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Porta Pia 2010: celebrazioni sì, ma nel rispetto del papa-re

di Alessandra Maiorino
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[30 lug 2010]
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bersaglieri a porta pia
«Secondo quanto filtra dai Palazzi vaticani, sarebbe stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – sarà presente alla giornata clou davanti a Porta Pia – a “suggerire” al Campidoglio di arrivare a una commemorazione “condivisa” con la Santa Sede per non trasformare la festa del 140esimo anniversario della Breccia in un raduno simile all’annuale incontro che i radicali di Marco Pannella ogni 20 settembre indicono davanti alla stessa Porta Pia per celebrare la caduta dello Stato Pontificio e la fine del potere temporale del Papa».

Questo è quanto si legge in un articolo recentemente comparso su Repubblica e che sta circolando in rete, ripreso da numerosi blog e siti di informazione.
I nomi degli storici e degli oratori chiamati a intervenire alle celebrazioni sarebbero stati concordati, su suggerimento del presidente della Repubblica, prontamente accolto dal Campidoglio di Alemanno, con i notabili della Santa Sede. Pare che il timore sia che la commemorazione, che quest’anno dovrà per forza di cose avvenire in stile più solenne rispetto alla solita deposizione di corone operata in desolante solitudine da esponenti politici dall’aria annoiata, possa assumere un carattere spiacevolmente storico-realistico, ricordando a livello nazionale il fatto che l’esercito del Regno d’Italia fu costretto a imbracciare le armi per far sì che la sua capitale naturale potesse essere annessa al resto del territorio, sottraendola al papa-re.

Onestamente, sfugge quale sia la notizia. In Italia si assiste ormai da tempo a una volontà revisionista che, sotto la veste di una malintesa riconciliazione, si manifesta in tutti i principali ambiti culturali e sociali. Certamente molti ricordano ancora le sconcertanti parole pronunciate nel 2008 dal ministro della Difesa La Russa in occasione del 65mo anniversario dell’8 settembre: «farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi […] che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della R.S.I., soggettivamente dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia».

Prendendo per la prima volta parte ai festeggiamenti del 25 aprile, il presidente del Consiglio Berlusconi, da Onna, ha espresso nel 2009 concetti analoghi, sostenendo che è necessario ricordare tutti i caduti, anche quanti combatterono «dalla parte sbagliata, sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta (quella del nazi-fascismo, ndr)».

Anche il 20 settembre ha già un suo precedente illustre nell’ambito di quel revisionismo che, in nome di una non meglio precisata pari dignità dei morti, tende, in realtà, ad assegnare pari dignità anche alle idee che essi sostennero e difesero da vivi. Nel 2008 il vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo, durante la cerimonia di commemorazione della presa di Roma, lesse a voce alta i nomi dei 19 caduti papalini nello scontro di Porta Pia, mentre non spese neanche una parola per i 49 soldati italiani che, tra bersaglieri e fanti, persero la vita nel combattimento.

Qual è dunque la novità se anche questa volta si cercherà di addolcire, smussare, amalgamare, confondere e parificare le fastidiose differenze? La parola d’ordine che informa le commemorazioni istituzionali degli avvenimenti che hanno forgiato la storia del nostro paese è riconciliazione, anche se non si capisce bene con chi ci dovremmo riconciliare, visto che la maggior parte degli italiani spesso ignora persino le vicende che sono all’origine di tali celebrazioni. Ad esempio, c’è chi è convinto che il 20 settembre 1870 sia la data che segnò la fine del potere temporale dei papi. Roba da sbellicarsi dalle risate.

Alessandra Maiorino

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15 commenti
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  1. [...] e la fini del potere temporale del Papa ».Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Porta Pia 2010: celebrazioni sì, ma nel rispetto del papa-rePotrebbero interessarti anche i seguenti articoli: Porta Pia torna papalina? Secondo [...]

  2. Mi permetto di ricordare che il delegato dal sindaco che lesse i nomi dei zuavi è un consigliere comunale Lista civica per Alemanno, granatiere di Sardegna. Il che rende il tutto molto più grave giacchè, seppure in pensione, è un militare dell’esercito italiano. Che, direi, ha violato l’art. 12 della Costituzione che ricorda i colori dela bandiera italiana che, al momento, non sono bianco e giallo.
    Mi consento anche di ricordare che per il centenario della Breccia, l’allora presidente Saragat (socialdemocratico) non accettò il diktat di Paolo VI che voleva celebrare una messa prima della commemorazione istituzionale.

