Attualità Chi€sa
La Chiesa tra Twitter e lo sciopero della messa
di Alessandro Baoli[25 feb 2012]
Cronache Laiche aveva già trattato dello scollamento crescente tra le gerarchie della Chiesa cattolica e una parte consistente della ‘base’ dei fedeli, quelli che una volta si chiamavano cattolici adulti, sottolineando la mancanza di coerenza di questi quando tacciono di fronte alle nefandezze ecclesiali (pedofilia, assoluzione del berlusconismo, arroccamento nei privilegi fiscali, politiche finanziarie disinvolte, eccetera), e auspicando una “ribellione pacifica”.
Uno scollamento che assume tratti grotteschi alla luce della pretesa modernizzazione della propaganda cattolica, da alcuni anni impegnata a colonizzare il web, compreso il recente, strombazzato sbarco papale su Twitter. Il che non può che ridursi, nella sostanza, ad usare un media moderno per veicolare un messaggio a dir poco anacronistico (il moralismo cattolico che ignora l’evoluzione dei costumi, così come fa finta di niente di fronte ai suoi errori passati), cavalcare la modernità tecnologica per continuare a ignorare la modernità sociale. Una sorta di paradosso, come ne è piena la storia della Chiesa. A cinguettare sul web sono già alcuni vescovi, cardinali ed altri esponenti di spicco del mondo cattolico, come mons. Gianfranco Ravasi (quello del Cortile dei gentili), il cardinale Angelo Scola, il direttore di Civiltà Cattolica Antonio Spadaro ed altri. Adesso invece è il turno del pontefice ‘in persona’.
Già nel 2009, il papa regnante nel suo messaggio per la Giornata mondiale per le comunicazioni sociali, rivolgendosi alla cosiddetta generazione digitale, aveva dovuto prendere atto (con grande tempismo, come al solito) che «le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani». Quindi, invitava i «giovani cattolici» a «portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede». Detto fatto, dopo l’apertura del sito pope2you, dopo aver acceso le luminarie dell’albero di natale in piazza S. Pietro con il suo iPad, ecco che Ratzinger sta per sbarcare su Twitter con un suo account, nell’entusiasmo corale del grosso dei media, come sempre acritici ed allineati.
Ciò non toglie – come dicevamo all’inizio – che esattamente come in politica la partitocrazia, anche la Chiesa ufficiale sta perdendo sempre di più il contatto con la ‘base’ dei fedeli meno disposti a ingoiare rospi a ritmo continuo. Così, esattamente come le posizioni quasi eretiche dei preti di frontiera (per tacere della Teologia della liberazione repressa dal beato Giovanni Paolo secondo) o ‘progressisti’, come don Giorgio de Capitani, è passata pressoché sotto silenzio la protesta, che in altre circostanze avrebbe suscitato grande clamore, dello sciopero della messa.
Ferruccio Sansa è un giornalista (ha scritto, tra gli altri, per Repubblica, Il Secolo XIX, La Stampa ed attualmente per Il Fatto Quotidiano), autore di saggi e inchieste, coautore di un best seller come La Colata che tratta della cementificazione selvaggia del territorio, ed è cattolico. Sansa si è prodotto alcuni giorni fa per Micromega in una amara analisi, a tratti molto dura, del silenzio dei cattolici di fronte ad una Chiesa «sempre più distante dai valori del Vangelo […] è un silenzio dovuto al senso di obbedienza, di soggezione che fa parte della cultura cattolica. Magari a un comprensibile rispetto. O forse anche al timore, in un momento di profonda crisi materiale e morale, di mettere in discussione uno dei pochi sostegni rimasti. Ma oggi, di fronte agli ultimi scandali, mi chiedo se questo silenzio “rispettoso”, non rischi di diventare colpevole. [...] Non corriamo il rischio di assistere passivamente a una crisi che minaccia di travolgere definitivamente la Chiesa di cui pure diciamo di essere parte?»
