Diritti&Rovesci Discriminazioni
Storie di emigrazione quotidiana
di Ilaria Garosi[18 giu 2010]
L’Italia, sin dagli inizi del XX secolo, si è trovata ad assistere a consistenti flussi migratori. Nessuno, o quasi, si immaginava però che, una volta raggiunto un livello di progresso accettabile, questi movimenti persistessero. Non intendiamo tuttavia trattare in questo contesto il delicato fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli“, sebbene non sia un segno trascurabile in materia, preferiamo rivolgere l’attenzione verso un altro tipo di “fuga“. A lato della prima, spinta da una matrice “economico-professionale” se ne sta infatti sviluppando una seconda legata alle diversificazioni dell’offerta nei servizi prestati alla popolazione nei vari Stati europei.
I dati di una ricerca Eshre (societa’ europea per la riproduzione umana e l’embriologia) mostrano come 1/3 delle coppie che si rivolgono alle cliniche di fertilità estere siano italiane. Seguono a ruota i tedeschi ma con una percentuale decisamente più bassa (14,1% contro il nostro 31,8%). Infine, si attestano in terza e quarta posizione l’Olanda e la Francia.
Si rileva una tendenza piuttosto delineata: sempre più italiani sono costretti a spostarsi per ricevere trattamenti sanitari adeguati. L’effetto è da imputarsi, principalmente, alla legge 40, permeata di elementi ideologici e scarna di considerazioni logico-pratiche. Se una recente ricerca ci rallegrava riportando come in Italia si partorisca meglio che altrove, quest’ultima provoca decisamente un effetto contrario.
Siamo quindi costretti a rimanere un Paese con un sistema sanitario di serie B? Le cose potrebbero migliorare se pensiamo alla recente introduzione del Mifepristone (Ex RU486) all’interno dei nostri ospedali, tuttavia anche in questo caso si verifica una sorta di migrazione, come in tempi più recenti, da regione a regione.
Il caso ha origine ad Ostia, dove, a seguito di un primo aborto farmacologico, la paziente ha ritenuto opportuno rifiutare il ricovero contrariamente a quanto consigliato dalla legge Statale e previsto da quella regionale.
L’evento sarebbe passato inosservato se non fosse stata coinvolta la famosa pillola abortiva, il cui utilizzo, per molti, rappresenta ancora un tabù. Infatti, non sono mancate reazioni nel mondo politico che, dall’intera vicenda “privata”, ha tratto un caso da discutere in consiglio regionale. L’esito si è consolidato in una posticipazione di entrata in vigore effettiva del farmaco per motivi “burocratici” legati, alla previsione del protocollo operativo della regione che prevede un ricovero di tre giorni ma, di fatto, molte strutture non dispongono di posti letto liberi a sufficienza.
Vari riflessi si sono dispiegati anche nel rapporto tra la Polverini ed il direttore generale dell’ospedale Grossi di Ostia che, avendo semplicemente operato in base a ciò che le condizioni della donna richiedevano, rifiuta ogni responsabilità in merito sottolineando inoltre che, in accordo con l’art. 32 della Costituzione, il personale non aveva la possibilità di trattenere la paziente contro la sua volontà.
Anche la Polverini, dal canto suo, si appella alla legge giustificando la sopravvenuta posticipazione di entrata in vigore del farmaco con le priorità della legge 194 ovvero la salute della donna ed esclude categoricamente che si tratti di una scelta “ideologica“. Se di ideologia poco si parla in questo caso, è un elemento certamente più determinante nella dichiarazione rilasciata in consiglio regionale concernente l’intenzione di migliorare la rete di consultori presenti nella regione. “Magari le convinciamo a non farlo” asserisce la Governatrice del Lazio.
Tali parole, sicuramente inopportune e di cattivo gusto, insinuano naturalmente un dubbio sul perchè l’idea di migliorare queste strutture di supporto (siamo sicuri?) nasca proprio adesso. Forse un ruolo in questione è giocato dall’opinione diffusa in base alla quale la procedura di aborto chimico “faciliterebbe” la decisione della donna di far ricorso ad una Ivg? Che si debba abortire con dolore pare una barbarie d’altri tempi collegata a chissà quale punizione divina da scontare per un affronto alla morale, ma, ahinoi, è un’opinione piuttosto diffusa. Ci auspichiamo che non sia questo il motivo che spinge il Lazio a temporeggiare.
Nel frattempo la questione viene delegata all’Asp (Agenzia di Sanità Pubblica) che, per assicurare un corretto impego del farmaco, è stata incaricata della ricerca di posti letto disponibili al fine di individuare le strutture più adeguate. Data la condizione della sanità pubblica, al momento del responso, non ci stupiremmo se fossero solo un numero limitato e quasi invalidante.








































