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Anonymous sei tu: internet e i simulacri del secondo ordine

di Daniele Raimondi
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[14 feb 2012]
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Il 2012 si è aperto con un vero e proprio terremoto digitale. In pieno dibattito sul controverso SOPA (Stop Online Piracy Act), il 19 gennaio è stato chiuso dal Dipartimento di Giustizia Americano uno dei maggiori siti di file sharing a livello mondiale, il famoso Megaupload, che offriva servizi a circa 500 milioni di utenti al giorno. La reazione del web a questo provvedimento non si è fatta certo attendere e ha ovviamente colpito dal web: il famigerato gruppo Anonymous ha messo in atto un colossale attacco DDoS (Distributed Denial of Services), portato a termine da numerosi utenti che, volontariamente o meno, cercano di interrompere il servizio offerto da un sito web bersaglio, sovraccaricando i suoi server con un numero ingestibile di richieste.

Di questo avvenimento si è parlato ampiamente sui media tradizionali, spiegando più o meno accuratamente l’informatichese necessario a comprendere la questione. Un punto cruciale però è stato quasi sempre tralasciato: Anonymous, chi è? E se non chi, cosa è? Contrariamente alle apparenze, a questa domanda non si risponde intervistando un ragazzino che ha visto troppe volte War Games e che passa le notti su internet. Per rispondere a questa domanda bisogna partire da lontano: da Edmond Dantès e Evey Hammond potrebbe bastare, ma, se si ha fretta, si può saltare direttamente ai concetti di simulacro del secondo ordine (introdotto dal sociologo e filosofo Jean Baudrillard) e di stand alone complex, intraducibile termine reso famoso dal filosofico anime Ghost in the Shell.

Prima di tutto, Anonymous è un’idea, un meme nato su internet per scherzo, a cui sempre per scherzo si è iniziato a fare riferimento come se fosse una persona vera. Poi, però, lo è diventato.

Un’idea che chiunque può volontariamente condividere, in maniera anonima: un vestito che ognuno è libero di indossare, una unica firma che chiunque può apporre sulla propria personale opera d’arte. E’ l’identità che non esiste ma che chiunque può impersonare, come l’irriverente sorriso del “V” di V for Vendetta, l’emblema fumettistico del meme rivoluzionario. La maschera di V e l’occidentalissimo, elegante completo di Anonymous sono vestite dalla stessa entità, ma sarebbe limitante immaginarvi dietro una singola persona: «Era Edmond Dantès. Ed era mio padre e mia madre, mio fratello, un mio amico, era lei, ero io, era tutti noi».

Anonymous ha qualcosa in più dell’eroe di Lloyd e Moore: è avvantaggiato dal fatto di avere prevalentemente internet (e quindi il luogo della virtualità per eccellenza) come principale territorio d’azione. In tale non-luogo, nuove dinamiche emergono dalla complessa rete di interazioni tra le persone che lo frequentano: anche solo ciò che viene comunemente definito effetto di disinibizione online è un cuneo potentissimo che agisce sulla psicologia degli internauti, e il «disinibito edonismo» di 4chan ed Encyclopædia Dramatica (siti in cui il meme Anonymous è nato) ne forniscono degna testimonianza.

Simulacri del secondo ordine
Nel 1981 il filosofo e sociologo Jean Baudrillard pubblicò il saggio Simulacri e Simulazione, in cui viene analizzata la relazione tra realtà e simbolismo nella società moderna, introducendo una interessante distinzione tra i vari tipi di simbologie che hanno caratterizzato i vari periodi storici. I più antichi, i simulacri del primo ordine, sono i più lineari e erano tipici del periodo che ha preceduto la modernità. In questo caso, l’immagine dell’oggetto reale è e rimane una rappresentazione che, a causa dell’irriproducibilità della realtà simboleggiata, è destinata a rimanere un vuoto fantoccio. La modernità, secondo Baudrillard, ha portato con sé i simulacri del secondo ordine, in cui l’invalicabile muro tra simbolo e realtà viene rotto, ottenendo quindi allegorie in cui il riferimento ad un oggetto reale viene reciso e ripiegato in una autoreferenza che porta il simbolo stesso ad essere considerato realtà, pur rimanendo a tutti gli effetti una copia che sostituisce l’autentico, finendo per creare una insospettabile iper-realtà illusoria.

Stand-Alone Complex
Anonymous è tutti gli effetti un simulacro, ma la caratteristica principale che lo contraddistingue, il fatto cioè di essere il risultato di un’idea, di un comportamento condiviso e replicato da milioni di sconosciuti worldwide, lo rende prima di tutto un fenomeno sociale non completamente dissimile dal copycat behaviour, lo spirito di imitazione che, come una isteria collettiva, può portare persone assolutamente insospettabili a replicare eventi estremi (omicidi seriali o attacchi terroristici)nel periodo in cui essi catalizzano l’attenzione dell’opinione pubblica, ad opera dei media.

