Sacro&Profano Scienze
Conversione? No grazie. Un ateo e la sua coerenza
di Eleonora Gitto[19 ago 2010]
Christopher Hitchens, scrittore, giornalista e politico ateo – anti-teista, come ama definirsi – a scanso di qualsiasi equivoco e a futura memoria, in un’intervista rilasciata su The Atlantic ha sentito il bisogno di ribadire: “Non diventerò mai un credente neanche con la morte vicina. Se sentiste parlare di una mia conversione, sarebbe una menzogna della comunità religiosa, o un effetto delle cure per il cancro che non mi fanno più essere me stesso “.
Autore del libro “Dio non è grande: come la religione avvelena ogni cosa”, Hitchens non sottace la sua imminente morte, anche se continua a lottare contro il cancro che lo sta divorando. – Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità. E non mi riferisco solo alla religione organizzata, ma al pensiero religioso in sé e per sé – Questo il suo pensiero. Ma perché ci tiene tanto a sottolinearlo? Semplicemente perché, dopo che a luglio aveva annunciato di avere un tumore alla gola, esponenti cristiani avevano invitato i propri fedeli a pregare per la sua guarigione. La notizia era stata garbatamente commentata da Hitchens con le parole – E’ emozionante essere pensato in questo modo. Vorrei che questo fosse più consolante. Devo dire che ci sono persone estremamente buone che hanno dichiarato che pregano per me. Posso solo dire che io sono toccato da questo pensiero -. Ovviamente soprattutto negli ambienti religiosi, qualcuno ha cominciato a parlare d’ipotetica sua conversione. Ma lo scrittore sgombra il campo da qualsiasi dubbio. E’ ateo e così resterà fino alla morte.
Alla precisazione dell’anti-teista, forse avrà serpeggiato un po’ di malumore fra quanti già si leccavano le labbra al pensiero di un altro colpo di scena come quello della poco convincente conversione di Antonio Gramsci, il quale, secondo monsignor Luigi De Magistris, Pro-Penitenziere Maggiore Emerito, divenne cattolico in punto di morte con tanto di bacio all’immaginetta e sacramenti.
Certo un altro ateo illustre convertito da annoverare nella collezione dei cattolici ferventi sarebbe un testimonial d’eccezione. Ma le conversioni degli atei convinti sono rare; così accade che quando capitano, suscitano un clamore che può essere artatamente strumentalizzato. E così il convertito, opportunamente sbandierato, si trasforma nella prova evidente della “scelta giusta da fare”. Sia vero o meno che personaggi importanti della cultura, della scienza, della politica, della storia, si siano convertiti o stiano pensando alla conversione, non ha importanza alcuna. Deve passare il messaggio della pecorella smarrita che torna all’ovile. Per cui, se pur non hanno mai abbracciato la fede cattolica, la storia si addomestica. Se non hanno mai avuto l’ intenzione di abbracciarla, s’insinua il dubbio mistificandone gesti e parole. Tutto pur di annoverare fra le proprie file personaggi illustri che possono fare da cassa di risonanza.
E per raggiungere tale scopo non si disdegnano affermazioni che sono evidenti ridicoli paradossi. Basti pensare che, nonostante l’astrofisica Margherita Hack ostenti con fierezza il suo essere atea, al punto che gira con una t-shirt con la scritta “Sono atea”, e per sicurezza scrive ogni settimana al cardinal Ruini per confermargli di essere sempre più atea, che detesta i preti fino ad avere una gran voglia di metter loro le mani addosso; nonostante tutto ciò, i vescovi italiani hanno scritto in un documento – la grande forza d’animo e la coerenza intellettuale della signora Hack fanno del suo ateismo una forma originale e ammirevole di fede. Dunque, anche lei è dei nostri – . Un sottile, subdolo e, purtroppo, a volte efficace gioco di parole.
Ma davvero è possibile credere che quand’anche un ateo, magari in punta di morte, dovesse decidere di abiurare alle convinzioni di una vita, lo farebbe perché “folgorato sulla via di Damasco”? Forse sarebbe più ragionevole pensare che in punto di morte è tale l’angoscia e il desiderio di continuare a vivere che, pur nella consapevolezza che quella terrena è giunta al capolinea, diventa allettante l’ipotesi di una nuova vita celeste. E questa speranza nella continuità fa da traino nella scelta di una, tanto repentina quanto salvifica, conversione a U.
