Critiche laiche
La tela bianca della laicità
di Eleonora Gitto[7 lug 2010]
Laicità. Negli ultimi tempi non c’è termine più usato. Che ci sia tanta confusione rispetto al vero significato della parola è cosa nota. Non sfugge più a nessuno che, sempre più spesso, gli si attribuisca un significato semanticamente scorretto. Ma il “populismo” è diventato un male quasi endemico, per cui l’abuso del termine in sede politica (alla ricerca di una parola unica che fosse sinonimo di anticlericale, ateo e a-confessionale), unito alla complicità dei media, che di solito associano le battaglie degli anticlericali-anticattolici alla “laicità”, hanno finito per fare identificare il “laico” con l’agnostico, l’ateo, l’anti-religioso per eccellenza. E non c’è nulla di più falso.
Vero è che il termine laico nasce da un contesto esclusivamente religioso poiché esso serviva a fare un distinguo fra chi, pur professando un dato culto, non era appartenente alla gerarchia di quel culto e al suo clero. Ma nell’epoca moderna, il termine “laico” ha assunto il significato di “a-confessionale”, che certo non significa ateo, agnostico o anticlericale. Tale sovrapposizione è scorretta perché un laico è sicuramente svincolato dall’autorità ecclesiastica, ma può lo stesso aderire a qualche confessione religiosa, come può non farlo: quindi esistono laici credenti e laici non credenti. Questa insana sovrapposizione ha generato anche il termine laicista, usato, sovente, in modo dispregiativo.
Premesso che esiste un modo molto vario di essere laico che va, appunto, dall’ateismo, dall’agnosticismo alla pratica religiosa, oggi, forse, è più giusto parlare di laicità in termini di “condizione mentale”, e questa, in quanto tale, è difficilmente identificabile con un termine. Un laico parte del presupposto che le diverse opinioni hanno pari dignità. Per questo, pur avendo le proprie convinzioni, ha grande rispetto per quelle altrui. Un laico non prevarica, non impone le sue idee ma le difende, perciò non tollera imposizioni, soprattutto quando queste attengono alla sfera privata delle persone.
E la religione, qualunque essa sia, è un fatto privato, inerente alla libertà di coscienza. Ognuno ha la possibilità di credere in qualsivoglia religione o non credere per nulla; di conseguenza, tutte le forme di diffusione (imposizione) di credo, specialmente nei confronti di bambini, sono una violazione della libertà di coscienza, per non dire una violenza. Per questo motivo i laici, e non solo i non credenti, sono contrari a qualsiasi “educazione religiosa”, sia da parte della famiglia, sia, soprattutto, da parte della scuola: non si deve predeterminare la libertà di scelta religiosa del bambino e del ragazzo, affinché da adulto possa scegliere, senza “pregiudizi”, di essere o non essere religioso.
Tutto questo è abbastanza chiaro alla comunità laica. Allora perché ritornarci sopra? Perché tale concetto non sembra essere altrettanto chiaro a quanti, volutamente, continuano a fare un uso distorto del termine.
A proposito della sentenza sul Crocifisso della Corte di Strasburgo, il Cardinale Julián Herranz Casado, Presidente emerito sia del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, sia della Pontificia Commissione disciplinare della Curia Romana, in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica” ha dichiarato, fra l’altro,: “Mi sembra che i giudici siano partiti da due principi certamente condivisibili, come sono la laicità dello Stato e il diritto alla libertà religiosa. Ma tali principi sono stati interpretati e applicati con leggerezza, forse anche con un atteggiamento ideologico pregiudiziale. Sono perciò arrivati a una sentenza - la soppressione del crocefisso nelle scuole, e specificamente nelle scuole italiane – che mi pare debba essere inquadrata tra le manifestazioni del fondamentalismo laicista”. […] la laicità rappresenta, sì, un principio costitutivo negli stati democratici, ma sono gli Stati a determinarne nei singoli casi i modi specifici di attuazione, alla luce delle varie circostanze e culture locali. […]La laicità non può essere concepita come un’ideologia o filosofia statale o comunitaria da imporre alle società nazionali violentando le tradizioni, i sentimenti e le credenze religiose dei cittadini”.