  3. Riporto questo articolo de Il Foglio ripreso da Notizie Radicale e da nogod.
    http://old.radicali.it/view.php?id=159520&numero=14247&title=NOTIZIE%20RADICALI

  4. Il generale Torre dei Granatieri di Sardegna. Una associazione di storici del militarismo ne chiesero la degradazione al ministro della Difesa che neanche rispose.

  5. Per anni i nomi dei difensori dello Stato Pontificio furono scordati e ricoperti di insulti come “mercenari” (“mercenari” che secondo Patrick Keyes O’Clery guadagnavano solo 50 centesimi al giorno più razione giornaliera, molti va detto anche che davano la loro paga all’obolo). Adesso se li si è voluti ricordare non vedo perché lamentarsi… criticate il potere temporale (che di per sè è anche legittimo visto che si tratta di un modo per evitare che la Chiesa possa essere legata allo Stato come è per esempio la Chiesa Anglicana) ma almeno non abbiate la viltà di insultare chi cadde eroicamente come “mercenario”.
    Tra loro c’erano zuavi che morirono per aver soccorso la popolazione di Albano tra il colera (Zenon de Resimont, Luigi Maria Tuccimei, …) , c’erano futuri missionario che lottarono contro la schiavitù in Africa, c’erano eroi della guerra franco-prussiana, c’erano giornalisti e scrittori (Remigio Zena, Antonmaria Bonetti), … erano uomini come gli altri che lottavano soltanto per la loro fede, nient’altro.
    ‎”…non dubitino di me perchè il peggior male che possa cogliermi è la morte: e questa non è da temere, ma bensì da invidiare, quanto invece di cogliervi in un letto, vi coglie sul campo, coll’armi alla mano, in difesa di quanto vi ha di più sacro. Spero che S. Pietro, il quale tiene quelle somme chiavi, non ci chiuderà le porte allorchè ci vedrà morti in difesa dei suoi successori.”
    (Conte Carlo Bernardini)
    Sono parole di un caduto nella campagna dell’Agro-romano (1867) alla mamma in una sua lettera… si può considerare come “mercenario” e quindi far cadere nell’oblio il suo nome solo perché lotto dall’altra parte? Se volete affermare le vostre idee non dovete metterci in mezzo le persone.

  6. Ma perchè il presidente Napolitano non lasciava fare come tutti gli anni a quei politici annoiati (come li chiama lui ) che invece lo fanno da sempre e con molta passione,il dono della corona di fiori a chi diede la vita per avere uno stato senza l’oppressione del papa re? Secondo me la verità è che con questa scusa vogliono estromettere “QUELLE PERSONE”che danno fastidio alla chiesa,siamo messi malissimo con tutti questi politici “preti mancati ma che strisciano sempre di più sotto le varie tonache”,questi ci stanno riportando a prima del 20 settembre 1870,ma è mai possibile che non riusciamo a trovare dei veri uomini politici con le palle che riescano a fare a meno del papa e di tutti i suoi seguaci e ci facciano risparmiare un mare di soldi per mantenerli tutti senza fare un …..e con tutti i privilegi possibili,mentre abbiamo un sacco di cittadini bisognosi per i quali non si riesce a fare niente?La nostra rovina sono questi politici,che bisogna non votare più,così forse finalmente andranno a casa e sperare in una classe polirica che si faccia rispettare.

  7. Sono d’accordo con Tiziana, è stato un fatto gravissimo che un ex generale (in realtà i militari non smettono mai la divisa) abbia scelto di leggere i nomi dei zuavi invece che quelli dei caduti per la liberazione.
    Gli zuavi lavoravano per un esercito sbagliato, il che non vuol dire che il loro nome non deve essere ricordato, ma c’è l’occasione e il luogo per ogni cosa. Non sapevo di Saragat , ma in effetti i politici, anche quelli della dc, non erano senza etica e senza il senso delle istituzioni come oggi

  8. Come al solito, i laicisti dell’ultima ora sono male informati: nel 1970, in occasione del centenario di Roma Capitale, il Cardinale vicario di Paolo VI Angelo Dell’Acqua celebrò una Messa proprio di fronte alla Breccia di Porta Pia. Non mi risulta poi che il presidente Saragat ( a cui, insieme a De Gasperi e Pio XII, dobbiamo il trionfo della democrazia in Italia nel 1948 contro il blocco socialcomunista) abbia mai preso posizioni anticlericali. Tanto è vero che per sua espressa volontà ebbe funerali religiosi.,

  9. Come giustamente ha scritto Tiziana, Paolo VI non celebrò la funzione prima della commemorazione istituzionale come avrebbe desiderato , ma Dell’Acqua arrivò dopo il ricordo istituzionale.
    Saragat non era anticlericale, come del resto Pertini, era laico.
    Ricordo che laicamente si comportò in diverse situazioni con Pio XII, anche il cattolico De Gasperi.
    Essere laicisti non so, essere laici vuol dire ricordare, come ha fatto benissimo Tiziana, nostri rappresentanti istituzionali meno appecoronati di quelli odierni.