Tale ragionamento non farebbe una grinza se non fosse per il non trascurabile particolare che un ateo convinto ha la consapevolezza piena che la morte fa parte della vita e quindi non ne ha paura. Vita e morte sono due aspetti naturali. Anzi, siccome nell’Universo tutto si trasforma, poiché ogni cosa ha origine dalla fine di un’altra, la morte finisce per dare significato alla vita stessa. Una qualunque religione che predichi un paradiso nell’aldilà tracciando una linea netta di demarcazione tra vita e morte, è inevitabilmente contraria all’idea di perenne trasformazione e, quindi, alla vita stessa privilegiandone un’altra illusoria. Al contrario, la perenne trasformazione è la convinzione che anima l’esistenza dell’ateo per il quale ciò che conta davvero non sono né la vita, né la morte, ma la dignità dell’essere umano, l’essenza della sua umanità.
Pertanto, se un ateo si convertisse per paura della morte, abdicando a quella forma di filosofia rassegnata che è la religione, o non ha saputo vivere il valore della dignità umana con coerenza, sino in fondo – cosa difficile, se non impossibile- ; oppure può avere interessi che esulano dal “problema esistenziale” in sé. Un esempio per tutti: la conversione di Renzo Foa che pure fece tanto scalpore. Direttore de L’Unità, considerato uno dei padri della sinistra italiana, ateo convinto, a un certo punto decise di convertirsi. Ma guarda caso alla sua conversione religiosa, quasi in contemporanea, seguì quella politica. Passò al centrodestra, diventò direttore di Liberal e scrisse “Ho visto morire il comunismo”, che tanto piacque al clero e ai suoi nuovi amici di partito.
Con Christopher Hitchens non si corre il rischio di cotanta “sorpresa”. Coerente con la sua intera esistenza, ha voluto rimarcare il suo essere ateo. Ora le sue affermazioni forti e chiare, riportate dai quotidiani e rimbalzate dalla rete, testimonieranno nel tempo il suo lucido pensiero. Nessuno potrà mai farne un “santino”, offendendone intelligenza, cultura e dignità.
“La fede religiosa […] non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri…” – da “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”, di Christopher Hitchens.
Eleonora Gitto








































A Cristopher Hitchens i miei auguri e la cessazione di ogni polemica, doverosa non solo per i Cristiani davanti alle malattie molto gravi, come davanti alla morte. A Eleonora, quello che per me è il passo fondamentale del Tuo articolo:”un ateo convinto ha la consapevolezza piena che la morte fa parte della vita e quindi non ne ha paura.” Sono d’ accordo: quando ero ateo dicevo: il giorno che avrò una malattia grave e dolorosa mi sparo un colpo alla tempia, perché la morte è meglio del dolore. E oggi che so cosa mi aspetta dopo la morte, come Cristiano affronterò, dovesse capitare a me la malattia di Hitchens, la morte, ma rifiutando le cure, che come farmacista considero inutili per la gravità scientifica di quel tipo di tumore e per le probabilità di superarlo con la medicina ufficiale, e per l’ età che ho raggiunto. Ma a tutti Voi l’ invito a non difendere, in punto di morte, quello che siete stati in vita, ma a liberarVi da ogni condizionamento, in nome dell’ Intelligenza in cui credete. Vi dico, e siatene certi, che vi è un periodo, corrispondente a circa tre dei giorni di questo pianeta, in cui per la Medicina Ufficiale siamo morti, ma in cui l’ Anima, ancora legata al corpo, si rende conto di essere viva ed esamina la vita. Alle persone normali, come noi, è dato di ricevere la presenza e l’ aiuto di coloro che abbiamo amato, che ci hanno amato e che ci hanno preceduti nella Luce Eterna. Anche i non credenti, se non si sono troppo induriti nelle errate convinzioni mentali, capiranno che Dio è un Padre misericordioso e possono sperare nella Luce e nella Pace, accettando quella Purificazione che, in quel momento, la nostra Anima accetta come necessaria. Con questo commento vi saluto definitivamente: a 60 anni il saggio (meglio sarebbe a 50) si ritira dal mondo e dalle sue battaglie e si concentra sulla Vera Vita, che lo attende a breve. E io sono fuori tempo massimo, avendone già 61. Vi ringrazio per l’ ospitalità e la pazienza. I prossimi anni saranno difficilissimi per la fede di tutti, dei credenti e dei non credenti. Spero che siate fortunati.
