Diritti&Rovesci
Evadere è bello, leggi ad personam e ad aziendam
di Stefano Faraoni[22 ago 2010]
“Le idee camminano sulle gambe degli uomini”, dice un adagio poi non tanto vecchio (Pietro Nenni); e se gli uomini sono zoppi, probabilmente lo diventano anche le idee. Così, quando il Presidente del Consiglio nel 2004 sentenziò che “evadere tasse troppo alte è moralmente giustificabile”, molti non seppero trattenersi dal dargli ragione, sulla base di quell’idea personalistica, molto opportunistica e molto italiota della società, in base alla quale “se l’ha detto lui, vuol dire che si può fare”. Detto fatto, l’evasione fiscale continua a massacrare il Paese, i favolosi recuperi della Guardia di Finanza ( pur molto attiva) sono solo uno specchietto per le allodole – si recupera solo il 5% di quanto realmente scoperto – , e nel frattempo gli scempi di (il)legalità fiscale e contributiva si rincorrono l’uno appresso all’altro sotto mentite spoglie coi nomi più fantasiosi (sanatorie, scudi fiscali e quant’altro).
Resta un’Italia eticamente e legislativamente lontana anni luce dai parametri minimi di civiltà fiscale che contraddistinguono una moderna democrazia. Ma anche una vecchia democrazia, se ancora ce ne sono. Prendiamo il caso degli Stati Uniti: oltre Atlantico se si evadono le tasse, si va semplicemente in galera, perché si ha il senso del bene comune e del vivere/convivere civilmente; qui da noi, oltre a dire che evadere può essere lecito, si mette anche alla gogna mediatica, ad esempio, un ministro come Padoa Schioppa, perché aveva osato dire, forse anche con un pizzico d’ironia, che “pagare le tasse è bello”. L’hanno massacrato non con altrettanta ironia. Sempre negli States – parametro di riferimento “quasi” costante del nostro attuale governo – fra il 2002 e il 2007 sono state incarcerate 5.000 persone per evasione fiscale; qui da noi, i potenziali aspiranti ad oltrepassare le soglie di un qualsiasi istituto di pena, come l’avvocato Attilio Pacifici, condannato con Cesare Previti nell’affare Imi-Sir, dicono ai giornalisti, con la sicumera tipica del giurisperito onnipotente: “Sì, sono un evasore fiscale, e allora che mi volete fare?” Già, e, tutto sommato, non aveva neppure torto: non lo si metterà mai in galera, perché qui da noi chi fa un simile sfregio alla società, tutt’alpiù merita un buffetto sulla guancia.
E continuando, ad esempio, lo stesso Vasco Rossi ci riferisce in maniera candida che anche il suo cane, oltre allo Yacht, è intestato ad una società, perché “se morde qualcuno si pagano giustamente i danni, ma si evita che qualcuno possa ingiustamente approfittarsene.” Cosa voglia esattamente dire, francamente non l’abbiamo capito bene, ma forse è solo colpa nostra.
E infine, tralasciando altri innumerevoli casi di confine fra l’aneddotica e la tragicommedia, arriviamo alla chicca delle chicche, al non plus ultra dell’offesa alla ragione, al buon senso e, in definitiva, alla morale: la norma che ha consentito di risolvere, per la Mondatori (cioè Berlusconi), un contenzioso pluridecennale col fisco in base al quale avrebbe dovuto pagare ben 173 milioni di euro. Con nonchalance la maggioranza ha votato un articolo di legge che prevede la possibilità di “sanare” questo contenzioso, sostanzialmente stralciando ogni giudizio in corso, pagando solo il 5% del dovuto. Et voilà, il gioco è fatto. Orbene, che si tratti dell’ennesima norma ad personam o ad aziendam, come è stato scritto, è talmente evidente che non è nemmeno il caso di ragionarci ulteriormente sopra. Ma il problema è anche un altro, forse addirittura più grave: per favorire una persona, il Presidente del Consiglio, non si esita a creare dal nulla insane norme che poi, ovviamente, riverberano, in quanto tali, su tutta la società. Questo vuol dire che chissà quanti altri evasori, anche incalliti, potranno avvalersi di questo ulteriore piccolo-grande vulnus alla società. Per concedere l’ennesimo salvacondotto ad un uomo, si fa scempio della cultura giuridica ed etica di un Paese. Se negli Stati Uniti ti sbattono in galera, qui si fa una norma che riconduce il tutto ad una multa del ventesimo su quanto hai evaso. Manco a dire che, ovviamente, il resto dei diciannove ventesimi, sono soldi pubblici, soldi di tutti. Ma siamo sempre là: per un meccanismo al limite della perversione mentale, un lavoratore subordinato vede prelevati i propri introiti alla radice. Sempre e comunque, magari ancor prima di rendersi conto di quello che succede. Per un lavoratore autonomo le cose vanno diversamente, ci si deve affidare alla sua onestà, e all’onestà del suo fiscalista o commercialista, che non sempre è tale. Poi, al limite, arriva la leggina.
Stefano Faraoni








































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Era reato imbalsmare uccelli prottetti come rapaci, trampolieri et ecc… , ma si continuava barbaramente nel sottobosco della illegalità del “bello evadere la legge”ma poi fu introdotta la legge del reato penale, cioè si va in galera e tutto finì, scomparì del tutto, sia gli imbalsamatori che tanta gente a sparare gli uccelli da ” vetrina “.
La morale : gli uomini di vetrina non gli sparerà nessuno perchè saranno liberi esemplari allo stato brado, no perchè non da collezione ma sarannno quasi tutti nelle patrie galere.
Ma voi ci credete che pochi giorni fa ho acquistato L’antologia di Spoon River edita da Einaudi (gruppo Mondadori) e mi sono sentita pure in colpa? Si tratta di cultura, di libri, e forse non ci si dovrebbe far caso, ma i soldi finiscono sempre lì…
Bè, almeno goditi uno dei più bei libri di poesia che sia mai stato scritto…il tuo ragionamento diventa meno amaro.