Attualità
Pedofilia nel clero, la strategia del perdono
di Cecilia M. Calamani[5 ago 2010]
Benedetto XVI ha inviato, per bocca del segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, un messaggio all’associazione cattolica statunitense I Cavalieri di Colombo (che conta quasi due milioni di affiliati), riunitasi in questi giorni a Washington.
Secondo il papa, “la risposta più efficace […] agli attacchi, spesso ingiusti e infondati, alla Chiesa e ai suoi leader” è “una grande fedeltà alla parola di Dio, una più risoluta ricerca della santità, un accresciuto impegno alla carità nella verità da parte di tutti i fedeli”.
Un passo importante, un’affermazione politica che non può cadere sotto silenzio perché svela la strategia che il Vaticano sceglie per uscire dallo scandalo della pedofilia nel clero e rafforzare le file interne.
Innanzitutto la negazione. Gli attacchi sarebbero “spesso ingiusti e infondati”, ossia il problema è inferiore a quello propagato dai media. Sappiamo bene che invece il problema è superiore e di molto, perché uno a uno continuano a venire fuori casi vecchi di anni se non decenni, sempre taciuti e coperti dal Vaticano anche con l’attiva partecipazione dell’allora capo della Congregazione della dottrina fede, lo stesso Ratzinger. E quanti di questi casi non verranno mai alla luce, relegando all’oblio il dolore delle vittime e l’impunità dei colpevoli?
Ma il passo più offensivo viene dopo. Forse qualcuno, anche all’interno di una platea di accoliti, avrebbe potuto aspettarsi una dichiarazione di rigore, di lotta serrata verso chi commette un delitto immondo quale quello di violentare l’infanzia, l’affermazione di una seria volontà dell’istituzione Chiesa di collaborare con la giustizia. Invece, per superare questo momento di crisi, dal papa arriva una sola ricetta, i cui ingredienti sono la “fedeltà alla parola di Dio”, la “ricerca della santità” e, infine, “un accresciuto impegno alla carità nella verità da parte di tutti i fedeli”.
Ma cos’è la carità nella verità? Come possono entrare la misericordia, l’amore, il compatimento e la pietà in quella abominevole verità che sta emergendo sui casi di pedofilia?
Il messaggio è chiaro. La carità è il preludio del perdono. E il perdono lava il peccato di chi ha abusato di uno, dieci o mille bambini. Di altro non c’è bisogno. La comunità cattolica deve usare la carità nella verità per ricercare la santità per se stessa. Solo perdonando, il più cristiano degli insegnamenti, la Chiesa verrà fuori da questa piaga.
La pedofilia, dunque, continua a essere vista dalla Chiesa come un problema interno. Uno sfregio alle migliaia di vittime, che ancora credano nel dio cattolico o non più. Se la giustizia terrena non ridarà certo loro un’infanzia scippata, quella divina (o presunta tale), usando il perdono verso i carnefici come mezzo di elevazione verso la santità, diventa fatalmente corresponsabile dei loro orrendi delitti.
Cecilia M. Calamani








































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Ampi stralci di questo commento sono stati ripresi da un’ intervista dell’ agenzia Zenit a Massimo Introvigne.
Intanto una premessa: i media hanno fatto una straordinaria confusione intorno alla parola pedofilia. Tale termine, secondo i manuali (tra cui il diffuso DSM-IV), indica l’ attività sessuale ricorrente con bambini prepuberi. Naturalmente la pubertà può giungere ad età diverse, ma gli stessi manuali indicano l’ età media della pubertà in undici anni. Ciò significa che un prete che ha rapporti sessuali con un dodicenne non è un pedofilo, ma “solo” un omosessuale violento.
Veniamo ora alla prima questione: quanti sono i preti pedofili? Secondo uno studio statistico indipendente commissionato al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York, che non è un’università cattolica ed è unanimemente riconosciuta come la più autorevole istituzione accademica degli Stati Uniti in materia di criminologia, dal1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi poco più di un centinaio sono stati condannati da tribunali civili. Il basso numero di condanne da parte dello Stato deriva da diversi fattori. In alcuni casi le vere o presunte vittime hanno denunciato sacerdoti già defunti, o sono scattati i termini della prescrizione. In altri, all’accusa e anche alla condanna canonica non corrisponde la violazione di alcuna legge civile (è il caso, per esempio, in diversi Stati americani del sacerdote che abbia una relazione con una – o anche un – minorenne maggiore di sedici anni e consenziente). Tuttavia il National Review Board è stato anche criticato per non avere dedicato sufficiente spazio, nel suo commento, al fatto che ci sono stati molti casi clamorosi di sacerdoti innocenti accusati: e Jenkins ritiene che questi si siano moltiplicati negli anni 1990 quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti. Le cifre non cambiano in modo significativo aggiungendo il periodo 2002-2007, perché già lo studio del John Jay College notava il “declino notevolissimo” dei casi negli anni 2000: le nuove inchieste sono state poche, e le condanne pochissime (un effetto delle politiche di “tolleranza zero” dei vescovi americani ma certo anche delle misure più rigorose introdotte dal cardinale Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede).
