Abusi Attualità
27 gennaio: la Memoria necessaria
di Alessandra Maiorino[27 gen 2012]

Oggi dobbiamo ricordare. Ma cosa, e come? È sufficiente istituire una pur doverosa Giornata della Memoria per commemorare quel 27 gennaio del 1945, giorno in cui, ormai 66 anni fa, l’Armata Rossa abbatté i cancelli di Auschwitz e il mondo conobbe per la prima volta, fin nei più indicibili dettagli, l’orrore dei lager nazisti?
«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei […]. Questa scarsa affidabilità dei nostri ricordi sarà spiegata in modo soddisfacente solo quando sapremo in quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna: a tutt’oggi, è questa una meta da cui siamo lontani».
Così mette in guardia Primo Levi, al principio del primo capitolo – dal titolo La memoria dell’offesa –, nel suo libro I sommersi e i salvati, scritto nel 1986, a più di quaranta anni di distanza dalla sua esperienza nel lager di Auschwitz. Con toni pacati ma sguardo fermo, Levi ha scrutato i recessi più purulenti della «banalità del male», mostrandone il suo volto familiare, qualunque, camuffato da normalità e dovere. Timido testimone dell’orrore, egli ci ammonisce che no, commemorare istituzionalmente la Shoa non è sufficiente. «Anche in condizioni normali – infatti – è all’opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni, un oblio per così dire fisiologico, a cui pochi ricordi resistono. È probabile che si possa riconoscere qui una delle grandi forze della natura, quella stessa che degrada l’ordine in disordine, la giovinezza in vecchiaia, e spegne la vita nella morte. È certo che l’esercizio (in questo caso, la frequente rievocazione) mantiene il ricordo fresco e vivo, allo stesso modo come mantiene efficiente un muscolo che viene spesso esercitato; ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall’esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese».
È sempre in altri tempi e in altri luoghi che si verificano i fatti più atroci, mai qui, mai ora. La nostra sensibilità è dotata di una vista siffatta che non sempre riesce a mettere a fuoco quel che è troppo vicino. Tenendo gli occhi fissi su quel punto lontano, scrutandolo e indagandolo, e avvertendo i brividi dell’orrore che fu, perdiamo di vista i segni che l’oggi ci manda, e lo scricchiolio delle pareti di casa nostra.
Eppure, è oggi, è in questo particolare frangente storico che ripercorrere le faticose pagine dei libri di Levi e ascoltare il suo monito appare indispensabile, forse salvifico. Solo così si può sperare di allontanare la iattura di una tragica profezia: «Si affaccia all’età adulta (N.d.R. ricordiamo che il testo riportato è del 1986) una generazione scettica, priva non di ideali ma di certezze, anzi, diffidente delle grandi verità rivelate; disposta invece ad accettare le verità piccole, mutevoli di mese in mese sull’onda convulsa delle mode culturali, pilotate o selvagge.
Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perché inaspettato, non previsto da nessuno. È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; come ho accennato più sopra, è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori. La violenza, «utile» o «inutile», è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato, in entrambi quelli che si sogliono chiamare il primo e il secondo mondo, vale a dire nelle democrazie parlamentari e nei paesi dell’area comunista. Nel terzo mondo è endemica od epidemica. Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo».
La commemorazione della Shoah e di tutti gli eccidi compiuti nel furore di una pretesa superiorità identitaria ha troppo spesso la parvenza scialba del dovere e il gusto insipido di un avvenimento lontano, cristallizzato in un’epoca remota e irripetibile. Sappiamo dov’è Auschwitz e cosa accadde dentro quei recinti di filo spinato: non può mai più ripetersi.
Levi però capovolge completamente questo rassicurante teorema e afferma: è già accaduto, quindi può accadere ancora. Auschwitz infatti non è un luogo fisico o un capitolo su un libro di storia. Auschwitz è una categoria mentale: la categoria della sopraffazione, dell’illegalità accettata, sostenuta o elevata a sistema, della tolleranza della limitazione delle libertà personali per comodo, dell’indifferenza di fronte alla negazione dei diritti delle minoranze di qualunque genere, dell’insensibilità davanti al dolore di un altro che “non è dei nostri”.
Tanto io non posso farci niente: ecco dove (ri)comincia Auschwitz. Ecco quel che dobbiamo ricordare.
