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Pensieri illustri   

da “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Arthur Schopenhauer

a cura di Maurizio Fiumara
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[9 ago 2010]
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images“Il mondo è una mia rappresentazione”: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante, benchè solo l’uomo possa venirne a coscienza astratta e riflessa. E quando l’uomo sia venuto di fatto a tale coscienza, è entrato lo spirito filosofico.

Allora, egli sa con chiara certezza di non conoscere nè il Sole nè la Terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il contatto d’una Terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo.

Se c’è una verità che si può affermare a priori, è proprio questa; essa, infatti, esprime la forma di ogni esperienza possibile ed immaginabile: e questa forma è più universale di tutte le altre, e cioè del tempo, dello spazio e della causalità, perchè tutte queste implicano già la prima.

E mentre ciascuna di tali forme, riconosciute da noi come altrettante particolari determinazioni del principio di ragione, ha valore soltanto per una singola classe di rappresentazioni, la distinzione in oggetto e soggetto è, invece, la forma comune a tutte le classi, la sola con cui si possa concepire una rappresentazione di qualsiasi specie, astratta o intuitiva, pura o empirica.

Nessuna verità è, dunque, più certa, più assoluta, più lampante di questa: tutto ciò che esiste per la conoscenza, e cioè il mondo intero, non è altro che l’oggetto in rapporto al soggetto, la percezione per lo spirito percipiente; in una parola: rappresentazione.

In realtà, sarebbe impossibile trovare il significato di questo mondo che ci sta dinanzi come rappresentazione, oppure comprendere il suo passaggio da semplice rappresentazione del soggetto conoscente a qualcosa d’altro e di più, se il filosofo stesso non fosse qualcosa di più che un puro soggetto conoscente (una testa d’angelo alata, senza corpo).

Ma il filosofo ha la sua radice nel mondo; ci si trova come individuo, e, cioè, la sua conoscenza, condizionata dal corpo, le cui affezioni, come abbiamo fatto vedere, porgono all’intelletto il suo punto di partenza per l’intuizione del mondo medesimo. Per il soggetto puramente conoscitivo il corpo è una rappresentazione come un’altra, un oggetto fra altri oggetti, i suoi movimenti e le sue azioni non sono per lui, sotto questo punto di vista, nulla di diverso dalle modificazioni di qualsiasi altro oggetto intuitivo, e gli resterebbero altrettanto estranei e incomprensibili, se il loro significato non gli venisse rivelato in modo del tutto speciale. (…)

Ora le cose non stanno affatto così; anzi, al contrario: è l’individuo, il soggetto conoscente, quello che dà la parola dell’enigma; e questa si chiama volontà.

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