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Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i consensi ma aumentano gli utili

di Cecilia M. Calamani
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[13 giu 2010]
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vignetta Ottopermille C SLa Cei guarda con preoccupazione alla diminuzione delle scelte a favore della Chiesa per la destinazione dell’otto per mille dell’Irpef. Da un documento redatto dall’Assemblea dei vescovi italiani, di cui l’Asca ha diffuso il contenuto, “risulta che nel 2007 le firme a favore della Chiesa cattolica sono state l’85,01% del totale, contro l’86,05% del 2006 e l’89,82% del 2005”.

Innanzitutto è necessaria una precisazione, visto che il meccanismo di calcolo della distribuzione delle quote derivanti dall’otto per mille è tanto macchinoso quanto subdolo. Quando la Cei parla di “percentuale di firme a favore della Chiesa”, in realtà intende sia quelle realmente apposte dai contribuenti, sia quelle che derivano dai meccanismi di redistribuzione delle scelte non espresse.

Già, perché la ripartizione percentuale avviene sulla base del totale dei contribuenti, che abbiano o no manifestato una preferenza. Le scelte non espresse (dalle ultime rilevazioni circa il 55%) vengono ‘spalmate’ in percentuale su quelle espresse (45%). Il che significa, senza allontanarci troppo dalla realtà, che la Chiesa potrebbe ottenere l’85% del gettito a fronte di un 35% di preferenze.

Vantare quindi percentuali così elevate sulle “firme” non è corretto ed è fuorviante per chi legge: quelle riportate dal documento della Cei si riferiscono agli introiti, non alle preferenze effettivamente espresse. Inoltre, per una corretta indagine comparativa, per ogni anno andrebbe considerato anche il dato sul numero dei contribuenti che firmano, per vedere se cresce o diminuisce.

Tuttavia, al calo percentuale denunciato dalla Cei non corrisponde un calo degli introiti, che anzi aumentano:  quest’anno, in riferimento alle dichiarazioni del 2007, la Chiesa ha percepito 1 miliardo e 67 milioni di euro, mentre l’anno prima (dichiarazioni 2006) 967 milioni.

Questo perché il meccanismo dell’otto per mille, istituito con la revisione del Concordato del 1984 per sopperire all’abolizione della ‘congrua’, è stato ben architettato: all’aumento del reddito degli italiani corrisponde un aumento del gettito derivante dall’otto per mille e di conseguenza la crescita dell’ incasso per la Chiesa cattolica, la maggiore beneficiaria tra i sei destinatari possibili (gli altri cinque: Stato, Chiesa valdese, Chiesa Evangelica Luterana, Unione Comunità Ebraiche, Chiesa avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio).

Tutto ciò rende sempre più palese quanto sia truffaldino il meccanismo dell’otto per mille. Il contribuente è spesso ignaro di due fattori che giocano un ruolo fondamentale nell’attribuzione di questa ricca fetta di gettito fiscale. L’idea più diffusa è che ognuno destìni con quella firma l’otto per mille dell’Irpef relativo al proprio reddito e che, se non firma, quella quota andrà allo Stato. Nulla di più falso, ma lo Stato e la stampa si guardano bene dal pubblicizzare come stanno realmente le cose.

Ogni firma vale come un voto, il che significa che la firma di un contribuente che guadagna 20mila euro l’anno vale come quella di chi ne guadagna 200mila, ossia riguarda il gettito totale derivante dall’otto per mille di tutti i contribuenti.

Inoltre, come abbiamo visto, non firmare non significa rinunciare a scegliere, bensì affidarsi alle scelte degli altri. E, come in ogni meccanismo proporzionale, il grosso della torta va a chi colleziona il numero maggiore di firme anche se, come in questo caso, le preferenze sono espresse da meno della metà dei contribuenti.

Per fortuna qualcosa si sta muovendo, almeno dal punto di vista dell’informazione.  Nell’ultimo mese le trasmissioni Report su Rai3 ed Exit su La7 si sono occupate di spiegare finalmente agli italiani come funziona l’otto per mille, quali sono i meccanismi di calcolo e come vengono impiegati dai destinatari questi soldi. Così, chi credeva che la Chiesa cattolica destinasse, come da pubblicità, tutta la cifra in opere assistenziali, si è finalmente reso conto che solo il 20% di essa viene impiegato a questo scopo: il resto serve per il sostentamento del clero e delle parrocchie, che viene finanziato, a loro insaputa, anche dai cittadini che non hanno effettuato alcuna scelta.

