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Fisichella imbroglia le carte

di Walter Peruzzi
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[2 set 2010]
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bAi primi di agosto, in Afghanistan, i talebani hanno trucidato otto medici stranieri e due loro collaboratori afghani, accusati di essere “spie” dell’Occidente e di fare “proselitismo” per il cristianesimo.

Fondamentalismo e islam. I cristiani muoiono semplicemente se vogliono restare cristiani”, scrive Pigi Battista al riguardo sul “Corriere” del 9 agosto. “Una persecuzione insidiosa perché nessun contrappeso internazionale è in grado di arginarla. E dove si muore trucidati, solo perché in mano si ha la Bibbia”.

L’episodio, come fa rilevare Battista, mostra certo la sanguinaria violenza del fondamentalismo. E tuttavia benché oggi e in Afghanistan le violenze con motivi solo o anche religiosi (a parte cioè quelle quotidiane contro i civili compiute dalla Nato e dall’Occidente non meno che dai talebani) siano frutto del fondamentalismo islamico, è opportuno ricordare che “fondamentalismo” non fa coppia fissa con “islamico”, non essendo tipico di tutto l’islam né dell’islam solamente. Basta pensare alle persecuzioni scatenate, in nome della fede, nel corso dei secoli, da tutte e tre le religioni del libro.

Proprio la Bibbia narra, e legittima, di quando il santo profeta Elia scannò per compiacere il “vero” Dio 450 sacerdoti di Baal; Giovanni XXII nel 1320 ordinò di “ridurre in cenere” il Talmud mentre i pogrom cristiani ridussero in cenere i loro possessori; il Concilio di Vienne del 1312 ordinò ai principi cattolici di “eliminare” dalle loro terre gli adoratori del “perfido Maometto”. E potremmo continuare con le altre mattanze della Bibbia, le crociate, le guerre di religione, l’evangelizzazione forzata delle Americhe.

La Bibbia di Fisichella. E’ proprio questa verità storica difficilmente controvertibile che Fisichella, vescovo berlusconiano e leghista, manipola nell’intervista pubblicata sempre sul Corriere del 9 agosto, con riferimento al già citato eccidio compiuto dai talebani. “Quanto è successo è deplorevole e inquietante”, egli afferma. “Non si può mai avere una argomentazione religiosa per versare sangue”.

Ma moltissime pagine della Bibbia e tutta la storia della Chiesa sono lì a smentirlo. In varie occasioni il Dio biblico ordina di “versare sangue” con una  “argomentazione religiosa”. Dice, ad esempio: “Chi bestemmia il nome del Signore deve essere messo a morte” (Levitico, 24, 16). Oppure: “Prendi tutti i capi del popolo e fa appendere al palo i colpevoli [quelli che avevano aderito al culto di Baal]” (Numeri, 25, 3). O anche: “Quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere [le maggiori nazioni della Palestina] …tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia…perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri” (Deuteronomio, 7, 2-6).

Nella storia della Chiesa, per secoli, i papi hanno incitato a uccidere gli infedeli con “argomentazione religiosa”, ossia per fare la volontà di Dio, liberare il santo sepolcro etc. Nel Catechismo del Concilio di Trento si giustificano e autorizzano, “le uccisioni consentite o volute da Dio”. E il Santo Ufficio nel 1605 afferma che “Amico di Dio è che uccide i nemici di Dio”.

Di fronte a queste evidenze, e alla sintonia fra le stragi bibliche e quelle cristiane, diventa anche poco credibile affermare, come fa Fisichella, che “La Bibbia non è un libro che provoca violenza” perché in essa, presa nel suo insieme come la Chiesa insegna, “Un episodio dellAntico Testamento che richiama la violenza è mitigato da altri dove si ricorda la misericordia di Dio”. Gli episodi cui Fisichella allude non si limitano a “richiamare la violenza” ma invitano, anzi ordinano di uccidere in nome di Dio.