Tieni duro.!!
[...] This post was mentioned on Twitter by cronache laiche, cronache laiche. cronache laiche said: E' più facile che un cammello entri nella proverbiale cruna dell'ago che a un ateo convinto capiti di essere… http://fb.me/E59iD7S3 [...]
Mi dispiace molto per Hitchens. Non scrivo per esporre le mie idee in merito, sono appunto idee personali ed intime e purtroppo nemmeno troppo chiare. Ma mi dispiace leggere nelle persone una irriducibile avversione verso l’idea di Dio, che, come padre amorevole, che esista o no dovrebbe rappresentare un buon pensiero. Possibile che secoli di malefatte umane, compiute nel nome di religioni organizzate, bastino a confondere le idee? Io credo che un’idea buona rimanga tale, indipendentemente da quel che possiamo fare contro di essa. Il mio pensiero riguardo all’ateismo, invece è piuttosto chiaro: dovendo scegliere a quale dogma affidarsi ciecamente, non è meglio affidarsi a Dio che al nulla? E mi sembra in qualche modo ingenuo pensare che basti negare Dio perché Egli smetta di esistere, no?
La differenza è che la religione è basata su dogmi e verità rivelate (che quindi uno accetta sulla fiducia), l’ateismo -il caso di Christopher Hitchens mi sembra un buon esempio- è il rifiuto di basare la propria vita su una base cognitiva basata sulla fede, a favore dello scrutinio critico, logico, onesto e razionale del mondo circostante, dove per “onesto” si intende anche “oh, no, ho sbagliato. Ops. Ritiro quello che ho detto.” Questo è l’ateismo,. Non è -come spesso erroneamente si pensa- la certezza della non-esistenza di un dio (oddio, ci sono anche molti atei che si riconoscono in questa rappresentazione, eh) o gli assurdi parallelismi con Mao e Pol Pot. E’ il non avere nessun dio a cui rendere conto delle proprie azioni. E non esclude l’agnosticismo, che invece ha a che vedere con altre questioni, come la certezza o meno che un dio esista.
Adoro gli articoli dove non trovo niente da aggiungere.
Sono ateo e edonista, perciò se in punto di morte dovessi preferire soffocare la mia consapevolezza (o provare l’eroina) sarà solo per mia umana debilità.
Spero invece di godermi fino all’ultimo istante questo grandioso dono del caso che chiamiamo vita.
Comunque siccome è dell’uomo avere idee e cambiarle non ci sarebbe nulla di eclatante se lo scrittore inglese si convertisse o si convertisse aldo Grano. L’importante è essere liberi di farlo da soli senza imposizioni.
Solidarietà e rispetto per Christopher Hitchens.
Con amarezza prendo coscenza che l’orrore,il dolore,la tristezza,non derivano dalle considerazioni sulla presa di coscenza della fine dell’individuo dopo la morte(Anche se ci sarebbe da approfondire)ma l’amarezza viene esclusivamente dal senzo di solitudine dovuto alla coscenza di essere circondati da individui inconsapevoli,una volta passato l’orgoglio per la conquista personale raggiunta,pare essere consapevoli di cosa possono essere i passi dell’evoluzione,ma rendersi conto di essere solo al primo passo di un lungo attraversamento che coinvolge gli umani non aiuta.