Il Cardinale Casado, da un lato parla di laicità in termini di diritto “condivisibile” e dall’altro la nega nella sua vera essenza. D’altra parte, le sue affermazioni sono in piena sintonia con le argomentazioni della Chiesa, la quale vorrebbe anche la “laicità” asservita a quella falsa morale dalla quale fanno scaturire, ingannevolmente, divieti, imposizioni e… “tradizioni, i sentimenti e le credenze religiose dei cittadini”.
Casado dice “…la laicità rappresenta, sì, un principio costitutivo negli stati democratici, ma sono gli Stati a determinarne nei singoli casi i modi specifici di attuazione, alla luce delle varie circostanze e culture locali…”. Cosa significa? Noi sappiamo che uno Stato laico si regge su principi propri, ha i suoi valori e una piena autonomia. Per cui quali dovrebbero essere le “culture locali” e “varie circostanze” di cui parla il Cardinale? Forse si riferisce all’“ingerenza indebita” della religione nella vita sociale e dello Stato (ingerenza che diventa subdola quando la si vuole giustificare con il ritornello stonato delle “radici cristiane”). Ma se uno Stato accoglie tale ingerenza, può definirsi “laico” e “democratico”?
Come si può parlare di laicità e nel contempo avere la pretesa di imporre simboli, morale, fede? Ma davvero non si è in grado di capire che è questa ingerenza a essere invisa al laico, non il credo religioso? Vale la pena di ricordare, a tale proposito, che Radio Radicale, gestita da laici non credenti, trasmette la rassegna stampa di Radio Vaticana, proprio per onorare il principio delle pari opportunità. Mentre, dal lato opposto, Radio Maria parla degli studenti della Sapienza come “posseduti seguaci di Satana”, cosa che sicuramente non può essere definita laica. La separazione tra Stato e Chiesa, l’agnosticismo dello Stato verso la religione e la sua estraneità verso ogni confessione religiosa, la lotta contro le “ingerenze” della Chiesa nella vita pubblica, sono condizioni indispensabili per il laico in quanto solo in queste egli vede la vera garanzia dei diritti umani e civili.
Anche per la Chiesa lo Stato, in quanto realtà temporale e storica, è laico per sua natura, vale a dire è autonomo rispetto a qualsivoglia credo religioso per quanto riguarda la sua costituzione, la sua forma, il suo regime, le sue leggi e il suo fine. Ma, e qui c’è la differenza sostanziale, secondo la Chiesa l’autonomia in cui consiste la laicità dello Stato non è assoluta, ma relativa. Se esso è autonomo dall’ordine religioso soprannaturale, non è autonomo dall’ordine morale naturale: se è autonomo dalla Chiesa, non lo è da Dio e dalla legge morale. Perciò, se lo Stato non è confessionale, non ha una religione, ha però una morale (la morale naturale), cui conformare le proprie leggi. In altre parole, la laicità dello Stato non significa che esso è padrone di fare le leggi che vuole: le sue leggi non devono essere contrarie all’“ordine morale naturale”.
E questo è il grande questo l’inganno. L’ordine morale naturale chi lo stabilisce? Il concetto di moralità varia nel tempo e nello spazio. In tempi antichi, l’omosessualità, la poligamia e il maschilismo erano fenomeni non solo abituali, ma gli individui che li praticavano godevano di stima ed erano ritenuti soggetti di buona moralità. Questo era ritenuto l’“ordine morale naturale” dell’epoca. Così com’era ritenuto “moralmente naturale” per alcune etnie eliminare i bambini malformati. La stessa schiavitù era morale.
