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I Soliti Isterici

di Alessandro Baoli
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[20 feb 2012]
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Così come il coraggio, l’ironia chi non ce l’ha non se la può dare; ma almeno potrebbe tacere e riflettere, se non altro per risparmiarsi delle figuracce. Si sa, l’ironia richiede l’uso dell’intelligenza per essere apprezzata.

La parodia sui gay de I Soliti Idioti al festival di Sanremo ha messo in luce proprio l’assenza di ironia (autoironia, nello specifico) che è uno dei problemi che caratterizza fin troppo spesso il variegato mondo dell’associazionismo glbt italiano. Le maschere grottesche della coppia omosessuale Fabio & Fabio, già portate sul piccolo schermo, per MTV, da Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, forse non costituiranno la pagina più brillante della satira di costume televisiva nel nostro paese (è questione di opinioni), tuttavia, anche e soprattutto alla luce delle polemiche sguaiate dei giorni scorsi, hanno un merito indiscutibile: nel tratteggiare la macchietta del gay isterico e arrogante hanno colto nel segno.

Il Fabio di Biggio pur non essendo in stato interessante pretende di essere trattato come una partoriente, impone inutilmente il tema dell’omosessualità nelle circostanze più assurde, ed è sempre pronto a tacciare implicitamente di omofobia chiunque non assecondi alla lettera le sue pretese; è ridicolo, questo è ciò risulta, ma di gay così nella realtà ne esistono eccome, gente che vorrebbe – per esempio – persino il matrimonio in chiesa: perché invece non abbandonare finalmente i cattolici e andare coi valdesi, se proprio si vuole restare cristiani?

Sul palco dell’Ariston, Biggio e Mandelli (che in versione live rendono meno che nei corti mandati su MTV) hanno riproposto pressoché fedelmente i due personaggi, in un contesto che effettivamente era inadatto e di fronte a un conduttore (Gianni Morandi) ed un pubblico evidentemente impreparati ed inadeguati ad assecondarli. Sarebbe stato un mezzo fiasco, ma in loro soccorso ecco arrivare le associazioni e altri personaggi di spicco del mondo glbt, tutti in coro: offesi, risentiti, hanno sparato accuse di omofobia a casaccio, segnalando addirittura il caso all’UNAR e al ministero dell’Integrazione, e pretendendo delle scuse ufficiali dalla Rai (che piuttosto dovrebbe scusarsi per l’uso berlusconiano – questo sì senza traccia di ironia – del corpo femminile che continua a fare); hanno riproposto esattamente il personaggio di Biggio. Colpiti e affondati, dimostrano una volta di più la loro inadeguatezza.

Siamo seri, l’omofobia è un’altra cosa, è una tragedia di proporzioni planetarie, in Italia permea non tanto – o non solo – attori o conduttori televisivi di secondo piano, quanto le istituzioni civili ed ecclesiastiche, e l’accusa di omofobia non va utilizzata contro chiunque ci sta antipatico, con una reazione isterica che è solo un autogol e di certo non è d’aiuto per la causa dei diritti civili delle persone glbt.

Marrazzo, Lo Giudice, Grillini, Scalfarotto e compagnia cantando dovrebbero prendere esempio dagli ebrei: nostri compagni di sventura nell’attraversare il terribile 900 appena concluso hanno sviluppato un senso della satira feroce, dell’autoironia impareggiabile: leggere Shalom Auslander o anche il Woody Allen scrittore, per restare al secolo scorso, è illuminante. Ecco, a una larga fetta del mondo omosessuale manca quel tipo di autoironia; per dirla con Moni Ovadia manca il «riso auto-delatorio dell’umorismo ebraico» che parte «dall’assillo identitario e dall’immagine del nemico. [...] Innanzi tutto va detto che l’umorismo ebraico non si ferma davanti a nessuno, dunque neanche davanti al proprio Dio. L’ineffabile (secondo noi ebrei) o il terribile tetragono (secondo i non ebrei) Dio del monoteismo è un’entità che si presta alle storielle umoristiche. Per lungo tempo, ad esempio, il mondo cattolico si è identificato con il terribile Dio vetero-testamentario; ma il Dio vetero-testamentario è lo stesso Dio di Gesù… E già questo fa sorridere, perché mettiamoci d’accordo: o è buono o è cattivo. Ad ogni modo, anche Dio non viene risparmiato dall’umorismo ebraico».