[...] Approfondimento fonte: Storie di emigrazione quotidiana – Cronache Laiche [...]
[...] accettabile , questi movimenti persistesseroLeggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Storie di emigrazione quotidianaSharePotrebbero interessarti anche questi post:Storie di emigrazione quotidiana L’Italia, sin [...]
[...] L’Italia, sin dagli inizi del XX secolo, si è trovata ad assistere a consistenti flussi migratori. Nessuno, o quasi, si immaginava però che, una volta raggiunto un livello di progresso accettabile, questi movimenti persistessero. Non intendiamo tuttavia trattare in questo contesto il delicato fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli“, sebbene non sia un segno trascurabile in materia, preferiamo rivolgere l’attenzione verso un altro tipo di “fuga“. A lato della prima, spinta da una matrice “economico-professionale” se ne sta infatti sviluppando una seconda legata alle diversificazioni dell’offerta nei servizi prestati alla popolazione nei vari Stati europei. I dati di una ricerca Eshre (societa’ europea per la riproduzione umana e l’embriologia) mostrano come 1/3 delle coppie che si rivolgono alle cliniche di fertilità estere siano italiane. Seguono a ruota i tedeschi ma con una percentuale decisamente più bassa (14,1% contro il nostro 31,8%). Infine, si attestano in terza e quarta posizione l’Olanda e la Francia. Si rileva una tendenza piuttosto delineata: sempre più italiani sono costretti a spostarsi per ricevere trattamenti sanitari adeguati. L’effetto è da imputarsi, principalmente, alla legge 40, permeata di elementi ideologici e scarna di considerazioni logico-pratiche. Se una recente ricerca ci rallegrava riportando come in Italia si partorisca meglio che altrove, quest’ultima provoca decisamente un effetto contrario. Siamo quindi costretti a rimanere un Paese con un sistema sanitario di serie B? Le cose potrebbero migliorare se pensiamo alla recente introduzione del Mifepristone (Ex RU486) all’interno dei nostri ospedali, tuttavia anche in questo caso si verifica una sorta di migrazione, come in tempi più recenti, da regione a regione. Il caso ha origine ad Ostia, dove, a seguito di un primo aborto farmacologico, la paziente ha ritenuto opportuno rifiutare il ricovero contrariamente a quanto consigliato dalla legge Statale e previsto da quella regionale. L’evento sarebbe passato inosservato se non fosse stata coinvolta la famosa pillola abortiva, il cui utilizzo, per molti, rappresenta ancora un tabù. Infatti, non sono mancate reazioni nel mondo politico che, dall’intera vicenda “privata”, ha tratto un caso da discutere in consiglio regionale. L’esito si è consolidato in una posticipazione di entrata in vigore effettiva del farmaco per motivi “burocratici” legati, alla previsione del protocollo operativo della regione che prevede un ricovero di tre giorni ma, di fatto, molte strutture non dispongono di posti letto liberi a sufficienza. Vari riflessi si sono dispiegati anche nel rapporto tra la Polverini ed il direttore generale dell’ospedale Grossi di Ostia che, avendo semplicemente operato in base a ciò che le condizioni della donna richiedevano, rifiuta ogni responsabilità in merito sottolineando inoltre che, in accordo con l’art. 32 della Costituzione, il personale non aveva la possibilità di trattenere la paziente contro la sua volontà. Anche la Polverini, dal canto suo, si appella alla legge giustificando la sopravvenuta posticipazione di entrata in vigore del farmaco con le priorità della legge 194 ovvero la salute della donna ed esclude categoricamente che si tratti di una scelta “ideologica“. Se di ideologia poco si parla in questo caso, è un elemento certamente più determinante nella dichiarazione rilasciata in consiglio regionale concernente l’intenzione di migliorare la rete di consultori presenti nella regione. “Magari le convinciamo a non farlo” asserisce la Governatrice del Lazio. Tali parole, sicuramente inopportune e di cattivo gusto, insinuano naturalmente un dubbio sul perchè l’idea di migliorare queste strutture di supporto (siamo sicuri?) nasca proprio adesso. Forse un ruolo in questione è giocato dall’opinione diffusa in base alla quale la procedura di aborto chimico “faciliterebbe” la decisione della donna di far ricorso ad una Ivg? Che si debba abortire con dolore pare una barbarie d’altri tempi collegata a chissà quale punizione divina da scontare per un affronto alla morale, ma, ahinoi, è un’opinione piuttosto diffusa. Ci auspichiamo che non sia questo il motivo che spinge il Lazio a temporeggiare. Nel frattempo la questione viene delegata all’Asp (Agenzia di Sanità Pubblica) che, per assicurare un corretto impego del farmaco, è stata incaricata della ricerca di posti letto disponibili al fine di individuare le strutture più adeguate. Data la condizione della sanità pubblica, al momento del responso, non ci stupiremmo se fossero solo un numero limitato e quasi invalidante. Ilaria Garosi dal sito http://www.cronachelaiche.it [...]
