Attualità
TINA ovvero There Is No Alternative?
di Emanuele Toscano[1 ott 2010]
Non c’è alternativa. È questo, in sostanza, il messaggio che il primo ministro Berlusconi rivolge a un Paese sfiancato da una crisi economica ben lungi dall’essere passata, attraversato da tensioni e conflitti sociali, abbrutito da un dibattito politico ridotto a gazzarra. E così si riafferma, puntuale e inevitabile, quella politica dell’eterno presente che blocca l’Italia da ormai più di un decennio.
Il concetto di TINA – assenza di alternativa – deve la sua genesi alla lady di ferro Margaret Thatcher, primo ministro inglese della Gran Bretagna negli anni Ottanta, che più volte si è riferita a questa idea nel presentare e consolidare la sua politica economica marcatamente liberista. Successivamente, fu Francis Fukuyama a reiterare questa idea di assenza di alternativa. Nel suo saggio del 1992 “La fine della Storia e l’Ultimo Uomo” il politologo statunitense sancisce, con la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo, l’affermarsi del modello neoliberista a livello globale come unica alternativa possibile, ponendo fine alla dialettica storica e politica che – a suo avviso – avrebbe raggiunto il punto massimo di evoluzione possibile.
La destra italiana, mai peggio di così in termini di qualità politica del proprio operato, è lo specchio di un Paese bloccato in un qui e ora che ha cristallizzato la figura di Berlusconi e il suo modello politico e culturale, trasformandolo nell’unica alternativa possibile, investendolo del ruolo di vate padrone che tutto risolve, che veglia su di noi e che così facendo curerebbe i nostri interessi così come fa con i suoi. Le ricette proposte/imposte e continuamente reiterate soddisferebbero le aspettative sociali delle classi popolari, quelle politiche del ceto post-borghese conservatore, quelle economiche dei grandi gruppi finanziari.
Questa idea di eterno presente è incarnata nel culto narcisista del sé di cui Berlusconi è promotore e vittima, costruito sulla negazione dell’invecchiamento, su un modello di eterna giovinezza. Lasch, nel suo celebre testo del 1979 “La cultura del narcisismo”– in cui anticipa l’analisi dei fenomeni che oggi ci troviamo a vivere – definisce il narcisista come colui che si rifugia nel culto di sé, manipolando le emozioni degli altri come strumenti della propria gratificazione e al tempo stesso è costantemente bisognoso della loro approvazione e adorazione.
Culto del sé e delirio di onnipotenza che porta il nostro presidente del Consiglio, in un passaggio del suo discorso, a ribadire per l’ennesima volta che il suo Governo è quello che di più ha fatto nella lotta alla mafia. È ora che qualcuno dica al nostro premier che gli arresti, le indagini, la lotta al crimine organizzato, sono merito della Magistratura, non del Governo. La stessa magistratura che non manca mai di accusare di essere politicizzata e usata strumentalmente per fini politici.
Emanuele Toscano








































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Quoto:
“Questa idea di eterno presente è incarnata nel culto narcisista del sé di cui Berlusconi è promotore e vittima, costruito sulla negazione dell’invecchiamento, su un modello di eterna giovinezza”
Questi e altri concetti espressi in qeusto articolo si ritrovano nella profetica “La Domenica delle Salme” di De Andrè, canzone che parla delle conseguenze della caduta del muro, e tutto quello che ruota attorno a quel periodo.
Citazione:
“La domenica delle salme si sentiva cantare. Quant’è bella giovinezza, non vogliamo più invecchiare”
Bell’articolo, scorrevole e incisivo, e “a good point”. Penso che la disaffezione della gente nei confronti dei politici provenga anche dalla sensazione che non esista una vera alternativa e che neoliberismo e affermazione di un leader narcisistico siano il solo modo di far politica. Tuttavia i danni perpetrati da questo specifico premier con la sua cricca senza scrupoli, e la minaccia all’equilibrio dei poteri di un sistema democratico impongono di reagire e far rientrare l’Italia, se non altro, in quei sistemi, di destra liberale o, meglio ancora, di sinistra, dove il rispetto per tutte le istituzioni nate con la Costituzione sia assicurato.