Ho almeno questa è la speranza…..(ora inserirei una di quelle facccine con sorriso)
Mi dispiace per Christopher Hitchens, ma egli, con il suo rifiuto della religione e addirittura del pensiero religioso mostra, più che un’ ostilità alla religione, di non aver capito cos’ è la religione e quali siano le possibilità che la religione offre a chi si avventura per i suoi sentieri. Prima di proseguire però occorre subito precisare cos’ è la religione. La religione è una peculiare manifestazione della natura umana. Essa è, in sostanza, la pervicace ed incoercibile volontà dell’ uomo a comprendere il significato delle cose. Quando un uomo si ferma di fronte ad un qualunque fatto, dal più banale al più ancestrale e cosmico degli eventi, e si interroga sul senso di quel fatto, ebbene, in quel momento egli manifesta in modo eclatante la sua profonda ed insopprimibile religiosità. La religione insomma si manifesta nel bisogno ineludibile di senso. Tale bisogno è sempre stato presente nell’ uomo a tutte le latitudini ed in ogni epoca. Tutte le religioni del mondo, ma anche la stessa scienza e qualunque altro tentativo dell’ uomo di comprendere il mondo e se stesso sono nient’ altro che manifestazioni del suo bisogno di senso. Quando Christopher Hitchens dichiara la propria ostilità al pensiero religioso mostra semplicemente di non aver capito quello di cui sta parlando. Il pensiero religioso è semplicemente il pensiero umano, nel senso che ogni pensiero umano sottende, al proprio fondo, una logica, magari provvisoria o insufficiente, ma comunque capace di fornire un senso, per quanto piccolo, banale e transitorio, alla situazione di quel momento. La religione dunque è la manifestazione dell’ atavico, insopprimibile bisogno di senso dell’ uomo. In questo senso anche gli atei sono religiosi. La stessa Margherita Hack, quando si interroga sul funzionamento dell’ universo, non fa altro che manifestare il proprio bisogno di capire, il proprio bisogno di senso, la propria religiosità. Quando un ateo dichiara di non credere in Dio, bisognerebbe domandargli in quale dio non crede… nel senso che un Qualcuno o un qualcosa capace di spiegare l’ esistenza dell’ universo, insomma una causa prima dovrà pur ammetterla. Se anche, pur di negare il Dio creatore, immagina e crede che la natura abbia in sé un principio creatore e sia capace da sola di darsi le leggi che la governano… ebbene, anche così deve ammettere che un dio esiste: è la natura stessa. La domanda non è se Dio esiste ma quale dio esiste. A questa seconda domanda l’ uomo ha da sempre cercato di rispondere: così sono sorte le grandi religioni che hanno accompagnato l’ uomo nel suo cammino. La rivelazione cristiana ci svela che Dio stesso si è premurato di dare risposta agli interrogativi che agitano l’ animo umano. Certamente si può decidere di credere o di non credere alla rivelazione cristiana. In fondo la fede è una scelta, e come tutte le scelte, è motivata, nel suo profondo, da ciò che si desidera. Io sono cattolico e credo in Gesù Cristo Salvatore del mondo. Alla base della mia scelta di fede c’ è il desiderio profondo di credere in un Dio persona che mi ha chiamato all’ esistenza e mi ama come nessun essere umano saprebbe fare.
Ora domando agli atei e agli agnostici quale motivazione profonda sta alla base della loro scelta di fede. Uno di voi mi ha già risposto: è Gab. Nel quinto commento a questo articolo si legge: “l’ ateismo… è il non avere nessun dio a cui rendere conto delle proprie azioni.” Amico Gab, la tua è una povera illusione: pagherai molto caro il tuo ritenerti libero dalla morale. Il bene e la sua negazione (il male) esistono ed a nessuno è consentito di far finta che non esistano.
amen
Giancarlo Belli, tu sei cattolico e credi in Gesu’ Cristo Salvatore del mondo: io no. Accettalo. Questo archiviare un diverso sentire come “non ha capito niente” non ti portera’ da nessuna parte ed e’ un’illusione ancor piu’ povera. Ma te la lascio. Non pretendo di pensare e sentire al posto tuo, e non vengo da te a pretendere di farti cambiare idea. Ti chiederei dunque di usarmi, e usarci, la stessa premura.
Se Dio non esiste, tutto e’ permesso? No. Esiste la propria coscienza. Se uno si trattiene dal male solo perche’ che’ qualcuno cui rendere conto e non per la propria coscienza, e’ un ben misero esemplare d’uomo.
Per Luca Candian. Certo che accetto che tu non creda nella rivelazione cristiana, l’ avevo già premesso nel precedente commento (forse non avevi letto bene…). Quello che non accetto di Christopher Hitchens è quello che dice sul pensiero religioso. Come ho cercato di spiegare nel precedente commento il pensiero umano è pensiero religioso e non può non essere religioso. Infatti l’ essenza della religione è, in ultima analisi, ricerca di senso. La religione, in fondo, non fa altro che esprimere questo bisogno insopprimibile dell’ uomo. Perarltro il bisogno di senso si esprime anche in tanti altri modi; anzi, direi che non esiste espressione umana che non sia, in qualche modo, religiosa. Anche la scienza, come ho già spiegato, è espressione religiosa; lo stesso dicasi per l’ arte, la filosofia e, in fondo, anche per queste quattro righe sgangherate alle quali tu, probabilmente, non didegnerai di rispondere.
