Mondo
Quebec: religione al bando negli asili d’infanzia
di Alessandra Maiorino[30 dic 2010]
Mentre i rappresentanti delle italiche istituzioni si producono in miraboliche acrobazie linguistiche per convincere noi (e l’Europa!) che il crocifisso esposto nelle aule scolastiche e in quelle di ogni altro edificio pubblico incarni l’idea stessa della laicità e sussiste incrollabile in molti cittadini la stravagante idea che l’IRC (ossia Insegnamento della Religione cattolica!) consista nel neutro insegnamento della storia delle religioni, il resto del mondo prosegue leggero il suo cammino verso una più autentica laicità.
Dal Canada, ad esempio, giunge in questi giorni la notizia di una riforma varata dal governo del Quebec che investirà le scuole materne di tutta la provincia e che, vista da qui, ha del fantascientifico. Nelle scuole materne che usufruiscono di sovvenzioni statali sarà vietato insegnare le dottrine religiose ai bambini. Più specificatamente, mentre gli insegnanti potranno continuare, se lo desiderano, a recitare le loro preghiere, sarà vietato coinvolgere i bambini nei rituali, insegnar loro canzoni religiose (compresi i motivetti natalizi) o fargli realizzare lavoretti che abbiano come spunto un simbolo di fede.
Ma cominciamo dall’inizio. Il sistema delle scuole dell’infanzia in Quebec è un’estensione del sistema educativo pubblico; recentemente, esso è stato profondamente rivisto nel suo funzionamento. Fino a un paio d’anni fa le scuole erano infatti suddivise in base all’adesione religiosa – cattolica o protestante, le due confessioni più diffuse in Canada. Nel 2008 la provincia ha modificato tale ordinamento distinguendo invece in base alla lingua di appartenenza, ossia l’inglese o il francese. Inoltre, il “curriculum religioso” è stato sostituito dall’Ethics and Religious Culture program, che mira a fornire a bambini e ragazzi gli strumenti atti ad accostarsi a temi quali i diritti umani e i valori etici, e a far loro conoscere le diverse fedi e tradizioni religiose da un’ottica globale, non fondata, cioè, sulla prospettiva di una confessione specifica.
Sulla scia di tali modifiche, dunque, il governo del Quebec ha annunciato la riforma anche degli istituti d’infanzia che beneficiano delle sovvenzioni pubbliche. Gli asili potranno continuare ad esporre simboli religiosi, ma essi non dovranno essere impiegati come strumenti didattici e ai rappresentanti delle diverse confessioni – sacerdoti, rabbini o imam – non sarà consentito visitare le strutture. Per avere un’idea dell’impatto che il nuovo ordinamento avrà, basti pensare che nella sola regione di Montreal vi sono oltre cento asili a carattere confessionale; questi, così come tutti gli altri istituti della provincia, avranno tempo fino a giugno – data dell’entrata in vigore della riforma – per adeguarsi, rimuovendo, ove necessario, gli elementi religiosi dai curricula scolastici; quanti non lo faranno, subiranno la perdita parziale o totale delle sovvenzioni pubbliche. Il ministro delle Politiche Familiari, Yolande James, ha affermato che i luoghi deputati all’indottrinamento religioso non possono essere le scuole sovvenzionate, che devono invece impartire un uguale insegnamento a tutti i cittadini del Quebec. Gli insegnamenti religiosi devono essere impartiti dalla famiglia e presso le strutture legate ai singoli culti (chiese, sinagoghe, moschee).
Presi dalle nostre miserie economiche e culturali, stretti nella morsa di un duplice governo (quello della Repubblica e quello monarchico del Vaticano), attraverso la quale solo saltuariamente trapela la voce dell’Unione Europea, noi italiani siamo spesso incapaci – o impossibilitati – a guardare oltre i nostri confini e ci convinciamo che, in fondo, “tutto il mondo è paese”, ossia sia come l’Italia, solo un po’ più grande.
Provincialismo, è il termine che descrive questo ottuso atteggiamento mentale. Informazione è la cura.
Alessandra Maiorino









































Poveri bambini, mi fanno pena. Prima (presunti) strumenti religiosi. Ora ostaggi (veri) della laicità. Questo è il punto: la laicità e solo la religione imperante in occidente, la religione di stato (pseudodemocratico). L’obiettivo? Formare le giovani menti a servire il potere, senza ribellarsi. In poche parole, somministrare quella che Orson Wells chimava: la soma. Ciò in attesa di quella chimica, che renderà il tutto stabile, definitivo e (più importante) omologato.
Non sarà per caso che l’autrice dell’articolo dietro al diniego ed a questa crociata contro la chiesa cattolica, ci mette un’altra ideologia sicuramente oggi giorno, molto più oscurantista e antidemocratica, della stessa religione cattolica, chiamata femminismo.
Questo forse perchè il Papa è una figura maschile e perchè il sacerdozio è maschile (come peraltro dice il vangelo tratto dalla parola di Gesù Cristo), ma nonostante questo, soprattutto dopo il concilio Vaticano II e l’opera di riforma operata da Giovanni Paolo II, la chiesa si è molto aperta e le tesi le idee che diffonde, se applicate alla vita nel loro significato più concreto, sono all’insegna di una vita soddisfacente sia per gli Uomini che per le Donne, basata sulla divisione alla pari dei compiti e degli oneri, ma anche degli onori giustamente, valorizzando la famiglia ed i figli che come anche dimostrato dalla scienza, per crescere psicologicamente ed emotivamente sani, hanno bisogno di un Papa e di una Mamma.
