione, organizzazione e valutazione del setting educativo. Ampliare le conoscenze socio-antropologiche del contesto territoriale, istituzionale ed ecclesiale che gravita intorno all’Oratorio. Definire le buone prassi per l’elaborazione di percorsi formativi specifici, utili alla crescita delle figure educative coinvolte nell’attività di Oratori</em>». Non c’è che dire: essi acquisiranno <strong>competenze inestimabili</strong>. Letteralmente: infatti il sito dell’Anspi si premura di specificare: «<em>Per gli educatori che saranno coinvolti, sarà un <strong>impegno di gratuità a favore dell’oratorio</strong></em>». Formazione di livello universitario per mandare i nostri ragazzi a fare il volontariato <em>made in Santa Sede</em>. In un (probabilmente involontario) accesso di lucidità più avanti si ammette: «<em>Rispetto a un mondo del lavoro che richiede competizione e obiettivi immediati, si potrebbe parlare di ribaltamento delle prospettive</em>».</p>
<p>In effetti. Ma a ben vedere, più che di ribaltamento, si tratta di un accorto adeguamento: in un’Italia che vede i <strong>livelli di disoccupazione giovanile</strong> più alti e allarmanti degli ultimi decenni, in cui la <strong>gerontocrazia</strong> la fa ancora e sempre da padrona asfissiando le giovani generazioni, che si laureano meno dei propri coetanei europei, che faticano a trovare un lavoro – per non parlare di un lavoro in linea con i titoli di studio acquisiti –, il messaggio che lancia la realizzazione di tale corso è oltremodo sconfortante: <strong>sarai disoccupato, tanto vale che tu abbia una formazione adeguata</strong>.<br />
Osserviamo, inoltre, che la Chiesa ha perso una magnifica occasione per dimostrare che le sbandierate intenzioni di voler sostenere i sacrifici dei contribuenti italiani siano davvero concrete. Sarebbe bastato istituire la figura professionale di un esperto laico stipendiato dalla Cei all’interno degli oratori, e tale corso non avrebbe l’amaro sapore della beffa.</p>
<p><strong>Beffa</strong> è infatti la parola giusta. Il numero di <strong>CFU</strong> (credito formativo universitario) che la partecipazione al corso per esperti di oratori attribuisce è <strong>40</strong>. Il lettore che non avesse idea di cosa siano i CFU, potrà chiedere ad un qualunque studente: l’incubo degli universitari post-riforma. Per conseguire la laurea triennale ne occorrono <strong>180</strong>, per quella magistrale <strong>120</strong>. Per fare un esempio, un esame di latino o greco alla facoltà di Lettere ne rilascia quattro, sei o dodici – a seconda dell’ampiezza del programma svolto. Fatevi due conti, e capirete perché, con ogni possibilità, gli iscritti al corso indetto dalla Ceu e dall’Anspi supererà il numero minimo di attivazione.</p>
<p>Dopo l’imposizione dell&#8217;insegnamento della religione cattolica nelle scuole primarie e secondarie, e il continuo scempio ai danni dell’ora alternativa, l’entrata degli oratori nelle aule degli atenei laici della Repubblica potrebbe essere letta dai malevoli come l’ennesima ingerenza da parte della Chiesa nell’ambito della formazione dei futuri cittadini italiani. Ma questo è appunto un pensiero malevolo, e pensare male è peccato.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Alessandra Maiorino</div>
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		<title>Ferrandelli: volti nuovi per la solita politica</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Cavadi]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/ferrandelli-volti-nuovi-per-la-solita-politica/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/pinocchio_gattoevolpe-300x277.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>La storia, breve (ha superato di poco i trent’anni) ma intensa, di Fabrizio Ferrandelli è ancora senza ombre. Dopo anni di volontariato nel sociale, pur senza smettere di organizzare solidarietà ha aggiunto l’impegno di consigliere comunale, mostrando concretamente la differenza fra vivere di politica e vivere per la politica. Logico, dunque, che &#8211; quando una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/pinocchio_gattoevolpe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35241" title="pinocchio_gattoevolpe" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/pinocchio_gattoevolpe-300x277.jpg" alt="" width="300" height="277" /></a>La storia, breve (ha superato di poco i trent’anni) ma intensa, di <strong>Fabrizio Ferrandelli</strong> è ancora senza ombre. Dopo anni di volontariato nel sociale, pur senza smettere di organizzare solidarietà ha aggiunto l’impegno di consigliere comunale, mostrando concretamente la differenza fra vivere di politica e vivere per la politica. Logico, dunque, che &#8211; quando una certa rosa di associazioni e movimenti cittadini cercava un volto nuovo, ma non inesperto, da candidare a <strong>sindaco di Palermo</strong> – la scelta si sia posata su di lui. La convention al cinema Imperia di alcuni giorni fa ha attestato un’area di consensi e di simpatia più ampia del previsto. Sarebbe stata sufficiente a vincere (alle primarie del centro-sinistra e alle elezioni ‘vere’)? Nessuno può dirlo con certezza, ma le probabilità di una sconfitta erano maggiori che della vittoria. Tuttavia il <strong>senso</strong> dell’operazione sarebbe rimasto intatto: dare, anche al cittadino che non si riconoscesse in candidati di partiti ormai alla frutta, un motivo per uscire da casa e recarsi alle urne elettorali. Misurare la forza effettiva delle minoranze morali che ci sono e vogliono contribuire alla <em>resurrezione</em> dopo il (lungo) venerdì santo della politica. Per Ferrandelli sarebbe stata comunque un’esperienza importante che lo avrebbe fatto maturare e che gli avrebbe consentito di affrontare le amministrative del 2017 con più attrezzi in borsa.</p>
<p>Ma il giovane candidato non ha accettato il <strong>ruolo</strong>, e i rischi, di <em>outsider</em>: rinnegato da <strong>Orlando</strong> e dagli altri dirigenti del suo partito (Italia dei valori), non si è riconosciuto nella parte di Davide che, armato solo della fionda di pezzi puliti della Palermo che lavora, affronta Golia (il gigante, ormai in buona parte gonfiato d’aria, costituito da quel che resta delle strutture partitiche tradizionali). Quando infatti <strong>Cracolici</strong> e <strong>Lumia</strong> – in cerca di una carta da giocare contro la Borsellino &#8211; gli hanno offerto il proprio appoggio elettorale, non ha saputo resistere. Da stella nascente del popolo senza partito si è trasformato, fra lo stupore di molti sostenitori, in candidato dell’<strong>ala destra del PD</strong> (l’ala filo-lombardiana) e, molto probabilmente, di fatto se non ufficialmente, dello schieramento che include il Terzo Polo. Con esiti che si prefigurano paradossali: il <strong>PD</strong>, incapace di esprimere una candidatura (o di appoggiare candidature interne all’apparato come Faraone e Terminelli), si spacca fra una “indipendente” come la Borsellino e un “esterno” come Ferrandelli; e indìce delle “primarie” che assomigliano più a un regolamento di conti che ad un allenamento in vista della partita finale.</p>