Alessandra Maiorino









































[...] Leggi l’articolo integrale: 27 gennaio: la memoria necessaria [...]
Qui l’articolo http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=WZUKP sull’argomento
[...] This post was mentioned on Twitter by cronache laiche, Marco Piran. Marco Piran said: http://www.cronachelaiche.it/2011/01/primo-levi-la-memoria-offuscata/ [...]
Grazie della segnalazione, Giulia. Un articolo molto interessante e straordinariamente in sintonia con quello qui proposto. (Purtroppo).
Alessandra
Purtroppo “può accadere” è una frase che ormai deve essere cambiata in “sta accadendo di nuovo”. Non vedremo più i forni crematori come in quegli anni, ma stermini più silenziosi sotto i nostri occhi ci sono già. La produzioni di merci e oggetti ci porta ad essere complici di distruzioni di nazioni e persone. Ogni volta che compriamo oggetti a prezzi incredibilmente bassi dobbiamo chiederci chi ha pagato per noi, con la rinuncia forzata ad una vita umana normale. Il documentario “La storia delle cose” di Annie Leonard spiega bene, in maniera agghiacciante, questo nuovo sterminio. Vogliamo aspettare che le prossime generazioni si chiedano “ma come avete fatto a non accorgervene, come avete fatto a permettere tutto questo!”?
Purtroppo le nuove generazioni ( non tutti ) sono in tutt’altre faccende affaccendate, non si accorgono vittime della società che noi adulti gli stiamo propinando e che a sua volta ci hanno propinato, pochi sono i giovani che si rendono conto di cosa realmente sta accadendo e quali risultati produrrà, in tantissimi hanno per la testa altro…che non elenco nemmeno.
Tristemente concorde.
“tanto io non posso fare niente” farse assurda e spregevole, che indica di per se già un fatto. Non te ne frega nulla.
Ma ci son altre frasi MOLTO fastidiose.
- “è accaduto secoli fa, oramai è acqua passata…” Oramai cosa? Vuol quindi dire che basta una “scusa non lo faccio più … chiedo perdono .. temporanea infermità mentale” per cancellare in un centesimo di secondo milioni di vite e la loro dignità? Che oramai non hanno più valore e sostanza (o forse sono pura invenzione) lo sterminio dei nativi americani, le crociate, l’inquisizione, i milioni di martiri cristiani e quelli di altre religioni (uccisi dagli stessi cristiani)?
Se così fosse – ed così è – basta aspettare qualche decennio ancora affinché i crimini nazisti e quelli comunisti (che stanno piano piano venendo a galla) vengano interiorizzati e non ci facciano nessun effetto .. normale amministrazione.
Sono in sintonia con Fabrizio. Sta accadendo di nuovo, in altre forme, più subdolamente e magari pure con il nostro consenso, perché si ragiona per fazioni per partito preso e non più con la nostra testa. Un delitto commesso ha un diverso valore se compiuto dal mio leader o da quello avversario.
La politica (anche se di politica ne vedo ben poca) in questo non ci aiuta.
Oggi Giorno della memoria. Il 10 febbraio giorno delle Foibe.
Ma poi in concreto, che fa?
Per condividere una data, il 27 gennaio come il 25 aprile o il 2 giugno, bisogna aver fatto prima chiarezza con la propria storia, E certamente in Italia così non è .
Io ho scritto questo sul sito nogod°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Anche quest’anno tv e istituzioni celebreranno la Giornata della memoria. In un Paese che si divide su tutto, trovare un simbolo, un evento, una data per ricomporre le diverse posizioni e raggiungere un consenso suona artificiale. La giornata della memoria sembra un mezzo per arrivare alla normalizzazione di avvenimenti aspri della storia, un percorso che sembra avere come obiettivo finale la dimenticanza. Tanto più che i fatti in questione riguardano un periodo storico non ancora argomento di una riflessione serena, ma sono oggetto di rivendicazioni di quanti ne comprendono l’importanza come origine di identità e di potere.
