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La parola ai lettori   

L’estate di un padre separato – Una notte in tre mesi

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[20 ago 2010]
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POSTA1Gentili Signori,
scrivo la storia di una pratica incostituzionale che si chiama affido esclusivo/prevalente alla madre, pratica che si è iniziato oggi faticosamente a debellare, pratica che i giudici del secolo scorso dicevano fosse “elemento di pace ed equilibrio” nella famiglia appena separata… consuetudine ottusa tutt’oggi dura a morire che ha portato tanta distruzione e inutile dolore nella vita di molti papà e figli.

In breve la mia estate: la ex parte per le vacanze (luglio e agosto) e mi informa a decisione presa nel mese di giugno, vedo mia figlia l’ultima volta a metà giugno. Obbligato ad organizzarmi a settembre fisso tutto e lo comunico alla ex. Lei però per tutto luglio non risponde, poi qualche giorno fa un SMS di rifiuto; motivi di comodo poi alla fine scrive che la bambina è troppo piccola (4 anni e mezzo…) e quando glielo ha chiesto si è messa a piangere… e che comunque se voglio posso tentare di convincere la bambina per telefono.

Due giorni fa finalmente mi viene “concesso” di vedere mia figlia dalle 11 alle 19 del giorno dopo… e poi via e purtroppo dovrò partire per le vacanze già fissate a settembre da solo. In sostanza da metà di giugno a metà di settembre vedrò mia figlia una sola volta, una notte in tre mesi.

Non credo ci sia altro da aggiungere. Nessuno ci ridarà indietro gli anni non trascorsi insieme in serenità come è sano e come dovrebbe essere. Però mi auguro che questa cosa possa non accadere mai più, mai più a nessun altro genitore e a nessun’altro bambino.

Noi abbiamo una colpa, come cittadini, politici, professionisti, uomini e donne, se questo avviene. Ora però abbiamo il compito di correggere questo errore, un dovere verso le future generazioni, ne siamo obbligati perché in futuro i nostri figli non possano mai essere deprivati dei figli che avranno.

Questo è l’appello di cui mi faccio portavoce e per primo mi impegno.

Un giovane padre
r.isabella@email.it

—–

Gentile lettore,

già il Suo presentarsi come “giovane padre” dimostra la drammaticità del racconto che ci ha cortesemente offerto, nel merito del quale – sia detto per inciso – chi scrive, anche per indole professionale, non intende sindacare non conoscendo nel dettaglio i reali termini della vicenda, in uno con la necessaria documentazione.

Qui pertanto non verranno dispensati consigli legali, né offerte soluzioni, ma solo sollevati spunti di riflessione.  Questo sì.

Del resto, chi si occupa della vasta materia dei contenziosi familiari (avvocati, mediatori, assistenti sociali ed altre figure ancora) sa bene quanto le ferie estive costituiscano il periodo di gran lunga più delicato e critico, rompendosi un equilibrio comunque stabilizzatosi nei mesi precedenti.

La Sua accorata lettera segnala quindi un problema più generale, rappresentato dal sostanziale fallimento di uno dei principali obiettivi che si prefiggeva la tanto sbandierata (soprattutto a destra) Legge n. 54/2006 – quella, per intenderci, che riformando la materia, ha introdotto la regola dell’affidamento condiviso dei figli minorenni delle coppie separate o divorziate – ossia, il conseguimento, anche nella fase patologica della crisi del rapporto coniugale, di una piena e consapevole “bigenitorialità”.

La realtà delle aule tribunali è infatti ben nota agli operatori del settore: si è passati dall’affidamento esclusivo dei figli minorenni alla pratica della custodia o del collocamento prevalente, senza che la sostanza sia cambiata di molto. Si impone quindi una nuova, ennesima, riforma legislativa?

Chi scrive reputa davvero inutile mettere ancora una volta mano al Codice Civile, in ossequio ad una sorta di moloch normativo che pretenderebbe di risolvere tutto (conflitti familiari inclusi) attraverso il rimaneggiamento costante dei testi di legge.

Semmai le coppie in crisi (soprattutto di comunicabilità) andrebbero aiutate dall’esterno, in maniera calda, appassionata e non burocratica, dando corpo e sostanza (e, quindi, risorse ed investimenti) ad uno Stato sociale che, anche in questo campo, si faccia garante della tutela della parte più debole (che poi altro non è che il figlio minorenne).

Per fare questo occorre però la volontà di porre l’accento su un concetto (quello di “intervento pubblico”) negli ultimi tempi considerato eretico ed impronunciabile, sacrificati sull’altare di una fanatica ideologia fondata sul libero e non regolato fluire delle dinamiche economiche che sta disgregando ogni tessuto sociale e collettivo.

E così milioni di persone restano SOLE e senza risposta, in attesa – magari – di ricevere un tanto agognato SMS.

In tale contesto, uno solo consiglio mi permetto di formulare: diffidi sempre da chi Le prospetta soluzioni facili, take away. Nell’ambito dei contenziosi familiari, semplicemente, non esistono soluzioni facili.

Le porgo i più cordiali saluti

Federico Guidoni, avvocato

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2 commenti
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  1. Un intervento dall’esterno della coppia in crisi, soprattutto quando ci sono di mezzo figli minorenni, è sempre poco auspicabile, ma alcune volte è irrinunciabile e perciò un rimaneggiamento del Codice Civile non la vedo una cosa da evitare, sopratutto se renderà più concreto il concetto (per ora è solo un concetto) di affido condiviso.
    E’ vero però (mia opinione) che l’unica soluzione è un cambiamento della cultura della nostra Società, ma si potrà ottenere solo sul lungo periodo.
    Io ho pensato di fare la mia piccola parte realizzando http://www.paternitaoggi.it che non parla dei genitori separati (non solo), ma del concetto di paternità in generale. Forse un giorno si arriverà a pansare ai padri come l’altra metà dei genitori, ma questo potrà avvenire solo se la stragrande maggiornaza di noi padri, assumeremo per primi questa consapevolezza.
    Scriverò al “giovane padre” per chiedergli(ti) una tua collaborazione, consci del fatto che lo facciamo per i nostri figli, non di certo con la presunzione di risolvere i problemi di oggi.
    Federico

  2. La mediazione famigliare risolve se entrambi i genitori sono disponibili, ma se una dei due va agli incontri senza modificare le proprie idee, ribadendo che vuole l’affido esclusivo perchè il figlio lo vuole educare solo a modo suo, se uno dei due genitori media sempre affinchè non ci sia astio e il bambino non soffra, alla fine il mediatore ascolta ma non ha voce in capitolo in Tribunale e, se comunque il bambino è abbastanza tranquillo nessuno interviene e i Tribunali procedono all’affido condiviso con COLLOCAMENTO PREVALENTE, alla madre e con assegno di mantenimento da parte del padre senza neppure valutare i redditi, mantenimento datato dalla data di presentazione del ricorso, senza verificare se le situazioni si sono modificate. Addirittura, in caso di ricorso ad un decreto di affido, non leggono nulla, non ascoltano se non i due avvocati, il tutto si svolge in 5 minuti di udienza e il presidente rigetta perchè comunque, in quel Tribunale dei Minori il Presidente ha stabilito che esiste un collocamento prevalente e che la madre ha sempre ragione e il papà deve pagare, mantenimento, arretrati (anche quando la madre non ha mai pagato nulla per il bambino, ha vissuto nella casa del padre senza pagare, è stata mantenuta) e spese avvocato della madre. Bell’esempio di quanto contenuto nella nostra Costituzione e di quanto si legge nei Tribunali: “La legge è uguale per tutti”.