Mondo
Vieni in Marina e girerai il mondo
di Giuseppe Ancona[24 feb 2012]
Chissà se il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone furono invogliati dai manifesti che promettevano una vita avventurosa per i mari del mondo quando decisero di mettere firma nella Marina Militare Italiana. Forse, come tanti loro coetanei meridionali, erano principalmente alla ricerca di un posto di lavoro. Chissà che vita sognavano invece il 25enne Ajesh Binki e il 45enne Jalastein, i due pescatori indiani che il 15 febbraio hanno trovato la morte a bordo di un peschereccio, e non per un naufragio, ma per una raffica di mitragliatore italiano perchè scambiati per pirati. Forse desideravano semplicemente tornare a casa con un ricco carico di pesce dopo giorni di lavoro in alto mare. I protagonisti di questa storia, sia quelli che sono morti che i sopravvissuti, appaiono ora come inconsapevoli comparse di cui presto si dimenticherà il nome: sono da una parte ”i nostri ragazzi” che dobbiamo salvare e portare a casa e dall’ altra “i nostri morti” per i quali l’orgoglio nazionalistico di un paese in tumultuosa crescita e in campagna elettorale esige una giustizia esemplare.
Quali soluzioni di diritto internazionale prevarranno sulla giurisdizione operante sul caso è difficile dirlo vista la inconciliabilità di vedute tra l’Italia e l’India. Ma prima ancora, per ragioni e con motivazioni diverse, si alimenta da taluni presenti in entrambe le parti la diffidenza, si rimarca la diversità, il pregiudizio. In questa contrapposizione tra noi e loro, l’accertamento della verità e delle effettive responsabilità e quindi la giustizia sembrano aspetti secondari della vicenda ai quali molti non appaiono realmente interessati. Così di ora in ora la soluzione al tragico episodio sembra allontanarsi, e da un lato molti aspetti della vicenda non vengono dichiarati e si accrescono sulla stampa italiana ma non su quella indiana voci incontrollate su altre navi presenti sul posto, registrazioni gps mancanti e dubbi di ogni tipo; dall’altro si assiste ad una sempre maggiore radicalizzazione dello scontro tra le parti in causa, perchè si gioca da parte di alcuni ad alzare il tiro, rischiando di vanificare le attività degli avvocati e quelle diplomatiche del governo.
Un esempio viene dal non richiesto intervento del neo cardinale George Alencherry, fresco di nomina da Roma e residente nella capitale Cochin, che implicitamente sembra suggerire come la soluzione indiana al caso sarà tutt’altro che giudiziaria ma presa in altre sedi: e infatti si mostra fiducioso citando all’agenzia Fides le proprie influenti e potenti amicizie cattoliche all’interno del governo di Kerala; rimarca inoltre, quasi fosse un punto a nostro favore, che anche le due vittime appartenevano alla comunità cristiana indiana. Peggio ancora accade in queste ore in Italia con i nascenti comitati pro marò: a Roma è apparso il consueto maxi poster fotografico in Campidoglio che raffigura, con svolazzi tricolore, i due fucilieri italiani; consueto anche il sottofondo di dichiarazioni fuori dalle righe e proclami patriottici dei soliti Alemanno, La Russa, Meloni.
Davvero un gran brutto incidente, quello che ha coinvolto quattro uomini nei mari dell’India.
Giuseppe Ancona








































perché dare per scontato che siano stati uccisi da una raffica di mitragliatore italiano?
mi risulta che le autorità indiane si siano opposte a un’autopsia che, esaminando i proiettili, avrebbe consentito di fare maggiore luce sulla vicenda (che è comunque avvenuta in acqua internazionali, dunque di competenza della magistratura italiana)
un articolo che mi sembra affetto da pregiudizio antimilitarista, dunque poco “laico”
Sono perfettamente d’accordo con Nico (anche se le autorità indiane non si sono opposte a un’autopsia, che è stata fatta: si sono rifiutati di divulgarne i risultati). Aggiungo anche che trovo incredibile che armatori privati da un lato godano della protezione dei militari e dall’altro possano scaricarli quando fa loro comodo.
[...] tutt’altro tenore è invece l’eco che si diffonde intorno alla reclusione in India dei due soldati del battaglione San Marco, i due Marò (marinaio, nel gergo della Marina Militare) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, [...]
[...] tutt’altro tenore è invece l’eco che si diffonde intorno alla reclusione in India dei due soldati del battaglione San Marco, i due Marò (marinaio, nel gergo della Marina Militare) Massimiliano Latorre e Salvatore [...]