La parola ai lettori
L’inno di Mameli: simbolo della Repubblica o di confessionalismo?
di Emilio Calabrese[20 giu 2010]
L’asserita sostituzione dell’inno di Mameli con il Va’ pensiero di Verdi, avvenuta pochi giorni fa all’inaugurazione di una nuova scuola primaria di Fanzolo di Vedelago (Treviso), ha suscitato forti reazioni da parte di numerosi personaggi politici. Si è parlato, tra l’altro, di oltraggio alla nazione italiana, di atto sovversivo che va contro l’Italia e gli italiani, di gesto sprezzante e intollerante che umilia il Paese e la Costituzione.
Il rifiuto in sé di un inno nazionale italiano può anche giustificare tali reazioni, ma credo che l’inno di Mameli non abbia le carte in regola per meritare una così energica difesa.
In primo luogo, a differenza del tricolore verde, bianco e rosso che è previsto come bandiera della Repubblica dall’art. 12 della Costituzione, nessuna norma eleva a simbolo della Repubblica stessa l’inno di Mameli, tanto che il ministro della Difesa Ignazio La Russa, intervenendo sull’anzidetta vicenda, dopo aver annunciato di voler presentare un disegno di legge per disciplinare l’uso obbligatorio di tale inno in determinate situazioni, ha precisato che con una legge ci sarà “un riferimento normativo, come esiste per l’esposizione della bandiera“, così eliminando “un’altra occasione di discussione”.
In secondo luogo, il testo dell’inno di Mameli contiene ben tre riferimenti a Dio (“Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma; ché schiava di Roma Iddio la creò“, “L’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore“, “Uniti, per Dio, chi vincer ci può?”). Pertanto, considerato che la laicità (la quale, in opposizione a confessionalità, vuol dire imparzialità ed equidistanza nei confronti di ogni credo religioso) è uno dei principi costituzionali fondamentali della Repubblica italiana, sembrerebbe più logico se quelle reazioni si verificassero quando l’inno di Mameli viene utilizzato quale simbolo del nostro Paese, non quando non viene usato come tale.
Per lo stesso motivo, sarebbe da ritenere incostituzionale una legge che prevedesse l’inno di Mameli quale inno della Repubblica ed il suo uso obbligatorio in determinate situazioni.








































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A me non è mai piaciuto
L’inno di Mameli non lo trovo musicalmente un capolavoro, le parole di introduzione sono davvero discutibili e andrebbero modificate: “….dov’è la vittoria le porga la chioma che schiava di Roma Iddio la creò”. Ma poi l’inno cambia tenore e prosegue con espressioni piene di sentimento. L’inno di Mameli secondo me è simbolo della Repubblica italiana, perché venne scelto da coloro che furono gli artefici dell’unità d’Italia. Vorrebbero sostituirlo con “Va’ pensiero”, musicalmente sublime, ma narra una storia di un altro popolo. Bossi e la Lega dimenticano che l’unità d’Italia fu fortemente voluta dalle popolazioni dell’Italia del Nord.
La questione della confessionalità dell’inno nazionale è pertinente. Vorei però far notare che anche il carattere bellicoso dello stesso si scontra con l’art. 11 che espressamente dichiara “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; …”
Per non parlare poi della stanca e banale retorica utilizzata nel testo comunque comune a molti altri inni nazionali. Sono contento di non averlo mai cantato e mi vergogno che sia l’inno nazionale.