Mondo
Dio, patria e famiglia: a volte ritornano
di Claudio Tanari[21 apr 2011]
Onorare «la Sacra Corona di Re Stefano che da più di mille anni rappresenta l’unità della nazione», insieme alla devozione a Dio e a Cristo.
Il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna; naturalmente, «la vita del feto va protetta fin dal suo concepimento».
Le parti del territorio magiaro che alla fine della prima guerra mondiale vennero assegnate a Romania, Austria e Slovacchia andranno rivendicate: lì vivono molti ungheresi per i quali – in attesa della Grande Ungheria – è previsto il diritto di voto. E’ il preambolo della nuova Costituzione approvato dal Parlamento di Budapest, una vittoria per il premier Victor Orban e del suo partito (Fidesz), che può vantare la maggioranza di due terzi necessaria all’approvazione: socialisti e verdi avevano lasciato l’aula prima del voto in segno di protesta.
Aria mefitica, quella che si respira sulle sponde del Danubio. Nel dicembre scorso era stata varata una controriforma dell’informazione che prevede sanzioni contro i media rei di pubblicare «notizie contro l’interesse nazionale» e un tetto del 20% per la cronaca nera. Il 40% della musica mandata in onda da radio e tv deve risultare di provenienza ungherese.
Per non parlare delle attività di Jobbik, il partito di estrema destra che alle ultime elezioni (2010) ha ottenuto il 17%. Il gruppo xenofobo avrebbe addirittura partecipato alla stesura di alcune parti del testo della Costituzione. Nelle ultime settimane gli squadristi del partito si sono distinti per una serie di aggressioni contro il «terrore zingaro». Sotto lo sguardo indulgente della polizia, 1500 miliziani in uniforme nera hanno pattugliato le vie della cittadina di Gyongyospata (un’ora dalla capitale), identificando i passanti. Jobbik era stato protagonista anche degli assalti all’ultimo Gay Pride di Budapest, funestato dal lancio di molotov contro i manifestanti.
La svolta clericofascista dell’Ungheria è da manuale di storia del Novecento: una grave crisi economica (crollo del Pil del -6% nel 2009) che causa disoccupazione e malcontento verso le istituzioni; partiti populisti e razzisti che intercettano gli umori più profondamente deteriori dell’elettorato. Ma non è Weimar: siamo in una nazione membro dell’Ue, presidente di turno del Consiglio europeo!
Le reazioni più dure vengono da Berlino, il ministro degli Esteri Werner Hoyer ha commentato così la Costituzione-Orban: «La concezione di Budapest dei diritti fondamentali risulta scarsamente compatibile con quella della Ue». Più sfumata la posizione del Consiglio d’Europa che ha chiesto alla Commissione di Venezia, l’organismo che valuta le leggi costituzionali, di stendere un rapporto.
Dalla Libia, al problema dei migranti, all’Ungheria: pallido, debole Vecchio Continente…
Claudio Tanari








































http://www.nessundio.net/blog/2010/12/17/4673/
Vi segnalo un pezzo di qualche tempo fa pubblicato da nogod (così mi prendo i ringraziamenti pure questa volta)
Della legge sulla stampa si sapeva. Addirittura i giornali ungheresi adottarono il post it come faceva la Repubblica. Eppure i grossi organi di stampa, articolo 21… hanno preferito non sollevare troppo il problema. Forse dovremmo chiederci perchè siamo costretti dalla stampa di regime (che è praticamente tutta) ci costringe a vivere nei nostri confini. Sarà il caso, prima o poi, di “processare” questa stampa…………………………..
Beh, lo sappiamo ni che siamo attenti soprattutto alla rete. Pechè certo aprendo il semestre di presidenza non si è gridato allo scandalo ungherese