Qui manca un Woody Allen gay, manca quella leggerezza consapevole che ha portato Luca Ragazzi e Gustav Hofer, nel finale del loro docufilm Improvvisamente l’inverno scorso a inscenare il loro matrimonio nell’epoca dei Di.Co prodiani davanti a un discount della catena Dico. Invece abbiamo una valanga di personaggi tutti presi (più o meno consapevolmente) a sfatare il mito del gay ironico e leggero pur nella sua oggettiva condizione di sofferenza, abbiamo presidenti e militanti di circoli e circoletti che finiscono con l’essere autoreferenziali, bloggers che criticano la parodia basata su luoghi comuni ma firmano i loro articoli con lo pseudonimo “desperategayguy”. E’ tempo sprecato quello passato a pretendere ogni attenzione su se stessi anche senza alcun motivo. Le associazioni glbt devono presentarsi in maniera credibile quando vanno a chiedere alle istituzioni parità di diritti (non ai conduttori tv: ma che senso ha invitare Gianni Morandi al Gay Pride se non ci vuole andare?), non devono ottenere di essere più uguali di tutti gli altri. Forse è arrivato il momento per un ricambio generazionale ai vertici delle associazioni?

Di certo, oggi Oscar Wilde non avrebbe invitato il suo amato a partire per l’Italia, se avesse visto chi sono in Italia i difensori della causa.

Alessandro Baoli
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25 commenti
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  1. La parodia dei gay isterici che si debbono far notare per forza, e vivono in un mondo gaycentrico, è giusta, se rimane parodia. A me I Soliti Isterici fanno morire dal ridere.Tra l’altro non sono per nulla volgari. La televisione in realtà dovrebbe farsi perdonare per la riproposizione di figure di gay al limite della macchietta, nei talk show, di solito pomeridiani… Noi gay siamo, (sembrerà strano!), indistinguibili dagli altri!!! Doverlo ricordare è segno dei tempi.
    Fabio Casadei Turroni

  2. Ahahahah, é vero. Sono gay e a me divertono abbastanza, a volte hanno una comicitá un pó troppo sciocca ma proprio lo sketch della coppia gay é divertente, uno sempre al cellulare che non si fila per niente l’altro e questi sempre ossessionato con l’essere incinto e con gli attacchi omofobi :) mi fanno scompisciare!
    Cmq: diamo (diamoci) finalmente il diritto di vedere riconosciute anche le unioni di persone dello stesso sesso e vedrete che ci sará molto meno isterismo da parte delle associazioni LGBT. Sono esasperate da un’Italia che non va mai avanti su questo tema. Anzi.
    Saluti a tutti.

  3. Ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, ma almeno non offendete il termine “laicità” con articoli di una pochezza disarmante! Di certo Wilde non avrebbe invitato il suo amato a partire per l’Italia, se avesse saputo che “laicità” può far rima con immensa stupidità. Vergognatevi. Giacomo Deperu

  4. Giacomo: e se provasse ad argomentare?

  5. cmq anche lo sbandierare l’argomento “uso del corpo della donna”in un pezzo che vorrebbe demolire gli isterismi è davvero sciocco.una contraddizione interiore….

  6. Eh si la mancanza di autoironia, e bene ha fatto l’autore a ricordare l’umorismo ebraico (specialmente quello yddish è spassoso), è una caratteristica di noi italiani; mica esistono solo i fondamentalismi e gli integralismi religiosi, e la polemica scoppiata su questo caso ne fa fede.