<p>Una scelta, quella di Ferrandelli, tatticamente opportuna? Dal punto di vista della ragione calcolante, sì. Egli triplica le probabilità di arrivare alla prima poltrona di Palermo. Ma, dal punto di vista della ragione che guarda ai principi e ai valori, potrebbe rivelarsi una scelta suicida. Da questa campagna elettorale in poi, i <strong>movimenti di base</strong> dovranno ricominciare a cercare un politico di riferimento per il quale vincere sia importante, ma ancor più importante <strong>mantenere fede </strong>agli ideali per i quali si voglia vincere. Ferrandelli sostiene, giustamente, che un candidato resta sé stesso, a prescindere da chi decida di appoggiarlo: ma allora dovrebbe dire, chiaro e forte, che in cambio dell’appoggio non ha offerto quella “disponibilità” agli eredi di <strong>Cuffaro</strong> che altri, come la Borsellino, hanno rifiutato. Egli è evidentemente convinto che il sostegno dei Cracolici e Lumia gli sia piovuto dal cielo come una benedizione insperata, ma gli altri stentano a fugare dalla mente l’immagine di Pinocchio fra il Gatto e la Volpe.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Augusto Cavadi</div>
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		<title>Cattivo per sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 01:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
				<category><![CDATA[La parola ai lettori]]></category>
		<category><![CDATA[carmelo musumeci]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo ostativo]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/cattivo-per-sempre/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>«Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l’altro muoia» (William Shakespeare) Il Tribunale di Sorveglianza di Perugia scrive di me: «[...]L’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/category/lettere"><img class="alignleft size-full wp-image-29613" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" title="immagine_lettera" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg" alt="" /></a>«<em>Serbare rancore equivale a prendere un veleno e sperare che l’altro muoia</em>» (William Shakespeare)</p>
<p>Il <strong>Tribunale</strong> di Sorveglianza di Perugia scrive di me: «[...]<em>L’impegno del detenuto verso forme di partecipazione alla vita detentiva che denotano capacità espressive non comuni e la determinazione dallo stesso dimostrata per promuovere una campagna di informazione e di riflessione sul tema dell’ergastolo c.d. ostativo (tendenzialmente perpetuo, salvo collaborazione con la giustizia),</em> [...] <em>evidenziandosi a livello culturale, politico e giurisdizionale</em>[...]». (Ordinanza udienza del 6 ottobre 2011).</p>
<p>Il <strong>gruppo</strong> trattamentale del carcere di Spoleto scrive di me: «<em>Una prevalenza di aspetti positivi. Concretamente coinvolto in tutte le iniziative ricreativo-culturali organizzate. Per il particolare impegno mostrato lungo tutto il percorso di studi, ha ricevuto un encomio in data 19.05.2011 e uno in data 24.05.2010 per l’impegno mostrato nel corso di una rappresentazione teatrale. La partecipazione a vari concorsi letterari in ambito nazionale ha prodotto note di apprezzamento, riconoscimenti e premi da parte di esponenti della comunità esterna. Recentemente il Musumeci ha pubblicato un suo racconto all’interno di una antologia intitolata Racconti da carcere, pubblicata dalla Arnoldo Mondadori Editore. Sensibilmente interessato a tematiche di carattere sociale, egli si relaziona da tempo con diverse associazioni, vicine al &#8220;sistema Carcere&#8221;. Dimostra un grande interesse per i temi di rilevanza sociale e per le problematiche legate all’esperienza detentiva. Il detenuto ha da tempo avviato un percorso di revisione critica non manipolatorio né riduttivo: certamente favorito dallo studio delle materie giuridiche, da una diversa consapevolezza del concetto di legalità, dalla disponibilità ad azioni riparatorie all’interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, da un forte investimento positivo verso gli affetti familiari</em>[...]»<br />
Giudizio di affidabilità individuale<br />
(Relazione di sintesi, ottobre 2011).</p>
<p>Eppure, nonostante tutte queste belle parole dei miei <em>giudici</em> e dei miei <em>educatori</em>, non potrò mai uscire se non collaboro con la giustizia e <strong>se non metto in cella un altro al posto mio</strong>. E domando: ha senso scrivere e sprecare risorse istituzionali per un uomo colpevole e <strong>cattivo per sempre</strong> che deve morire in carcere? Credo che la non-collaborazione dovrebbe essere una <strong>scelta</strong> intima, un diritto personalissimo e inviolabile, e non dovrebbe assolutamente portare conseguenze penali (o di trattamento) così gravi e perenni. Penso che la non-collaborazione dovrebbe essere una scelta da rispettare e non dovrebbe essere punita con una conseguenza penale così grande e smisurata per un ergastolano ostativo, a tal punto che sembra che la non-collaborazione sia ancora più grave del reato commesso. Credo che un uomo abbia il diritto di scegliere di non-collaborare per le proprie convinzioni ideologiche, morali, religiose, o di protezione dei propri familiari.<br />
Sto cercando di migliorarmi e di cambiare rimanendo me stesso, probabilmente per i “buoni” questa è una colpa grave e mi costerà vivere in carcere fino all’ultimo dei miei giorni, colpevole e cattivo per sempre, ma in carcere si <strong>soffre</strong> di più quando si viene perdonati, per questo, sotto un certo punto di vista, molti di noi non possono che essere felici che i &#8220;buoni&#8221; non ci perdonino.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Carmelo Musumeci</em><br />
<em> Carcere Spoleto, Gennaio 2012</em></p>
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		<title>Attività alternative e laicità della scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cecilia Calamani</dc:creator>
				<category><![CDATA[La parola ai lettori]]></category>
		<category><![CDATA[antonia sani]]></category>
		<category><![CDATA[crides]]></category>