Certo se una persona dalla Vita cerca solo sballo edonismo e mercificazioni, comandare e sottometter l’altro per sentirsi più importante, non vanno bene le idee propugnate dalla chiesa, oppure se cerca vendette storiche sanguinarie per fatti avvenuti secoli addietro, già ma in un epoca dove la democrazia moderna doveva essere ancora realizzata, e dove più che la divisione di potere tra maschi e femmine, nel reale stato di benessere del popolo, si faceva sentire quella tra aristocrazia/borghesia da una parte e proletariato/servitù della gleba/mezzadria dall’altra (mezzadria sino al ‘900 di fatto in Italia) come è cambiato quello stato di cose? Con la rivoluzione Inglese, poi quella Americana, poi quella Francese, poi quella Russa, il Risorgimento, la Resistenza fatta da chi? Chi morti come mosche, perché oggi possiamo chiamarci cittadini e non sudditi? …soprattutto maschi direi, in larga maggioranza.
Ma è proprio questo accanimento, questo disprezzo a far regredire una società non lo capite?
Altre ideologie dilaganti, in particolare nel citato Canada, ma si potrebbe prendere ad esempio anche la “ormai nazista” Svezia, culture che non ci appartengono, non solo per il fatto che l’ago della bilancia dei diritti/doveri penda più verso un genere che l’altro, ma perchè aventi tradizioni germaniche storicamente cruente e settarie (a partire proprio dalla riforma protestante, iniziata come un j’accuse morale alla chiesa di Roma, ma poi trasformatasi un una miriade di credi e correnti spesso più bachettone, ipocrite e settarie della chiesa originale stessa).
Il Canada non è noto per la sua democraticità, tali paesi avviati con un ideale di giustizia almento 20 anni or sono, a combattere tutte le prevaricazioni delle minoranze, raggiunto lo scopo non sono riusciti a far rallentare il meccanismo innescato, diventando prevaricazione della parte che inizialmente combattevano.
Sono diventati società vittimiste e ipocrite, che come in una soap opera continuano la propaganda di genere (la donna poverina, i neri, gli orientali, i gay, poverini poverini poverini) riproponendo sempre come un meccanismo rotto, la situazione in essere 30 anni fa, come attuale!, e con azioni sempre più di una severità inaudita, da dittatura colpiscono con pene da settecento, la categoria che secondo la demagogia prevalente rappresenta il capro espiatorio di tutte le frustrazioni: ossia il maschio bianco occidentale, che deve essere immolato sulla pubblica piazza per l’onore della donna e di tutti gli altri poverini.
In Canada dopo un fatto di cronaca nera, sicuramente terribile e orrendo, ma che dovrebbe fare riflettere sulle cause che l’hanno generato, invece di colpevolizzare sempre e soltanto e aumentare giri di vite della giustizia in senso sempre più inquisitorio e severo, sto parlando del caso di femminicidio di Lepin, ripeto sicuramente terribile, ma che non autorizza uno stato a colpevolizzare tutta una intera categoria che rappresenta il 50% della popolazione, soltanto perchè quell’individuo vi apparteneva: appunto i maschi.
Il caso deve far riflettere molto, perchè l’omicida era poco più di un ragazzo e la strage avvenne in una scuola, quella che frequentava esso stesso, il quale subito dopo rivolge l’arma verso di se e si toglie la vita.
Ma è pazzesco, è possibile che la reazione di una nazione di fronte a un caso del genere sia quella di sostenere che la soluzione sia di inasprire le pene, eliminare dalla società i maschi o agire a livello psicologico per farli diventare femmine.
Una società del genere rappresenta una involuzione della democrazia, una regressione medievale che sceglie di tagliare la gamba malata invece di provare a curarla, di capirne le cause di sofferenza, con un fare sanguinario ed immaturo che si traduce poi nel dovere camminare con una gamba in meno, nel riempire le carceri (o i manicomi) di uomini non delinquenti, ma confusi e disperati che non servono più a niente.
Ma com’è possibile che un ragazzo di quella età scelga di fare un gesto del genere distruggendo tutta la sua vita futura!
è probabile forse che soffrisse pesantemente di un problema psicologico gravissimo magari derivante proprio dal fatto, che era cresciuto in una famiglia di divorziati, aveva assistito a liti tra i genitori, o non aveva un modello maschile positivo a cui tendere (il padre appunto) e se lo cercava come spesso avviene per strada, trovando poi quel che trovava, oppure nella scuola si sentiva soffocato da programmi di studi e attività talmente sbilanciate a favore dell’altro genere, da produrgli un senso di inadeguatezza, soffocamento e diniego della sua natura, oltre a una visione nera e priva di opportunità, di quello che poteva essere il suo futuro!
Giovanni, probabilmente lei dovrebbe prendersi il disturbo di leggere il pezzo prima di apporvi in calce dei commenti. Innazitutto, la “crociata” non è contro la chiesa cattolica. Il provvedimento, infatti, riguarda tutte le fedi: la cattolica, la protestante, la mussulmana, l’ebraica e via dicendo.
Poiché, nel prosieguo del suo commento poi, lei va decisamente fuori tema, non le risponderò sulle astruse questioni che lei solleva. Un dato solo voglio farle rilevare: insinuando che poiché l’autrice del pezzo è “femmina”, debba aver riportato una notizia rosa dal livore per via del fatto che le gerarchie cattoliche sono composte da “maschi”, lei non fa che scoprire il SUO pregiudizio: il maschilista, qui, è lei. Se il mio nome fosse stato Alessandro, cosa sarebbe mutato nel merito della notizia riportata? Avrei avuto maggior diritto di riportare l’avvenimento canadese, in quanto non tacciabile di femminismo?
Le auguro una buona giornata.
Alessandra Maiorino