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Diritti&Rovesci    Discriminazioni   

Libere sì, ma non di scegliere

di Cecilia M. Calamani
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[18 lug 2010]
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pillolaSe trent’anni fa era una questione di diritti, oggi dovrebbe essere solo un problema sanitario. Invece è un caso politico che riesuma tutte le questioni etiche alle quali la legge 194 sull’interruzione di gravidanza aveva messo, con buona pace degli antiabortisti, un freno: la donna è libera di scegliere se portare avanti o meno una gravidanza.

L’etica dell’aborto, se così si può chiamare, si è spostata cioè dalla sostanza (la libertà di abortire, ormai sancita per legge) alla modalità di applicazione (aborto chirurgico o farmacologico). Quello che sembrerebbe solo un problema sanitario, e quindi lontano dai palazzi della politica, è diventato un nuovo cavallo di battaglia al servizio di chi questa libertà  non la digerisce proprio.

Non è un caso che molti degli attacchi sull’immissione nel sistema sanitario della pillola abortiva Ru486 non fossero fondati su criteri scientifici bensì etici. “Abortire non può diventare come bere un bicchiere d’acqua”, per citare solo una delle espressioni ricorrenti in bocca a certi (catto)politici, che confondono una scelta drammatica come l’aborto con un giudizio di merito, per altro non richiesto.

Dopo i tanti exploit da Paese incivile (uno per tutti il governatore Cota che voleva, contro la legge, proibire la somministrazione dell’Ru486 in Piemonte), questa avversione ideologica all’”aborto facile” si è tradotta nel rendere obbligatorio, come riportano le linee guida diramate qualche giorno fa dal ministero della Salute, il ricovero ospedaliero, non previsto negli altri Paesi che adottano da anni la pillola abortiva. E siccome non è possibile obbligare le Regioni a rispettare alla lettera le linee guida – che non costituiscono obbligo legislativo ma solo indicazioni –  né un cittadino a rimanere in ospedale contro la sua volontà, arriva il ricatto del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: “Rispettiamo l’autonomia delle amministrazioni. Noi segnaliamo però che chi dovesse applicare protocolli clinici che ammettono le dimissioni volontarie della donna dopo l’assunzione della prima pillola vanno incontro a irregolarità”. E, infine, l’affondo: “Le dimissioni significano una rinuncia al trattamento ma in questo caso non lo è: noi abbiamo comunicato alle Regioni che esiste una criticità amministrativa che potrebbe determinare dei problemi sul piano del rimborso della prestazione da parte del servizio pubblico”.

Insomma, se la ‘paziente’ firma per le dimissioni, l’ospedale rischia di non essere rimborsato per l’intervento. Ci si chiede se il sottosegretario Roccella userà lo stesso metro per tutti gli interventi ritenuti ‘ad alto rischio’, attualmente soggetti all’unica normativa esistente in materia: se il paziente vuole lasciare l’ospedale in qualunque momento, nessuno può costringerlo a rimanerci.

In periodi in cui autodeterminazione è una parolaccia, ci si può aspettare anche questo. Almeno per fugare il dubbio che il ricovero coatto per l’assunzione dell’Ru486 sia solo di matrice ideologica.

Cecilia M. Calamani

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3 commenti
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  1. [...] dovrebbe essere solo un problema sanitario.Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Libere sì, ma non di scegliereShareInvia questo post ad un amico via email var a2a_config = a2a_config || {}; a2a_localize = { [...]

  2. Cara Cecilia,

    la mia impressione è che tutte le cose che riguardano direttamente le donne, come quelle di cui parli in questo bell’articolo, destano poco interesse e poco scandalo proprio perchè ritenute femminili.
    La mia amara conclusione è che le donne, tra cui anche io, hanno abbandonato troppo presto una politica solo di donne (si può anche dire femminismo) affidandosi un pò troppo alla politica maschile
    Saluti,
    http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

  3. Oggi le donne non sono libere, casomai sono ingabbiate nella politica, sia di destra che di sinistra. Riconoscerlo vorrebbe dire essere un passo avanti
    Che la questione Ru ( e le questioni femminili in genere) siano irrilevantio lo testimonia anche il fatto che questa notizia è stata data nelle piccole brevi dei quotidiani. In maniera bypartisan