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Sacerdozio femminile: la Chiesa ribadisce il proprio “no”

di Ilaria Garosi
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[11 lug 2010]
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Dopo la recente ondata di accuse alla Chiesa cattolica la Congregazione per la dottrina della Fede si e’ decisa ad apportare nuove modifiche al Delicta Graviora, il documento che racchiude i delitti più gravi contro la fede. Al momento tra di essi possiamo annoverare l’attentato contro l’eucaristia, contro la santità della confessione e l’abuso sessuale su un minore. Secondo indiscrezioni le modifiche comporteranno l’aggravio delle pene per quest’ultimo e l’aggiunta di quattro nuovi crimini, rispettivamente lo scisma, l’eresia, l’apostasia e l’ordinazione sacerdotale femminile.

Chissà cosa direbbe Gaber che già in passato nella sua famosa canzone “E la Chiesa si rinnova” citò, in chiave burlesca, alcuni piccoli passi intrapresi dall’istituzione ecclesiastica verso una quanto mai necessaria modernizzazione. Eh sì, perché quel che può sembrare un piccolo passo per l’umanità è senz’altro un grande passo per la Chiesa.

Tuttavia, il caso in esame rappresenta un’eccezione al Leitmotiv di adeguamento che da un po’ di tempo a questa parte contraddistingue l’evoluzione della legge vaticana. L’idea di includere tra i crimini più gravi il sacerdozio femminile, prevedendo la scomunica per ambedue le parti in causa, non rappresenta certamente un tributo a favore dello spirito di eguaglianza tra i due sessi che si va affermando nel resto del cosiddetto mondo “civile”. Prevale in tal senso l’intento di conservazione e protezionismo nei confronti degli influssi esterni che, oltre certi livelli, porterebbero ad una vera e propria ridiscussione delle radici fondanti della religione cristiana. Radici che, ahinoi, prendono vita da documenti scritti, interpretati e modificati nel tempo, sui quali le gerarchie passate continuano ad avere un ascendente tutt’altro che marginale.

Il divieto di sacerdozio femminile e, più in generale, la condizione accessoria della donna all’interno della Chiesa, trae origine dalle disposizioni emanate dal Concilio di Laodicea in cui fu stabilito che l’autorizzazione ad entrare nel sacrario ed a servire all’altare poteva essere concessa ai soli uomini. Successivamente la tendenza si consolidò in una lettera inviata da Innocenzo III nell’ 11 dicembre 1210 ai vescovi di Palencia e Burgos, nella quale fu riportata la seguente attestazione: “Sebbene la beata Vergine Maria sia di una dignità e di una qualità superiore a quelle di tutti gli apostoli , è ad essi, e non a lei, che il Signore ha consegnato le chiavi del Regno dei Cieli”.

Ciò non è evidentemente bastato a convincere la vasta schiera di prelati suddivisi nelle diverse correnti del cristianesimo. Infatti già alcune Chiese protestanti hanno ammesso la donna al ministero sacerdotale, come quelle luterane danesi, norvegesi, e svedesi. In Italia si ricorderà il caso di Maria Vittoria Longhitano, prima donna sacerdote ordinata dalla chiesa anglicana di Roma, successivamente costretta a svolgere la funzione per strada.

Benché la Chiesa, in quanto istituzione privata dotata di legge propria, possa autoregolamentarsi come più ritenga opportuno, viene da chiedersi per quanto ancora possa durare il conflitto tra la difesa proprie radici e l’inesorabile avanzamento della società, sempre più spesso artefice della consistente perdita di consensi a sfavore della prima.

Ilaria Garosi

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3 commenti
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  1. [...] e l’ ordinazione sacerdotale femminile .Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Sacerdozio femminile: la Chiesa ribadisce il proprio “no”SharePotrebbero interessarti anche questi post:Donne e sessualità: arriva il viagra al femminile [...]

  2. Una volta tanto faccio finta che Dio non esista e commento come avrei commentato 25 anni fa: 1) “l’inesorabile avanzamento della società,” l’ avanzamento di cui Tu parli dipende dalla ricchezza. Se torniamo poveri, si ritornerà alla famiglia patriarcale e si perderanno tutti i diritti acquisiti per i lavoratori, gli handicappati, lo sfruttamento minorile, ecc.
    2) Non sono tanto convinto che sia conveniente aprirsi alle cosiddette esigenze della società civile. Così hanno tentato di fare, negli anni 80, la Russia e il PCI…

  3. Questo inverno ho partecipato alla presentazione del libro della Muratro, la filosofa del pensiero della differenza, di cui mi sfugge il titolo ( che comunque richiama il concetto del desiderio per la ricerca e l’elevazione ), in cui c’e’ un capitolo dedicato a san Paolo.
    L’incontro avvenne in un convento di Benedettine. Intervenne successivamente una suora (l’addetta culturale del convento) per informare che proprio quel giorno aveva ricevuto la rivista “Il Regno”, dal titolo Il Ribaltone di Paolino, per sostenere che il misoginismo attribuito a Paolo sarebbe una distorsione degli scriba, dal momento che Paolo, avendo previsto il battesimo per uomini e donne, per questo avrebbe inaugurato l’ingresso della donna a pieno titolo nella comunita’ dei credenti e che quindi la Chiesa, prima prende atto di questo, e’ meglio e’.
    Riviste di cultura cattolica, diciamo aperturista, sostengono che non esiste alcun impedimento teologico ad ammettere le donne all’esercizio sacerdotale.
    Ritengo non lontano questo cambiamento, dovuto sia alla caduta delle vocazioni maschili, sia all’ aumento di quelle femminili che in Afrioca, per esempio, e’ in sovrabbondanza.
    Del resto le chiese risultano sempre piu’ vuote sia di fedeli che di relativi parroci.