In quanto alla coscienza. Caro amico, se Dio non esiste, allora non esiste neanche il bene, o, al massimo, il bene è un’ opinione personale. Mi sembra un terreno un pò sdrucciolevole quello dell’ opinione personale… soprattutto per i passi carichi di responsabilità che deve compiere la coscienza.
Per Alberto. Bravo… sei un ganzo vai… sei proprio un ganzo!
imho fai confusione…
dalle mie parti la “ricerca del senso” chiamasi filosofia… mentre una religione è una cosa che ti porta a credere ciecamente a un libro e a quello che dicono dei tizi, il più delle volte vestiti in modo inconsueto e/o praticanti usanze al limite dell’umano, dall’autoflagellazione all’ascetismo, dalla castità all’osservanza di una dieta particolare, periodi di digiuno e simili…
Chi cerca il senso delle cose è un filosofo ed è la filosofia quella cosa che in fondo ce l’abbiamo tutti, e anche la scienza, l’arte e blabla come hai detto te… la religione al contrario asserisce che il senso cercato è in un determinato credo e sviluppa tutto in funzione di esso… è una differenza sostanziale…
In quanto al bene e al male sono sempre e comunque opinioni personali, quella che te chiami coscienza non è forse la tua concezione personale di ciò che è giusto…? chi si stima in possesso dell’assoluta verità si sopravvaluta… nessuno può dire con assoluta convinzione “questo è bene, questo è male, è così e basta”… tranne i religiosi
Non solo la filosofia ma ogni pensiero umano, dalla politica alla medicina, dalla morale alla lista della spesa, dall’ architettura alla serata in discoteca, tutto, ma proprio tutto è… espressione della ricerca di senso. Non esiste nemmeno il più piccolo gesto quotidiano che non sia motivato dalla ricerca di senso. Questo bisogno di senso, che anima e genera ogni nostro più piccolo pensiero, non è altro che ricerca del trascendente, ricerca di ciò che non può essere trovato nella materia e che pure esige, nel profondo di ognuno di noi, di essere trovato. Quello che vorrei che comprendessi è che la ricerca di senso non è un qualcosa alla quale ci si applica ogni tanto. La ricerca di senso è il modo di essere dell’ uomo! Ed è quel peculiare atteggiamento umano che fa dell’ uomo un essere religioso. Quello di cui stiamo parlando non è una religione specifica, o la rivelazione cristiana, o lo sciamanesimo: tutto questo viene dopo. In questo momento stiamo parlando della natura dell’ uomo. E di quel particolare aspetto della natura umana che fa si che noi, adesso, stiamo qui a dibattere e a spremerci le meningi e ad impiegare una considerevole parte del nostro tempo non per conseguire chissà quale risultato, non per sopperire ad una qualunque esigenza materiale, ma semplicemente per cercare di capire chi siamo e cosa ci stiamo a fare. Ma tutto questo è la quintessenza della religiosità! Altro che le chiacchiere di Christopher Hitchens. La verità è che non è possibile immaginare l’ uomo come un animale un po’ più intelligente: l’ uomo ha una natura spirituale di cui l’ esigenza di senso (cioè la religiosità) è solo una delle clamorose manifestazioni.
Dimenticavo la seconda questione. Se il bene è un’ opinione personale, allora siamo nel far west e l’ unica legge è quella del più forte.
Io credo invece che il bene sia oggettivo e conoscibile, a prescindere dalla religione. Se infatti si guarda alla realtà senza pregiudizio si vede con chiarezza che la vita è il bene supremo che abbiamo. Conseguentemente è bene tutto ciò che aumenta, favorisce, arricchisce, protegge, aiuta, difende la vita. E per contro è male tutto ciò che si oppone alla vita.