Perché oggi i cattolici non più? Tali uccisioni riempiono pagine e pagine della Bibbia, si esercitano contro donne e bambini, prevedono la distruzione di “ogni essere vivente”, perfino pianta o animale. Sono atti di ferocia gratuita contro gli innocenti, come l’uccisione dei primogeniti degli egiziani per punire il Faraone. Sono “guerre sante”. Quelle che ebrei musulmani cristiani si fecero poi a lungo, brandendo la Bibbia o il Corano.

Oggi i musulmani fondamentalisti continuano a farlo; i fondamentalisti cristiani (la cui espressione più rilevante sono i cattolici) hanno smesso solo perché costretti dalla rivoluzione francese e dall’avvento degli stati laici che hanno posto fine al potere temporale. Quello stesso che i vari Ratzinger, Bagnasco e Fisichella vorrebbero vedere restaurato.

Ma il ricorso alla violenza per motivi di religione è annidata, pronta sempre a risorgere, proprio nella pretesa cattolica di detenere la verità assoluta. Una pretesa che in Italia oggi si traduce nel tentativo (caldeggiato da Fisichella fra gli altri) d’imporre a tutti i cittadini anche non credenti, per legge, la morale cattolica in genere e la sua parte più grottesca, quella sessuale, in specie.

Walter Peruzzi

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15 commenti
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  1. [...] l’articolo integrale: Fisichella imbroglia le carte Post correlati1 settembre 2010 — Fisichella imbroglia le carte (0) Ai primi di agosto, in [...]

  2. Gentile Peruzzi,
    il Suo articolo e segnato da due errori significativi.
    Lei scrive: “Basta pensare alle persecuzioni scatenate, in nome della fede, nel corso dei secoli, da tutte e tre le religioni del libro”.
    Ma il cristianesimo cattolico non è una “religione del libro”. Nel cristianesimo i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento sono libri umani, opera dell’ uomo, semplicemente ispirati da Dio, il cui pensiero e la cui volontà si incarnano invece in un uomo storico, Gesù. Questo consente di evitare una interpretazione letterale dei libri citati che, in quanto scritti umani soltanto ispirati, vanno interpretati tenendo conto del loro scopo, del contesto storico-culturale, dei generi letterari.
    Lei scrive poi: “Ma il ricorso alla violenza per motivi di religione è annidata, pronta sempre a risorgere, proprio nella pretesa cattolica di detenere la verità assoluta “.
    Questo non è vero nè storicamente nè sotto il profilo dei principi.
    In Europa il primo vero esempio di libertà e di tolleranza concretamente realizzato è costituito dalla dalla convivenza pacifica tra cattolici e protestanti successiva alla fase delle sanguinose guerre di religione.
    Prima della Rivoluzione francese, anche nella Francia stessa, le confessioni cristiane accettarono di convivere pacificamente senza rinunciare affatto alle loro rispettive convinzioni assolute, che di per sè non precludono la tolleranza.
    Dalla convinzione assoluta non deriva necessariamente l’ intolleranza.
    Tolleranza che deriva direttamente dai principi del cristianesimo stesso.
    Quanto al conflitto tra Islam ed Europa cristiana, che è durato più di mille anni – ancora nel Diciassettesimo secolo i Turchi assediavano Vienna -, si è trattato di un percorso storico complesso dove il ruolo appunto dell’ Europa cristiana e delle potenze islamiche non è da considerare su un piano di parità. In una vicenda millenaria come questa e in genere nella storia umana è davvero difficile definire torti e ragioni. Ma qualche volta è possibile individuare, tra cattivi, chi è più cattivo degli altri.
    Un saluto cordiale

