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Attualità   

Etica o legge: cosa deve prevalere?

di Maurizio Fiumara
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[26 lug 2010]
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161Qualche settimana fa era on line la proposta per due posti da stagista, con durata di sei mesi, a 100 euro/mese, per una mansione che ne vale ben di più (come tutte, ma su alcune l’evidenza è indiscutibile).

Questa volta, però, l’annuncio ha turbato la sensibilità di un lettore del sito Repubblica degli stagisti, che ha pensato di vederci chiaro, essendo a conoscenza di un decreto ministeriale, il 142/1998 che nell’ art.1, “Finalità”, cita “I datori di lavoro possono ospitare (…) b) con un numero di dipendenti a tempo indeterminato compreso tra sei e diciannove, non più di due tirocinanti contemporaneamente”.

La legge permetterà anche stage mal/non retribuiti, avrà pensato, ma che l’impresa debba sempre prevalere sul subordinato, non è un dogma. Infatti l’azienda in questione è una start-up, cioè si trova nella fase iniziale della sua attività, e alla richiesta specifica sul numero di dipendenti emerge la totale assenza di dipendenti, nonchè la misconoscenza della normativa.

Il fatto viene reso pubblico e l’azienda rimuove dal web la sua inserzione.

Resta la corresponsabilità etica dell’università Bicocca di Milano che, pur al corrente sia dell’assenza di dipendenti nell’azienda sia della normativa, ha informato i propri studenti sulla proposta di stage ricevuta.

L’ateneo, con quel fastidioso, tracotante, ipocrita atteggiamento tipico delle università e di chi vuole sempre cadere in piedi, nel giustificare il suo comportamento si trincera dietro il fatto che non sia tenuta a fare controlli, essendo prerogativa della sola Direzione provinciale del lavoro. Un comportamento ineccepibile, regolare, senza ombre.

Ma rimangono i conti con la coscienza (sporca). Perché gli adulti sanno che le “imperfezioni” stanno dappertutto. Anche nelle università. Spesso nelle università. Ma il giovane studente armato quasi sempre solo di buone speranze si affida completamente alle istituzioni e vuole poter credere che se per l’ateneo uno stage è in regola, sia davvero così, in barba all’esiguità della retribuzione.

All’ateneo, però, non deve bastare l’adozione di condotte ex lege. Agli occhi di molti studenti la facoltà, intesa come maestranze e docenti, è una declinazione della famiglia e da questa ci si aspetta protezione ed insegnamento, etico oltre che formativo.

Un’ateneo che si senta in regola perché non è fuorilegge è come una blokova che si sente a posto per aver eseguito gli ordini; non è sufficiente per convincersi di aver fatto il proprio dovere.

Specie se la posta in gioco è la preparazione di generazioni future migliori.

Maurizio Fiumara

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