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E’ facile dire tentato omicidio

di Francesca Addei
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[27 feb 2012]
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Il luogo del misfatto, che ci è mancato poco si trasformasse in luogo del delitto, non è proprio l’Aquila ma Pizzoli, che dal capoluogo abruzzese dista circa 20 chilometri.
Un sabato sera come tanti, da trascorrere in discoteca: vent’anni, un approccio, qualche cocktail ed ecco ripetersi quell’orribile rituale. Ci stai. Lo so che ci stai, hai sorriso, mi hai guardato, tanto lo so che ti va. E se non hai voglia, va a me. Sono più grosso e più forte. E mi prendo quello che voglio. Come nella più cavernicola delle tradizioni.

Di ciò che accade poi  ne sono a conoscenza, realmente, solo i due giovani coinvolti, la vittima e il carnefice.
Volendo anche presupporre che si sia trattato di una serata che ha preso una piega sbagliata, che inizialmente la ragazza sia uscita spontaneamente col ragazzo conosciuto nel locale, è  certo che la violenza che è seguita è stata poi efferata, terribile, brutale che con molta probabilità ai fini della stessa è stato utilizzato anche uno strumento di ferro e che in seguito la ragazza è stata lasciata seminuda davanti ad ingresso buio e secondario del locale, stesa sulla neve, a rischiare la morte per ipotermia o per emorragia. L’intervento e i primi soccorsi dei dipendenti della discoteca le hanno salvato la vita. Ha subito un’operazione e probabilmente le conseguenze di quel sabato sera le porterà con sé per tutta la vita.

In seguito, nonostante il fatto che il ragazzo in questione sia stato visto fuori dalla discoteca sporco di sangue, fermato dai gestori del locale mentre risaliva in macchina per andarsene e nonostante abbia ammesso di aver avuto rapporti con la ragazza che però era «consenziente», la procura aspetta qualche giorno ad avviare le indagini: il riserbo e la protezione da parte dei “colleghi” sono molto forti. Nessuna prima pagina in cui campeggia il suo giovane viso del ragazzo. Probabilmente perché il presunto aguzzino non è uno zingaro, né un rumeno. Non vive in un campo nomandi o in una baracca. E non è nemmeno negro.

Il ragazzo è un militare italiano, che presta servizio nella caserma di Campomizzi come volontario del 33° reggimento Artiglieria Acqui, che ha preso il posto degli Alpini e ora si occupa dell’Operazione Strade Sicure,  servizio di vigilanza e controllo della zona rossa aquilana nato subito dopo il terremoto del 2009 che, a fianco delle Forze dell’Ordine svolge la funzione di agenti di pubblica sicurezza.
Quelli che impediscono alle signore aquilane di tornare nelle loro case  all’ interno della zona rossa per riprendersi la foto di qualche caro o una collanina, per intenderci. Quelli che però pur dovendosi occupare di antisciacallaggio, spesso non si accorgono dei furti perpetrati alle case sventrate dalle quali spariscono caldaie e chissà cos’altro. E non si accorgono nemmeno di vari atti di vandalismo ai danni della città.
Uno di quei ragazzi che si dovrebbe occupare della sicurezza de L’Aquila, quindi. E che però il sabato sera ha diritto di andare in discoteca come tutti i suoi coetanei e divertirsi, qualsiasi significato possa assumere questo verbo. Quindi, nessuno sdegno e nessun primo piano sbattuto sui giornali. Non come qualche anno fa, quando sembrava che in Italia fossero solo le persone di nazionalità rumena o i Rom che, ricordiamo, non sono affatto la stessa cosa come invece molte persone continuano a credere, a compiere stupri.  Nel 2008 Forza Nuova tappezza Roma con manifesti accusatori contro gli immigrati colpevoli di stuprare le nostre donne. Il  nemico era stato trovato, andava semplicemente eliminato. E Alemanno, con la promessa di rendere Roma capitale anche della sicurezza, vince le elezioni che ancora lo vedono discusso sindaco.

Il ventunenne è per ora in carcere, inchiodato dall’esame del dna e divide la cella con Salvatore Parolisi, collega militare accusato di omicidio a danno della moglie Melania Rea: sono isolati e questo  per la loro sicurezza, visto il trattamento che la legge interna del carcere riserva a danno di chi tocca donne e bambini. Ed il suo essere in carcere conferma l’inutilità delle polemiche montate sulla sentenza della cassazione sullo stupro di gruppo, che da come é stata non compresa quasi sembrava aver alleggerito il reato di stupro; semplicemente è stata data facoltà al giudice di decidere se sia possibile applicare misure cautelari alternative, senza sacrificare la libertà individuale piuttosto che aver l’obbligo, come era prima con uno dei decreti facenti parte del pacchetto sicurezza di Maroni esteso ad una serie di reati, fra cui l’omicidio, la prostituzione minorile  ed i delitti di violenza sessuale appunto, di ordinare la carcerazione. Il giudice può e deve valutare caso per caso.