Di fronte alla domanda «cosa devo fare? devo rassegnarmi al silenzio?», Sansa – che a questa iniziativa ha dedicato anche una pagina su Facebook – visto che «le gerarchie ecclesiastiche finora sono sembrate sorde a qualsiasi forma di dissenso. Non hanno replicato in modo adeguato e convincente alle tante notizie di cronaca che le riguardavano», dà una risposta rivoluzionaria, in relazione al consueto rapporto tra autorità religiosa e fedele: «…non sarò in Chiesa. No, non è un gesto per lasciare ancora più soli tanti sacerdoti, anzi. Ma sento che – per me – è giusto così, anche se non se ne accorgerà nessuno, se non io. Ma se tanti altri lo facessero, chissà…»
Occorre precisare che da un punto di vista laico e aconfessionale, il fatto che molti cattolici disapprovano in larga parte l’operato della loro Chiesa e non ne seguono la dottrina nella propria vita quotidiana ma ritengono ancora di farne parte, non è esclusivamente un affare interno alla Chiesa (maiuscolo ma anche minuscolo: chiesa – ecclesia), ma una questione che riguarda l’intera società, vista la grande influenza che la religione ha nella sfera politica e sociale. Spetta ai credenti non rassegnati e non allineati ad ogni costo, essere coerenti: tra quello che professano a parole e disattendono nei fatti non ci può essere un compromesso. Non è una questione meramente teologica, il loro silenzio contribuisce direttamente e pesantemente alla degenerazione della Chiesa (chi tace acconsente) e quindi di questa società; loro hanno questa grande responsabilità, visti i numeri, e dovrebbero prendersela tutta intera. Non sono gli atei né i laicisti a poterci salvare, sono i cattolici adulti. E – a parte Sansa e pochi altri – non sappiamo ancora se tutti costoro se ne rendono conto. Che finalmente si stia muovendo qualcosa, che questa sia la volta buona?








































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Per fortuna, signor Baoli, la chiesa cattolica non è un’istituzione democratica ed il potere viene direttamente da Dio. La democrazia la lasciamo volentieri alle chiese protestanti. Che sia un momento di grande difficoltà per la chiesa cattolica è certamente vero. Ma non è certamente il primo, né sarà l’ultimo.
La chiesa cattolica è nel mondo per guidare, non certo per ascoltare le indicazioni della “base”. Nel 1500 la chiesa non ascoltò, per fortuna, le richieste di Martin Lutero e company, superando brillantemente quel momento di grande difficoltà, mantenendo l’unità. Chi abbandonò la chiesa cattolica, invece, rompendo l’unità, è andato incontro alla frammentazione ed alla perdita delle proprie radici.
@Giancarlo.
Si potrebbe affermare che le Chiese cristiane copte, ancora presenti in Etiopia e in Siria, quelle che non accettarono il Concilio di Nicea per non tradire il messaggio originario di Cristo sono nella verità, mentre quella cattolica romana è eretica ma non mi attardo e preferisco chiederle:
proprio non le riesce, almeno una volta, di affrontare la dimensione religiosa stando alla larga dalle confessioni; da uomo invece che da prete? Insomma come faceva Gesù Cristo?
@Giancarlo , http://www.antimafiaduemila.com/2012020935657/Focus/il-pm-tescaroli-lo-ior-riciclava-i-soldi-della-mafia.html . Spiegami una cosa: dovrebbero essere i cattolici liberali a pretendere che la chiesa si ripulisca da certe storie. Allora perchè quando Celentano, da Cattolico liberale, ha detto, giustamente, quello che ha detto, gli sono piovute critiche dalle gerarchie ecclesiastiche e dai politici cattolici. La storia, Giancarlo, vi condanna ed è la fine del cattolicesimo proprio per l’omerthà della maggioranza dei cattolici(dico omerthà per non dire peggio).
Secondo lei, cosa farebbe oggi Gesù Cristo? Si fermerebbe ad ascoltare le “indicazioni” della base? Sia ben chiara una cosa: Cristo è venuto al mondo per Parlare, non per ascoltare. Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola, che è Parola di vita eterna, non Lui ascoltare le nostre vuote chiacchiere. Dovrebbe forse, Gesù Cristo, fermarsi ad ascoltare i “diritti” degli omosessuali, o quelli degli animali? Dovrebbe forse unire la Sua voce al coro ragliante del “siamo tutti fratelli”? … del “volemose bbene”? … dei pacifisti? Non è per questo, signor Vergani, che Gesù Cristo è venuto sulla terra. Non è per questo che ha fondato la Sua chiesa.
[...] La Chiesa tra Twitter e lo sciopero della messa – Cronache Laiche. [...]
@Serpico
Parlare di fine del cattolicesimo misembra quanto meno azzardato.
“Che finalmente si stia muovendo qualcosa, che questa sia la volta buona?”
Penso che ci vorrà almeno un decennio, ma sta finalmente emergendo anche nei cattolici il dubbio della rappresentatività della Chiesa come interlocutore privilegiato con Dio e della necessità di un intermediario con la divinità, sacerdote, autorità ecclesiatica, considerato il discredito morale che la Chiesa si è autoprocurata. Sanremo, la popolarità di don Gallo sono esempi di un maggiore interesse per la parte spirituale del messaggio religioso, alla parte più “pura” del messaggio di Cristo, quella rivolta alle persone comuni, ai poveri, agli emarginati. Si ricercano risposte più profonde sul valore della vita che non siano dogmi e precetti creati da uomini, discutibili nei loro esempi di cristianità.
