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Laicità a rischio con le scelte di Marchionne

di Maurizio Fiumara
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[30 ago 2010]
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lavoratoriii_marchionneL’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne sta privando l’economia italiana, boccone dopo boccone, di una fonte che fa la differenza, sottolineando con “la scelta straordinaria è restare in Italia” l’assurdità di mantenere la Fiat nel nostro Paese.

Spostare la famosa “fabbrica italiana” all’estero significa ridurre il benessere economico degli italiani, ed uno Stato più povero economicamente diventa più assoggettabile perché maggiore sarà il numero di persone vulnerabili che accetteranno qualunque tipo di governo pur di migliorare le proprie condizioni di vita. E guardando alla cultura cattolica ancora maggioritaria, il rischio è quello di perdere quel po’ di avanzamento che il pensiero laico è riuscito a conquistare negli ultimi tempi.

Forse all’ex ragazzotto abruzzese sfugge che la Fiat è un’impresa privata sui generis, perché l’unica ad essere stata gestita così sfacciatamente con denaro pubblico da quasi un secolo. Uniformarsi al mondo, con aiuti statali di decenni, senza adoperarsi per trovare un’alternativa per chi rimane disoccupato non è una scelta mirabile da parte di un manager responsabile. Nemmeno grata.

Al meeting di Rimini il suo intervento è stato breve ma significativo sui suoi intenti imprenditoriali, favorendo diversi spunti di dibattito.

Affermando che “in Italia ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare” dimostra di non rispettare la dignità dei lavoratori che, al contrario, hanno solo voglia di lavorare, tentando di vivere una vita dignitosa, al riparo dai cambiamenti del mercato globale, da cui il ‘manager dal pullover blu’ dovrebbe garantirli, e quando sottolinea che “fino a quando non ci lasciamo alle spalle vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti” è obbligo ricordargli che non è detto che tra i tanti vecchi schemi quelli da cambiare siano proprio quelli che ha stabilito lui, soprattutto se per futuri orizzonti s’intendono centinaia di famiglie senza lavoro e senza alcuna possibilità di rientrare nel mercato del lavoro.

Ma un’indicazione sibillina arriva quando rimarca di desiderare un futuro in cui la contrapposizione di interessi fra imprenditori e lavoratori deve cessare.
E qui la sensibilità laica fa un sobbalzo. Sono toni che ricordano quelli usati dalla Chiesa quando, in passato, le idee non erano in linea con quelle ufficiali.

Chiarezza dovrebbe essere fatta sulle intenzioni di questa apparentemente innocua dichiarazione perché è ben diverso parlare di assenza di lotta di classe come previsione o come speranza: nel primo caso, al pari della recente citazione dell’arcivescovo Agostino Marchetto, la Chiesa non è “né di destra né di sinistra”, si tenta, con un pizzico di demagogia, di voler piacere un po’ a tutti, ma è molto facile che si sbagli, nel secondo avrebbe abbozzato un pensiero pericoloso.

Il problema, infatti, non può essere la contrapposizione, che dovrebbe rimanere imperitura, bensì la sua gestione, come ha rilevato Cesare Romiti le cui primavere, a quanto pare, producono saggezza, e a cui si aggiunge il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con “non possono sottrarsi al confronto le istituzioni e le parti sociali”.

E per raggiungere questo target il manager “torinese” sta ricorrendo ad un’azione anch’essa discutibile, dichiarando da una parte di essere disposto ad incontrare Epifani, ma strizzando l’occhio agli altri due leader sindacali che, da buon filosofo smaliziato, chiama durante il meeting addirittura per nome.

Cercare la strada della divisione dei sindacati, giudicata evidentemente sbagliata dagli analisti, rischia di creare un maggior scompiglio all’interno dell’azienda, rendendo le cose più difficili da gestire perché le idee non muoiono solo in seguito ad un sindacato che decide di accettare un compromesso.

Ma questa è la sua strategia: se non riesci a combattere il nemico per intero alleati almeno con una sua parte.

Infine, giuste o sbagliate che siano le motivazioni dei tre operai di Melfi, il giudice ha deciso per il reintegro, e la Fiat avrebbe dovuto rispettare la sentenza. Poi, parallelamente, preparare l’appello. Invece si è impuntato facendo muro contro muro con una controparte che sta soltando mettendo in scena il suo copione.