    Carlo

  3. …il Suo articolo è segnato…

  4. Caro Carlo,
    dalle sue parole mi sembra d’intravvedere una certa partigianeria cattolica.

    Personalmente non mi permetto di fare un’esegesi della religione cattolica in così poche righe, ma ho letto e studiato molto l’argomento.
    Non può negare l’intolleranza della religione cattolica nel corso della storia. Che poi esistano sacerdoti santi e cattolici da prendere a modello è un’altra questione.
    Quanto all’Ermeneutica dei testi sacri, dovreste mettervi d’accordo perché non sono pochi i cattolici che ritengono di dover seguire alla lettera i contenuti dei Libri.
    Carlo, non universalizzi un pensiero personale e parziale.
    Anche lei, come spesso capita a chi vuole difendere a spada tratta la religione cattolica, specie in questo periodo Neoilluminista, si nasconde nel nozionismo e nel dettaglio e sappiamo bene che quest’ultimo è il luogo migliore in cui si cela qualcuno.
    L’evidenza è che la religione cattolica ha fatto più Male che Bene, perché non è opera di Dio, ma dell’uomo e neanche della migliore specie.

    Con rispetto e amicizia,
    Geoffrey

  5. Gentile Geoffrey,
    sul valore della Bibbia per i cattolici e sulla sua interpretazione non ho che riassunto il Magistero ufficiale della Chiesa cattolica.
    Le basterà consultare il Catechismo cattolico, per esempio sul sito della S. Sede (vatican.va), per controllare.
    Sull’ intolleranza dei cattolici o, meglio, di alcuni cattolici in certi periodi storici, non posso che essere d’ accordo con Lei. Il problema sta nella lettura di questi comportamenti. Vanno comunque evitati anacronismi. In certi ambienti storico-culturali la nostra “tolleranza” non la troviamo da nessuna parte.
    Poi la questione delle conseguenze culturali, istituzionali, giuridiche, sociali del cristianesimo.
    Naturalmente si tratta di valutazioni controverse, pur essendo a mio parere necessario cercare di tendere alla massima oggettività possibile sugli aspetti di fatto.
    Ho sempre ritenuto fondamentali in quest’ ambito le opinioni di Montesquieu e di Tocqueville, vicini anche temporalmente agli eventi ed alle istituzioni che cerchiamo di indagare.
    Nessun nozionismo. Soltanto il tentativo di evitare luoghi comuni e leggende a mio parere francamente da evitare in un contesto critico.
    Di nuovo un saluto cordiale

    Carlo

  6. @Carlo Rossi
    E no. Affermare delle cose importanti quali “la nostra tolleranza non la ritroviamo da nessuna parte” è un’affermazione rivolta a chi non conosce altri contesti religiosi. Innanzitutto la tolleranza degli ambienti atei è di gran lunga superiore a quella della sua chiesa cattolica. A punto tale che è stato coniato un nuovo termine, usato come insulto ma che insulto non è, che è il “relativismo”. Purtroppo per lei, dove c’è il relativismo c’è una carica di tolleranza più forte di quella che potremmo trovare in quegli ambienti in cui regna il dogmatismo, per forza di cose. Quanto alle religioni, potrei farle un lungo elenco di quelle che battono il cattolicesimo in tolleranza e fra tutte spiccano sicuramente quelle di origine asiatica, buddhismo in primis, che benchè più antiche, si sono dimostrate nei secoli più tolleranti. Vogliamo parlare del clima di intolleranza di oggi per gli omosessuali, clima alimentato dalle dichiarazioni continue e mai smentite dei vari vescovi? Vogliamo parlare dell’intolleranza dimostrata dal vaticano nei confronti di un uomo, Piergiorgio Welby, affetto da SLA e che chiedeva solo che la natura, dopo molti anni di vita-non vita, facesse il suo corso? Gli è stata negata anche la funzione funebre. Dov’è la pietà? Dov’è la tolleranza, se non nella propaganda vaticana. Come dire ve la cantate e ve la suonate. Ma come nella favola “Il vestito dell’imperatore” è bastata la voce ingenua di un bimbo a rompere l’incantesimo e a far vedere l’imperatore nudo. Certo, oggi il vostro imperatore, il Papa, nudo non è (scarpe di Prada e tessuti di altissima qualità e prezzo), ma anche questo fa a pugni con la pretesa vocazione di stare dalla parte dei poveri. Vuoi vedere che anche lui appartiene a quei “pochi” uomini che si sono macchiati di qualche cosa? Com’era la frase? “… è più facile che un cammello passi attraverso la cruna dell’ago che un ricco vada nel regno dei cieli”, come no, neanche il Papa ci crede (vuoi vedere che rientra in quella interpretazione non letterale del vangelo, ovviamente a suo vantaggio?)