		<category><![CDATA[scuola e costituzione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/attivita-alternative-e-laicita-della-scuola/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Abbiamo letto anche noi &#8211; CRIDES /Scuola e Costituzione &#8211; l&#8217;articolo dell&#8217;AVVENIRE (29.1.12) sull’insegnamento della religione cattolica (irc), contenente tra l&#8217;altro dati  non corrispondenti alla realtà . Conosciamo la posizione dell&#8217;UAAR (destinataria dell’articolo), che per certi aspetti condividiamo (la necessità che si dia un&#8217;attività alternativa  a chi la chiede), ma stiamo attenti alle conseguenze insite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/category/lettere"><img class="alignleft size-full wp-image-29613" style="margin-right: 10px; margin-bottom: 10px;" title="immagine_lettera" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2011/10/immagine_lettera.jpg" alt="" /></a>Abbiamo letto anche noi &#8211; CRIDES /Scuola e Costituzione &#8211; l&#8217;articolo dell&#8217;<em>AVVENIRE (29.1.12) </em>sull’insegnamento della religione cattolica (irc), contenente tra l&#8217;altro dati  non corrispondenti alla realtà . Conosciamo la posizione dell&#8217;UAAR (destinataria dell’articolo), che per certi aspetti condividiamo (la necessità che si dia un&#8217;attività alternativa  a chi la chiede), ma stiamo attenti alle conseguenze insite nella loro proposta. Più si punta su un&#8217;ora alternativa in qualche modo istituzionalizzata, più si allontana la prospettiva di una collocazione dell&#8217;irc al di fuori dell&#8217;orario scolastico obbligatorio&#8230;</p>
<p>Una scuola laica non può prevedere nell&#8217;orario un insegnamento confessionale di una sola religione.  Un&#8217;attività alternativa deve essere garantita &#8211; sì &#8211; col modulo F da sottoporre a chi non si avvale dell&#8217;irc (che può scegliere anche altre soluzioni, ricordiamolo!), ma non deve essere stabilita alla stregua di una &#8220;materia &#8221; alternativa all&#8217;irc. Deve capirsi che è semplicemente un palliativo per chi non sceglie l&#8217;irc. Un marchingegno per salvaguardare un privilegio. Se no, sarebbe come dire che a noi sta bene che ci sia l&#8217;irc, purché ci sia una materia didattica e formativa per chi non sceglie l&#8217;irc. Invece a noi non sta bene che ci sia l&#8217;irc nell&#8217;orario! L&#8217;obiettivo finale della nostra battaglia è quello, e non una competizione tra religione cattolica e altre materie più o meno allettanti collocate in alternativa!</p>
<p>Paradossalmente ha ragione la Curia laddove dice che la scelta dell’irc non deve dipendere dall’attività alternativa, ma da qualcosa che assomiglia a quello che la Corte Costituzionale definiva (sent.203 del 1989) “un interrogativo della coscienza”. “Lo stato di non obbligo” per chi non si avvale, definito dalla Corte Costituzionale nella sentenza citata, la dice lunga in proposito…</p>
<p>L’attività alternativa non corrisponde all’orizzonte della laicità, è solo un modo di alleviare un disagio visto che non c’è una opposizione in grado di rimuoverlo ( almeno per ora).</p>
<p><strong>Parleremo di tutto questo nel nostro incontro del 16 febbraio a Roma.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Antonia Sani<br />
CRIDES &#8211; Scuola e Costituzione</p>
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		<title>Libertà di stampa in Italia: oggi come ieri</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Br]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/liberta-di-stampa-in-italia-oggi-come-ieri/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/libertà-di-stampa-250x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>«La stampa italiana costituisce un enorme problema sia per quanto riguarda il suo ordinamento e sviluppo, sia per quanto riguarda la sua indipendenza. Il tema fu già posto da Einaudi alla Costituente, ma né allora né dopo si è riusciti a risolvere questo enorme problema di libertà e dei diritti umani. Non so come giocherà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/libertà-di-stampa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35174" title="libertà-di-stampa" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/libertà-di-stampa-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a>«<em>La stampa italiana costituisce un enorme problema sia per quanto riguarda il suo ordinamento e sviluppo, sia per quanto riguarda la sua indipendenza. Il tema fu già posto da Einaudi alla Costituente, ma né allora né dopo si è riusciti a risolvere questo enorme problema di libertà e dei diritti umani. Non so come giocherà la nuova legge sulla stampa; ma è certo che la gestione giornalistica è talmente costosa da essere proibitiva [...] Il Paese è così dominato da cinque o sei testate. Questi giorni hanno dimostrato come sia facile chiudere il mercato delle opinioni. Non solo non troverai opinioni, ma neppure notizie. Forse è questo un aspetto particolare di una crisi economica, che non può non essere anche una crisi editoriale</em>».</p>
<p>Diciamo subito che la frase si colloca alla fine degli anni Settanta. Sfidiamo chiunque, a parte qualche illustre storico ferratissimo sull&#8217;argomento, a indovinare quando e chi ha scritto queste parole. Proviamo a fare un gioco di ipotesi. Non può essere stato un grande scrittore o un artista dell&#8217;epoca, almeno per due ragioni: analizzandola filologicamente si nota che la frase si addentra nel tecnico, non è ad effetto, non è altamente poetica, evocativa, accattivante e neppure un po&#8217; populista; inoltre, morto <strong>Pasolini</strong> (morto non a caso, ma probabilmente proprio per i suoi modi di esprimersi controcorrente, spesso imbarazzanti), nessun altro, a conti fatti, ha posto la questione della libertà di stampa in Italia in termini così netti, almeno a quei tempi. Altro discorso è poi quando è arrivato il conflitto di interessi di Berlusconi, e tutti gli intellettuali si sono svegliati dal torpore ed hanno cominciato, un giorno sì e l&#8217;altro pure, a porre il problema, facendone anzi un cavallo di battaglia buono per aizzare le folle e vendere qualche copia in più dei loro libri o <em>pamphlet</em>. No, non di un grande intellettuale si tratta. Non può essere stato nemmeno un gettonato opinionista o un grande giornalista della carta stampata, perché sarebbe stato come sputare nel piatto dove mangia. Il coraggio e le belle parole le profondono e le dispensano, ampiamente, su altri temi (cavalcando l’onda dell’emozione e del sensazionalismo, dal caso Tortora a Vanna Marchi, da Moggi al capitan Schettino). Non può essere stato, infine, una personalità politica di primo piano nel culmine delle sue funzioni di potere, né con incarichi al governo, per ovvie ragioni di relazioni e scambi di favore con le stesse grandi testate, né all&#8217;opposizione, tenuto conto che, dalla fine degli anni sessanta in poi, il più grande partito di opposizione, cioè a dire il <strong>Pci</strong>, ha cercato in tutte le maniere di superare quell&#8217;isolamento (la cosiddetta <em>convention ad excludendum</em> non era valida solo per l&#8217;approdo al governo ma anche per lo spazio su Tv e giornali a grande tiratura) a cui era stato costretto dalla<strong> Dc</strong> (ma anche poi dal Psi) durante la lunga fase della guerra fredda.</p>
