Attualità Chi€sa
Il governo non sarà sfiduciato. Parola di Richelieu
di Nicoletta Rocca[10 dic 2010]
Lo stato del Kentucky si è messo all’opera per creare un centro di attrazione turistica che ripropone, a grandezza naturale, l’originale Arca di Noè e riempirla di animali e attori utilizzando gli incentivi governativi per mettere in piedi un cantiere che offrirà 900 nuovi posti di lavoro. Davanti alle inevitabili polemiche di quanti vedono nel progetto una violazione del Primo Emendamento che garantisce la laicità dello Stato, il governatore Steven Beshear ha così replicato: “Sono stato eletto non per discutere sulla religione, ma per creare possibilità di lavoro”. E mentre in Kentucky la ricerca dei due liocorni è ostacolata dall’indignata polemica portata avanti dai difensori della laicità, in Italia nel placet di tutti, Bertone pranza con Berlusconi.
Sia ben chiaro: l’Italia non è il Kentucky, qui le cose si fanno sempre lontane dalla luce del sole, perciò l’incontro fra Chiesa e Stato non è mai una palese reunion di “maneggioni” per studiare a tavolino tattiche e strategie che permettano la costante intromissione di uno Stato religioso – e straniero – nella politica italiana; da noi le occasioni per fare questo genere di cose si creano artatamente e si ufficializzano con altre scuse. In effetti il pranzo di ieri è stato messo in piedi in onore di una decina di nuovi cardinali italiani appena eletti. Che poi si sia parlato di come impedire il matrimonio fra Casini e Fini, probabile causa di disgregazione di questo governo, è solo un’ovvia conseguenza.
D’altra parte si sa quanto poco in Vaticano apprezzino le unioni fra persone dello stesso sesso, o perlomeno la loro ufficializzazione legale, e infatti il cardinale riguardo al Terzo Polo parrebbe aver chiosato con ilarità: “non celebro matrimoni fra uomini, soprattutto se si tratta di Fini e Casini”. Le posizioni troppo libertarie del leader Fli, sbandierate nel manifesto del partito nuovo di zecca sui temi etici, sono insostenibili per il santo carrozzone che nella scelta fra mignottocrazia e bunga-bunga da una parte e libero arbitrio dall’altra non ha dovuto starci a pensare su parecchio.
Mancano quattro giorni al voto di fiducia che il governo dovrà tentare di ottenere per restare ancora in carica e impedire così al presidente di rispondere di tutte quelle accuse ancora pendenti in tribunale. Mancano quattro giorni per destituire dalle cariche tutti quei ministri e sottosegretari miracolati dalla “generosità” di un Premier che a giudizio dell’intero mondo è totalmente inaffidabile e spossato dai troppi festini. In quattro giorni si rifà l’Italia, ammesso che un pranzo con Richelieu non metta tutto a repentaglio.
Nicoletta Rocca








































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[...] uscita di scena segni anche la fine di un’epoca in cui gli assetti di governo si definiscono a pranzo con i cardinali. L’inadeguato meccanismo di ripartizione dell’otto per mille, invece, rimane. E merita [...]