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Critiche laiche   

La laicità ai tempi di facebook

di Ilaria Garosi
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[2 lug 2010]
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27523_58003847315_5739_nFacebook: amato ed odiato, ma mai indifferente. Del resto, al giorno d’oggi, riuscire a farsi un’idea neutrale non è compito facile. I continui bombardamenti mediatici costringono spesso le opinioni a polarizzarsi su due estremi opposti ed il mondo del più noto social network, con la sua minaccia per la “riservatezza”, non ne resta certo immune.

In tanti ci sono passati ed in molti ne sono già usciti, ma l’impronta che lascia sulla società continua ad avere riflessi sulla vita di tutti i giorni. Se in passato le analisi giornalistiche erano basate su statistiche, spesso rivelatosi sbagliate o in discordia a seconda dell’istituto incaricato, ad oggi il compito di sintesi è affidato proprio a facebook, luogo dove ciascun utente, in barba alla tanto idolatrata privacy, suggella ogni azione con i propri dati anagrafici.

Ne esce fuori una visione piuttosto limpida della società che si manifesta all’esterno attraverso la creazione e l’adesione a gruppi o “pagine fan”. Proprio il proliferare di questi strumenti d’aggregazione rappresenta un elemento imprescindibile delle moderne democrazie: la pluralità e la libertà di espressione. Episodi estremi a parte, è facile notare come un’idea circoli più velocemente su reti informatiche e social networks che non nella realtà attraverso la diffusione di quotidiani cartacei, ormai messi a dura prova dall’informazione virtuale.

E’ all’interno di questo contesto che uno tra i più noti catalizzatori politici inneggianti alla Laicità dello Stato ha preso vita. “Molti gruppi richiamavano la laicità ma quel che mancava era una pagina fan” afferma il suo creatore Antonio Barillà in un’intervista rilasciata a Polis.

Com’è nata questa iniziativa?

Non ho un grande aneddoto per la nascita della pagina, è nata poco dopo il mio arrivo su FB a fine gennaio 2009. Nessuna occasione in particolare ed il motivo è stato semplicemente che il tema ha sempre rapito le mie attenzioni e quindi l’ho espresso anche tramite questo strumento così presente nella vita dei navigatori. Sicuramente però non mi sarei aspettato questa evoluzione e, già raggiunti i 5000 fans dopo qualche settimana, ho capito che questa possibilità di interagire con molte persone e farle interagire tra loro in riferimento a tematiche specifiche era una risorsa da non sprecare

Così, al termine di un periodo in fermento a causa della vicenda Englaro, fu finalmente possibile cliccare sul tasto “diventa fan” e aderire ideologicamente ad una delle più delicate battaglie dei tempi moderni.

Il gruppo, che ad oggi conta 227.844 “fans”, ha da subito avuto un rapido sviluppo con un incremento medio di 300 utenti giornalieri. Sin dal momento della nascita il picco al ribasso non ha superato il minimo di 150-200 sostenitori al giorno, mentre il massimo si è registrato in corrispondenza di un incremento di circa 1000 fans. L’apice è stato raggiunto per mezzo del passaparola, divenuto possibile grazie allo strumento “suggerisci agli amici”. Si denota in questo fatto non solo la volontà di aderire ad una “dottrina” ma anche il proposito di diffonderla all’interno della popolazione.

Dato l’irrefrenabile slittamento della propaganda moderna verso la grande rete, si rende interessante cogliere il ruolo della politica all’interno dell’iniziativa in questione: terreno fertile per la conquista di quei cittadini che, secondo la logica inglese, verrebbero definiti “internet men” ovvero elettori medi inclini a passare gran parte della giornata online ed i cui voti possono risultare decisivi.

Sorprendentemente non molti politici si sono però dimostrati interessati alla pagina, tanto che, dopo aver ricevuto l’invito, hanno visto bene di rifiutarlo. Volontà di non esporsi troppo? Diffidenza verso il più famoso social network?

Certamente, visto dagli occhi di un elettore, troppo spesso schiacciato tra compromessi e logiche di partito, il gesto non è esattamente quel che si potrebbe definire un simbolo di garanzia ed affidabilità. E se, come ha detto qualcuno, la politica è una cosa troppo seria per essere lasciata ai politici, allora, per capire quanto la laicità possa essere realmente ricondotta ad un mero fatto di “schieramento”, risulta ancora più funzionale indagare sulla fede partitica dei singoli utenti:

Senza dubbio i laici sono molto disillusi, calpestati e offesi dalla politica, che sia la destra o la sinistra, spesso conta poco e soprattutto cambia poco. Sicuramente la maggioranza dei sostenitori della pagina, per quello che posso intuire io dagli scambi, sta a sinistra, ma, al contrario di quanto si possa pensare, la componente di destra non è marginale. Ci sono comunque tutti gli schieramenti, spesso anche quelli che non ti aspetteresti proprio, anche perché chi aderisce lo fa per i suoi motivi e tra questi ci può essere semplicemente quello di voler portare un’opinione contraria a quella che magari ha la maggioranza” afferma Barillà.

Sembra chiaro che la laicità, pur avendo radici storiche che guardano a sinistra, non basta a costituire un partito, ma, al contrario, dovrebbe essere l’imprescindibile base su cui esso viene costruito. Al fondatore ed ai sostenitori di questo esperimento democratico, nato da una pagina web e concretatosi in qualcosa di più trasversale e tangibile, va il merito di aver dato voce ad un valore civile interiorizzato da gran parte dell’elettorato ma che, per i suddetti motivi, non poteva ergersi a stendardo di nessun comune partito politico.

Ilaria Garosi        

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