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Love Parade e il vescovo di Salisburgo: un’occasione persa per tacere
di Alessandra Maiorino[9 ago 2010]
Non solo non ha taciuto di fronte al dolore di chi è sopravvissuto a quella insensata strage, di fronte allo strazio di genitori e amici delle 21 vittime e degli oltre 500 feriti, ma continua a blaterare frasi sconnesse, il cui unico senso, a volerlo cercare, è pura follia.
Il vescovo cattolico di Salisburgo, tale Andreas Laun, lo scorso 6 agosto non aveva infatti trovato nulla di più appropriato da dire, in riferimento alla tragedia che il 24 luglio ha colpito la Germania, che affermare che la Love Parade e la partecipazione a essa «è un atto di ribellione alla creazione e all’ordine di dio, e un invito al peccato». Aveva anche aggiunto che, sebbene fosse necessario stare in guardia dal ritenere l’evento una punizione divina, esiste un «diritto divino di punire gli apostati».
Queste parole sono state scritte dal vescovo in persona sul sito in lingua tedesca kath.net. Andando a ispezionare la fonte, ripresa dai quotidiani di tutto il mondo, si trova oggi anche una replica del medesimo vescovo alle numerose critiche ricevute. Il signor Laun afferma di essere stato frainteso, ma poi si lancia in un oscuro attacco contro gli atei, tirando di mezzo, non si comprende bene per quale motivo, anche i mussulmani. Ecco cosa scrive il vescovo di Salisburgo: «A quanti tra i miei critici sono atei, vorrei dire: perché vi agitate tanto? Il Dio della Bibbia e della Chiesa in ogni caso non esiste ai vostri occhi, e uno come me ai vostri occhi è solo un narratore di favole: perché dunque tanto chiasso per nulla, avete forse paura dei fantasmi? O forse il discorso su di un Dio che punisce vi fa reagire così aggressivamente perché non siete così sicuri (scl. che non esista) come pretendete di essere? Per inciso, vi potreste agitare per quasi tutte le religioni, perché io non ne conosco nessuna che non creda in un Dio che è anche giudice di uomini!»
E poi aggiunge: «Ma attenzione, il vostro sarcasmo potrebbe colpire anche i musulmani che, sebbene in modo diverso dai cristiani, sono anch’essi convinti che Dio punisca – e potrebbero reagire in modo diverso al vostro attacco da come faccio io!?»
Anche per chi non conosca la lingua tedesca, sarà interessante dare uno sguardo a quanto scritto dal prelato austriaco: si noterà che non vi è proposizione che non termini con un punto esclamativo o uno interrogativo; per surplus di enfasi, il periodo qui riportato li esibisce orgogliosamente entrambi. Se non fosse che il contenuto del suo discorso è fin troppo chiaro, basterebbe la punteggiatura a dimostrare, senza timore di essere smentiti o di risultare irrispettosi, che questo signore è veramente fuori dalla grazia di dio.
Lasciando andare il riferimento ai musulmani, che sembra contenere una malcelata minaccia, va rilevato che il vescovo non sembra si renda conto della violenza delle sue parole e anzi, appare sinceramente convinto che il problema sia nel riconoscere o nel negare al dio in cui crede il diritto di punire i peccatori; in questa ottica si domanda dunque perché mai gli atei debbano protestare, visto che loro un dio, punitore o dispensatore di grazie, non ce l’hanno.
Ebbene, qualcuno spieghi a questo anziano signore, che, credenti o non credenti, le persone sensate sono in grado di percepire quanto crudele sia attribuire la causa di una tragedia alle vittime (e non a un dio qualsiasi), perché è questo che sottende il vescovo, e senza dargli il minimo peso.
Quei ragazzi non sarebbero morti per un banale, evitabile incidente, dovuto quasi certamente ad una pessima organizzazione della manifestazione, ma perché non erano moralmente degni, non erano puri, e hanno pagato con la vita la loro impurità.
Ciò che ferisce non è l’idea, antiquata e di biblica memoria, di un dio che punisce i convenuti a Duisburg, quasi novella Sodoma, ma che si getti un’onta di fango sulla memoria di vittime indubitabilmente innocenti agli occhi degli uomini sensati. Che poi tali vittime fossero colpevoli per il dio che alberga nella mente del vescovo, poco ce ne cale: per fortuna, le persone che credono in simili assurdità sono sempre di meno, e ciò anche grazie a un clero che sproloquia e inveisce contro il peccato e i (presunti) peccatori, quando dovrebbe invece tacere e imparare a umanamente addolorarsi per le disgrazie delle proprie pecorelle.
Alessandra Maiorino








































Voglio fare il Di Pietro della situazione. Il vescovo dice che dio punisce gli apostati. Ma che c’azzecca? L’apostasia è l’abbandono ufficiale della propria religione (sovente , nella prassi, anche per abbracciare un’altra fede). Che qui centinaia di migliaia di giovani abbiano deciso di abbandonare formalmente la propria (eventuale) fede perchè partecipavano ad un meeting, mi sembra una fantasia al limite della perversione mentale. Probabilmente la senilità opera sia sulla lucidità dei ragionamenti, sia sui ricordi di diritto canonico.
SBATTEZZATEVI! http://www.uaar.it è il modo migliore per mettere a tacere questi fanatici criminali!