Ma la religione non dà un senso alla vita, glielo toglie. L’ingenuità più grande sta nel pensare che dio attribuisca un senso alla vita: è semplicemente l’atteggiamento di chi ha paura. Hitchens è probabilmente più intelligente di altri, perchè ha capito che dare a tutti costi un senso alla vita, in realtà sottrae, non aggiunge. La mortificazione del pensiero sta nel credere; il suo contrario è pensare. Hitchens pensa, non crede, ciò che distingue l’uomo dagli animali. Se l’uomo cerca fuori da dio e la religione, cresce, e sovente trova. Se cerca, come sant’Agostino, sapendo già esattamente cosa troverà, cerca dentro una scatola chiusa: o non troverà nulla, o gli verrà fatto pensare di aver trovato qualcosa. E lui ne sarà felice. Certo, come un animale che pascola tranquillamente in un prato. Più l’uomo si allontana dalla religione, più incontrerà se stesso e verrà a contatto con le cose più belle delle vita e dell’universo. Ma non è facile, bisogna scrollarsi di dosso i pregiudizi, le credenze, le mistificazioni, come, per l’appunto che l’essenza dell’uomo consiste nella teleologia di stampo teistico. Manco per niente, l’idea dell’uomo (non l’essenza) è trarre piacere dalla bellezza e, quando può, dalla conoscenza. La religione è ignoranza, e più ci si allontana da essa, più si impara, si conosce, si cresce. Ma questo richiede purtroppo ancora tempo; culturalmente non siamo attrezzati qui da noi, per le note ragioni storiche e per l’influsso dominante che ha tutt’ora la Chiesa cattolica sulla nostra vita e sul nostro pensiero.
Caro Stefano, tu proponi di abbandonare la ricerca di senso per concentrarci invece sulla ricerca del piacere traibile dalla bellezza e dalla conoscenza. Bene. E poi? Quattro palate di terra e via! No grazie, non so che farne del piacere a questo prezzo. Sai una cosa? Ho cinquant’ anni, una moglie e tre figli. Non mi intendo molto di piacere ma so cosa mi rende felice: le relazioni d’ amore che ho costruito con la mia famiglia. Ora ascolta la mia di proposte: impara a costruire relazioni d’ amore, e quando sarai esperto nell’ arte d’ amare, quando ti sentirai circondato da persone che fanno il tifo per te, be’ allora saprai che siamo barche in mezzo al mare… e saprai anche perché fa paura la morte, … ma sentirai, con tutto il tuo essere, che l’ amore è per sempre… e sentirai che ogni vincolo, ogni relazione d’ amore che avrai saputo costruire è una promessa d’ eternità che non andrà delusa.
Credere è mortificare il pensiero? No, credere è soltanto ascoltare qualcuno. Non ascoltare una storia ma… ascoltare qualcuno. E ascoltare qualcuno è… stabilire una relazione. Voglio proporti di riflettere ancora intorno a questa fantastica parola: relazione E’ curioso: le persone passano la vita ad intrecciare sempre nuove relazioni. Sembrerebbe che non se ne abbia mai abbastanza. E in fondo è davvero così. Ogni nuova relazione, per quanto eccitante e promettente all’ inizio, finisce sempre per rivelarsi una mezza delusione. Ed ecco allora di nuovo forte il desiderio di conoscere nuova gente, stabilire nuove relazioni… e così, avanti per tutta la vita. Cosa ci aspettiamo, in fondo, quando intrecciamo una nuova relazione?
Un giorno, riflettendo proprio su questo bisogno di relazione così tipico dell’ uomo, improvvisamente ho capito: quando alzo lo sguardo ed incrocio gli occhi di una persona, cerco un volto nel quale possa riconoscermi, che sia capace di riflettere la mia immagine e mostrarmela. Un volto capace di mostrarmi chi sono, capace di parlare con l’ essere che sento esistere nel mio corpo. Un volto insomma che sappia finalmente parlare e dare risposte alle domande del bimbo che c’ è in me. Ecco, questa è la Relazione che io cerco. Un’ illusione? No ti dico. Il bimbo che c’ è in te ha diritto ad avere risposte. Credere a testimoni credibili non è affatto mortificare il pensiero. E’ stabilire una Relazione,
Giancarlo devo farti notare che il tuo discorso non fila quanto credi, e che esponi opinioni tue personali come se fossero verità universali…
Ogni azione e pensiero umano è ricerca di senso? chi lo dice?… diciamo che posso convenire che gli uomini in generale abbiano bisogno di trovare un senso… ma te immediatamente passi a dire che ricerca di senso=bisogno del trascendente, tesi che presuppone per l’appunto l’esistenza di qualcosa di trascendente, ipotesi indimostrabile e a mio avviso assurda. Non tutti hanno bisogno di qualcosa che vada oltre la materia… non tutti credono… ovvero non tutti sono, per “natura”, religiosi… che è proprio il nocciolo della questione…
E infatti quello di cui stiamo parlando non è una religione specifica, delle cazzate cristiane o della grande spiritualità e dell’incredibile contatto con la natura proprio delle religioni “sciamaniche”, tutto questo viene dopo
scusa se mi permetto di fare dell’ironia, ma l’espressione “non stiamo parlando della *rivelazione* cristiana o dello sciamanesimo” rivela tutti i tuoi preconcetti, la fondamentale convinzione che voi siete i buoni e gli altri sono zulù…
Insisto. Capire chi siamo e cosa ci stiamo a fare NON è la quintessenza della religiosità!
