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Attualità   

Miracolo a San Paolo

di Nicoletta Rocca
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[7 ott 2010]
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2437746365_e69ab087a1Come è possibile far comparire un ospedale in piena metropoli, e parliamo di Roma, senza che nessuno ne sappia nulla?

Non lo abbiamo chiesto a David Copperfield, d’altra parte non ci troviamo di fronte a un trucco illusorio, ma a pura e tangibile realtà pertanto il mago non avrebbe saputo fornirci le giuste risposte. Chi, invece, avrebbe potuto soddisfare i nostri dubbi, più che paranormali, si è sottratto al confronto, come si evince dal servizio che Le Iene televisive hanno confezionato.

Così, dopo essersi domandati cosa vi fosse dietro quella impalcatura spuntata, sotto gli sguardi perplessi dei cittadini romani, accanto alla basilica di San Paolo sulla via Ostiense, e dopo aver scoperto che non c’era alcuna informazione esposta, come si dovrebbe per legge, all’ingresso del cantiere, hanno fatto un paio di domande a chi là dentro ci lavora tranquillamente. Si tratta di un “piccolo” rifugio per anime bisognose di cure: un ospedale di almeno tre piani con parcheggio sotterraneo.

Quello che è davvero miracoloso è la procedura che si è seguita per chiedere i permessi per edificare su quello che fino a ieri era uno spazio verdeggiante. L’unico spazio verdeggiante di via Ostiense. Ma il proprietario del futuro ospedale è un’entità che con i miracoli ha una certa dimestichezza: il Vaticano. Così, forti del fatto che la basilica sorge, grazie al Concordato del 1929, su un terreno extraterritoriale, non si è sentito il bisogno nemmeno di avvertire il presidente del Municipio di pertinenza, Andrea Catarci che lamenta in televisione il fatto che non è concesso nemmeno di fare dei sopralluoghi. È lo stesso Catarci a spiegarci che, trattandosi di una zona extraterritoriale, quell’area gode di alcuni privilegi proprio come se fosse un’ambasciata. Ma perché allora non è concesso alle ambasciate di costruire, dall’oggi al domani, un bel grattacielo nel giardino? Perché, sebbene si possano considerare “zone franche”, quegli spazi – in un certo senso – “dati in gestione” continuano a stare sul territorio italiano e pertanto devono rispettare le leggi urbanistiche del territorio ospitante. Come sia potuto venire in mente a monsignor Francesco Monterisi, arciprete della basilica in questione dal 2009, l’idea di costruire un ospedale senza informare nessuno e senza presentare neppure un documento che attesti come questa “miracolosa” opera potrà influire, per esempio, sul traffico di quella via e condizionare così la vita dell’intero quartiere, non è una risposta che possiamo avere. Infatti l’arciprete si rifiuta di farsi intervistare dal giornalista che ha sollevato la questione.

Oltretutto si scopre a malincuore che il prossimo ospedale sorgerà su un terreno di patrimonio Unesco dal 1980 e sui resti di un antico cimitero romano, come confermano anche i reperti archeologici rinvenuti da chi dentro quel cantiere ci sta continuando a lavorare senza farsi troppe domande davanti alla evidente mancanza di permessi e autorizzazioni. D’altra parte, si sa, la Chiesa non ha bisogno di permessi, viene in pace a lenire le nostre sofferenze. Chissà se anche coloro che da domani si affacceranno su un ospedale ricordandosi la bella vista di un tempo, saranno grati di questo filantropico abuso.

Nicoletta Rocca

Guarda il video: Le Iene e l’ospedale di via Ostiense

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4 commenti
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  1. In realtà la storia per intero è stata raccontata dalla nascita da Mario Staderini e dal sito nogod.it fin dall’inizio. E cioè dal gentile prestito del terreno concesso da Rutelli durante il giubileo, dalla mancata richiesta di restituzione da parte di Veltroni, per finire al gentile dono da parte di Alemanno. Purtroppo è la grande stampa che preferisce ignorare le notizie.

  2. no comment,altrimenti viene fuori un turpiloquio verso questi delinquenti.

  3. ‘articolo citato è questo: Renata Polverini, ha celebrato i suoi cento giorni da presidente della Regione Lazio alla grande. Non nel salotto di Ballarò di Giovanni Floris che l’ha imposta al grande pubblico tirandogli la volata per il successo elettorale, ma sotto un fresco gazebo bianco pronta a tagliare il nastro al nuovo reparto accettazione dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Come si sa l’amministrazione della sanità è competenza della regione e Polverini era così sorridente e carina con le scarpe basse e l’abitino di lino bianco che sembrava che l’ospedale lo avesse aperto lei. Come è noto invece il Bambino Gesù, che si occupa della salute dei bambini romani, laziali e del sud dell’Italia, è di proprietà della Santa Sede e dalla regione non prende solo la convenzione ma cospicue cifre. In questo caso 2.5 milioni di €. Si dirà che il Paese se li riprende con l’interesse grazie alla cura dei bambini, però questo è un discorso peloso. Perché, come è giusto che sia, ogni bambino curato, ogni tonsilla, ogni valvola cardiaca, ogni ernia, ogni lunga permanenza nell’incubatrice (l’ospedale è una eccellenza per i prematuri), viene pagata dal sistema sanitario nazionale.
    Polverini, insieme al sindaco di Roma Alemanno, ha annunciato raggiante che entro due anni sarà attivo un nuovo centro ambulatoriale e per brevi degenze del Bambino Gesù accanto alla Basilica di san Paolo. Detto così, e come hanno riferito le cronache romane dei principali giornali e il tgr rai, non possiamo che alzare il calice. Ma, se si conosce il genesi della storia, si cambia idea. Il prezioso terreno accanto alla Basilica durante il giubileo del 2000 era stato concesso in uso dal sindaco Rutelli alla Santa Sede, e al responsabile dell’evento cattolico card. Crescenzio Sepe, per agevolare il riposo dei pellegrini. In quel periodo infatti c’erano tavolini e sedie, piccoli chioschi per la vendita di panini ecc. In attesa della fine della kermesse il quartiere favoleggiava su uno spazio riservato all’Università Roma 3 – il rettorato e le diverse facoltà sono sparpagliate nelle vie limitrofe – accompagnato da un megaparcheggio interrato che, in effetti, avrebbe avuto un suo perché in considerazione del fatto che a pochi metri di distanza c’è una importante stazione della metro B (san Paolo Basilica) e una fermata del treno per Ostia (che è una megaperiferia della città).
    Ma, finita la festa gabbato lo santo, dove per gabbati si intendono i romani.
    Il sindaco Veltroni ha preferito non pungersi con la spinosa questione, e Alemanno ha tolto le spine concedendo il terreno al Vaticano. Ma poi, io mi domando se un sindaco ha l’autorità di regalare cose che dovrebbe gestire. Nel frattempo nessuno dice niente. Già inquieta parecchio il federalismo demaniale che è stato approvato tra gli applausi governativi, ma con simili amministratori c’è da avere veramente paura.
    In un periodo di vacche magrissime colpisce favorevolmente il cittadino contribuente la decisione adottata dall’amministrazione di Castel Gandolfo – nel paese c’è la residenza estiva del papa – che quest’anno non farà il consueto concerto in onore del pontefice per non prosciugare le esauste casse comunali. Benedetto XVI non patirà, perché il sindaco di Roma la ricca, ha ripristinato il concerto in suo onore il 29 giugno, santi Pietro e Paolo patroni della città. Era stato soppresso dal sindaco Nathan.

  4. L’inizio è stato mangiato, ma è tratto dal sito nogod.it mese di luglio