La Chiesa Cattolica, secondo l’“ordine morale naturale” del tempo, non battezzava i bambini che nascevano morti, perché non li riteneva degni. La morale, pertanto, nasce “per imposizione”. Il gruppo che ha maggiore forza politica, religiosa o ideologica impone i suoi valori e la sua maniera di concepire la vita, il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, agli altri. Così la persona “morigerata” seguirà le direttrici stabilite senza discuterle. L’individuo “morale” ha un’identità indottrinata che reprime la sua capacità di elaborazione critica e di libera scelta, permettendo che la sua mente sia sequestrata da indicazioni esterne, ad esempio da norme imposte come assolute da Governi, da religioni o da altre istituzioni.
Un vero laico si ribella e osteggia queste imposizioni. Non vive secondo morali imposte, vive secondo l’etica che è quella morale vista da una prospettiva umana, tenendo in conto i concetti di autonomia, bontà, equità, solidarietà e uguaglianza di genere. L’etica si realizza quando l’individuo esercita la capacità di pensare, di fermarsi prima di agire e di chiedersi perché deve seguire una determinata regola. La morale non può essere portata avanti da uomini liberi, necessita di semplici esecutori, seguaci. Al contrario dell’etica che ha bisogno solo di uomini liberi.
La libertà diventa il discrimine tra etica e morale: la libertà è l’essenza dell’etica, la sottomissione è l’essenza della morale. Ed è questo che fa la differenza nel modo di intendere la laicità. In poche parole la tela bianca della laicità rappresenta la “libertà”. Uno spazio aperto a tutti dove ogni individuo può dipingere colori diversi, simboli diversi che, anche se in contrapposizione, possono convivere sullo stesso luogo e nello stesso tempo, perché partono dalla pari dignità e dal rispetto reciproco, condizioni essenziali per impedire qualsiasi conflitto.








































[...] This post was mentioned on Twitter by cronache laiche, cronache laiche. cronache laiche said: Laicità…parliamone ancora!!! Gli inganni e la confusione… http://fb.me/Crg70Otk [...]
io sono anticlericale, non laico, credo però che voi facciate un po’ di confusione sulla questione, anticlericale non significa affatto essere antireligiosi, anzi all’opposto anticlericale significa essere dalla parte di chi crede, di chi vive la religiosità con passione autentica, il clericale infatti non è un vero credente, utilizza la religione a fini temporali, di potere e denaro. Il pci era un partito laico non anticlericale e infatti ha votato l’infame articolo 7 della costituzione italiana e ha confermato questo voto assieme al psi altro partito laico nell’84 con i patti di villa madama voluti da Craxi, dunque marciamo divisi per colpire uniti noi anticlericali e voi laici, ma ahimé molto spesso a colpire siamo solo noi anticlericali, buona giornata
Nell’articolo si pone l’accento proprio sulle cattive interpretazioni e sulla confusione che aleggia intorno a questi termini…confusioni che spesso sono “volute” perchè fanno gioco a ..qualcuno…
La rassegna stampa vaticana di radio radicale è utilissima e certo non è una lettura che ha piaggeria nei confronti del vaticano.
Il laico non é detto che sia anticlericale (come viene detto giustamente nell’articolo ci sono diversi modi di essere laici, compreso quello dei credenti), ma l’anticlericale è sicuramente laico: affermare diversamente sarebbe un controsenso. Spesso troppa gente continua ancora ad usare questi termini con troppa disinvoltura, senza sapere di cosa sta parlando.
Ho apprezzato moltissimo questo articolo. Non è mai inutile chiarire il significato della parola laicità, visti i continui travisamenti. Trovo che Eleonora abbia colto l’aspetto essenziale che è quello della pari dignità. Una pari dignità che io estenderei dall’etica alla cultura in genere. Un atteggiamento laico è quindi una posizione che accoglie, di principio, le diversità culturali e ci mette in ascolto. Pari dignità culturale che non significa, però, equivalenza e non impedisce il confronto delle idee e la scelta. L’importante che tutto avvenga su una base razionale e non su dogmi imposti dall’alto.
Credo che non ci si debba stancare mai di parlarne … o almeno provarci!!!