<p>No, nulla di tutto questo. Queste durissime parole, che possiamo riproporre <strong>valide</strong> e intatte oggi, così come sono, senza modificare una virgola, sono state scritte da un uomo che si trovava stipato in un <strong>cubicolo</strong> lungo tre metri e largo meno di uno, grande quanto una comune porta di appartamento, stipiti compresi, in cui c’erano solo una branda, un water, qualche foglio di carta e una penna. Quell&#8217;uomo, tenuto prigioniero dalle <strong>Br</strong> per ben 55 giorni in quello stato, è colui che più di tutti, più di chiunque altro, più di qualsiasi paladino delle libertà nostrane tanto in voga oggi, ha il diritto ed ha l&#8217;autorità morale e intellettuale per darci lezioni, allora come oggi, sulla libertà di opinione e di informazione in Italia. Un uomo costretto, in quei lunghi e drammatici giorni, a scrivere per non morire e, soprattutto, a scrivere per riuscire a sopravvivere idealmente, così come poi è stato, alla propria stessa morte materiale.<br />
Per chi non ci credesse, è bene segnalare lo scritto in cui queste parole si trovano: <em>Memoriale, XVI tema &#8211; Sulla indipendenza della stampa italiana, in Comm. stragi, II 154-155</em>. Si tratta di quel noto memoriale, ritrovato in più parti e in tempi diversi (1978, 1990), proprio perché in molti, e a vari livelli di potere (politico, economico, editoriale) temettero di renderlo pubblico, appunto, per via dei temi affrontati dal prigioniero. Qui basta ricordarne qualcuno: l&#8217;organizzazione della <strong>Gladio</strong>, i contatti tra le Br e i <strong>servizi segreti occidentali</strong>, alcuni retroscena della <strong>strategia della tensione</strong>, le <strong>connivenze</strong> tra politica, economia, criminalità per far affari sulle spalle dei contribuenti. Insomma ce n&#8217;era per far tremare i polsi a chiunque. Ma il passaggio che sottoponiamo all’attenzione dei lettori, quello relativo alla mancanza di libertà di informazione in Italia, è un aspetto che ha influenzato, forse più di ogni altro, l&#8217;evoluzione democratica e civile del nostro paese.</p>
<p>Scriviamo questo non in modo estemporaneo, per un tipico vezzo intellettuale (da cui è bene sempre rifuggire), né per dar sfoggio di particolari reminiscenze sulla più recente storia d&#8217;Italia, ma perché sollecitato di recente dalle notizie provenienti dal <strong>rapporto di Reporters sans frontières,</strong> un&#8217;organizzazione internazionale, nata in Francia (la patria dell&#8217;Illuminismo e della rivoluzione &#8211; è bene ricordarlo di questi tempi), a difesa della libertà di stampa nel mondo. L&#8217;Italia, nel quadro comparato con gli altri paesi, si trova addirittura al <strong>sessantunesimo posto</strong> (per dare un&#8217;idea, prime sono Norvegia e Finlandia, la Grecia è al settantesimo, negli ultimi posti Iran, Siria, Eritrea e Corea del Nord). La situazione del nostro paese, nonostante ciò che continuano a ripetere opinionisti e politici invitati nei talk show televisivi o a scrivere dalle prime pagine dei quotidiani nazionali, non è molto diversa, e questo rapporto lo argomenta con chiarezza, da quella di paesi come, ad esempio, quelli balcanici, che vivono enormi deficit democratici oltre che economici.<br />
In particolare, nel rapporto si segnala, anche in Italia, l&#8217;utilizzo dei media e dei giornali nazionali a grande tiratura, ma anche dei siti più visitati e quindi più remunerativi dal punto di vista commerciale e pubblicitario, per tutelare interessi privati, si sottolinea la <strong>concorrenza sleale</strong> su un mercato assai ristretto, e si pone l’accento sulla presenza di <strong>giornalisti sottopagati</strong> e spesso obbligati all&#8217;<strong>autocensura</strong>.</p>
<p>Non è un caso, dunque, che in Italia molti giornalisti siano ancora costretti a vivere in regime di protezione, e che tanti altri, quelli che vogliono scrivere e riportare la realtà cruda delle cose, senza intermediazioni, compromessi, favoritismi, scambi, vengano isolati e non possano svolgere dignitosamente il proprio lavoro.<br />
Un paese in cui l&#8217;informazione indipendente non esiste o è assolutamente minoritaria, usufruisce di pochissimi mezzi, è sempre a rischio di essere strozzata e ridotta al silenzio, nell&#8217;indifferenza dei partiti di governo e di opposizione, impegnati a crescere le proprie quote di influenza proprio sui media e sulla stampa nazionale. I tentativi di introdurre <strong>leggi bavaglio</strong>, di <strong>censurare i contenuti della rete</strong> da parte del governo precedente, le polemiche furibonde di molte personalità dell&#8217;opposizione nei confronti dei giornalisti e della stampa, sono tutti segnali chiari di una <em>forma mentis</em> della politica italiana che, purtroppo, risale a epoche assai remote. Un paese già declassato nel 2009 a “<em>partially free</em>” dall&#8217;organizzazione americana sulla libertà nel mondo <strong>Freedom House</strong>.<br />
A questo punto viene spontaneo chiedersi: ma è davvero stata <strong>solo colpa di Berlusconi</strong> e del mai risolto conflitto d&#8217;interessi se la libertà di informazione in Italia è giunta ai pericolosi livelli tuttora negati dalla maggioranza degli osservatori italiani? Se ci rifacciamo al drammatico appello di Moro in carcere, che mi sembra un elemento storico molto significativo, credibile, e soprattutto non viziato da possibili forzature interpretative di parte, verrebbe proprio da rispondere di no.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Giambattista Scirè</div>
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		<title>La morte è piccola per noi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Baoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/la-morte-e-piccola-per-noi/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/Gemelle-Kessler-2-300x297.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Se fossimo un paese maturo dal punto di vista civile, certi argomenti sarebbero trattati in maniera seria, argomentando e non facendo gossip; il che poi spesso equivale a disinformare. E dopo il confronto, che non durerebbe in eterno, si arriverebbe a decidere. L&#8217;eutanasia è uno di quegli argomenti eticamente sensibili che meriterebbero di essere trattati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/Gemelle-Kessler-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35295" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/02/Gemelle-Kessler-2-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>Se fossimo un paese maturo dal punto di vista civile, certi argomenti sarebbero trattati in maniera seria, argomentando e non facendo <strong>gossip</strong>; il che poi spesso equivale a disinformare. E dopo il confronto, che non durerebbe in eterno, si arriverebbe a decidere. L&#8217;<strong>eutanasia</strong> è uno di quegli argomenti eticamente sensibili che meriterebbero di essere trattati con quel tipo di serietà; e invece tutto viene messo nel tritacarne mediatico senza alcun riguardo, trattato come se a parlarne fosse una classe di prima elementare, tagliato con l&#8217;accetta e messo nel frullatore insieme a qualunque altra cosa gli somigli anche lontanamente, ad esempio il rifiuto dell&#8217;accanimento terapeutico.</p>