E il gip in questa circostanza ha scelto la custodia cautelare in carcere motivando così la sua decisione: «La estrema brutalità dimostrata nell’azione, la crudeltà usata, la totale mancanza di scrupolo nel lasciare la ragazza massacrata esposta alla morte per gelo o dissanguamento pone la pericolosità sociale dell’indagato ai massimo livelli e fa concludere che nessuna misura cautelare oltre la custodia in carcere possa essere minimamente idonea a ovviare alle esigenze cautelari esistenti e in particolare al pericolo della reiterazione di ulteriori reati della spessa specie».
Il legale di Francesco Tuccia, questo il nome dell’ imputato, difende il suo assistito dalla grave accusa di tentato omicidio utilizzando queste parole: «Devo verificare in che forma è articolata, è facile dire tentato omicidio: si può dare uno schiaffo a una persona che cade e batte la testa ed essere indagati per tentato omicidio» É facile dire “tentato omicidio”, un po’ meno facile dire umanità.

Francesca Addei
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8 commenti
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  1. Quando si tratta di donne e bambini, la legge interna delle carceri è molto più corretta di quella buonista all’esterno.

    Per quanto riguarda la sentenza della cassazione sullo stupro di gruppo … mi ciò che “non capisco” invece è la teoria piddina, secondo il quale se la gente non è d’accordo è perché “capisce male” …. o perché loro si sono “spiegati male”.
    Possibile che sia così difficile da capire che invece, esistono persone capaci di intendere e volere e che fanno affermazioni con coscienza?
    Ho ben inteso, ma proprio per quello che non sono favorevole che sia il giudice a decidere. Uno stupratore NON DEVE essere rimesso in libertà.

    Per il resto sono d’accordo con l’articolo, ma finché in Italia ci sarà nel nostro DNA il “volemose bene” e l’assoluta incapacità per mancata volontà di assumersi responsabilità, andremo avanti così. Cioè male.
    Perché alla fine, tutti diciamo “ci dispiace .. oh poverina”, ma alla fine .. è brutto dirlo, ma mors tua vita mea.
    Eh no .. non ci siamo.
    E dopo qualche giorno di carcere, il buon soldato tornerà a presidiare le zone de l’aquila.
    A difendere la patria.

  2. Fateci caso, tutto ciò che dice l’avvocato difensore dello stupratore é sempre offensivo, rivolto alla denigrazione della ragazza, alla messa in dubbio dei suoi comportamenti, delle sue intenzioni, delle sue stesse evidentissime ferite. Non so se ci rendiamo conto che si tratta di una vera e propria aggressione, un modo di condurre la difesa del suo assistito, che non ha mai avuto niente di etico, chissà se qualcuno si sveglierà prima o poi e strignerà le cinghie del codice deontologico attorno a questo misogino azzeccagarbugli.

  3. eE’ uno di quei casi in cui veramente non c’è alcuna attenuante e verrbbe davvero voglia di ottenere punizioni, anche al di là del codice penale. Se, poi, pensate a Parolisi, e a quello che succede in caserme, prigioni, camere di sicurezza (Cucchi), al G8 di genova, ai casi Aldrovandi, Sandri e di mille altri meno “fortunati” di finire sui giornali, credo che occorrerebbe insegnare un po’ di educazione civica a militari e affini. Del resto, se si pensa anche a quello che combinano i soldati statunitensi in Iraq, Afghanistan, ecc. Se uno è abituato ad armi, disciplina, dar botte…

  4. Luca@solo una precisazione. Circa il discorso della sentenza della cassazione che cito nell’articolo, non si tratta di uno STRUPRATORE ma di un imputato non ancora condannato. In quel caso il giudice può decidere che tipo di misura cautelativa prendere. Quando non c’è ancora condanna.

  5. @Francesca = fai bene a specificare. Tuttavia basterebbe un semplice esame del dna (anche se poi ci vogliono anni ad aevre il risultato… in certi casi…). O forse basterebbe chiedere alla violentata.
    Non amo il giustizialismo per cui si deve condannare a prescindere, magari perché nero, zingaro, barbone musulmano
    Ma nemmeno il buonismo, per cui se non si hanno i filamti non è condannabile nessuno (ed anche in quel caso ci sarebbero dubbi .. oggi con i software si fanno miracoli) e per cui anche Hitler avrebbe delle attenuanti (esagerazione appositamente provocatoria).

  6. [...] nelle statistiche mortuarie femminili. Si pensi, solo per parlare dell’ultimo mese, alla ragazza aquilana abbandonata in fin di vita dopo un brutale stupro (presunto o meno fa poca differenza) in cui è [...]

  7. [...] nelle statistiche mortuarie femminili. Si pensi, solo per parlare dell’ultimo mese, alla ragazza aquilana abbandonata in fin di vita dopo un brutale stupro (presunto o meno fa poca differenza) in cui è [...]

  8. Quando si tratta di donne e bambini, la legge interna delle carceri è molto più corretta di quella buonista all’esterno. (Citando Luca Casartelli http://www.cronachelaiche.it/2012/02/e-facile-dire-tentato-omicidio/#comment-64059 )

    AMEN. E non ho altro da aggiungere. La giustizia privata purtroppo non è consentita, ma ci vorrebbe eccome, dato che non esiste in Italia una giustizia degna di tale nome.