In quanto al bene e al male, ripeto, in assoluto è impossibile dire se un’azione è buona o cattiva, comunque si definisca il concetto di “buono” e “cattivo”. Secondo la tua stessa definizione sarebbe impossibile dire, ad esempio, se è buono sparare al terrorista che tiene una persona in ostaggio, se in una gravidanza andata storta è meglio salvare la madre o il bambino, fino agli eccessi… pensa, ci sono dei personaggi i quali sostengono che non bisogna farsi le seghe perchè nello sperma c’è vita! nè avere rapporti senza procreare!
Anche il secondo post non fila… faccio solo qualche appunto perchè ho perso già troppo tempo…
– “proponi di abbandonare la ricerca di senso per concentrarci invece sulla ricerca del piacere…” presuppone che non sia possibile trovare senso nel piacere personale, ancora una volta emerge la convinzione che voi siete i buoni gli altri non capiscono un cazzo…
– “impara a costruire relazioni d’ amore” presuppone che il tuo interlocutore non sia capace di costruirne, solo perché non crede in quello che credi tu, si chiama pregiudizio.
– “credere è soltanto ascoltare qualcuno” è quasi ossimorico, da che mondo è mondo ascoltare non implica credere ciecamente, a volte si può anche credere senza ascoltare davvero.
– “ascoltare qualcuno è stabilire una relazione” in generale è falso, ma certo dipende dalla definizione che si adotta per “relazione”
- comunque non tutte le relazioni si rivelano “sempre mezze delusioni”.
- la credibilità di un testimone raramente è appurabile con certezza, dipende da molti fattori, molto spesso da quanto siamo noi stessi propensi a considerare credibile quello che dice…
non so che altro fare per dimostrarti che tutto si presta a discussione, tutto è un opinione e non esistono verità assolute… credo che resterai sulle tue posizioni come io resto sulle mie, ma spero che averti fatto notare alcune tue contraddizioni ti spinga perlomeno a riflettere…
Ognuno può pensare/credere/dire quello che vuole, è importante rispettare l’altrui pensiero… rispettarlo davvero…
è molto più facile dirlo che farlo… ma proviamoci tutti e il mondo sarà migliore
Comincerò dalla fine, cioè dal discorso sul rispetto verso l’ altrui pensiero e, cosa più importante, verso l’ altro. Tanto per cominciare, se davvero vuoi rispettarmi, non parlare mai più di “cazzate cristiane” ; quelle che tu definisci “cazzate cristiane” sono tutto ciò in cui più profondamente credo e per cui vivo; “esse”, inoltre, hanno spinto milioni di uomini e donne a morire per dare la loro testimonianza: si chiamano martiri, mai sentito parlarne? Se poi hai rispetto verso di me, perché mi dici che hai già perso troppo tempo a rispondermi? A me pare che tu mostri più disprezzo che rispetto… E poi da dove ricavi che io sia convinto che “gli altri non capiscono un cazzo…”??? Io non ho mai detto una cosa del genere. Io ho solo cercato di mettere in rilievo la miopia di chi, come Stefano Faraoni, vuole immergersi nel piacere elevandolo a “ideale “ dell’ uomo. Più in generale poi, per concludere il discorso sul rispetto, ti invito a rileggere i post di coloro che mi hanno risposto. In tali post si può leggere quanto segue: amen; e’ un ben misero esemplare d’uomo; La mortificazione del pensiero sta nel credere; gli verrà fatto pensare di aver trovato qualcosa. E lui ne sarà felice. Certo, come un animale che pascola tranquillamente in un prato; La religione è ignoranza. … Scusa sai ma… chi non rispetta chi?