Dallo studio del John Jay College si può concludere, come si legge spesso, che il quattro per cento dei sacerdoti americani sono “pedofili”? Niente affatto. Secondo lo stesso studio il 78,2% delle accuse si riferisce a minorenni che hanno superato la pubertà. Dunque i sacerdoti accusati di pedofilia sono 958 in cinquantadue anni, diciotto all’anno. Rispettando le stesse proporzioni le condanne dovrebbero essere 24: in realtà sono di più, perché i tribunali dello Stato (giustamente) perseguono più severamente i pedofili che di chi ha rapporti con minori dopo la pubertà (un’attività, ripetiamolo ancora a rischio di sembrare noiosi, gravemente immorale e spesso anche criminale, ma che non è pedofilia). Ma anche così le condanne penali di preti (veramente) pedofili negli Stati Uniti sono state nel periodo 1950-2002 poco più di una all’anno.
Da tutto questo si evince un dato molto semplice: la stragrande maggioranza delle accuse e delle condanne di preti “pedofili” riguarda, in realtà, casi di preti omosessuali che hanno usato violenza nei confronti di minori. Come cattolico non posso che esprimere tutto il mio sdegno nei confronti di persone che sfruttano la chiesa per mettere in atto le loro orrende perversioni.
Veniamo ora alla seconda questione: che c’ entra il perdono con la pedofilia? C’ entra eccome! Il perdono è per tutti. Cristo è morto per tutti sulla croce, anche per i pedofili (e per gli omosessuali, violenti e non). Il cristianesimo ha portato la speranza nel mondo, e l’ ha portata per tutti, anche, anzi soprattutto per i peccatori più immondi. Cosa c’ è dunque di così vergognoso nelle parole del nostro amato papa? Forse la parola perdono disturba le orecchie attente della signora Cecilia M. Calamani? Forse lei ritiene di non avere nulla da farsi perdonare? Se lei ritiene di poter fare a meno del perdono di Dio, ebbene si tranquillizzi subito signora: non è obbligatorio pentirsi e neanche ricevere il perdono di Dio. Lasci però a chi confida nella Divina Misericordia la speranza di essere perdonati. Solo chi spera nel perdono può sperare di cambiare. Anche un pedofilo può cambiare.
Gentile Giancarlo,
la ringrazio dei dati che riporta ma la invito, a proposito delle affermazioni della Chiesa sugli ‘efebofili’ a leggere questo articolo:
http://www.cronachelaiche.it/2009/10/preti-pedofili-ma-no-solo-omosessuali-affetti-da-efebofilia/
La Chiesa continua a scagliarsi contro l’omosessualità per coprire un orrendo delitto che con l’omosessualità nulla c’entra. E violentare un bambino di 13 anni non ha un sapore molto diverso di violentarne uno che ne ha 11.
Riguardo alla parola ‘perdono’ che, secondo lei, darebbe fastidio alle mie orecchie: la pedofilia del clero non è un problema interno alla Chiesa, ma un problema penale che va risolto nelle appropriate sedi. Che i cattolici credano nel perdono è cosa che francamente non riguarda né me, né le migliaia di vittime, né la società intera. Ognuno può pentirsi, certo: pedofili, assassini, stupratori, delinquenti di qualsiasi ordine, credenti oppure no. Ma i conti si pagano passando per i tribunali, non per il perdono di un porporato, fosse anche il papa. Il quale, è il caso che io lo ricordi, non perdona, invece, le donne cattoliche che abortiscono, anzi le scomunica latae sententiae. Chi, invece, ammazza un bambino o adolescente nello spirito, anche se il corpo continua a vivere, può essere perdonato. Questa è la giustizia ‘divina’, ossia quella di cui il papa si erge a portavoce.
Lei confonde il perdono del suo dio, valido solo per i cattolici, con la giustizia, valida per tutti.
E finché regna questa faziosa confusione, sarà sempre lecito, per il Vaticano, coprire i pedofili che si nascondono al suo interno. Non c’è bisogno di passare per un tribunale penale, è sufficiente il perdono del papa, interprete terreno della voce di dio.