Questi atti di forza continui tra gestione e lavoratori, consentiti dalla posizione privilegiata, sono controproducenti, rischiano di creare problemi difficili da sanare. Sarà necessario seguire la vicenda ed opporsi alla totale volontà dell’”ingegnere”.
I risvolti, neanche troppo a lungo termine, sono insidiosi, per una comunità che vuole mantenere la libertà di pensare.

Maurizio Fiumara

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5 commenti
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  1. [...] l’articolo integrale: Laicità a rischio con le scelte di Marchionne Post correlati29 agosto 2010 — Laicità a rischio con le scelte di Marchionne (0) [...]

  2. >Ma un’indicazione sibillina arriva quando rimarca di desiderare un futuro in cui la contrapposizione di interessi fra imprenditori e lavoratori deve cessare. E qui la sensibilità laica fa un sobbalzo.<

    La mia sensibilità laica invece fa un sobbalzo quando qualcuno pensa che la lotta di classe sia una cosa metafisica e non un prodotto storico. Costoro in genere hanno letto Marx (se lo hanno letto) senza capirne una sola parola.

  3. La soluzione per risolvere la crisi della Fiat è esattamente quella di Marchionne: licenziamenti. Solo che Marchionne deve farlo ion maniera chirurgica, deve cioé licenziare i responsabili della crisi. Naturalmente non possono essere gli operai, i quali non hanno voce in capitolo. Marchionne, per il bene della Fiat e per rispetto delle proprie idee che fanno prevalere l’interesse dell’azienda sui dipendenti, deve AUTOLICENZIARSI, e rimettersi al nuovo contratto dei lavoratori, come lui e la Marcegaglia optano, quello che annulla la cassa integrazione e dice: cazzivostri.

  4. Ma che laici siamo? Se la discussione sulla FIAT, su Marchionne è lasciata alle interpretazioni ed alla querelle dei distinguo, anche noi laici perdiamo di vista la sostanza del nostro modo di essere e di vedere i fatti. Noi non siamo una chiesa!
    Vengo al punto: il giornale Cronache Laiche può raccogliere elementi che ci permettano di avere una visione più ampia dei problemi che hanno i costruttori di auto nell’attuale fase di mercato globalizzato?
    possiamo avere un’idea di come gli stessi problemi sono stati affrontati e se sono stati risolti?
    sono decenni che i sindacati e le forze politiche prospettano l’ineluttabilità di cambiamenti del modello socio economico occidentale, ma a parte un mucchio di parole e convegni niente di concreto è emerso;
    una riflessione sull’incapacità dei nostri sindacati ad affrontare i problemi del lavoro è ripetitiva, o ci siamo scordati il caso Alitalia.

    In conclusione un nostro giornale di riferimento ci aiuti laicamente a comprendere i problemi e susciti anche undibattito sulle soluzioni, altrimenti ci limitiamo a differenzarci dalla Chiesa Cattolica, ma senza spostare un sasso. Io sono laico e non gradisco che la cultura laica diventi un’altra chiesa.

    Un saluto ai lettori
    Gianfranco Tulini

  5. Il problema siamo noi : gli italiani
    ci meritiamo il governo ed il capo del governo che abbiamo,
    ci meritiamo i sindacati che abbiamo
    ci meritiamo che dopo 2000 anni sia ancora il vaticano a comandare, (la breccia di porta pia non è stata sufficiente dovevano esautorarli totalmente)
    Parliamo di laicità, è stato scritto dai nostri padri nella Costituzione ma non sappiamo cosa significa..
    La Fiat e Marchionne hanno capito che noi italiani ci accontentiamo del “meno peggio” campiamo alla giornata e allora puntano alto, hanno diviso i sindacati, gli operai stanno perdendo i loro diritti e torneranno ad essere solo “manodopera”, praticamente schiavi.
    Un grazie a Bonanni ed Angeletti che stanno svendendo i diritti dei lavoratori italiani! Invece di contrastare le richieste di marchionne si sono calati le brache in nome della globalizzazione per far rimanere la fiat in italia, tanto (lo sappiamo tutti) solo per il tempo di far cassa, poi farà comunque quello che più gli converrà come tutte le multinazionali!