  7. Ed è anche bene ricordare, caro Baoli, che nell’ebraismo le coppie omosessuali sono benedette dai rabbini da ormai molti e molti anni.
    Se si avesse la voglia di leggere un libro non religioso ma che racconta la storia del popolo ebraico (magari una bibbia non nella traduzione dei paolini) avremmo molte sorprese da david e il suo compagno saul, ma anche da ruth la moebita.
    non ho visto sanremo anche se inevitabilmente pezzi e articoli li ho visti e letti. non vedo dove sia lo scandalo del pezzo di inguine di belen (che immagino era lì a fare la soubrette), piuttosto mi sembra di aver sentito dire che morandi (un uomo vecchio con giovane fanciulla) non ha nula contro i gay. quante volte l’abbiamo sentita questa frase noi minoranze (etniche e di genere)
    saluti,

  8. Peccato che se tale scena fosse stata proposta sugli ebrei il giorno dopo sarebbe caduta giustamente la Rai, peccato che non ci sia accenno alle scuse che l’Italia (il direttore generale, la rai, il tg1) ha fatto ai giornali cattolici e al vaticano quindi forse non sono autoironici neanche i cattolici (chi è autoironico in questo Paese nel momento in cui viene calpestato? secondo me neanche giustamente gli ebrei, al di là di woody allen e di quello che c’è scritto nell’articolo), peccato che gli omosessuali erano tra le vittime dei campi di concentramento ma nessuno se li ricorda mai (perchè?), peccato che a Sanremo l’ultima sera si è voluto rappresentare TUTTO l’amore ma ovviamente ciò che è stato mandato nelle case degli italiani in prima serata ha dimenticato l’amore tra due uomini o due donne (perchè?). Tutto questo e molto altro…ed allora accumuli accumuli ed inizi a domandarti perchè devi essere autoironico quando poi si tratta sempre e solo di essere calpestato, di essere nascosto (se ci sei) dopo la mezzanotte, di essere sempre screditato, di vederti rivolto sempre le solite accuse. I gay saranno isterici, forse, ma in questo articolo si nota il solito fastidio che l’Italia ha verso gli omosessuali, perchè gli omosessuali sarebbero sempre lì a pretendere, sempre lì presenti a imporre “inutilmente il tema dell’omosessualità nelle circostanze più assurde”, punti di vista. Forse semplicemente sono stufi, forse il problema è che i gay come gli eterosessuali sono non classificabili ma i gay a differenza degli eterosessuali, dipendono da questi ultimi per vedere i propri diritti riconosciuti. Diritti e dignità che purtroppo bisogna sempre insistemente chiedere proprio perchè non vengono mai accordate. A chi ha scritto questo articolo, chiedo di mettersi nei panni dei ragazzi gay e lesbiche che la canzone “omosessuale donna senza ciclo mestruale” se la sentono cantare nei bagni delle scuole mentre vengono derisi e picchiati, una canzone che rappresenta materiale ulteriore per il bullismo omofobico, se ne sentiva il bisogno? mettersi poi nei panni di chi vorrebbe avere una famiglia ma viene definito persona che “vuole figli metà strani e metà normali” fomentando i peggiori pregiudizi che vogliono i gay portatori di “malattia” e quindi da allontanare dai bambini. Quella non è stata una parodia della macchietta, ma è passato il messaggio che le persone omosessuali sono vuote e isteriche appunto, prive di contenuti, che vogliono il matrimonio senza dargli nessuna importanza solo per farsi due foto o che altro “non lo so”. Siate per un po’ la categoria che non può essere nominata, la categoria da bollino rosso, i pervertiti e i deviati, lo schifo da sputare e urlare contro per strada, poi ne riparliamo di autoironia. Il fastidio che spunta da questo articolo, contornato di frasi assoggettabili al classico “ho tanti amici gay” ma seguito sempre dal solito MA è qualcosa che non posso aiutare a lenire fin quando la questione non sarà trattata dalla società civile alla luce del sole e in modo oggettivo. Su una cosa concordo, la politica sfilacciata gay che fornisce dichiarazioni singole e troppo soggettive porta a molta confusione e porta a non sapersi far comprendere nelle proprie motivazioni di indignazione. In ogni caso anche questa è un’opinione, se molti gay si sono divertiti guardando Sanremo e non si sono arrabbiati quando non si sono visti rappresentati dai baci di TUTTO l’amore, è giusto che facciano come vogliono. Io, quel che posso dire è che non ho le possibilità per lasciare l’Italia, ma se un giorno le avrò toglierò il disturbo così non saranno necessari articoli simili contro la mia mancanza di autoironia.

