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Critiche laiche   

Dell’uso del corpo (maschile)

di Alessandro Baoli
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[9 mar 2011]
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A proposito dell’uso (e abuso) del corpo nell’epoca contemporanea, riguardo a quello femminile è stato già detto molto, e tanto ancora si sta per dire nelle piazze e sui media; assai poco invece si dice dell’uso di quello maschile.

Bisogna fare alcune premesse, a partire dalla constatazione che la nostra cultura sconta una storica fobia del nudo, ovvero della nudità del corpo, che generalmente crea quanto meno disagio a seconda del contesto, e raramente viene vissuta come un fatto del tutto naturale, spogliato (è il caso di dire) di ogni significato accessorio o superfluo, a cominciare dai pudori instillati dalla tradizione cattolica. È forse vero che la nudità non può essere ostentata, ma non dovrebbe nemmeno essere nascosta ossessivamente e compulsivamente, tendenza che in passato ha prodotto fenomeni come la campagna della foglia di fico e l’arte del Braghettone nel Rinascimento: in tal modo nulla resta della naturalezza dell’era classica.

Senz’altro è vero che la disuguaglianza atavica tra il genere femminile e quello maschile mette quasi esclusivamente il primo nella condizione di  “oggetto” destinato a utilizzatori finali di vario tipo e moralità assortite, ed è per questo lungi da noi l’intento di fare un confronto tra le due condizioni: gli uomini, in ogni caso, rischiano molto meno l’abuso fisico vero e proprio.

Detto questo, è indubbio che negli ultimi decenni anche il corpo maschile – in minima parte rispetto a quello femminile, s’intende – è assurto allo status di oggetto decorativo e suscitatore di appetiti di facile sfruttamento commerciale. Se sia un traguardo di effettiva parità di genere piuttosto che un livellamento verso il basso, sta al lettore giudicare.

Si narra ad esempio che un modello della casa di moda Abercrombie & Fitch , famosa soprattutto per l’avvenenza dei modelli usati in pubblicità, nonché per avere dei megastore, a New York e altrove, dove quei ragazzi stanno perennemente a torso nudo per la gioia – e i bassi istinti – di clienti e avventori, sia stato licenziato in tronco perché durante una pausa di lavoro ha osato mangiare un croissant, compiendo così un attentato alla sua forma fisica, nonché alla fonte di guadagno dei suoi datori di lavoro.

L’occasione per affrontare l’argomento ci viene da uno studio del magazine Jezebel riportato da Giornalettismo.it, ove emerge un fatto noto (gli uomini vedono il corpo delle donne come oggetto di consumo) e uno meno noto: di fronte all’immagine di un corpo maschile nudo, le reazioni dei due sessi sono sostanzialmente diverse; una donna si sentirà a disagio mentre un uomo sentirà minacciata la sua mascolinità.

«Gli uomini» riporta l’articolo «rispondono sia asserendo estremo disinteresse, o riaffermando la propria eterosessualità, o entrambi. Non mettono se stessi a confronto con i nudi maschili (come fanno le donne con i nudi femminili), tranne che per dire che entrambi sono uomini e che quindi “non c’è niente da vedere”. Inoltre, proprio perchè gli uomini sono stati addestrati ad essere un soggetto sessuale lussurioso, vedere nudi maschili tende a sollevare lo spettro dell’omosessualità. Non possono vedere i corpi come nient’altro che oggetti sessuali».

L’articolista conclude: «Gli uomini, per lo più, rigettano l’avance seduttiva di un uomo nudo. Allo stesso modo, alcune donne accolgono l’avance, ma molte sentono una combinazione di vergogna, colpa o repulsione nell’interazione con l’immagine. Le donne, spiega Jezebel, sono così assuefatte ad essere “oggetti sessuali” che vivono con vergogna il guardare quello che si propone come oggetto sessuale per loro».

Insomma, di strada da fare ce ne è ancora tanta, ma se gli uomini si mettessero seriamente in discussione forse si farebbe prima.

Alessandro Baoli

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2 commenti
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  2. Ottimo l’articolo di Jezebel!