Quest’anno vogliamo ricordare la data istituzionale (nella diaspora il giorno dedicato al ricordo delle vittime e della volontà di resistere è il 16 aprile che serba la memoria dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel ’43) con le parole di una bambina che osservava un ippocastano dalla sua finestra al n. 263 di Prisengracht ad Amsterdam “Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di foglie e molto più bello dell’anno scorso”
T.F.
Spiace molto che, ad eccezione della cerimonia al Quirinale, la maggior parte dell’informazione e naturalmente il Campidoglio abbiano trascurato che oggi si ricordano anche gli zingari
Saluti http://www.nessundio.net/tiziana2011.htm
Tutto condivisibile, ma un popolo così duramente perseguitato non può permettersi di agire come i loro aguzzini, ricordiamo anche i bombardamenti al fosforo, i rastrellamenti, le uccisioni inutili perpetrate dagli israliani al popolo di gaza, non ultimo l’attaco alla nave degli aiuti…
Anche questa è persecuzione di un popolo
@Franca
Ma te come italiana sei responsabile di tutto quello che fa Berlusconi? Perchè gli ebrei isareliani o sparsi nel mondo devono essere responsabili delle scelte, spesso opportune, del loro governo? Non ti pare razzista? Se a te ti accusassero di essere una mignotta da bunga bunga perchè sei italiana ti starebbe bene?
Franca non ha tutti i torti.
Lola, permettimi, credo che Franca non intendesse TUTTI gli ebrei, così come non si intendono TUTTI i tedeschi, o TUTTI i russi, o TUTTI gli americani.
Il buone ed il cattivo c’è in ogni popolo (pensa che anche i cattolici hanno fatto qualcosa di buono e lo fanno tuttora .. ma non TUTTI e non il Vaticano), ed è proprio questa la laicità di pensiero.
Dire che non esiste il BUONO in senso assoluto.
Sono le azioni da condannare unite alle motivazioni che spingono a farle.
Immagino che ci siano stati anche tanti nazisti che hanno dovuto farlo, pena la loro morte.
Così come tanti ebrei hanno dovuto aiutare i nazisti ad accompagnare nelle “docce” i compaesani.
Mors tua vita mea… è triste ma vale per tutti.
Li condanni?
Perché i perseguitati non si ricordano nulla e diventano persecutori?
I primi cristiani erano costretti a vedersi nelle catacombe e se professavano liberamente la loro religione venivano uccisi.
Poi sono diventati religione di Stato (con Costantino e Teodosio), ed hanno fatto macelli, distrutto opere d’arte, biblioteche, culture, persone, hanno fatto crociate ed inquisizione, ed ora, più sottilmente, ci impongono il “giusto pensiero”, la retta via.
La loro.
Forse ho allungato il discorso, ma credo che come sia doveroso ricordare i milioni di morti (ebrei, omosessuali, rom, handicappati, oppositori politici…) dei nazisti, sia altrettanto doveroso ricordare i morti di Cefalonia, delle foreste di Katyn, gli armeni, il Burundi, i nativi americani … e non con un giorno per lavarsi un poco le coscienze, ma sempre, con fatti concreti.
Aiuti ai superstiti, sovvenzioni per progetti culturali, libri, mostre, educazione a scuola con la Storia e non con le pappardelle trite e ritrite … ed invece noi pensiamo al bunga bunga del Silvio (che comunque se va con minorenni è da condannare).
Saluti.
Che stress gli italianni tutti berlusconiani. Magari qualcuno no, però sempre di italiani si parla
Credo che il problema sia nella mancanza di storia condivisa come ben scritto e documentato sia dall’articolo di Bidussa segnalato da Giulia che dal post di nogod
Le giornate della memoria servono, senz’altro, ma bisogna ricordare SEMPRE, non solo nelle giornate della memoria. Altrimenti sarebbe un po’ come dire “a Natale bisogna essere tutti più buoni” (e invece gli altri giorni…): ipocrisia e basta.
E soprattutto bisogna cominciare una buona volta a mostrare un poco meno di “tolleranza” verso le “idee” che hanno portato a tutto questo. Se non vogliamo che accada ancora.
Attenti ! la memoria di 66 anni fa viene usata (non da oggi…) in maniera criminale per giustificare i crimini di 2 anni fa (operazione Piombo Fuso con massacro di oltre un migliaio di civili, inclusi donne e bambini) e di oggi (Gaza : un immenso campo di concentramento con 1,5 milioni di prigionieri) .