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Critiche laiche   

Le declinazioni “gentili” della laicità

di Cecilia M. Calamani
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[28 mar 2011]
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Ci sono dei concetti che possono essere qualificati, altri che, invece, contengono in sé le loro caratteristiche di qualità. Se possiamo mangiare un buon gelato o vedere un film noioso, al contrario non possiamo essere vittime di una giustizia sbagliata (non è giustizia) o fare una guerra umanitaria (delle due l’una), tanto per citare due usi impropri del lessico in bella mostra nelle dichiarazioni politiche di questi giorni. Dare una connotazione qualitativa a termini che già la contengono al loro interno è un’operazione disonesta che mira a instillare nelle menti una loro diversa – e impossibile – declinazione. È un giochino al quale il nostro premier ci ha abituato da tempo, e che il papa non disdegna.

«Le religioni non possono aver paura di una laicità giusta, di una laicità aperta che permette a ciascuno di vivere ciò che crede, secondo la propria coscienza», ha dichiarato Ratzinger sabato scorso, in occasione dell’inaugurazione del Cortile dei Gentili – la struttura di dialogo tra credenti e non credenti guidata dal cardinal Ravasi – a Parigi. Quella che, a prima vista, potrebbe apparire finalmente come un’apertura alla divisione di ruoli tra dio e Cesare cela, in realtà, un becero tranello e un pericolo per il concetto stesso di laicità.

La laicità non è né giusta ingiusta, chiusaaperta. È solo l’«assoluta indipendenza e autonomia nei confronti della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa» (Dizionario della lingua italiana – G. Devoto, G. Oli). Si può far proprio questo concetto oppure no, e fa parte della libertà di opinione, ma non si può insinuare che esista una laicità giusta e aperta contro una ingiusta e chiusa. E chi lo fa, soprattutto se è un fine intellettuale come il papa, mente e non certo per caso o per distrazione.

Infatti Ratzinger, se da una parte vuole mostrare al mondo non cattolico la sua apertura alla modernità, dall’altra avverte i suoi – che, per inciso, oltre che cattolici sono anche elettori – su qual è la “natura” della laicità di cui non devono aver paura, come se ne esistessero diverse. Il punto, contrariamente a quanto vorrebbe far credere il papa ai non credenti, non è quello di permettere «a ciascuno di vivere ciò che crede, secondo la propria coscienza», perché se così fosse non ci sarebbe stato bisogno di scomodare degli aggettivi a corredo: questa caratteristica è intrinseca nel concetto stesso di laicità. E, a dire il vero, non ci sarebbe neanche bisogno del Cortile dei Gentili, perché è proprio il piano laico l’unico terreno di confronto possibile tra atei e credenti.

I cattolici, nei paesi laici, sono sempre stati liberi di comportarsi secondo coscienza: nessuno li costringe  ad abortire, a ricorrere alla fecondazione eterologa, a essere omosessuali, a rifiutare alimentazione e idratazione artificiali in  caso di coma vegetativo, a frequentare le scuole statali, a sposarsi secondo il rito civile. Evidentemente una «giusta» e «aperta» laicità è qualcosa di più. Un sistema legislativo in cui le istanze cattoliche siano recepite e, da noi, un sistema economico che foraggi la Chiesa e le sue diramazioni.

Ma questo con la laicità non ha nulla a che vedere. Serve, piuttosto, a istradare le preferenze politiche verso chi, oltre a permettere ai cattolici di vivere secondo coscienza, lo vieta a tutti gli altri. Coglieranno la sottigliezza gli illustri atei invitati al Cortile dei Gentili?

Cecilia M. Calamani

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3 commenti
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  1. La lacità non è né giusta né ingiusta, né chiusa né aperta. È solo l’«assoluta indipendenza e autonomia nei confronti della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa»

    Mi permetto di evidenziarla in grassetto, perché a molti non è chiaro.

    Un saluto

  2. Salve,
    mi sembra che diate molto peso a una singola parola di per se innocua, mi pare chiaro che il Papa intendesse per “Laicità Giusta” intendesse una reale laicità, che non sia, come a volte accade, un’anticristianità mascherata.

  3. @Metralo
    No, non è ovvio. E la laicità non è mai “anticristianità mascherata”, proprio perché altrimenti non sarebbe laicità, come ho già scritto. Non vorrei ripetermi su cosa cerca il papa, l’ho già scritto in modo sufficientemente chiaro.