  9. Per la cronaca: l’autore dell’articolo è omosessuale.

  10. Per la cronaca: essere omosessuale non è garanzia di uno specifico comportamento o di non fastidio.

  11. Non so dire se le reazioni e le polemiche siano giustificate (non ho mai guardato Sanremo e non intendo iniziare) ma c’è un evidente vizio logico nell’argomentazione: l’autoironia presuppone appunto che l’ironia ricada su chi la porge: non è questo il caso visto che nessuno dei due comici in questione è omosessuale. E’ verissimo che l’umorismo ebraico sa essere ferocemente autoironico ma è altrettanto evidente che certe battute sugli ebrei non sarebbero apprezzate in bocca a un goy. Giustamente, direi.

  12. a me i soliti idioti piacciono da sempre proprio perche’ sono talmente autoironici che riescono a far venir fuori la verità…….
    se dopo la platea è formalista …… forse non dovevano esibirsi lì ……… la televisione ha il telecomando chi preme il tasto vuole vedere

  13. Manchiamo di auto-ironia? O manchiamo di possibilità di essere auto-ironici?
    Quando osservo determinate dinamiche, mi chiedo come si potrei prendermi in giro come omosessuale o altro. Ora, come ora, improvvisamente, come un lampo, sono arrivato alla conclusione che quella che hanno fatto i soliti idioti non era ironia sull’omosessualità, ma una rappresentazione totalizzante dell’omosessualità, credo siano concetti totalmente differenti.
    In ogni caso non c’era una volontà di ironia sull’omosessualità, ma un desiderio di rappresentarla e definirla attraverso la caricatura.
    Credo che sia diverso. Io faccio ironia sfottendo la cultura attraverso la sua definizione, non la definisco attraverso lo sfottò :)

  14. Ho visto ora il filmato su Youtube.
    Quanto rumore per nulla. Testi idioti, e battute stancanti e ripetitive (“ho ragione io quando dico che a Sanremo da fastidio la parola omosessuale” ..).
    Dovrebbero far ridere?
    Pardon .. non l’ho capito. … mi sembrava una mossa politica per fare i buoni ed aggraziarsi le lobby lgbt.

    Concordo con il pensiero di Andrea e di M (è vero gli omosessuali non vengono MAI ricordati il 27 gennaio).

    E’ vero, si deve avere più autoironia, ma dovrebbero averla tutti .. cattolici in primis.
    Ciò che mi chiedo è: Perché, per essere accettati , gli omosessuali (uomini.. le donne sono nelle fantasie erotiche di molti etero e quindi sono più “tollerate” – parola che odio), sono costretti a fare le macchiette o le “checche isteriche” ?

    Saluti

  15. Concordo pienamente con l’articolo di Alessandro Baoli. Come non si può essere garantisti solo quando fa comodo e giustizialisti nelle altre occasioni, così non si può difendere la satira solo quando è rivolta agli altri e non a una categoria che pur ci sta a cuore. Oltre al garantismo a corrente alternata, sembra che certa sinistra e certi settori gay sino anche per una censura di tale tipo. Non bastano le boiate di Celentano sulla chiusura di due testate cattoliche? Lo spirito laico deve sempre aver presente il famoso adagio di Voltaire. A prescindere, i due comici non saranno il massimo, ma ben venga ogni “trasgressione”, senza tabù.