<p>Mario Monti e i suoi colleghi di governo hanno ben altro di cui occuparsi, attualmente, che regolamentare un settore delicato come il <a href="http://www.cronachelaiche.it/2011/09/luoghi-comuni-e-falsita-sul-diritto-a-morire-con-dignita/">fine vita</a>; così come tutti i governi degli ultimi decenni, perennemente indaffarati con l&#8217;urgente, a scapito dell&#8217;importante. Così, riportare &#8211; sia pur brevemente &#8211; il dibattito alla ribalta (perché qualcuno dovrà pure supplire alla latitanza della politica), tocca a due<em> show girls</em> piuttosto attempate come <strong>Alice ed Helen Kessler</strong>, quelle del <em>dadaumpa</em>, già censurate nell&#8217;Italia bigotta di allora (in realtà non molto diversa da quella di adesso) per l&#8217;esposizione sfrontata delle gambe nei loro show. In una intervista concessa a <em>Chi</em>, settimanale allineato al potere e all&#8217;occorrenza anche filo cattolico, diretto da <strong>Alfonso Signorini</strong> (quello che confessò in tv il suo<em> senso di colpa</em> per la sua condizione di omosessuale cattolico, in una delle pagine più squallide della storia della televisione di tutta la galassia), avrebbero dichiarato: <em>«Se una delle due entrerà in coma irreversibile o sarà comunque ridotta allo stato vegetativo, l&#8217;altra l&#8217;aiuterà a morire»</em>. In effetti in Germania, dove le Kessler vivono, pianificare le modalità del proprio trapasso è possibile, perché il suicidio assistito non è reato e anche le disposizioni anticipate di trattamento sono state regolamentate da tempo.</p>
<p>Per quei pochi organi di stampa nostrani che ne hanno riferito, la dichiarazione delle soubrette tedesche è una <em>«scelta-choc»</em>: definizione che è una bella esibizione di pigrizia intellettuale, superficialità e provincialismo.  E scandalismo, diremmo, se non fosse che in effetti è davvero uno shock che nel mondo dello spettacolo, a sud delle Alpi, si affronti una faccenda così importante e seria con una serenità e chiarezza di idee che nelle stanze chiuse della politica mediamente non si riesce nemmeno ad avvicinare; anche se si avesse la volontà o la <strong>libertà</strong> di farlo. E&#8217; uno shock scoprire che nel resto del continente (in larga parte) le libertà individuali e il principio di autodeterminazione, dal primo all&#8217;ultimo istante della vita, sono un valore oramai acquisito dalla opinione pubblica e dalla politica.</p>
<p>Qui, invece, dobbiamo attendere le dichiarazioni di due <em>soubrettes</em> quasi in pensione, solo per ricordarci (peraltro per poche ore:  Sanremo, il calcio mercato e l&#8217;Isola dei famosi hanno enormemente più spazio sui media) cos&#8217;é stato finora il dibattito pubblico sull&#8217;eutanasia e sul fine vita in Italia: di bassissimo livello, viziato dal solito pregiudizio ideologico di matrice cattolica sull&#8217;<em>indisponibilità della vit</em>a.</p>
<p>Qui, grazie anche alla pigrizia di qualche cronista, si fa passare per strano e svilente che a parlare della libertà di scegliere come affrontare la morte siano le gemelle Kessler: come se fosse un argomento riservato a qualche <em>elite culturale</em> e non a tutti, quando la realtà è che pressoché chiunque di noi &#8211; se quelli nei palazzi del potere avessero davvero interesse ad ascoltarci -  ha già ben chiara la sua idea.</p>
<p>Qui dobbiamo andare al traino delle <em>show girls</em> degli anni Sessanta: dunque, se questo è il metodo, speriamo che presto anche <strong>Minnie Minoprio</strong> faccia qualche esternazione, e <strong>Lola Falana</strong> le faccia eco da par suo, magari con uno scatenato balletto.</p>
<p>Signore e signori, buonasera!</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Alessandro Baoli</div>
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		<title>Body Worlds: lo spettacolo del corpo umano alle Officine Farneto di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 23:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virginia Romano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sacro&Profano]]></category>
		<category><![CDATA[Scienze]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/body-worlds-lo-spettacolo-del-corpo-umano-alle-officine-farneto-di-roma/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/images2-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Sono oltre 34 milioni i visitatori di tutto il mondo che, ad oggi, hanno varcato l’ingresso di Body Worlds. Le Officine Farneto di Roma, grazie all’incredibile interesse suscitato da questa esposizione spettacolare, hanno prorogato la data di chiusura di oltre un mese e così c’è tempo fino al 31 marzo per un viaggio eccezionale all’interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/images2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-35181" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/images2.jpg" alt="" width="315" height="209" /></a>Sono oltre 34 milioni i visitatori di tutto il mondo che, ad oggi, hanno varcato l’ingresso di <a href="http://www.bodyworlds.com/it/roma.html" target="_blank"><strong>Body Worlds</strong></a>. Le Officine Farneto di Roma, grazie all’incredibile interesse suscitato da questa esposizione spettacolare, hanno prorogato la data di chiusura di oltre un mese e così c’è tempo fino al <strong>31 marzo</strong> per un viaggio eccezionale all’interno (e da altre molteplici prospettive) del corpo umano.</p>
<p>Body Worlds, del Dr. <strong>Gunther von Hagens</strong>, illustra il corpo umano e ne fa, allo stesso tempo, oggetto d’<strong>arte</strong> e di <strong>osservazione scientifica</strong>. Tutto questo è possibile grazie alla tecnica della “<strong>plastinazione</strong>” &#8211; inventata e brevettata dallo stesso von Hagens -  che consente di conservare tessuti e organi sostituendo ai liquidi corporei polimeri di <strong>silicone</strong>.</p>
<p>Nell’esposizione troverete dunque <strong>200</strong> autentici campioni di corpo umano, donati da persone animate dal desiderio – così si legge all’ingresso della mostra – di continuare ad essere utili alla scienza dopo la morte.</p>
<p>Il risultato è un misto del tutto inedito di sostegno didattico all’<strong>anatomia</strong> e <strong>stupore</strong> <strong>estetico</strong>. Body Worlds è cioè uno strumento innovativo per far conoscere i meccanismi vitali, il funzionamento degli apparati, mostrare le differenze tra organi malati e sani e svelare la materialità del corpo nella sua unicità. Per la prima volta infatti ciò che osserviamo non è un modello anatomico, un corpo astratto – medio –  bensì <strong>il</strong> corpo: il corpo <strong>di qualcuno</strong>, unico, speciale, differente da tutti gli altri. Ognuna delle installazioni  è stata plasmata, scomposta, allo scopo di mostrarne aspetti specifici e far parlare il corpo, lasciarlo raccontare se stesso senza mediazione.</p>