Carissima Cecilia, se un prete violenta un ragazzino di tredici anni commette un crimine che non esiterei a punire con la morte. Tuttavia l’ autore di questo gesto non è un pedofilo, non lo è tecnicamente. Ad affermarlo non è la chiesa ma i manuali medici. Ora, siccome i tre quarti delle accuse di pedofilia a preti sono, in realtà, accuse di abusi omosessuali su minori, appare più che giustificata, mi pare, la preoccupazione della chiesa cattolica circa la presenza di omosessuali tra le file del clero. Quando, qualche anno fa, il nostro grande Benedetto emise un documento nel quale invitava i responsabili dei seminari a selezionare con maggiore attenzione i candidati al sacerdozio al fine di individuare eventuali omosessuali ed espellerli, successe il finimondo: chiesa omofoba, papa razzista e via di questo passo. La realtà che emerge con chiarezza dai dati che ho citato nel precedente commento è molto semplice: in America, in un arco di cinquant’ anni, su oltre 109.000 sacerdoti, sono 4392 quelli accusati di abusi su minori e di questi “solo” 958 sono accuse di pedofilia. Il resto delle accuse, oltre tremilaquattrocento, riguardano, nella quasi totalità, abusi da parte di (presunti) preti omosessuali su minori. Per inciso ribadisco che, di queste 4392 accuse di abusi, solo poco più di un centinaio si sono rivelate fondate in sede giudiziaria: cento preti su centomila, l’ uno per cento dei preti è effettivamente un abusatore. E di questo uno per cento la stragrande maggioranza sono risultati essere preti omosessuali mentre una ristretta minoranza erano effettivamente pedofili.
Egregia signora sono questi i dati con cui dobbiamo fare i conti. Nessuno vuol coprire i pedofili (non si capisce poi a quale pro) a danno degli omosessuali. Sono i dati che parlano chiaro: i pedofili, nella chiesa cattolica, sono un’ infima minoranza, percentualmente ben minore di quella presente nella società “laica”.
Sul perdono poi… mi sembrava di essere stato chiaro: quando il papa, ed io con lui, invoca il perdono è chiaro che si riferisce al perdono di Dio, non certo a quello giudiziario. La giustizia umana faccia il suo corso, magari occupandosi anche delle centinaia di migliaia di europei che praticano il turismo sessuale, sia esso pedofilo o minorile. Oppure la pedofilia laica la si può accettare?
Giancarlo, capisco la provocazione e non sto qui a ribadirle che la pedofilia è uno dei crimini più ributtanti che esistano. Anzi, il più ributtante, per quanto mi riguarda, a prescindere da chi lo compie. Ma sa, compiuto da chi proclama di proteggere l’infanzia ha un altro sapore…
Il termine tecnico – pedofilia o efebofilia – non importa, non è sul vocabolario che si gioca la sostanza.
Quanto all’omosessualità, lei mi conferma ciò che ho già scritto: è l’oggetto su cui la Chiesa rigetta le colpe degli ‘abusatori’ in abito talare. Il problema dei pedofili (o efebofili) è che sono omosessuali! E, si sa, gli omosessuali violentano fanciulli e ragazzi.
Questo la Chiesa insinua, questo proclama per bocca di vari suoi porporati (vogliamo parlare di monsignor Babini, che candidamente dichiara che i pedofili si possono salvare mentre gli omosessuali devono bruciare nel fuoco eterno?) scatenando – anche lei – rigurgiti omofobi le cui violente conseguenze stanno su tutti i giornali.
D’altronde qualche strega da bruciare sul rogo per coprire le prorie mancanze la Chiesa l’ha sempre trovata. Che poi l’Oms abbia sancito nero su bianco che l’omosessualità non è una malattia, per chi è rimasto ancorato a precetti medioevali che nulla hanno a vedere né con la scienza né con la ragione, è totalmente indifferente.
La ringrazio, comunque, per il suo contributo.
Anch’ io la ringrazio per la correttezza che ha dimostrato ospitando i miei commenti. Sono soddisfatto per lo scambio che ho avuto con lei. Le chiederei soltanto di giudicare la chiesa con lo stesso metro con cui giudica il resto della società. Le ricordo infatti che la pedofilia, lungi dall’ essere prerogativa esclusiva della chiesa, ammorba il mondo da sempre e che si annida in ogni strato sociale, nelle famiglie, nelle scuole ed in ogni forma di assembramento umano. Certo, sono d’ accordo con lei che un prete pedofilo costituisce uno scandalo ben maggiore di un pedofilo qualunque. Tuttavia è il prete pedofilo ad essere un traditore, non l’ istituzione chiesa. Se in passato sono stati commessi errori nei confronti di questi preti da parte di chi aveva la responsabilità di denunciare gli abusi, ebbene questi errori sono stati sottolineati e denunciati dal papa. C’ è da sperare che, per il futuro, non saranno ripetuti tali errori.
Quanto alla questione degli omosessuali, essi sanno bene che se abbandonano l’ ideologia gay e si presentano in chiesa come poveri peccatori, troveranno sempre nei sacerdoti un conforto, un sotegno, una parola amica, un incoraggiamento. Personalmente guardo agli omosessuali non gay (cioè non ideologizzati) con ammirazione e con piena e risoluta solidarietà, disponibile in qualunque momento ad offrire la mia amicizia.