  7. Caro Rossi,
    la ringrazio per le sue osservazioni. Mi sembra però che parlare di islam, ebraismo e cristianesimo (cattolici inclusi) come “religioni del libro” sia d’uso corrente fra evangelici (cito del teologo H. Blocher l’articolo “Il cristianesimo e le altre religioni del libro”) come fra cattolici (la diocesi di Fano ha promosso il 21 marzo scorso un incontro fra ebrei e cattolici su “L’ebraismo e le religioni del libro”). Non vedo quindi quale errore “significativo” avrei commesso usando questo termine unicamente per indicare le tre religioni in questione, senza certo addentrarmi nel diverso significato che ha il Libro per ciascuna di esse.
    Trovo invece una sottovalutazione (“interessata” se chi scrive è cattolico) della Bibbia, e delle dottrine (e stragi) imbarazzanti che giustifica, definirla “libri umani, opera dell’uomo, semplicemente ispirati da Dio” quasi Dio fosse ispiratore della Bibbia come Beatrice lo è della Divina Commedia. Leone XIII e Pio XII insistono sulla assoluta “inerranza” della Bibbia anche nelle parti storiche in quanto scritta sotto l’ispirazione continua di Dio che non può sbagliare. Il Vaticano II ribadisce nella “Dei Verbum” che Dio “ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro Testamento e NE E’ L’AUTORE” e dice che il “modo di interpretare la Scrittura è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa”.
    Quanto al fatto che l’intolleranza si “annidi” nell’idea stessa di essere depositari di una verità assoluta, mi pare confermato dalla storia e dai principi, a parte le convenienze che possono aver indotto alla convivenza (praticata e revocata a fasi alterne) fra cattolici e protestanti in Francia. La Chiesa non rinunciò all’Inquisizione se non quando vi fu costretta dai principi illuminati. Sul piano dei principi ancora Gregorio XVI definiva “delirio” la libertà di coscienza e Pio IX la poscriveva nel “Sillabo”. Leone XIII affermò che lo stato deve essere confessionale (e Benedetto XVI cercva di adoperarsi perché torni ad esserlo…). Pio XI, nella “Mortalium animos”, definì “peste dell’età nostra” il laicismo che “negò alla Chiesa il diritto – che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo – di ammaestrare le genti, di far leggi, di governare i popoli”. Disse anche che “in fatto di coscienza competente è la Chiesa ed essa sola” e che “in Stato cattolico, libertà di coscienza e di discussione, devono intendersi e praticarsi secondo la dottrina e la legge cattolica”.
    Certo, in questo concordo con Rossi, non tutti i cattivi sono uguali. La Chiesa cattolica lo è senza paragone più di tutti, salvo forse i cristiani rinati di Bush…
    Cordialità
    Walter Peruzzi

  8. Gentile Peruzzi,
    per i cattolici il cristianesimo non è, ovviamente, una “religione del Libro” . Ciò è molto importante perchè vieta un’ interpretazione letterale delle Scritture, documenti umani ispirati da dio.
    Si tratta, appunto, per i cattolici, di un’ ovvietà.
    Così il Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica e la “Dei verbum” da Lei citata.

    Catechismo:
    108 La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro ». Il cristianesimo è la religione della « Parola » di Dio: di una Parola cioè che non è « una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente ». 126 Perché le parole dei Libri Sacri non restino lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna del Dio vivente, per mezzo dello Spirito Santo ce ne sveli il significato affinché comprendiamo le Scritture. 127

    III. Lo Spirito Santo, interprete della Scrittura

    109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. 128

    110 Per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ». 129

    Dei verbum:

    12. Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l’interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
    Per ricavare l’intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l’altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l’autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell’agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24).