<p>Di certo Body Worlds chiama in causa molte delle tematiche cui <em>Cronache Laiche</em> dedica quotidianamente la sua riflessione in merito all&#8217;<strong>ingerenza</strong> delle istituzioni nella libertà dell’individuo di gestire il proprio corpo in <strong>vita </strong>(aborto, fecondazione artificiale), in <strong>malattia </strong>(rifiuto delle cure, testamento biologico)<strong>,</strong> e <strong>dopo la morte </strong>(donazione degli organi).  A proposito di bioetioca, infatti, scopriamo che la sezione dedicata al tema della maternità si trova relegata in un angolo dell’ampio spazio espositivo e &#8211; all’ingresso della mostra-nella-mostra &#8211; troviamo cartelli di monito e avvertimento: Ciò che vedrete potrebbe urtare la vostra sensibilità”; ci resta il dubbio che questa scelta espositiva si sia resa necessaria solo in paesi come il nostro, nei quali la sacralizzazione della vita umana finisce per renderla <strong>tabù</strong>, <strong>provocazione</strong>, <strong>offesa</strong>.</p>
<p>Possiamo immaginare inoltre che Body Worlds creerà più di un problema a chi ci ritiene “prodotti” istantanei di una entità superiore. Con buona pace dei creazionisti, l’anatomia umana esprime il suo carattere <strong>evolutivo</strong>, si svela come esito processuale e costante &#8211; lentissimo e continuo &#8211; di una specializzazione e adattamento all’ambiente ecologico e sociale.</p>
<p>Infine, dato che il <a href="http://www.bodyworlds.com/it/roma/biglietti.html" target="_blank">biglietto d’ingresso</a> non è economico, per  chi volesse “farsi arte” forniamo questa indicazione: riempite il modulo online per la <strong>donazione</strong> spontanea del vostro corpo all’<a href="http://www.bodyworlds.com/it/roma/donazione.html"><strong>Institute for Plastination</strong></a> (un programma che che conta circa 13000 donatori registrati) e il biglietto alla mostra è gratis. A tutti gli altri (che immaginiamo la maggioranza), consigliamo l&#8217;acquisto online del biglietto che da diritto all&#8217;accesso immediato alla mostra, evitando la coda.</p>
<div style="color: #ffffff;">Virginia Romano</div>
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		<title>Tutti al mare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 02:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Belinda Malaspina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
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		<category><![CDATA[immunità parlamentare]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/tutti-al-mare/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine17-300x164.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Lo slovacco Sloboda a Solidarita, ossia il locale partito liberale di centrodestra il cui nome suona più o meno come Libertà e Solidarietà, ha ideato una singolare campagna per l&#8217;abolizione delle immunità parlamentari: diciassette deputati hanno posato più o meno senza veli e la fotografia, pubblicata sul profilo Facebook del partito, ha ovviamente fatto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35254" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine17-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a>Lo slovacco <em>Sloboda a Solidarita</em>, ossia il locale partito liberale di centrodestra il cui nome suona più o meno come <em>Libertà e Solidarietà</em>, ha ideato una singolare <strong>campagna per l&#8217;abolizione delle immunità parlamentari</strong>: diciassette deputati hanno posato più o meno senza veli e la fotografia, pubblicata sul profilo Facebook del partito, ha ovviamente fatto il giro del web.<br />
In realtà è difficile stabilire se i diciassette moschettieri compaiano davvero <strong>come mamma li ha fatti</strong>: il lungo lenzuolo che li copre, recante la scritta <em>«togliamo l&#8217;immunità ai deputati»</em>, non lascia apparire che una fila di poco sensuali polpacci da un lato e una schiera di autorevoli mezzobusti dall&#8217;altro, ossia quanto di più burocratico e meno frizzante si possa immaginare in termini di esposizione della nuda carne. Come a dire che persino <strong>Formigoni</strong> nell&#8217;istante in cui, coperto solo di una minima mutanda da bagno e con il naso efficacemente turato in vista del tuffo cosiddetto <em>«a bomba»</em> (in questo caso non <em>sexy</em>) dall&#8217;alto della barca ciellina di ordinanza, quella che secondo le solite malelingue sarebbe stata acquistata in nero dal nucleo d&#8217;acciaio del movimento di Giussani, insomma persino <strong>il casto governatore lombardo</strong>, al confronto con i politici slovacchi, sembra uscito fresco fresco dal set di una pellicola di Tinto Brass.</p>
<p>In politica economica il partito slovacco, capeggiato dal paladino esteuropeo del <strong>liberalismo economico</strong> Richard Sulik che per ribadire la propria autorità di leader si è riservato, nella foto in questione, uno dei posti migliori giusto dietro le spalle della più avvenente tra le uniche tre donne che hanno contribuito al progetto, non è più seducente che nell&#8217;immagine e somiglia pericolosamente ad un altro lombardo compagno di merende del casto governatore, quel ministro <strong>Tremonti</strong> che cercò di far digerire alle imprese nostrane la versione epurata della<em> flat tax</em>, altrimenti proibita dall&#8217;articolo 53 della Costituzione, violando al tempo stesso i parametri dettati dagli accordi di Maastricht e innalzando il già opulento debito pubblico italiano fino alle vette che sappiamo e che, con buona pace del nostro ex ministro dell&#8217;economia, non somigliano affatto alle <strong>bianche cime della sua Valtellina</strong>.</p>
<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine24.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-35255" style="margin-left: 10px;" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/immagine24.jpg" alt="" width="295" height="152" /></a>Molto meglio il mare. Peccato solo per il sospetto che rimane dopo aver ammirato la compatta schiera dei deputati del suddetto partito slovacco, e cioè che in fondo i diciassette parlamentari<strong> non siano nudi come vorrebbero dare ad intendere</strong>: come per i già citati colleghi italiani, con il quale hanno in comune il concetto di libertà o liberazione o liberalizzazione che dir si voglia, anche dei deputati di <em>Sloboda a Solidarita</em> si ha l&#8217;impressione che vogliano apparire all&#8217;elettorato come una simpatica compagine di rispettabili cristiani con l&#8217;attenzione al sociale e che, in fondo, sotto il pasionario e barricadero lenzuolo di protesta nascondano <strong>gli slip del costume</strong>. Tanto più che la scritta che inneggia alla fine dell&#8217;immunità parlamentare, in realtà, si riferisce a reati come <em>«l&#8217;eccesso di velocità»</em>, mostrando così anch&#8217;essa il suo prevedibile lato segreto; e mentre<strong> l&#8217;economia europea agonizza</strong> sotto i colpi di piccozza dei liberalisti incalliti, meglio gettare via il lenzuolo, procurarsi un costume da bagno e rivelarsi per quello che si è: tutti pronti per un tuffo in compagnia.</p>
<div style="color: #ffffff;">Belinda Malaspina</div>