  16. La frase di Voltaire (o meglio… a lu attribuita) andrebbe contestualizzata.
    Altrimenti è sì una boiata.
    Chissà poi perché nessuno si adira tanto quando sono le testate cattoliche che propongono di far chiudere giornali …

  17. “Ma la scenetta sui gay de I soliti idioti era divertente!” – dici. E sono io a non averla capita.
    Ok, può darsi…

    Metti però che un mio amico gay, ancora liceale, mi manda qualche giorno fa questo sms:
    “I miei compagni di classe mi stanno cantando contro la canzone OMOSESSUALEEE… è lo stesso che esser donna senza il ciclo mestrualeee…“

    Che facciamo? Ridiamo ancora? Ah ah ah.
    E non mi si venga a dire che sono i compagni di classe ad essere omofobi e che hanno “compreso male” la gag de I soliti idioti. No, l’hanno compresa benissimo: la gag sfotteva i gay (non era satira, né umorismo). Questo è sfottò d’autore regalato agli omofobi (e non contro l’omofobia, come pure qualcuno aveva azzardato nei giorni scorsi).

    Detto questo, io me ne frego e posso anche farmi una risata: anzi magari mi impegno pure a cambiare l’immagine distorta che gli altri hanno dei gay (perché quei due, i gay, certo non li hanno rappresentati: semmai hanno rappresentato l’immagine che la società – e anche certi gay a quanto pare – hanno degli omosessuali). Ok, ok, va bene: me ne frego, mi avete convinto, perché – lo ripeto – io posso anche ridere di tutto questo. Ma il mio amico al liceo, purtroppo, no: lui ha pianto per un pomeriggio. Quindi l’ho dovuto chiamare per dirgli: “fregatene, sono solo stronzi e vai avanti”.

    Già, andiamo avanti.

    P.s. Facile fare i froci (anche quando si è froci) col culo degli altri (di quelli più effemminati di noi).
    P.p.s. Ovviamente si può ridere e scherzare sui gay (Will & Grace!), ma sfotterci in questo modo non ha nulla di diverso dello sfottò dei bulli liceali… e infatti. Quoto poi quanto scritto da “M” poco più in alto.

  18. Pensate che bello sarebbe, invece, se noi per primi cominciassimo ad uscire da quella specie di ghetto mentale nel quale ci siamo rinchiusi, e che è l’autocommiserazione; se cominciassimo noi per primi a sentirci e comportarci da persone “normali” (e quindi anche a farci due risate sulla canzonatura di certi caratteri, che – ribadisco – per me è cosa ben diversa dall’omofobia) invece che aspettare che siano gli altri a farlo. Tutta questa rabbia, questo dispendio d’energia per un siparietto di pochi minuti era degno di miglior causa.

  19. @Alessandro Baoli
    Ma quale autocommiserazione? Qui veniamo sfottuti e dobbiamo pure stare zitti?! “Cornuti e mazziati”?! Ma che paradosso è questo?
    È questo che dovrei dire al mio amico insultato in classe? “Fatti due risate?!”
    O magari dovrei dirgli di essere meno checca per non attirare attenzioni su di sé, di essere “normale”?

    E se sei gay, sai bene che il senso dell’umorismo (come dell’autoironia) di certo non ci manca. Vuoi un bell’esempio di ironia? Guarda questo breve video di Will & Grace: http://www.youtube.com/watch?v=ysXdpWzERLY dal titolo “Troppo gay?”. Si può quindi ridere partendo dall’omosessualità, ma quello de I soliti idioti è stata una becera gag: secondo me, sfottò d’autore regalato agli omofobi.

    Che palle essere ancora presi per il culo in questo modo. Che palle aver fatto coming out con mio fratello poco prima che vedesse proprio questa stupida gag! Cioè: io gli dico “sono gay”, lui mi risponde tutto confuso su cosa significa essere gay e poi si ritrova davanti questi imbecilli che sfottono suo fratello, cioè me.
    Divertente, guarda.