Ma, per amor di verità, non molto diversa è la situazione per l’altro maggiore destinatario, lo Stato. Pur dichiarando di destinare il gettito a interventi per la fame nel mondo, le calamità naturali, l’assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali, in realtà vi attinge sia per voci di bilancio ordinarie sia per finanziare il restauro dei luoghi di culto. Insomma, anche parte dalla fetta spettante allo Stato si riversa  nelle casse del Vaticano.

Per tornare alla Cei e alle sue preoccupazioni, possiamo solo dire che sono più che legittime: un’adeguata informazione dei cittadini e la disaffezione (economica) dei fedeli dovuta allo scandalo pedofilia nel clero potrebbero seriamente intaccare quel tesoretto che ogni anno va a finire nei suoi forzieri.

Maggiore è il livello di coscienza dei cittadini, maggiore è il rischio che il privilegio – e non solo economico – fin qui ottenuto decada.

Cecilia M. Calamani

Leggi anche: Otto per mille, la posta in gioco

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7 commenti
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  1. [...] del 2006 e l’89,82% del 2005”.Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i consensi ma aumentano gli utiliSharePotrebbero interessarti anche questi post:Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i [...]

  2. [...] del 2006 e l’89,82% del 2005”Leggi l’articolo integrale su Cronache Laiche: Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i consensi ma aumentano gli utiliSharePotrebbero interessarti anche questi post:Otto per mille alla Chiesa cattolica: calano i [...]

  3. Ed è bene sempre ricordare che dopo la revisione concordataria – benefica giacchè eliminò la dizione di religione di Stato – il meccanismo dell’8 per mille fruttò alla Chiesa pochi spiccioli. Per cui si corse ai ripari rettificandolo all’oggi. Cioè per concedere ai contribuenti italiani di contribuire al bene della propria Chiesa si è ricorsi ad un oscuro marchingegno fiscale.
    Senza considerare che alle altre confessioni dell’intesa è richiesa una rendicontazione minuziosa con revisori indicati da Palazzo Chigi, come è giusto che sia, mentre la Chiesa può utilizzare suoi revisori.
    Saluti,
    http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm

  4. Mi sembra che sia stato chiamato proprio Tremonti a fare gli aggiustamenti per l’otto per mille dopo che il nuovo concordato aveva ridotto al lumicino le offerte

  5. Pur sapendo che lo Stato Italiano una parte dell’8×1000 l’ho da alla chiesa il sott.tto sin da quando questa tassa è stata introdotta sulla denuncia dei redditi, non l’ha mai data.
    Propongo che si faccia un referendum perché questi soldi, vengono devoluti alla Ricerca Scientifica.

  6. Tremonti fu il furbo ideatore dello truccato, vero “papocchio per mille”.
    Fra le tante: il contribuente di suo non da’ niente, dalla somma che si paga allo stato con la dichiarazione dei redditi, diventato denaro pubblico, si stacca l’ 8xmille in favore dei noti beneficiari.
    Il meccanismo doveva essere sottoposto a verifica, ma non se ne fa niente!
    La quota di chi non sceglie, come gia’ detto, va ripartito ugualmente.
    Lo Stato e i politici non hanno neanche la dignita’ di far propaganda dell’ 8xmille allo stato, favorendo cosi’ il Vaticano.
    Bisogna denunciare il bluff della chiesa cattolica per le percentuali bugiarde di cui fa propaganda.
    Anche questo peccato andrebbe perseguito col bastone…del contribuente, del cittadino.
    Ma molti ignorano che le chiese prendono ogni anno da tutti i Comuni il 7% degli oneri di urbanizzazione (secondaria) che si pagano per costruire. Le falsita’ ed irregolarita’ forse qui superano quelle dell’8Xmille.
    Da riparlarne, semmai in una conferenza -stampa per la quale sono disponibile.

  7. Sono autorizzati a rubare col consenso della politica,anche se a loro questa parola non piace è così.La religione se la devono pagare i fedeli,come avviene in Germania,solo così potremmo contare i cattolici senza falsificare i numeri.