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		<title>Le manipolazioni positive dell&#8217;osteopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicoletta Rocca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/le-manipolazioni-positive-dellosteopatia/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/osteo4-300x201.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>I trattamenti manuali di alcuni sintomi di malattie risalgono al V secolo a.c. ed erano conosciuti già in Cina e in Egitto; nel 400 a.c. in Grecia Ippocrate e altri terapeuti correggevano con le mani le deviazioni vertebrali del malato; nel II secolo a.c. a Roma, Galeno, interveniva manualmente sulla colonna vertebrale, nel X secolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/osteo4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35113" title="osteo4" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/osteo4-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>I trattamenti manuali di alcuni sintomi di <strong>malattie</strong> risalgono al V secolo a.c. ed erano conosciuti già in Cina e in Egitto; nel 400 a.c. in Grecia <strong>Ippocrate</strong> e altri terapeuti correggevano con le mani le deviazioni vertebrali del malato; nel II secolo a.c. a Roma, <strong>Galeno</strong>, interveniva manualmente sulla colonna vertebrale, nel X secolo l’arabo <strong>Avicenna</strong> curava manualmente la sciatica. Nel XIX secolo, sulla loro scia, per merito di <strong>Andrew Taylor Still</strong> e <strong>William Garner Sutherland</strong> in Usa nacque l’<strong>osteopatia</strong>.</p>
<p>Still, nato nel 1828, era ingegnere e poi divenne medico, applicò la sua conoscenza delle leggi meccaniche all’anatomia e nel 1874 ruppe con la medicina ortodossa, guariva con le mani e ci teneva a distinguere l’attività di osteopata da quella di medico. I primi dottori in osteopatia nacquero nel 1892, crearono era professione paramedica, invisa alla medicina allopatica, però potevano praticare anche ostetricia e chirurgia.<br />
Sutherland, nato nel 1873, era un giornalista attratto da quelli che guarivano con le mani e perciò divenne dottore in osteopatia, era affascinato dalle articolazioni del cranio e ipotizzava una mobilità articolare e respiratoria dello stesso, aiutata dal suo liquido intracranico; vide nelle suture craniche un’elasticità che aiutava la mobilità e la reattività del sistema nervoso centrale e riteneva che anche gli eventi traumatici perturbano questa mobilità.<br />
Nel 1917 l’osteopatia fu introdotta in Gran Bretagna e nel 1946 Sutherland fondò in Usa l’osteopatia cranica; nel 1957 l’osteopatia fu introdotta in Francia e dal 1975 si è diffusa in Europa; oggi ha collegi ed è praticata da un numero crescente di terapeuti. In Gran Bretagna l’osteopatia è stata riconosciuta nel 1993, oggi è <strong>riconosciuta</strong> anche dall’Unione Europea e rilascia, in sei anni di studio, il titolo di dottore in osteopatia.</p>
<p>L’osteopatia cranico-vertebrale connette la salute alla struttura osteo-articolare, è una <strong>medicina olistica</strong> che guarda a tutto il corpo e non solo ai sintomi, ritiene che il corpo abbia capacità di autoguarigione e punta al riassetto del sistema muscolo-scheletrico-connettivo, cioè dove esistono dolori, limitazioni di movimento, difetti di postura, limitazioni articolari; è una tecnica meccanica manuale che punta al rilassamento delle tensioni muscolari; punta al riequilibrio della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche, cura le cefalee, i postumi dei traumi e punta al riequilibrio delle strutture anatomico funzionali del corpo.<br />
Per l’osteopatia il corpo è un’unità funzionale, con interrelazioni costanti a livello osseo e muscolare, è una struttura mobile che, con la rottura dei suoi equilibri, procura anche disturbi nervosi; è colpita da artrosi, schiacciamenti vertebrali, rigidità, scogliosi, stress, perdita di equilibrio e dolori da postura errata; con l’approccio manuale, l’osteopatia intende restituire l’equilibrio al corpo e stimolarne le difese.<br />
L’osteopatia guarda alla <strong>mobilità meccanica del corpo</strong>, ritiene che il corpo è un’unità e che i sintomi derivino da una sola causa; a tale proposito, Still affermava che, pestando la coda a un gatto, era la testa a miagolare; l’osteopatia crede all’alimentazione naturale, all’autoguarigione e all’autoregolazione del corpo, crede che la guarigione avvenga anche per opera della natura e, con la manualità, punta a sciogliere le cause di tanti mali.<br />
Crede che la circolazione del sangue è aiutata anche dal movimento del diaframma, del bacino pelvico e dal sistema nervoso involontario, è consapevole che la malattia può derivare anche da alimenti, droghe e affaticamento, con effetti anche nel cervello; si serve della palpazione e della sensibilità delle mani e ritiene che il sistema muscolo scheletrico è il luogo di convergenza di tanti disagi corporali; ritiene che la lesione osteopatica, dalla quale derivano i mali, possa dipendere da una <strong>disfunzione della colonna vertebrale</strong> che si manifesta attraverso il sistema nervoso.</p>
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		<title>Banchieri di dio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Tanari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/02/banchieri-di-dio/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/oro2-296x300.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Riflettori sulla finanza creativa del Vaticano: due casi agli onori della cronaca che continuano a dimostrare, se mai ce ne fosse stato bisogno, come Oltretevere pecunia non olet. Non l’ha mai fatto, del resto&#8230; Il Corriere della Sera ha pubblicato ieri un articolo, Dalla congregazione dei Santi 1.6 milioni al “Madoff dei Parioli”, che dà conto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/oro2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35270" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/oro2-296x300.jpg" alt="" width="296" height="300" /></a>Riflettori sulla finanza creativa del Vaticano: due casi agli onori della cronaca che continuano a dimostrare, se mai ce ne fosse stato bisogno, come Oltretevere <em>pecunia non olet</em>. Non l’ha mai fatto, del resto&#8230;</p>
<p>Il <strong><em>Corriere della Sera</em></strong> ha pubblicato ieri un articolo, <em>Dalla congregazione dei Santi 1.6 milioni al “Madoff dei Parioli”</em>, che dà conto dell’implicazione del reverendo <strong>Francesco Maria Ricci</strong> nell’<em>affaire</em> Lande. Il monsignore avrebbe infatti investito &#8211; per conto dell’ordine domenicano in cui milita - la modica cifra nei traffici <em>offshore</em> del faccendiere, aderendo in seguito nel 2009, per cautelarsi, non si sa mai, allo scudo fiscale di Tremonti.<br />
I soldi, disinvoltamente prelevati fin dal 2000 da monsignor Ricci, provenivano dal fondo dei fedeli destinati a finanziare le cause di beatificazione. La sala stampa del Vaticano ha diffuso prontamente <a href="http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/28725.php?index=28725&amp;po_date=31.01.2012&amp;lang=it">una nota</a> che, negando con forza il coinvolgimento della Congregazione (guidata da 34 tra cardinali, arcivescovi e vescovi con in testa il cardinale<strong> Angelo Amato</strong>), scarica sul reverendo e sul suo ordine ogni responsabilità dell’improvvida operazione.</p>