    Criteri interpretativi di questo tipo, dettati per le Scritture, a maggior ragione valgono per il Magistero della Chiesa (Encicliche, Documenti conciliari ecc. ecc.), anche per quelli che Lei cita.
    Laicamente, direi che la convinzione assoluta non determina di per sè intolleranza. Dipende dai contenuti della convinzione assoluta.
    Quanto ad un giudizio sulle conseguenze del cristianesimo sul piano storico, culturale e giuridico, si tratta certo di questione controversa.
    Personalmente ritengo molto importanti le opinioni di Montesquieu e di Tocqueville. Se vuole ne possiamo parlare.
    Di nuovo un saluto cordiale

    Carlo

  9. Caro Rossi,
    cercherò di contenermi perché dubito che una lotta a colpi di citazioni entusiasmi i lettori.
    Lei scrive che “per i cattolici il cristianesimo non è una religione del libro”. La mia definizione non è dunque un “errore” ma solo un’opinione divergente da quella dei cattolici. Bene.
    Lei poi, in lunghissime citazioni sul carattere “umano” della Bibbia e la possibilità di interpretarla in base alla cultura del tempo, al genere letterario etc., non trova modo di inserire anche i pezzetti da me citati in cui si dice che però, alla fine della fiera, Dio “ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro Testamento e NE E’ L’AUTORE” e il “modo di interpretare la Scrittura è sottoposto al giudizio della Chiesa” e quindi obbligato. Né Lei ricorda i passi di Leone XIII, Benedetto XV o Pio XII in cui si afferma la verità “assoluta” della Bibbia per le parti “storiche” (quelle che più ci interessano perché raccontano le molte “uccisioni volute da Dio”, che tutti gli uomini retti condannano ma che il Catechismo di Pio V approva).
    Sarebbe da chiedersi a questo punto perché preme tanto ai cattolici rivendicare una interpretazione “elastica” dei sacri testi e conseguentemente, come scrive Lei, di Encicliche etc. Il motivo è ovvio: poter fare quel gioco delle tre tavolette in cui sono maestri, cioè declassare a idee “storiche”, legate a un’epoca e senza valore assoluto, le dottrine più imbarazzanti che la Chiesa vuol far dimenticare; ed elevare a dottrine “eterne” quelle che la Chiesa vuole riaffermare e imporre oggi (anche ai non credenti).
    Così si declassa a usanza del tempo la messa a morte dei bestemmiatori, ordinata dal Dio biblico; e si afferma eternamente valida la condanna dell’aborto. Si dirà che è un’opinione senza valore di principio, legata all’epoca, la condanna della libertà di coscienza, benché sia stata sostenuta dai papi per quasi duemila anni e fino a ieri; e che è eternamente valido il matrimonio monogamico indissolubile (presente solo in date epoche e in date società).
    Tutti i più anguilleschi contorsionismi pur di non mandare in soffitta la dottrina dell’infallibilità e la grottesca morale sessuale cattolica. Due pilastri poiché senza il controllo sulla vita delle persone, sulle pulsioni profonde, sulla morte, e senza l’autorità per esercitarlo in quanto rappresentante infallibile di Dio, la Chiesa avrebbe da tempo chiuso bottega.
    Il che al papa e ai suoi ovviamente non piace come non piace ai tacchini che arrivi Natale, per dirla con quel cantante da balera amico di Bertone e di Mangano.
    Cari saluti
    Walter Peruzzi- http://www.cattolicesimo-reale.it