Don Gallo è abile in questo: i suoi messaggi cristiani sono apprezzati anche dai non credenti perchè evita nel linguaggio riferimenti a di dogmi. Pratica quello in cui crede, per questo è seguito dai giovani.
Lutero ha spaccato in due la Chiesa e con il Risorgimento si è arrivati alla fine del potere temporale. Ma il potere della Chiesa sui propri fedeli non è mai stato messo in discussione. Ora sì.
Ha ragione sig. Baoli, non sono gli atei, laici o altre religioni che comunque mantengono gerarchie e strutture, che la Chiesa dovrebbe temere, ma il confronto con i propri fedeli sull’esercizio del potere “se e in quanto” conferito da Dio.
Ho già detto che questo è un momento difficile per la chiesa cattolica. Probabilmente è un momento epocale, forse anche più difficile di quello vissuto ai tempi della riforma. Questo fatto spinge molti nemici della chiesa cattolica a credere, anzi, a sperare che la chiesa cattolica sia sul punto di essere definitivamente spazzata via dalla storia. Non è così. Non può essere così, per il semplice motivo che Gesù Cristo, rivolto a Pietro, ha detto: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.” ( Mt 16,13-19). E’ una Parola che non lascia spazio a dubbi. Siate certi dunque: la chiesa cattolica, come sempre, seppellirà i propri nemici.
Ciò detto, vorrei anche entrare nel merito di quello che ha detto Biagio. Lei dice che “i cattolici” stanno allontanandosi sempre più dalla chiesa ufficiale per concentrare il proprio interesse verso “la parte più “pura” del messaggio di Cristo, quella rivolta alle persone comuni, ai poveri, agli emarginati”. La debbo correggere. Non esiste una parte del messaggio “più pura”. Non esiste neanche una parte del messaggio “rivolta alle persone comuni, ai poveri, agli emarginati”. Queste sono forzature ideologiche. Gesù si è rivolto a TUTTI gli uomini, poveri e ricchi, emarginati e potenti, per dire una cosa molto semplice: “Io ho vinto la morte”.
Abbandonate dunque letture ideologiche del “messaggio” cristiano ed abbandonate, soprattutto, la speranza che la chiesa cattolica sia sul punto di venir meno. C’è un momento nella storia della salvezza, profetizzato in Apocalisse con il termine “ultimi tempi”, in cui la chiesa sarà sottoposta a grande travaglio. A questo momento seguirà un lungo tempo di pace, in cui «tutti i Re della terra Lo adoreranno e tutte le nazioni Lo serviranno» (Sai 71,10-11). Dobbiamo allora aspettarci l’avvento di un’ultima fase della storia che attuerà la promessa evangelica di realizzare pienamente il Regno di Cristo, riunendo «un solo ovile sotto un solo pastore» (Gv 10,16). Ciò non significa che nascerà una nuova Chiesa, ma solo che nascerà una migliore Cristianità.
@ Sig. Giancarlo
Le cose che riesce a tirare fuori, ormai le considero l’ottava meraviglia del mondo. Non volendo entrare nel merito della Sua indiscussa superiorità, Le ricordo che l’altro giorno quando si è precipitato a complimentarsi con me per la mia “chiara, puntuale e civile protesta”, beh, sappia che ha lodato niente di meno che i protestanti, giacché sono stata partorita proprio da una calvinista.
La prossima volta che va alla messa, accenda un bel cero per i protestanti che “lottano” che anche Lei, che è cattolico, possa avere voce in capitolo, senza essere calpestato dall’invasato di turno.
@T.
Lei mi è maledettamente simpatica; anche se qualche volta mi fa arrabbiare.
@ Sig. Giancarlo
Ora manca solo che mi dica che il Suo 8×1000 sarà devoluto alla chiesa valdese… e avrò tutti i buoni motivi per cascare dalla sedia.
Questo se lo può decisamente scordare; e per quanto riguarda il 5×1000, le suggerisco RadioMaria.
@ Sig. Giancarlo
Primum vivere, deinde philosophari.
Quando i problemi sociali saranno risolti, almeno in Italia, e mi troverò finalmente nella condizione di non saper a chi darlo, Le prometto che il mio 5×1000 andrà senz’altro a padre Livio.
@ T.
pensava davvero di avere qualche probabilità di cadere dalla sedia?
@ Sig. Edoardo
No, perché quando sono sveglia, normalmente non sogno.