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Inganni e scempi con Gheddafi

di Stefano Faraoni
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[27 ago 2010]
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berluscogheddafiLunedì prossimo festeggeremo il primo anniversario della firma dello storico trattato con la Libia, che sancisce la fine del contenzioso “unilaterale” promosso dal Paese nordafricano in conseguenza dell’occupazione italiana dell’inizio del secolo scorso. In tale contesto, ci siamo presi la briga di andare a leggere questo trattato, prendendo atto di alcuni aspetti gravi che più o meno si conoscevano, e di altri, non meno gravi, ma per così dire “coperti” dal linguaggio edulcorato della diplomazia internazionale. Veniamo ai punti.

Intanto è previsto da parte italiana un esborso di cinque miliardi di dollari sotto forma di finanziamenti per opere pubbliche, a causa dei danni provocati dal colonialismo italiano. Questo il succo del trattato stipulato un anno fa dal governo Berlusconi con Muhammar Gheddafi, ex “bello e impossibile” della diplomazia del deserto. E conoscendo i meccanismi delle lievitazioni dei prezzi (perché sono imprese italiane quelle che concorreranno agli appalti in terra nordafricana) non è difficile prevedere che questa montagna di soldi incrementi ulteriormente. Una sorta di risarcimento molto a posteriori per danni, che prevede, come parziale contropartita, il controllo dell’emigrazione dei profughi dalla Libia verso le coste italiane. Controllo sempre finanziato coi nostri soldi, ovviamente, tranne il 50% che Italia e Libia si impegnano a richiedere all’Unione Europea. Si impegnano a chiedere, ma non è detto che il finanziamento verrà loro riconosciuto. E se ci sarà qualche problema, è molto lecito dubitare che di questi soldi se ne faccia carico la Libia.

Poi c’è una norma che prevede che se le imprese italiane vantano dei crediti nei confronti di enti e amministrazioni libiche (e se lo citano evidentemente ce ne sono) le parti si impegnano a risolvere la questione nell’ambito del Comitato Crediti, il che potrebbe voler dire che, alla fine, pure gli eventuali debiti dei libici alle imprese italiane verranno pagati in tutto o in parte dai cittadini italiani stessi. Ma oltre a queste clamorose emorragie di danaro pubblico, un vero e proprio sperpero, quello che lascia del tutto interdetti sono le contropartite di natura politico-civile che la Libia si impegna a mettere in campo. Tanto per dirne una, il Paese nordafricano si impegna a rispettare le norme e i principi di diritto internazionale, ma nel frattempo non ha mai sottoscritto la Convenzione di Ginevra, contenente, tra gli altri, le principali norme del diritto internazionale umanitario.

Per dirne un’altra, la Libia si impegna a non ingerire negli affari interni italiani; ma pressoché contemporaneamente alla firma del trattato, il colonnello Gheddafi, in un intervento ufficiale al Consiglio Comunale di Roma, ci ha detto che sostanzialmente in Italia non ci dovrebbero essere i partiti, e quindi la democrazia. Per non parlare poi della non utilizzazione del territorio italiano per qualsiasi atto ostile contro la Libia. Il che, in un contesto diffuso di “pacifismo internazionale” potrebbe anche andar bene: fatto sta che l’Italia appartiene alla Nato, e quindi si è impegnata, nell’ambito del relativo accordo, a mettere a disposizione il proprio territorio anche per eventi bellici; anche, ovviamente, contro la Libia. Né pare sia del tutto irrealistico ipotizzare un caso del genere, visti i precedenti filoterroristici del colonnello già preso di mira da Reagan, che voleva distruggerlo militarmente; o viste le posizioni ostili della stessa Gran Bretagna, in occasione dell’abbattimento del Jumbo di Lockerbie, azione della quale ormai sembra essere stato appurato definitivamente che il mandante era proprio Gheddafi.

Insomma questi i fatti; alcuni dei quali, se volete, anche opinabili, altri assolutamente incontrovertibili. Ma il nodo di fondo è: si possono fare accordi, e questi accordi, con un dittatore, con una dittatura? Può un dittatore dare delle normali garanzie democratiche? E’ ovviamente un ossimoro, quasi un “nonsense” come dicono gli Inglesi. Quando il governo Berlusconi festeggerà il leader libico a Roma, lunedì prossimo, in occasione dell’anniversario della firme di questo trattato, si tenga nel debito conto tutto ciò. Nel frattempo, per non saper né leggere né scrivere, in attesa dei festeggiamenti, il Colonnello è arrivato ad acquistare, in nome della Grande Jamahiriya, il 7% di Unicredit, principale banca italiana: auguri alla Lega, che pure non gradisce, essendo anch’essa interessata in prima persona alle scalate ai principali Istituti di credito, con ovviamente il ministro Tremonti consenziente.

Stefano Faraoni

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6 commenti
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  1. [...] l’articolo integrale: Inganni e scempi con Gheddafi Post correlati27 agosto 2010 — Inganni e scempi con Gheddafi (0) Lunedì prossimo festeggeremo il [...]

  2. E che c’azzecca quest’articolo con la laicita’ dello Stato alla quale dovrebbe essere dedicato il portale?
    Come al solito con la scusa di scrivere su una rivista online laica ed anticlericale si attacca Berlusconi. Ricordatevi che i lettori non sono tutti di sinistra e non hanno tutti il paraocchi. Se continuate di questo passo mi costringerete ancora a votare per Berlusconi. Pensateci.
    Cordiali saluti.

  3. Che molti lettori abbiano il paraocchi, mi sembra una delle poche cose evidenti e certe in questa caotica condizione politico-sociale in Italia. Compresi quelli che ancora credono nelle notizie del Tg1 o che vengono fidelizzati da Emilio Fede. Qui, per l’appunto, si cerca di far aprire gli occhi alla gente coi canoni dell’obiettività. Certo anche questi,poi, possono essere opinabili, così come è opinabile il pensiero di chi dice che spera di leggere qualcosa di laicamente interessante qui sopra per non votare più Berlusconi. L’importante è anche capire che questo non è un giornale anticlericale, e che l’attuale Presidente del Consiglio non è mai stato e non sarà mai un laico. Se si legge, in alto a destra, il nostro manifesto, in maniera più approfondita ed articolata, ci stanno scritte molte di queste cose.
    Altrettante cordialità.

  4. Sicuramente dell’accordo italo libico i “meriti” se li sta prendendo Berlusconi, ma sia chiaro, gli accordi sono stati intrapresi da D’Alema primo ministro e perseguiti da Prodi. L’accordo italo libico è stato votato bypartisanamente con l’astensione (non di tutti) dell’Idv e il voro contrario di Furio Colombo (Pd) e dei radicali nel Pd.

  5. Sì, è proprio così. Comunque è lecito pensare che i termini del trattato, con un diverso governo, avrebbero potuto essere meno scandalosi; e, magari, non ci sarebbero stati cointeressi di natura economico-finanziaria di un altro ipotetico Presidente del Consiglio, diversamente da quello attuale.

  6. Think of how retarded the average guy is, and realize halve of them are stupider than that.

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