  10. Gentile Peruzzi,
    non è una mia opinione ma è parte del cuore della fede cattolica che il Magistero della Chiesa afferma tradizionalmente.
    Il cattolicesimo non è una “religione del Libro” perchè in esso la Parola di dio si incarna in un uomo storico, Gesù, e non in un libro.
    Il riassunto ufficiale della dottrina cattolica, il Catechismo della Chiesa, afferma appunto:
    “La fede cristiana tuttavia non è una « religione del Libro »”. Ulteriori citazioni non sono necessarie. Una cosa ovvia, elementare, che i catechisti insegnano ai bambini.
    Ciò preclude una interpretazione letterale delle Scritture. E fa della fede cattolica una fede sempre aperta e viva, intrinsecamente non fondamentalista.
    Rispetto le Sue opinioni e le Sue preferenze. Ma se vogliamo discutere di cattolicesimo ovviamente dobbiamo far riferimento al cattolicesimo e non ad altro.
    Di nuovo a Lei il mio saluto più cordiale

    Carlo

  11. Allora, ricapitolando, nel cattolicesimo la parola di dio si incarna in un uomo che è Gesù, e poichè Gesù (inteso come figura mitologica) non è mai esistito (nessuno storico dell’epoca ci ha mai parlato di questa specie di rivoluzionario, mentre la ritroviamo in personaggi analoghi di altre religioni e mitologie preesistenti), ma è a sua volta un prodotto della mitologia religiosa, ergo il cattolicesimo si basa sul nulla. Buono a sapersi.

  12. Gentile Red P.,
    se la Sua premessa è vera davvero il cattolicesimo si basa sul nulla. Il Suo ragionamento mi pare del tutto corretto e condivisibile.
    Però la discussione non riguardava questa premessa decisiva bensì la posizione ed il valore delle Scritture nella fede cattolica.
    Forse troppe citazioni e un po’ di noia. Meglio un esempio concreto. Recentemente, discutendo di evoluzionismo, è stato qui citato Giovanni Paolo II. Il papa ha definito l’ evoluzionismo un’ ipotesi scientifica ben corroborata e pienamente compatibile con la fede cattolica. Mentre come è noto la Bibbia racconta della faccenda di Adamo ed Eva.
    Allora delle due l’ una. O è corretta la tesi che ho sostenuto. E allora il papa ha applicato fino in fondo i principi della propria fede. Oppure ho torto. E allora il papa è un traditore della propria fede.
    Un saluto cordiale

    Carlo

  13. Caro Rossi,
    per Lei “religione del libro” significa interpretazione letterale delle scritture, per me indica ogni religione che si basi (anche o solo) su un Libro di cui “Dio è autore” (Dei verbum).
    Per Lei “fondamentalista” è chi interpreta le scritture “alla lettera” (che è il primo significato assunto storicamente dal termine). Io (in nutrita compagnia) uso fondamentalista anche in un altro senso, ossia per indicare una religione che vuole porre la sua dottrina a base della società (come Ahmadinejad o Leone XIII; e Benedetto XVI, anche se fa finta di no…).
    Per lei “se vogliamo discutere di cattolicesimo” dobbiamo riferirci a quello che il cattolicesimo è SECONDO il Magistero, ossia a quel che dice di essere. A me interessa invece quel che è realmente, in contrasto con quel che il Magistero vuol farci credere che sia.
    Come vede, divergiamo persino nell’uso dei termini ed è quindi probabilmente poco utile continuare a discutere.
    Cordialmente
    Walter Peruzzi . http://www.cattolicesimo-reale.it

  14. Gentile Peruzzi,
    in realtà non sono importanti le parole ma le proposizioni, le asserzioni.
    Discutere è sempre utile e io resto a Sua disposizione. Se posso essere franco, temo che Lei non abbia compreso proprio i principi fondamentali della dottrina cattolica.
    Faccenda diversa è il cattolicesimo sotto il profilo storico e sociologico. E qui, a mio parere, i problemi sono molto più complessi di quelli che si incontrano discutendo di dogmi.
    Se non si abbandona mai un approccio genuinamente critico si tratta di temi davvero interessanti.
    A lei di nuovo il mio saluto cordiale

    Carlo

  15. Caro Rossi,
    si rassicuri. Ho compreso alla perfezione i principi fondamentali della dottrina cattolica e, se ne ha bisogno, detto francamente, posso aiutare a comprenderli anche lei.
    cordialità
    Walter Peruzzi