<p>Ancora più spericolate e dense di possibili clamorosi sviluppi le recenti attività finanziarie dell’Istituto Opere Religiose (IOR). <strong><em>Il</em> <em>Fatto</em></strong> pubblicava ieri <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1A33PV">un documento riservato</a>, circolato nella Cupola degli ambienti ecclesiastici, intitolato <em>Memo sui rapporti Ior-Aif</em>.<br />
Di che si tratta? La Procura di Roma aveva scoperto che lo IOR mescolava sui suoi conti presso il <strong>Credito Artigiano della Jp Morgan di Francoforte</strong> e della <strong>Banca del Fucino</strong> 15 milioni di euro, provenienti dalla CEI e ricavati dall’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi.</p>
<p>La faccenda, seppur grave, sembrò però ben presto avviata verso un lieto fine: i milioni erano stati sequestrati dal pm <strong>Stefano Rocco</strong> <strong>Fava</strong> nel settembre 2010 ma un intervento provvidenziale del papa, che istituì (dicembre dello stesso anno) l’Autorità di informazione finanziaria contro il riciclaggio (<strong>AIF</strong>), convinse la Procura a sbloccare il malloppo (maggio 2011).<br />
Un attimo dopo aver rimesso le mani sul suo denaro, tuttavia, lo IOR gabbò la giustizia italiana sostenendo che la competenza dell’AIF non era retroattiva alla data di effettiva operatività: 1 aprile 2011. Un bel “pesce”, non c’è che dire.</p>
<p>Il documento reso pubblico dal <em>Fatto</em>, annotato a penna molto probabilmente da Georg Ganswein, segretario di <strong>Benedetto XVI</strong>, dimostrerebbe ora che il papa, il presidente dell’ AIF, il segretario di Stato <strong>Tarcisio Bertone</strong>, l’autorità di controllo antiriclaggio <strong>Attilio Nicora</strong>, e i vertici dello IOR, avrebbero concordato la linea da tenere nei confronti dell’antiricilaggio. Non collaborare con la giustizia italiana.<br />
Chissa che ne pensa il ministro della Giustizia del Governo Monti, <strong>Paola Severino</strong>, già avvocato del presidente dello IOR <strong>Ettore Gotti Tedeschi</strong>?</p>
<div style="color: #ffffff;">Claudio Tanari</div>
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		<title>Fuoco (in)crociato sui consultori</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 01:23:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.cronachelaiche.it/2012/01/fuoco-incrociato-sui-consultori/><img src=http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita-300x225.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  border=0></a>Trasformare i consultori in tribunali morali, aprendo le porte al (cosiddetto) Movimento per la Vita. È cosa nota che lo smantellamento della legge 194/78 sull&#8217;aborto sia tra le priorità delle amministrazioni regionali di Piemonte e Lazio, guidate rispettivamente dal leghista Roberto Cota e da Renata Polverini eletta dopo un testa a testa con Emma Bonino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35209" src="http://www.cronachelaiche.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-vita-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Trasformare i consultori in tribunali morali, aprendo le porte al (cosiddetto) <strong>Movimento per la Vita</strong>.<br />
È cosa nota che lo smantellamento della legge 194/78 sull&#8217;aborto sia tra le priorità delle amministrazioni regionali di Piemonte e Lazio, guidate rispettivamente dal leghista <strong>Roberto Cota</strong> e da <strong>Renata Polverini</strong> eletta dopo un testa a testa con Emma Bonino grazie ai voti della destra estrema radicata nell&#8217;Agro pontino. Periodicamente sin dal loro insediamento le due giunte mettono in campo azioni volte a eliminare diritti acquisiti come quello all&#8217;autodeterminazione e alla salute della donna, tutelati con estrema efficacia da una norma ancora oggi moderna e all&#8217;avanguardia. Ma sgradita, in primis ai gerarchi vaticani, e poi ai loro sodali politici italiani. È successo con il tentativo, finora andato a vuoto, di far passare la <a href="http://www.cronachelaiche.it/2010/09/regione-lazio-verso-la-privatizzazione-dei-consultori/" target="_blank">proposta di legge “Tarzia”</a> nel Lazio, e la famigerata <strong>Delibera 160</strong> in Piemonte. Due provvedimenti curiosamente simili. Da qualche tempo la norma per la riforma dei consultori pubblici a prima firma di Olimpia Tarzia &#8211; che per inciso fa parte del Movimento per la Vita &#8211;  giace inerte nel parlamentino della Regione. Perché priva delle necessarie coperture finanziarie e in odor di incostituzionalità.</p>
<p>Ma a metterle le definitive ganasce è stato l&#8217;articolo 3 laddove sostiene che “la Regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia”. Dando così, all&#8217;embrione, personalità giuridica in aperto contrasto con il Codice civile, la<strong> legge 194/78</strong>, e dignità di persona umana capovolgendo ciò che la scienza ha inequivocabilmente dimostrato. Vale a dire che la vita umana comincia con la nascita e che prima di 22-24 settimane di gestazione il feto non ha alcuna possibilità di sopravvivere al parto. La Delibera di Cota non ha avuto maggior fortuna. Almeno fino a oggi. Il tentativo di riportare indietro l&#8217;orologio della storia è già stato bocciato a luglio 2011 dal <strong>Tar</strong> che l&#8217;ha giudicata lesiva della legge 194. Tre giorni dopo la 160 è stata riproposta con lievi modifiche. Il presidente del Piemonte vuole a tutti i costi introdurre le associazioni private di volontari cattolici “pro-life” nei consultori pubblici con il chiaro intento di condizionare pesantemente la scelta di abortire. Sul piatto la Regione mette <strong>tre milioni di euro</strong> per aiutare le donne in difficoltà economica che non intendono portare a termine la gravidanza. Ovviamente la somma è stanziata solo per chi, poi, decide di rinunciare all&#8217;aborto. Nella prima versione si chiedeva ai <strong>privati pro-life</strong> solo di «comprendere nello statuto le finalità di tutela della vita fin dal concepimento». Ed era stato proprio questo il punto contestato dal Tar. Nella seconda i criteri imposti alle associazioni si estendono al fatto di «essere iscritte in uno degli appositi registri regionali o provinciali». Oppure, in assenza del requisito della difesa della vita dal concepimento, di avere svolto «attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e la tutela del neonato», o ancora, di possedere «un&#8217;esperienza almeno biennale nel sostegno alle donne e alla famiglia». Questi ritocchi sono al vaglio del Tar che si sarebbe dovuto pronunciare il <strong>25 gennaio</strong> scorso ma ha rimandato la decisione di qualche giorno. Staremo a vedere.</p>
<div id="cercaAutore" style="color: #ffffff;">Federico Tulli</div>
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