Veniamo ora alle questioni che più mi interessa dibattere. Quando affermo che ogni azione o pensiero umano sono ricerca di senso, intendo dire che l’ uomo, per sua stessa natura, è portato ad impiegare il suo tempo in maniera utile, cioè sensata. Se si accetta almeno questo punto di partenza, allora aggiungo che l’ uomo non si contenta di un senso provvisorio. Ossia, egli cerca una risposta al bisogno di senso che non sia suscettibile di ulteriori domande. Una risposta capace di fornire il senso ultimo della vita. Ora tutte le risposte che si possono trovare nell’ ambito della materia, per quanto autentiche e valide, sono però provvisorie in quanto corruttibili e costituiscono solo tappe di avvicinamento alla risposta definitiva. Ecco che allora la domanda di senso si trasforma necessariamente in ricerca del trascendente, cioè ricerca di quella risposta che non può essere trovata nell’ ambito materiale. In alternativa però, molti credono di poter eludere il bisogno di senso abbandonandosi alla frenesia del piacere. Pascal ha analizzato a fondo questa frenesia ed è approdato alla teoria del divertissement. “Divertirsi” significa distogliere l’attenzione da una realtà, distrarsi, stordirsi. E questa alternativa è proprio ciò che propone Stefano Faraoni.. Ma eludere il bisogno di trascendente non significa affatto non averne un disperato bisogno; significa solo rifiutarlo.
Seconda questione: <>. La “religione” cristiana è l’ unica a presentare se stessa al mondo come rivelazione di Dio agli uomini. Essa non si presenta come via di conoscenza per arrivare a dio ma come parola di Dio che attende una risposta dagli uomini. Questi sono fatti, non preconcetti. Le altre religioni non hanno nessun problema a presentare se stesse come vie di perfezione, ricerca di dio o cose del genere. La rivelazione cristiana è altro e si propone per quello che è: rivelazione di Dio. Se questo ti disturba, dovrebbe anche provocarti a conoscere un po’ meglio il cristianesimo.
Terza questione: il bene ed il male. Non vorrei ripetermi ma ti faccio sommessamente rilevare che se le cose stessero come tu dici, l’ unica legge possibile sarebbe quella del più forte. Se infatti il bene è un’ opinione, per quale motivo il più forte dovrebbe rinunciare ad imporre il suo punto di vista? Da quello che io sostengo non è affatto difficile stabilire se è giusto o meno uccidere un terrorista, solo se necessario naturalmente: infatti il nostro ordinamento giuridico definisce, attraverso le norme che vanno sotto il nome di”uso legittimo delle armi”, i casi in cui è possibile far uso legittimo delle armi fino anche ad uccidere, se necessario.
Quarta questione: non ho mai pensato che “noi” siamo buoni e gli altri non capiscono un cazzo. Tu invece vai giù pesante con i giudizi, mi pare…
Quinta questione: costruire relazioni d’ amore. Non ho nessun pregiudizio nei confronti di chi sceglie il piacere come obiettivo della propria vita; mi limito ad osservare che scegliere il piacere è antitetico a scegliere di amare.
Sesta questione: cosa vuol dire credere? Non ho mai parlato di “credere ciecamente”, anzi ho parlato di testimoni credibili. Significa che la loro testimonianza deve essere vagliata alla luce della ragione. Non a caso il nostro grande papa parla di fede e ragione come delle due ali sulle quali può librarsi lo spirito umano.
Settima questione: credibilità di un testimone. La credibilità di un testimone dipende molto dalla sua “serietà”, dal suo spessore umano. Certo la sua testimonianza non potrà comunque essere mai accertata nel caso di “cose di fede”; d’altronde, se fosse accertata, la fede diverrebbe inutile. Credere ad un testimone, a certe condizioni, può essere perfettamente ragionevole. Se il tuo dottore ti dice che devi curati il diabete, ritieni questa sua affermazione sia ragionevolmente credibile o preferisci non fidarti?
Infine, mio caro TDC, la tua affermazione “non esistono verità assolute” è una contraddizione in termini. Delle due l’ una: o la verità esiste, oppure qualunque affermazione è falsa.
Ah, dimenticavo: non sprecare ulteriore tempo per rispondermi, in fondo sono solo un bovino.
Errata corrige. Nella seconda questione, compreso tra i segni , dovevano comparire le seguenti parole: scusa se mi permetto di fare dell’ironia, ma l’espressione “non stiamo parlando della *rivelazione* cristiana o dello sciamanesimo” rivela tutti i tuoi preconcetti, la fondamentale convinzione che voi siete i buoni e gli altri sono zulù…