La particolarità che differenzia lo stand alone complex dal semplice copycat behaviour è proprio l’ordine superiore del simulacro che è oggetto della volontà di imitazione. In altre parole, non è necessario che l’azione che viene copiata sia veramente stata compiuta, bensì è sufficiente che ci sia l’illusione che ciò sia avvenuto, o delle voci che identifichino qualcuno come l’iniziatore di tale comportamento. Non è necessario che l’archetipo esista nella realtà, quando può esistere nella mente del pubblico che presta attenzione, affascinato, alla vicenda, al simulacro che risulta così definitivamente estraniato da ogni relazione con la realtà. Si ritorna quindi al funeral vichingo desiderato da V, che separa una volta per tutte l’idea dal corpo mortale di chi l’ha diffusa, sia esso la cappa e il sorriso di Guy Fawkes o l’elegante completo di Anonymous.

E’ per questo motivo che in Anonymous «non c’è una vera membership o leadership. Le decisioni vengono prese a livello personale, pubblicizzate attraverso il web e, se molte persone su tali siti decidono che la causa è giusta, essi continueranno a diffondere [informazioni sulla] causa fino alla data della manifestazione, in cui tutti coloro che ne hanno sentito parlare e che l’abbiano trovata meritevole del proprio tempo si aggiungeranno all’esercito anonimo per raggiungere il loro obbiettivo. A causa di ciò, il numero totale di membri di Anonymous è costantemente sconosciuto, dato che chiunque visiti il web può partecipare alle attività del gruppo, spontaneamente, diventandone così un membro.»

« [Anonymous è] la prima coscienza cosmica basata su Internet, Anonymous è un gruppo, nello stesso senso in cui uno stormo di uccelli è un gruppo. Come si fa a sapere che è un gruppo? Perché viaggiano nella stessa direzione. In qualsiasi momento, più uccelli possono unirsi, lasciare lo stormo o staccarsi completamente verso un’altra direzione. »
(Chris Landers, Baltimore City Paper, 2 aprile 2008)
Daniele Raimondi
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7 commenti
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  1. certo scrivere un articolo su un concetto come quello di Anonimous e non citare nemmeno per sbaglio tutto il lavoro su “nomi collettivi” fatto dai situazionisti prima e da gruppi post-situazionisti (come Luther Blissett r tutto il gruppo Wu-Ming) è una colossale cazzata…

  2. Gent. Luther,

    Ho parlato di Anonymous e non sono stato esaustivo? Come sarà mai possibile, in ben (circa) 6000 caratteri e 1053 parole, escluso il titolo?

    Ho espresso precisamente tutti e soli i concetti che intendevo esprimere sull’argomento, mi dispiace se non ho trovato spazio e tempo per pubblicizzare memi nostrani. In ogni caso, dato che uno dei tanti aspetti positivi di un giornale libero (e laico) come questo è che ogni voce contribuisce al melodiosamente discordante “coro” finale, aspettiamo con serio interesse un suo articolo sul tema.

    L’indirizzo a cui contattare la redazione si trova in questa pagina: http://www.cronachelaiche.it/collabora-con-noi/ .

    Per concludere, faccio notare che Luther Blisset non è realmente considerabile uno stand-alone complex e che i Wu-Ming non lo sono *nella maniera più assoluta*. Rimango quindi dell’idea di aver sviluppato correttamente ed esaurientemente i temi che avevo previsto di trattare, nello spazio previsto.

    grazie,
    DR

  3. Generalmente i WM, quando qualcuno li mette in relazione al situazionismo e derivati, si incazzano come bisce…

  4. Si ma… capisco le vostre osservazioni, vero che lo spazio è tiranno, ma nell’idea di Anonymous credo sia proponderante tutta la faccenda dei “nomi collettivi” (che non è un meme nostrano, ma proprio di sua origine, internazionale) più che a stand alone complex. L’articolo comunque è molto interessante (scusami per la brutalità scortese del mio intervento)… se riesco vi invio un qualcosa di mio sulla faccenda.
    Che poi i WM si incazzino come bisce son fatti loro, ma se si guarda alla genesi del gruppo, le radici son proprio nel situazionismo ^^

  5. Mi scuso per la forma oscena con cui è scritto il precedente commento, ma l’uso del cellulare per postare è deleterio…

  6. Dentro Luther Blissett c’erano tantissime tendenze, di cui l’anarchismo situazionista è solo una parte. D’altra part basta vedere chi c’è passato dentro. Solo tra i WM c’è un ex della International Marxist Tendency, un redskin e uno che è passato per l’associazionismo cattolico…

  7. Si, hai ragione, sostituisci “proprio” con “anche” nel mio post precedente e i nostri discorsi possono conciliarsi.