  10. Il realtà, gentile Maiorino, mi pare che la grande maggioranza dei cattolici non provi nessuna nostalgia. In una Europa di nazioni l’ unificazione italiana era necessaria.
    Del resto proprio nei luoghi dove la Santa Sede esercitò il potere temporale l’ anticlericalismo è più diffuso e radicato. Si è trattato dunque di un passaggio storico provvidenziale.
    Ma – e qui bisogna ripristinare una visione delle cose meglio corrispondente alla realtà – il governo pontificio non era peggiore degli altri, anzi.
    Scrive Montesquieu, quello della divisione dei poteri, nel suo Viaggio in Italia (pagg. 279 e 289 ed. 1990):
    ” I sudditi del Papa si lamentano del governo dei preti, ma non c’ è governo più mite. Il Papa manda denaro in quasi tutti i paesi dei suoi stati.
    A Modena, dove il popolo è oppresso dalle imposte, non si può scambiare una moneta d’ argento senza essere derubati; a Bologna, invece, dove sta bene, ci si può fidare di più, eppure sono a 2 poste l’ una dall’ altra”.
    Bisogna invece pensare che la pratica di governo tanto più delude quanto più elevati sono gli ideali a cui pubblicamente afferma di ispirarsi. E questa è una regola generale.
    A Lei il mio saluto cordiale

    Carlo

  11. In effetti, caro Rossi, mica era grave che il governo pontificio tenesse gli ebrei rinchiusi nei ghetti. Anzi, il modello dei ghetti era così buono che è stato copiato pure durante il nazismo.

  12. Segnalo su Saragat http://www.nessundio.net/blog/2010/08/02/4291/

  13. Evidentemente, gentile Tiziana, Montesquieu non sapeva dei ghetti o – non so perchè – non riteneva la cosa importante.
    Anche a Lei il mio saluto cordiale

    Carlo

  14. Tiziana, Giulia, ecc.
    non rispondete ai troll

  15. @Giulia
    1.”esercito sbagliato”? Era un esercito che difendeva un regno legittimo (secoli e secoli di storia aveva lo Stato Pontificio). Uno stato che neanche la popolazione voleva la fina… basti pensare a ciò che dice Giuseppe Garibaldi nel suo Il Governo del Monaco: “(…) il popolo sta col prete” riferendosi al popolo durante la Campagna dell’Agro-Romano del 1867.
    2.i luoghi e l’occasione ideale era a Porta Pia (morirono lì 19 pontifici che per un secolo e più si era scordato di nominarli…). Credo che un anno ricordi questi caduti non debba fare scandalo visto che sono stati scordati completamente per un secolo e più e insultati come “mercenari”.
    @Tiziana
    Il governo pontificio, a differenza del Governo sabaudo, era molto più ricco (aveva la miglior finanza pubblica dopo il Regno delle Due Sicilie in Italia). Il popolo non ne era contrario (riporto nuovamente le parole di Garibaldi nel suo Il Governo del Monaco: “(…)il popolo sta col prete”.
    @Carlo
    Sono d’accordo con Lei. L’unica cosa è che non si può definire un bene la “breccia di Porta Pia”. Basti solo pensare a ciò che successe subito dopo. Riporto le parole di Gregorovius (uomo tutt’altro che cattolico) dopo il 20 Settembre:
    “Roma è diventata una tomba imbiancata. Vengono ricoperte di bianco le case, persino i dignitosi palazzi antichi, si gratta via la ruggine dei secoli.
    I conventi vengono tramutati in uffici. Dopo secoli il sole e l’aria penetrano di nuovo in queste clausure di frati e di monache. I frati che ancora vi risiedono ne vengono stanati come i tassi. Fa pena vederli vagare, come spiriti, nelle loro camerette, nei chiostri e nei corridoi.
    La vecchia Roma sta tramontando. Vi sarà qui un mondo nuovo. Io però sono felice di essere vissuto per tanto tempo nella vecchia Roma”.
    (Antonio Di Pierro, L’ultimo giorno del Papa Re, pag. 292, Mondadori 2007)