    Poi certo bisogna “andare avanti” e non farla più grossa di quella che è. Ma – ehi – qui sei tu ad aver fatto un post in difesa del siparietto di due minuti! :D E i commenti sono aperti: insomma è così che funziona sul web. Uno scrive e altri rispondono.
    Semmai, se dovevi dar contro all’associazionismo potevi sfruttare un’altra occasione. Del resto ce ne sono tante, di occasioni, ahimé, ahinoi.

    P.s. sfottere un blogger per il suo soprannome (desperategayguy) dicendo che, per questo, non è credibile… beh è molto simile a quello che hanno fatto i soliti idioti.

  20. Mi sembra evidente che chi ha scritto l’articolo non sia un ragazzino gay che abita in un paesino e che deve sorbirsi a causa di questi due idioti le risate ignare dei suoi genitori o dei compagni di classe che usano la parola omosessuale per sbeffeggiarlo. Come si fa ad associare la parola satira a quei due? Di satira sui gay ce ne son tante e io sono il primo a ridere quando effettivamente le battute creano ilarità e non fastidio o imbarazzo. Più di 10 milioni di persone hanno visto messi in scena gli stereotipi più comuni e credo abbiano alimentato ancor di più alcuni pregiudizi. Mi dispiace tanto che un articolo del genere sia stato scritto proprio in questo sito.

  21. Dire che lo sketch è penoso è fargli un complimento. Per il resto è la solita collezione di luoghi comuni sui gay checche, vanesi, teste vuote ecc.
    Non che ci si possa aspettare molto di più dalla tv italiana

  22. Mi tocca dover osservare come manchi anche una cultura diffusa della laicità, non ridotta ad uno slogan vuoto (come occasioni come questa purtroppo dimostrano) o riferito esclusivamente alla religione: questo giornale non ha “toppato”, questo giornale è laico anche nel non appiattirsi su una sola posizione, quella di maggioranza magari, ma è laico perché propone punti di osservazione della realtà differenti, stimola la crescita personale e invita a una riflessione separata dai pregiudizi, di qualunque tipo. A saperla cogliere, questa opportunità…

  23. Salve,

    chi mi conosce già sa che anche io sono omosessuale;
    non dico che le scenette proposte a SanRemo siano state di mio gradimento (ma questa è una questione di gusti), ma non ci ho trovato nulla di veramente offensivo;
    tanto più che i suddetti comici non hanno fatto altro che ironizzare e accentuare il modo con cui il mondo gay è percepito da chi non è gay, dovuto anche agli stereotipi proposti da manifestazioni come il gay pride (di cui non ho mai condiviso le modalità di gestione), che sono organizzati da quelle stesse associazioni che si sono sentite offese.

    Saluti.

  24. @Matteo msg 20 = questo giornale è laico, e quindi, come dice Alessandro, tutte le posizioni possono e devono trovare spazio in esso.

    @Alessandro, proprio perché laico, credo che sia da accettaere anche chi sostiene che la gag di quei due personaggi sia una emerita pirlata.
    Poi possiamo discutere, e cogliere l’opportunità come dici tu.
    Ma la maggior parte dei commenti, mi sembra che questa opportunità l’abbia colta eccome.
    Solo che a loro (me incluso) la gag non è piaciuta, trovandola piatta e non evolutiva.
    Saluti

  25. Giusto un inciso: la frase “perché invece non abbandonare finalmente i cattolici e andare coi valdesi, se proprio si vuole restare cristiani?” è una solenne vaccata. Perché, per qualcuno che sia credente davvero, le differenze tra le due confessioni cristiane sono un pelino più profonde. Giusto per dirne alcune: sola scriptura, giustificazione per fede, dottrina della grazia, sacerdozio universale, rifiuto dei mediatori soprannaturali (= i santi). Non sono differenze da poco, e il fatto che la chiesa Valdese sia – giustamente e umanamente, oltre che, secondo me, cristianamente – aperta nei confroti delle unioni tra persone dello stesso sesso, non giustifica un cambiamento di confessione di facciata. Che è offensivo sia per chi fa finta di avere delle credenze che non ha sia per la chiesa di cui fa finta di far parte.