[...] L’Italia, sin dagli inizi del XX secolo, si è trovata ad assistere a consistenti flussi migratori. Nessuno, o quasi, si immaginava però che, una volta raggiunto un livello di progresso accettabile, questi movimenti persistessero. Non intendiamo tuttavia trattare in questo contesto il delicato fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli“, sebbene non sia un segno trascurabile in materia, preferiamo rivolgere l’attenzione verso un altro tipo di “fuga“. A lato della prima, spinta da una matrice “economico-professionale†se ne sta infatti sviluppando una seconda legata alle diversificazioni dell’offerta nei servizi prestati alla popolazione nei vari Stati europei. I dati di una ricerca Eshre (societa’ europea per la riproduzione umana e l’embriologia) mostrano come 1/3 delle coppie che si rivolgono alle cliniche di fertilità estere siano italiane. Seguono a ruota i tedeschi ma con una percentuale decisamente più bassa (14,1% contro il nostro 31,8%). Infine, si attestano in terza e quarta posizione l’Olanda e la Francia. Si rileva una tendenza piuttosto delineata: sempre più italiani sono costretti a spostarsi per ricevere trattamenti sanitari adeguati. L’effetto è da imputarsi, principalmente, alla legge 40, permeata di elementi ideologici e scarna di considerazioni logico-pratiche. Se una recente ricerca ci rallegrava riportando come in Italia si partorisca meglio che altrove, quest’ultima provoca decisamente un effetto contrario. Siamo quindi costretti a rimanere un Paese con un sistema sanitario di serie B? Le cose potrebbero migliorare se pensiamo alla recente introduzione del Mifepristone (Ex RU486) all’interno dei nostri ospedali, tuttavia anche in questo caso si verifica una sorta di migrazione, come in tempi più recenti, da regione a regione. Il caso ha origine ad Ostia, dove, a seguito di un primo aborto farmacologico, la paziente ha ritenuto opportuno rifiutare il ricovero contrariamente a quanto consigliato dalla legge Statale e previsto da quella regionale. L’evento sarebbe passato inosservato se non fosse stata coinvolta la famosa pillola abortiva, il cui utilizzo, per molti, rappresenta ancora un tabù. Infatti, non sono mancate reazioni nel mondo politico che, dall’intera vicenda “privataâ€, ha tratto un caso da discutere in consiglio regionale. L’esito si è consolidato in una posticipazione di entrata in vigore effettiva del farmaco per motivi “burocratici†legati, alla previsione del protocollo operativo della regione che prevede un ricovero di tre giorni ma, di fatto, molte strutture non dispongono di posti letto liberi a sufficienza. Vari riflessi si sono dispiegati anche nel rapporto tra la Polverini ed il direttore generale dell’ospedale Grossi di Ostia che, avendo semplicemente operato in base a ciò che le condizioni della donna richiedevano, rifiuta ogni responsabilità in merito sottolineando inoltre che, in accordo con l’art. 32 della Costituzione, il personale non aveva la possibilità di trattenere la paziente contro la sua volontà . Anche la Polverini, dal canto suo, si appella alla legge giustificando la sopravvenuta posticipazione di entrata in vigore del farmaco con le priorità della legge 194 ovvero la salute della donna ed esclude categoricamente che si tratti di una scelta “ideologica“. Se di ideologia poco si parla in questo caso, è un elemento certamente più determinante nella dichiarazione rilasciata in consiglio regionale concernente l’intenzione di migliorare la rete di consultori presenti nella regione. “Magari le convinciamo a non farlo†asserisce la Governatrice del Lazio. Tali parole, sicuramente inopportune e di cattivo gusto, insinuano naturalmente un dubbio sul perchè l’idea di migliorare queste strutture di supporto (siamo sicuri?) nasca proprio adesso. Forse un ruolo in questione è giocato dall’opinione diffusa in base alla quale la procedura di aborto chimico “faciliterebbe†la decisione della donna di far ricorso ad una Ivg? Che si debba abortire con dolore pare una barbarie d’altri tempi collegata a chissà quale punizione divina da scontare per un affronto alla morale, ma, ahinoi, è un’opinione piuttosto diffusa. Ci auspichiamo che non sia questo il motivo che spinge il Lazio a temporeggiare. Nel frattempo la questione viene delegata all’Asp (Agenzia di Sanità Pubblica) che, per assicurare un corretto impego del farmaco, è stata incaricata della ricerca di posti letto disponibili al fine di individuare le strutture più adeguate. Data la condizione della sanità pubblica, al momento del responso, non ci stupiremmo se fossero solo un numero limitato e quasi invalidante. Ilaria Garosi dal sito http://www.cronachelaiche.it [...]