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I “teatri degli orrori” chiudono

di Virginia Romano
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[26 gen 2012]
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E’ stato approvato  ieri dal Senato un emendamento che fissa al marzo 2013 il termine per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg). A 3 anni dalla emanazione della norma (DPCM 1.4.2008) che dispone la presa in carico degli internati negli Opg da parte dei dipartimenti di Salute mentale, e dopo le sentenze della Corte costituzionale del 2003 e 2004, che hanno spalancato possibilità di trattamenti alternativi all’Opg, questa nuova legge fissa finalmente un nuovo termine per la loro chiusura.

Ad oggi sono ancora 1.500 i nostri concittadini dimenticati nelle ultime 6 strutture esistenti in Italia (Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, Reggio Emilia, Aversa e Napoli Secondigliano, Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto) e condannati ad un vero “ergastolo bianco”. Ma cosa succederà a partire dal marzo del 2013? Le persone che hanno cessato di essere considerate socialmente pericolose dovranno essere subito dimesse e prese in carico, sul territorio, dai dipartimenti di Salute mentale. Le associazioni e quanti conoscono bene le carenze dell’assistenza ai malati psichiatrici temono un’uscita eccessivamente rapida delle persone dagli Opg e auspicano invece che tale percorso venga attuato rispettando nuove norme e il buonsenso.

Alcuni degli internati che si troveranno liberi dal giorno alla notte possono davvero costituire un pericolo per la società e come tali andranno assistiti impedendo loro di costituire una minaccia per la sicurezza di tutti. Per questi sarà indispensabile prevedere misure alternative all’internamento rivedendo perciò il concetto di non imputabilità del reato. Le strutture esistenti dovranno dunque subire un processo di riconversione per il quale è già stata autorizzata la spesa di circa 120 milioni di euro per il 2012 e 60 milioni per il 2013.

Per tutti gli altri – che sono la stragrande maggioranza – occorrerà invece che i Dipartimenti attivino programmi specializzati consentendo loro un ritorno protetto alla  vita in libertà. Tale misura, come è facile immaginare, comporterà – a cascata -profondi cambiamenti nel sistema penale italiano. La fine dello stato di degrado dell’assistenza psicologica nel nostro Paese passa per questa riforma. Un Paese civile e democratico si misura soprattutto dal modo in cui protegge i suoi elementi più deboli per cui ci auguriamo che questa occasione verrà colta e utilizzata con questa consapevolezza da parte del Governo e di tutte le istituzioni coinvolte.

Virginia Romano
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